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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; pierpaolo</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Vargiu: Partecipate sarde. Tutti i numeri dello scandalo. Non solo IGEA</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Dec 2014 19:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La bufera che travolge in questi giorni l’IGEA sottolinea, qualora ce ne fosse bisogno, quanto sia stata importante e vincente la battaglia condotta dai Riformatori che ha consentito domenica scorsa, nei lavori della Commissione Affari Costituzionali della Camera, l’approvazione dell’emendamento che introduce il principio della trasparenza della Pubblica Amministrazione all’interno della riforma della Costituzione. Adesso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/PVargiu-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-11067" title="PVargiu - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/PVargiu-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="291" height="211" /></a>La <a href="http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/12/19/igea_il_silenzio_di_bista_zurru_non_capisco_cosa_succeda-6-401367.html" target="_blank">bufera</a> che travolge in questi giorni l’<a href="http://www.igeaspa.it/" target="_blank">IGEA</a> sottolinea, qualora ce ne fosse bisogno, quanto sia stata importante e vincente la battaglia condotta dai Riformatori che ha consentito domenica scorsa, nei lavori della Commissione Affari Costituzionali della Camera, l’approvazione dell’emendamento che introduce il principio della trasparenza della Pubblica Amministrazione all’interno della riforma della Costituzione.<br />
Adesso si tratta di tradurre in legge anche lo smantellamento del sistema delle “società partecipate” che, per sua stessa natura, crea una zona opaca di influenza pervasiva della politica che rischia di essere continua fonte di illegittimità e di illegalità.</p>
<p>I numeri non lasciano equivoci: solo le partecipate regionali costano ai sardi oltre 300 milioni di euro l’anno!<br />
In particolare, le cifre di IGEA allarmavano già nella relazione della Corte dei Conti del luglio dell’anno scorso: la società perdeva 10.434000 euro nel 2011, 2.614000 euro nel 2012 e 11.523.000 euro nel 2013, ciò nonostante era in grado di assumere 29 nuove unità di personale a tempo determinato nel 2012 e una nel 2013.<br />
Ma ciò che è forse più strano, nel 2012 riusciva ad assegnare ben 44 studi e consulenze esterne, per l’importo di 299.949 euro, che si riducevano (davvero di poco!) a “sole” 23 consulenze per 92.684 euro nel 2013.<br />
Né erano utili ad IGEA gli interventi di spending review successivi ai referendum del 2012: gli amministratori scendevano da 3 a 1, ma gli emolumenti non si riducevano affatto ad un terzo: calavano invece appena da 66300 euro (2012) a 52.000 euro (2013). Per contro addirittura aumentavano gli emolumenti dei revisori dei conti che sono cresciuti dai 62.130 euro del 2012 ai ben 70.815 euro del 2013.<br />
Ma IGEA è solo un tassello del sistema delle partecipate regionali: a scorrere i dati disponibili le “anomalie” sono davvero tante. C’è SIPAS spa che è in liquidazione dal 2000 (quattordici anni!). Non ha più neppure un dipendente, ma riesce a mantenere un amministratore (30.987 euro/anno) e tre revisori dei conti, la cui spesa addirittura cresce dai 19.558 euro del 2012 ai 27.605 del 2013.<br />
Tra gli enti dai numeri curiosi spicca il caso della Fluorite Silius: in liquidazione dal 2009 (soli 5 anni!) riesce a fare il miracolo di aumentare di quasi il 20% il costo del proprio personale dal 2012 al 2013. I 94 dipendenti in servizio costano 3.092.000 euro nel 2012, ma il loro costo lievita a 3.712.000 nel successivo 2013.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Interessante anche il caso di <em>Sardegna.it</em> che, pur avendo nei suoi organici quasi 150 persone (che costano circa sette milioni di euro) e pur essendo una delle poche partecipate che fa nuove assunzioni (26 nuovi assunti tra il 2012 e il 2013) è costretta a spendere in attività esterne di studio e consulenza ben 479.827 euro nel 2012 e 481.254 euro nel 2013.<br />
Prima di concludere un piccolo rompicapo: è quello proposto dalla partecipata al 100% “Fondazione Sardegna Film” che, nel 2012, risulta priva di dipendenti, ma spende 23.184 euro per remunerarli.</p>
