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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; riformatori</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Lettera all&#8217;On. Pierpaolo Vargiu sulla tutela e la promozione della Sardegna</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 23:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Vargiu,
Considerata la mediocrità di una certa sottocultura indipendentista che impedisce il dialogo con voi autonomisti, bisogna avanzare nel dialogo reciproco sulle tematiche che possono vederci uniti.
Non nascondiamoci la realtà, un eventuale percorso riformista delle istituzioni dell&#8217;isola non si concluderà ovviamente in tempi brevi. Ma prima di capirne la necessità, bisogna osservare qual&#8217;è il tessuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Mura-e-Gonone-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2244" title="Mura e Gonone - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Mura-e-Gonone-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="243" /></a>Caro Vargiu,</p>
<p>Considerata la mediocrità di una certa sottocultura indipendentista che impedisce il dialogo con voi autonomisti, bisogna avanzare nel dialogo reciproco sulle tematiche che possono vederci uniti.</p>
<p>Non nascondiamoci la realtà, un eventuale percorso riformista delle istituzioni dell&#8217;isola non si concluderà ovviamente in tempi brevi. Ma prima di capirne la necessità, bisogna osservare qual&#8217;è il tessuto sociale ed economico che dovrebbe essere interessato dalle grandi riforme che si intendono avviare.<br />
Lei ha già intrapreso diverse iniziative relative alla promozione di quel valore aggiunto chiamato Sardegna. Come esponente dei Riformatori Sardi, è stato infatti il primo firmatario di una legge per la tutela, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio archeologico Sardo (con l&#8217;idea di istituire il <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/08/riformatori-sardi-nur-at-di-pierpaolo-vargiu/">NURAT</a>). Un DDL da perfezionare, ma che in questa legislatura precede persino i Sardisti nel tentativo di dare corpo ad una politica che esalti una delle caratteristiche del nostro territorio. Tornerò sul tema.<br />
Ma prima vorrei raccontarle qualche curioso aneddoto sul tessuto sociale di cui tanto si parla ma che poco si osserva con spirito critico.</p>
<p>Qualche giorno fa con amici abbiamo deciso di visitare il neonato acquario di Cala Gonone, presso Dorgali (NU).<br />
In precedenza abbiamo fatto sosta nel locale di una stazione di servizio (non dico quale).<br />
Entrandovi ho salutato, ma dalla cameriera – finta orba &#8211; non ho ricevuto alcuna risposta, se non da parte di una cliente occasionale trovatasi anch&#8217;essa di passaggio. Ho pensato: <em>“Che cortesia! Che ricettività! Se questa signorina vendesse bare, da domani non morirebbe più nessuno!”.</em><br />
Medesimo comportamento all&#8217;uscita. Ci sarà stato un lutto in corso?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Che generalizzare sia inopportuno è chiaro</span>, tuttavia mi domando: la cameriera avrà mai conseguito una qualifica in cui ha imparato a rapportarsi con la clientela? Oppure si è trattato dell&#8217;ennesima disgraziata che, in assenza di lavoro e di formazione, si è improvvista barista?<br />
Comunque sia, quella situazione era il prodotto di un tessuto economico tirato sù dalla politica all&#8217;acqua di rose.<br />
Quanti e quali partiti oggi si sono posti il problema dello sviluppo strutturale della ricezione turistica? Quali interventi la politica – nel territorio e nella scuola – ha avviato per migliorare le competenze nella gestione della qualità ricettiva? Ma sopratutto: la politica si è posta il problema?</p>
