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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; indipendentismo</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Un referendum sull&#8217;indipendenza della Sardegna come in Scozia? E le riforme chi le fa?</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2012/01/un-referendum-sullindipendenza-della-sardegna-come-in-scozia-e-le-riforme-chi-le-fa/</link>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 16:08:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali:
1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità.
2) Nel corso del tempo i nazionalisti scozzesi hanno lavorato per razionalizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3721" title="Camorra parlamentare a Roma" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Camorra-parlamentare-a-Roma.jpg" alt="" width="605" height="362" /></a></p>
<p>Per il 2014 la Scozia prevede un referendum sull&#8217;indipendenza dal Regno Unito. E&#8217; l&#8217;esito di un processo durato decenni e incardinato su 4 aspetti fondamentali:</p>
<p>1) La Scozia è una nazione formalmente riconosciuta dalle istituzioni britanniche ed il Popolo è pienamente consapevole della propria identità.<br />
2) Nel corso del tempo i nazionalisti scozzesi hanno lavorato per razionalizzare la loro offerta politica e renderla credibile e radicata al punto da conquistare il governo del proprio Paese, l&#8217;SNP oggi è probabilmente la punta di diamante di un moderno liberal-progressismo che non può permettersi di perdere il proprio consenso in frammentazioni e posizioni ideologiche faziose e fuorvianti.<br />
3) Gli scozzesi hanno lavorato al potenziamento della propria Autonomia attraverso una devolution che dagli anni &#8216;90 ad oggi ha consentito al Paese di strappare quote di sovranità a Londra. Non ultime le istituzioni legislative di Edimburgo.<br />
4) I nazionalisti scozzesi sono consapevoli del potenziale politico determinato dalla presenza del petrolio nel loro territorio e dal perseguimento di una linea energetica e fiscale destinata ad automatizzarsi pienamente dal Regno Unito.</p>
<p>E in Sardegna? Il piccolo movimento politico PAR.I.S. ha proposto di raccogliere le firme per istituire un referendum sull&#8217;indipendenza, circostanza che farà rallegrare la miriade di indipendentisti che nel web, prima che nelle amministrazioni del nostro territorio, trovano libero consenso. La Costituzione Italiana dal canto suo afferma l&#8217;indivisibilità della Repubblica e pertanto l&#8217;incostituzionalità della proposta sarebbe scontata in partenza, benché alcuni trattati internazionali (e il precedente del Kosovo) riconoscano a qualsiasi Popolo il diritto di autodeterminarsi rispetto allo Stato di appartenenza.<br />
Allora quali sono le considerazioni da fare rispetto a questa iniziativa?<br />
Ad esempio, la prima potremmo riassumerla nella domanda: ma i Sardi sono interessati?<br />
La seconda: la Sardegna è nelle condizioni per supportare una manovra del genere?<br />
La terza: qual è la posizione dei movimenti indipendentisti in materia di riforme come ad esempio l&#8217;ipotesi di avvio di una Costituente già <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3211">annunciata</a> dai sardisti?<br />
La quarta: in base a quali parametri alcuni indipendentisti ritengono utile oggi fare un referendum simile quando il loro stesso consenso non trova riscontri nelle comuni sedi elettorali?</p>
<p>Come al solito, mentre il resto del nazionalismo europeo macina successi, in Sardegna siamo particolarmente abili nell&#8217;occuparci di retorica piuttosto che di pratica.<br />
Prima di mettere il carro davanti ai buoi sarebbe opportuno ragionare nei seguenti termini:</p>
<p>1) Spazzare via la catasta di piccoli partiti indipendentisti (prevalentemente portatori di programmi faziosi sul piano ideologico e pressoché identici nel merito dei contenuti).<br />
2) Istituire un massimo di due partiti nazionalisti Sardi, adottando delle <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/03/la-proposta-primarie-nellindipendentismo-ed-ecco-una-data/">primarie</a> al fine di arrivare ad una nuova classe dirigente capace di esporre contenuti e non slogan.<br />
3) Avviare una campagna politica per le riforme, o comunque fare pressioni affinché la Sardegna conquisti quei poteri legislativi e fiscali che nel tempo consentano al Popolo di credere in se stesso e nelle proprie capacità (che le riforme hanno lo scopo di far nascere, consolidare e divulgare).<br />
4) Un referendum sull&#8217;indipendenza: sarà cura dei Sardi stessi nel prossimo futuro decidere se, come e quando riterranno opportuno entrare in Europa da protagonisti piuttosto che dalla porta di servizio offerta da Roma.<br />
5) Si noti bene: né oggi né mai l&#8217;indipendentismo potrà permettersi di usare la crisi economica come specchietto per le allodole con cui giustificare un referendum sull&#8217;autodeterminazione (che invece può solo basarsi sulla consapevolezza, sul progetto e sul patto politico della propria società).</p>
<p>Noi vogliamo augurarci che l&#8217;indipendentismo attuale esca dall&#8217;epoca delle utopie, si renda conto del contesto in cui vive imparando a conoscere i propri concittadini ed eviti l&#8217;ennesimo colpo di immagine che si profila all&#8217;orizzonte per tutta la galassia del nazionalismo Sardo.<br />
Grazie.</p>
<p><em>Di Corda M. &amp; Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Referendum-sullindipendenza.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Indipendentismo in guerra mentre la Sardegna affonda. Cercasi Partito Nazionale Sardo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Andrea Nonne.