<p>In definitiva, le sole dieci società partecipate in liquidazione sono costate alle casse regionali 5.504.000 euro nel 2013: i commissari liquidatori sono costati 293.413 euro e i loro 24 revisori dei conti sono costati complessivamente circa 186.000 euro. Considerato che ci sono società in liquidazione dal 2000 (Intex e Sipas), dal 2004 (Sigma Invest) e cosi via, gli amministratori di queste società sembrano tra i pochi sardi ad avere risolto il problema dell’occupazione a tempo indeterminato.<br />
Bene faceva dunque la Corte dei Conti nel luglio 2014 ad invocare maggior trasparenza e circolazione dei dati, ma soprattutto l’accelerazione delle pratiche di dismissione delle società partecipate e la eliminazione dei consigli di amministrazione che creano pericoloso sottobosco politico.<br />
Una richiesta analoga a quella che hanno fatto i sardi, in modo plebiscitario con i referendum del maggio 2012!</p>
<p><em>Sen. <a href="http://www.pierpaolovargiu.it/partecipate-sarde-tutti-i-numeri-dello-scandalo-non-solo-igea/" target="_blank">Pierpaolo Vargiu</a> – Riformatori Sardi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2014/12/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Vargiu-contesta-le-partecipate-regionali.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>La replica di Pierpaolo Vargiu (RS) sul ruolo dei moderati Sardi. Con un commento</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Nov 2012 20:54:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Scrive Pierpaolo Vargiu dei Riformatori Sardi in replica all&#8217;articolo “Post-Monti: La confusione dei moderati Sardi attorno al programma di Montezemolo”. A seguire un commento. Risposta all&#8217;indipendentista Bomboi sul Manifesto per la Terza Repubblica. Caro Bomboi, massimo è il rispetto per le tue convinzioni, che oltre tutto rappresentano una minoranza liberale che mi piacerebbe fosse valorizzata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/Riformatori-Sardi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-6058" title="Riformatori Sardi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/Riformatori-Sardi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Scrive Pierpaolo Vargiu dei Riformatori Sardi in replica all&#8217;articolo <em>“<a href="http://www.sanatzione.eu/2012/11/post-monti-la-confusione-dei-moderati-sardi-attorno-al-programma-di-montezemolo/" target="_blank">Post-Monti: La confusione dei moderati Sardi attorno al programma di Montezemolo</a>”</em>. A seguire un commento.</p>
<p><em>Risposta all&#8217;indipendentista Bomboi sul Manifesto per la Terza Repubblica.</em></p>
<p><em>Caro Bomboi,</em><br />
<em>massimo è il rispetto per le tue convinzioni, che oltre tutto rappresentano una minoranza liberale che mi piacerebbe fosse valorizzata nel panorama indipendentista sardo che, troppo spesso si orienta in modo viscerale e grossolano.</em><br />
<em>E&#8217; ovvio che ci separa un discrimine fondamentale: personalmente mi sento sardo, italiano ed europeo, per cui svolgo il mio ragionamento da autonomista e non da indipendentista.</em><br />
<em>Da liberale, potrei limitarmi a ricordare che Giovanni Malagodi, negli anni &#8217;70, preconizzava l&#8217;attuale situazione italiana, come logica conseguenza del disegno politico di pagare la coesione sociale attraverso il debito pubblico.</em><br />
<em>Il dramma è che il benessere relativo delle generazioni dei padri è oggi un debito che tocca saldare ai figli.</em><br />
<em>La coesione sociale italiana ottenuta alla fine del secolo scorso, rischierà di saltare in aria quando i figli rifiuteranno di fare i sacrifici richiesti per poter consentire un Welfare comodo ai loro genitori che già tanto hanno &#8220;goduto&#8221;, all&#8217;ombra della crescita del debito pubblico.</em><br />
<em>Hai ragione tu: Monti non ha fatto miracoli. Ha però evitato la Grecia (e anche la Spagna) con misure che hanno &#8220;mezzo salvato&#8221; l&#8217;Italia.</em><br />
<em>C&#8217;è ancora un percorso lungo da fare, che ha bisogno di &#8220;ricette liberali&#8221; che riescano a far ripartire la crescita del Paese.</em><br />