<p>Giunti all&#8217;acquario ho trovato (per essere generosi) 10 posti auto, a fronte di una pubblicità della struttura che in alcuni articoli si era spinta a parlare di attese per circa 100.000 visitatori annui (a meno che non avessero ecceduto negli zero&#8230;).<br />
Gli altri parcheggi si trovano in fondo alla strada: pochi. Quelli congestionati durante l&#8217;estate dal turismo abituale della spiaggia.<br />
Chi ha progettato un edificio da 5 milioni di euro ci aveva pensato? “Il pubblico” che ha partecipato al progetto ha vigilato?</p>
<p>L&#8217;acquario in sé, tralasciando i gusti personali che attengono al campo della soggettività, l&#8217;ho trovato nel bene e nel male un esempio ammirevole e da sostenere.<br />
Finalmente una iniziativa condotta anche da Sardi che si occupano di valorizzare il territorio, di lavorare per una struttura di qualità, multifunzionale (scienza/turismo), e con l&#8217;apporto della politica che ha ovviamente contribuito alla concretizzazione dell&#8217;opera. E bisogna ringraziare anche tutti i Sardi che con passione credono giorno dopo giorno nella scommessa (seguita dalla partnership genovese).<br />
Ma dentro? Il deserto. Sarà la stagione&#8230;<br />
Dove sono le scuole? Ci andranno certamente. Ma in quale misura e con quale frequenza?<br />
Provincia e Regione che fanno al riguardo?<br />
La politica regionale ha una visione quadro degli elementi da porre in essere nel territorio e nella scuola pubblica? Qual&#8217;è il livello di integrazione tra gli investimenti dell&#8217;ambito pubblico e la cittadinanza? La promozione è sufficiente? La politica ha capito che una volta che si è comprata la bicicletta bisogna anche pedalare?</p>
<p>Completando la visita tra le stanze dell&#8217;acquario, si giunge infine ad un negozio nel quale si possono acquistare souvenirs a tema. Tra questi, del merchandising targato col logo della struttura.<br />
In esso non uno straccio di richiamo alla Sardegna, alla sua lingua, al suo spessore ambientale, etc.<br />
Dov&#8217;è dunque il valore aggiunto? Che cosa rimane “di Sardo/della Sardegna” al turista che ha visitato il centro?<br />
Eppure poco vicino sostavano due responsabili della struttura, che tra loro parlavano in Sardo.<br />
Non ho quindi potuto fare a meno di notare l&#8217;assoluta &#8211; non integrazione &#8211; ma assimilazione del nostro contesto sociale con i crismi dell&#8217;italianità. Gli stessi crismi che magari, come Sardi, ci fanno ignorare e deprezzare il valore aggiunto determinato dalle nostre caratteristiche territoriali. In effetti, osservando meglio, in tutta la cartellonistica dell&#8217;acquario non c&#8217;era una sola indicazione bilingue (o trilingue, includendo l&#8217;inglese).<br />
Se nel Sud-Tirolo o in Val d&#8217;Aosta si fosse fatta qualcosa del genere, gli stessi politici &#8211; prima che i cittadini &#8211; si sarebbero costernati.</p>
<p>Passiamo oltre: ha presente il villaggio turistico di Palau denominato “Acapulco”?<br />
Si tratta di una dinamica similare. I gestori, non sapendo che in Sardegna non siamo affatto da meno in quanto a ricchezze (sia culturali che ambientali), hanno preferito sottostimarsi e puntare sul nome messicano. Quindi si preferisce utilizzare un “brand” esterno piuttosto che promuoverne uno nostro, del territorio. Ovviamente perdendo lo scopo di farne una perla internazionale, tanto quanto il riconosciuto nome delle Maldive, delle Hawaii, etc.<br />
Eh sì, “i Sardi hanno fatto l&#8217;Italia e sono morti per i Savoia”&#8230;Povero Giorgio Asproni! Se avesse potuto viaggiare nel tempo dal periodo risorgimentale ad oggi, avrebbe ricordato ai Sardi del nuovo millennio che ai suoi tempi dovette fare parecchie interrogazioni parlamentari per fugare l&#8217;ipotesi che la Sardegna venisse ceduta alla Francia&#8230;e proprio da quegli stessi “riconoscenti” Piemontesi il cui Stato si chiamava “Regno di Sardegna”.<br />
