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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; responsabilità</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Il libro del momento</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 18:18:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SOTZIEDADE E CULTURA]]></category>
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		<description><![CDATA[Il libro del momento? Se siete stanchi di inconcludenti testi ideologici che difendono lo status quo di un&#8217;Italia a due velocità, o se siete stufi di montagne di carta con teorie postcoloniali, che spiegano tutto e niente, e che non affrontano nel merito i problemi dei divari economici dell&#8217;Italia, procuratevi l&#8217;opera degli esperti di diritto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Il libro del momento?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Se siete stanchi di inconcludenti testi ideologici che difendono lo status quo di un&#8217;Italia a due velocità, o se siete stufi di montagne di carta con teorie postcoloniali, che spiegano tutto e niente, e che non affrontano nel merito i problemi dei divari economici dell&#8217;Italia, procuratevi l&#8217;opera degli esperti di diritto tributario Giovanardi e Stevanato.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“Autonomia, differenziazione, responsabilità. Numeri, principi e prospettive del regionalismo rafforzato” (Marsilio, Venezia 2020).</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Perché è importante questo libro?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/01/Book-covers.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18510" title="book-covers" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/01/Book-covers.jpg" alt="" width="605" height="455" /></a></p>
<p>Se siete stanchi di inconcludenti testi ideologici che difendono lo status quo di un&#8217;Italia a due velocità, o se siete stufi di montagne di carta con teorie postcoloniali, che spiegano tutto e niente, e che non affrontano nel merito i problemi dei divari economici dell&#8217;Italia, procuratevi l&#8217;opera degli esperti di diritto tributario Giovanardi e Stevanato.</p>
<p><em>“Autonomia, differenziazione, responsabilità. Numeri, principi e prospettive del regionalismo rafforzato”</em> (Marsilio, Venezia 2020).</p>
<p>Perché è importante questo libro?</p>
<p>L&#8217;opera non si limita a tracciare il percorso giuridico che ha condotto alle autonomie differenziate, e alla sbiadita riforma del Titolo V° della Costituzione, il commento all&#8217;analisi dei dati ci suggerisce l&#8217;inconsistenza delle teorie che oggi difendono lo status quo e l&#8217;asimmetria di trattamento tra le due macroaree del paese.</p>
<p>Le argomentazioni colpiscono al cuore l&#8217;idea, culturale e giuridica, che il meridione debba ricevere un&#8217;incondizionata elargizione di denaro pubblico da parte del nord, senza una minima valutazione dell&#8217;inefficienza costantemente palesata da tale impiego della spesa pubblica.<br />
Né vi sono ragioni per cui debba esservi un illimitato volume di spesa da destinare alla crescita del sud.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />L&#8217;analisi fornisce inoltre solide argomentazioni alle immaginarie paure di quanti temono una maggiore autonomia del nord, che a detta loro potrebbe sottrarre risorse al sud, la cosiddetta “secessione dei ricchi”.<br />
La fallacia del ragionamento, ben esposta da Giovanardi e Stevanato, critica l&#8217;idea che lo sviluppo di un&#8217;area del paese possa avvenire unicamente trasferendo risorse dall&#8217;altra. Una logica redistributiva e “solidaristica” che mina alla base ogni potenziale sviluppo del federalismo e dell&#8217;autogoverno delle autonomie locali. Le quali dovrebbero maturare responsabilità, sia conquistando una propria automazione fiscale, sia razionalizzando meglio l&#8217;impiego delle risorse ottenute.</p>
<p>Fondamentale ridurre l&#8217;intermediazione dello Stato anche in merito all&#8217;imposizione fiscale ed ai criteri di perequazione tra le Regioni. Affermano gli autori: <em>«Il “federalismo” quale esce dalla riforma costituzionale e dall’attuazione che di essa si è data nella l. n. 42 del 2009, che, a sua volta, è il frutto dell’atteggiamento particolarmente prudente assunto negli anni precedenti dalla Corte costituzionale, è tutt’altro che competitivo, puntando sull’omogeneità delle forme di prelievo e, quindi, sulla centralità e sulla posizione assolutamente dominante dello Stato quale ente “in grado” di governare il processo di attenuazione dei divari territoriali.»</em></p>
<p>Il testo si occupa così di vagliare entità ed efficacia dei trasferimenti interterritoriali; la sostenibilità e gli spazi dei trasferimenti ancora elargibili alle aree depresse, il tutto corredato da un&#8217;appendice statistica.<br />
Si osserva inoltre il finanziamento dell&#8217;autonomia differenziata nel raffronto tra principi costituzionali e logiche economiche, a cui segue una cronistoria dei paletti apposti dallo Stato centrale alla possibilità di un&#8217;espansione dell&#8217;autonomia nel nord, con una sintesi finale sulle prospettive di ammodernamento del paese.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/01/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Il-libro-del-momento.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Sa Die: la Sardegna governerà la transizione o la dipendenza?</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2015/04/sa-die-la-sardegna-governera-la-transizione-o-la-dipendenza/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2015 18:33:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Mentre la Giunta regionale discute di rimpasto, un&#8217;alta percentuale di forza-lavoro dell&#8217;isola rimane ostaggio di un fallimentare modello di sviluppo, ancorato a logiche fuori mercato. E&#8217; la tragedia che colpisce numerose famiglie nei settori dell&#8217;industria pesante, dell&#8217;energia, ed in comparti, come il tessile, incapaci di rispondere alle sfide della competitività. Preda di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/04/Busto-Angioy-a-Bono-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11609" title="Busto Angioy a Bono - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/04/Busto-Angioy-a-Bono-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="418" /></a></span></em></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">Di Adriano Bomboi.</span></em></p>
<p>Mentre la Giunta regionale discute di rimpasto, un&#8217;alta percentuale di forza-lavoro dell&#8217;isola rimane ostaggio di un fallimentare modello di sviluppo, ancorato a logiche fuori mercato. E&#8217; la tragedia che colpisce numerose famiglie nei settori dell&#8217;industria pesante, dell&#8217;energia, ed in comparti, come il tessile, incapaci di rispondere alle sfide della competitività. Preda di una politica che rimanda all&#8217;infinito le soluzioni strutturali al fine di intraprendere quella più comoda ed elettoralmente remunerativa dell&#8217;assistenza: l&#8217;isola moltiplica la cassa integrazione, gli ammortizzatori sociali, le proroghe di chiusura degli stabilimenti e i ridimensionamenti degli organici. In parallelo si inseguono improbabili e temporanei investitori stranieri (od enti parastatali), più o meno agevolati e costantemente orientati ad inquinare e depauperare il nostro valore aggiunto. Tutto questo accade mentre si distribuiscono piatti d&#8217;ostriche, spacciati per ossigeno, a servizi pubblici i cui costi medi superano quelli degli analoghi servizi forniti dai privati. L&#8217;obiettivo parrebbe quello di salvare le sorti di cadaveri sottoposti ad accanimento terapeutico, o forse dello stesso Popolo Sardo.<br />
