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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; italia</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Oristano celebra Eleonora d&#8217;Arborea in relazione all&#8217;Unità d&#8217;Italia, e l&#8217;indipendentismo la segue</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 14:42:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Diciamoci la verità, anche gli Arborea non erano filantropi come vorrebbero farci credere alcune fonti. Men che meno nel mondo medievale, i cui reggenti, siano essi teste coronate o giudici, poco avevano a che fare con la beneficenza verso i popoli che stavano oltre la loro giurisdizione territoriale. E talvolta anche nei riguardi del proprio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Eleonora-italica-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2751" title="Eleonora italica - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Eleonora-italica-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="250" height="382" /></a>Diciamoci la verità, anche gli Arborea non erano filantropi come vorrebbero farci credere alcune fonti. Men che meno nel mondo medievale, i cui reggenti, siano essi teste coronate o giudici, poco avevano a che fare con la beneficenza verso i popoli che stavano oltre la loro giurisdizione territoriale. E talvolta anche nei riguardi del proprio popolo. Le battaglie si facevano solo per interesse, e non &#8211; in base al mito di una parte del nazionalismo Sardo sugli Arborea &#8211; nel segno di una distinzione della “Nazione Sarda” rispetto agli “stranieri”.<br />
Questo successe anche nel medioevo Sardo, in cui si confrontarono i reggenti del Giudicato di Arborea contro quelli del Regno di Sardegna per il controllo di tutta l&#8217;isola. C&#8217;erano dunque due poli politici ed istituzionali (ma non nazionali) che si scontrarono militarmente nella celebre battaglia di Sanluri del 1409.<br />
Se ragionassimo in termini di nazionalismo ottocentesco con riferimento alla Sardegna, potremmo dire che gli arborensi-sardi si sono battuti contro “gli stranieri”. Nella realtà invece noteremmo che seppur autonomi, i Giudici arborensi, di origine catalana, che quindi oggi dovremmo definire di origine “straniera”, con la battaglia di Sanluri del 1409 furono alleati con i Doria, la potente dinastia genovese che aveva possedimenti in Sardegna e in diverse parti della penisola italiana.<br />
E se ragionassimo quindi in termini di nazionalismo ottocentesco con riferimento all&#8217;Italia, troveremmo infatti altrettanto normale interpretare l&#8217;alleanza militare degli Arborea con genovesi, pisani (ed altri), per leggerla come un tentativo di resistenza del giudicato arborense contro gli invasori catalano-aragonesi che controllavano quella parte di Sardegna chiamata “Regno di Sardegna”. E si potrebbe così sostenere che il Giudicato un tempo guidato da Eleonora d&#8217;Arborea “stesse resistendo agli spagnoli per tutelare la sua futura italianità”.</p>
<p>La verità è che il concetto di “nazione” non esisteva, arrivò diversi secoli dopo, e le battaglie per il controllo integrale del territorio Sardo furono fatte da due opposte fazioni di Sardi, altrettanto alleati di opposte fazioni di “stranieri”, ovvero dinastie originarie tanto della penisola iberica quanto della penisola italiana. La “miscelazione” delle comunità territoriali dal mondo antico, passando anche per il medioevo e tutta l&#8217;età moderna, fu una costante storica che iniziò ad incrinarsi solo in epoca contemporanea, con l&#8217;avvento degli stati-nazione. Sebbene fino al &#8216;900 sopravvivessero ancora dinastie capaci di controllare popoli diversi (pensiamo agli Asburgo dell&#8217;Impero Austro-Ungarico) ma anche nel presente, basti osservare la monarchia britannica, tutt&#8217;ora reggente ad esempio della Papua Nuova Guinea (Commonwealth). Oggi casomai nella maggior parte delle democrazie occidentali il problema si è trasferito dalle monarchie alle repubbliche, in quanto alcuni popoli continuano ad essere amministrati da altri, senza avere una propria sovranità.</p>
<p>Ma ad Oristano nel 2011 succede qualcosa che ha dell&#8217;incredibile e del grottesco: l&#8217;assessorato alla cultura del Comune, assieme ad alcune associazioni, ha scelto di collegare Eleonora d&#8217;Arborea ai festeggiamenti per i 150° anni dell&#8217;Italia unita. E chi lo spiega adesso ai cittadini che la civiltà arborense invece aveva combattuto contro quella struttura istituzionale che in seguito, nei secoli, diventerà il Regno d&#8217;Italia?<br />
E chi lo spiega ad alcuni indipendentisti che gli Arborea erano di origine catalana e si allearono con genovesi e pisani contro i catalano-aragonesi? Più comodo per questi indipendentisti “dimenticare” i Doria ed il resto degli italiani con i loro interessi politico-commerciali nel Tirreno e nel Mediterraneo occidentale.</p>
<p>Ecco a cosa si arriva quando la storia Sarda viene trasformata in storia nazionale Italiana o storia nazionale Sarda, e questo non è utile né ai sostenitori della Nazione Italiana, né a quelli della Nazione Sarda. La serietà storica è ben altra cosa.<br />
Nel moderno liberal-nazionalismo non c&#8217;è bisogno di rincorrere la leggenda per valorizzare il proprio passato, qualsiasi esso sia. Con buona pace di chi si dichiara “non-nazionalista” ma ricercando il mito nella storia per giustificare il proprio presente. Un errore in cui cascarono soggetti come Hitler, Mussolini e forse anche il siriano Michel Aflaq, fondatore del partito Ba&#8217;th.</p>
<p>Articolo correlato: <a href="http://www.sanatzione.eu/2009/12/storia-sarda-o-storia-nazionale-sarda/">Storia Sarda o Storia Nazionale Sarda?</a></p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Oristano%20celebra%20gli%20Arborea%20italici.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Regno Unito annuncia 21 nuove zone franche, la Regione Sardegna ha l&#8217;art.12 e dorme</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Mar 2011 02:15:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Il dicastero alle finanze del Regno Unito, nell&#8217;annunciare il suo bilancio per il 2011, lancia 21 nuove zone franche, ovvero località in cui verranno assicurati incentivi, defiscalizzazioni e persino agevolazioni sulle nuove tecnologie al fine di incentivare uno sviluppo sostenibile.
L&#8217;esempio segue quello di Margaret Thatcher, che nel 1980, istituendo la zona franca dei Royal Docks [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/DC-URN-Sardinnya.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2695" title="DC - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/DC-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="600" height="246" /></a></p>
<p>Il dicastero alle finanze del Regno Unito, nell&#8217;annunciare il suo bilancio per il 2011, lancia 21 nuove zone franche, ovvero località in cui verranno assicurati incentivi, defiscalizzazioni e persino agevolazioni sulle nuove tecnologie al fine di incentivare uno sviluppo sostenibile.</p>
<p>L&#8217;esempio segue quello di Margaret Thatcher, che nel 1980, istituendo la zona franca dei Royal Docks di Londra est, trasformò una zona desolata in una piccola potenza internazionale.<br />
In Francia, la stessa misura dal 1997 al 2001 ha permesso di raddoppiare il numero delle imprese e triplicare quello degli occupati.</p>
<p>La misura della zona franca, presente in tutto il pianeta secondo diverse forme, ha infatti due caratteristiche essenziali: la prima riguarda ovviamente la capacità di attirare investimenti e creare occupazione, la seconda, conseguente alla prima, permette al territorio interessato dai nuovi investimenti (e quindi dalla nuova permanenza sociale) di incrementare il suo livello demografico. Si tratta pertanto di una misura destinata anche ad evitare lo spopolamento di un territorio onde riqualificarlo.<br />
Osborne, cancelliere alle finanze del governo Cameron, ha inoltre annunciato il finanziamento di 21 nuovi istituti tecnici universitari al fine di arrivare a creare 50.000 posti di tirocinio in più, ma anche un cospicuo finanziamento per altri 4 nuovi centri di eccellenza scientifica. Londra investe nel futuro.</p>
<p>Riassumiamo le 3 linee essenziali descritte e paragoniamole al caso Sardegna:</p>
<p>1) Rilancio delle zone franche come misura (integrativa) al rilancio dell&#8217;economia britannica.<br />
2) Possibilità di estensione demografica delle aree interessate del provvedimento (nonostante alcune siano ancora in fase di studio).<br />
3) Finanziamento di nuovi 21 centri di eccellenza tecnica e 4 scientifici al fine di sviluppare formazione, innovazione e capacità operative da investire nel territorio.</p>
<p>In Sardegna abbiamo 3 ritardi:</p>
<p>1) Esistono politici Sardi che non conoscono neppure l&#8217;art.12 dello Statuto Autonomo della Regione, il quale prevede la possibilità di istituire dei punti franchi nel nostro territorio. In secondo luogo, a differenza del caso britannico, qui non solo non si “rilancia”, ma non si è neppure lanciato una volta in passato questo tipo di intervento economico e la discussione avviata da amministrazioni regionali di diverso orientamento politico sulla materia non è ancora giunta ad una conclusione.<br />
2) In Sardegna non solo non si finanzia l&#8217;istruzione della popolazione (per via dei tagli effettuati sia dalla sinistra che dalla destra), ma si insegue un modello scolastico italiano che non valorizza il nostro territorio in quanto non istruisce i nostri studenti sulle caratteristiche dell&#8217;isola, né sul piano ambientale/storico/turistico, né quindi, più in generale, sui criteri della ricezione e della promozione territoriale. E chi non conosce il territorio, per logica conseguenza, è portato a dire <em>“ma qui siamo poveracci, non abbiamo nulla”</em>.<br />
La legge sulla ricerca realizzata in passato, nell&#8217;isola non ha avuto l&#8217;obiettivo di raccogliere e formare i nostri ricercatori attorno ad un progetto di università Sarda, ma solo quello di regalare seggiole a questo o quell&#8217;inetto contiguo alla partitocrazia italiana.<br />
3) Siamo ovviamente sottoposti alla giurisdizione italiana, la quale appone il veto a questa o quella <em>zona</em> in più che la nostra Regione candiderà a divenire zona franca, in relazione alle altre regioni con cui dovremo condividere la misura nel quadro dello Stato Italiano: <span style="text-decoration: underline;">un aspetto che dovrebbe essere valutato e specificato anche nella fase di riscrittura del prossimo Statuto Sardo, datosi che quello attuale viene disatteso</span>. Fin&#8217;ora le autorità italiane sono state piuttosto solerti nel bloccare e depotenziare il livello delle esenzioni previste almeno per le uniche 3 stabilite in Sardegna e che erano state approvate dall&#8217;Unione Europea. Circostanza per cui l&#8217;UE dovrà vigilare su Roma. Ma in Europa chi ci difende se il nostro collegio di rappresentanza è stato accorpato a quello siciliano?</p>