Qualche mese fa sul <em>Manifesto Sardo</em> mi è capitato di leggere un&#8217;articolo di Marcello Madau dal titolo “<a href="http://www.manifestosardo.org/?p=5442">Separatezza</a>”. Secondo l&#8217;ideologizzazione dell&#8217;autore, buona parte dei mali locali (nella fattispecie, a carico di quelli culturali ed ambientali), era da ritenersi opera del “capitalismo” e non degli italiani. Aggiungeva: <em>“Verrebbe da chiedere a Maninchedda se il paesaggio urbano di Tuvixeddu sia stato devastato dal colonialismo italiano o da capitalisti (peraltro Sardi)”.</em><br />
Non appena terminai di leggere tali righe mi venne in mente Attilio Deffenu, quando nel 1910 denunciava quanto parecchi politici ed intellettuali Sardi venissero colti da ideologie poco o nulla utili ai fini dello sviluppo della Sardegna.<br />
Madau non aveva tutti i torti: era egli stesso in torto! La colpa naturalmente non è solo degli italiani (come a noi natzionalisti piace ripetere) ma dei Sardi. Il punto è che se i Sardi non valorizzano il proprio territorio non è a causa di un “malvagio capitalismo” che gravita sopra le nostre teste, ma perché, molto semplicemente, la nostra società non ha sviluppato quegli strumenti legislativi ed attitenti alla formazione pubblica (pensiamo all&#8217;assenza dello studio della storia Sarda nelle nostre scuole) che avrebbero potuto far maturare nella popolazione la visione di un territorio NON periferia della più vasta nazione Italiana, ma protagonista della Sardegna, per la Sardegna.<br />
Le ho citato degli esempi comuni ma alquanto diffusi nelle mentalità corrente di parecchi Sardi, con le ovvie ricadute sulle scelte gestionali di migliaia di piccole imprese della nostra isola.<br />
Ebbene, tornando al NURAT, in esso c&#8217;è una piccola componente di queste dinamiche: Atlantide infatti è un mito commercialmente affermatosi essenzialmente all&#8217;estero.<br />
Eppure l&#8217;applicazione del mito in economia non ha certo impedito (come nel caso della presunta isola di Atlantide vista nell&#8217;isola di Santorini, o <em>Thera</em> in greco antico) lo sviluppo e la costante affermazione del turismo culturale sulle antichità elleniche del Governo di Atene.<br />
Il mito non si è frapposto alla realtà, non ne è stato un antagonista.<br />
In quest&#8217;ottica non è dunque apocrifo parlare dello studio di un mito come quello di Atlante ma anche di tutela, studio e promozione della Civiltà Nuragica (o Shardana).<br />
Ciononostante la scrittrice Sarda Michela Murgia ha visto nel NURAT (l&#8217;istituto che dovrebbe studiare il mito di Atlantide ma anche i “nuragici”) lo stesso gap di valorizzazione che abbiamo nei confronti delle nostre ricchezze rispetto ai miti od ai valori esterni che, invece, tenderemmo a promuovere in conto terzi. Pensiamo, più concretamente, alle visioni fenicio/romano-centriche di una considerevole parte dell&#8217;archeologia Sarda.<br />
Probabilmente, vista la mole di critiche sulla vostra proposta, sarebbe opportuno dare più risalto nel NURAT al nostro patrimonio monumentale piuttosto che allo studio del mito. Onde limitare la serie di opinabili critiche giunte ai Riformatori in materia.<br />
Il DDL dovrebbe inoltre superare alcuni problemi di incostituzionalità che solo con le grandi riforme istituzionali potrebbero essere affrontati, pensiamo infatti alla necessità di trasferire dallo Stato centrale alla Regione l&#8217;opportunità di amministrare direttamente i Beni Culturali o, più concretamente di oggi, la programmazione scolastica.</p>
