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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; intervista</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Dal Governo Monti alla Sardegna: Ne parliamo con l&#8217;On. Guido Melis (PD)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi.
Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3606" title="Guido Melis-PD - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="423" /></a>Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa il PD di aver seguito una linea analoga al PDL: quella di lasciare la conduzione dell&#8217;esecutivo nella mani di ministri tecnici affinché adottino quelle scelte impopolari che i grandi partiti non sarebbero in grado di assumere per ragioni elettorali. Che linea porterete avanti? Un consenso incondizionato a tutte le scelte del nuovo Governo o mani libere su specifiche tematiche da parte del gruppo parlamentare?</span></p>
<p>Noi del Pd siamo molto preoccupati della situazione economica e finanziaria e in genere dello stato di prostrazione nel quale versa l’Italia. C’è un rischio Grecia, e non è affatto un rischio teorico. La crisi impone tempi e scadenze che non possiamo contrattare e rendere flessibili. Dobbiamo rispondere qui ed ora. Paghiamo così la scellerata gestione di questi tre anni da parte del governo Berlusconi e del suo superministro Tremonti, ma anche vengono al pettine alcuni nodi strutturali formatisi in tempi più remoti: il debito, innanzitutto; lo smantellamento sistematico del nostro apparato industriale (vedi da ultima la chimica in Sardegna); la spesa pubblica senza controllo (dopo le politiche virtuose impostate da Ciampi la destra l’ha lasciata tornare su livelli incontrollati); l’invecchiamento del Paese (al quale si doveva rimediare per tempo programmando serie politiche graduali di immigrazione); l’abbandono di intere aree al controllo della criminalità ecc. Siamo sul bordo di un baratro. Noi abbiamo ritenuto che la proposta del presidente Napolitano di un governo di emergenza con ampio sostegno parlamentare fosse la migliore, sia perché urgono misure immediate (non avremmo potuto permetterci come minimo tre mesi di campagna elettorale per avere un nuovo governo), sia perché bisogna portarle a compimento – queste misure – al riparo da eventuali interessi elettorali immediati, con una certa indipendenza e autonomia dalla competizione politica. Potevamo chiedere le elezioni e poi vincerle, come ci dicono tutti i sondaggi. Abbiamo pensato non a noi stessi, al nostro interesse di partito, ma all’Italia, come deve fare sempre una grande forza politica responsabile. E perciò siamo senza riserve a favore della politica di emergenza del governo Monti.<br />
Lei mi chiede se il nostro consenso è incondizionato. Bersani ha detto che voteremo anche misure che eventualmente non collimassero in tutto e per tutto con la nostra proposta. Saremo leali sino in fondo. Certamente continueremo però a suggerire a Monti quelle che sono le nostre idee per uscire dalla crisi e su queste idee terremo alta la discussione tra i cittadini. Ci auguriamo che Monti ispiri la sua azione anche alle nostre proposte. Ma, ripeto, non ne facciamo affatto la condizione per appoggiare il governo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Tra i vari ritardi che contrassegnano l&#8217;Italia, quelli nella competitività e nella difesa della libera concorrenza sono due delle tematiche cruciali che oggi stanno interessando le politiche di vari Stati e della stessa Unione Europea. Lei è intervenuto recentemente in Parlamento su questo problema. Ritiene che il Governo Monti abbia le carte in regola per affrontare questi problemi o si rischia un esecutivo destinato unicamente a contenere la spesa senza affrontare i nodi dello sviluppo?</span></p>
<p>Monti ha già detto, parlando alle Camere all’atto del suo insediamento, cose importanti. Ha parlato di crescita, non solo di salvataggio. Dunque la pensa come noi. Ha parlato di giovani, di donne, di precari. Sono le nostre preoccupazioni. Ha con chiarezza parlato di riforme che eliminino le storture del sistema a vantaggio dei ceti più deboli. E’ ciò che vogliamo anche noi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Vista e considerata l&#8217;assenza di Sovranità della Sardegna, il Parlamento Italiano rimane il luogo nel quale possono essere affrontate alcune misure per limitare i danni che le fasce sociali più deboli della nostra isola stanno pagando nel corso di questa crisi. Pensiamo al dramma delle riscossioni di Equitalia. Da parte sua il <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3149">sardismo</a> ha proposto la necessità di rivedere i criteri legislativi per limitare l&#8217;espropriabilità della prima abitazione e la modifica delle aste immobiliari. Fatta salva la lotta all&#8217;evasione fiscale, Lei sarebbe favorevole ad un intervento in materia?</span></p>
<p>Sul caso Equitalia condivido la posizione di quanti si oppongono alle riscossioni selvagge senza tenere conto delle circostanze e delle differenze. Ci sono tanti piccoli operatori economici onesti, anche in Sardegna come si sa, che non possono essere fatti passare per evasori fiscali. Si pensi a far pagare quelli degli scudi fiscali, piuttosto. Quanto alla non espropriabilità della prima abitazione, ci si può ragionare.<br />
Certo le misure anticrisi debbono essere severe (lo chiede la crisi drammatica del Paese) ma debbono essere anche giuste. Gli italiani sono meglio di chi li ha sinora governati: capiscono che la casa brucia. Possono anche fare dei sacrifici personali, se gli si garantisce che servono a spegnere l’incendio. Quello che non ammettono, e non lo ammettiamo neanche noi del Pd, è che paghino solo i più deboli mentre qualcuno, in alto, magari si arricchisce sulle spalle dei soliti fessi, passando immune dentro la crisi. Questo non è consentito. Lorsignori diano l’esempio, e che sia un esempio reale, non virtuale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">In Sardegna la Giunta Cappellacci ha palesemente disatteso le aspettative lanciate nel corso della vecchia campagna elettorale, una su tutte, quella sulle grandi riforme istituzionali. Durante la convention del PD del 2010 Lei ha espresso perplessità sull&#8217;ipotesi di indire una “Costituente” per la riforma dello Statuto Autonomo Sardo, ricordando che prima di compiere simili passi sarebbe opportuno avere un consenso popolare sul tema ma soprattutto sarebbe opportuno avere uomini e idee credibili per immaginare il futuro della Sardegna.<br />
Se consideriamo l&#8217;attuale inadeguatezza dell&#8217;indipendentismo Sardo, possiamo dare credito alle parole del suo collega di partito, il Senatore Antonello Cabras, che ha paventato la chiusura dell&#8217;Università di Sassari per contenere i costi? Come possiamo immaginare il futuro di quest&#8217;isola se tagliamo le gambe alle strutture nelle quali dovrebbe avvenire la formazione della futura classe dirigente?</span></p>
<p>Quella di Cabras era una battuta, una boutade come dicono i francesi, forse neanche troppo meditata. Il sistema universitario sardo ha bisogno di sempre maggiore coordinamento, non solo per evitare duplicazioni e sprechi, ma anche per essere più efficiente. Tuttavia i due atenei hanno ognuno la sua storia plurisecolare, la sua rete di collegamenti col continente, le sue ricerche in atto ecc. Esiste inoltre l’autonomia universitaria, che non è meno preziosa di quella delle regioni o degli enti locali. La politica deve rispettarla e dialogare con essa, non sovrapporsi con tagli alla Marchionne. Il Pd ha riaffermato, anche in sedi ufficiali come il Forum università coordinato da Micaela Morelli, qual è la sua linea: due atenei distinti, coordinati tra loro e sempre più “amici”, una politica regionale per tutte e due le università sarde. Se tagli si devono fare, facciamoli, ma con ragionevolezza. Se poi Lei mi chiede come si dovrebbe formare la classe dirigente del futuro, Le rispondo che i due atenei non bastano: dobbiamo fare un grande sforzo collettivo, come società regionale, per valorizzare le energie giovanili che stiamo perdendo, i tantissimi ragazzi che vanno a studiare fuori (in continente o all’estero) e che non tornano più. E’ un’emorragia di cervelli che non possiamo permetterci. E al tempo stesso dobbiamo essere capaci di attrarre, nello scenario dell’Europa mediterranea e dell’Africa, quei ragazzi (algerini, tunisini, marocchini, libici) che potrebbero venire a studiare da noi. Per far questo dobbiamo migliorare molto l’offerta didattica, internazionalizzarla, creare strutture adatte di accoglienza, stabilire di più relazioni con altri Paesi e altri atenei stranieri, mettere meglio in vetrina la nostra offerta didattica, creare un link stabile tra università sarde e sistema delle imprese locali. E creare alcuni punti di eccellenza della ricerca, capaci di fare da calamita rispetto alla domanda estera. Penso alle scienze agrarie e forestali, ma anche ad altri settori nei quali già oggi gli atenei sardi occupano posizioni di rilievo. Insomma ci vuole una politica regionale unitaria dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica, che oggi purtroppo manca del tutto.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Intervista%20a%20Guido%20Melis.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Continuità Territoriale e Gasdotto: Ne parliamo con l&#8217;On. Mauro Pili (PDL)</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 10:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista all&#8217;On. Mauro Pili, classe 1966, giornalista professionista, eletto deputato tra le fila del PDL ed ex Presidente della Regione Autonoma della Sardegna &#8211; Di Adriano Bomboi.
