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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; parigi</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Angioy, un&#8217;avventura sarda &#8211; Intervista alla saggista Adriana Sabouret</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2026 05:55:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Adriana Valenti Sabouret è la protagonista della riscossa storiografica della Sardegna. Il suo lavoro ed i suoi libri hanno incredibilmente svelato decenni di inerzia attorno alle vicende avvenute tra Parigi e l&#8217;isola sulla fallita rivoluzione sarda e gli eventi di portata internazionale che la riguardarono, tra Settecento ed Ottocento. Per oltre due secoli in Francia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;">Adriana Valenti Sabouret è la protagonista della riscossa storiografica della Sardegna.</span><br />
<span style="color: #0000ff;">Il suo lavoro ed i suoi libri hanno incredibilmente svelato decenni di inerzia attorno alle vicende avvenute tra Parigi e l&#8217;isola sulla fallita rivoluzione sarda e gli eventi di portata internazionale che la riguardarono, tra Settecento ed Ottocento.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Per oltre due secoli in Francia sono rimasti depositati importanti documenti che testimoniano i rapporti diplomatici, politici e di intelligence intercorsi tra i protagonisti di quei moti, il governo francese e la società parigina, inerenti la lotta al feudalesimo e al potere sabaudo. Una battaglia evolutasi sino all&#8217;idea di creare un&#8217;autentica repubblica sarda, ma tramutatasi in esilio per Giovanni Maria Angioy e la sua cerchia.</span><br />
<span style="color: #0000ff;">Diverse le iniziative di presentazione del lavoro di Sabouret già intraprese, tra cui quella al Circolo Culturale “Sardegna” di Monza, e quelle nelle città di Sassari e Bono.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ne parliamo con l&#8217;autrice, a cura di Adriano Bomboi e Gianraimondo Farina.</span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/06/Angioy-in-Paris-SaNatzione-Cover-online.png"><img class="aligncenter size-full wp-image-20397" title="angioy-in-paris-sanatzione-cover-online" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/06/Angioy-in-Paris-SaNatzione-Cover-online.png" alt="" width="605" height="412" /></a></p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">- Quando pensiamo al tramonto di Giovanni Maria Angioy, una vecchia bibliografia ci ha abituati a pensare ad un uomo perito in esilio e in solitudine. </span></em><br />
<em><span style="color: #0000ff;">Cosa accadde realmente?</span></em></p>
<p>Allorché Angioy ottenne il passaporto per la Francia, che gli fu rilasciato dalla Repubblica di Genova, era un uomo di quarantadue anni già provato dagli eventi della Sarda rivoluzione conclusisi con la sua fuga dall’Isola.<br />
Giunto a Parigi dopo varie soste in Italia e nel sud della Francia, divenne il responsabile dei rifugiati politici sardi in Francia. Il Direttorio gli concesse un assegno da capo dei patrioti sardi, assegno che gli bastava appena per sopravvivere. A Parigi, Angioy non cessò di redigere memoriali per chiedere al Direttorio e a Napoleone Bonaparte un intervento militare in Sardegna al fine di abbattere il feudalesimo e la monarchia per costituire una Repubblica sarda sotto il protettorato francese.<br />
Intessè e rinforzò altresì relazioni diplomatiche e politiche con personaggi di spicco come Talleyrand, Coffin, Ginguené… Nel frattempo, gli giungevano dalla Sardegna drammatiche notizie come il fallimento dell’audace impresa del sacerdote di Torralba Francesco Sanna Corda, cappellano della madre di Napoleone, e del notaio cagliaritano Francesco Cillocco. Entrambi furono trucidati e perirono come martiri.<br />
L’amarezza per la feroce repressione sabauda dei suoi seguaci ad opera del giudice Giuseppe Valentino in Sardegna era grande e contribuì a rendere tristi i suoi ultimi anni di vita.<br />
A Parigi, Angioy visse in armonia con la maggior parte dei rifugiati sardi nella capitale francese. Aiutò finanziariamente personaggi come il grande professore in medicina nativo di Arbus Pietro Antonio Leo.<br />
Fu a sua volta aiutato da una giovane vedova francese, Catherine Dupont, che gli anticipò molte spese di vitto, alloggio, medicinali e fatture infermieristiche, senza dimenticare i costi del suo funerale e della sua tomba, sempre da lei sostenuti.<br />
Non mancarono momenti difficili e cocenti delusioni.<br />
Angioy morì sereno ma allettato e reso cieco dalla malattia. Le sue ultime parole furono dedicate alla sua amata Sardegna.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">- Proprio su questi temi, il suo libro &#8220;Rivoluzionari sardi in Francia&#8221; è un capolavoro di aggiornamento storiografico sulla &#8220;sarda rivoluzione&#8221; e sul tramonto, in terra francese, dei personaggi che la animarono. </span></em><br />
<em><span style="color: #0000ff;">Uno degli uomini chiave, che funse da raccordo coi nostri connazionali, fu indubbiamente Antoine Coffin. Che ruolo ebbe in quegli eventi?</span></em></p>