<p>In sintesi, abbiamo politici Sardi dei partiti italiani poco preparati (chissà che una riforma dell&#8217;istruzione non possa servire anche a loro) rispetto ai movimenti autonomisti ed indipendentisti Sardi. Non abbiamo un livello di sovranità che ci consente di contrattare più zone franche con Roma rispetto alle misere 3 accordateci in passato, perché il governo italiano approfitta della nostra subordinazione depotenziando le misure precedentemente approvate dall&#8217;UE (pensiamo all&#8217;assenza di esenzioni fiscali, che invece sono il cuore delle zone franche urbane). Ed infine, come suddetto, non siamo in grado di sollecitare seriamente Bruxelles affinché Roma rispetti gli impegni assunti sulla materia. E dire che l&#8217;Italia stava studiando analoghe misure con la Libia per favorirvi l&#8217;approdo delle sue aziende. In Sardegna nel 1975 si oppose alla zona franca il PCI nuorese, definendola <em>&#8220;trovata propagandistica&#8221;</em>.</p>
<p>I movimenti Sardi, certamente numerosi, eletti e non eletti, si facciano sentire.</p>
<p><em>Di Corda M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Zone%20franche%20in%20UK.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Fonti:</p>
<p><a href="http://www.businesszone.co.uk">Business Zone</a></p>
<p><a href="http://www.telegraph.co.uk">The Telegraph</a></p>
<p><a href="http://www.constructionenquirer.com">Construction Enquirer</a></p>
<p><a href="http://www.publicfinance.co.uk">Public Finance</a></p>
<p><a href="http://uk.reuters.com">UK Reuters</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Posizioni CLS, PSD&#8217;AZ, AMPI e PARIS sul 17 marzo</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Mar 2011 17:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riceviamo e Pubblichiamo:
Cari Lettori,
vi segnaliamo alcune posizioni ed iniziative dei movimenti territoriali Sardi in merito al 17 marzo 2011, data dei festeggiamenti ufficiali del 150° anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia.
Comitadu pro sa Limba Sarda: PDF
Confederazione Sindacale Sarda: PDF
Partito Sardo d&#8217;Azione &#8211; S&#38;L: PDF
PAR.I.S. &#8211; &#8220;Malu Entu&#8221;: PDF
A Manca pro s&#8217;Indipendentzia: PDF
Rimarchiamo il rispetto di U.R.N. Sardinnya per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/117-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2656" title="117 - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/117-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="345" height="314" /></a>Riceviamo e Pubblichiamo:</em></p>
<p>Cari Lettori,</p>
<p>vi segnaliamo alcune posizioni ed iniziative dei movimenti territoriali Sardi in merito al 17 marzo 2011, data dei festeggiamenti ufficiali del 150° anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia.</p>
<p>Comitadu pro sa Limba Sarda: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Comunicato%20CLS%20sul%2017%20Marzo%202011.pdf">PDF</a></p>
<p>Confederazione Sindacale Sarda: <a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/CSS-alla-Pr.-Lombardo-sui-150-anni-dellUnità-dItalia.pdf">PDF</a></p>
<p>Partito Sardo d&#8217;Azione &#8211; S&amp;L: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Comunicato%20PSD%27AZ%20su%2017%20marzo%202011.pdf">PDF</a></p>
<p>PAR.I.S. &#8211; &#8220;Malu Entu&#8221;: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Comunicato%20PARIS%20sul%2017%20Marzo%202011.pdf">PDF</a></p>
<p>A Manca pro s&#8217;Indipendentzia: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Comunicato%20AMPI%20su%2017%20Marzo%202011.pdf">PDF</a></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Rimarchiamo il rispetto di U.R.N. Sardinnya per coloro i quali parteciperanno ai festeggiamenti, pur non condividendone l&#8217;orientamento.</span></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Mediterraneo: In Libia bombardamenti falsi, ma regime vero</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Feb 2011 23:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;emittente araba Al-Arabiya, presente assieme ad altri 130 inviati di media internazionali, tra cui la CNN, conferma l&#8217;inesistenza dei bombardamenti aerei filo-governativi che “avrebbero” colpito Tripoli nei giorni scorsi. Le informazioni circolate nei blog ed in varie agenzie di stampa erano evidentemente false e sproporzionate, tendenti al sensazionalismo.
Nonostante questa pessima prova di giornalismo, nella quale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Gheddafi-burns-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2619" title="Gheddafi burns - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Gheddafi-burns-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="295" height="297" /></a>L&#8217;emittente araba Al-Arabiya, presente assieme ad altri 130 inviati di media internazionali, tra cui la CNN, conferma l&#8217;inesistenza dei bombardamenti aerei filo-governativi che “avrebbero” colpito Tripoli nei giorni scorsi. Le informazioni circolate nei blog ed in varie agenzie di stampa erano evidentemente false e sproporzionate, tendenti al sensazionalismo.<br />
Nonostante questa pessima prova di giornalismo, nella quale bisognerebbe capire quanto l&#8217;influenza politico-economica dell&#8217;occidente abbia avuto un ruolo, non si può tuttavia omettere la drammatica realtà di un regime sordo alle proteste internazionali e comunque sanguinario nei confronti di una popolazione che ha tentato di rovesciare un potere che controlla la Libia dal 1969.<br />
Sono varie le fonti che negli ultimi tempi si sono accavallate rendendo poco chiaro il contesto nel quale si muove il governo di Gheddafi e la controparte delle milizie popolari. Come poco chiaro appare il ruolo dei supporti esteri alle manifestazioni di dissenso al raìs&#8217;.<br />
Le Nazioni Unite hanno varato un primo pacchetto di sanzioni (alle quali si aggiungono quelle UE) che prevedono 3 misure essenziali, in attesa di nuovi sviluppi. La prima riguarda l&#8217;embargo del settore delle armi e delle attrezzature antisommossa; la seconda il divieto di rilasciare i visti a 26 notabili del regime libico; la terza il congelamento dei beni del colonnello Gheddafi, di cinque suoi famigliari e di 20 alti funzionari.</p>
<p>E&#8217; innegabile che l&#8217;Unione Europea abbia gestito male e con colpevoli ritardi la sua politica estera nel Mediterraneo. Basti pensare nell&#8217;ultimo biennio al fallimento del progetto francese di libero scambio culturale e commerciale per l&#8217;Unione dei Paesi che si affacciano sul nostro mare. Bruxelles ha infatti concentrato la sua attenzione nell&#8217;espansione politica verso l&#8217;est europeo delegando (secondo una classica concezione atlantica), la stabilità del nord&#8217;Africa musulmano ad una serie di governi autoritari che basano la loro permanenza al potere con la giustificazione di dover contenere le minacce del radicalismo islamico, il quale a sua volta potrebbe minacciare il nostro continente. Una linea che non convincerebbe più diversi settori della Pubblica Opinione araba che ormai – e le sollevazioni democratiche di Egitto e Tunisia lo dimostrano – considerano tali governi come ostili al progresso umano ed unicamente tendenti a soddisfare una stabilità dell&#8217;approvvigionamento energetico occidentale da parte dei Paesi esportatori. Un motivo più che sufficiente per osservare la diversità di contesto delle proteste egiziane rispetto a quelle libiche. La Libia è notoriamente uno dei maggiori Paesi esportatori di energia verso l&#8217;Europa e verso l&#8217;Italia. Ogni anno tra Italia e Libia transitano circa 12 miliardi di euro tra import ed export. L&#8217;ENI estrae metà del gas libico e produce giornalmente 108 milioni di barili. Secondo l&#8217;analisi della CGIA di Mestre, la Sardegna, la Sicilia e la Lombardia sono i territori più investiti dai rapporti commerciali con Tripoli, tant&#8217;è che l&#8217;incidenza percentuale del gas e del petrolio sul totale delle importazioni dalla Libia oscilla tra il 95,5% della Sardegna, il 78,8% della Sicilia e il 70,9% della Lombardia.<br />
Numerose imprese edili Sarde vedevano i territori libici con ottimismo per la ripresa del comparto, ma la flessione dei Mercati ed il costo del petrolio alle stelle hanno complicato maggiormente la crisi in atto. Nella SARAS di Sarroch, il 40% del greggio importato è libico, ma i vertici dell&#8217;azienda si dichiarano ottimisti avendo l&#8217;opzione di poter incrementare gli approvvigionamenti dal Medio Oriente e dall&#8217;Asia. L&#8217;ultimo esercizio è stato chiuso con perdite in calo e ricavi in crescita del 62%, pari a 8.615 milioni di euro, di cui tuttavia la Sardegna non trae alcun beneficio a causa della nostra fantomatica “Autonomia” regionale.</p>
<p>Eppure non è solo l&#8217;incognita economica a doverci preoccupare ma anche l&#8217;attuale assenza di istituzioni solide che in Libia dovrebbero guidare il Paese fuori dalla crisi, scenario a cui fa da corredo un disastro umanitario in cui urge un rapido intervento della Comunità Internazionale.<br />
Se in Egitto infatti si può contare sull&#8217;esercito, in Libia l&#8217;esercito appare diviso tra gli insorti ed il regime di Gheddafi, ragion per cui in queste ore ed in questi giorni si susseguiranno contatti incrociati a vari livelli tra occidente, Tripoli ed insorti per decidere chi raccoglierà l&#8217;eredità istituzionale (ed economica) del Paese.<br />
La Sardegna, essendo ovviamente priva di una propria politica estera, rimane tuttavia colpevolmente priva di una classe dirigente che si dimostra miope ed incapace di far sentire la sua voce in questo drammatico frangente. Circostanza la cui sola e cinica utilità pratica sarà quella di poter incrementare il turismo estivo che quest&#8217;anno diserterà la sponda sud del Mediterraneo occidentale.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-In%20Libia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Articolo correlato: <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/02/mediterraneo-la-sardegna-di-fronte-alla-crisi-egiziana-e-tunisina/">La Sardegna di fronte alla crisi egiziana e tunisina</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>La Sardegna può farcela da sola?</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Feb 2011 13:55:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dialogo sui luoghi comuni in materia di indipendentismo.