La continuità territoriale rappresenta un innegabile diritto dei Sardi alla mobilità da e per l&#8217;Unione Europea. Lei si è fatto promotore di una iniziativa inerente la possibilità di adottare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Frattini-e-Pili-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3429" title="Frattini e Pili - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Frattini-e-Pili-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="214" /></a>Intervista all&#8217;On. Mauro Pili, classe 1966, giornalista professionista, eletto deputato tra le fila del PDL ed ex Presidente della Regione Autonoma della Sardegna &#8211; Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">La continuità territoriale rappresenta un innegabile diritto dei Sardi alla mobilità da e per l&#8217;Unione Europea. Lei si è fatto promotore di una iniziativa inerente la possibilità di adottare una tariffa unica sia per i residenti e sia per i non residenti nell&#8217;isola sui voli con la penisola. Può illustrarci i punti essenziali della sua proposta? Sarebbe salvo il coefficiente di guadagno delle compagnie aeree e la salvaguardia del potenziale sviluppo turistico della Sardegna?</span></p>
<p>La tariffa unica è un diritto irrinunciabile della Sardegna, rappresenta la più rilevante conquista autonomistica di una terra che non vuole più essere isolata ma che punta ad integrarsi a pari condizioni con il resto del Paese.<br />
Noi proponiamo una tariffa unica per tutti, 43 euro per Roma e 54 per Milano. Lo facciamo con un calcolo che tiene conto dei parametri internazionali e che punta a salvaguardare prima di tutto l&#8217;interesse della Sardegna. E&#8217; una sfida contro la speculazione sui cieli e sui mari della Sardegna. Da sempre le compagnie aeree considerano la Sardegna un bancomat per finanziare le loro spese folli, sfruttando senza ritegno la nostra condizione insulare. Siamo un&#8217;isola, e senza alternativa di collegamento con il resto del Paese, compagnie aeree e di navigazione fanno il bello e cattivo tempo. Impongono tariffe, speculano sui vari periodi dell&#8217;anno e sono pronte ad opporsi ad una regola sacrosanta di riequilibrio tra cittadini europei. La tariffa unica è l&#8217;unica soluzione percorribile per ridare dignità alla Sardegna. La continuità territoriale non può più distinguere residenti e non, si tratterebbe di un danno prima di tutto per la nostra isola. Limitare ai soli residenti il riequilibrio dei collegamenti significherebbe isolare ancor di più la Sardegna.</p>
<p>La nostra proposta è chiara, senza equivoci, senza regalie alle compagnie aeree, senza commistioni tra i diritti della Sardegna e le logiche speculative delle compagnie aeree. Lo voglio dire con chiarezza estrema: chi non persegue la tariffa unica difende solo gli interessi delle compagnie aeree. La tariffa unica nasce da un calcolo indicato puntualmente dall&#8217;Unione Europea: ai costi di produzione reali di una compagnia che si regge nel mercato va aggiunto un utile d&#8217;impresa dell&#8217;8%. Con la nostra proposta su tutte le rotte da e per la Sardegna dai principali aeroporti italiani le compagnie aeree, se accettassero l&#8217;onere del servizio pubblico, guadagnerebbero l&#8217;8% sull&#8217;intero costo di produzione. Per questa ragione sarebbe ingiustificabile una differenziazione tra cittadini residenti e non. Ancora più grave sarebbe una compensazione finanziaria di qualsiasi entità. La tariffa unica non si può fissare guardando i bilanci delle compagnie aeree, la Sardegna non può e non deve pagare per le gestioni scellerate altrui. Si devono usare parametri internazionali per stabilire il costo effettivo di un&#8217;ora di volo e non si possono guardare i coefficienti di riempimento ottenuti sino ad oggi da chi non ha fatto niente per migliorarli. Le compagnie aeree che hanno operato sulla continuità territoriale hanno attivato solo le casse, mai che abbiano tentato di mettere in campo una strategia di attrazione verso l&#8217;isola in grado non solo di incrementare i propri guadagni ma anche di rendere la Sardegna più fruibile in tutti i periodi dell&#8217;anno. Hanno pensato solo a fare cassa sulla nostra condizione insulare. Tutto questo deve cessare. Sia ben chiaro noi lanciamo l&#8217;ennesimo appello alle istituzioni: fate prevalere le ragioni della Sardegna, pensate a quei 300mila sardi emigrati che verrebbero discriminati in base ad una tariffa differenziata, riconoscete alla Sardegna il diritto di essere messa alla pari delle altre regioni italiane ed europee. Se questo appello non dovesse essere accolto per miopia politica noi non ci fermeremo. Le compagnie aeree dalla tariffa unica guadagnerebbero l&#8217;8% di utili di impresa, consentirgli un ulteriore guadagno facendo pagare il doppio ai non residenti significherebbe riconoscergli un primo indebito aiuto di Stato per non parlare di una eventuale contribuzione economica che sarebbe in totale violazione delle regole comunitarie proprio in materia di aiuti di Stato. Noi proponiamo una tariffa unica frutto di un metodo di calcolo, che rifugge dall&#8217;opacità denunciata dall&#8217;autorità garante per la Concorrenza. Con questo metodo, utilizzando parametri internazionali, si arriva a definire la tariffa unica da e per Roma dal sistema aeroportuale sardo compreso Fenosu e Tortolì pari a 43 euro. Per Milano la tariffa sarebbe di 54 euro. A questo si deve aggiungere una drastica riduzione delle tasse, oltre 18 euro attualmente, che devono essere almeno dimezzate proprio per via dell&#8217;imposizione dell&#8217;onere del servizio pubblico. Per fare questo non bisogna in alcun modo farsi condizionare dagli interessi delle compagnie aeree ed è per questo motivo che della conferenza di servizi per la continuità territoriale devono far parte di diritto i rappresentanti del mondo dell&#8217;emigrazione e dei consumatori. Per realizzare una continuità reale e al servizio della Sardegna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">In Sardegna fatica ad emergere il concetto di zona franca, cioè la possibilità di operare defiscalizzazioni mirate e deregulation burocratiche volte ad incentivare gli investimenti economici nel territorio. Un modello intrapreso anche dalla compagnia aerea Ryanair con sede in Irlanda e che ha visto crescere con successo la sua presenza presso l&#8217;aeroporto di Alghero, alimentando persino un indotto virtuoso nel settore dei mezzi di trasporto interni. Sarebbe pronto come sua futura battaglia a valutare l&#8217;estensione di questa politica dei trasporti verso gli altri aeroporti isolani? Pensiamo all&#8217;abbattimento delle accise sui carburanti e al suo impegno per la difficile situazione del Fenosu di Oristano.</span></p>
<p>Ryanair è arrivata in Sardegna con un mio provvedimento finanziario nel 1999.<br />