Dieci facce, tre o quattro proposte, pochi voti, nessuna incidenza sulla vita politica ma soprattutto un continuo snervante, ridicolo e dannoso battibeccare. Le proteste di Cagliari stanno mostrando in maniera chiara, se ancora qualcuno avesse dubbi, che la frammentazione dell’indipendentismo in tanti micro-partitini ha raggiunto livelli paradossali. Gli uni “dimenticano” a casa un’importante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Via-Roma-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3571" title="Via Roma - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Via-Roma-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Di Andrea Nonne.</em></p>
<p>Dieci facce, tre o quattro proposte, pochi voti, nessuna incidenza sulla vita politica ma soprattutto un continuo snervante, ridicolo e dannoso battibeccare. Le proteste di Cagliari stanno mostrando in maniera chiara, se ancora qualcuno avesse dubbi, che la frammentazione dell’indipendentismo in tanti micro-partitini ha raggiunto livelli paradossali. Gli uni “dimenticano” a casa un’importante proposta sull’istituzione di un’agenzia delle entrate sarda perché non importa il fatto che possa essere fondamentale per la soluzione della vertenza entrate, quel che importa è che la paternità è degli altri e quindi la proposta va boicottata per non regalare agli altri riconoscimenti, visibilità, voti. Chi se ne frega dell’interesse generale della Sardegna, qui c’è da pensare all’orticello. Gli altri, da parte loro, appena vedono le foto degli uni su due quotidiani di fila entrano nel panico e in pieno delirio da invisibilità, invece di dedicarsi alle pesanti lacune di certe recenti analisi economiche, con una certezza da principi della corte costituzionale italiana decretano la totale inutilità di un’applicazione dell’art 51. Non paghi di questo, esprimono pure la loro contrarietà all’istituzione di una zona franca in quanto la stessa provocherebbe addirittura ghettizzazione e divisioni. Ora giova ricordare che quando alcuni degli uni e alcuni degli altri erano un tutt’uno proponevano all’unisono l’istituzione dell’agenzia dell’entrate e la defiscalizzazione delle attività produttive come panacea di tutti i mali dell’economia sarda.<br />
Ma la storia non finisce qui perché agli uni non piace essere uni e allora decidono di litigare fino a giungere alla “scissione degli uni”. Sul merito di quest’ultima vicenda non posso esprimermi in quanto non ho ancora elementi chiari e imparziali ma la cosa più importante è un’altra: gli uni litigano, gli indipendentisti bisticciano. Ancora. Sempre. Sempre di più. Sempre più giù. E mentre gli uni litigano gli altri esultano con la bava alla bocca perché il litigio degli uni dimostra la ragione degli altri, mentre a guardar bene in questo caso sembrerebbe dimostrare il torto. Ma non importa perché l’indipendentismo sardo ormai è così: gli uni sono felici se gli altri affondano, gli altri son felici se affondano gli uni e in questa loro decadente giostra non si accorgono di confermare meglio di chiunque altro quei tristi luoghi comuni sui sardi che si propongono di smentire. Ma soprattutto entrambi non si accorgono che ad affondare è l’indipendentismo, travolto da un’immagine di se giustamente impresentabile, oltre ovviamente ad una Sardegna che meriterebbe ben altri atteggiamenti, ben altre priorità. Non si offendano gli uni e gli altri per queste mie parole, il problema non sono le persone ma i troppi movimenti, i troppi simboli, i troppi leader, che nel momento in cui si separano si ritrovano inevitabilmente a competere della competizione più feroce, quella basata sulla conquista della piccola fetta prima comune. Cannibalismo.<br />
Lunedì, in pieno cazzeggio, ho scritto sul mio profilo Facebook che in giornata aspettavo le dimissioni di Ficcadenti e di Berlusconi (ai “più indipendentisti di tutti” ricordo che non essendo né un santo né un matto mi preoccupo dello Stato Italiano nella misura in cui gestisce i miei contributi previdenziali e i prelievi fiscali sul mio sudato stipendio). Un po a sorpresa è caduto non solo Berlusconi ma anche Ficcadenti; se solo avessi saputo che era la giornata dei miei desideri avrei chiesto qualcosa di più importante tipo la sparizione di tutti questi partiti in scala 1:40 e la nascita di un Partito Nazionale Sardo degno di questo nome.</p>
<p>Ora per fortuna il mondo non finisce a Cagliari e così, lontano dalle luci della ribalta mediatica, nella città di Aristanis gli indipendentisti non solo non litigano ma si siedono ad un tavolo comune per cercare soluzioni efficaci a problemi urgenti e il partito degli indipendentisti senza casacca, di coloro i quali hanno restituito la tessera e si sono sottratti a questo assurdo massacro, cresce di giorno in giorno rischiando di diventare il primo partito indipendentista della città. <em>“Karale è stata dell’impero. Non Arbaré”.</em> Forse chi l’ha scritto (Sergio Atzeni) non l’ha fatto a caso.</p>
<p>13-11-11, <a href="http://grandeovest.com/">http://grandeovest.com</a></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Cercasi%20PNS.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Dia de los muertos: Dall&#8217;iniziativa di Deriu (PD) all&#8217;indipendentismo Sardo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 22:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi.
Accadono cose strane in Sardegna, al punto che senza la nostra proverbiale razionalità potremmo addirittura definirle “soprannaturali”. Provocazioni a parte, è lecito domandarsi se un Popolo che si lamenta della propria miseranda posizione sia anche nelle condizioni culturali per uscirne.
Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro in quota PD, ha così pensato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Monumento-a-Satta-di-Ciusa-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3487" title="Monumento a Satta di Ciusa - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Monumento-a-Satta-di-Ciusa-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="513" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p>Accadono cose strane in Sardegna, al punto che senza la nostra proverbiale razionalità potremmo addirittura definirle “soprannaturali”. Provocazioni a parte, è lecito domandarsi se un Popolo che si lamenta della propria miseranda posizione sia anche nelle condizioni culturali per uscirne.</p>
<p>Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro in quota PD, ha così pensato di organizzare una fiaccolata in memoria dei padri costituenti nostrani, una manifestazione di tutela della Costituzione Italiana. Cioè si ricordano i morti nel tentativo di salvare i vivi. Sfortunatamente la Costituzione è la stessa che all&#8217;art. 117 impedisce all&#8217;Autonomia Sarda il controllo delle proprie risorse e dell&#8217;amministrazione di diverse competenze, come fiscalità e Beni Culturali. Il problema pertanto non risiede solo nei governi ma nelle strutture stesse che regolano la vita pubblica: le istituzioni.</p>
<p>Nella sua buona fede, Deriu, come tanti altri politici sardo-italiani, preferisce così accodarsi alla retorica unitarista italiana piuttosto che difendere il proprio territorio contrapponendosi al centralismo. Un esempio pratico? Mentre Deriu si domanda se il PD dovrebbe essere <em>sturziano</em> o meno in un momento in cui l&#8217;economia Sarda cola a picco, in Trentino, gli autonomisti chiedono maggiori tutele e finanziamenti persino sulla toponomastica (cioè per la cartellonistica bilingue) e non partecipano alla serie di iniziative per il 150° dell&#8217;unità d&#8217;Italia. Circostanze che nel tempo hanno portato le autonomie speciali del nord-Italia (con meno risorse e abitanti della Sardegna) ad essere tra le regioni economicamente più floride.<br />
Difendere la Costituzione senza riformarla equivale all&#8217;immaginare il paradosso di un agnello che chiede al suo carnefice di affondare il coltello nella giugulare con decisione.<br />
Ma difendere la Costituzione significa persino affidarsi alle strutture di uno Stato che fin dal 1875 non consegue il pareggio di bilancio. Vogliamo accendere un lumicino anche per Quintino Sella?<br />
In Sardegna dunque il nodo non è solo politico ma culturale.</p>
<p>In sintesi, chi dovrebbe risolvere la situazione? Forse l&#8217;attuale indipendentismo Sardo?<br />
Un Popolo con scarsi elementi culturali molto difficilmente può produrre una classe dirigente riformista che si occupi dei bisogni primari dei cittadini. E così, se Deriu innalza fiammelle ai morti, gli indipendentisti non sono da meno, e innalzano i defunti a portabandiera di un riscatto che nei fatti ancora non si materializza.<br />
Le principali dispute in seno ai convegni indipendentisti oggi non riguardano l&#8217;economia Sarda e neppure la cultura. Non si parla di accise, né di zona franca. Non si parla di occupazione, men che meno si mira a governare per cambiare le cose. Si parla invece di Bellieni, di Emilio Lussu, di Antonio Simon Mossa e compagnia bella. Si parla insomma dei morti piuttosto che dei vivi. E quando un Popolo – sia esso indipendentista o meno – innalza fiaccole e dibattiti a chi meriterebbe solo di riposare in pace significa che è sprofondato nell&#8217;apatia del conservatorismo e nell&#8217;assenza di contenuti.</p>
<p>Auguriamoci di essere in torto. Ma come diceva Giulio Andreotti: <em>“A pensar male spesso ci si azzecca”.</em><br />
Diamoci una mossa, il 2 novembre non può durare tutto l&#8217;anno.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Dia%20de%20los%20muertos.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Da Oristano a Ghilarza: tramonto e alba dell&#8217;indipendentismo Sardo – Pt. 2</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:12:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ci siamo, a quasi 7 anni di distanza, U.R.N. Sardinnya non è più il solo organismo indipendentista a criticare costruttivamente il complesso dei movimenti Sardi.
Lo scorso 25 settembre si sono celebrati due incontri relativi al mondo dell&#8217;indipendentismo Sardo: uno ad Oristano, tra i leader indipendentisti, ed uno a Ghilarza, tra membri e liberi simpatizzanti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Su-asu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3384" title="Su asu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Su-asu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="335" height="228" /></a>Ci siamo, a quasi 7 anni di distanza, U.R.N. Sardinnya non è più il solo organismo indipendentista a criticare costruttivamente il complesso dei movimenti Sardi.<br />
Lo scorso 25 settembre si sono celebrati due incontri relativi al mondo dell&#8217;indipendentismo Sardo: uno ad Oristano, tra i leader indipendentisti, ed uno a Ghilarza, tra membri e liberi simpatizzanti di alcuni movimenti Sardi.<br />
Ricordiamo, la proposta di convergenza nazionale fu proposta nei mesi scorsi da A Manca pro s&#8217;Indipendentzia, ma possiamo ricondurre a due documenti le tendenze relative alla necessità di superare l&#8217;attuale frammentazione di questo ambito politico.<br />
Il primo riguarda certamente l&#8217;analisi fornita da Frantziscu Sanna del ProgReS sui possibili scenari da attuare (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/F.%20Sanna%20sulla%20frammentazione%20indipendentista.pdf">PDF</a>), mentre il secondo riguarda le osservazioni emerse dall&#8217;incontro di Ghilarza da parte di Giovanni Fara, principale animatore di un malcontento della base indipendentista nei confronti dello stallo politico dei movimenti Sardi (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Fara%20-%20Considerazioni%20sull%E2%80%99incontro%20di%20Ghilarza%20del%2025-09-11.pdf">PDF</a>).<br />
Prima di passare ai giudizi su quanto emerso non a Ghilarza ma ad Oristano, bisogna intanto integrare alcuni punti delle osservazioni poste da F. Sanna (peraltro presente a Ghilarza):</p>