<em>E&#8217; la speranza contenuta nel Manifesto per la Terza Repubblica che, pur con mille ragionevoli (e &#8220;liberali&#8221;) dubbi, mi sento di condividere nella sostanza e, sopratutto, nello spirito, che è quello di dare gambe alla voglia di &#8220;rivoluzione liberale&#8221; che oggi serve all&#8217;Italia.</em><br />
<em>Sono consapevole che questo Paese, che vive ancora le contraddizioni di una burocrazia più borbonica che austriaca e dei poteri di veto delle mille corporazioni che ne organizzano il corpo sociale, ha grandi difficoltà ad andare verso la svolta &#8220;liberale&#8221;.</em><br />
<em>I liberali sono ancora una minoranza in Italia, lo sono ancora di più in Sardegna, isola di socialismo reale, orgogliosa nei suoi principi e accattona nella sua realtà quotidiana, fatta di assistenzialismo, di clientelismo, di burocrazia stolida.</em><br />
<em>Ecco, è forse questo il senso del &#8220;pezzo di percorso&#8221; che un indipendentista liberale (come te), può senz&#8217;altro fare insieme ad un autonomista liberale, come me.</em><br />
<em>E&#8217; il percorso per la liberazione della Sardegna da una cultura di dipendenza e di assistenza, che ne strozzano ogni possibilità di sviluppo futuro.</em><br />
<em>E&#8217; il percorso della Sardegna verso una società &#8220;aperta&#8221; che ci aiuti ad indirizzarci verso l&#8217;autonomia economica che è comunque la precondizione indispensabile per qualsiasi forma di &#8220;autonomia&#8221; (anche la più spinta, che io non condivido&#8230;) politica.</em><br />
<em>E&#8217; per questo che, dall&#8217;esterno, sono convinto che anche l&#8217;indipendentismo sardo sia destinato a &#8220;cambiare pelle&#8221; e diventare &#8220;più liberale&#8221; negli approcci, nelle ricette, nelle parole d&#8217;ordine.</em><br />
<em>Se non imboccherà una &#8220;strada più liberale&#8221;, sarà alto il rischio di incatenarsi ad un &#8220;sentimentalismo&#8221; rivendicazionista, vuoto nella progettualità, che non porta da nessuna parte e non è utile alla crescita della Sardegna.</em></p>
<p>Caro Vargiu,<br />
la posizione dei liberali in questa Repubblica è effettivamente minoritaria, e non poteva essere altrimenti. Lo stesso Piero Gobetti, nella sua celebre rivista del 1922 – dunque ben prima di Giovanni Malagodi – si rese conto che le classi dirigenti di questo Stato riuscivano a tenere insieme le nostre istituzioni solamente facendo un uso spregiudicato del debito pubblico. Cioè attraverso la moltiplicazione della burocrazia, del ceto impiegatizio, delle aziende pubbliche e naturalmente del welfare, che dagli anni &#8217;70 del &#8217;900 ad oggi ha raggiunto dimensioni ragguardevoli. Un fenomeno accresciuto &#8211; non solo per le mutate condizioni demografiche &#8211; ma anche grazie all&#8217;influenza culturale del PCI e del socialismo italiano.<br />
Moderati e liberali di conseguenza non si sono sempre mossi sullo stesso piano, a prescindere dalle varie declinazioni politiche e semantiche. Non a caso, la Democrazia Cristiana, partito che ha retto l&#8217;Italia neo-repubblicana per decenni, è stata proprio la palestra dentro la quale si è formata una cospicua dose dell&#8217;attuale classe dirigente. Una classe dirigente che in Italia come in Sardegna ha replicato i medesimi comportamenti di conservazione e di perpetuazione del potere. Clientelismi, assistenzialismi (e anche corruzione) sono stati gli unici strumenti possibili per tenere unita una nazione italiana che nella realtà si mostra invece diversa da territorio a territorio, sia culturalmente che economicamente. E probabilmente, se in epoca risorgimentale si fosse dato seguito alle osservazioni del federalista Carlo Cattaneo e di Giovanni Battista Tuveri, oggi le cose sarebbero diverse. Ma dobbiamo fare i conti con la realtà.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Non vedo tuttavia un Popolo Sardo che sgomita dietro al “socialismo reale”, è piuttosto un Popolo alquanto conservatore e dotato di una buona dose di conformismo, che purtroppo ben si sposa con quel modello di Stato di crispiana e giolittiana memoria. Un trend che può essere superato solo attraverso una riforma dello Statuto Autonomo, capace di fornire ai Sardi quegli strumenti di autogoverno e responsabilizzazione che proprio le forze centraliste hanno sempre osteggiato, sia per opportunismo, che per semplice ignoranza.<br />