Dopo quell’esperimento nel 2001 non solo è stato trasformato in permanente ma fu sottoscritto un accordo con la Regione che scadrà nel 2013. Tutti gli aeroporti da Cagliari a Olbia sono stati coinvolti in quell’operazione che portò a stanziare gran parte dei fondi della comunicazione istituzionali per garantire un contributo coomarketing in grado di sviluppare il traffico aereo internazionale nelle dimensioni che oggi conosciamo e che ancora possono essere incrementate. Sono convinto che tale azione debba essere estesa a Fenosu ed Arbatax, così come nella proposta di legge a mia firma sul piano attuativo del riequilibrio insulare ho previsto che porti e aeroporti della Sardegna siano zone franche. Ora stiamo lavorando per tradurre quella proposta in un atto legislativo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">E&#8217; possibile che nel 2011 contro ogni logica di concorrenza si permetta la dismissione di un&#8217;azienda pubblica quale la Tirrenia a favore di un cartello di armatori privati già posti sotto osservazione dall&#8217;Antitrust italiano? E ritiene plausibile un intervento dell&#8217;Unione Europea in materia qualora vada avanti il progetto di “Flotta Sarda” paventato dalla Giunta Cappellacci?</span></p>
<p>Il problema non è chi compra Tirrenia, ma per farne che cosa. Vendere era un obbligo, la gara pure, il vincitore scontato. Il problema sono le regole del servizio pubblico. La convenzione posta alla base della vendita che assegna 72 milioni all’anno per sette anni danneggia la Sardegna e favorisce altre logiche. Quella convenzione è nulla perché non è stata negoziata con la Regione, che a dire il vero è stata totalmente distratta, ma che doveva statutariamente esprimere un parere. Dunque o si riscrive la convenzione o salta tutto.</p>
<p>Sono sempre stato convito che il pubblico detta le regole e il privato fa impresa. E dunque ritengo che la strategia debba essere diversa, sostanzialmente e giuridicamente. Noi dobbiamo imporre regole, così come dovevamo imporre le nostre condizioni sulle convenzioni di servizio pubblico tra Tirrenia e Stato. La Regione è arrivata troppo tardi su tutto, nonostante le mie sollecitazioni e denunce su quanto stava avvenendo risalgono a settembre 2010. Ora bisogna rimettere mano a quelle convenzioni, arrivare a ridefinire il servizio pubblico. Altrimenti occorrerà una serrata azione legale europea e non solo, per rinegoziare il tutto. L’Unione Europea ha imposto la privatizzazione di Tirrenia proprio perché è vietato l’intervento pubblico nel cabotaggio marittimo. E’ evidente che la sorte di qualsiasi iniziativa simile è destinata a capitolare. Occorre agire con lungimiranza e nel pieno rispetto della norma, altrimenti saremmo prima perdenti e poi in balia dei privati.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Veniamo al gasdotto. Durante la sua presidenza della Regione ha avuto la lungimiranza di lavorare ad una politica energetica destinata a diversificare le fonti di approvvigionamento rispetto al petrolio. In ambito indipendentista non si sono compresi i vantaggi di questa infrastruttura strategica e della necessità di abbassare i costi energetici in attesa di un futuro in cui le fonti rinnovabili sapranno sostituire concretamente quelle carbonfossili. Ma permangono forti dubbi circa l&#8217;effettivo arrivo del gas nelle case e nelle aziende Sarde. Ritiene ci siano i margini tecnici e politici per evitare che il GALSI Algeria-Sardegna-Europa si configuri come l&#8217;ennesima servitù imposta senza benefici al territorio?</span></p>
<p>Il metanodotto Algeria–Sardegna–Europa è un’opera strategica che cambierà la storia economica e sociale dell&#8217;isola collegandola per la prima volta alle grandi reti energetiche europee. Perdere questa occasione irripetibile significa isolare per sempre la nostra terra. Per questa ragione nessuno si può assumere la responsabilità di ulteriori ritardi per la più importante opera mai realizzata in Sardegna. Significa porre fine al più grande limite energetico della Sardegna, la dipendenza totale dai combustibili petroliferi. Con l’arrivo del metano in Sardegna si apre uno scenario concorrenziale a forte valenza ambientale considerato la rilevante riduzione delle emissioni in atmosfere rispetto al petrolio. Si tratta di ridurre notevolmente anche il costo dell’approvvigionamento energetico della Sardegna da sempre gravato dal monopolio petrolifero e dalla trasformazione unilaterale sul fronte elettrico. Le istituzioni devono risolvere con urgenza almeno due questioni fondamentali e preliminari per l’avvio delle opere: la definizione degli approdi sia a nord che a sud dell’Isola e il coinvolgimento delle imprese sarde nella realizzazione dell’opera. In tutto questo le istituzioni locali e regionali devono fare il massimo sforzo per contribuire a rendere il più rapido possibile l’iter finale dell’opera.<br />
Per la Sardegna significa diventare baricentro nel Mediterraneo dello snodo energetico con il Maghreb, assumendo un ruolo fondamentale anche alla luce della persistente crisi libica. Ci sono condizioni forse irripetibili per realizzare un’opera strategica che consentirà alla Sardegna di uscire dalla totale dipendenza petrolifera e diversificare in modo rilevante il proprio approvvigionamento energetico. E bisogna dire con estrema chiarezza che oltre alla grande ricaduta economica derivante dalla realizzazione dell’opera, si calcola oltre un miliardo di investimenti solo in Sardegna, si avrebbe un risparmio dei costi energetici del 30-40% a partire dai consumi domestici. Mentre tutta Europa va a metano la Sardegna è l’unica Regione a non avere quell’approvvigionamento energetico. Tutto questo ci mette in posizione di grande disparità economica e sociale. L’anno 2012 deve essere l’anno di inizio dei lavori.<br />
Abbiamo perso fin troppo tempo nella legislatura passata con l’avversità della precedente Giunta regionale ed oggi abbiamo bisogno di recuperare il tempo perso.<br />
Gran parte dei Comuni della Sardegna, posizionati sull’asse principale del metanodotto, hanno già realizzato le reti interne di distribuzione, in alcuni casi da convertire, ma di fatto sono pronti ad utilizzare il metano. Con il piano della metanizzazione di oltre 100 milioni di euro partito nel 2003 anche molte zone industriali sono predisposte all’uso del metano e quindi la ricaduta nell’isola sarebbe immediata per buona parte del territorio regionale.<br />
La domanda potenziale di gas in Sardegna si attesta attorno ai 1-1.5 mld m³/annui. Un apporto energetico che sarà decisivo ai fini della sicurezza delle forniture così come per il costo dell&#8217;energia. Il Galsi consentirà la disponibilità di gas naturale per le utenze domestiche, industriali e di generazione elettrica attraverso ulteriori sviluppi della rete di distribuzione. Altro che servitù, senza il metanodotto sarebbe eterna schiavitù petrolifera.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Intervista%20a%20Mauro%20Pili.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Uranio e dintorni: Intervista al Maresciallo Marco Diana</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Oct 2010 22:11:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[&#8220;La paura è diretta alla conservazione fisica, il coraggio alla conservazione morale.&#8221;
Carl Von Clausewitz &#8211; Generale Prussiano, 1780 – 1831.
A cura di Bomboi Adriano.
- Caro Diana, dopo la morte degli alpini in Afghanistan, il Ministro della Difesa si è recato in Parlamento a riferire sulla situazione del conflitto, e cosa ha trovato? Un Parlamento semi-deserto.
Assenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/10/Marco-Diana-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2103" title="Marco Diana - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/10/Marco-Diana-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="296" height="393" /></a>&#8220;La paura è diretta alla conservazione fisica, il coraggio alla conservazione morale.&#8221;</em></p>
<p>Carl Von Clausewitz &#8211; Generale Prussiano, 1780 – 1831.</p>
<p><strong>A cura di Bomboi Adriano.</strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;">- Caro Diana, dopo la morte degli alpini in Afghanistan, il Ministro della Difesa si è recato in Parlamento a riferire sulla situazione del conflitto, e cosa ha trovato? Un Parlamento semi-deserto.<br />
Assenti anche vari esponenti del Popolo Sardo. Negli USA la stampa avrebbe accusato di tradimento ed anti-patriottismo tutta la classe politica, colpevole di aver abbandonato i soldati al loro destino.<br />
Lei che cosa ne pensa?</span></p>
<p>Carissimo, è normale che i politici in Italia si comportino cosi, mica sono i loro figli ad essere morti o che si trovano in svariate missioni in tutto il mondo a rappresentare l’Italia?! Loro sanno solo votare e mandare i soldati a morire, tanto poi le missioni le pagano i cittadini italiani, quindi sai che cosa gliene frega dei soldati…<br />
Tutti quelli che erano assenti andrebbero presi, portati a piazza Venezia e decapitati, quindi le loro teste andrebbero <em>immortalate</em> nel bronzo, ed esposte sulle scalinate dell&#8217;altare della patria.<br />
Poi ogni mattina bisognerebbe prendere tutti i politici, e prima di portarli alle loro sedi, fargli fare un giro di piazza Venezia in modo tale che ricordino che se non dedicheranno seriamente il loro tempo al “popolo italiano”, faranno la stessa fine, da traditori della bandiera.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- Ottimo senso dello Stato. Ma se non sono riusciti da soli a riconoscersi in essa per 150 anni, meglio servire quella dei 4 Mori. Esattamente lei è affetto da &#8220;carcinoma neuro-endocrino dell&#8217;ileo, di tipo metastatico multiplo epatico&#8221;. Quando e come ha capito che la sua salute versava in grave pericolo?</span></p>
<p>L&#8217;ho capito il 14 agosto del 1998, avendo avuto una crisi, e che mi ha portato ad una vita di crudeli torture per le quali è preferibile morire subito.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- Per quanto possibile, può riassumerci i principali fattori di rischio che possono causare serie patologie ai nostri militari?</span></p>
<p>Cercherò di riassumere in breve:<br />
L&#8217;insieme di tutti i fattori sono inquadrati in una serie di leggi ben definite (e non applicate) che vengono chiamate “SOSTANZE MUTAGENE E CANCEROGENE”.<br />
Nella fattispecie sono: i vaccini; la radioattività; i benzeni; le esalazioni varie; le onde radio con i campi elettromagnetici; l&#8217;uranio impoverito, ecc…<br />
In più ci sono anche i fattori di altissimo stress che non vengono mai considerati, ma che portano l&#8217;organismo ad una diminuzione, anche drastica, delle difese immunitarie. E poi un&#8217;altro importantissimo aspetto, come il fattore genetico di ogni singolo individuo.<br />
Ecco un riassunto di massima delle cause certe e non presunte.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- A Radio Radicale nel 2009 ha dichiarato che, emissari del Governo (ma non solo), nel salotto di casa sua, le proposero un accordo &#8220;politico&#8221; per risolvere la sua situazione, che evidentemente iniziava a destare clamore pubblico. Di cosa parlaste?</span></p>
<p>Sì è vero, nel 2002 a casa mia vennero i rappresentanti delle istituzioni (del Presidente della Repubblica, del Ministro della Difesa, del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Capo di Stato Maggiore).<br />
Furono raggiunti i seguenti accordi:<br />
1) Rimborsare la mia famiglia di tutte le spese avute in anni di assenza dello Stato. Come estinguere i debiti nelle banche e quelli contratti con gli strozzini per curarmi; e restituire i soldi alla gente di buon cuore che mi ha aiutato donandomi cifre enormi di denaro; ecc.<br />
2) Il secondo accordo consisteva nell&#8217;ottenere l&#8217;assistenza sanitaria e assistenziale totale a carico dello Stato, cosi come prevede la legge, con una clausola di garanzia che impegnava lo stesso a spesare il tutto sino a quando non sarei morto;<br />
3) Riavere la pensione che mi spettava in base alla legge ed ai contributi versati;<br />
4) Avere un riconoscimento morale per essermi sacrificato in nome e per conto del “popolo italiano”.</p>
<p>Questi erano gli accordi e furono ufficializzati senza che lo Stato, politicamente, ne avesse da soffrire, nelle seguenti modalità:<br />
A) Il rimborso doveva essere chiamato DANNO BIOLOGICO* in modo che la Pubblica Opinione sapesse che lo Stato mi aveva pagato i danni che mi aveva causato. Ma in realtà non ho mai ricevuto un “danno biologico” perché, come ripeto spesso, era la *definizione utilizzata per giustificare amministrativamente il rimborso delle spese e dei debiti avuti sino ad allora;<br />
B) Il secondo punto venne chiamato “riconoscimento vittima del dovere, speciale elargizione”, in qualità di una-tantum che conferisce il Presidente della Repubblica, la cui cifra avrei dovuto utilizzarla ogni anno per anticipare le spese ordinarie di assistenza, quali cure, medicine, integratori, viaggi, terapie ecc…<br />
E poi il Ministero della Difesa avrebbe dovuto, ogni fine anno, rimborsarmi tutte le spese sostenute a mio carico, a fronte della presentazione di tutte le ricevute o pezze dimostrative di quanto avevo speso;<br />
C) E per ultimo, il riconoscimento morale. Che doveva consistere nel consegnarmi la medaglia d&#8217;oro al valor militare, o altrimenti la croce dell&#8217;Ordine d&#8217;Italia, con la nomina di Cavaliere di Gran Croce della Repubblica.<br />
D) Il tutto doveva partire dopo una sentenza che si doveva ottenere dalla Corte dei Conti, e così feci, vincendo il processo, senza limiti, contro lo Stato.</p>
<p>Ma a tutt&#8217;oggi questi accordi non sono stati ancora onorati e quindi mi trovo in una condizione di miseria ed a vivere grazie agli aiuti che mi arrivano dalla gente di buon cuore.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- In gioventù, ad Andreotti i medici diedero pochi mesi di vita. Sono morti prima loro.<br />
Nel suo caso, ha mai pensato che &#8220;qualcuno&#8221; abbia sperato in una sua prematura scomparsa prima di risolvere il suo problema ma anche quello di tanti suoi colleghi ammalati per cause di servizio?</span></p>
<p>Sì è vero, non sono il solo ad aver pensato che qualcuno volesse la mia prematura scomparsa, ma ne ho avuto la certezza perche l&#8217;ho sentito io stesso con le mie orecchie.<br />
Vede, io posso dimostrare tutto quello che dico, e lo Stato lo sà.<br />
Posso portare le Commissioni a vedere con i loro occhi i vari problemi che ci sono ancora oggi e che non sono mai stati risolti. Quindi, se io muoio, chi altri può fornire certe prove? Chi altro continua una lotta di diritto e di giustizia, umana, per tutti quelli nella mia situazione?<br />
Sino ad oggi chì, tra i malati, è uscito allo scoperto per denunciare tutto questo? Lascio a voi la riflessione sulle risposte.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- Diciamoci la verità: a molti italiani, ma anche a molti Sardi, la vecchia ideologia post-resistenziale italiana da guerra fredda li ha indotti a giudicare i militari nella sua situazione con frasi del tipo: &#8220;Se la sono cercata&#8221;; &#8220;siete dei mercenari&#8221;; &#8220;vigliacchi assassini, vi sta bene&#8221;.<br />
Ritiene maturo un Popolo nel momento in cui questo, a partire dai politici, tratta con malcelata diffidenza l&#8217;onorevole servizio della sicurezza ai cittadini?</span></p>