Senza l&#8217;Italia che facciamo?
Mentre tu segui la destra, il centro o la sinistra italiana, lo Stato intermedia gli interessi della tua terra in Europa e nel mondo. Il problema non è solo a Cagliari, ma nella struttura centralista dello Stato.
Non capisco. Perché?
Se gli allevatori Sardi manifestano per i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Indipendentismu-in-creschita-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2587" title="Indipendentismu in creschita - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Indipendentismu-in-creschita-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="340" height="273" /></a>Dialogo sui luoghi comuni in materia di indipendentismo.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Senza l&#8217;Italia che facciamo?</span></p>
<p>Mentre tu segui la destra, il centro o la sinistra italiana, lo Stato intermedia gli interessi della tua terra in Europa e nel mondo. Il problema non è solo a Cagliari, ma nella struttura centralista dello Stato.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Non capisco. Perché?</span></p>
<p>Se gli allevatori Sardi manifestano per i loro problemi vengono presi a manganellate*, quelli del nord&#8217;Italia no.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Come mai?</span></p>
<p>Perché politicamente conta di più il territorio che ha più politici a Roma, la Sardegna ha meno abitanti, quindi meno elettori e quindi meno peso in Governo e nel Parlamento.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">E&#8217; normale. Che ci possiamo fare?</span></p>
<p>Non è normale. Solo nelle dittature esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B, esiste già il modo per superare questo problema in una democrazia e si chiama autonomia, si chiama federalismo, si chiama sovranità.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La Sardegna è già Autonoma, le colpe sono solo della politica cagliaritana.</span></p>
<p>La Sardegna oggi non riesce neppure a riscuotere le sue tasse perché Roma lo fa al posto nostro, così come, in base alla Costituzione, gestisce i nostri Beni Culturali ed una serie di pertinenze strategiche. Che “Autonomia” è una comunità che non può gestire la propria economia, né insegnare e formare i cittadini sulla sua storia potenziando quindi anche la sua promozione turistica? C&#8217;è pertanto un problema istituzionale e legislativo di base.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma finiremmo isolati comunque dal mondo, la Sardegna è povera.</span></p>
<p>Tutte le economie dipendenti da altri interessi sono “povere”, pensiamo all&#8217;Irlanda prima dell&#8217;indipendenza. L&#8217;indipendenza non è isolamento, ma integrazione nelle dinamiche culturali ed economiche dell&#8217;Europa e del mondo dalle quali <span style="text-decoration: underline;">proprio oggi</span> siamo tagliati fuori.<br />
Non esiste Stato al mondo capace di vivere economicamente da solo, viviamo in un mondo globalizzato costituito da interscambi commerciali. L&#8217;autarchia (o detta anche “economia chiusa”) non esiste più, uno degli ultimi Stati a tentarla in passato con insuccesso fu proprio l&#8217;Italia del periodo fascista.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma non abbiamo una classe dirigente preparata.</span></p>
<p>E&#8217; vero! In oltre 150 anni con l&#8217;Italia la Sardegna ha dato a Roma alcuni Capi di Stato, decine di ministri, politici vari, centinaia di agenti segreti, migliaia di militari, medici, ricercatori, tecnici, addirittura il primo premio Nobel nella letteratura (Grazia Deledda), musicisti a tanto altro! Siamo anche una delle regioni con il più alto numero di scrittori in Italia. Non siamo riusciti a governare la Sardegna perché ci siamo occupati di co-governare uno Stato che oggi conta oltre 60 milioni di abitanti!<br />
La classe dirigente si forma per gradi, anche con una riforma del nostro sistema scolastico. Ma fin da oggi abbiamo personalità preparate.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma chi li vota i partiti Sardi? Non contano nulla!</span></p>
<p>Nelle elezioni provinciali del 2010 l&#8217;insieme dei partiti autonomisti ed indipendentisti ha raggiunto il 23,34% di voti e non si è trattato solo di protesta. Possiamo competere con i partiti italiani.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma divisi? Il 23% non è neppure la maggioranza.</span></p>
<p>Siamo in democrazia, per pesare non occorre avere il 50% più 1 di voti, chiunque conosca le leggi elettorali sa che è necessario pesare in una coalizione politica per poterne orientare l&#8217;agenda delle riforme. Ridurre la frammentazione tra sigle è necessario, anche senza fare un partito unico. Ci sono segnali importanti.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Saremmo comunque un piccolo e debole Stato.</span></p>
<p>La Repubblica di Malta ha circa 410.000 abitanti e fa parte dell&#8217;Unione Europea, un quarto della Sardegna. E nessuno si lamenta!</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma la Sanità chi la pagherebbe?</span></p>
<p>Svegliati! La Sardegna lo sta già facendo dal periodo dell&#8217;intesa Stato-Regione della Giunta Soru, e con un enorme debito di bilancio a causa delle altre riforme non ancora avviate. Non delegare solo i partiti italiani nella mediazione dei tuoi interessi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La Sardegna ha il problema dell&#8217;insularità.</span></p>
<p>La Corsica ha circa 300.000 abitanti ed in rapporto al suo indice demografico ha più collegamenti marittimi ed aerei della Sardegna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma raggiungere l&#8217;indipendenza è utopia.</span></p>
<p>Non siamo nell&#8217;800! L&#8217;indipendenza non è un salto nel buio dall&#8217;oggi al domani, ma un processo democratico. Un processo di cui gli stessi cittadini, gradualmente, saranno protagonisti, dopo una seria fase autonomista in cui saranno attuate riforme economiche e sociali, tra cui la riscrittura dello Statuto Sardo. Un percorso politico già in atto per far conoscere ai Sardi il loro passato, le loro possibilità e per migliorare le nostre competenze amministrative. Scozia, Catalogna e Québec sono già avanti in questo processo.<br />
La Comunità Internazionale ha recentemente stabilito che persino l&#8217;autodeterminazione unilaterale di un territorio è possibile e legale. E&#8217; un fenomeno che dalla fine della <em>guerra fredda</em> ad oggi si sta divulgando.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">E se volessi rimanere con l&#8217;Italia?</span></p>
<p>Intanto facciamo una vera Autonomia, solo in seguito verrà proposto un referendum sull&#8217;autodeterminazione. Ma se vogliamo svilupparci, dobbiamo lasciar perdere i partiti italiani con i loro fasulli interessi di importazione, che non corrispondono ai nostri.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ma io non voglio fare solo l&#8217;allevatore e la Lingua Sarda non serve a nulla.</span></p>