Purtroppo la produzione di tali aziende si orienta verso un solo prodotto: gli stipendi pagati dalla collettività.<br />
In altri termini, la fallacia del keynesismo portato alle sue estreme conseguenze rispecchia il potere politico e sindacale che avviluppa il territorio, come un cane che si morde la coda. E infatti Lazzaro non resuscita, si decompone. La fede nel tirare a campare si trasforma nell&#8217;isteria di massa che spinge tutti verso il baratro.</p>
<p>La giustificazione che perpetua questo suicidio collettivo è l&#8217;alibi che ha sempre consentito alla nostra politica di dissanguare lentamente la Sardegna. <span style="text-decoration: underline;">Si tengono aziende in perdita perché i tempi per convertire l&#8217;economia locale sarebbero lunghi, e non si potrebbe lasciare sul lastrico migliaia di persone</span>.</p>
<p>Che fare?</p>
<p>La banalità non esclude la semplicità: riformare lo Statuto autonomo affinché gli slogan sulla riduzione delle tasse, della burocrazia, e per il rilancio del patrimonio storico, linguistico e culturale dell&#8217;isola, si trasformino in fatti concreti, stimolando veri investimenti.</p>
<p>Eppure il dibattito sulla riforma dell&#8217;Autonomia speciale non decolla, e questo certifica una chiara volontà, da parte della nostra classe politica, di governare la dipendenza senza gettare le basi della transizione verso un modello economico maggiormente virtuoso (e magari indipendentista).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Da quasi vent&#8217;anni a questa parte il tema delle grandi riforme ha assunto i connotati del mito di Loch Ness: un mostro marino sporadicamente emerso dalle tumultuose acque della politica, inabissatosi sempre troppo presto per poterne provare la sua reale consistenza. Ma non è la paura di un mostro immaginario a frenare le maggioranze che si susseguono in Regione, quanto il timore che una seria conquista della sovranità popolare porterebbe a quella responsabilità capace di causare  la perdita dei privilegi, delle posizioni e delle rendite di potere date ormai per acquisite. Ecco perché tutte le attenzioni dei governi regionali vengono convogliate nell&#8217;ordinaria amministrazione, e per l&#8217;addomesticamento dell&#8217;emergenza, trasformandosi in conservazione. Un problema che in passato non risparmiò neppure il sardismo.</p>
<p>All&#8217;indipendentismo sardo non rimangono che due strumenti: il primo potrebbe essere la promozione di un serio referendum autogestito per l&#8217;indipendenza, ma di difficile attuazione (la Sardegna non possiede il potere economico di una potenza manifatturiera come il Veneto, e men che meno della Catalogna, con tutto ciò che comporta nella possibilità di trainare consensi). L&#8217;ago sulla bilancia della conservazione sociale pende a nostro sfavore, nonostante tematiche nazionalistiche, come quella linguistica, maggiormente sentita rispetto alla situazione lagunare.<br />
Il secondo potrebbe essere proprio l&#8217;approccio riformistico, impervio e non garantito ma da tentare, per via della necessità di liberare quanti più sardi possibile dalla morsa della dipendenza economica, culturale e politica a cui sono piegati.</p>
<p>Ecco perché il 28 aprile, Die de sa Sardigna, può essere occasione per festeggiare, ma soprattutto per riflettere sulla memoria storica di un uomo, Giovanni Maria Angioy, la cui tensione ideale si collocava nell&#8217;assoluta volontà di liberare l&#8217;economia riformando le rigide istituzioni dell&#8217;isola.</p>
<p><em>- Anche su <a href="http://www.sardegnasoprattutto.com/archives/6579" target="_blank">Sardegna Soprattutto</a>.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/04/URN-Sardinnya-Lopinione-Riflessione-sul-28-aprile.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Sardismo e grosse koalition: Il 21 marzo 2012 ha cambiato la condotta politica della Sardegna?</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Mar 2012 22:04:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 21 marzo 2012, grazie all&#8217;ordine del giorno del Partito Sardo d&#8217;Azione, il Consiglio Regionale ha assunto una posizione storica nei confronti del centralismo italiano perché ha iniziato ad uscire dalle secche della deferenza verso Roma. Una proposta politica che ha portato la maggioranza (non elettorale ma consiliare) alla seguente domanda: lo Stato si sta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Cussizzu-Regionale-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4140" title="Cussizzu Regionale - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/Cussizzu-Regionale-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="220" /></a>Il 21 marzo 2012, grazie all&#8217;<a href="http://www.sanatzione.eu/2012/03/una-data-storica-il-consiglio-regionale-si-interroga-sullutilita-o-meno-di-far-parte-della-repubblica-italiana/">ordine del giorno</a> del Partito Sardo d&#8217;Azione, il Consiglio Regionale ha assunto una posizione storica nei confronti del centralismo italiano perché ha iniziato ad uscire dalle secche della deferenza verso Roma.<br />
Una proposta politica che ha portato la maggioranza (non elettorale ma consiliare) alla seguente domanda: lo Stato si sta comportando lealmente nei confronti dell&#8217;isola?<br />
Un interrogativo a cui bisognerà dare una risposta. Come pure bisognerà capire la linea del sardismo, ma di questo parleremo al termine della nostra riflessione.</p>
<p>La voce del Consiglio Regionale ha lanciato un messaggio politico molto importante a cui tuttavia non riteniamo seguano importanti provvedimenti nel breve termine.<br />
La realtà è che, oltre ad una presa di coscienza sui problemi dell&#8217;isola, diverse forze politiche consiliari rimangono ancorate a schematismi tattici del tutto avulsi dagli interessi dell&#8217;isola. Ad esempio, per manifesto centralismo e per ragioni di schieramento, il PD si è limitato a votare contro ad una proposta arrivata dai banchi della maggioranza. Contrapporsi a un fenomeno in crescita equivale al condurre una guerra fuori dalla realtà. Ed è proprio questa l&#8217;impressione fornita dal PD nel derubricare la decisione del Consiglio Regionale come un paravento per le inefficienze della Giunta Cappellacci (che certamente esistono).<br />
E&#8217; ormai evidente a tutti che il PD <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3331">teme</a> il cambiamento e la predominanza nel centrosinistra allorquando forze come SEL e PSD&#8217;AZ potrebbero strappargli una candidatura alla presidenza della Regione, scompaginando definitivamente nell&#8217;isola il classico diritto di prelazione alle candidature delle maggiori segreterie del bipolarismo romano e che in varie occasioni è stato già disintegrato alle primarie grazie alla vittoria di candidati alternativi a quelli del PD: questo è certamente un grande merito dell&#8217;azione politica intrapresa in Italia da personalità come Nichi Vendola e che ha interessato anche il tradizionale proporzionalismo delle forze post-democristiane di centro.<br />
