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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; media</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>CNA: Rapporto sul mercato delle imprese artigiane in Sardegna</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2011/12/cna-rapporto-sul-mercato-delle-imprese-artigiane-in-sardegna/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:08:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Vi riportiamo al seguito la nota di stampa della CNA Sardegna (la Confederazione dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa) sul 3° rapporto congiunturale relativo alla situazione economica del settore presentato lo scorso 9 novembre.
Ecco il documento in PDF
CNA Sardegna
Redazione SANATZIONE.EU
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/CNA-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3599" title="CNA - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/CNA-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="443" height="108" /></a></p>
<p>Vi riportiamo al seguito la nota di stampa della CNA Sardegna (la Confederazione dell&#8217;Artigianato e della Piccola e Media Impresa) sul 3° rapporto congiunturale relativo alla situazione economica del settore presentato lo scorso 9 novembre.</p>
<p>Ecco il documento in <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Nota%20rapporto%20CNA%20Sarda%209-11-11.pdf">PDF</a></p>
<p><a href="http://www.cnasardegna.it/">CNA Sardegna</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Ma cos&#8217;è la libertà d&#8217;informazione per la Sardegna?</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/12/ma-cose-la-liberta-dinformazione-per-la-sardegna/</link>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 21:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La libertà che io cerco è quella di apprendere, di parlare e di discutere, liberamente e secondo coscienza: questa, più di tutte le altre libertà”.
John Milton (Londra, 1608 – 1674).
Buone Feste e Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
Quando si pensa alla libertà d&#8217;informazione, la mente corre dritta al bombardamento mediatico italiano che vede contrapposta la destra alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Cultura-e-movimentismo-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2265" title="Cultura e movimentismo - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Cultura-e-movimentismo-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="301" /></a>“La libertà che io cerco è quella di apprendere, di parlare e di discutere, liberamente e secondo coscienza: questa, più di tutte le altre libertà”.</em></p>
<p>John Milton (Londra, 1608 – 1674).</p>
<p>Buone Feste e Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Quando si pensa alla libertà d&#8217;informazione, la mente corre dritta al bombardamento mediatico italiano che vede contrapposta la destra alla sinistra italiana.<br />
Da sinistra si accusa il Governo Berlusconi di controllare una discreta dose dell&#8217;informazione italiana, da destra idem, con le relative accuse di faziosità note a tutti.</p>
<p>Chi ha ragione?<br />
Probabilmente, una TV e della carta stampata che prediligono il gossip ai diversi problemi del “Paese”, tanto quanto si occupano delle vicende Berlusconiane, ci da una misura del torto marcio in cui sono precipitati i media con i quali, volenti o nolenti, noi Sardi siamo quotidianamente a contatto.<br />
C&#8217;è chi, chiaramente, propenderà per una parte o per l&#8217;altra, ma non è questo il punto.<br />
Infatti i problemi in Sardegna non mancano, e siamo sicuri che questi abbiano adeguato spazio nei canali informativi?<br />
E siamo sicuri che i nostri rappresentanti politici non siano a loro volta inseriti in dinamiche completamente avulse dalla reali esigenze del territorio?</p>
<p>I media italiani ci stanno ricordando che la Sardegna ha il 44% di disoccupazione?<br />
I media italiani stanno rappresentando la cultura, la lingua e le necessità che noi, sottoposti a canone radiotelevisivo, meritiamo?<br />
E la carta stampata?</p>
<p>Francamente siamo poco interessati alle avventure erotiche del Presidente del Consiglio, così come siamo poco interessati se a raccontarci le bufale sarà Bersani, Di Pietro, Vendola o l&#8217;ennesimo leader del centro-sinistra. E perché mai la politica Sarda oggi dalla stampa si costerna per l&#8217;arrivo del boss Iovine nel carcere Nuorese di Badu &#8216;e Carros? Nel Consiglio Regionale hanno persino votato contro la <span style="text-decoration: underline;">simbolica ma politicamente rilevante</span> mozione sull&#8217;indipendenza. Siano coerenti: se vogliono la bicicletta italica, pedalino.<br />