<p>1) In Sardegna, tra coloro i quali hanno parlato di “Partito dei Sardi” o “Partito Nazionale Sardo” (come ad es. U.R.N. Sardinnya, Fortza Paris, Riformatori e Sardegna e Libertà del PSD&#8217;AZ) non vi era affatto l&#8217;idea di costituire un partito unico ma la semplice volontà di ridurre la frammentazione politica, cioè razionalizzare il numero dei movimenti Sardi, passando ad esempio da 11 sigle a massimo 2 o 3. Senza escludere l&#8217;ipotesi di alleanze con partiti italiani.<br />
2) Continua a mancare un riferimento preciso all&#8217;interlocuzione con la variegata area del sardismo e al superamento di sterili polemiche nei confronti del Partito Sardo d&#8217;Azione e dei suoi eredi.<br />
3) L&#8217;idea di costituire una federazione politica di movimenti Sardi, che da tempo noi definiamo con la nostra sigla associativa (U.R.N. &#8211; Unione per la Responsabilità Natzionale) è inficiata alla base dalla presenza di sigle maggiormente ascrivibili ad un orientamento social-progressista piuttosto che ad uno conservatore e/o liberaldemocratico, circostanza che mina la possibilità di creare un vero pluralismo nell&#8217;offerta politica di tali movimenti.<br />
4) I movimenti indipendentisti Sardi, a differenza di quelli sardisti e soprattutto del bipartitismo italiano, non hanno alcun voto strutturato nel territorio ma, fatte salve rare eccezioni, raccolgono con i pochi mezzi a disposizione un semplice voto di opinione, variabile a seconda della tipologia di tornata elettorale che lo consente (Regionali/Amministrative). A riprova della totale assenza di radicamento indipendentista nella società Sarda, a sua volta determinata da fattori storici e culturali.<br />
5) Manca un&#8217;approfondita analisi delle “regole del gioco”, ovvero della legge elettorale. Ed eventualmente un obiettivo politico che miri a riformare il tema portandolo al centro dell&#8217;attenzione politica. Non si può pensare di risolvere il problema della frammentazione indipendentista senza considerare l&#8217;ambiente nel quale queste divisioni si muovono.<br />
6) Manca la considerazione di una sinergia indipendentista con le forze sociali ed economiche del territorio: sindacati ed associazioni di categoria.<br />
7) Dopo decenni di anti-autonomismo, solo nel 2011 nell&#8217;indipendentismo <em>tout court</em> ci si rende conto della necessità di riformare per gradi le istituzioni dell&#8217;isola e di dover contare sull&#8217;apporto di forze che vanno oltre il proprio movimento di riferimento.</p>
<p>Veniamo dunque ad Oristano: quanti e quali di questi temi sono stati trattati? Quale modello di collaborazione si intende portare avanti tra le diverse anime dell&#8217;indipendentismo organizzate e non?<br />
Come previsto, dai leader indipendentisti sono emersi i classici toni di magniloquenza che celano l&#8217;assenza di prospettive nell&#8217;avviare forme ben più coraggiose di convergenza politica che non siano riconducibili alla chiacchiera. Non ha torto Sardigna Natzione quando afferma che la sinergia tra indipendentisti può condurre a sollevare temi che poi vengono puntualmente ripresi dalla politica italiana in Sardegna (pensiamo alla battaglia contro il nucleare), ma dover leggere nelle nota congiunta di SNI, ProgReS, PAR.I.S. e AMPI &#8211; seguita all&#8217;incontro di Oristano &#8211; che si intende coinvolgere nel dibattito<em> “tutte quelle forze ed energie presenti nella società sarda che hanno reale interesse a costruire l’indipendenza”</em>, francamente, denota una posizione che si porta fuori dalla realtà e che serve solo ad aggirare i veri problemi della politica indipendentista.<br />
In Sardegna non esistono forze ed energie interessate all&#8217;indipendenza fuorché gli stessi piccoli movimenti indipendentisti che sono privi di validi supporti nel mondo dell&#8217;economia, della politica e quindi della società Sarda. Sotto questo profilo dunque siamo all&#8217;anno zero.<br />
Non ha torto dunque il movimento IRS a valutare una exit strategy rispetto ad un settarismo che tuttavia proprio IRS (assieme agli attuali dirigenti del ProgReS) per diversi anni ha contribuito a creare. L&#8217;indipendentismo del 2011, a prescindere dalla strategia sardista di alleanze con partiti italiani, non è ancora nella posizione per potersi opporre al bipolarismo italiano, men che meno senza neppure occuparsi della legge elettorale. La stessa IRS che l&#8217;ha compreso non si trova in una solida posizione negoziale al punto da far ritenere che possa fare meglio del Partito Sardo d&#8217;Azione.<br />
Le ultime elezioni di Cagliari hanno dimostrato, se mai ve ne fosse bisogno, che l&#8217;unità o la collaborazione a prescindere non bastano. L&#8217;indipendentismo deve guardare oltre l&#8217;indipendentismo, ma deve anche rendersi conto dei propri limiti organizzativi e dell&#8217;ambiente nel quale opera.</p>
<p>Bisogna pertanto avere il coraggio di guardare oltre a delle sigle politiche la cui sola presenza non è più sinonimo di garanzia e pluralismo ma un forte ostacolo all&#8217;adozione di una piattaforma politica capace di influenzare le grandi riforme istituzionali.<br />
L&#8217;indipendentismo Sardo deve decidere se vuole continuare a ricoprire un ruolo di voce extra-amministrativa oppure se vuole ritagliarsi una seria capacità di governo, con tutto ciò che implica in termini di alleanze, contenuti e razionalizzazione delle attuali sigle politiche. In buona sostanza: è tempo di decidere se l&#8217;indipendentismo vuole solo fare da “ditta” per evitare gli sfratti dei pignorati di Equitalia o se vuole partecipare all&#8217;amministrazione dell&#8217;isola per evitare che le vessazioni al territorio continuino indisturbate.<br />
Per avviare un concreto indipendentismo moderno e rottamare movimenti che affondano ancora le loro radici nella mentalità della guerra fredda e nella cultura dello statalismo italiano, servono una serie di misure che possono apparire alquanto impopolari ma che sono necessarie per ristrutturare l&#8217;azione del nazionalismo Sardo:</p>
<p>1) La fusione in un unico soggetto delle sigle indipendentiste le cui politiche includono misure di natura progressista e socialdemocratica, in maggioranza rispetto alle componenti post-marxiste ed alle minoritarie componenti liberali. Senza evitare nel territorio la collaborazione con queste ultime, a seconda dei temi.<br />