<p>Con il graduale sviluppo delle competenze amministrative, possiamo espandere tutti i settori dell&#8217;economia, incluso il terziario (come nel turismo). Rimuovendo anche quel modello economico industriale che in passato ci ha imposto Roma: inquinante, fallimentare, che crea disoccupazione ed un sistema clientelare basato sulla conservazione. Un modello assistenzialista che ci danneggia, che consuma ricchezza al posto di investirla sul territorio. Circostanze che spesso ci costringono ad emigrare, persino in ambito universitario, senza darci la possibilità di investire in loco le nuove competenze acquisite. Dobbiamo inoltre defiscalizzare per avviare il sistema della <span style="text-decoration: underline;">zona franca</span>, già presente in diverse parti d&#8217;Europa, per attirare capitali ed investimenti che creino sviluppo. Elementi che si possono avviare da ben prima di una completa indipendenza.<br />
In merito all&#8217;allevamento, se tutelato correttamente, le nostre produzioni potrebbero competere fin da oggi con colossi internazionali come la Nuova Zelanda.</p>
<p>A Malta oltre all&#8217;inglese parlano la loro lingua, lo stesso avviene in Catalogna ed in tante minoranze linguistiche internazionali. La Lingua non è solo un veicolo di comunicazione sociale e culturale, ma serve anche a tramandare la nostra letteratura, il nostro essere cittadini del mondo mediante la nostra identità, e serve inoltre ad avere un vasto potere di rivendicazione politica rispetto a chi ci vuole tenere omologati a Roma.<br />
A nessuno verrà imposta la Lingua Sarda, ognuno parlerà anche l&#8217;italiano e ciò che ritiene opportuno. Ma sicuramente si parlerà maggiormente anche altre lingue internazionali, dalle quali l&#8217;Italia fino ad oggi con il suo provincialismo ci ha escluso rendendoci inadeguati. Basta piangersi addosso!</p>
<p>Svegliamoci!</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-La%20Sardegna%20pu%C3%B2%20farcela.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><em>* L&#8217;episodio si riferisce alla carica di Polizia ricevuta dal Movimento Pastori Sardi durante il pacifico tentativo di recarsi a manifestare a Roma a fine 2010.</em></p>
<p><strong>Ass.ne U.R.N. Sardinnya &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Lettera di solidarietà al Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Luis Durnwalder</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Feb 2011 02:18:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il testo della lettera inviata il 12-02-2011 dopo la decisione del Presidente della Provincia di Bolzano a non prendere parte ai festeggiamenti del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia:
Alla c.a. del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, dott. Luis Durnwalder,
Le esprimiamo la nostra più totale ed incondizionata solidarietà per il clima di avversione, se non di volgare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Durnwalder-and-Merkel-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2514" title="Durnwalder and Merkel - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Durnwalder-and-Merkel-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="340" height="269" /></a>Il testo della lettera inviata il 12-02-2011 dopo la decisione del Presidente della Provincia di Bolzano a non prendere parte ai festeggiamenti del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia:</em></span></p>
<p>Alla c.a. del Presidente della Provincia Autonoma di Bolzano, dott. Luis Durnwalder,</p>
<p>Le esprimiamo la nostra più totale ed incondizionata solidarietà per il clima di avversione, se non di volgare attacco, a cui è stato sottoposto da parte di una fetta della pubblica opinione nonché di alcuni settori della politica e delle istituzioni italiane per la sola “colpa” di essere un autorevole esponente della minoranza austriaca in un territorio assimilato in passato dallo Stato Italiano. Ha tutto il diritto di non partecipare alla ricorrenza per il centocinquantenario dell&#8217;Italia unita. Nessun uomo libero dovrebbe sentirsi moralmente obbligato a prendere parte alle celebrazioni di una istituzione che non riconosce l&#8217;esistenza della sua nazionalità.</p>
<p>Ciò che dovrebbe vedere unite oggi le nostre comunità linguistiche – Ladina, Tedesca e Sarda &#8211; risiede alla base della drammatica situazione in cui versa la Repubblica Italiana: siamo soggetti ad uno Stato che alla vigilia del suo 150° anniversario persiste nel confondere i concetti di cittadinanza e nazionalità, quasi fossero sinonimi, ignorando di fatto l&#8217;assoluta diversità di costumi, tradizioni, cultura, valori, lingue e peculiarità territoriali sottomesse ad una nazione italiana costruita spesso sul mito, sull&#8217;assimilazione politico-militare operata a suo tempo da Casa Savoia e sulla sistematica quanto superba negazione delle identità territoriali. Elementi che a posteriori furono la motivante essenziale da cui nacquero gli statuti autonomi (mai realmente validi) che i padri costituzionali italiani ci hanno lasciato in eredità.<br />
Il sistema regionalistico italiano, ben distante da un serio federalismo politico di matrice plurinazionale, nega l&#8217;esistenza di diverse sensibilità al suo interno, spesso adducendo a difesa della sua presunta omogeneità nazionale (che in ogni caso rispettiamo) l&#8217;accusa di “campanilismo” e “chiusura” in tutti coloro i quali chiedono semplicemente di non essere penalizzati per la loro appartenenza linguistica e nazionale.<br />
I veri “campanilismi”, obsoleti, dannosi e discriminatori, sono quelli in cui le minoranze traggono dalla Costituzione Italiana forme di autonomia derivata presso le quali il concetto di sovranità non gli appartiene.<br />
Le nostre Comunità devono necessariamente superare il centralismo dello Stato Italiano che intermedia i nostri interessi, la nostra economia, persino la nostra immagine ed i nostri valori in Europa e nel mondo, svuotandoli di significato, talvolta folklorizzandoli e marginalizzandoli.<br />
Noi non vogliamo essere cittadini di seconda classe, ma neppure vogliamo cancellare quella nazionalità italiana comunque radicatasi nel tempo nella memoria e nei cuori di milioni di italiani.<br />
Noi chiediamo semplicemente di poter esistere nel reciproco rispetto a cui dovrebbe poter guardare ogni moderna civiltà globale, in cui la diversità è ricchezza e dove ormai una serie di enunciati internazionali riconoscono ai Popoli il diritto all&#8217;autodeterminazione qualora lo Stato di appartenenza non sia stato in grado di soddisfare questo legittimo diritto all&#8217;esistenza.<br />
Come liberal-democratici, non saremo noi ad abbattere questo Stato, ma sarà lo Stato stesso ad implodere sotto ai suoi stessi ritardi e le sue contraddizioni se non riconoscerà la sua vera natura. Il Quirinale dovrebbe pertanto astenersi dall&#8217;assurda pretesa di voler omologare nazionalità diverse, sarebbe il più grave errore storico in cui potrebbe incorrere chi ha il dovere morale, prima che giuridico, di lavorare per una vera integrazione politica tra le componenti della Repubblica.</p>
<p><em>Bomboi Adriano,<br />
</em></p>
<p><em>Ass.ne U.R.N. Sardinnya – Natzionalistas Sardos.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Solidarieta%27%20a%20Luis%20Durnwalder.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
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		<title>Italia 1861 – 2011: Danni, vivi e morti della storia di Sardegna</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Jan 2011 23:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
Prima di occuparci dei caduti, dovremmo osservare sotto quali auspici si apre il 150° anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia per i vivi&#8230;
Vi racconteremo un curioso aneddoto accaduto presso l&#8217;istituto tecnico-commerciale “Chironi” di Nuoro che ci è stato segnalato.