<p>In sintesi, la Sardegna davanti a sé non ha solo il problema dei costi standard rispetto ai limiti di spesa imposti da Roma o l&#8217;incombente voragine sanitaria, ha prima di tutto un&#8217;assenza di formazione e consapevolezza territoriale circa le potenzialità che proprio le riforme istituzionali dovrebbero sprigionare.<br />
Occorre preparare il terreno.<br />
Nella nostra terra non sappiamo fare sistema. Soprattutto, non capiamo che proprio <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;identità costituisce il valore aggiunto</span>.<br />
A tale proposito proponiamo che la Sardegna sviluppi un brand omogeneo – “Made in Sardinia” a parte &#8211; che qualifichi ogni elemento produttivo, culturale ed ambientale dell&#8217;isola a partire dal settore primario fino al terziario.<br />
La politica si dovrebbe far carico dell&#8217;istituzione di questo brand. Il marchio dovrebbe essere comprensivo di un logo attinente a degli elementi territoriali (i 4 Mori od un monumento/manufatto Sardo); dovrebbe poter contenere almeno una parola in Lingua Sarda e dovrebbe poter essere periodicamente promosso su stampa e tv internazionali attraverso un&#8217;efficiente copertura finanziaria onde garantirne un efficace investimento d&#8217;immagine.<br />
Il marchio dovrebbe essere apposto su ogni impresa (artigianale, gastronomica, cooperativistica, culturale, ricettiva, etc.) che abbia ricevuto un finanziamento pubblico per la sua attivazione.<br />
Inoltre il marchio dovrebbe potersi estendere anche a tutte quelle imprese a capitale interamente privato che ne facciano richiesta, entrando così in quel circolo virtuoso dei benefici dati dalla promozione pubblica che la Sardegna, attraverso il suo brand, dovrebbe incentivare.<br />
Alla politica il compito di definire le modalità di attuazione &#8211; anche in relazione alla normativa sulla libera concorrenza UE &#8211; circa i caratteri dell&#8217;iniziativa da intraprendere.</p>
<p>Però vede, ognuno può avere le migliori idee di questo mondo, ma servono gli strumenti per realizzarle con più efficacia di quanto non possa fare l&#8217;attuale classe politica. In tempi non sospetti avvisammo l&#8217;indipendentismo dell&#8217;avvento di PD e PDL nel tentativo di non arrivare impreparati: tempo perso. Oggi il bipolarismo torna a mutare pelle, ma la necessità di ragionare con la nostra testa non è mai venuta meno: i riformisti devono unirsi, purché a debita distanza da un ennesimo progetto &#8220;demosardista&#8221;.</p>
<p>A quando il Partito Nazionale Sardo?</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione e Buone Feste!</p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Lettera%20a%20Vargiu.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Articolo correlato: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/11/volkswagen-in-sardegna-il-riccio-di-alghero-e-michela-murgia-riflessioni-di-politica-commerciale/">Volkswagen in Sardegna, il riccio di Alghero e Michela Murgia &#8211; Riflessioni di politica commerciale</a>.</p>
<p>L&#8217;Assessore al Turismo Crisponi rilancia l&#8217;idea di U.R.N. Sardinnya del marchio omogeneo del territorio: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/12/lassessore-al-turismo-crisponi-rilancia-lidea-di-urn-sardinnya-del-marchio-omogeneo-per-il-territorio/">Vedi</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>On. Pisano: Lo Stato cominci a restituire ai Sardi ciò che è stato tolto</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/09/on-pisano-lo-stato-cominci-a-restituire-ai-sardi-cio-che-e-stato-tolto/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 12:16:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gentili Lettori, riportiamo un articolo di rilevante interesse economico per la Sardegna dei Riformatori Sardi.