<p>Ringrazio, innazitutto, per il lusinghiero apprezzamento sul mio saggio. E anche per aver evocato un personaggio, Antoine François Constantin Joseph Coffin, di cui sarebbe bello saperne di più. Fu Console francese a Cagliari, ammirò e strinse legami di amicizia con Giovanni Maria Angioy, al punto da diventarne l’esecutore testamentario. Molto attivo nella vita politica francese, fu oggetto di una campagna denigratoria, in quanto giacobino, volta a distruggergli la carriera.<br />
Coffin, che aveva conosciuto bene la Sardegna, perorò la causa di Angioy e dei suoi seguaci, redigendo un Memoriale che ho rinvenuto presso gli archivi della città di Lyon, negli incartamenti del cardinale Fesch, zio di Napoleone Bonaparte, insieme al Memoriale di Francesco Sanna Corda.<br />
Ritroviamo le tracce di Coffin, come preannunciato, nel testamento di Angioy che lo definisce suo amico e lo prega di accettare, quale suo ricordo, un diamante del valore di settantadue franchi.<br />
Angioy, alla sua morte, lasciò alla vedova Catherine Dupont tutte le sue carte che la donna fece recapitare all’esecutore testamentario Coffin.<br />
Quest’ultimo, tuttavia, si spense nello stesso anno &#8211; il 1808 &#8211; a soli 39 anni, appena 9 mesi dopo la morte di Angioy. E nulla sappiamo della sorte delle preziose carte angioyane.<br />
Il 2 marzo del 1808 Coffin dedicò al suo amico sardo un commosso e vibrante elogio che traduco dal francese: «<em>Signore</em> &#8211; scriveva rivolgendosi al redattore del “Courrier de l’Europe et des spectacles“- <em>ho appena perso un amico sincero, la società un uomo virtuoso, la Sardegna un distinto cittadino, che ha sacrificato i suoi beni e la sua vita per migliorare la sorte della sua Patria</em>».<br />
Per concludere, Coffin fu uno dei personaggi-chiave che introdusse Angioy in Francia, insieme ai “cittadini“ Belleville, Faypoult, Ginguéné, Jacob, Laurier, Guys, Thainville, Saliceti, Pietri e parecchi altri. Tutti loro si fecero garanti presso la Repubblica francese, del grande senso civico di Angioy, degl’immensi sacrifici che aveva prodigato per la Sardegna, al fine di procurare la libertà alla sua amata patria.<br />
Senza il sostegno e l’appoggio di tali personaggi, la vita di Angioy e degli altri esuli a Parigi sarebbe stata ancora più grama.<br />
Alla morte del capo carismatico della Sarda rivoluzione, Catherine Dupont dichiarò di aver inviato la partecipazione di morte contenente l’invito a partecipare ai funerali e alla sepoltura di Angioy, ai numerosi “ministri“ che gli avevano recato visita durante la malattia e l’agonia. Fra questi, il nome di Coffin avrà senza dubbio spiccato.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">- Segnaliamo che in questo periodo arriva la sua ultima fatica letteraria, cosa ci attende nel nuovo libro?</span></em></p>
<p>Il mio nuovo romanzo è la storia di Pietro Antonio Leo, un bambino precoce e di raro acume che, grazie alla sua intelligenza e alla forza di volontà, trascese le tradizioni agricole dei genitori e di Arbus, per assurgere a professore di Medicina nella Cagliari sabauda.<br />
Il romanzo, come indicato dal titolo, illustra i viaggi da lui compiuti “in continente“ e in Francia, tracciando la storia dei progressi medici in epoca illuminista.<br />
Nel romanzo, l’intimo incontra la storia poiché ogni notizia è il frutto di ricerche storiche archivistiche.<br />
Numerosi i temi affrontati come l’amicizia, l’amore, la libertà, i conflitti interiori, la medicina, il progresso sociale&#8230;<br />
Il libro contiene la descrizione delle molteplici città visitate dal Leo, ma il paesaggio principale è quello dell’anima che ho esplorato tentando di fornire un’interpretazione della condizione umana.<br />
Mi auguro di aver saputo dosare il lirismo e la verità storica per offrire una piacevole lettura a chi desidererà accostarvisi.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">- Facciamo un passo indietro, in che modo è venuta a contatto per la prima volta con la Sardegna?</span></em></p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Il mio primo contatto fisico con la Sardegna risale al 2007, data di un viaggio alla scoperta dell’isola che mi incantò istantaneamente. Provai la sensazione ambivalente di scoprire un luogo nuovo con un’anima antica, un’anima che mi combaciava alla perfezione. La Sardegna piacque anche alla mia famiglia e, da allora, tornammo ogni anno fino a fissarci ad Alghero. Dal punto di vista letterario, lessi molti libri sulla Sardegna, classici e contemporanei, ne studiai la storia, visitai anche e soprattutto i luoghi studiati e non battuti dai sentieri turistici.<br />
Così, dal 2007, la Sardegna fa parte integrante della mia vita: mi informo, ne scrivo, frequento amici sardi. A Parigi, partecipo attivamente alla vita dell’associazione Sardos in Paris con cui co-organizzo eventi relativi alle mie ricerche; naturalmente, partecipo alle loro interessanti manifestazioni culturali il cui scopo è creare un ponte fra l’Isola e la Francia.<br />