<p>Nò, non posso ritenere un popolo maturo quando parla cosi dei suoi figli che vengono mandati ovunque, in qualunque servizio, a rappresentare l&#8217;Italia, ed a portare economia, benessere, soldi, ed anche potere, al nostro intero Paese.<br />
La gente dovrebbe sapere che il soldato non può dire di nò, come si fa nel mondo civile. Se dici di nò vieni processato, e quindi purtroppo devi stare zitto ed obbedire. Questo è l&#8217;articolo 25 del regolamento di disciplina militare, ma questo si fa finta di non saperlo. E poi i soldati non scelgono di andare in missione, ma vengono comandati, vengono mandati come dei pacchi postali in vece del Popolo, tramite il Parlamento eletto, a fare ovunque quello che c&#8217;è da fare.<br />
Ricordo che al soldato non spetta il compito di stabilire se è giusto o nò fare un qualcosa, può solo obbedire. E&#8217; il Parlamento che ha la responsabilità di decidere per i soldati. Sono i Deputati e i Senatori che decidono, come prevede la Costituzione. E&#8217; la logica dell&#8217;architettura democratica.<br />
Quindi i soldati non sono vigliacchi, non sono assassini, ma sono figli di mamma come tutti gli altri, che vengono usati dove, quando e come servono. Ricordiamoci che i soldati sono i nostri fratelli, amici, fidanzati, mariti e figli. Non sono numeri.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- Purtroppo viviamo in uno Stato dove si premiano i cani-poliziotto ma i militari ammalati vengono trattati come appestati, non c&#8217;è da stupirsi quindi che lei in passato si sia rivolto agli strozzini per far fronte alle innumerevoli spese necessarie alla sua condizione di invalidità.<br />
Attualmente lo Stato è riuscito ad onorare gli impegni materiali (prima che morali) nei suoi confronti?</span></p>
<p>Nò, lo Stato non ha ancora onorato quasi nessun impegno preso, né materiali e ancor meno morali. Sicuramente conferire la medaglia d&#8217;oro ai cani poliziotto è più importante!!</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- In coscienza, e stando alle sue informazioni, si sente di affermare che le Forze Armate italiane nel 2010 abbiano mutato atteggiamento nella prevenzione di quei fattori di rischio in cui sono incorsi anche parecchi militari Sardi?</span></p>
<p>In coscienza e non solo, ma sentendo e parlando con i miei colleghi, posso affermare con certezza matematica che ancora oggi le nostre Forze Armate operano praticamente senza protezioni. Ma non solo in missione, anche in patria.<br />
Le normative ci sono ma i soldi nò, almeno così dicono, e quindi si deve andare avanti lo stesso come si può. Queste sono le condizioni gravissime in cui versano i nostri uomini in armi.<br />
Naturalmente, non date credito al politico di turno che vi dice il contrario, è logico che egli dica l&#8217;opposto. Deve pararsi il culo, altrimenti chi lo voterebbe?<br />
Però i dati parlano da soli, dal 1970 al 2000 ci sono stati circa 10.000 morti in servizio.<br />
Chiediamoci il perché! E la maggior parte sono caduti in patria, senza aver mai fatto una sola missione.<br />
Come mai secondo voi? Io vi ho già risposto sul perché.</p>
<p>Vi saluto con il mio motto: “A ME LE GUARDIE!”<br />
Con affetto, Maresciallo Marco DIANA &#8211; Granatieri di Sardegna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">- Grazie.</span></p>
<p><em>Per donazioni, bonifico bancario di Marco Diana: IBAN IT 71 H 01005 43910 000000014811 &#8211; Codice Fiscale: </em>DNI MRC 69E07 L968M<em>.</em></p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Intervista al ricercatore Sardo Leonardo Melis</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 22:30:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuto su U.R.N. Sardinnya,

La scienza, le arti e le culture in generale richiedono una dimensione ideale che nella ricerca (sia essa giusta o sbagliata) trova lo stimolo per il progresso. Senza ricerca dunque non c&#8217;è evoluzione e senza il relativo dibattito non c&#8217;è il miglioramento delle valutazioni (come nel campo archeologico) sui contorni storici del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/In-Byblo-LM-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1680" title="In Byblo-LM - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/07/In-Byblo-LM-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="380" height="285" /></a>Benvenuto su U.R.N. Sardinnya,<br />
</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">La scienza, le arti e le culture in generale richiedono una dimensione ideale che nella ricerca (sia essa giusta o sbagliata) trova lo stimolo per il progresso. Senza ricerca dunque non c&#8217;è evoluzione e senza il relativo dibattito non c&#8217;è il miglioramento delle valutazioni (come nel campo archeologico) sui contorni storici del nostro passato. Quando ha capito nella sua vita che il suo interesse per la Sardegna si sarebbe tradotto nella sua opera di divulgazione?</span></p>
<p>La mia preparazione con gli studi classici effettuati presso il Collegio Salesiano di Lanusei (dove studiarono Lussu, Lilliu e tante altre <em>teste pensanti</em> di illustri Sardi) mi diede la necessaria preparazione per poter affrontare un ulteriore approfondimento della nostra Storia, andando oltre i testi selezionati dal periodo fascista <span style="text-decoration: underline;">esclusivamente</span> indirizzati alla gloria di Roma e della Storia Classica Greco-Romana. Il mio successivo vagare per il mondo, grazie anche al mio lavoro, mi aiutò a confermare i miei sospetti che qualcosa ci era stato nascosto. La scoperta di siti e di testi tutt&#8217;oggi vietati nelle scuole italiche fecero il resto.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Nel 2002 la pubblicazione del suo libro &#8220;Shardana: I Popoli del Mare&#8221; per la PTM Editrice di Mogoro, nonostante il buon successo editoriale, ha inaugurato una trafila di dure polemiche nel mondo accademico Sardo. Quali sono i motivi di questi attacchi al suo lavoro?</span></p>
<p>In Francia ho presentato lo scorso anno la versione francese: &#8220;Shardana &#8211; les Peuples de la Mer&#8221;, e questa è stata una delle domande più frequenti. Anche all&#8217;estero sanno di questa diatriba, che del resto traspare dai miei scritti. Il motivo scatenante? Intanto il proliferare di autori che scrivono su questo argomento, dopo il 2002. Il maggior indiziato è comunque Leonardo Melis. Indiziato di cosa? Del fatto che ha ribaltato tutti i concetti espressi fin&#8217;ora dalla storiografia e archeologia ufficiale.<br />
I Sardi NAVIGATORI, e non &#8220;con le spalle rivolte al mare&#8221;. I Sardi DOMINATORI e non da sempre dominati. I Sardi con una SCRITTURA e non analfabeti da sempre. I Sardi veri protagonisti di quei periodi storici indicati come Fenici o Cartaginesi. Lo smascheramento dei Fenici, popolo inventato di sana pianta dai Greci prima e dagli archeologi poi.<br />
La scoperta di documenti scritti e di siti sconosciuti, come la piramide a gradoni di Pozzomajore e il relativo documento scritto. Che cancella definitivamente un&#8217;ipotesi di colonizzazione e presenza &#8220;Fenicia&#8221; in Sardinia.<br />
La denuncia, nel 2005, sull&#8217;occultamento delle Statue di Monti Prama. Denuncia poi ripresa da giornali e movimenti di opinione a tutti i livelli.<br />
Ed a proposito di denunce, è stata inviata ai Parlamentari Sardi e al governatore della Regione, oltre che alle sovrintendenze, con più di 1000 firme, la denuncia della sparizione di 4 documenti scritti, fra cui il &#8220;mio&#8221; documento di Pozzomajore.<br />
Volete che con questi fatti, gli amici “Archeobuoni”, come li chiamo affettuosamente, non ce l&#8217;abbiano con Leonardo Melis? Sapete cosa hanno fatto alla notizia della scoperta della Ziqqurat di Pozzomajore? Sono piombati al Comune infuriati &#8220;perchè la notizia non era stata data a loro prima che alla stampa&#8221;. Aggiungendo che avrebbero pubblicato una smentita sull&#8217;identificazione di quello che per loro era ed è un <em>protonuraghe</em>. Un protonuraghe QUADRATO e a GRADONI? Infine hanno allertato il nucleo speciale dei Carabinieri, pare.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ha senso studiare la Civiltà Nuragica senza studiare i cosiddetti &#8220;Popoli del Mare&#8221; che nell&#8217;antichità solcavano le nostre acque?</span></p>