Sulla partita delle accise che gravano sui prodotti petroliferi, in tempi non sospetti, nel lontano maggio del 2008, ebbi per primo, insieme a Vargiu, Dedoni e Cassano, consiglieri regionali del Gruppo dei Riformatori Sardi nella trascorsa legislatura, a denunciare la madre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Saras-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1915" title="Saras - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/09/Saras-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Gentili Lettori, riportiamo un articolo di rilevante interesse economico per la Sardegna dei Riformatori Sardi.</em></span></p>
<p>Sulla partita delle accise che gravano sui prodotti petroliferi, in tempi non sospetti, nel lontano maggio del 2008, ebbi per primo, insieme a Vargiu, Dedoni e Cassano, consiglieri regionali del Gruppo dei Riformatori Sardi nella trascorsa legislatura, a denunciare la madre dei grandi imbrogli che lo Stato Italiano ha perpetrato nei confronti della nostra Regione.<br />
Il problema è stato riproposto con grande determinazione anche in questa legislatura da Franco Meloni e l’intero gruppo dei Riformatori Sardi.<br />
Ma come capita classicamente, oltre al danno la beffa: è notizia di questi giorni, infatti, l’approvazione in sede di conferenza Stato-Regioni di una bozza di decreto interministeriale con il quale si intende riconoscere il prezzo agevolato dei prodotti petroliferi a fare degli abitanti residenti nelle regioni nelle quali sono localizzati giacimenti petroliferi dai quali vengono estratti i prodotti.<br />
Fin qui tutto potrebbe essere condivisibile se lo Stato avesse onorato quanto scritto nel nostro statuto, riconoscendo la compartecipazione alle entrate per le accise sui prodotti petroliferi fabbricati nella nostra isola, nella misura dei 9/10.<br />
E quando è stato scritto l’articolo 8 del nostro statuto era fin troppo chiara nella testa di tutti i padri della nostra autonomia, a partire da Emilio Lussu, che per “ imposte di fabbricazione percette nella nostra isola” nessuna imposta poteva essere mai trasformata da imposta di fabbricazione in imposta sul consumo e quindi essere sottratta dalle compartecipazioni di diritto della nostra Regione.<br />
E’ fin troppo evidente che l’oggetto della tassazione doveva comunque essere riferita alla fabbricazione. Tutti i tecnicismi successivi, introdotti dalla legge ordinaria n. 891 del 22 dicembre 1980, che consentono il pagamento differito dell&#8217;imposta di fabbricazione al momento e nel luogo dell&#8217;immissione del prodotto nel circuito commerciale, da parte del soggetto che effettua tale operazione, non può legittimare un vero furto ai danni della nostra Regione.<br />
E’ giunto il momento, così come i Riformatori sardi, da tempo si trovano ad urlare, che occorre rinegoziare subito con lo Stato questa grande partita e che finalmente ci venga dato quanto ci è stato tolto.<br />
La SARAS produce in Sardegna dal 20% al 25% dell’intera produzione italiana. Lo Stato annualmente incassa dalle imposte sui prodotti petroliferi oltre 35 miliardi di euro, di cui 25 dalle accise e 10 dall’IVA applicata sulle Accise. Poichè anche sull’IVA alla Regione Sardegna è riconosciuta una compartecipazione dei 9/10 ciò significa che dovremmo ricevere annualmente dallo Stato i 9/10 di oltre 7 miliardi di euro, cioè circa 6,3 miliardi invece dell’elemosina di 700 milioni di euro che ci viene appena riconosciuta.<br />
Altro che vertenza sulle Entrate!? Questa sulle Accise è una battaglia storica che deve essere fatta dal Governo Regionale mettendo in campo il massimo delle proprie forze, invocando anche il ricorso alla Corte Costituzionale, nei confronti del Governo, che, amico o non amico, non sarà facilmente disposto a riconoscere il proprio debito nei confronti dei Sardi.</p>
<p><em>Di Franco Sergio Pisano – Riformatori Sardi (05-09-2010).</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Pisano%20sulle%20accise%20ai%20Sardi.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Riformatori Sardi: NUR.AT &#8211; Di Pierpaolo Vargiu</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Lettori,
Senza considerazioni al riguardo, per le quali torneremo sul tema, riceviamo e pubblichiamo dall&#8217;On. Pierpaolo Vargiu, la proposta dei Riformatori Sardi per l&#8217;incremento delle iniziative volte allo studio ed alla promozione della civiltà Nuragica e del mito di Atlante.
Invitiamo a prendere visione del preambolo argomentativo della proposta di legge: PDF.