Alle prossime elezioni ci sarà una <em>grosse koalition</em> a guida sardista? Staremo a vedere.<br />
In quel caso potremmo affermare che il sardismo sta realizzando il senso dell&#8217;acronimo della nostra associazione: U.R.N. Sardinnya, cioè Unione per la Responsabilità Natzionale. E non sarebbe fantapolitica inquadrarlo come il preludio di un futuro Partito Nazionale Sardo. Ma i tempi non sono maturi e la realtà è diversa, i particolarismi ed il nazionalismo italiano continuano a caratterizzare la politica regionale e, d&#8217;altra parte, solo un robusto percorso culturale e costituente potrebbe condurre alcuni settori delle principali tradizioni ideologiche dell&#8217;isola a condividere un simile progetto. Pensiamo allo stesso sardismo, alla grande dimensione ideale della giustizia sociale maturata nella sinistra sarda, o alle componenti riformistiche del popolarismo liberale di centro e di destra. Ammesso e non concesso che i confini siano distinguibili. Tuttavia la slealtà di Stato appare ormai così evidente che di per se è sufficiente a coadiuvare quell&#8217;unità di intenti necessaria ad alzare la voce contro il centralismo. E questo sta già avvenendo. Quando si ha l&#8217;acqua alla gola, quando disoccupazione e fisco impediscono alle famiglie di sopravvivere e lo Stato grazie a Trasporti e servitù arriva addirittura ad isolare ed inquinare la nostra terra, allora l&#8217;ideologia si trasforma rapidamente in pragmatismo (a patto che rimanga nei binari della democrazia). Emblematica in tal senso è la botta ricevuta dal capogruppo regionale del PD Giampaolo Diana durante una accesa manifestazione dei lavoratori sulcitani: è stato l&#8217;esito di un metodo obsoleto e propagandistico di condurre la politica, quella che in piazza manifesta assieme alle categorie disagiate ma che nei consigli regionali e nel Parlamento preferisce i tatticismi di bottega alla più ovvia e preferibile assunzione di coesione e responsabilità in sede legislativa. Non ci si stupisca quindi dei tafferugli di un Popolo in difficoltà, nella fattispecie, il problema per il PD non dovrebbe essere Cappellacci o turbare il Governo Monti ma i poveracci che devono mangiare (altrimenti che &#8220;autonomismo&#8221; sarebbe?).</p>
<p>PD e PDL dovrebbero decidere se intendono seriamente automatizzarsi da  Roma, una condizione difficoltosa che porterebbe diversi candidati a non  poter più contare sull&#8217;appoggio delle segreterie centrali. Ormai in Italia la buona idea di arrivare al bipartitismo per superare l&#8217;obsolescenza dello Stato su diversi ambiti è fallita per un motivo molto semplice: per la mancanza di considerazione nei confronti delle diverse specificità territoriali che lo compongono.<br />
Quindi, paradossalmente, proprio le forze politiche libere dalla rigidità del bipartitismo potrebbero essere quelle più idonee a premere per riformare in senso federale una Costituzione vecchia e insensibile alle nuove sfide che legittimamente le realtà territoriali impongono. Ricordiamoci della proposta apparsa a fine anni &#8217;70 in un congresso sardista che prevedeva addirittura la possibilità di trasformare la Corte Costituzionale in un organo federale, al fine di venire incontro alle singole esigenze regionali.</p>
<p>Il PDL dal canto suo si è spaccato sul voto all&#8217;ODG anche per via della contesa interna alle fazioni che intendono raccogliere l&#8217;eredità di Cappellacci. Mentre qualche ragazzaccio sostiene che i Riformatori abbiano votato contro – non solo perché ritengono la Costituente l&#8217;unico mezzo per riformare le istituzioni regionali evitando questi simbolismi – ma anche perché, tra le varie cosucce, ritengono il sardista Paolo Maninchedda (estensore del famoso ODG) come uno dei vari responsabili del mancato election day auspicato dai Riformatori. Quest&#8217;ultimo partito infatti è il principale animatore del <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/03/a-breve-il-referendum-che-cambiera-la-sardegna-ne-parliamo-con-lon-pierpaolo-vargiu-rs/">referendum</a> consultivo e abrogativo sulla presenza delle Province, degli Enti superflui e per la riduzione del numero di consiglieri regionali (noi avremmo preferito abolire anche i costi delle Prefetture).<br />
I Riformatori, non ascoltati, hanno chiesto che il referendum e le prossime elezioni amministrative si tenessero nello stesso giorno al fine di salvaguardare il quorum elettorale necessario.<br />
Non sapremo mai tutti i dettagli, l&#8217;unica cosa che sappiamo è che “in giro” ci sono anche troppi partiti sardisti e proprio per evitare simili antagonismi sarebbe bene applicare le <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/04/la-convergenza-indipendentista-qualche-ragionamento-e-una-proposta">stesse soluzioni</a> auspicate per quelli indipendentisti <em>tout court</em>.</p>
<p>Per i partiti italiani in Sardegna c&#8217;è poco da aggiungere, non è un mistero che con l&#8217;avvento del Governo Monti in tanti si stiano riscoprendo “sardisti” e “autonomisti”, pensiamo alle lamentele che da destra a sinistra stanno arrivando nei confronti dell&#8217;eccesso di servitù militari nell&#8217;isola o sulla scandalosa operazione oligopolistica di Roma contro la Sardegna nel settore dei Trasporti. E&#8217; facile prevedere che questa ressa dialettica finirà non appena il centralismo delle loro segreterie romane li richiamerà all&#8217;ordine.</p>
<p>Come U.R.N. Sardinnya speriamo che questo percorso dia modo allo stesso Partito Sardo d&#8217;Azione di ritagliarsi un nuovo ruolo che lo porti con coerenza a non ricoprire due posizioni in contemporanea: quella di opposizione e quella di governo, e in questo senso, la permanenza all&#8217;interno della maggioranza Cappellacci ha fatto scuola.<br />
Qualcosa che potrebbe spingere anche i Rossomori verso nuove considerazioni.<br />
Riteniamo altresì utile che il sardismo non perda il suo DNA politico annacquandolo verso le posizioni di alcuni potenziali alleati e che si tenga conto del problema identitario. Ad esempio, difendere la lingua non è vecchio etno-nazionalismo ma rispetto dei diritti umani. Senza scordare il potenziale politico che un tema come la lingua può sviluppare, è il senso di un <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/04/fisco-eo-lingua-unosservazione-a-maninchedda-sulla-natura-della-mediazione-con-lo-stato">intervento</a> di replica al sardista Maninchedda dello scorso 5 marzo. Analoghe <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/03/URN-Sardinnya-Lopinione-Mario-Carboni-su-ODG-sardista.pdf">osservazioni</a> poste da Mario Carboni, responsabile della <em>Fondazione Zona Franca</em>. Il PSD&#8217;AZ sarà ben conscio che le operazioni politiche dovrebbero avere finalità strategiche e non meramente elettorali, il partito non potrà tirare a campare per sempre attraverso occasionali mozioni consiliari e risultati legislativi a macchia di leopardo ma dovrà pur contribuire fattivamente all&#8217;avvio di un processo riformistico delle istituzioni dell&#8217;isola. E siamo certi che non vorrà compiere passi falsi.<br />