<p>Questa è una domanda che mi mette un poco in difficoltà. Perché personalmente non ho dati riferiti a un popolo &#8220;Nuragico&#8221; in un periodo storico e non vi è traccia nei testi antichi di un popolo con questo nome e caratteristiche. Quindi? Quindi penso che l&#8217;unica risposta è che i nuraghi siano più antichi di quanto crediamo&#8230;di un periodo non storico, ma precedente.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">L&#8217;Egitto rimane uno dei più grandi esempi dove l&#8217;industria turistica ha subito una forte spinta propulsiva grazie all&#8217;imponente patrimonio storico-monumentale che si affaccia sul Mediterraneo. In Sardegna potremmo sperare di intraprendere analogo processo di valorizzazione e quindi di sviluppo?</span></p>
<p>Personalmente ho stretti contatti con il Governo Egiziano, grazie a Patrizia Pasquarella che sta patrocinando attualmente un legame Sardegna-Governatorato di Luxor. Loro ci riescono, perché i Beni Archeologici sono gestiti da Egiziani. Da noi il 90% degli addetti ai lavori (con pieni poteri) sono NON-Sardi. I beni archeologici dovrebbero tornare alla Regione Sarda. Ed essere gestiti da Sardi. Di laureati nel settore ne abbiamo a sufficienza. Purtroppo sono lì a seguire i dictat di chi è loro superiore e li costringe a raccontare ai turisti le tremende storielle di &#8220;Sardi pastori e cavernicoli&#8221; e di Fenici dominatori e portatori di civiltà. Potrei raccontare di ragazzi coraggiosi che hanno tentato di presentare tesi di laurea innovative ma, scoraggiati da chi li doveva esaminare, hanno dovuto far marcia indietro e scrivere le solite castronerie.<br />
Spesso questi ragazzi si sono rivolti anche a me per ottenere consigli e informazioni. Ecco perché conosco queste storie.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Qualche volta si ha l&#8217;impressione che il carsico dibattito attorno al tema della Lingua Sarda abbia sottratto una buona dose di attenzione ad un&#8217;altro grande problema: l&#8217;assenza della Storia Sarda dalla Pubblica Istruzione regionale. Lei cosa ne pensa al riguardo?</span></p>
<p>Penso che la cosa dovrebbe essere presa a cuore dagli organi preposti. Io sono spesso chiamato come &#8220;Docente Esterno&#8221; esperto della materia presso le Scuole Superiori. Ma si tratta di iniziative di singoli insegnanti di buona volontà. Un Leonardo Melis, un Gigi Sanna, Bruno Vacca e qualche altro studioso innovatore. Sto appunto parlando della Storia Antica come la intendo io, non la classica Storia della &#8220;Sardegna Fenicia&#8221; o Romana o Cartaginese, Pisana&#8230; La storia dei Sardi, degli Shardana appunto.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Lei fu tra gli estensori della legge regionale per il riconoscimento formale della bandiera dei 4 Mori. Le ipotesi sulle origini di questo simbolo in cui oggi i Sardi si riconoscono sono diverse, qual&#8217;è la sua opinione?</span></p>
<p>Purtroppo vi è poca informazione. Assurdamente, io fui contestato da chi avrebbe dovuto sostenermi. Parlo delle aree dell&#8217;Indipendentismo Sardo. Il motivo? I “battor Moros” sarebbero d&#8217;importazione. Spagnola nella fattispecie. Ciò è assolutamente non vero e posso provarlo. I &#8220;Mori Bendati&#8221; erano presenti in tutte le famiglie nobili d&#8217;Europa già ai tempi delle Crociate. Il gran maestro dei Templari (il primo) Hugo de Payns, aveva come stemma i Mori Bendati. Il numero non era importante. A Cagliari vi è uno stemma nel palazzo Brondo con cinque Mori. Il moro bendato stava ad indicare che quella famiglia o reame poteva gloriarsi di un antenato Crociato. La stessa Eleonora d&#8217;Arborea è rappresentata con una veste ornata di Croci Templari. I Judikes Sardi erano Templari. Gonario di Torres era Templare, amico di Bernardo di Clairvaux, l&#8217;ispiratore dell&#8217;Ordine. I Templari facevano sosta in Sardinia quando salpavano da <em>Aigue Mortes</em> per andare in Terrasanta.<br />
Ipotizziamo quindi di conseguenza che i Mori bendati fossero appartenuti ai nostri Judikes. Questo non esclude che comunque si fregiassero anche di altri simboli, fra cui l&#8217;Albero Sradicato (altro segno Templare).</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La scoperta della scrittura “nuragica” potrebbe ribaltare molti convincimenti della storiografia ufficiale. In base alle sue valutazioni, ci sono seri fondamenti al riguardo?</span></p>
<p>La mia stessa scoperta del documento di Pozzomajore aumenterà questi &#8220;seri fondamenti&#8221;. Lo stesso amico Gigi Sanna mi dice che si tratta del &#8220;Documento definitivo&#8221;. La prova probante dell&#8217;esistenza di una scrittura &#8220;Nuragica&#8221; dice lui. SHARDANA dico io. Sarda comunque.</p>
<p>Kum Salude.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La ringraziamo per il suo contributo.</span></p>
<p><em>A cura di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Intervista%20a%20Leonardo%20Melis.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Per reperire le pubblicazioni dell&#8217;autore:</p>
<p>- <a href="http://www.ptmeditrice.com/">PTM Editrice</a></p>
<p>- <a href="http://www.librisardi.it/">Librisardi.it</a></p>
<p>- <a href="http://www.shardana.org/">Shardana.org</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>L&#8217;attualità: Intervista all&#8217;On. Piergiorgio Massidda</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 14:56:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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U.R.N. Sardinnya intervista l&#8217;On. Piergiorgio Massidda: Classe 1956; medico; debutta in politica con il Partito Repubblicano Italiano; nel 1994 viene eletto Deputato con Forza Italia e nel 2006 Senatore per lo stesso partito che confluirà nel progetto di Fini e Berlusconi (PDL). Nella legislatura ha ricoperto il ruolo di responsabile nella Commissione Parlamentare di inchiesta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/02/P.-Massidda-SANATZIONE.EU_1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1014" title="P. Massidda-SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/02/P.-Massidda-SANATZIONE.EU_1.jpg" alt="" width="470" height="312" /></a></p>
<p>U.R.N. Sardinnya intervista l&#8217;On. Piergiorgio Massidda: Classe 1956; medico; debutta in politica con il Partito Repubblicano Italiano; nel 1994 viene eletto Deputato con Forza Italia e nel 2006 Senatore per lo stesso partito che confluirà nel progetto di Fini e Berlusconi (PDL). Nella legislatura ha ricoperto il ruolo di responsabile nella Commissione Parlamentare di inchiesta sull&#8217;efficienza del Servizio Sanitario Nazionale Italiano. Recentemente ha dato la sua disponibilità a correre per le prossime amministrative in programma nel Cagliaritano.</p>
<p><strong>A cura di Bomboi Adriano.</strong></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Pochi Sardi sono a conoscenza della Sua iniziativa: Nel 2008 in Senato deposita il DDL Costituzionale 1244 (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/DDL%201244-Noa%20Carta%20de%20Logu.pdf">PDF</a>), ovvero una proposta di revisione istituzionale dell&#8217;assetto regionale Sardo creata dal Comitato per la nuova &#8220;Carta de Logu&#8221;. Tra i punti qualificanti, il riconoscimento della Nazionalità Sarda ed ovviamente un potenziamento della sfera di competenza della Regione su diverse materie. Ma in Sardegna abbiamo capito quanto sia necessario ridiscutere le istituzioni nostrane per tutelare l&#8217;identità nonché per fornire di migliori margini di manovra le nostre capacità di sviluppo economico?</span></p>