2) La rimozione della tara ideologica portata avanti per decenni e determinata da antisardismi ed antiautonomismi strategicamente fallimentari, nonché la completa possibilità di adesione a coalizioni programmatiche con partiti italiani.<br />
3) Comprendere che non esisterà alcuna “convergenza nazionale” fintanto che l&#8217;indipendentismo non si aprirà alle componenti dell&#8217;autonomismo Sardo ed alle componenti sociali, politiche ed economiche (anche non necessariamente progressiste ma liberali) del tessuto isolano. Solo allora vi sarà convergenza di vedute e si potrà realizzare una politica di Responsabilità Natzionale per tutelare al meglio gli interessi della Sardegna.<br />
4) Comprendere che non vi saranno mai seri collanti programmatici se non si identificherà, ad esempio nella Lingua Sarda e nella fiscalità, il perimetro entro il quale far partire la rivendicazione politica di una minoranza nazionale che intende conquistarsi il diritto alla sovranità.</p>
<p>Dobbiamo fare ordine, è ridicolo che un indipendentismo che ha lavorato per frammentarsi ora riconosca di esserlo.<br />
Da Oristano ne è venuto fuori un solo messaggio politico: la volontà di allearsi nel territorio su determinate tematiche ma di proseguire per vie diverse a seconda della tornata elettorale.<br />
Il tutto condotto con un metodo esclusivamente autoreferenziale e tendente ad evitare le voci interne di dissenso.<br />
Si tratta di una posizione fondamentalmente inutile, lesiva e che continuerà a tenere l&#8217;indipendentismo lontano dall&#8217;amministrazione del territorio. Sia perché non vi è alcun senso logico nel continuare a parcellizzare le già esigue risorse in periodo elettorale, sia perché tali forze non offrono alcun reale pluralismo nei loro programmi politici.<br />
Nella maggior parte dei casi questi movimenti hanno contenuti pressoché identici e non sono neppure capaci di integrare la politica sardista che da anni occupa alcuni ruoli in seno alle istituzioni regionali.<br />
Il risultato finale di questa mediocre linea esposta dai leader indipendentisti conduce nella stessa medesima direzione nella quale ci troviamo oggi, vale a dire verso nessun risultato pratico.<br />
La Sardegna non ha più bisogno di un indipendentismo capace solo di fare fumo e poco arrosto. A tale proposito nel futuro di questo ambito politico vediamo le primarie come strumento democratico per la nomina dei dirigenti.</p>
<p>I vari Sabino, Cumpostu, Sale, ecc, devono uscire dalla teoria, scrollarsi di dosso il peso di dover condurre una nazione (del quale si sono autoincensati) e telefonare a tutti i principali leader sardisti e dei partiti italiani nell&#8217;isola per iniziare ad avviare una serie di dibattiti sui problemi vitali che interessano la cultura, le istituzioni e l&#8217;economia Sarda. Solo in questa maniera si riuscirà a costruire una politica più responsabile nel territorio e che possa inglobare anche quelle personalità radicate nelle nostre comunità locali capaci di offrire una dote di voti verso un progetto indipendentista meno frammentato e meno confusionario del presente. Perché la credibilità non riguarda solo il favore dell&#8217;elettorato ma anche quello della Pubblica Opinione isolana nel suo complesso, e pertanto anche la possibilità di attirare candidati politicamente spendibili e maggiormente propensi al dialogo piuttosto che all&#8217;attacco verbale.<br />
La sinergia con il sardismo è necessaria, ma bisogna altresì comprenderne le dinamiche e la dispersione che riguarda anche questo ambiente politico. Ad esempio oggi da un lato abbiamo i Riformatori Sardi che inseguono in solitaria una vaga idea di “Partito dei Sardi”; abbiamo un Paolo Maninchedda del PSD&#8217;AZ che, in linea con la tradizione Popolare da cui proviene, cerca nel proporzionalismo e nell&#8217;intermediazione con SEL (Sinistra, Ecologia e Libertà Sardegna) un potenziale alleato con cui scalare l&#8217;azionista di maggioranza del centrosinistra rappresentato da Renato Soru presso il PD. Ed abbiamo persino una Fortza Paris che ha la capacità di guardare oltre il bipartitismo per allearsi potenzialmente con un centro di matrice democristiana, come annunciato nella <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/09/onida-e-il-sardismo-ai-saldi-di-fine-stagione-il-lato-oscuro-dellautonomismo-sardo/">prima parte</a> di questo intervento, augurandoci che il movimento non abbandoni mai la sua linea e che, pur alleandosi, tenga fede al proposito di non fondersi nuovamente con un qualsivoglia partito italiano, anche del centro.</p>
<p>La Sardegna non può essere lasciata nelle mani di forze immature e centraliste che non si occupano dello sviluppo dell&#8217;isola. Si tratta di forze supine a Roma che, senza successo, intendevano ridurre il numero dei consiglieri regionali piuttosto che gli stipendi, e senza considerare una nuova legge elettorale che dia dignità alla democrazia Sarda. Ad esempio Malta è estesa per 316 Km quadrati, ha 410.000 abitanti e ha un parlamento di 65 deputati, mentre elegge 5 eurodeputati.<br />
Per darvi una misura della situazione: non possiamo lasciare l&#8217;isola nelle mani di forze che, senza essere integrate dai contenuti del nazionalismo Sardo, preferiscono promuovere turisticamente il golf piuttosto che l&#8217;ingente patrimonio archeo-ambientalistico dell&#8217;isola. Uno dei maggiori del Mediterraneo. Non possiamo lasciare l&#8217;isola nella mani di poteri la cui scuola italiana ha completamente cancellato la Sardegna dalla formazione dei nostri giovani, il nostro futuro.</p>
<p>Oggi bisogna capire se l&#8217;alba di Ghilarza diventerà uno stimolo per evitare il tramonto della riunione oristanese.</p>
<p>Torneremo sul tema, grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/2011/09/onida-e-il-sardismo-ai-saldi-di-fine-stagione-il-lato-oscuro-dellautonomismo-sardo/">Vedi Parte 1</a></p>
<p><em>Di Corda M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Il%20lato%20oscuro%20dell%27indipendentismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Il 25 a Oristano la riunione dei leader indipendentisti che per anni si sono divisi senza produrre riforme. Ce la faranno?</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 17:42:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 25 settembre si riuniranno ad Oristano i movimenti indipendentisti che hanno aderito al progetto di convergenza nazionale proposto il 27 aprile scorso a Thiesi da A Manca pro s&#8217;Indipendentzia.