Come noto, sopravvive ancora, tra molte difficoltà, una generazione di docenti-pedagoghi che della formazione dell&#8217;individuo ne ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Sardos-in-Iraq.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2410" title="Sardos in Iraq" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/02/Sardos-in-Iraq.jpg" alt="" width="330" height="219" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Prima di occuparci dei caduti, dovremmo osservare sotto quali auspici si apre il 150° anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia per i vivi&#8230;<br />
Vi racconteremo un curioso aneddoto accaduto presso l&#8217;istituto tecnico-commerciale “Chironi” di Nuoro che ci è stato segnalato.<br />
Come noto, sopravvive ancora, tra molte difficoltà, una generazione di docenti-pedagoghi che della formazione dell&#8217;individuo ne ha fatto una missione professionale di cui non scordarsi mai. Tra costoro, un insegnante di lettere ha posto ai suoi alunni un tema dal titolo: “l&#8217;amicizia”. Argomento tutt&#8217;altro che banale se consideriamo quanto esso sia stato trattato da eminenti personaggi come Aristotele nella sua “Etica Nicomachea”, passando per Cicerone fino a Ralph Waldo Emerson, Georges Bataille, etc.<br />
Lo scopo? Non solo quello di individuare eventuali lacune dello studente su cui orientare l&#8217;attenzione ma anche quello di conoscere meglio le sensazioni della nuova generazione e se, eventualmente, il singolo studente possa avere problematiche nello studio connesse alla propria vita privata.<br />
E sapete che ha scritto uno di questi studenti in un tema? Che “avere un amico e fargli un determinato favore potrebbe contribuire ad ottenere in cambio un posto di lavoro”. Nel virgolettato vi abbiamo sintetizzato il pensiero, di per se innocuo e alquanto “popolare”, ma che rappresenta la spia di un retroterra “culturale”, se così si può chiamare, dietro il quale si annida il morbo della conservazione sociale. Lo stesso che abitualmente chiamiamo assistenzialismo e clientelismo, due malanni che in genere derivano dalla stessa politica.<br />
Per un giovanotto al quarto anno di studi è dunque perfettamente normale e lecito che il lavoro “non si ottenga per particolari meriti e/o competenze ma poiché si è fatto un favore a qualcuno”.<br />
Non la pensavano così ovviamente i collaboratori dell&#8217;avv. Salvatore Cadeddu (ligi alla giustizia sociale), quando nel 1812, presso l&#8217;attuale orto botanico di Palabanda (Cagliari), realizzarono una congiura per sottrarre il potere a dei subordinati della Corona, il cui re, Vittorio Emanuele I, al periodo taglieggiava le finanze del Popolo Sardo per mantenere la Corte durante il periodo di dominazione francese del Piemonte.<br />
I congiurati furono diversi, tra cui esponenti del clero locale, uomini di legge, alcuni soldati, commercianti, artigiani, ecc.<br />
Il complotto venne scoperto ed i principali animatori, come Cadeddu, Putzolu e Sorgia, furono arrestati e giustiziati ad opera del colonnello di Villamarina. Seguiranno altri arresti e sevizie da parte dei funzionari regi.<br />
Brutali vendette seguirono anche prima, come al termine dei moti rivoluzionari a cavallo tra &#8216;700 ed &#8216;800, quando la battaglia antifeudale capitanata da Giovanni Maria Angioy si concluderà con l&#8217;esilio del suo più noto protagonista a Parigi e la liquidazione fisica (e l&#8217;arresto nel migliore dei casi) per tutti quelli che collaborarono alla sollevazione popolare contro gli ordini imposti dalla monarchia sabauda al Popolo Sardo.<br />
L&#8217;Angioy fu verosimilmente salvato dalla sua rete di collaborazioni internazionali che, da una Corte all&#8217;altra, e dalla diplomazia alla fuga, segnarono il suo destino. E forse influirono non poco anche le note fatte pervenire dall&#8217;Angioy al ministro francese Talleyrand, in cui l&#8217;Angioy segnalò le iniquità dei piemontesi ed in cui il celebre politico transalpino riconobbe in esso il leader più autorevole della rivoluzione Sarda, nonché l&#8217;unico munito delle qualità per attuarla. Previo adeguato supporto militare (che non ci fu comunque). <em>Fonti: Dionigi Scano – La vita e i tempi di G. Angioy (1946, Ed. Della Torre) – Archivio Ministero degli Esteri, Parigi, vol. 281, n. 33.</em><br />
Ricordiamoci, in questa rivoluzione, di personaggi come il notaio cagliaritano Francesco Cilocco, anti-piemontese e capitano di un&#8217;armata di migliaia di uomini che, assieme al patriota Gioacchino Mundula, assediò Sassari il 27 dicembre 1795 per arrestare tutti i feudatari. I ricercati fuggirono ed in seguito si vendicheranno con una feroce repressione guidata dai fratelli del Re Carlo Emanuele IV di Savoia. Cilocco verrà torturato con corda (la pratica poteva spezzare le ossa), tenaglie infuocate (per strappare capezzoli, unghie e carne) e fustigazione (a doppia suola intessuta di piombo per strappare la pelle). Infine impiccato, decapitato da morto, il cadavere bruciato e le ceneri sparse al vento. Correva il 1802. Quando lo si leggerà nei libri di storia scolastici sulla formazione della “nazione italiana”? Si tratta solo di alcuni celebri esempi.</p>
<p>Pensiamo inoltre ai danni incalcolabili al commercio ed al patrimonio territoriale Sardo operato dai Savoia contro l&#8217;isola. Come la spoliazione sistematica del nostro patrimonio minieristico e boschivo: dopo l&#8217;unità italiana infatti, come ci ricordò un intellettuale del calibro di Eliseo Spiga, tra il 1863 ed il 1910 lo Stato Italiano autorizzò il taglio e la cessione completa di ben 586.000 ettari di terre alberate, circa un quarto dell&#8217;intera superficie della Sardegna, città comprese.<br />
Per non parlare dei danni al sistema faunistico, pensiamo al sistematico massacro dei cervi Sardi e di altre specie dell&#8217;isola che un tempo proliferavano nel nostro ecosistema.<br />
Ma se non ci sono bastati i caduti in tutte le principali guerre organizzate dalle autorità che hanno governato il Regno di Sardegna (prima) ed il Regno d&#8217;Italia (dopo), possiamo affermare senza alcun timore quanto l&#8217;ultima “guerra d&#8217;indipendenza italiana”, eufemisticamente parlando, sia stata compiuta anche col sangue di Sardi che venivano mandati avanti in prima linea a morire, al posto di Carabinieri che, con tanto di baionetta, si premunivano di infilzare i Sardi che non avessero fatto loro da scudo nell&#8217;avanzata contro il “nemico”. Un nemico che quindi si trovava persino alle spalle&#8230;</p>
<p>In epoca repubblicana ci sarebbe da chiedersi se abbia avuto un senso la morte, tra i vari, dell&#8217;alpino Luca Sanna, originario di Samugheo (OR), alla cui famiglia va il nostro cordoglio. Perito in Afghanistan per servire uno Stato che è tutt&#8217;ora in debito con la Regione per oltre 5 miliardi di euro (a causa della vertenza entrate) e di un&#8217;altra serie di inadempienze finanziarie ed infrastrutturali a danno dell&#8217;isola (pensiamo ai ritardi della metanizzazione e dell&#8217;ingombrante monopolio ENEL in campo elettrico, o la mancata 4 corsie Olbia-Sassari).<br />
Pensiamo all&#8217;assenza delle accise miliardarie sui prodotti energetici (derivanti dalle tasse di industrie per la raffinazione del petrolio come la SARAS), o pensiamo all&#8217;inquinamento presente a vario titolo sul nostro territorio. Come quello maturato attorno al poligono militare di Quirra (e ve lo diciamo pur non essendo affatto anti-militaristi); pensiamo alle truffe e le mancate bonifiche di varie aree industriali o naturali (vedere Furtei o l&#8217;ex G8 a La Maddalena), e come il versamento in mare di migliaia di litri di idrocarburi nei pressi di Porto Torres (SS), ecc.<br />
Tra tassi di disoccupazione elevatissimi ed un sistema industriale in crisi; assenza dalle istituzioni UE, e con tassi di formazione dei nostri studenti tra i più bassi d&#8217;Europa&#8230;in tutta onestà, non si capisce per quale motivo si debba gioire per l&#8217;anniversario di uno Stato che ha fallito in tutti i principali propositi di sviluppo e benessere che pochi utopisti avevano messo in conto. O forse questo conto è stato fatto pagare a noi.</p>
<p>Non possiamo commettere l&#8217;errore di leggere i sentimenti di rivalsa come un qualcosa che nasce unicamente in periodi di crisi, la storia di diverse minoranze internazionali suggerisce infatti il contrario.<br />
Qui non si tratta di separatismo o non separatismo, si tratta di discutere sulle riforme da porre in essere.</p>
<p>Con queste considerazioni non intendiamo addossare al solo centralismo italiano le cause delle sperequazioni e dei crimini subiti dall&#8217;isola (come il vilipendio della Storia e della Lingua Sarda), ma certamente possiamo e dobbiamo ragionare sulla necessità di riformare le nostre istituzioni regionali per sviluppare una sovranità non più procrastinabile nel tempo. Lanciamo una provocazione: chi nega la nostra specificità, asserendo che non esista neppure una Questione Sarda, ricorda vagamente quella marginale mediocrità politica che sostiene l&#8217;inesistenza della mafia&#8230;<br />
Se vogliamo risolvere un problema, lo dobbiamo affrontare.</p>
<p>Pensate, nella provincia autonoma del Trentino-Alto Adige, a Bolzano, anche l&#8217;assunzione nel corpo dei Carabinieri è subordinata alla conoscenza del bilinguismo. L&#8217;italiano non è sufficiente. Recitano infatti i <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Bando%20CC%20Bolzano%202009.pdf">bandi di concorso</a>:</p>
<p><em>“VISTO – il decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n.752 (Norme di attuazione dello Statuto speciale della regione Trentino Alto Adige in materia di proporzione negli uffici statali siti nella provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego);<br />
VISTO – il decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 1988, n.574 (Norme di attuazione dello statuto speciale per la regione Trentino-Alto Adige in materia di uso della lingua tedesca e della lingua ladina nei rapporti dei cittadini con la pubblica amministrazione e nei procedimenti giudiziari);<br />
</em></p>
<p><em>Si necessita:<br />
</em></p>
<p><em>g) l’eventuale possesso dell’attestato di bilinguismo, previsto dall’articolo 4 del decreto del Presidente della Repubblica 26 luglio 1976, n.752, e successive modificazioni (“Norme di attuazione dello statuto speciale della Regione Trentino Alto Adige in materia di proporzione negli uffici statali siti nella provincia di Bolzano e di conoscenza delle due lingue nel pubblico impiego”), la lingua (italiana o tedesca) nella quale intende sostenere la prova preliminare/selezione culturale”.</em></p>
<p>E in Sardegna? Senza razzismi di alcun tipo, riteniamo sia opportuno avere meno soggetti di altre regioni e più Sardi, capaci di offrire un servizio migliore ai cittadini, e quindi avere anche agenti non obbligati a lasciare la propria terra (come purtroppo succede oggi) per prestare servizio nella penisola.<br />
Ricordiamo che il Sardo è riconosciuto dallo Stato come Lingua da una precisa normativa, tra cui la 482 del 1999, che va ad attuare il riconoscimento delle minoranze linguistiche storiche che la Costituzione italiana contempla all’art. 6.<br />
E’ inoltre riconosciuta dalla legge regionale n. 26/1997.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Bomboi A. e Floris M. </em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Vivi%20e%20morti%20ai%20150%20d%27Italia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Articolo correlato: <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/01/i-150-anni-dello-stato-italiano-e-la-periferia-sardegna-lamaro-anniversario/">I 150 anni dello Stato Italiano e la periferia Sardegna. L&#8217;amaro anniversario</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>I 150 anni dello Stato Italiano e la periferia Sardegna. L&#8217;amaro anniversario</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jan 2011 18:35:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
1861, il Regno di Sardegna, guidato dall&#8217;espansionismo della monarchia sabauda, si proclama Regno d&#8217;Italia.