In Sardegna, sono legata a molte altre associazioni, fra le quali Assemblea Natzionale Sarda che ha molto a cuore la Sarda rivoluzione.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">- Torniamo ad Angioy: ritiene plausibile un futuro ritrovamento della tomba di Angioy? Come si è sviluppata sinora la sua ricerca storica negli archivi francesi?</span></em></p>
<p>Considerando il numero di anni che ho dedicato alla ricerca della sepoltura di Angioy, mi sento in grado di dire che il ritrovamento della tomba di Angioy sarebbe quasi un evento miracoloso.<br />
Ciò che posso affermare, invece, alla luce dei documenti rinvenuti e delle ricerche effettuate, è che Giovanni Maria Angioy non fu mai sepolto al Père-Lachaise, in quanto esistono i registri cimiteriali per l’anno 1808.<br />
Data l’area geografica parigina in cui si spense, il cimitero di riferimento potrebbe essere Montmartre, ma i registri di quest’ultimo cominciano solo a partire dal 1825.<br />
La mia ricerca storica si è effettuata in forma del tutto personale e volontaria.<br />
Gli Archivi, le biblioteche, i registri parrocchiali e cimiteriali da me visitati e interrogati sono molto numerosi e indicati proprio nella bibliografia del mio saggio “Rivoluzionari sardi in Francia. Personaggi e documenti“.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">- In mancanza della salma dell&#8217;Alternos, sarebbe opportuno portare a Parigi eventi come &#8220;In sos logos de Angioy&#8221;? E a suo avviso in che modo le vicende del nostro celebre esule potrebbero essere valorizzate dal mondo dell&#8217;emigrazione sarda?</span></em></p>
<p>Sì, ritengo che iniziative come “In sos logos de Angioy“ troverebbero a Parigi un luogo assolutamente adatto, poiché sia Angioy che molti altri esuli sardi, suoi amici e seguaci, vi vissero gli ultimi anni di vita, agendo per la Sardegna, e vi morirono.<br />
Il mondo dell’emigrazione sarda va coinvolto &#8211; proprio come i sardi che vivono ancora nella propria isola &#8211; in tutte le iniziative concernenti la memoria storica della Sarda rivoluzione. Celebrazioni, eventi letterari, festeggiamenti per Sa Die de Sa Sardigna, convegni&#8230;dovrebbero coinvolgere tutti i Circoli e le Associazioni sarde sparse nel mondo in modo da mantenere viva la memoria storica della Sardegna anche fra le nuove generazioni.</p>
<p><em><span style="color: #0000ff;">- Ritiene che il pensiero ed il movimento angioyano possano essere d&#8217;attualità per la Sardegna e l&#8217;Italia del presente?</span></em></p>
<p>Domanda molto stimolante, grazie.<br />
Benché l’attualizzazione di un pensiero e movimento del passato risulti spesso operazione difficile da realizzare, ritengo che, nel caso di Angioy e dei suoi seguaci, sia<br />
possibile.<br />
Studiando il Memoriale del capo carismatico della Sarda rivoluzione, sono sempre stata colpita da una sua citazione che vi sintetizzo: <em>«La Sardegna ben amministrata sarebbe uno degli Stati più prosperi d’Europa.»</em><br />
Ai tempi di Angioy, ciò significava che, malgrado le numerose risorse dell’Isola vantate<br />
nello stesso Memoriale del 1799, il feudalesimo ostacolava lo sviluppo dell’agricoltura, dell’industria e del commercio, opprimendo il popolo.<br />
Ai nostri giorni, è possibile continuare ad affermare che la Sardegna possieda grandi risorse che andrebbero rispettate, curate e valorizzate tramite una maggiore conoscenza dell’Isola, dei suoi abitanti e delle loro esigenze e priorità.<br />
Traslando la riflessione su un piano più prettamente morale, il valore di giustizia sociale e di uguaglianza che tanto preoccupavano Angioy, rimangono temi attuali e dibattuti nel cuore della politica, direi anche mondiale. La stessa critica al governo che attribuiva gl’impieghi di lavoro più prestigiosi ai piemontesi potrebbe essere comparata al nepotismo che affligge la politica odierna.<br />
L’amore, l’abnegazione che Angioy e i suoi seguaci mostrarono alla Sardegna e ai sardi, sacrificando le famiglie, il benessere morale e materiale e le loro stesse vite, sono valori che ancora oggi ammiriamo.<br />
Angioy e la maggior parte dei suoi sodali lottarono per una classe sociale a cui non appartenevano, avendo come scopo il progresso della Sardegna.<br />
Considero quindi il pensiero angioyano estremamente moderno e applicabile oggi, momento storico in cui si desidera più che mai una classe politica sensibile, attenta ai bisogni del popolo e mirante al progresso sociale del Paese.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/06/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Intervista-ad-Adriana-Valenti-Sabouret.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Celebrazione angioyana a Parigi</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Apr 2026 20:00:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si è tenuto a Parigi, presso il cimitero di Père-Lachaise, un omaggio al patriota sardo Michele Obino, ed agli eroi della “sarda rivoluzione” contro l&#8217;oppressione feudale e sabauda del 1796, morti esuli e rifugiati in Francia. Per l&#8217;evento si è esibito il tenore Luca Sannai dell’Opéra national de Paris. Un lavoro di riscoperta e valorizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/ANSP.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20283" title="ansp" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/ANSP.jpg" alt="" width="605" height="454" /></a></p>