Si tratta di Sardigna Natzione, IRS, PAR.I.S., ProgReS e naturalmente AMPI.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/E.-DArborea-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3308" title="E. D'Arborea - URN Sardinnya ONLINE" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/E.-DArborea-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="330" height="264" /></a>Il 25 settembre si riuniranno ad Oristano i movimenti indipendentisti che hanno aderito al progetto di convergenza nazionale proposto il 27 aprile scorso a Thiesi da A Manca pro s&#8217;Indipendentzia.<br />
Si tratta di Sardigna Natzione, IRS, PAR.I.S., ProgReS e naturalmente AMPI.</p>
<p>Si tratta di un momento importante che ci auguriamo porti proficui risultati. Ma, nonostante le importanti battaglie portate avanti nel corso degli anni da questi leader, dobbiamo constatare i seguenti limiti:</p>
<p>1) Chi parla di unità sono in diversi casi gli stessi dirigenti indipendentisti responsabili delle divisioni politiche e delle tensioni sorte all&#8217;interno dell&#8217;autonomismo e dell&#8217;indipendentismo Sardo nell&#8217;ultimo decennio.<br />
2) Chi parla di pluralismo sono gli stessi dirigenti di movimenti che portano avanti, divisi, programmi politici pressoché identici.<br />
3) Chi parla di unità sono gli stessi dirigenti indipendentisti non votati dal Popolo Sardo e non eletti in alcun consesso sociale, e pertanto politicamente spogliati del diritto di parlare in vece dell&#8217;isola nel momento in cui evitano il confronto con terze personalità e forze politiche operanti in Sardegna a tutela degli interessi della collettività.<br />
4) Di conseguenza chi parla di unità sono gli stessi dirigenti politici che hanno volontariamente eluso dal dibattito tutte le principali forze sardiste, tra cui il Partito Sardo d&#8217;Azione (promoter della mozione indipendentista in Consiglio regionale che ha riavviato il dibattito sulle riforme), Rossomori e Fortza Paris.<br />
5) Chi parla di unità sono gli stessi dirigenti indipendentisti che eludono dal dibattito un potenziamento delle forze sindacali a tutela della Sardegna, tra cui la Confederazione Sindacale Sarda.<br />
6) Chi parla di unità sono gli stessi dirigenti indipendentisti che non hanno mai proposto una bozza di riforma istituzionale della Sardegna.<br />
7) Chi parla di unità non è stato investito da alcuna benedizione divina nel poter parlare a nome dell&#8217;indipendentismo sardo, in quanto questi ormai estesosi ben oltre gli angusti spazi di movimenti che hanno lavorato poco ed insufficientemente per riformare se stessi prima che le istituzioni dell&#8217;isola.</p>
<p>Il rischio di autoreferenzialità da parte di tali sigle è manifestatamente elevato, ci si augura che il 25 venga quantomeno siglato un accordo di base affinché prendano forma nuove ipotesi di collaborazione nel quadro delle principali vertenze dell&#8217;isola. Un nulla di fatto non farebbe che confermare la necessità di superare classi dirigenti autoproclamatesi detentrici di battaglie che da sole non possono portare avanti.<br />
Grazie.</p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Riunione-indipendentista-ad-Oristano.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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		<title>Crisi economica, Galsi, Nuraghi fuori dall&#8217;UNESCO e Libia: partiti Sardi e Italiani assenti</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 22:10:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Lettori,
Repetita juvant! Il momento sarebbe propizio per la nostra isola se i movimenti politici Sardi fossero pronti a raccogliere le sfide a cui i nostri concittadini ci chiamano. In termini politici, l&#8217;intera classe dirigente regionale, di maggioranza e di opposizione, di fronte alla crisi sta evidenziando tutti i propri ritardi culturali. Gli esempi a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/P.-Chigi-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3273" title="P. Chigi - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/P.-Chigi-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="275" /></a>Cari Lettori,</p>
<p>Repetita juvant! Il momento sarebbe propizio per la nostra isola se i movimenti politici Sardi fossero pronti a raccogliere le sfide a cui i nostri concittadini ci chiamano. In termini politici, l&#8217;intera classe dirigente regionale, di maggioranza e di opposizione, di fronte alla crisi sta evidenziando tutti i propri ritardi culturali. Gli esempi a disposizione non mancano: mentre questo settembre faremo la conta dei danni subiti dalla Sardegna nel corso della stagione estiva e mentre PD, PDL ed affini sgomitano a Roma, a Barcellona la nostra isola è stata la grande assente dalla fiera internazionale del turismo. Non solo: la Regione non ha promosso la tutela e la valorizzazione dei nuraghi Sardi al fine di farli diventare candidati accettabili per l&#8217;UNESCO come patrimonio dell&#8217;umanità <em>(La Nuova, 26-08-11)</em>. Un titolo di cui per adesso si fregia solo la reggia nuragica di Barumini. Come se l&#8217;Egitto si limitasse a promuovere il Mar Rosso ma non le piramidi. La stessa Regione ha agito con colpevole ritardo sul sistema dei Trasporti. Un problema che non riguarda solo gli armatori, ma l&#8217;insipienza degli amministratori regionali, i quali, avendo scordato la riforma dello Statuto Sardo, oggi si ritrovano senza neppure maggiori strumenti legislativi con cui opporsi ad una politica centrale palesemente ostile ai nostri interessi territoriali. Un fattore a cui si somma la mediocrità dell&#8217;opposizione regionale, anch&#8217;essa culturalmente inadeguata alla promozione del nostro valore aggiunto ed occupata a chiedere le dimissioni della Giunta ad oltranza senza offrire alcun contenuto programmatico valido come alternativa. Ciò nonostante si continua a parlare di Vendola, di Berlusconi e di Bersani. Quasi che la dialettica politica romana sia in tutto e per tutto connessa alle nostre specifiche esigenze. Per darvi una misura del contesto nel quale ci troviamo, vi basti pensare che la maggioranza regionale ha speso per un <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/08/ecco-lo-stand-riminese-di-cl-finanziato-dalla-regione-sardegna/">convegno</a> politico-culturale a Rimini ben 100.000 euro (spacciati come investimento promozionale della Sardegna), mentre il PD Sardo organizzava per fine agosto a Genna Silana una “scuola di formazione” chiamata <em>“verso Crotone”</em> (per farvi capire il livello d&#8217;interesse alla Sardegna) in cui – tra i vari temi – si parlava di identità e informazione (italiana ma non Sarda).<br />