Redazione SANATZIONE.EU

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pierpaolo-Vargiu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1788" title="Pierpaolo Vargiu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pierpaolo-Vargiu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Cari Lettori,</p>
<p>Senza considerazioni al riguardo, per le quali torneremo sul tema, riceviamo e pubblichiamo dall&#8217;On. Pierpaolo Vargiu, la proposta dei Riformatori Sardi per l&#8217;incremento delle iniziative volte allo studio ed alla promozione della civiltà Nuragica e del mito di Atlante.</p>
<p>Invitiamo a prendere visione del preambolo argomentativo della proposta di legge: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-NURAT.pdf">PDF</a>.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU<br />
</strong></p>
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		<title>Dialogo sulla necessità di un Partito Nazionale Sardo</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/03/dialogo-sulla-necessita-di-un-partito-nazionale-sardo/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 15:17:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
La situazione dell&#8217;isola è paradossale: La democrazia Sarda è inficiata da due problemi. Il primo è quello di non avere sufficiente rappresentanza politica in sedi di governo (e quindi di non poter orientare a dovere il nostro sviluppo economico). Il secondo, non meno grave, è che i movimenti Sardi, nonostante il costante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/03/Jus-Publicum-Europaeum-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1218" title="Jus Publicum Europaeum - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/03/Jus-Publicum-Europaeum-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="450" height="338" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>La situazione dell&#8217;isola è paradossale: La democrazia Sarda è inficiata da due problemi. Il primo è quello di non avere sufficiente rappresentanza politica in sedi di governo (e quindi di non poter orientare a dovere il nostro sviluppo economico). Il secondo, non meno grave, è che i movimenti Sardi, nonostante il costante giudizio negativo del corpo elettorale sulla loro frammentazione politica e l&#8217;assenza di un credibile programma di governo, persistono con comportamenti egoistici che ormai rasentano il grottesco.<br />
I dirigenti di tali movimenti, incuranti dello scarso interesse popolare manifestato attraverso il voto, continuano con la triste politica delle divisioni e dell&#8217;ideologia fine a se stessa.<br />
La storia del Regno Unito è esemplare, sulla falsariga di quella dell&#8217;Impero Romano, nell&#8217;India coloniale la sua politica usava dividere con sterili sotterfugi le locali forze politiche che invece unite avrebbero potuto causare loro serie sconfitte politiche. E così avvenne: Il <em>divide et impera</em> fu sconfitto. Ma oggi Roma governa.</p>
<p>Consideriamo invece il Partito Sardo d&#8217;Azione, che, benché abbia avuto il coraggio di non ghettizzarsi politicamente ma di sviluppare alleanze, risente tuttavia della sua inconsistenza numerica al punto da non avere un valido potere contrattuale con le forze politiche italiane con le quali dovrebbe sviluppare coalizioni amministrative.<br />
Non mancano neppure i vecchi sussulti ideologici di sinistra, secondo i quali ad esempio il movimento dei Rossomori non dovrebbe allearsi (a giudicare dalle parole dell&#8217;esponente Gesuino Muledda) con il PSD&#8217;AZ, in quanto quest&#8217;ultimo si sarebbe “compromesso” con il centrodestra italiano. Posizione legittima, ma nel momento in cui ci si allea per amministrare il territorio, il collante di un partito Sardo può essere l&#8217;antiberlusconismo e non gli interessi del proprio Popolo? Evidentemente nò.<br />
Chi ha scelto di dare priorità alla lotta verso l&#8217;avversario rispetto all&#8217;amore per il proprio (vecchio) partito ha scelto una cultura da cui non è mai nato nulla di buono: Ha scelto il disprezzo piuttosto che l&#8217;equilibrio. Ha scelto le chiacchiere rispetto ai programmi.<br />