Da Saviano vorremmo sentirci dire dell&#8217;enorme patrimonio archeologico Sardo a rischio; vorremmo poter parlare di SARAS, industria petrolchimica che fattura milioni di euro sulle spalle dei Sardi con accise miliardarie tutt&#8217;altro che pagate. Vorremmo poter parlare delle industrie che vengono a rapinare, inquinare per poi lasciare il territorio alla fame. Vorremmo sentire qualcosa sui miliardi di euro con cui lo Stato Italiano è in debito con la Sardegna per l&#8217;inattuazione dell&#8217;articolo 8 dello Statuto Speciale in materia di Entrate. Vorremmo parlare delle mancate infrastrutture della Sardegna con i fondi FAS scippati a favore di altre regioni (politicamente più robuste). Vorremmo parlare della palese assenza della Sardegna dal contesto UE.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Potremmo continuare per ore, ma in sintesi, vorremmo poter parlare del fatto che la Sardegna ha esigenze economiche e culturali spesso difformi da quelle di altri territori della Repubblica Italiana</span>.</p>
<p>In altre minoranze internazionali, allorquando ci sono PRIORITA&#8217; a cui dare attenzione rispetto al pattume proveniente dai canali informativi dello Stato centrale, gli organi territoriali dell&#8217;informazione si muovono ed espongono i problemi reali.<br />
In Sardegna ad oggi non esiste alcun gruppo editoriale che faccia questo tipo di lavoro ponendo con costanza &#8211; in primo piano &#8211; le caratteristiche territoriali rispetto a quelle (spesso virtuali e propagandistiche) dello Stato centrale.<br />
La maggiorparte dell&#8217;informazione è attratta dal solito teatrino politico del botta e risposta perpetuo; non ci sono riforme strutturali; le promesse si sprecano; il gossip allieta i nostri pomeriggi ed il calcio dorato le nostre serate.<br />
In Catalogna i cittadini hanno una relativa possibilità di farsi un&#8217;opinione, lo stesso dicasi in Scozia, in Irlanda, a Taiwan, nel Québéc, etc. Ma la nostra isola rimane in balia di forze che determinano la Pubblica Opinione, costruiscono consensi e portano il cittadino a maturare NON un pensiero critico e la possibilità di ragionare sul proprio territorio, ma creano una realtà piatta sugli interessi di terzi, schierandosi (quasi fosse una tifoseria) ora con questo, ora con quel partito romano.<br />
Ci torna vagamente alla memoria il drammatico “divide et impera” britannico durante il colonialismo a danno dell&#8217;India, quando l&#8217;informazione portava gli indiani a tifare per questo o quello schieramento che, da Londra, a migliaia di chilometri di distanza, faceva il bello ed il cattivo tempo sulle loro spalle.</p>
<p>In un Paese normale saremmo anche noi a favore della logica dell&#8217;alternanza bipolare, possibilmente bipartitica, al fine di garantire stabilità di Governo e quindi una maggiore credibilità amministrativa.<br />
In Sardegna questo non è possibile, perché questo bipolarismo è il primo anestetico che, attraverso una pessima comunicazione ed una superficiale informazione, distrae il cittadino dalle reali vertenze che lo riguardano in prima persona.<br />
Non è compito nostro quello di dare un&#8217;interpretazione etica alla libertà d&#8217;informazione, ma possiamo certamente dirvi che cosa è falsa libertà: quella di sedurre, di omettere e di distrarre dalle notizie che riguardano la vita civile di un cittadino.<br />
Ed in coscienza, non possiamo affermare che oggi i Sardi siano consapevoli della necessità di esercitare il loro diritto ad essere informati con serietà: la stessa serietà che in ogni vera democrazia non può mancare.</p>
<p>A ciò dobbiamo aggiungere una classe politica locale inerte e dedita ad alimentare questa fuorviante informazione, gli stessi leader Sardi oggi sono più preoccupati a parlare di Fini, Berlusconi o Vendola che non del buco della sanità Sarda (denunciato da Sardisti e Riformatori) e/o dei sudetti problemi.<br />
Ancora meno sono interessati a dare risalto alla proposta dei Rossomori sulla riduzione degli stipendi agli Onorevoli.<br />
Veramente pochi sono altresì interessati all&#8217;assenza di diritti dei cittadini che parlano in Lingua Sarda, nonostante esista una precisa normativa di riconoscimento in materia e la RAI sia tutt&#8217;altro che interessata a risolvere il problema.<br />
La servitù dei nostri media a quel circo chiamato Italia si manifesta persino in momenti in cui gruppi editoriali come quello di Videolina si battono contro una disposizione centralista che sposterebbe il loro canale oltre i primi 10 tasti del telecomando.<br />