2011, la Sardegna affronta una delle maggiori crisi economiche della storia contemporanea. La disoccupazione che affligge i giovani si attesta attorno al 44%, di circa venti punti oltre la media italiana. Mentre la cultura, la lingua, l&#8217;ambiente e &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/01/ISPRA-ed-emigrazione-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2392" title="ISPRA ed emigrazione - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/01/ISPRA-ed-emigrazione-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="277" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>1861, il Regno di Sardegna, guidato dall&#8217;espansionismo della monarchia sabauda, si proclama Regno d&#8217;Italia.<br />
2011, la Sardegna affronta una delle maggiori crisi economiche della storia contemporanea. La disoccupazione che affligge i giovani si attesta attorno al 44%, di circa venti punti oltre la media italiana. Mentre la cultura, la lingua, l&#8217;ambiente e &#8211; più in generale &#8211; tutto il sistema Sardegna, versano in un quadro di declino del quale la nostra classe dirigente non sembra rendersi conto.<br />
Ma come siamo arrivati a tutto questo? Non potendo dilungarci in questa sede nell&#8217;illustrarvi un saggio che racchiuda gli elementi storici, culturali, sociali, economici ed internazionali che ci hanno condotti a questo punto, tratteremo la questione per sommi capi, per quanto possibile.</p>
<p>In Italia oggi ci sono tre correnti di pensiero, non molto note sul piano dell&#8217;analisi, ma che cercheremo brevemente di esporvi: la prima, la più diffusa, ha una matrice romantica e riguarda quel costrutto sociale, intellettuale ed istituzionale che crede nel mito del risorgimento. Un mito nel quale pochi valorosi uomini si sono battuti per uniformare la penisola italiana attorno al concetto di nazione, dandogli uno Stato sovrano.<br />
Nel quadro di questo mito non dovremmo vedere solo figure retoriche o personaggi e pensieri immaginari, ma uomini e donne in carne ed ossa che hanno creduto alla liberazione del proprio territorio dal dominio esterno (pensiamo a quello asburgico). In quest&#8217;ottica, come nazionalisti Sardi, non possiamo che rispettare coloro che si sono battuti per l&#8217;ideale della nazione italiana e che, spesso, vi hanno sacrificato la vista stessa. Non ci riferiamo solo al passato di epoca garibaldina, ma anche al presente: pensiamo ad esempio ai servitori dello Stato caduti nella lotta alla criminalità organizzata.<br />
Ma questo non va necessariamente posto in antitesi con una seconda corrente di pensiero, più o meno latente, ma ultimamente giunta agli altari della cronaca: essa è data da quel variegato sentimento sociale che non crede all&#8217;unità italiana e ritiene doveroso dare una rappresentanza a quella moltitudine di corpi sociali che un tempo (ed in parte ancora oggi) hanno rappresentato (e rappresentano) culture, lingue e ordinamenti sociali diversi.<br />
La Lega Nord ha avuto il merito di porre queste tematiche, su base federalista, direttamente nel cuore di Roma. Benché in verità, questi temi fossero già appannaggio di varie forze e soggettualità presenti nel territorio della Repubblica Italiana. Pensiamo infatti al sardismo (cosa ben diversa dal leghismo), od agli storici moti indipendentistici siciliani e/o, in minor misura, veneti e altoatesini. Per citarne solo qualcuno.<br />
La terza corrente di pensiero è abbastanza recente, ma non si discosta nell&#8217;assunto finale dalla prima. Potremmo considerarla una “giustizialista via di mezzo”: essa riguarda quella (seppur minoritaria) serie di storici italiani che si stanno ponendo con un approccio critico al mito risorgimentale, osservandone la realtà ed il metodo con il quale l&#8217;Italia è passata dall&#8217;essere una semplice definizione geografica ad un istituto politico sovrano. Tra questi vi è Arrigo Petacco.</p>
<p>E come è stata fatta dunque l&#8217;Italia unita? Generando un divario nord-sud ed insulare. Proprio assimilando (non integrando) con la forza, al modello piemontese, territori con culture, lingue ed economie (oltre che istituzioni), diverse.<br />
Il mito è stato solidificato in epoca fascista, mentre l&#8217;era repubblicana, quella odierna, attraverso sport, scuola e mass-media, ha fatto il resto.<br />
Lo Stato Italiano è dunque il naturale erede del tricolore centralista francese. La monarchia sabauda, aiutata a suo tempo dall&#8217;establishment napoleonico, adottò infatti un modello istituzionale centrale, ben diverso – ad esempio – da quello contemporaneo anglosassone: per Torino prima, e Roma dopo, conosciamo uno Stato ed una sola nazione.<br />
Il Regno Unito invece è formato da 4 nazioni.</p>
<p>Quali sono dunque i limiti del nostro sistema istituzionale? Che esso, per sua stessa natura e struttura, non può occuparsi di definire centralmente tutte le peculiarità e le specificità presenti all&#8217;interno dei suoi confini. La Sardegna, ad esempio, ha caratteristiche socio-economiche ed ambientali diverse da quelle della Toscana e/o dell&#8217;Abruzzo.<br />
Caratteristiche che talvolta, come sul piano economico e sul campo della non-discriminazione linguistica, fanno entrare i nostri interessi in conflitto con altri.<br />
Ciò è dato anche dal peso demografico che politicamente i singoli territori riescono a produrre.<br />
Ad esempio, la Sardegna, avendo meno abitanti (e quindi meno elettori) della Sicilia, deve cedere a quest&#8217;ultima la rappresentanza delle proprie esigenze sul piano Europeo.<br />
Ma pensiamo agli innumerevoli finanziamenti spesso sottratti al nostro territorio a favore del nord&#8217;Italia per investire &#8211; non in assistenza ma – sul futuro. Nel sistema centralista, più rappresentanti si hanno al potere di Roma, più possibilità ci sono di ottenere ciò che non dovrebbe essere “il contentino” ma IL DIRITTO.<br />
Nei veri sistemi federali invece, come quelli osservabili in diversi esempi della Comunità Internazionale, ogni territorio ha la possibilità di controllare direttamente alcune materie ed esercitare precisi poteri (come sul campo scolastico, linguistico e/o dei Beni Culturali, oltre che in precisi ambiti economici e sociali). Ma inoltre il suo peso nel Governo centrale e/o in un dato Parlamento federale non è inficiato da deficienze di carattere demografico.<br />
Le nazioni hanno inoltre la possibilità, in base ai principi del diritto internazionale, di autodeterminarsi totalmente anche dalla eventuale federazione di cui facciano parte. Processo ovviamente duraturo nel tempo ma comunque legittimo e non subordinabile (sul piano etico prima che giuridico) agli interessi di una sola nazione a scapito di quella il cui Popolo avrebbe scelto di rendersi indipendente.</p>
<p>Compito degli autonomisti, dei federalisti e degli indipendentisti Sardi oggi è quello di COLLABORARE ed interrogarsi sulle forme e sui metodi per superare l&#8217;attuale centralismo in cui la Sardegna è relegata, affinché diventi soggetto protagonista dell&#8217;Europa e del mondo e non più periferico oggetto dell&#8217;Italia, delle sue disparità e della stessa famiglia Europea.<br />
Si stima che circa un milione e mezzo di Sardi siano emigrati via dalla Sardegna per cercare nuove opportunità: lo stesso numero di abitanti attuali dell&#8217;isola. Noi vogliamo investire sul futuro, non sulla desertificazione.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione, vi auguriamo un felice 2011!</p>
<p><em>Di Corda M. e B. Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Italia%20150%20e%20periferia%20Sardegna.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Parte 2: <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/02/italia-1861-%E2%80%93-2011-danni-vivi-e-morti-della-storia-di-sardegna/">Danni, vivi e morti di Sardegna</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Economia: L&#8217;European Stability Mechanism e il controverso profilo finanziario dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 01:11:12 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dopo aver affrontato il debito della Grecia, l&#8217;Eurogruppo dei 16 ministri economici e finanziari riunito lo scorso 28 novembre ha approvato un piano di aiuti di 85 miliardi di Euro con un tasso di interesse del 6% a favore dell&#8217;Irlanda, finanziato dal Fondo Monetario Internazionale e dall&#8217;Unione Europea.