Il debole impianto politico di un partito che si dichiara “indipendentista” ma preferisce allearsi con un partito italiano come il PD -piuttosto che con partiti Sardi- la dice lunga sulla sua natura.<br />
I movimenti c.d. “indipendentisti” che invece si sono presentati sempre da soli alle elezioni, nonostante la tanto sbandierata coerenza, al momento non governano alcunché.<br />
La stessa “coerenza indipendentista”, dopotutto, è una dottrina ostile ad un miglioramento delle condizioni di vita della Sardegna: A causa di quella stantia retorica che (fin dal secolo scorso) avversa un concreto percorso autonomista come gradino di lancio verso un potenziamento della sovranità Sarda in materie fondamentali come il fisco e la Pubblica Istruzione.<br />
Ciò che manca da parte loro non sono le proposte su questi settori, ma la capacità di riversare tali proposte in un progetto di governo, che, gradualmente, consenta l&#8217;adozione delle istanze segnalate.<br />
Un processo che si chiama autonomismo (non inteso come quello dai <em>calzoncini corti</em> dello Statuto Regionale del 1948), o che potrebbe (e dovrebbe, in una prima fase) chiamarsi federalismo. Conseguendo quindi analoghi poteri amministrativi da ripartire tra Cagliari e Roma.<br />
E senza tali riforme non ci sarà mai un&#8217;accrescimento del sentimento popolare verso la nostra terra, e quindi a rigor di logica non ci sarà mai alcun partito territoriale che svilupperà i numeri giusti per poter evitare (in una fase successiva) una collaborazione con le sigle politiche centraliste italiane.<br />
Tali movimenti identitari non sono veri “Nazionalismi Sardi” se prima si definiscono secondo svariate etichette, tutte in rissa tra loro.<br />
Per i veri Nazionalisti Sardi il Popolo ed il Territorio vengono prima di tutto. Ma chi dei principi ne fa una gloria è solo l&#8217;ombra di se stesso, un vanesio celato dietro una maschera dai mille volti.<br />
La “coerenza” secondo tali movimenti si traduce puntualmente in settarismo e spesso, non solo verso il diniego di alleanze con partiti italiani (che a livello teorico ed emotivo sono comprensibili), ma anche e sopratutto impedendo una collaborazione tra sigle che hanno finalità simili. O quantomeno che potrebbero averle in una prima fase di reciproca collaborazione su base programmatica: Ad esempio proprio tra chi ritiene di dover migliorare la posizione della Sardegna nel quadro dello Stato Italiano o tra chi ritiene di dover fare un nuovo Stato (Sardo), sempre e comunque parte dell&#8217;Unione Europea. Una possibilità oggi strutturalmente non perseguibile, ma solo a condizioni correnti.</p>
<p>Nel frattempo la disoccupazione non registra rallentamenti; lo sviluppo si allontana; le politiche di crescita rimangono ancorate ad un sistema fiscale ed istituzionale iniquo per le esigenze dell&#8217;isola e che quindi disperdono le poche risorse ottenute: non per investire sul futuro ma per coprire debiti di bilancio che vengono puntualmente spalmati nel tempo.<br />
I leaders dei partiti autonomisti ed indipendentisti Sardi appaiono come quelle povere formiche stuzzicate da uno spray velenoso che arriva dall&#8217;alto: Si muovono in maniera disordinata, ognuna ritiene di correre verso la salvezza rispetto ad un nemico che non distinguono chiaramente.<br />
C&#8217;è chi muore in gruppo, c&#8217;è chi muore sola, c&#8217;è chi si salva ma in seguito morirà di stenti.<br />
La disfatta è scontata perché non sono né strutturalmente, né metodologicamente in grado di competere con l&#8217;avversario.<br />
Il risultato di questo indegno spettacolo sarà la completa vittoria del loro carnefice.<br />
I movimenti Sardi sono primitivi.</p>
<p>La Sardegna non ha bisogno di formiche, la Sardegna ha bisogno di uomini e di donne dalle idee chiare, dal guanto di velluto e dal polso di acciaio.<br />
Dobbiamo dire basta con movimenti indipendentisti che fanno due passi avanti e quattro indietro disperdendo nel settarismo o all&#8217;opposizione ogni buona proposta.<br />
Basta con certo “autonomismo” che non parla di Storia Sarda e di bilinguismo nella Pubblica Istruzione.<br />