<p>Si è tenuto a Parigi, presso il cimitero di Père-Lachaise, un omaggio al patriota sardo Michele Obino, ed agli eroi della “sarda rivoluzione” contro l&#8217;oppressione feudale e sabauda del 1796, morti esuli e rifugiati in Francia.<br />
Per l&#8217;evento si è esibito il tenore Luca Sannai dell’Opéra national de Paris.</p>
<p>Un lavoro di riscoperta e valorizzazione storico-culturale portata avanti dall&#8217;impegno di Adriana Valenti Sabouret, con la collaborazione dell&#8217;Assemblea Nazionale Sarda.</p>
<p>Al seguito, l&#8217;intervento sull&#8217;emigrazione di Gianraimondo Farina, vicepresidente del circolo culturale sardo di Monza; Università Cattolica del Sacro Cuore, Dipartimento di studi storici e filologici.</p>
<p>Quel 1796 sardo fra rivoluzione, esilio ed emigrazione.</p>
<p>In sardo vi sono due termini che rendono molto bene i concetti di emigrazione. Entrambi validi e pertinenti. Il primo, naturalmente, emigratzione, più dolce, più accettabile. Indica, sostanzialmente, il “migrare” dalla tua terra, per poi, magari, in un futuro, tornarci.  E’, questa, anche, una connotazione economica. Diversa e più profonda è, invece l’altra accezione, riferita al termine disterru, molto in voga nella cultura e nella poesia sarda.  Termine in cui emerge chiaramente l’allocuzione alla recisione di ogni legame con la terra di origine.  Dis-terru, “fuori”, via dalla tua terra.   Termine più appropriato ad un distacco reale, ad un esilio, piuttosto che ad un’emigrazione strictu sensu economica. Si emigra per avere migliori opportunità di vita e di lavoro. Si và in esilio per motivi politici, per non più tornare. Portandosi seco il ricordo della Patria. Sempre più lontano, sempre più sbiadito ed intriso di nostalgia.<br />
Ecco il punto. Per cui, da ricercatore e cultore di Storia Economica, nonché da vicepresidente del Circolo Sardegna di Monza, Concorezzo e Vimercate, su invito della carissima amica e scrittrice Adriana Valenti Sabouret, dell’Assemblea Natzionale Sarda e dell’Associazione Sardos in Paris, che ringrazio, ho avuto l’onore quest’anno di svolgere la mia allocuzione storica su Sa Die de Sa Sardigna nel celebre cimitero monumentale di Parigi del Père Lachaise. Con queste mie righe che saranno lette sulla tomba di don Michele Obino, sacerdote, seguace ed amico di Giovanni Maria Angioy, esule e patriota sardo, il cui luogo di sepoltura è rimasto dimenticato per quasi due secoli dalla sua morte, avvenuta nel 1839. Ci sono volute la caparbietà, la sagacia e la determinazione di una donna, scrittrice e ricercatrice siciliana come Adriana Valenti Sabouret, sollecitata dallo stimato sociologo santulussurgese Niccolò Migheli, a “riportare in luce” la sua vicenda, scoprendone, quasi per caso e fortuitamente, il luogo di sepoltura. Salvato da un albero. Dentro il Père Lachaise. Giacché le ricerche sulla tomba di Angioy a Parigi, sebbene proseguano, da parte di Adriana, sembrano, ormai, aver assodato un punto di non ritorno: l’agognata sepoltura dell’Alternos, del Padre della Sardegna moderna, sarà difficile da trovare. La strada praticata da Adriana, sulle orme dei precedenti studi, su tutti, di Carlino Sole e Vittoria Del Piano, ci ha portato, da storici e sardi, a concludere che Giovanni Maria Angioy morì esule a Parigi il 23 febbraio 1808 presso la pensione di madame Catherine Dupont di Arces-sur-Gironde, residente a Parigi, che lo ospitò per ben nove anni, da emigrato e rifugiato. Adriana è riuscita a documentare tutto, giungendo anche al penultimo epilogo dell’esperienza terrena di Angioy, il suo funerale, celebrato nella famosa basilica di Saint Germain l’Auxerrois, a due passi dal Louvre. La chiesa dei re di Francia, luogo dell’ultimo transito terreno del capo dei patrioti sardi ribelli, emigrati ed esuli.</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Ora, è sintomatico che, per ricordare il 28 Aprile, Sa Die de Sa Sardigna, Parigi ed i sardi la celebrino al cospetto della ritrovata tomba di don Michele Obino, sacerdote e patriota, fidato amico di Angioy. E’ un onore, pertanto, per il sottoscritto, redigere queste poche note.  Note in cui, oltre all’aspetto storico ed alla valenza centrale della Sarda Rivoluzione, mi piacerebbe riprendere il discorso sulla grande riflessione inerente la dicotomia fra esilio ed emigrazione/ disterru. Che, per noi sardi emigrati, non è “lana caprina”.  Dopo gli amici “Sardi del Quebec”, il Circolo Cuturale Sardegna di Monza, è il secondo circolo dell’emigrazione sarda nel mondo a rendere concreto omaggio alla tomba “simbolo” de Sa Sarda Rivolutzione.<br />