Lo stesso 28 novembre a Bruxelles si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Ecofin-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2336" title="Ecofin - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Ecofin-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="324" height="230" /></a>Dopo aver affrontato il debito della Grecia, l&#8217;Eurogruppo dei 16 ministri economici e finanziari riunito lo scorso 28 novembre ha approvato un piano di aiuti di 85 miliardi di Euro con un tasso di interesse del 6% a favore dell&#8217;Irlanda, finanziato dal Fondo Monetario Internazionale e dall&#8217;Unione Europea.<br />
Lo stesso 28 novembre a Bruxelles si è discussa la proposta di alcuni ministri dell&#8217;Ecofin di istituire un organismo che opererebbe come un fondo monetario<br />
europeo, che intervenga secondo i parametri dell&#8217;FMI, al fine di sanare i problemi di liquidità degli Stati a rischio default e interrompendo di conseguenza il contagio della crisi del debito.<br />
Si tratta dell&#8217;European Stability Mechanism (ESM), che dovrebbe subentrare al fondo di stabilità in calendario per il 2013, esso prevederebbe il coinvolgimento del settore privato (banche, possessori di titolo di stato e hedge funds). Scopo dell&#8217;ESM sarà quello di intervenire per offrire supporto alla soluzione delle varie crisi.<br />
L&#8217;attuale fondo di stabilità è l’European Financial Stability Fund, creato per salvare la situazione della Grecia e dotato attualmente di 440 miliardi di euro, a cui si vanno ad aggiungere 60 miliardi dell&#8217;UE e 250 miliardi del Fondo Monetario Internazionale.<br />
Il cancelliere tedesco Angela Merkel, a garantire la difesa dei contribuenti dalla speculazione, avrebbe fortemente voluto fin dal principio che l&#8217;ESM fosse visto come un organismo la cui attivazione non debba essere automatica e indistinta, ma settoriale ed organica, ovvero solo se indispensabile per la salvaguardia dell&#8217;area Euro nel suo insieme.<br />
In definitiva, la Germania è contraria all&#8217;idea di rafforzare il metodo utilizzato per Paesi come Grecia e Irlanda e quindi contraria &#8211; con la Francia &#8211; anche alla proposta dei ministri italiano Tremonti e lussemburghese Juncker, circa l&#8217;eventualità dell&#8217;emissione di titoli E-bond garantiti da Bruxelles (da non confondere con i classici Eurobond), il cui eventuale ricavato si sarebbe dovuto utilizzare per salvare gli stati più indebitati.<br />
La Germania infatti, oltre a non ritenere particolarmente utile la proposta, preferirebbe un sistema di aiuti che l&#8217;ESM valuterebbe caso per caso, evitando metodiche assistenzialistiche verso Stati poco virtuosi sul piano della stabilizzazione economica interna.<br />
In questo panorama, in seguito agli accordi commerciali sull&#8217;asse Pechino-Bruxelles, si è inserita proprio la Cina che ha aperto al sostegno finanziario all&#8217;area euro piegata dalla crisi.<br />
Dopo l&#8217;acquisto di titoli di stato portoghesi, il vice premier Qishan avrebbe annunciato la disponibilità di Pechino a contribuire alle misure di stabilizzazione prese dall&#8217;Europa, anche con l&#8217;acquisto dei bond degli stati Europei in crisi.<br />
Questo interesse cinese nell&#8217;aiuto offerto agli stati europei è dovuto alla preoccupazione degli interessi economici di grandi proporzioni che legano le varie<br />
economie mondiali. Il tutto in base a quanto ribadito nel vertice bilaterale con la UE svoltosi a Pechino in materia di investimenti, con l&#8217;opzione di un coordinamento rafforzato Cina-UE in sede di G20.<br />
Tra il 16 e il 17 dicembre, il Consiglio Europeo, con la partecipazione dei capi di Stato e di governo dell&#8217;UE ed il presidente della Commissione José Manuel Barroso, sotto la presidenza di Herman Van Rompuy, ha raggiunto l&#8217;accordo per modificare il Trattato di Lisbona inserendo il testo per poter creare il fondo di intervento ESM.<br />
L&#8217;accordo doveva avere un riferimento alla “indispensabilità”, aspetto che non era presente nell&#8217;ultima bozza presentata, ma insistentemente voluto dalla Germania (per i motivi sopra citati) affinché apparisse in qualche forma nel testo da inserire nel Trattato.</p>
<p>Si partirà dunque questo gennaio con la definizione del testo definitivo, in sinergia con il Parlamento Europeo, con la Commissione e la BCE .<br />
Il debito pubblico diverrà il fattore chiave per determinare la procedura per disavanzo eccessivo nei confronti di un Paese membro.<br />
Il cancelliere tedesco tende quindi a ribadire la linea della responsabilità dei singoli stati nel controllo dei conti pubblici. Aspetto sul quale lo Stato Italiano continua a peggiorare gravemente, con una economia destinata ad una lenta agonia ed una pressione fiscale sempre più alta (tra le maggiori dell&#8217;area Schengen).<br />
Nonostante l&#8217;accordo preventivo raggiunto tra i capi di stato e di governo sull&#8217;ESM, i mercati non trovano entusiasmo e la moneta unica si mostra ancora debole.</p>
<p>Le cause di questa diffidenza globale dei mercati possiamo attribuirla in parte anche al fatto che l&#8217;ESM diventerà operativo solo dal 2013, con il forte dubbio che durante i tempi di avvio potrebbero svilupparsi altri allarmi. Come quelli che rapidamente hanno colpito già diversi Stati.<br />
Altre perplessità riguardano proprio la moneta unica, messa a dura prova di fronte ai problemi di risanamento della liquidità degli Stati, ma soprattutto, c&#8217;è un nuovo dubbio all&#8217;orizzonte: per quanti di essi si potrà azionare l&#8217;ESM contemporaneamente?<br />
Viste le affermazioni del presidente dell&#8217;Eurogruppo Jean-Claude Juncker, sul rilancio dell&#8217;idea E-bond e sulla probabilità di aumentare il fondo salva stati all&#8217;inizio del 2011, ci sono i timori di nuovi attacchi speculativi sul debito, nello stesso periodo in cui gli stati europei dovranno rifinanziare 560 miliardi di titoli di Stato, che potrebbero non bastare se questi dovessero colpire la Spagna.</p>
<p>Nonostante tutto, si sta verificando quanto previsto dal Governo Europeo circa un anno fa, e cioè l&#8217;assunzione di un livello (seppure basso) dell&#8217;attività economica capace di riprendersi lentamente, beneficiando della ripresa della domanda estera e dei consumi dei privati.</p>
<p>Ma la Sardegna? Più che in Europa, a causa dell&#8217;iniqua intermediazione italiana, ne siamo alla sua più estrema periferia. Non solo la Sardegna non ha alcuna voce in capitolo &#8211; anche rispetto a Stati, come Malta, che hanno meno abitanti di noi – sul campo della macroeconomia, ma non abbiamo voce neppure sugli elementi dell&#8217;ordinaria economia. Si pensi, ad esempio, agli abissali ritardi del settore primario.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-ESM%20e%20profilo%20economico%20UE.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Grecia e dintorni &#8211; Grave crisi economica nell&#8217;Eurozona</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 23:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
E&#8217; datata dicembre 2009 la partenza “ufficiale” della grave crisi economica in Grecia, adagiata su quella in corso negli ultimi anni a livello globale, quando vengono alla luce statistiche incoerenti inviate da Atene a Bruxelles sull&#8217;andamento dell&#8217;economia.