In tutto questo c&#8217;è da chiedersi dove siano finiti i partiti indipendentisti e che cosa intendano fare. Ma prima ancora ci sarebbe da chiedersi se siano in grado di leggere l&#8217;attuale contesto politico. L&#8217;indipendentismo deve uscire dalla frammentazione e dal marginalismo politico in cui si è cacciato. Ha ragione il <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/03/ProgReS-su-devolution-britannica-e-ODG-sardista-URN-Sardinnya.pdf">ProgReS</a> nel cogliere le differenze tra la nostra realtà e – ad esempio – quella britannica, ma non tiene conto dell&#8217;assenza di coscienza nazionale che attraversa il nostro territorio e che rende oltremodo necessario il dialogo con le componenti della politica italiana. E del resto anche lo Scottish National Party a fine anni &#8217;90 non fu estraneo dalla battaglia per la rivendicazione di un Parlamento autonomo da Londra.</p>
<p>Con l&#8217;ODG sardista si inizia a parlare dei problemi concreti, al di là del teatrino della contrapposizione bipolare: mettere in discussione questo Stato non è più un tabù. E d&#8217;altra parte, riscrivere una Costituzione centralista non dovrebbe esserlo. Sul tema, è interessante leggere la <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/03/quanto-e-leale-con-se-stesso-lo-stato-italiano-di-michele-pinna/">nota</a> del prof. Michele Pinna, responsabile dell&#8217;Istituto Bellieni di Sassari, ma anche la nota di Salvatore Cubeddu (Fondazione Sardinia) dal titolo: “<a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=2840">Il Partito Democratico e la guardia al bidone</a>”.<br />
Prevediamo una lunga stagione di crisi di coscienza.</p>
<p><em>Di Melis R. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/04/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Sardismo-e-grosse-koalition.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Dalla Convergenza Nazionale alla Responsabilità Nazionale</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La moltitudine che non è spinta ad agire come un&#8217;unità non è altro che caos. Quell&#8217;unità che non ha origine dalla moltitudine non è altro che tirannia”. Blaise Pascal, 1623 – 1662. Cari Lettori, Sono tempi di solidarietà nazionale, sia in Italia che in Sardegna naturalmente. Ma diciamoci la verità, questo Governo Monti non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/PNS-URN-Sardinnya-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3640" title="PNS-URN Sardinnya - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/PNS-URN-Sardinnya-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="380" height="285" /></a>“La moltitudine che non è spinta ad agire come un&#8217;unità non è altro che caos. Quell&#8217;unità che non ha origine dalla moltitudine non è altro che tirannia”.</em></span><br />
Blaise Pascal, 1623 – 1662.</p>
<p>Cari Lettori,</p>
<p>Sono tempi di solidarietà nazionale, sia in Italia che in Sardegna naturalmente.<br />
Ma diciamoci la verità, questo Governo Monti non ci convince. Non ci convince per una serie di ragioni: non è stato eletto da alcun consesso democratico; si appresta a varare misure potenzialmente inique nonostante la casta politica rimanga immune da provvedimenti di austerity; lo sbandierato “Governo Tecnico” in realtà non è altro che il frutto di un compromesso tra le maggiori forze politiche del bipolarismo italiano (con una pletora di <em>sottopolitici</em> che si spartiranno incarichi di secondo piano) ed infine, ciliegina sulla torta, questo Governo col redivivo “Ministero della Coesione” si appresta a rinfrescare la retorica centralista di uno Stato che invece avrebbe solo bisogno di convertire la sua struttura in un modello federale, riducendo così i costi e migliorando la propria efficienza e la rappresentatività delle diverse sensibilità territoriali che lo compongono (Sardegna inclusa).<br />
D&#8217;altra parte persino un controverso Piero Calamandrei sostenne, non a torto, che lo Stato “siamo noi”. Il problema sorge nel momento in cui in questo Stato non si ha più voce. E forse non si è mai avuta.</p>
<p>Eppure nella nostra isola accade di peggio. E&#8217; in atto la cosiddetta “convergenza nazionale” proposta mesi fa dal movimento A Manca pro s&#8217;Indipendentzia.<br />
Di che si tratta? Si tratta di qualcosa che nel breve e nel medio termine non influirà affatto sulla politica, sulla società e sull&#8217;economia Sarda: vale a dire la collaborazione tra sigle indipendentiste numericamente inconsistenti che solo al tramonto del 2011 (dopo essersi fatte letteralmente la guerra) hanno compreso di doversi unire su specifiche battaglie politiche.<br />
Apparentemente non c&#8217;è nulla di male, da anni auspichiamo questo tipo di convergenza. Ma, come detto in più occasioni, i problemi dei movimenti politici Sardi sono ben più profondi e articolati per poter essere ridotti ad un semplice superamento della litigiosità.<br />
Permangono ritardi culturali ed organizzativi di varia natura, ideologici in primis, che continuano a rallentare lo sviluppo dell&#8217;autonomismo e dell&#8217;indipendentismo Sardo. Ad esempio continua a mancare una piattaforma comune per la riforma dell&#8217;attuale assetto istituzionale. Le poche proposte esistenti di riforma dello Statuto Autonomo Sardo non sono oggetto di dibattiti, né servono da stimolo per nuove proposte concretamente perseguibili in un contesto sociale e politico che vada oltre gli angusti confini di piccoli movimenti sfiancati da anni di lotte intestine. In questo quadro la scarsa credibilità del bipolarismo italiano, con i suoi partiti romani, continua ad amministrare non lo sviluppo ma il bisogno, alimentando una forma di recessione interna all&#8217;isola che sembra non avere fine.<br />
Cosa fa dunque la presunta “convergenza” nazionale? Mentre il Popolo Sardo patisce sempre più il declino economico del territorio, i movimenti Sardi mercanteggiano sui punti che hanno in comune &#8211; spesso di natura statalista &#8211; quando in realtà hanno sempre avuto programmi pressoché identici (ma senza alcuna seria proposta di riforma istituzionale).<br />
Non ci serve dunque una fantomatica “convergenza”, ci serve una Unione per la Responsabilità Nazionale (U.R.N.), bisogna avere il coraggio di dire che tutte le sigle con programmi similari devono fondersi in un solo soggetto politico (pensiamo a quelle indipendentiste) e collaborare con alcune altre (pensiamo a quelle autonomiste, che chiedono maggiore Sovranità Autonomistica ma non parlano nell&#8217;immediato di indipendentismo). <span style="text-decoration: underline;">Non si può confondere la frammentazione con il pluralismo</span> (datosi che quest&#8217;ultimo non esiste). Solo dopo questo passaggio sarà possibile sviluppare credibili alleanze politiche con il bipolarismo italiano per finalità riformistiche.<br />
Diversamente, piccoli movimenti che si presentano divisi alle elezioni e/o che si alleano con partiti italiani senza avere alcun peso contrattuale, finiranno nella stessa identica posizione del sardismo con la sua inefficienza riformistica.<br />
Solo col dialogo reciproco e con un prospetto di riforme potremmo parlare di Primarie all&#8217;interno dei movimenti politici Sardi per l&#8217;elezione di candidati validi; potremmo sviluppare radicamento nel territorio e potremmo porre le basi di un solido Partito Nazionale Sardo.<br />