E’ importante, poi, che questo avvenga dopo l’intervento politico ed istituzionale dell’ANS- Assemblea Nazionale Sarda e la deposizione dei fiori da parte della Corona de Logu. Questo perché il mondo dell’emigrazione dovrebbe iniziare a riappropriarsi, decisamente e con coraggio, de Sa Die, che non è una festa “contro” qualcuno e “contro” qualcosa.  Sa Die è una ricorrenza “per”.</p>
<p>Innanzitutto, il 2026 assume valore per un anno, il 1796.  Due anni prima, 28 Aprile 1794, la cacciata dei funzionari piemontesi. Due anni dopo, 28 febbraio 1796, l’ingresso di Giovanni Maria Angioy a Sassari, mandato dal viceré per “tenere sotto controllo” il “Capo di Sopra” ed, invece, finito con il capeggiare ulteriormente la rivolta. Quel 1796 che, se in Sardegna, assume, appunto, i connotati politici della ribellione aperta prima al sistema feudale e, poi, alla monarchia sabauda, la cui repressione sarà durissima, nella penisola, per i sardi reduci, avrà i connotati dell’emigrazione e dell’esilio. Per la prima volta.  Angioy ed i suoi lasceranno la Sardegna, prima da emigrati, con l’intento, quindi, di ritornarci “sulla forza delle armi” francesi e, poi, svanita ogni speranza per la Sardegna, da esuli.  Perché, è bene ricordarlo, per noi sardi d’ Oltremare, queste due parole assumono un significato profondo e, spesso, intrinsecamente, collegato fra loro. Furono emigrati, certamente, Angioy, Obino, Mundula, Leo, Simon, Sanna Corda, Cillocco: il drappello di rifugiati sardi partiti “post” quel fatidico 1796.  O, meglio, quel giugno 1796, in cui il “sogno” angioyano, tradito, s’infrangeva e lui sarà costretto, con pochi suoi seguaci, a salpare definitivamente dalla Sardegna. Obino lo raggiungerà tre anni più tardi. A Parigi.  Angioy, giudice della Reale Udienza, alto magistrato del Regno di Sardegna, fino a quel momento   non aveva lasciato mai l’isola. Lo farà una volta per tutte, prendendo la via, prima, dell’emigrazione, nel resto della penisola italiana, “rincorrendo” Napoleone per perorare la causa isolana. Emigrazione si, perché l’Alternos, e con lui, quasi tutti i fuoriusciti, credevano che sarebbero ritornati sotto la protezione francese. E’ bello e significativo ricordare Angioy emigrato e fuoriuscito a Milano, nei primi e tumultuosi tempi della Cisalpina. Ma è altrettanto emblematico di come, falliti anche i tentativi di recarsi a Torino, quell’emigrazione, nel fatidico 1796, si tramuterà in esilio. Per sempre. E lo diverrà rocambolescamente. Da Casale Monferrato.  Angioy, ormai sotto controllo della polizia sabauda, riuscirà ad evadere dal convento agostiniano di quella città protetto dai suoi fedeli bonesi, don Felice Mulas Rubatta, cognato acquisito e gli allora giovani Salvatore Frassu (futuro sacerdote, parroco di Benetutti e canonico della Cattedrale di Oristano, nonché memoria di quegli eventi) ed Emanuele Crobu, futuro sindaco di Bono ed, al momento, segretario particolare di Angioy.  Per trasferirsi in Francia, a Marsiglia, assieme ad una lettera di raccomandazione per lui del Ministero delle Relazioni Estere francese a quello della Polizia generale di Parigi, in cui Angioy è definito come “cittadino rifugiato”.</p>
<p>E’ questo il momento “cruciale”, ben colto dalle scoperte recenti di Adriana Valenti Sabouret, in cui la Sarda Rivoluzione, da mero fatto “localistico” sardo e/o della penisola italiana, diventa, nel suo piccolo, una questione di respiro internazionale. Con il passaggio decisivo di Angioy da semplice emigrato e/o fuoriuscito a “cittadino rifugiato” ufficiale in Francia. Grazie, appunto, alla scoperta, da parte della Sabouret, del citato passaporto. Il 1796, la Sarda Rivoluzione, i concetti di emigrazione ed esilio, assumono, quindi, una nuova valenza anche agli occhi dei sardi di oggi. Dove, senza retorica, le “battaglie” del mondo dell’emigrazione, scevre da mere questioni “di bottega”, devono sempre essere battaglie politiche e sociali.  Per il bene della Sardegna e delle comunità dei sardi e delle loro famiglie emigrate. Ed è questo agire e pensare “in senso comunitario” che ha sempre contraddistinto il nostro essere sardi fuori. E che quegli esuli e patrioti del 1796, al seguito di Angioy, avevano ed, in gran parte, poi non rinnegarono.</p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2026/04/URN-Sardinnya-Cultura-e-Sotziedade-Celebrazione-angioyana-a-Parigi.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Il commento: Da Beirut a Parigi, due giorni di sangue della diplomazia</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2015 15:08:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Perché attaccare Parigi? Possiamo solo osservare le vicende di politica estera che hanno condotto al massacro di venerdì 13: la Francia aveva in agenda l&#8217;imminente visita di Hassan Rohani, presidente dell&#8217;Iran, mentre tra il 15 e 16 novembre in Turchia è previsto il G20, in cui si parlerà del tema siriano. Dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Hollande-F.-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12846" title="Hollande F. - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Hollande-F.-URN.jpg" alt="" width="605" height="435" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Perché attaccare Parigi? Possiamo solo osservare le vicende di politica estera che hanno condotto al massacro di venerdì 13: la Francia aveva in agenda l&#8217;imminente visita di Hassan Rohani, presidente dell&#8217;Iran, mentre tra il 15 e 16 novembre in Turchia è previsto il G20, in cui si parlerà del tema siriano.<br />