<p>La quantità di cittadini che ha capito quello di cui mi chiedete è molto maggiore di quanto comunemente si crede in alcuni palazzi della politica, nei sindacati, nelle università e, in genere, negli ambienti della cultura. Ma esiste una vecchia prevenzione economicista (ed anche “aristocratica”) che porta a concludere che “alle gente” le riforme non interessano e che interessa solo, come si diceva una volta, pane e lavoro.<br />
Il fatto è che questa pessima cultura politica ha buon gioco in situazioni di drammatica crisi economica. Ha buon gioco perché non si spiega (e si dimostra) come solo una profonda riforma istituzionale quale è quella dello Statuto speciale può assicurare in futuro prosperità alla Sardegna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">PSD&#8217;AZ, Riformatori Sardi ed altre voci propongono l&#8217;avvio di una Costituente come percorso per la redazione di una nuova carta fondamentale della Sardegna:<br />
Recentemente Lei ha espresso dei dubbi in materia, vede tale prospettiva come una legittima richiesta democratica o trattasi magari di un elegante sotterfugio per perdere tempo e scaricare &#8220;patate bollenti&#8221; ai posteri?<br />
Dopotutto è notorio: alcuni temi vanno tenuti al fresco per le prossime campagne elettorali.</span></p>
<p>Questo rischio, è inutile negarlo, c&#8217;è, anche se non lo legherei alla volontà di tenere al fresco un tema così importante per future campagne elettorali. C&#8217;è insieme una volontà di coinvolgere il Popolo Sardo nella scelta del proprio futuro e una consapevolezza della difficoltà della riforma.<br />
L&#8217;una e l&#8217;altra, però, non possono suggerire uno strumento come la Costituente, ottimo se la Sardegna fosse al riparo da possibili iniziative centraliste (non per forza governative) di rinvio alla Corte Costituzionale. E&#8217; evidente che se queste ci fossero, di Statuto non si parlerebbe per chissà quanto tempo.<br />
Molto meglio, credo, riprendere l&#8217;idea originale del Comitato per lo Statuto di una proposta di legge di iniziativa popolare alla cui definizione chiamare i cittadini Sardi.<br />
Sarebbe comunque il Consiglio Regionale ad approvare una proposta da mandare al Parlamento Italiano, ma sulla scorta di un consenso popolare.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Per buona parte della politica e della società civile Sarda l&#8217;incompiuta superstrada &#8220;Olbia-Sassari&#8221; non è più solo un cimitero in continua espansione ma ormai anche un simbolo di lotta politica: l&#8217;On. Beppe Pisanu ha fatto bene a spronare il presidente Cappellacci o forse i problemi non dipendono affatto da Cagliari?</span></p>
<p>Certo che non dipendono da Cagliari, anche in Sardegna – ha ragione Pisanu &#8211; occorre creare un movimento popolare unitario che metta da parte la demagogia che è stata sparsa a piene mani. Il governo ha detto che entro dicembre la Olbia-Sassari sarebbe stata dotata di tutte le carte necessarie all&#8217;inizio della costruzione. Su questo bisogna vigilare, pretendendo il rispetto dell&#8217;impegno preso. Tutto il resto è puro esercizio muscolare e, lasciatemelo dire con amarezza, uso cinico del dolore umano a fini di propaganda.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Il suo collega di partito da Montecitorio, l&#8217;On. Bruno Murgia, conscio dei limiti del centralismo attuale, propone l&#8217;idea di un PDL &#8220;Sardo&#8221; autonomo da quello romano. Lei che cosa ne pensa?</span></p>
<p>Tutto il bene possibile. Una società autonoma quale è la Sarda non potrà essere ancora più autonoma se non lo saranno i partiti. Forme di reale federalismo possono e debbono convivere con l&#8217;unitarietà dell&#8217;azione politica a livelli diversi, statale ed europeo. Lo dico non solo per il mio partito, ma per tutti quelli che agiscono in Sardegna. Anche un ipotetico grande partito indipendentista Sardo non potrebbe agire in solitudine, come una monade.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Qualche tempo fa ha giustamente invitato alcuni movimenti indipendentisti Sardi a non scadere nella solita retorica in cui dogmi e settarismo sono il più grande deterrente allo sviluppo di una loro cultura di governo: In Catalogna, quando le forze politiche si apprestavano a varare il nuovo statuto, la sinistra indipendentista invitò a votare contro. Fortunatamente nessuno diede loro ascolto o il Popolo Catalano oggi non godrebbe dell&#8217;attuale livello di Autonomia. In Sardegna si rischia di replicare la stessa dinamica?</span></p>
<p>Penso di no, e non solo perché il partito Catalano cui fate riferimento ERC (Esquerra Republicana de Catalunya) è di dimensioni sconosciute ai partiti e movimenti Sardi.<br />
Ma il problema non è, ovviamente, numerico: la conquista delle maggiori quote possibili di sovranità ha bisogno di tutte le forze. Sarebbe paradossale che a questa unitarietà, pur nel rispetto di sensibilità “sovraniste” &#8211; per dirla alla catalana – fra loro diverse, si sottraessero gli indipendentisti, i nazionalisti e quanti della loro Sardità fanno un punto di orgoglio.<br />
ERC, per quel che ne so, ha commesso l&#8217;errore di pensare che la sinistra fosse il luogo geometrico della autonomia e, per esso, dell&#8217;indipendenza. Sento qua e là affacciarsi uguali tentazioni, anche in Sardegna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Come cittadini e spettatori della politica, molti Sardi assistono impotenti alla deriva di grandi poli industriali, tra cui il settore chimico isolano, mentre alcune forze politiche e sindacali propongono modelli ed approcci superati dal moderno contesto internazionale dei mercati: Forse il sistema Italia nella sua interezza (oltre che la Sardegna) paga anni di ritardo culturale ed ideologico che impediscono al Paese di rispondere compattamente alle nuove esigenze globali della competitività?</span></p>
<p>In parte, anche secondo me, è così. Per la Sardegna gioca sfavorevolmente il fatto che è l&#8217;intero modello di sviluppo industriale ad essere in una crisi epocale. Da qui si può uscire, fatto salvo il fatto che i lavoratori non devono pagare gli errori fatti nel passato, solo con un nuovo modello di sviluppo, un nuovo modello di civiltà, come mi è capitato di scrivere diverse volte.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Qualora il Governo Italiano stabilisse di realizzare in Sardegna non una centrale ma un deposito di scorie nucleari, sarebbe prematuro oggi da parte Sua garantirci il suo nò parlamentare a tale ipotesi?</span></p>
<p>Naturalmente. Sono contrario sia alla installazione di una centrale nucleare in Sardegna sia allo stoccaggio di scorie radioattive. Il bene ambiente è, se non l&#8217;unica, certo la più importante delle carte da giocare per il nostro sviluppo. Teniamo però conto che sarà poi difficile sostenere che altri territori si devono far carico di smaltire le scorie radioattive prodotte in Sardegna, per esempio negli ospedali.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La ringraziamo per il Suo contributo.</span></p>
<p><em><span style="color: #000000;">Gennaio 2010.</span></em></p>
<p><span style="color: #3366ff;"><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Intervista%20all'On.%20Massidda.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><strong><span style="color: #000000;">Natzionalistas Sardos</span></strong><br />
</span></p>
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		<title>URN Sardinnya intervista Gianfranco Scalas</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 15:16:31 +0000</pubDate>
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U.R.N. Sardinnya intervista Gianfranco Scalas: Colonnello dell&#8217;Esercito Italiano per la &#8220;Brigata Sassari&#8221;; giornalista, addetto stampa nelle missioni in Somalia, Bosnia, Kosovo, Albania e Iraq; pluridecorato e Cavaliere della Repubblica; amministratore presso il Comune di Assemini (CA) nonché presidente del movimento politico Fortza Paris.
A cura di Bomboi Adriano.