La Sardegna ha il chiaro bisogno di rottamare la decina di partiti che non vogliono e non possono più curarsi con serietà dei suoi interessi. Costoro la rallentano.</p>
<p>Siamo grati per la passione con la quale negli anni l&#8217;attuale classe dirigente indipendentista ha portato avanti alcune battaglie, ma non è credibile che oggi la stessa leadership di soggetti che sono arrivati a dividersi persino sulle bandiere possa essere la stessa leadership che sproloquia sull&#8217;unità e tace sulle riforme.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La nostra associazione entra nel settimo anno di attività, il primo organismo critico indipendente della politica territoriale Sarda.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Vi auguriamo Buone Feste.</span></p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Verso%20la%20Responsabilit%C3%A0%20Nazionale.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Acqua calda o contenuti? Il ProgReS cambia passo ed assomiglia sempre più agli ideali di U.R.N.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 16:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Roberto Melis, dip. Ministero della Difesa e co-fondatore di U.R.N. Sardinnya. “La perseveranza serve più della violenza: molte cose che non possono essere superate tutte assieme lo sono se prese poco a poco”. Plutarco (46 – 127 D.C.) Afferma oggi il comunicato del ProgReS dalle parole di Salvatore Acampora, neo-dirigente del movimento: “Fino a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/IRS-eris-et-oje-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3301" title="IRS eris et oje - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/IRS-eris-et-oje-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="350" height="308" /></a>Di Roberto Melis, dip. Ministero della Difesa e co-fondatore di U.R.N. Sardinnya.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“La perseveranza serve più della violenza: molte cose che non possono essere superate tutte assieme lo sono se prese poco a poco”.</em></span> Plutarco (46 – 127 D.C.)</p>
<p>Afferma oggi il comunicato del ProgReS dalle <a href="http://www.progeturepublica.net/contributi/cambio-di-passo/">parole</a> di Salvatore Acampora, neo-dirigente del movimento:</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">“Fino a poco più di un decennio fa per alcuni sarebbe stato un miraggio, o forse un’imprecazione, eleggere un segretario politico di un partito indipendentista che di cognome facesse Acampora. Per di più di padre napoletano e per giunta carabiniere. Insomma l’emblema e lo stereotipo dell’invasore o del colonizzatore, una sorta di spia ben confezionata. […] Ciò anche grazie alle elaborazioni di coloro che allora erano dei ragazzi e che oggi sono degli intellettuali apprezzati: insieme ci hanno dimostrato che un indipendentismo nonviolento, non-nazionalista, non-sardista ma soprattutto progettuale può esistere.<br />
[…] Oggi esiste un indipendentismo diverso, un indipendentismo che considera la sardità un sentimento e non una questione di sangue. Un indipendentismo maturo che non insulta, ma che costruisce e che sa confrontarsi e dialogare non solo con la società civile ma anche con tutte le forze politiche. Un indipendentismo senza steccati che si confronta sì con tutte le forze indipendentiste ma che sa anche dialogare anche con le altre forze politiche sovraniste e non.<br />
[…] Io ritengo di avere una sorta di doppia nazionalità, quella sarda e quella italiana e ad entrambe sono profondamente legato”.</span></em></p>
<p>Recitava il manifesto introduttivo del nostro prototipo politico “<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN%20Area%20Progressisti.html">Progressisti</a>” nel 2005:</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">“Progressisti non è un soggetto nazionalista, prende atto della realtà corrente e delle scelte sociali e politiche della popolazione di qualsivoglia professione sita sul nostro territorio e si prepone di restaurare le basi portanti della coesione sociale e territoriale, reinstallando progressivamente i valori basici della nazione Sarda.<br />
Progressisti rappresenta anche la nostra componente italiana di popolazione ed ha interesse a sviluppare l&#8217;economia del suo territorio per tutti i nostri concittadini, onde costituire una cornice di unione popolare basata sul benessere sociale.<br />
Non ci può essere sviluppo se non si rappresenta tutti, non ci può essere coesione se non si sviluppa l&#8217;economia e di conseguenza la cultura.<br />
[…] Quì non si tratta più di rappresentare politicamente &#8220;i Sardi in antitesi agli Italiani&#8221;, i livelli di commistione tra le due culture hanno raggiunto nella popolazione una dinamica inestricabile.<br />
Non è pensabile persistere con modelli che rappresentano unicamente se stessi e non la maggioranza di popolazione sita nel nostro suolo nazionale”.</span></em></p>
<p>U.R.N. Sardinnya fu il primo gruppo indipendentista e liberal-democratico di critica formato anche da militari Sardi, l&#8217;unico spazio allora presente che potesse raccogliere soggetti che in passato per ragioni ideologiche non trovavano alcuna rappresentatività nel quadro dei vecchi movimenti indipendentisti di matrice post-marxista ed anti-sistema.<br />
Tutt&#8217;ora vorremmo capire quale direzione intende portare avanti il ProgReS e quali siano le effettive innovazioni concettuali e stilistiche apportate ad un progetto politico che proprio nei contenuti e nelle riforme sociali ed istituzionali deve poter trovare l&#8217;anello di congiunzione con l&#8217;elettorato sardo.</p>
<p>Bene le aperture sulla lingua, ma chiediamo ai dirigenti del ProgReS:</p>
<p>A che serve parlare di non-sardismo quando nella pratica il ProgReS porta avanti programmi similari al sardismo? Pensiamo ad una idea tutt&#8217;altro che innovativa, europeista e liberale come la “flotta sarda”, che al libero mercato e a delle regole certe (tra cui l&#8217;ipotesi di istituire un antitrust sardo), preferisce una logica di bandiera a spese della finanza pubblica. A che serve (nostro vecchio errore) definirsi “non-nazionalisti” quando il nazionalismo è solo il sentimento di vicinanza alla propria terra? Non esiste solo un vecchio etnonazionalismo di sangue, ma anche un moderno liberalnazionalismo inclusivo e solidale (nel mondo anglosassone definito <em>civic nationalism</em>). A che serve parlare di “non-violenza” se la violenza in Sardegna non ha mai fatto parte della nostra etica, né della nostra cultura politica? A che serve parlare di dialogo quando nei fatti si persiste nel comportarsi come i primi della classe senza dialogare seriamente con terze forze politiche nel merito dei contenuti piuttosto che sulle etichette? A che serve parlare di sovranismo quando fino a poco tempo fa i potenziali interlocutori sardisti sono stati etichettati come “anguille” da una discreta base di militanza e si è persino attaccata la bandiera dei 4 Mori? A che serve contrapporsi al sardismo quando quest&#8217;ultimo ha aperto le porte ad ogni Sardo (o di origini non Sarde) da quasi un secolo? A che serve parlare di innovazione se nei fatti il ProgReS oggi appare come il clone di un ruvido prototipo politico da noi ideato 6 anni or sono solo come stimolo riformatore dell&#8217;indipendentismo Sardo?<br />