Dopo gli attentati terroristici costati la vita a 128 persone, Rohani ha cancellato la sua visita di Stato, mentre il presidente francese Hollande rinuncerà al G20 (che in sua vece verrà rappresentato da Michel Sapin e Laurent Fabius, responsabili dei dicasteri alle finanze ed agli affari esteri).</p>
<p>Sul piano internazionale abbiamo dunque un Iran che prosegue nella sua politica di mutuo avvicinamento diplomatico all&#8217;occidente (seguito agli accordi sul nucleare dei mesi scorsi), mentre si è determinato un avvicinamento tra Ankara e l&#8217;Arabia Saudita. In particolare il piano in agenda da parte della Turchia prevederebbe la creazione di una zona cuscinetto, al nord del Paese, verso la Siria, pattugliata da migliaia di soldati. E&#8217; altrettanto chiaro che nell&#8217;evoluzione del contesto siro-iracheno la Turchia guarda con sfavore al protagonismo di Teheran e vede nelle componenti territoriali soggette a presenza curda una minaccia alla propria integrità territoriale, temporaneamente mitigata, ma non cancellata, dalla recente vittoria elettorale di Erdogan alla guida dell&#8217;ex impero Ottomano.</p>
<p>Dal canto suo la Francia è l&#8217;unico Paese dell&#8217;Europa continentale (dopo la Gran Bretagna) ad aver avviato bombardamenti mirati in Iraq e Siria; gli attentati di Parigi, compiuti da personale evidentemente specializzato, non possono essere ricondotti ad isolati simpatizzanti dell&#8217;ISIS ma a veri e propri “foreign fighters”, magari dotati pure di passaporto francese, con potenziali regie politiche in Asia minore. Questa prospettiva rappresenta un classico dilemma dell&#8217;intelligence occidentale, per la materiale impossibilità di fermare un fenomeno di guerriglia a bassa intensità, basato su un nemico invisibile, la cui rappresaglia si determina in atti terroristici dal vasto clamore mediatico. In Francia non si assisteva ad un attacco simile dal 1961, quando nel corso del conflitto d&#8217;Algeria l&#8217;<em>Organisation armée secrète</em>, che si batteva per impedire l&#8217;indipendenza di Algeri dall&#8217;ormai disimpegno francese, costò la vita a 28 persone. Mentre il più grave attentato dell&#8217;ultimo decennio sul suolo europeo rimane quello avvenuto alla stazione di Madrid nel 2004, con ben 191 morti ed oltre duemila feriti, che comportò l&#8217;indiretta caduta dell&#8217;allora governo Aznar.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />I fatti di Parigi seguono la strage di Beirut di giovedì scorso, dove degli attacchi kamikaze hanno provocato 43 morti ed oltre duecento feriti nel quartiere sud della capitale, roccaforte sciita di Hizb&#8217;Allah, il movimento politico e paramilitare impegnato nel conflitto siriano in difesa di Assad. Da notare come in entrambi i casi, a distanza di 24 ore l&#8217;uno dall&#8217;altro, gli assalitori abbiano evitato obiettivi istituzionali, puntando direttamente ai civili, per incrementare l&#8217;ondata di panico.<br />
Viene da chiedersi se quest&#8217;ultimo grave attentato dimostri la fine dell&#8217;equilibrio scaturito dai vecchi accordi di Doha, quando tutte le fazioni interne (ed esterne) del Libano trovarono un compromesso per la stabilità del governo e la pace del Paese. E pone inoltre diversi interrogativi sulla posizione saudita, che a difesa dei confini libanesi donò la somma di un miliardo di dollari a favore dell&#8217;esercito di Stato.</p>
<p>Entrambi gli attentati potrebbero essere una risposta ai duri colpi ricevuto dallo Stato Islamico a seguito dell&#8217;intervento russo (e Mosca ha pagato anche con l&#8217;attentato al volo di linea accaduto in Egitto), mentre USA, Regno Unito e Francia hanno incrementato il numero di obiettivi dell&#8217;ISIS finiti sotto attacco, fra cui, probabilmente, il noto “Jihadi John”, responsabile di vari macabri video-messaggi recanti delle decapitazioni.<br />
Verosimilmente, il trasversale impegno della comunità internazionale contro l&#8217;islamismo nero rappresenta la difficile ricerca di una soluzione per la crisi mediorientale, in cui ogni protagonista persiste nel tutelare le proprie posizioni facendo timide concessioni alla controparte. Ed è in quest&#8217;ottica che probabilmente la Russia ha convinto Assad ad annunciare le eventuali dimissioni dalla presidenza della Siria a seguito di un potenziale accordo tra le fazioni impegnate sul terreno (un aspetto su cui la Francia, nella richiesta di allontanare Assad, si era dimostrata irremovibile).</p>