Nel frattempo la disoccupazione continua ad avanzare, la burocrazia è un ostacolo agli investimenti e le risorse disponibili per lo sviluppo non vengono pianificate. Pensiamo infatti ai fondi europei inutilizzati. Ma se il qualunquismo e la denuncia di questa classe politica non rappresentano una soluzione, l&#8217;alternativa dovrebbe essere rappresentata dai partiti Sardi, i quali avrebbero potuto sfruttare questa verticale perdita di credibilità della partitocrazia italiana in un momento in cui lo Stato cerca di scaricare anche sulle Autonomie Speciali il peso del suo debito pubblico per far fronte alla più vasta crisi internazionale.<br />
I partiti autonomisti ed indipendentisti Sardi sono purtroppo ancora impegnati in una velleitaria competizione interna del tutto estranea ai bisogni del Popolo Sardo. La loro frammentazione non consente di offrire all&#8217;elettorato un punto di riferimento, né quindi un progetto politico da condividere per poter immaginare il futuro dei nostri figli. Il solo apparire per dei comunicati inerenti la vita politica Sarda (ma che non avranno alcun effetto pratico in essa) non è più sinonimo di garanzia ma in taluni casi solo di protagonismo fine a se stesso. Una linea non più giustificabile.<br />
Se è vero che la crisi in Sardegna è sempre stata una costante, i movimenti Sardi dovrebbero comunque tenere conto dell&#8217;eccezionalità di questo difficile momento storico aprendosi a nuove forme di dialogo e valutando con attenzione la sempre maggiore insofferenza della propria base, ormai stanca di inseguire il solito gruppo di leader politici senza ottenere risultati concreti nell&#8217;interesse della Sardegna. La dispersione di questo potenziale politico, oltre a non produrre alcun percorso strategico destinato a fare pressioni affinché si riformino le istituzioni dell&#8217;isola, risulta persino inadeguato nelle singole vertenze su cui non ha alcuna voce in capitolo ma su cui neppure lavora per averla. Ci riferiamo all&#8217;assenza di posizioni su temi quali il gasdotto Algeria-Italia (Galsi), o il conflitto libico in corso. Spesso infatti i comunicati non solo non hanno alcuna influenza pratica (data l&#8217;inconsistenza politica determinata da una scarsa presenza dell&#8217;indipendentismo sul piano amministrativo regionale), ma perseguono linee ideologiche del tutto avulse dall&#8217;interesse generale del territorio. Ad esempio sul tema del gasdotto si preferisce dichiararlo inutile in partenza piuttosto che fare pressioni affinché avvenga la distribuzione del metano anche in Sardegna. Altro esempio, sulla Libia ci si ferma a dichiarazioni di principio senza valutare il potenziale impatto del conflitto sulle numerose aziende Sarde impegnate a Tripoli e che necessitano di una politica vicina alle rispettive esigenze (anche al fine di sviluppare i nostri investimenti) in considerazione del nuovo quadro politico emergente nella sponda sud del Mediterraneo. Si denota cioè l&#8217;assenza di un pragmatismo nella linea politica complessiva che non va necessariamente anteposto a valori etico-morali di cui l&#8217;indipendentismo, secondo varie sfumature, si ritiene portatore.<br />
Ma prima ancora di ragionare in termini di opere strategiche e di politica estera, si denota la più totale assenza di dialogo con i ceti produttivi ed imprenditoriali della Sardegna. Un ambito da cui l&#8217;indipendentismo continua pervicacemente a tenersi lontano. Si tratta di un limite a cui cerca di sopperire la Confederazione Sindacale Sarda rispetto al blocco politico-sindacale italiano (vedere la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/CSS%20a%20RAS%20su%20Eurallumina.pdf">lettera</a> inviata dall&#8217;organizzazione al Presidente Cappellacci sui lavoratori di Eurallumina). Nonostante la CSS sia priva di quel valido riconoscimento formale che ad un sindacalismo territoriale non dovrebbe mancare.<br />
Questa disordinata comunità indipendentista Sarda dunque non solo non riesce a capitalizzare l&#8217;inefficienza della partitocrazia italiana sviluppando consenso presso la società Sarda, ma per logica conseguenza non riesce neppure a far emergere le contraddizioni in seno alla politica regionale, contribuendo alla formazione di un blocco riformista che possa andare oltre le singole bandierine di movimento, siano esse di destra, centro o sinistra.<br />
Invitiamo dunque i movimenti Sardi a superare la stagione dei particolarismi. La Sardegna ha bisogno di una classe dirigente dalle idee chiare e capace di trasmettere i valori della collaborazione, delle riforme e dell&#8217;impegno.</p>
<p><em>Di Roberto M. e Adriano B.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Crisi%20e%20assenza%20della%20politica.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Auguri per a Manca Democràtica: ma quali sono le differenze?</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 20:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Auguri per a Manca Democràtica, neonato movimento indipendentista Sardo.