Perché parlare di servitù? Perché non qualificando la Sardegna come entità realmente autonoma, non si sono posti il problema che in altre minoranze internazionali hanno già tentato di affrontare: ovvero quello di spostare i canali territoriali in cima al telecomando, quindi ai primi posti. Ovviamente potenziandone i finanziamenti per il miglioramento dei programmi e della qualità audiovisiva offerta agli ascoltatori. Ma anche liberalizzando seriamente il mercato pubblicitario.<br />
A condizioni attuali, nella nostra terra neppure un Wikileaks potrebbe scuotere le coscienze, servirà una seria politica territoriale. Una politica tutta ancora da discutere e costruire.</p>
<p>Pensate, in Canada, non solo si è alimentata una politica che punta a rappresentare i bisogni economici dei territori, ma si è giunti alla proposta di scindere i sistemi radiotelevisivi, pur nel quadro della stessa confederazione.<br />
Il Bloc Québécois, a seguito del riconoscimento di Nazione del Québéc nel 2006, ha avviato una proposta di riassetto del sistema complessivo della comunicazione.<br />
Nel Bill C-540 il movimento ha proposto di creare un&#8217;autorità delle radiotelecomunicazioni territoriale in antitesi all&#8217;autorità per le telecomunicazioni di Ottawa. In seguito il tema è stato riproposto mediante il Bill C-444 del 2009 al fine di creare anche un&#8217;emittente pubblica del Québéc (sistema CQRT). Il progetto affianca gli obiettivi della <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/09/lingua-e-statuto-sardo-qualche-esempio-internazionale-per-le-riforme-%e2%80%93-i-comunicato-cls/">normativa linguistica 101</a> di cui vi abbiamo già parlato.<br />
Il sistema CQRT non sarebbe altro che un&#8217;agenzia delle telecomunicazioni indipendente dallo stesso governo del Québéc, che avrebbe regole autonome concernenti l&#8217;esclusiva possibilità di rappresentare gli interessi e le preoccupazioni della Nazione (francofona).<br />
Si tratta di una proposta di legge rivoluzionaria, che accompagna il sistema pubblico/privato nel quadro di una serie di accordi amministrativi tra il governo federale e quello territoriale.<br />
L&#8217;obiettivo ovviamente è tanto quello di informare correttamente i cittadini, quanto quello di non imbrigliare la libertà editoriale, che comunque non viene intaccata neppure sul settore pubblico.<br />
In quest&#8217;ottica si riscontrano analogie con quanto già prospettato in Catalogna dalla federazione politica del CiU (<a href="http://www.sanatzione.eu/2010/11/barcellona-nazionalisti-catalani-vincono-le-elezioni-osserviamo-con-quali-temi/">vincitrice alle ultime elezioni</a>) e che presuppone un&#8217;adattamento della libertà di espressione al rispetto dei diritti (bi)linguistici, culturali ed economici del territorio rispetto a quelli centrali (doppiaggi, sottotitolazione, finanziamento della cultura, etc).</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis R. e B. Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Vera%20informazione.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi </strong></p>
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		<title>Il mito dell&#8217;Italia nel potere persuasivo dei Media</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 19:06:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Melis Roberto.
Pensate al decadimento sociale dell&#8217;Italia: Una nazione fittizia guidata da una classe dirigente che proclama moralismo in TV mentre l&#8217;economia va a rotoli&#8230;.salvo il giorno seguente presentarsi con i calzoni abbassati di fronte ad un trans o ad una escort.
Negli ultimi 60 anni, gli strumenti di comunicazione, ovvero i mass media abituali che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-632" title="Medias-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/11/Medias-URN-Sardinnya.jpg" alt="Medias-URN Sardinnya" width="400" height="304" />Di Melis Roberto.</p>
<p>Pensate al decadimento sociale dell&#8217;Italia: Una nazione fittizia guidata da una classe dirigente che proclama moralismo in TV mentre l&#8217;economia va a rotoli&#8230;.salvo il giorno seguente presentarsi con i calzoni abbassati di fronte ad un trans o ad una escort.</p>
<p>Negli ultimi 60 anni, gli strumenti di comunicazione, ovvero i mass media abituali che oggi conosciamo come i giornali, le radio e le tv, sono ormai la guida suprema sotto cui inginocchiarsi:<br />