<p>Alla luce di questi eventi viene da interrogarsi sull&#8217;utilità della NATO, recentemente impegnata in Sardegna con addestramenti d&#8217;altri tempi ed incapace di prevenire i nuovi fenomeni terroristici. Un Patto Atlantico i cui partner seguono strategie solo apparentemente coincidenti l&#8217;una con l&#8217;altra, ma su cui rimane sul tappeto il grande tema della libertà. Come ha ricordato un editoriale di Leonardo Facco, la grande sfida del presente non si gioca sulla limitazione della nostra libertà personale a favore della sicurezza collettiva, ma nella necessità di limitare l&#8217;interventismo della politica estera occidentale, il quale, volenti o nolenti, ha innescato quelle dinamiche che oggi portano il terrore direttamente a casa nostra.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/URN-Sardinnya-Esteri-Da-Beirut-a-Parigi.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Scalas (FP): &#8216;Mentre il mondo osserva Parigi, la Nigeria ottiene 2000 morti&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jan 2015 15:52:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ipocrisia occidentale? Difficile dirlo, ma le parole di Gianfranco Scalas, leader di Fortza Paris, fotografano la realtà. Mentre l&#8217;ondata d&#8217;indignazione ci spingeva a solidarizzare contro il drammatico attacco alla democrazia parigina, erroneamente etichettato come il frutto di un terrorismo religioso organizzato (ma si trattava solamente di pochi fanatici francesi), l&#8217;estremismo nigeriano di Boko Haram trucidava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/01/BH-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-11199" title="BH - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/01/BH-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="605" height="408" /></a></p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ipocrisia occidentale? Difficile dirlo, ma le parole di Gianfranco Scalas, leader di <em>Fortza Paris</em>, fotografano la realtà.<br />
Mentre l&#8217;ondata d&#8217;indignazione ci spingeva a solidarizzare contro il drammatico attacco alla democrazia parigina, erroneamente etichettato come il frutto di un terrorismo religioso organizzato (ma si trattava solamente di pochi fanatici francesi), l&#8217;estremismo nigeriano di <em>Boko Haram</em> trucidava circa 2.000 persone. Almeno stando alla <a href="http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/nigeria-boko-haram-2-mila-morti-massacro-baga-3ae0c245-b3dc-4999-867e-cf57a8b210de.html" target="_blank">stima</a> proposta da Amnesty International.</p>
<p>Successivamente, il gruppo islamico radicale della Nigeria ha caricato di esplosivo alcune bambine ignare, per poi sacrificarle presso un mercato affollato di civili inermi. Un preludio alle prossime elezioni presidenziali del Paese? Ne parleremo.<br />
“Naturalmente” il mondo occidentale non ha marciato unito in difesa dei valori democratici di Abuja.</p>
<p><em>Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/01/URN-Sardinnya-Lopinione-Francia-e-Nigeria.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La semaine francaise: A Parigi fra Napolitano, indipendentismo, Gaza e&#8230;Angioy</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Nov 2012 23:03:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Parigi, centro di arte, storia, cultura e politica. E per intenderci, si tratta anche della metropoli che ospitò i nostri più celebri Sardi ogni qualvolta furono costretti a fuggire dai governi italici che avrebbero preferito vederli morti. Fu il caso di Giovanni Maria Angioy, protagonista della rivoluzione anti-feudale di fine &#8217;700, purtroppo fallita, e fu [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Louvre-Museum-of-Paris-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6215" title="Louvre Museum of Paris - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Louvre-Museum-of-Paris-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="604" height="451" /></a></p>
<p>Parigi, centro di arte, storia, cultura e politica. E per intenderci, si tratta anche della metropoli che ospitò i nostri più celebri Sardi ogni qualvolta furono costretti a fuggire dai governi italici che avrebbero preferito vederli morti. Fu il caso di Giovanni Maria Angioy, protagonista della rivoluzione anti-feudale di fine &#8217;700, purtroppo fallita, e fu anche il caso di Emilio Lussu, celebre antifascista sardista nella prima metà del secolo scorso.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Napolitanu-a-Parigi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6208" title="Napolitanu a Parigi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Napolitanu-a-Parigi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="603" height="225" /></a></p>
<p>Oggi i tempi sono cambiati, al punto che se siete indipendentisti, in una settimana di fine novembre potreste ritrovarvi a non poter attraversare il centro di Parigi a causa del passaggio del Capo di Stato Italiano. E&#8217; comunque una conquista della democrazia, i confini sono stati abbattuti, anche se ben altri rimangono da superare, come quelli a carico delle minoranze nazionali. Infatti, fra retorica e fanfare, Napolitano al suo passaggio avrebbe avuto bisogno di trovarsi non il tricolore ma i 4 Mori.</p>