Come mai oggi Acampora si dichiara sardo ed italiano (nulla da eccepire al riguardo) ma nel 2010 il principale animatore culturale del ProgReS <a href="http://franciscusedda.splinder.com/post/23272464/in-morte-di-francesco-cossiga">non ha riconosciuto</a> a Francesco Cossiga lo stesso diritto? Cossiga che, ricordiamolo, quando parlò di riscrittura dello Statuto Sardo e riconoscimento della nazionalità fu preso a pesci in faccia dai vari indipendentisti che nel 2011 si sono scoperti “moderati”.</p>
<p>Nel 2006 il movimento IRS dal quale provengono gli attuali intellettuali del ProgReS produceva comunicati in cui i Sardi in divisa venivano definiti “mercenari” ed in pubblico proseguivano esibizioni di natura ideologica (<a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/01/IRS-ieri-ed-oggi-URN-Sardinnya1.jpg">vedere foto</a>) del tutto avulse dai bisogni primari del territorio.</p>
<p>Siamo lieti che la nostra pressione critica, mese per mese, abbia portato dei piccoli ma fondamentali dettagli innovatori su cui tuttavia rimane ancora molto lavoro da fare. Ma non vorremmo che il prossimo blocco nazionale Sardo, se mai arriverà, facesse dimenticare ai vari leader politici che il nostro gruppo si chiama U.R.N. Sardinnya. Vale a dire <span style="text-decoration: underline;">Unione per la Responsabilità Natzionale</span>.<br />
Se lo ricordino dunque i vari leader indipendentisti di ProgReS, IRS, SNI, ecc: Responsabilità Natzionale non significa protagonismo, significa collaborare affinché la classe politica regionale maturi la consapevolezza della necessità di avviare le grandi riforme istituzionali di cui la Sardegna ed il suo Popolo necessitano. Come la riscrittura dello Statuto Sardo e la relativa difesa e promozione della nostra specificità culturale e territoriale. Un solo movimento non può portare avanti questi temi ed ottenere risultati senza un robusto supporto politico.<br />
Tutto il resto è demagogia. Cerchiamo di superarla. Se il ProgReS metterà da parte i toni paternalistici verso le altre sigle politiche, saremo disponibili a fare la nostra parte.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/URN-Sardinnya-Lopinione-ProgReS-e-URN-Sardinnya.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Opinione sulla convergenza natzionale proposta da A Manca pro s&#8217;Indipendentzia</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 22:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Sabino, U.R.N. Sardinnya: la sigla è l&#8217;acronimo di Unione per la Responsabilità Natzionale: Nel 2005, per “Unione” si è inteso il senso di unire un gruppo di nazionalisti Sardi senza partito i quali, a loro volta, avevano a cuore l&#8217;idea di unificare tutti i movimenti Sardi, giungendo così ad un fronte, un partito od [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/US-1776-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2728" title="US 1776 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/US-1776-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="236" /></a>Caro Sabino,</p>
<p>U.R.N. Sardinnya: la sigla è l&#8217;acronimo di Unione per la Responsabilità Natzionale:<br />
Nel 2005, per “Unione” si è inteso il senso di unire un gruppo di nazionalisti Sardi senza partito i quali, a loro volta, avevano a cuore l&#8217;idea di unificare tutti i movimenti Sardi, giungendo così ad un fronte, un partito od una costituente che si sarebbe dovuta presentare all&#8217;elettorato in maniera compatta.<br />
Per arrivare a ciò, l&#8217;idea era di dare corpo ad un nuovo piccolo movimento politico chiamato “<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN%20Area%20Progressistas.html">Progressisti</a>”, che fosse “non-nazionalista”, europeista e liberal-progressista (ispirandoci al laburismo anglosassone). Furono gli anni in cui rinnegammo la Lingua Sarda, uno dei peggiori errori che un indipendentista Sardo potesse fare. Ma i “Progressisti” avrebbero dovuto spingere il restante panorama indipendentista a riformarsi, ad uscire dalle secche del marxismo, del folk-ribellismo, dell&#8217;anti-europeismo, dei no-global e della frammentazione, ponendo gli interessi della Nazione Sarda non più sullo sfondo, ma al centro della comune azione politica. Da qui il senso di “Responsabilità Natzionale”. Ovvero persone che si univano in chiave riformista, per criticare ciò che – in parte ancora oggi &#8211; ritenevamo inadeguato. Un work in progress destinato a dare una nuova lettura graduale dell&#8217;indipendentismo Sardo, rivoluzionandone i canoni stilistici e culturali.<br />
6 anni dopo, al di là dei sofismi sulle bandiere, è arrivato il Prog.Re.S. nel realizzare un progetto similare alla vecchia idea di “Progressisti”, densa di errori, che avevamo elaborato, e che non avevamo realizzato per alcuni semplici motivi: sia perché non avevamo i mezzi economici necessari (nonostante Doddore Meloni in tempi recenti abbia dimostrato che, con meno personale del nostro si potesse fare un nuovo partito, prendere almeno un migliaio di voti ed apparire sulla stampa), sia perché, contrariamente al primo motivo, abbiamo ritenuto che aggiungere un&#8217;altra sigla indipendentista al già triste panorama politico del 2005 non solo non avrebbe portato nella direzione del cambiamento, ma avrebbe alimentato ulteriore frazionismo, scoordinamento, tensioni e nuovi danni. E questo lo pensiamo ancora oggi.<br />
Così U.R.N. Sardinnya, in attesa di evolvere ulteriormente i suoi obiettivi riformistici, si è concentrata sulla critica politica, contestualizzando nel presente i maggiori modelli nazionalisti delle minoranze internazionali senza Stato, ed orientandosi nel criticare tutti i singoli punti dei movimenti indipendentisti Sardi che abbiamo ritenuto obsoleti e dannosi, sia per l&#8217;immagine offerta verso la Pubblica Opinione, sia verso il nazionalismo Sardo nel suo complesso. Molto è stato fatto, tanto rimane da fare.</p>
<p>Vedo due elementi nella vostra proposta indirizzata ad alcuni movimenti Sardi, uno positivo ed uno negativo.<br />
Quello positivo è che dopo tutti questi anni, proprio A Manca pro s&#8217;Indipendentzia, è il primo partito indipendentista <em>tout court</em> a riconoscere la necessità delle riforme graduali delle nostre istituzioni regionali. E se devo essere sincero, non mi aspettavo fosse proprio AMPI a riconoscere questa esigenza autonomistica prima di altre sigle politiche come IRS, Prog.Re.S. e SNI, che tentennano sulla materia nel timore di apparire troppo “autonomistiche”. Altrimenti che figura ci farebbero dopo che per anni hanno costruito un impianto politico prevalentemente basato sull&#8217;intransigenza piuttosto che sui contenuti delle riforme istituzionali da compiere?<br />
In quest&#8217;ottica AMPI è la prima ad ammettere pubblicamente che, ad esempio, lo Statuto Sardo va riscritto e non si limita a fornire un ambiguo annuncio di partecipazione come quello offerto negli ultimi mesi dall&#8217;ex IRS del 2010 in tema di Costituente per superare l&#8217;Autonomia (o presunta tale) del 1948. Anzi, l&#8217;avete ricondotto ad una organica carta dei diritti della Nazione Sarda da redigere, che sia costituita dai vari elementi finora esposti in ordine sparso dalle varie forze politiche territoriali. Pensiamo alle infrastrutture, ad una politica energetica, etc.<br />