L&#8217;assenza di riscontri sulle tendenze in atto ha provocato il declassamento dei bond ellenici &#8211; da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Atene-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1270" title="Atene-SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Atene-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="435" height="247" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>E&#8217; datata dicembre 2009 la partenza “ufficiale” della grave crisi economica in Grecia, adagiata su quella in corso negli ultimi anni a livello globale, quando vengono alla luce statistiche incoerenti inviate da Atene a Bruxelles sull&#8217;andamento dell&#8217;economia.<br />
L&#8217;assenza di riscontri sulle tendenze in atto ha provocato il declassamento dei bond ellenici &#8211; da parte dell&#8217;agenzia Fitch &#8211; che tagliò a livello BBB+ il rating sul debito di lungo termine, paventando quindi fondati rischi di insolvenza.<br />
Il debito pubblico greco è volato a 300 miliardi di euro, ossia al 113% del PIL e potrebbe salire stabilmente al 120% entro il 2010 <em>(Fonti: ANSA; Borsa Italiana; Thomson-Reuters).</em><br />
In Grecia si prevede una dura crisi politica, motivata anche dall&#8217;incapacità del governo di prendere dei provvedimenti atti a porre un freno alla spesa pubblica.<br />
Il trattato di Maastricht vieta esplicitamente un salvataggio degli stati membri in crisi, è altrettanto certo però che la crisi greca rischia di contagiare anche le altre economie deboli d&#8217;Europa con effetti imprevedibili sui cambi e su tutta la comunità monetaria.<br />
Eppure, mentre diversi economisti ed osservatori hanno ipotizzato un default della Grecia ed una sua uscita dall’Eurozona, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha recentemente affermato:<br />
<em>“Se accade qualcosa a un Paese dell’euro, tutti gli altri ne sono coinvolti. Visto che abbiamo una moneta comune abbiamo anche responsabilità comuni”.</em><br />
Nei fatti, la Germania non sembra tuttavia disposta ad aprire i “rubinetti” del salvataggio verso Atene (in funzione economica interna), ma con la Francia propone la possibilità di accordi per aiuti bilaterali maggioritari (nel quadro UE) ai paesi membri in difficoltà e con un contributo (minoritario) di aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale. Misura quest&#8217;ultima che non soddisfa gli europeisti più convinti e la stessa BCE di Francoforte, in quanto l&#8217;unità e la credibilità politica dell&#8217;Europa dovrebbe essere fondata non solo sul criterio della rigidità sull&#8217;osservanza di Maastricht ma anche sulla possibilità di aiutare i partner in difficoltà senza ricorrere al FMI.<br />
Solo il 28 gennaio 2010, al World Economic Forum, il premier Greco George Papandreou, difendeva un piano anti-crisi costituito da proposte che prevedono<br />
privatizzazioni miliardarie, un congelamento degli stipendi pubblici sopra i 2.000 euro, una forte lotta all’evasione e riforme strutturali come quella delle pensioni. Non meno sentita dalla popolazione, la recente misura sull&#8217;IVA che ha causato diverse proteste pubbliche, riversatesi persino con strascichi polemici nella stampa dell&#8217;Eurogruppo, tra cui proprio quella Berlinese.<br />
Il piano anticrisi del premier greco, che promette un deficit all’8,7% entro il 2010 ed al 3% entro il 2012, dovrà passare al vaglio costante dell’Unione Europea, ma nel frattempo si elevano a dismisura i credit defaul swap sul suo debito (ovvero le assicurazioni contro il fallimento di Atene) e, contemporaneamente, giunge ai massimi il differenziale tra il debito greco e quello tedesco (in riferimento all’Eurozona) confermando una certa sfiducia sui mercati.<br />
Ne risente anche la divisa Europea nel cambio con il Dollaro, ma la situazione più allarmante è rappresentata dal rischio di contagio della Grecia sulle deboli economie degli stati Europei più a rischio.<br />
Il 25 Marzo il presidente della BCE avverte che la crisi non è finita e ribadisce l&#8217;importanza e la necessità di &#8220;un&#8217;azione determinata ed efficace per garantire la<br />
stabilità della zona euro”.<br />
Dello stesso avviso la commissione Europea, che evidenzia la necessità di rafforzare gli strumenti con cui prevenire simili difficoltà, ed eventualmente sanzionare i Paesi che gestiranno i conti pubblici fuori dai limiti fissati dall&#8217;UE.<br />
In realtà oltre il 90% del PIL Europeo è in deficit eccessivo, ma tra i deficit più alti dell&#8217;Eurozona bisogna distinguere quelli che possono essere prontamente ridotti dal ciclo economico.<br />
Ad esempio, la crisi finanziaria in Spagna ha travolto un&#8217;economia caratterizzata dalla bolla immobiliare, una modesta industria manifatturiera ed una elevata<br />
disoccupazione.<br />
La Spagna può vantare tuttavia un debito contenuto, appena il 55% del PIL rispetto al 113,4% della Grecia, garanzia di spazi di manova consistenti per politiche di rientro.<br />
Per contro, una nazione con un grande deficit, ma che non si trova sicuramente in uno stato di crisi irreversibile, è l&#8217;Islanda (un Paese comunque esterno alla moneta comunitaria).<br />
Il crollo economico Islandese è stato peggiorato sicuramente dalla crisi globale esplosa nello stesso periodo negli Stati Uniti, e questo ha avuto ripercussioni in una crisi politica e finanziaria che ha determinato un conseguente crollo delle banche, a sua volta generatore di controversie tra l&#8217;Islanda, l&#8217;Olanda ed il Regno Unito: Una delle banche in questione infatti aveva tra i titolari 350.000 cittadini Britannici ed Olandesi.<br />
Al fine di ripagare totalmente tali risparmiatori, hanno avuto luogo degli accordi bilaterali tra i paesi in questione, culminati con un disegno di legge dal governo islandese, in piena crisi politica, secondo il quale, Londra e l’Aia sarebbero state ripagate in maniera compatibile alla crescita del PIL Islandese.<br />
La normativa UE non prevedeva però l’eventualità di un crollo bancario di tipo sistemico e le regole comunitarie non prevedono neppure che, in caso di fallimento, lo schema di assicurazione dei depositi di una banca privata debba divenire di responsabilità del governo di quello specifico paese dove la banca stessa aveva od ha la sede legale.<br />
Fu in quest&#8217;ottica che partì una richiesta internazionale di rimborso ai correntisti: tuttavia, nonostante il parlamento votò a favore per l&#8217;approvazione di un secondo disegno di legge al riguardo, il Presidente della “Repubblica dei ghiacci” Ólafur Ragnar Grímsson rifiutò di firmare il testo della legge chiedendo di convocare un referendum.<br />
Nel referendum del 6 marzo 2010, il popolo Islandese, mostrando una responsabilità ed una formidabile unità, ha deciso di non confermare il voto del parlamento e quindi non ci sarà un secondo disegno di legge in materia, bloccando un rimborso di 3,4 miliardi di euro.<br />
Un caso a parte è rappresentato dall&#8217;Italia, dove i dati sul deficit sono già allarmanti e secondo gli analisti sono destinati a peggiorare.<br />
Accendendo la TV, guardando i TG e leggendo i giornali, sembra paradossalmente di vivere nello stato più virtuoso del mondo, ma basta guardarsi attorno per accorgersi che la realtà supera la fantasia mediatica.<br />
Non ci sarebbe nemmeno da sorprendersi con la consapevolezza che quella italiana è una Repubblica che si regge su tutto ciò che viene nascosto ai cittadini.<br />
Mentre falliscono le grandi imprese e si espande l&#8217;istituto della cassa integrazione per migliaia di lavoratori, si attuano politiche che riescono (con larga approssimazione) a tamponare il problema a breve termine, destinandolo a replicarsi nel medio-termine.<br />
La macchina burocratica si auto-alimenta dallo sperpero che produce. Si tratta di un economia destinata ad una lenta agonia, con una pressione fiscale sempre più alta; dei salari che sono fermi sotto la media Europea e dei servizi che non funzionano.<br />
Gli esponenti dei partiti politici del governo e dell&#8217;opposizione, da parte loro, si ostinano a difendere il centralismo ed il blocco di qualsiasi riforma volta a modificare la rigidità istituzione ed economica dello Stato. Propongono addirittura norme per abbassare il costo della politica, ma sono fattualmente impegnati in una arida propaganda elettorale a tempo pieno per 12 mesi l&#8217;anno.<br />
Il tasso di disoccupazione e di povertà continua a salire ma nessuno ha il coraggio di allarmarsi.<br />
Di fronte alle misure ed ai piani da adottare, i governi che si susseguono declinano ogni responsabilità e si scaricano a vicenda la patata bollente in un ciclo vizioso (più che virtuoso) che porterà la barca alla deriva: con tutti coloro i quali hanno la sfortuna di aver fatto parte di questo drammatico “viaggio”.<br />
L&#8217;ISTAT ha recentemente comunicato che per l&#8217;Italia a febbraio c.a. il saldo commerciale con i Paesi extra-UE ha registrato un deficit di 1.622 milioni di euro, rispetto al deficit di 733 milioni del febbraio 2009.<br />
Intanto la Commissione Europea, con un messaggio al Parlamento Europeo, afferma che per l&#8217;Italia -come per altri stati coinvolti- è indispensabile un rapido risanamento dei conti pubblici, poiché una volta che nel trend globale la ripresa avrà preso piede, si dovrebbe poter assicurare una decisa riduzione dell&#8217;altissimo livello del debito pubblico.<br />
Per Roma, la Commissione ha tracciato un quadro particolare:<br />
La crisi italiana non viene giudicata temporanea perché, secondo i dati pubblicati da Eurostat, nel 2º trimestre 2009, in Eurolandia il calo del PIL si è arrestato a -0,2% (-0,3% nella UE), mentre in Italia si è attestato a -0,5% ed a questo dato si aggiunge anche l&#8217;aumento spropositato del debito pubblico, guidato dal peso crescente dei tassi di interesse; mentre l’iniezione di capitali nel settore bancario è stata e resterà marginale.<br />
A politiche invariate, il “governo” Europeo prevede che nel 2010 “l’attività economica si stabilizzerà ad un livello basso, beneficiando della ripresa della domanda estera e dei consumi dei privati”.<br />
Secondo Bruxelles, le debolezze strutturali dell&#8217;Italia continueranno ad essere il macigno di arretramento verso la fase di uscita da questo ciclo di recessione.<br />
Qualcuno ne dubitava?</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri;%20Crisi%20Greca%20ed%20Eurolandia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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