E&#8217; anche in base a queste considerazioni che nacque la formula europeista e liberale di U.R.N. Sardinnya, certamente minoritaria nell&#8217;indipendentismo Sardo, ma, paradossalmente, quella che più ha influenzato diverse sigle politiche di questo ambiente negli ultimi 7 anni. Provengono infatti dal nostro gruppo alcune delle principali innovazioni che oggi fanno parte dell&#8217;indipendentismo attuale, e addirittura del sardismo contemporaneo (malgrado siano ancora lontani da ciò che noi auspichiamo).<br />
Che dire quindi sul “Manifesto per la Terza Repubblica”? Che servirebbe un “Manifesto per il Federalismo”, ma risulta difficile trovarlo nelle formazioni politiche italiane che ieri come oggi seducono e allontanano i Sardi da una concreta visione autonomista della Sardegna. E&#8217; questo è proprio uno dei limiti che contrassegnano l&#8217;autonomismo Sardo rispetto a quello di altre comunità autonome del nord Italia, per le quali il “rischio Grecia” viene secondariamente al rischio di omologazione linguistica, culturale e fiscale col resto della Repubblica.</p>
<p>Avremo certamente occasioni di dibattito attorno al comune interesse per la Sardegna.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Replica-di-P.-Vargiu-e-commento.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Lettera all&#8217;On. Pierpaolo Vargiu sulla tutela e la promozione della Sardegna</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/12/lettera-allon-pierpaolo-vargiu-sulla-tutela-e-la-promozione-della-sardegna/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2010 23:31:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Vargiu, Considerata la mediocrità di una certa sottocultura indipendentista che impedisce il dialogo con voi autonomisti, bisogna avanzare nel dialogo reciproco sulle tematiche che possono vederci uniti. Non nascondiamoci la realtà, un eventuale percorso riformista delle istituzioni dell&#8217;isola non si concluderà ovviamente in tempi brevi. Ma prima di capirne la necessità, bisogna osservare qual&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Mura-e-Gonone-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2244" title="Mura e Gonone - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Mura-e-Gonone-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="243" /></a>Caro Vargiu,</p>
<p>Considerata la mediocrità di una certa sottocultura indipendentista che impedisce il dialogo con voi autonomisti, bisogna avanzare nel dialogo reciproco sulle tematiche che possono vederci uniti.</p>
<p>Non nascondiamoci la realtà, un eventuale percorso riformista delle istituzioni dell&#8217;isola non si concluderà ovviamente in tempi brevi. Ma prima di capirne la necessità, bisogna osservare qual&#8217;è il tessuto sociale ed economico che dovrebbe essere interessato dalle grandi riforme che si intendono avviare.<br />
Lei ha già intrapreso diverse iniziative relative alla promozione di quel valore aggiunto chiamato Sardegna. Come esponente dei Riformatori Sardi, è stato infatti il primo firmatario di una legge per la tutela, la ricerca e la valorizzazione del patrimonio archeologico Sardo (con l&#8217;idea di istituire il <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/08/riformatori-sardi-nur-at-di-pierpaolo-vargiu/">NURAT</a>). Un DDL da perfezionare, ma che in questa legislatura precede persino i Sardisti nel tentativo di dare corpo ad una politica che esalti una delle caratteristiche del nostro territorio. Tornerò sul tema.<br />
Ma prima vorrei raccontarle qualche curioso aneddoto sul tessuto sociale di cui tanto si parla ma che poco si osserva con spirito critico.</p>
<p>Qualche giorno fa con amici abbiamo deciso di visitare il neonato acquario di Cala Gonone, presso Dorgali (NU).<br />
In precedenza abbiamo fatto sosta nel locale di una stazione di servizio (non dico quale).<br />
Entrandovi ho salutato, ma dalla cameriera – finta orba &#8211; non ho ricevuto alcuna risposta, se non da parte di una cliente occasionale trovatasi anch&#8217;essa di passaggio. Ho pensato: <em>“Che cortesia! Che ricettività! Se questa signorina vendesse bare, da domani non morirebbe più nessuno!”.</em><br />