Dagli anni del &#8220;Carosello&#8221; fino agli ultimi talk-show, le masse hanno sempre seguito ciò che viene definito &#8220;intrattenimento&#8221;, ma anche folklore, informazione, calcio (il vero collante della Repubblica), spazzatura e propaganda politica: Un ludibrio di comunicazione giunto fino al punto da confondere tutto in un unico calderone.<br />
Bisogna prendere atto che buona parte di ciò che scrivono i giornali e di ciò che si dice in tv o nelle radio è spesso e volentieri il prodotto del gruppo bancario ed editoriale collegato ai principali partiti centralisti di turno.<br />
Certo, in Italia non c&#8217;è un rischio &#8220;regime&#8221;, abbiamo la democrazia, ma c&#8217;è un rischio di omologazione verso il basso, perché la &#8220;democrazia del quarto potere&#8221; è deviata e/o diretta dalla partitocrazia e dal clientelismo.<br />
Stando ad alcuni organi di informazione interni, l&#8217;Italia quasi non avrebbe sentito la crisi internazionale, i media hanno salvato le apparenze, così come &#8220;Noè salvò sulla sua arca il meglio del creato dal diluvio universale&#8221;.<br />
Peccato che le tasche vuote dei nostri concittadini siano tutt&#8217;altro che semplici apparenze.<br />
Ma è proprio il ceto medio a non accorgersi di quanto i mass-media in Italia siano poco credibili. Alcuni canali, mediante programmi televisivi di critica politica o persino sulla rassegna stampa (così come attraverso degli show di intrattenimento), eseguono una vera e propria campagna elettorale sui partiti di cui fanno parte. In Italia infatti ad ogni cambio di maggioranza si trasformano anche le principali redazioni giornalistiche, talvolta persino alcuni esponenti dello spettacolo.<br />
Ma ormai la cosa ha smesso di sorprenderci.<br />
Ci sono pure alcune emittenti che eseguono una propaganda elettorale velata, forse più efficace rispetto a quella classica proprio per la sua subdola insidiosità:<br />
Quanti di noi si saranno fatti delle risate osservando dei cabaret in un clima di satira politica che non risparmia nessuno? (A parte l&#8217;editore di turno s&#8217;intende..).<br />
I politici ne sono infastiditi? Macché..ne sono i mandanti! La TV di Stato ne è un triste esempio, da sempre oggetto di polemiche tra forze politiche di maggioranza e di opposizione.<br />
Si trasmette e si scrive solo ciò che non rappresenta la realtà drammatica in cui versa lo Stato Italiano.</p>
<p>Internet è un potente mezzo di comunicazione dove si ha la libertà di informare e di ricevere informazione, e questa viene prodotta anche da soggetti o associazioni indipendenti dal mondo politico.<br />
Il web è dunque un grande vantaggio per tutti quei lettori attenti che credono ancora nel valore e nel ruolo che un&#8217;informazione imparziale deve ricoprire in una società moderna: integrare e controbilanciare il potere politico.<br />
Eppure sono ancora tantissime le persone che non utilizzano in maniera oculata le notizie della rete, o peggio, che sono ancora schiave di un sistema (politicizzato) dell&#8217;informazione ostile alla diffusione del web.<br />
E non è un caso.<br />
Sono anche i media ad aver costruito il mito dell&#8217;unità nazionale italiana, a partire dal dopoguerra e dal boom economico degli anni &#8216;60, quando la TV entrò in pianta stabile dentro le case di molti cittadini.<br />
In Sardegna questo processo, come sempre, fu più lento: A causa del degrado economico con cui veniva mantenuta la popolazione, ben peggiore dell&#8217;attuale sistema assistenzialistico in cui la ricchezza viene bruciata e non si investono risorse per solidificarla e farla respirare di vita propria.<br />
C&#8217;è la convinzione di essere italiani e di essere membri di un paese avanzato, ed in parte lo siamo.<br />
C&#8217;è la convinzione diffusa che in tutte le parti del mondo, come in Italia, ci sia solo una lotta individuale e macchinosa tra due visioni speculari ma fratricide, tra la &#8220;destra e la sinistra&#8221;, quasi fossero due squadre di calcio per le quali bisogna fare il tifo. Si tratta di una dinamica pre-esistente nel subconscio popolare:<br />
L&#8217;Italia come nazione non esisteva, era una sommatoria di stati con lingue ed identità differenti le quali sono state unite dall&#8217;espansionismo militare del Piemonte, a suo tempo avvallato dalla benedizione di Napoleone III° di Francia.<br />
La dinamica della &#8220;rissa tra squadre&#8221; era pertanto un fenomeno prevedibile nel DNA di questo organismo, il quale non ha fatto altro che acuire le sue divisioni a seguito della guerra fredda.<br />