<p>Il suo incontro con Hollande ci ha fornito due elementi di riflessione: il primo riguarda l&#8217;organizzazione dell&#8217;evento e la partecipazione popolare, perché la parata equestre e l&#8217;imponente dispiegamento di sicurezza, a fronte di una sparuta trentina di spettatori (più incuriositi che interessati), ha dato l&#8217;ennesima conferma di come vengano inutilmente spesi i soldi dei contribuenti di Stati centralisti. Il secondo riguarda l&#8217;effettivo peso internazionale dell&#8217;Italia, probabilmente esistente solo nei discorsi di Napolitano e di qualche funzionario del Quirinale. Pensate, il giorno seguente, nell&#8217;edizione cartacea di <a href="http://www.lefigaro.fr/" target="_blank">Le Figaro</a>, uno dei maggiori quotidiani francesi, non c&#8217;era mezza riga di commento alla visita istituzionale dell&#8217;Italia alla Francia. E in effetti non c&#8217;era nulla da dire.<br />
I telegiornali della sera non sono stati da meno, ed hanno preferito concentrarsi sui temi del momento: il declassamento del rating della Francia; la crisi interna all&#8217;UMP (il partito dell&#8217;ex presidente N. Sarkozy); la sfida lanciata dal britannico Cameron a questo modello di Unione Europea e la politica comunitaria sull&#8217;agricoltura (su quest&#8217;ultimo punto, immaginare un analogo dibattito mediatico in Italia e/o in Sardegna sarebbe fantascienza). Ma poi l&#8217;italiano chi lo capisce?</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Beauvais-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6238" title="Beauvais - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Beauvais-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="603" height="438" /></a></p>
<p>La perla culturale si è presentata nell&#8217;emittente France 5, il programma “<a href="http://www.france5.fr/et-vous/France-5-et-vous/Les-programmes/LE-MAG-N-41-2011/articles/p-14080-2012-les-grandes-questions.htm" target="_blank">Les grandes questions</a>”, abitualmente partecipato da sociologi, demografi, filosofi ed intellettuali vari impegnati a dibattere sui grandi temi della società, si è orientato a parlare anche di indipendentismo. In un passaggio degli interventi si è sottolineata la differenza fra il robusto sentimento nazionale della Francia rispetto a quello più debole di altri Paesi, fra cui Spagna e Italia, in cui al loro interno vi sono diverse minoranze nazionali. Ma in quella sede non c&#8217;è stato alcun accenno alla Corsica o alla Bretagna.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Pro-Palestinesos-in-Parigi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-6210" title="Pro-Palestinesos in Parigi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/12/Pro-Palestinesos-in-Parigi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="603" height="388" /></a></p>
<p>Le minoranze nazionali sono apparse non sulle TV ma sulle strade di Parigi. Uscendo dal <a href="http://www.musee-orsay.fr/" target="_blank">Musée d&#8217;Orsay</a>, di fronte alla Senna, avreste potuto imbattervi in una manifestazione di palestinesi pro-Gaza, contro l&#8217;intervento militare di Israele. L&#8217;evento, organizzato dall&#8217;<a href="http://www.france-palestine.org/" target="_blank">Association France Palestine Solidarité</a>, invitava la compagnia France Télécom-Orange a rompere il suo accordo con una analoga società telefonica israeliana, come rappresaglia commerciale nei confronti di Tel Aviv. Ecco il volantino che io ed altri passanti abbiamo ricevuto: <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/AFPS-2012-URN-Sardinnya.pdf" target="_blank">PDF</a>. A prescindere dai torti e dalle ragioni di entrambe le parti in causa, israeliana e palestinese, c&#8217;è stato un aspetto da ricordare sui giovani, sugli studenti, sugli arabi e sui francesi vari che hanno partecipato a tale manifestazione: non c&#8217;era l&#8217;ombra di radicalismo e antisemitismo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Chissà che opinione avrebbe avuto oggi Giovanni Maria Angioy del complesso rapporto fra gli Stati centrali e le loro minoranze nazionali. Della sua permanenza parigina sappiamo solo che potrebbe aver vissuto fra Le Marais e il Boulevard Malesherbes, ignota e senza nome la località della sua tomba d&#8217;oltralpe, una morte avvenuta in povertà e nella proverbiale indifferenza di tanti Sardi dell&#8217;epoca.<br />
Ma non sarebbe ora che la Regione Autonoma della Sardegna tentasse una vera ricerca, magari finanziando una cooperazione con il Comune di Parigi, per cercare di riportare a casa gli umani resti del più grande patriota della Sardegna? Eventuali spoglie mortali potrebbero essere comparate con il DNA di eventuali discendenti del Comune di Bono (SS), cittadina natia dell&#8217;Alternos. Oppure, non essendo semplice ritrovare dei resti sepolti in qualche fossa comune dei vari cimiteri della città, quantomeno si potrebbe lavorare ad un museo/monumento da dedicare al triennio rivoluzionario Sardo.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/11/URN-Sardinnya-Sotziedade-La-semaine-francaise.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Natzionalistas Sardos</strong></p>
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