Medesimo comportamento all&#8217;uscita. Ci sarà stato un lutto in corso?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Che generalizzare sia inopportuno è chiaro</span>, tuttavia mi domando: la cameriera avrà mai conseguito una qualifica in cui ha imparato a rapportarsi con la clientela? Oppure si è trattato dell&#8217;ennesima disgraziata che, in assenza di lavoro e di formazione, si è improvvista barista?<br />
Comunque sia, quella situazione era il prodotto di un tessuto economico tirato sù dalla politica all&#8217;acqua di rose.<br />
Quanti e quali partiti oggi si sono posti il problema dello sviluppo strutturale della ricezione turistica? Quali interventi la politica – nel territorio e nella scuola – ha avviato per migliorare le competenze nella gestione della qualità ricettiva? Ma sopratutto: la politica si è posta il problema?</p>
<p>Giunti all&#8217;acquario ho trovato (per essere generosi) 10 posti auto, a fronte di una pubblicità della struttura che in alcuni articoli si era spinta a parlare di attese per circa 100.000 visitatori annui (a meno che non avessero ecceduto negli zero&#8230;).<br />
Gli altri parcheggi si trovano in fondo alla strada: pochi. Quelli congestionati durante l&#8217;estate dal turismo abituale della spiaggia.<br />
Chi ha progettato un edificio da 5 milioni di euro ci aveva pensato? “Il pubblico” che ha partecipato al progetto ha vigilato?</p>
<p>L&#8217;acquario in sé, tralasciando i gusti personali che attengono al campo della soggettività, l&#8217;ho trovato nel bene e nel male un esempio ammirevole e da sostenere.<br />
Finalmente una iniziativa condotta anche da Sardi che si occupano di valorizzare il territorio, di lavorare per una struttura di qualità, multifunzionale (scienza/turismo), e con l&#8217;apporto della politica che ha ovviamente contribuito alla concretizzazione dell&#8217;opera. E bisogna ringraziare anche tutti i Sardi che con passione credono giorno dopo giorno nella scommessa (seguita dalla partnership genovese).<br />
Ma dentro? Il deserto. Sarà la stagione&#8230;<br />
Dove sono le scuole? Ci andranno certamente. Ma in quale misura e con quale frequenza?<br />
Provincia e Regione che fanno al riguardo?<br />
La politica regionale ha una visione quadro degli elementi da porre in essere nel territorio e nella scuola pubblica? Qual&#8217;è il livello di integrazione tra gli investimenti dell&#8217;ambito pubblico e la cittadinanza? La promozione è sufficiente? La politica ha capito che una volta che si è comprata la bicicletta bisogna anche pedalare?</p>
<p>Completando la visita tra le stanze dell&#8217;acquario, si giunge infine ad un negozio nel quale si possono acquistare souvenirs a tema. Tra questi, del merchandising targato col logo della struttura.<br />
In esso non uno straccio di richiamo alla Sardegna, alla sua lingua, al suo spessore ambientale, etc.<br />
Dov&#8217;è dunque il valore aggiunto? Che cosa rimane “di Sardo/della Sardegna” al turista che ha visitato il centro?<br />
Eppure poco vicino sostavano due responsabili della struttura, che tra loro parlavano in Sardo.<br />
Non ho quindi potuto fare a meno di notare l&#8217;assoluta &#8211; non integrazione &#8211; ma assimilazione del nostro contesto sociale con i crismi dell&#8217;italianità. Gli stessi crismi che magari, come Sardi, ci fanno ignorare e deprezzare il valore aggiunto determinato dalle nostre caratteristiche territoriali. In effetti, osservando meglio, in tutta la cartellonistica dell&#8217;acquario non c&#8217;era una sola indicazione bilingue (o trilingue, includendo l&#8217;inglese).<br />
Se nel Sud-Tirolo o in Val d&#8217;Aosta si fosse fatta qualcosa del genere, gli stessi politici &#8211; prima che i cittadini &#8211; si sarebbero costernati.</p>
<p>Passiamo oltre: ha presente il villaggio turistico di Palau denominato “Acapulco”?<br />
Si tratta di una dinamica similare. I gestori, non sapendo che in Sardegna non siamo affatto da meno in quanto a ricchezze (sia culturali che ambientali), hanno preferito sottostimarsi e puntare sul nome messicano. Quindi si preferisce utilizzare un “brand” esterno piuttosto che promuoverne uno nostro, del territorio. Ovviamente perdendo lo scopo di farne una perla internazionale, tanto quanto il riconosciuto nome delle Maldive, delle Hawaii, etc.<br />