*****
- Una brillante carriera al servizio della &#8220;Brigata Sassari&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-695" title="Iscalas-URN-Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/10/Iscalas-URN-Sardinnya-300x247.jpg" alt="Iscalas-URN-Sardinnya" width="300" height="247" /></p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">U.R.N. Sardinnya intervista Gianfranco Scalas: Colonnello dell&#8217;Esercito Italiano per la &#8220;Brigata Sassari&#8221;; giornalista, addetto stampa nelle missioni in Somalia, Bosnia, Kosovo, Albania e Iraq; pluridecorato e Cavaliere della Repubblica; amministratore presso il Comune di Assemini (CA) nonché presidente del movimento politico Fortza Paris.</span></p>
<p style="text-align: left;"><strong>A cura di Bomboi Adriano.</strong></p>
<p style="text-align: left;">*****</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">- Una brillante carriera al servizio della &#8220;Brigata Sassari&#8221; nei principali teatri internazionali di crisi non le ha precluso l&#8217;attenzione verso la nostra terra, i problemi che la riguardano ed il suo patrimonio storico-ambientale. In che momento ha capito che la difesa della Sardegna avrebbe dovuto giocarla anche sul piano politico?</span></p>
<p style="text-align: left;">E’ stato il lungo percorso della mia vita professionale che mi ha portato in paesi lontani dove guerre interetniche, odi tribali, desiderio della libertà, della democrazia e di affrancarsi come popoli mi hanno fatto comprendere al meglio, almeno per me, la valenza di essere in un paese democratico dove ognuno può usare la matita e scegliere. Ma anche la forte volontà dei popoli di una completa libertà e la valenza dei sentimenti nazionali tra chi ha perso e tra chi ha vinto. Due mondi opposti talvolta in vera guerra ma perfettamente speculari: affermare la propria nazionalità. Non meno importante è stato conoscere e vivere con i tanti Sardi che in tali contesti facevano emergere una volontà di unione impagabile. L’esatto contrario di ciò che capita nella nostra terra &#8220;pocos-prolocos e male unidos&#8221;. Ho scritto &#8220;prolocos&#8221; volutamente perché non mi è mai andato a genio il &#8220;locos&#8221;. Ma positive tutte le esperienze messe insieme, non ultimo il tragico evento di Nassiria (Iraq), eventi che hanno non poco contribuito alla riflessione: Perché non dare un contributo per la nostra Sardigna se abbiamo tante energie mentali e tanta volontà all&#8217;estero? Nulla di velleitario ma tanta convinzione e certezza che si podet.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">- Da protagonista di quegli eventi, ci racconti in breve perché nacque la prima Fortza Paris.</span></p>
<p style="text-align: left;">L’idea di Fortza Paris è stata una felice intuizione checché se ne dica di Efisio Serrenti e dei Sardistas. Si voleva far nascere un movimento che aggregasse le forze diciamo &#8220;moderate&#8221; ma io preferisco le forze che hanno valori di riferimento nelle radici e nella storia della nostra terra, libere da vincoli troppo ideologici, liberi di far valere le capacità dei Sardi nel governarsi. Un movimento che con il nome Fortza Paris era ed è aperto per creare una unione di chi crede nella possibilità di un governo che pensi in Sardo e lo traduca in atti per la Sardigna. Comunque un movimento che si prefigga l’obiettivo che siano gli altri ad unirsi e non il contrario.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">- PSD&#8217;AZ, Sardistas, Fortza Paris ed infine Rossomori: Tra il centrodestra ed il centrosinistra italiano la storia del sardismo è sempre stata costellata di violente polemiche, di scissioni e di interpretazioni differenti le quali però hanno sempre finito per fungere da stampella al centralismo italiano. Ci sono speranze che il futuro riservi positive sorprese per quanto riguarda un ipotetico Partito Nazionale Sardo?</span></p>
<p style="text-align: left;">La Sardigna politicamente mi ricorda altri paesi ove l’idea era uguale ma si dividono sui metodi, talvolta viene fatto prevalere lo ius di primogenitura&#8230;non mi pare né utile, né seme di unione. Purtroppo l’area diciamo &#8220;sardista&#8221; si divide perché non cerca le ragioni dello stare insieme come entità autonoma ma cerca le ragioni “continentali” di voler scegliere modelli che non corrispondono a mio parere all’essenza di essere Sardisti. Si cercano le ragioni di scegliere la destra, la sinistra, il centrodestra, il centrosinistra e quant’altro, ma direbbe qualcuno:&lt;&lt;Che c’azzecca con la nostra necessità di costruire ed avere un grande partito che abbia a modello un progetto sardo?&gt;&gt; Si chiami &#8220;Partito Nazionale Sardo, Partito dei Sardi, Partito Federale Sardo&#8221; purché testa e gambe siano Sarde..poi chi tra i continentali vuole allearsi ben venga, non il contrario come avviene da 60 anni e più.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">- In un passaggio storico in cui il Partito Sardo d&#8217;Azione si allea con il centrodestra italiano, cosa può offrire una nuova Fortza Paris al dibattito politico ed all&#8217;elettorato? Sta valutando qualcosa di meglio?</span></p>
<p style="text-align: left;">Credo che la differenza stia proprio nella presa di coscienza di quanto ho affermato precedentemente: liberi di allearci con chi condivide un percorso di governo sardo. Mi pare che la scelta del PSD&#8217;AZ cominci a trovare motivi vari di non perfetta coesione con l’attuale governo regionale e non in pochi punti. Dispiace che il nostro appello fatto anche tre anni fa ai partiti Sardi di trovarci insieme non abbia avuto alcuna risposta. Oggi si può e si deve ripartire per trovare una strada da percorrere…sperando che non sia come la 131: un cantiere sempre aperto che non si concretizza.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">- Il centralismo politico, sociale, culturale ed istituzionale italiano rimane la più grande spina nel fianco al diritto di emancipazione della nostra terra. Ma quanto siamo corresponsabili noi Sardi nel non aver mai creato seri progetti politici per contenere Roma?</span></p>
<p style="text-align: left;">Oltre al centralismo romano penso si debba anche valutare il centralismo che si ripete anche a livello regionale: è una malattia che pervade quasi tutte le istituzioni. L&#8217;Autonomia non è solo &#8220;per la Regione&#8221;, il concetto vale anche per gli enti locali. Un partito deve dare il massimo appoggio alle problematiche locali. Autonomia e valore delle autonomie. La Regione non può essere un altro mostro burocratico e un altro stato che impone. La prima responsabilità di tanti anni di tale situazione è solo colpa nostra, a Roma siamo pochi, contiamo quasi nulla e per di più siamo separati e divisi in mille rivoli. Un atto di coraggio simbolico forse sarebbe un gruppo &#8220;Sardigna&#8221; nel Parlamento almeno nelle questioni interne, in continente lo sanno ed anche in Sardigna lo sanno, ma fanno lo stesso gioco. Bisogna riaffermare una nostra identità, non solo limba, istoria, cantos e ballos ma identità come essenza forte del nostro essere. Est ora.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">- L&#8217;indipendentismo Sardo, tra ideologie vetuste e frantumazione in varie sigle, non riesce ancora oggi a mettere insieme un robusto percorso di governo nelle istituzioni regionali. Qualora ciò avvenisse, è ipotizzabile immaginare convergenze tra autonomisti ed indipendentisti su alcuni temi chiave di generale interesse per l&#8217;isola?</span></p>
<p style="text-align: left;">Certamente questa suddivisione tra autonomisti ed indipendentisti mi lascia assai perplesso e non la condivido, né la auspico, né farò nulla per alimentarla. La visione credo sia uguale, cambia il metodo ma dico: che differenze concrete ci sono tra i due? A me pare nulla. Certo, a me piace stare con i piedi per terra e sfruttare ogni possibilità per avere un forte governo dal pensiero Sardo, di azioni per la Sardigna, e preferisco partire dal fattibile subito. Una prospettiva indipendentista è nel cuore di tanti Sardi ma realizzabile in quanti anni?..Troppi per aspettare. Troppi per creare le condizioni, ed allora riappropriamoci di quanto è nelle fattibilità subito. Poi amos a bidere.</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">- Dalla politica ai campi di battaglia: Il valore dei nostri militari Sardi all&#8217;estero non si discute, durante la sua esperienza professionale, qual&#8217;è la storia che l&#8217;ha colpita maggiormente?</span></p>
<p style="text-align: left;">Cercherò di essere breve: i Sardi è vero che sono valorosi, ma io preferisco definirli determinati, consci, forti a ogni evento, orgogliosi. Non mi piacciono i termini quali eroi. Il Sardo oggi, rispetto ai fanti del conflitto &#8220;15-18&#8243;, ha la coscienza della paura e la capacità di dominarla. Potrei citare tanti casi -anche di vero valore- ma per me il più bel ricordo è e rimarrà il sorriso di un ragazzo Iracheno che si trascinava nel pavimento perché impossibilitato a camminare nel ricevere da un gruppo di Sassarini una carrozzella. L’immagine della gioia del ragazzo e l’abbraccio ai fanti della &#8220;Sassari&#8221; è la giusta immagine&#8230; senza dimenticare che tutti avevano le armi con loro..e la strada per il villaggio non era priva di rischi. Fortza Paris ma no a fueddus ma cun fide!</p>
<p style="text-align: left;"><span style="color: #000080;">La ringraziamo per il suo contributo.</span></p>
<p style="text-align: left;">
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Intervista%20a%20G.%20Scalas.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p style="text-align: left;"><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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