Questo è un fatto importante, perché si riconosce che lo slogan “indipendentzia”, urlato per anni ai 4 venti da tutti, non è più sufficiente, ma va abbinato ad un percorso di grandi riforme istituzionali che a loro volta consentiranno alla popolazione, per gradi, di migliorare il loro livello di autocoscienza territoriale. Ovviamente questo dipenderà comunque dall&#8217;apporto che daranno i vari movimenti indipendentisti.<br />
In buona sostanza, AMPI ha lanciato l&#8217;idea di creare un blocco di <span style="text-decoration: underline;">Responsabilità Natzionale</span> che si faccia garante degli interessi della Nazione Sarda (che sono chiaramente da delineare).<br />
Ma siamo pronti oggi ad affrontare un simile impegno con personaggi che da 10 anni si scontrano persino su contenuti analoghi? Io lo spero, ma non ci conto.</p>
<p>L&#8217;elemento negativo che scorgo nella vostra proposta è quello classico, retaggio di una visione dell&#8217;era post-bipolare nel mondo e che porta, non solo AMPI, ma quasi tutte le sigle politiche di quest&#8217;ambito (come SNI, IRS ed alcuni ex Rossomori, inclusi alcuni elementi del Prog.Re.S.) a condensare delle politiche similari. Tra le più note, pensiamo a quelle fortemente inquinate dall&#8217;ideologia, come il rapporto con l&#8217;ambito militare, o come l&#8217;approccio ad una visione “statalista” nella risoluzione dei vari problemi socio-economici dell&#8217;isola. “Abbalibera” e “Flotta Sarda” (vecchia idea sardista) sono alcuni di questi elementi. La vera crisi di struttura è dell&#8217;indipendentismo, poiché frammentato, senza seri fondamenti politici di fronte al bipolarismo italiano, ed ancorato ad una visione sociale di cui è ormai una paradossale vittima, organica alla partitocrazia italiana, in quanto diverse misure stataliste sono le stesse che consentono alle forze politiche italiane di annidarsi sul territorio attraverso le varie strutture clientelari. E solo delle liberalizzazioni (terreno su cui l&#8217;Italia è in volontario ritardo) potrebbero iniziare a scardinare il loro potere. Ma in Sardegna non abbiamo ancora un SNP capace di parlare senza problemi di liberalizzazioni.<br />
La domanda quindi è: siamo sicuri che abbiano ragione di esistere tutte queste sigle politiche?<br />
Dal 2005 ad oggi, con la progressiva introduzione di una visione liberale dell&#8217;indipendentismo, U.R.N. Sardinnya ha visto aumentare non solo alcuni temi positivi, ma inversamente a ciò, ha visto crescere la frammentazione (spesso confusa con il pluralismo) e la reiterazione di alcune classiche misure di derivazione socialista come quelle sopra descritte.</p>
<p>L&#8217;opinione di U.R.N, Sardinnya ovviamente non cambia, per noi erano obsolete le sigle del 2005, a maggior ragione lo sono oggi, specie in anni in cui il nostro vecchio ideale “Progressista” si è evoluto verso quello di un Partito Nazionale Sardo, liberal-democratico e sovranista, inclusi alcuni elementi già dibattuti in passato da vari nazionalisti di matrice sardista negli anni &#8217;70.<br />
Il PNS per noi non è una idea che punta a creare un “partito unico” ma semplicemente mira a ridurre la frammentazione dell&#8217;identitarismo Sardo per riformare la struttura delle nostre istituzioni, anche in coalizione con forze autonomiste. Ma per noi il PNS è una condizione futura, il <em>fronte</em> potrebbe essere quindi una condizione intermedia.<br />
AMPI presenta dunque il solito limite che andiamo segnalando da anni: un malcelato anti-sardismo di base, ed un anti-autonomismo di ritorno (conseguenza del primo), ormai più propagandistico che pratico, datosi che avete riconosciuto la necessità di conquistare maggiore sovranità per l&#8217;isola.<br />
E questo limite vi porta ancora a fare selezioni tra “buoni e cattivi” nazionalisti. Tra partiti Sardi che potrebbero tutelare meglio di altri partiti Sardi gli interessi della Sardegna. Nel vostro invito infatti mancano forze sardiste.<br />
Per noi oggi un serio progetto politico non potrebbe mai passare in questa direzione, non solo perché riteniamo che l&#8217;elemento negativo della vostra proposta ostacola il primo, ma perché riteniamo che, a livello pratico, non esistano i numeri per portare avanti il vostro modello.<br />
Numeri che vanno ricercati anche nelle componenti positive presenti all&#8217;interno delle forze sardiste ed autonomiste dell&#8217;isola, inclusi alcuni elementi dei partiti italiani. Una linea che ha spinto in tempi recenti anche l&#8217;On. Paolo Maninchedda a parlare di “Partito dei Sardi” e di condivisione trasversale tra diverse personalità politiche di un fronte riformista, inclusi alcuni settori dei Riformatori Sardi e la nuova Fortza Paris. Se la discussione quindi non avviene con tutti i protagonisti del nazionalismo Sardo, non si tratta di reale crescita politica e culturale, ma semplicemente di una passerella dove ognuno conferma il proprio ego, persistendo nei classici errori.<br />
Per noi non esiste alcuna crisi di struttura dell&#8217;autonomismo, così come l&#8217;avete definita, per il semplice fatto che noi non riteniamo esista alcun concreto autonomismo istituzionale. Basti pensare alla rigidità dell&#8217;art. 117 della Costituzione Italiana per capirlo, ed osservare l&#8217;assoluta organicità dei partiti italiani in Sardegna al centralismo sociale, culturale, politico ed economico romano. Elementi a voi ben noti.<br />
<span style="color: #ff0000;">Un vero autonomismo non può essere contrapposto all&#8217;indipendentismo, se non sul piano esclusivamente propagandistico. Perché pensare di arrivare all&#8217;indipendenza senza prima costruire le basi della sovranità equivale al voler arrivare al secondo piano di una casa senza salire le scale.</span><br />
Come in passato abbiamo avvisato del mutamento del bipolarismo italiano con l&#8217;avvento di PD e PDL, oggi ravvisiamo gli stessi ritardi delle sigle politiche indipendentiste nel pianificare e disegnare il proprio ruolo in questa società. Comprendo che il vostro timore sia l&#8217;avvento di due partiti italiani in salsa neo-autonomista, che parlerebbero di “Nazione Sarda” ma proseguendo nei fatti la solita questua assistenzialista verso lo Stato centrale, perché temete la scomparsa dell&#8217;indipendentismo. Al contrario, mi auguro arrivino, per stimolare proprio le vostre sigle politiche ad un maggior coraggio riformistico ed unitario. Ma oggi non è con le pre-selezioni ideologiche ed anti-sardiste che si costruirà un robusto progetto politico capace di capitalizzare il disagio sociale, valorizzando anche la nostra identità territoriale. Un progetto che risulti quindi competitivo anche sul piano elettorale.<br />
L&#8217;autoreferenzialità di poche sigle che da sole si arrogano il diritto di decidere come e quali sono gli interessi natzionali Sardi è l&#8217;ultimo degli errori su cui possiamo imbarcarci. La base deve quindi essere estesa.<br />
Tutto questo lo dico, si badi bene, non cercando di convincere nessuno ad avanzare da un modello comunista ad uno socialdemocratico e/o liberale, ma perché la Sardegna non ha bisogno di 10 movimenti che replicano le stesse cose, divisi e senza fattualmente interagire sul piano delle grandi riforme quando e se arriverà il loro momento (anche alleandosi con qualche sigla italiana, un tabù da sfatare). Non contano le etichette, ma le persone ed il peso politico con cui si intende scrivere una <em>road map</em> di obiettivi riformistici da perseguire.<br />