Eh sì, “i Sardi hanno fatto l&#8217;Italia e sono morti per i Savoia”&#8230;Povero Giorgio Asproni! Se avesse potuto viaggiare nel tempo dal periodo risorgimentale ad oggi, avrebbe ricordato ai Sardi del nuovo millennio che ai suoi tempi dovette fare parecchie interrogazioni parlamentari per fugare l&#8217;ipotesi che la Sardegna venisse ceduta alla Francia&#8230;e proprio da quegli stessi “riconoscenti” Piemontesi il cui Stato si chiamava “Regno di Sardegna”.<br />
Qualche mese fa sul <em>Manifesto Sardo</em> mi è capitato di leggere un&#8217;articolo di Marcello Madau dal titolo “<a href="http://www.manifestosardo.org/?p=5442">Separatezza</a>”. Secondo l&#8217;ideologizzazione dell&#8217;autore, buona parte dei mali locali (nella fattispecie, a carico di quelli culturali ed ambientali), era da ritenersi opera del “capitalismo” e non degli italiani. Aggiungeva: <em>“Verrebbe da chiedere a Maninchedda se il paesaggio urbano di Tuvixeddu sia stato devastato dal colonialismo italiano o da capitalisti (peraltro Sardi)”.</em><br />
Non appena terminai di leggere tali righe mi venne in mente Attilio Deffenu, quando nel 1910 denunciava quanto parecchi politici ed intellettuali Sardi venissero colti da ideologie poco o nulla utili ai fini dello sviluppo della Sardegna.<br />
Madau non aveva tutti i torti: era egli stesso in torto! La colpa naturalmente non è solo degli italiani (come a noi natzionalisti piace ripetere) ma dei Sardi. Il punto è che se i Sardi non valorizzano il proprio territorio non è a causa di un “malvagio capitalismo” che gravita sopra le nostre teste, ma perché, molto semplicemente, la nostra società non ha sviluppato quegli strumenti legislativi ed attitenti alla formazione pubblica (pensiamo all&#8217;assenza dello studio della storia Sarda nelle nostre scuole) che avrebbero potuto far maturare nella popolazione la visione di un territorio NON periferia della più vasta nazione Italiana, ma protagonista della Sardegna, per la Sardegna.<br />
Le ho citato degli esempi comuni ma alquanto diffusi nelle mentalità corrente di parecchi Sardi, con le ovvie ricadute sulle scelte gestionali di migliaia di piccole imprese della nostra isola.<br />
Ebbene, tornando al NURAT, in esso c&#8217;è una piccola componente di queste dinamiche: Atlantide infatti è un mito commercialmente affermatosi essenzialmente all&#8217;estero.<br />
Eppure l&#8217;applicazione del mito in economia non ha certo impedito (come nel caso della presunta isola di Atlantide vista nell&#8217;isola di Santorini, o <em>Thera</em> in greco antico) lo sviluppo e la costante affermazione del turismo culturale sulle antichità elleniche del Governo di Atene.<br />
Il mito non si è frapposto alla realtà, non ne è stato un antagonista.<br />
In quest&#8217;ottica non è dunque apocrifo parlare dello studio di un mito come quello di Atlante ma anche di tutela, studio e promozione della Civiltà Nuragica (o Shardana).<br />
Ciononostante la scrittrice Sarda Michela Murgia ha visto nel NURAT (l&#8217;istituto che dovrebbe studiare il mito di Atlantide ma anche i “nuragici”) lo stesso gap di valorizzazione che abbiamo nei confronti delle nostre ricchezze rispetto ai miti od ai valori esterni che, invece, tenderemmo a promuovere in conto terzi. Pensiamo, più concretamente, alle visioni fenicio/romano-centriche di una considerevole parte dell&#8217;archeologia Sarda.<br />
Probabilmente, vista la mole di critiche sulla vostra proposta, sarebbe opportuno dare più risalto nel NURAT al nostro patrimonio monumentale piuttosto che allo studio del mito. Onde limitare la serie di opinabili critiche giunte ai Riformatori in materia.<br />
Il DDL dovrebbe inoltre superare alcuni problemi di incostituzionalità che solo con le grandi riforme istituzionali potrebbero essere affrontati, pensiamo infatti alla necessità di trasferire dallo Stato centrale alla Regione l&#8217;opportunità di amministrare direttamente i Beni Culturali o, più concretamente di oggi, la programmazione scolastica.</p>
<p>In sintesi, la Sardegna davanti a sé non ha solo il problema dei costi standard rispetto ai limiti di spesa imposti da Roma o l&#8217;incombente voragine sanitaria, ha prima di tutto un&#8217;assenza di formazione e consapevolezza territoriale circa le potenzialità che proprio le riforme istituzionali dovrebbero sprigionare.<br />
Occorre preparare il terreno.<br />
Nella nostra terra non sappiamo fare sistema. Soprattutto, non capiamo che proprio <span style="text-decoration: underline;">l&#8217;identità costituisce il valore aggiunto</span>.<br />