Basta con consiglieri regionali che urlano ad una platea di sordi unionisti: Siamo noi a dover costruire parte di quella platea. Affinché ci siano orecchie che recepiscano messaggi che altrimenti cadrebbero nel vuoto senza condizionare la normale routine dei sordi.<br />
E basta quindi con la conduzione dell&#8217;economia nella mani di istituzioni esterne alle esigenze della Sardegna.<br />
Basta dunque con lo strapotere di partiti primitivi come PD e PDL che del bipolarismo non ne hanno fatto uno strumento di efficienza amministrativa ma lo hanno usato come clava per la soppressione dei diritti della minoranza Sarda e dei suoi specifici bisogni.</p>
<p>Come dobbiamo comportarci? Ad esempio, un movimento come IRS alle Regionali 2009 non ha preso 30.000 voti, ne ha presi 17.000 circa su lista. <span style="color: #0000ff;"><em>Fonte: Regione Autonoma della Sardegna.</em></span><br />
Nel 1999 sa <em>Mesa Sardos Liberos</em> prese 45.207 voti su lista regionale (con vecchia legge elettorale), pur marciando sulla crisi della sinistra di allora e pur marciando con un modello politico ancora da riformare.<br />
L&#8217;unità dunque è sempre stata importante.<br />
E l&#8217;unità non serve solo a pesare nei numeri di una eventuale amministrazione, ma serve altresì a dare un chiaro messaggio riformista e di coesione verso la Pubblica Opinione.<br />
Ma sia ben chiaro: Se la Sardegna oggi è in ritardo rispetto alla formazione di un Fronte o di un ipotetico Partito Nazionale Sardo, la responsabilità non è dei partiti italiani in Sardegna, è dei partiti autonomisti ed indipendentisti Sardi attuali.<br />
Un forte movimento territoriale non potrà mai essere un ennesimo piccolo partito che si spartisce le briciole del solito scarno bacino indipendentista. Tantomeno di quello incostante autonomista. Ma neppure potrà mai essere la “fusione a freddo” tra le sigle politiche autonomiste ed indipendentiste oggi esistenti.<br />
Il <span style="text-decoration: underline;">Partito Nazionale Sardo</span> sarà la sintesi di un percorso dibattimentale sul campo storico, sociale, economico e sopratutto politico della nostra terra: Perché sfidare il bipolarismo riducendo la frammentazione attuale significa superare e mettere ordine in concettualità e ideologie incompatibili con la Sardegna contemporanea.<br />
Una incompatibilità che, come affermato in apertura, è stata più volte decretata dal Popolo Sardo attraverso la democrazia, attraverso le elezioni. Ed al Popolo dobbiamo rendere conto: Non alle vuote teorie di pochi.</p>
<p>Dopo le elezioni, dovremmo tutti attivare una tavola rotonda di discussione, di dialogo e di eventuale collaborazione. Le forze politiche non mancano:<br />
Partito Sardo d&#8217;Azione,<br />
RossoMori,<br />
IRS,<br />
Sardigna Natzione,<br />
Fortza Paris,<br />
Riformatori Sardi,<br />
U.D.S.,<br />
PAR.I.S.,<br />
A.M.PI.<br />
E l&#8217;associazione Sardegna Democratica; la Confederazione Sindacale Sarda; il comitato per la nuova “Carta de Logu”; la Fondazione Sardinia e quant&#8217;altri, singoli e gruppi, anche dai partiti italiani, che sono stanchi di assistere impotenti alla sistematica distruzione della Sardegna.</p>
<p>Nel tempo abbiamo introdotto con costanza i termini “riforme”, “Partito Nazionale Sardo (PNS)” e “forte movimento territoriale” nel lessico indipendentista. Senza dare nulla per scontato:<br />
Perché negli ambienti chiusi e conservatori le più grandi banalità spesso sono fonte di innovazione. Oggi dobbiamo avere il coraggio di immaginare e disegnare una nuova <em>geografia politica</em> dell&#8217;identitarismo Sardo.<br />
Nelle nostre intenzioni dobbiamo guardare ad un modello incentrato sui valori del liberalismo; che sia un punto di riferimento, di eccellenza ma anche di prestigio.<br />
E a chi vi dirà che dovete desistere, rispondete loro che possiamo fare la differenza.</p>
<p><em>Fortza Paris!</em></p>
<p>Di B. Adriano.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Dialogo%20attorno%20al%20PNS.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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