La penisola è stata infatti un Paese di confine (nel Mediterraneo) con gli stati del Patto di Varsavia, era dunque inevitabile che la resistenza ideologica seguita alla caduta del fascismo si saldasse ad un contesto che ha finito per produrre uno scarno bipolarismo nel quale l&#8217;unità della Repubblica è solo la cornice di un quadro mal riuscito in partenza.<br />
In un luogo in cui ignoranza e populismo sono il sale del pubblico vilipendio, c&#8217;è la convinzione che tutto ciò che dicono i mass media sia la realtà assoluta.<br />
Le conseguenze?<br />
Tutte le istituzioni pubbliche, le scuole ed i servizi sono malati e nulla funziona a dovere. Non esiste il concetto del bene pubblico.<br />
A livello sociologico, ogni azione può essere opera buona o cattiva in base allo schieramento di appartenenza. La sedicente nazione non conta. Esiste solo la fazione, la tribù, l&#8217;individualismo.<br />
Ma per stare sull&#8217;attualità, pensate ad una nota parte del mondo sindacale, che &#8220;difende&#8221; vari ceti del popolo in maniera apparentemente determinata, ma con l&#8217;unico intento di accrescere la sua lobby, per poi andare in piazza a cincischiare piuttosto che sedersi e dialogare con le altre parti sociali. Chi ne paga le conseguenze, in fin dei conti, è sempre il popolo.<br />
I media coadiuvano alacremente questa pubblica ignoranza, nelle TV commerciali si ergono a miti degli imbecilli mentre nel frattempo il tasso di efficienza della nostra scolarizzazione forse farebbe invidia solo al &#8220;terzo mondo&#8221;.<br />
Questo anche perché, a differenza di molti altri paesi, l&#8217;Italia centralista non investe in innovazione ed ancora meno tutela le varie anime identitarie che la compongono. Sembra quasi che prima del 1861 non esista alcun patrimonio multiculturale, né alcuna ricchezza da valorizzare.<br />
Se facessimo un paragone con i paesi definiti &#8220;poveri&#8221; (o comunque più bassi per reddito procapite), negli stati dell&#8217;est Europeo troveremmo un tipo di scolarizzazione che tende all&#8217;investimento sulla cultura dell&#8217;individuo, sulla sua preparazione al mondo del lavoro e sullo sviluppo della collettività. Non è un caso che in Italia (paese da G8?), molti laureati sappiano parlare una sola lingua e non sappiano affatto capitalizzare il proprio curriculum di studi.<br />
Siamo così giunti al paradosso da avere, non di rado, laureati perfettamente ignoranti in diverse pertinenze di pubblico interesse.<br />
Schiavi senzienti dell&#8217;omologazione e della retorica a cui sono esposti, gli italiani vorrebbero difendere un benessere che in verità non esiste.<br />
Avremmo bisogno di un sistema federale.<br />
Ad esempio, siamo lontani dal federalismo fiscale e amministrativo che c&#8217;è in Spagna, ma anche dal benessere e dalla qualità di vita che esiste negli altri stati d&#8217;Europa.<br />
Pensate, nell&#8217;est Europeo, come in alcuni paesi del nord&#8217;Africa, hanno piccolissime spese e stipendi in linea con il costo della vita; in certi stati nazionali indipendenti come l&#8217;Irlanda o comunità autonome come la Galicia e la Cantabria spagnola hanno piccole spese e grandi salari; in Italia invece difendiamo ideologicamente il sistema ed il modello istituzionale del nostro Stato. Nonostante si abbia grandi spese, piccoli stipendi e nessun progetto sostenibile per il futuro. A parte quello di andare in pensione il più tardi possibile per salvare il sistema previdenziale dal crack&#8230;<br />
Non si arriva a fine mese ma nel frattempo dai media l&#8217;occhio del grande fratello e della telefonia mobile bazzica nelle nostre vite: Veniamo sovraccaricati da pubblicità di vario genere, anche sulle connessioni internet, che gli italiani pensano siano tra le più avanzate del mondo con milioni di megabytes al secondo, da dividere in realtà con tutta l&#8217;utenza che è connessa in quel dato momento attraverso &#8220;chiavette&#8221; usb impresentabili in qualsiasi stato del nuovo secolo.<br />
Ormai anche negli stati più poveri dell&#8217;occidente e dell&#8217;oriente è arrivata la linea wireless gratuita e sempre attiva.</p>
<p>In sintesi&#8230;levate all&#8217;Italia il calcio, i vari format dei più disparati reality show, levate i telegiornali, occultate gli scandali sessuali e l&#8217;intrattenimento politico e quindi chiedetevi:<br />
Che cosa rimane dell&#8217;Italia? Come in un fiume carsico, tutte le pulsioni presenti che denotano l&#8217;assenza di un sentimento nazionale comune verrebbero violentemente a galla.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Società;%20Il%20mito%20mediatico%20dell'Italia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
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