A tale proposito proponiamo che la Sardegna sviluppi un brand omogeneo – “Made in Sardinia” a parte &#8211; che qualifichi ogni elemento produttivo, culturale ed ambientale dell&#8217;isola a partire dal settore primario fino al terziario.<br />
La politica si dovrebbe far carico dell&#8217;istituzione di questo brand. Il marchio dovrebbe essere comprensivo di un logo attinente a degli elementi territoriali (i 4 Mori od un monumento/manufatto Sardo); dovrebbe poter contenere almeno una parola in Lingua Sarda e dovrebbe poter essere periodicamente promosso su stampa e tv internazionali attraverso un&#8217;efficiente copertura finanziaria onde garantirne un efficace investimento d&#8217;immagine.<br />
Il marchio dovrebbe essere apposto su ogni impresa (artigianale, gastronomica, cooperativistica, culturale, ricettiva, etc.) che abbia ricevuto un finanziamento pubblico per la sua attivazione.<br />
Inoltre il marchio dovrebbe potersi estendere anche a tutte quelle imprese a capitale interamente privato che ne facciano richiesta, entrando così in quel circolo virtuoso dei benefici dati dalla promozione pubblica che la Sardegna, attraverso il suo brand, dovrebbe incentivare.<br />
Alla politica il compito di definire le modalità di attuazione &#8211; anche in relazione alla normativa sulla libera concorrenza UE &#8211; circa i caratteri dell&#8217;iniziativa da intraprendere.</p>
<p>Però vede, ognuno può avere le migliori idee di questo mondo, ma servono gli strumenti per realizzarle con più efficacia di quanto non possa fare l&#8217;attuale classe politica. In tempi non sospetti avvisammo l&#8217;indipendentismo dell&#8217;avvento di PD e PDL nel tentativo di non arrivare impreparati: tempo perso. Oggi il bipolarismo torna a mutare pelle, ma la necessità di ragionare con la nostra testa non è mai venuta meno: i riformisti devono unirsi, purché a debita distanza da un ennesimo progetto &#8220;demosardista&#8221;.</p>
<p>A quando il Partito Nazionale Sardo?</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione e Buone Feste!</p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Lettera%20a%20Vargiu.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Articolo correlato: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/11/volkswagen-in-sardegna-il-riccio-di-alghero-e-michela-murgia-riflessioni-di-politica-commerciale/">Volkswagen in Sardegna, il riccio di Alghero e Michela Murgia &#8211; Riflessioni di politica commerciale</a>.</p>
<p>L&#8217;Assessore al Turismo Crisponi rilancia l&#8217;idea di U.R.N. Sardinnya del marchio omogeneo del territorio: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/12/lassessore-al-turismo-crisponi-rilancia-lidea-di-urn-sardinnya-del-marchio-omogeneo-per-il-territorio/">Vedi</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Riformatori Sardi: NUR.AT &#8211; Di Pierpaolo Vargiu</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 12:42:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Lettori, Senza considerazioni al riguardo, per le quali torneremo sul tema, riceviamo e pubblichiamo dall&#8217;On. Pierpaolo Vargiu, la proposta dei Riformatori Sardi per l&#8217;incremento delle iniziative volte allo studio ed alla promozione della civiltà Nuragica e del mito di Atlante. Invitiamo a prendere visione del preambolo argomentativo della proposta di legge: PDF. Redazione SANATZIONE.EU]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pierpaolo-Vargiu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1788" title="Pierpaolo Vargiu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pierpaolo-Vargiu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>Cari Lettori,</p>
<p>Senza considerazioni al riguardo, per le quali torneremo sul tema, riceviamo e pubblichiamo dall&#8217;On. Pierpaolo Vargiu, la proposta dei Riformatori Sardi per l&#8217;incremento delle iniziative volte allo studio ed alla promozione della civiltà Nuragica e del mito di Atlante.</p>
<p>Invitiamo a prendere visione del preambolo argomentativo della proposta di legge: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-NURAT.pdf">PDF</a>.</p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU<br />
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