L&#8217;indipendentismo deve capire che in queste condizioni non può pensare di cambiare la struttura delle istituzioni regionali, ancora meno sviluppare una coscienza nazionale Sarda.<br />
Servono ancora riforme interne ai vari movimenti indipendentisti, serve maggiore unità, serve maggior coinvolgimento, servono meno veti contro alcune parti della società e della politica Sarda, e soprattutto, serve la volontà di capire che ogni nostro ritardo equivale a due mosse in avanti da parte del nostro invisibile ma onnipresente avversario dall&#8217;altra parte della scacchiera: Il centralismo.</p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Su%20convergenza%20di%20AMPI.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Rifiuti Campani: Caro Biolchini, sì alla solidarietà, nò alla deresponsabilizzazione</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Nov 2010 16:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/11/Gruppo-U-Erre-Enne-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2190" title="Gruppo U Erre Enne - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/11/Gruppo-U-Erre-Enne-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Segnaliamo uno scambio di opinioni tra Bomboi Adriano, fondatore del gruppo U.R.N. Sardinnya, ed il giornalista Vito Biolchini &#8211; direttore di Radio Press e conduttore della trasmissione “Buongiorno Cagliari” &#8211; avvenuto il 25-11-10 dopo la <a href="http://vitobiolchini.wordpress.com/2010/11/23/rifiuti-a-napoli-saviano-e-fazio-invitino-soru-in-trasmissione-e-noi-sardi-prendiamoci-l%E2%80%99immondezza-della-campania/">proposta</a> di importare la spazzatura campana in Sardegna.</em></p>
<p>Caro Biolchini,</p>
<p>E’ apprezzabile il suo interesse per la collettività. In linea di principio si può essere solidali con tutti, non solo con i napoletani, ma con terze emergenze internazionali. Pensiamo ai terremoti, agli tsunami, etc.<br />
Eppure lei ha chiesto (in risposta ad un indipendentista) se, in ragione delle costanti servitù che subiamo dallo Stato, il nostro obbligo morale (prima che istituzionale) possa considerarsi chiuso.<br />
E questo merita qualche osservazione.</p>
<p>Vede, in una democrazia non esiste la concezione che purtroppo questo Stato centrale ci ha fatto assorbire: in una Repubblica infatti non possono esserci soggetti passivi da una parte e soggetti attivi dall’altra. Per dare insomma bisogna anche ricevere, e viceversa.<br />
Siamo sicuri che la Sardegna oggigiorno stia ricevendo più di quello che sta dando?<br />
Il discorso sarebbe lungo ed opinabile su entrambi i fronti. Ma in linea generale, la solidarietà è qualcosa che nei termini dell’aiuto ad una popolazione la si offre laddove si presentano disastri naturali (come appunto un terremoto) e, francamente, la mole di rifiuti presenti in Campania non corrisponde a questo tipo di emergenza.<br />
In secondo luogo non vorrei che lei confondesse il concetto di SOLIDARIETA’ con quello di RESPONSABILITA’, analogo problema in cui incorse la Giunta Soru (ma per ragioni di posizionamento politico sul PD “nazionale”).<br />
La solidarietà ad una emergenza in cui si presentano evidenti connivenze del crimine organizzato con la politica campana finirebbe per deresponsabilizzare ancora una volta quel territorio dalla ricerca di soluzioni strutturali. Poiché la mancata adozione di queste, ci riporterebbe ciclicamente a togliere la castagne dal fuoco ad un sistema che conta propria sullo smaltimento ESTERNO ALLA Campania le ragioni del proprio business, per poi riprendere da capo analoghi comportamenti.<br />
Questo non è accettabile.</p>
<p>Come indipendentisti quindi non riteniamo di solidarizzare indirettamente col crimine organizzato e diciamo nò a qualsiasi ipotesi di far pervenire nuova spazzatura.</p>
<p>Cordialmente,</p>
<p><em>Bomboi Adriano</em><br />
-<br />
Grazie per l’intervento, la seguo spesso con interesse.<br />
Non sono d’accordo su quanto scrive ma capisco la sua posizione, sicuramente chiara. Una cosa ci divide: per me aiutare la Campania a liberarsi dai rifiuti significa combattere la camorra, per lei significa invece aiutare la camorra.<br />
Però io rifiuto l’idea che a pagare questa crisi siano i cittadini e non la politica. Non è vero che i campani sono deresponsabilizzati rispetto al tema dei rifiuti, non lo sono sicuramente meno dei cagliaritani (conosce le cifre della differenziata a Cagliari?). La stretta della camorra impedisce ai napoletani di affrontare seriamente il problema dei rifiuti, non è solo un problema di responsabilità personale. Altrimenti si torna allo stereotipo leghista, a cui, ahimé, in questo frangente molti amici indipendentisti si stanno avvicinando. Se anche i napoletani volessero fare la differenziata, non possono perché la Camorra glielo impedisce! Li vogliamo condannare perché hanno votato una classe dirigente collusa con la camorra? Avevano una alternativa?<br />
Non riesco a stare insensibile all’emergenza, non riesco a dire: “Li avete votati, è colpa vostra”. Perché è troppo semplice e troppo comodo. Perché è fuorviante. E soprattutto perché non risolve nulla. Però per lei quanto sta avvenendo in Campania non rappresenta una vera e propria emergenza (come ad esempio un terremoto), per me invece sì. Ed anche questo differenzia le nostre posizioni.</p>
<p>Grazie ancora e buon lavoro.</p>
<p><em>Vito Biolchini.</em><br />
-<br />
Specifico: non parlavo di responsabilità personale dei napoletani, ma di responsabilità sociale (e quindi anche politica).<br />
Siamo sicuri che una volta raggiunto il culmine, non sarà il crimine organizzato stesso a cambiare registro?<br />
Persistere nel rimuovere la spazzatura in conto terzi (cosa di cui naturalmente i buoni napoletani non hanno colpa), come già detto, non farebbe altro che riproporre ciclicamente il problema.<br />
Bisognerebbe anche domandarsi come mai i governi, di questo o quel colore, non trovino mai soluzioni definitive alla questione: evidentemente il grado di collusione campana tra politica e malaffare è tale da impedire anche una maggior incisività alla politica centrale su quel territorio, che quindi adotta provvedimenti tampone al fine di non venir tirata in mezzo da elementi di cui, evidentemente, è a conoscenza.<br />
In Campania insomma c’è un coperchio che nessuno ha interesse a sollevare. Specie nelle segreterie romane dei grandi partiti. Altrimenti da Roma dovrebbero spiegare alcune forme clientelari poco ortodosse dalle quali non potrebbero fingersi estranei dichiarando di non saperne nulla.<br />
In questo senso le varie indagini della Magistratura che ha più riprese hanno tratteggiato scenari torbidi sono eloquenti.</p>
<p>E’ triste ammetterlo: ma i buoni napoletani sarebbero condannati comunque dallo stesso sistema in cui vivono. Per questo servono azioni forti oggi, serve un messaggio deciso affinché in futuro quegli stessi napoletani buoni possano aprirsi alla raccolta differenziata con serietà, senza più impedimenti.<br />
Perché il crimine organizzato è come il cattivo pesce al quale va tolta l’acqua affinché non si diffonda.</p>
<p>Buon lavoro.</p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Biolchini%20e%20Bomboi%20sui%20rifiuti%20campani.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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