Correva il XII° secolo. La leggenda narra che Alberto da Giussano, nel tentativo di unire le città dell&#8217;Italia settentrionale che si opponevano al dominio dell&#8217;imperatore tedesco Federico di Hohenstaufen, un giorno si recò da un contadino e gli mise in mano un fuscello chiedendogli di spezzarlo. Così [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Manca-Democratica-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3153" title="Manca Democratica - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Manca-Democratica-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="330" /></a>Auguri per a Manca Democràtica, neonato movimento indipendentista Sardo.</p>
<p>Correva il XII° secolo. La leggenda narra che Alberto da Giussano, nel tentativo di unire le città dell&#8217;Italia settentrionale che si opponevano al dominio dell&#8217;imperatore tedesco Federico di Hohenstaufen, un giorno si recò da un contadino e gli mise in mano un fuscello chiedendogli di spezzarlo. Così avvenne. Poi mise in mano al contadino 10 fuscelli, chiedendogli di spezzare il mazzo. Il contadino stavolta non ci riuscì.<br />
Nacque così il mito della nascita della Lega Lombarda che a Legnano si oppose con successo all&#8217;imperialismo del Sacro Romano Impero di stirpe germanica.<br />
La morale da che parte stava? Oggi come ieri, nel fatto che l&#8217;unione garantisce la forza, mentre chi si presenta da solo, non è altro che un povero fuscello destinato a spezzarsi anche nella situazione più banale possibile contro la determinazione dell&#8217;avversario.</p>
<p>Spesso mi domandano come mai l&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya non si sia ancora tramutata in partito. Io rispondo diverse cose:</p>
<p>1) Creare una nuova sigla nell&#8217;ambito indipendentista non significa contribuire al pluralismo (laddove la maggior parte delle sigle esistenti ha programmi politici analoghi) ma significa contribuire al frazionismo ed all&#8217;inconsistenza dell&#8217;ideale sovranitario. Un PNS non potrebbe mai essere un piccolo progetto politico che si accoda alle briciole altrui, ma la sintesi di un articolato e ragionato compromesso politico destinato a rappresentare un campo riformista contro un campo conservatore nel merito dell&#8217;attuale assetto regionale.<br />
2) Perché la Sardegna ha bisogno di uscire da una economia di dipendenza e per farlo servono riforme ma anche una piattaforma liberaldemocratica che faccia comprendere il valore del mercato, delle regole, e quindi dell&#8217;abbandono di un modello para-statalista in tutti i settori della vita civile che per anni è stato alimentato dal centralismo della “Prima Repubblica” (DC-PSI-PCI, ecc) ed eredi, e che viene indirettamente e moralmente sostenuto persino dall&#8217;indipendentismo Sardo di derivazione socialista. A corredo di un assistenzialismo che ha minato dalle fondamenta l&#8217;autostima del Popolo Sardo. Nel mondo contemporaneo sono le regole a dover regolare il mercato e non il pubblico a sostituirsi ad esso generando dei deficit di bilancio a carico della collettività. Questa è la linea della nostra associazione ed oggi rappresenta una delle più avanzate del pianeta indipendentista ma anche autonomista Sardo.<br />
Se un nuovo partito indipendentista non lavora all&#8217;unità per questi programmi, allora la sua esistenza in questo confusionario quadro politico non ha ancora ragione di esistere.<br />
3) Perché la Sardegna ha bisogno di partiti indipendentisti robusti e dalle idee chiare, ovvero formate da un moderno nazionalismo dinamico e solidale, capace di comprendere che la tutela (e non l&#8217;abbandono) delle proprie alterità territoriali (come la lingua e la cultura) garantisce alla nostra comunità lo status giuridico di minoranza linguistica, nonché la possibilità stessa di dare una cornice al nostro essere o meno nazione. Il ché non entra affatto in contrasto con altre lingue ed altre culture esistenti all&#8217;interno (o all&#8217;esterno) del nostro territorio. Lavorare pertanto ad una sigla in questa direzione senza prima dialogare e consultarsi con quelle esistenti su tali propositi, equivarrebbe unicamente a lavorare non per la Sardegna, ma per uno sterile protagonismo fine a se stesso e poco utile in termini generali e strategici di medio e lungo periodo.</p>
<p>Come U.R.N. Sardinnya, riteniamo che Manca Democràtica sia allo stato attuale deficitaria nei 3 punti esposti nell&#8217;ottica di contribuire alla nascita ma soprattutto all&#8217;affermazione di un moderno indipendentismo di governo, capace di integrare, se non scalzare, a seconda dei casi, le forze centraliste dal parassitismo sociale in cui si sono radicate.<br />
Aspetto positivo, rispetto (ad esempio) ad AMPI, è il riconoscimento del valore dell&#8217;europeismo come momento di integrazione sociale, morale ed economica del respiro internazionale dell&#8217;isola. Un punto che senza U.R.N. Sardinnya oggi sarebbe rimasto nelle cantine sardiste e totalmente ignorato e ideologizzato dalle vecchie IRS (2002-2007), SNI, ecc. Ma ormai, considerata l&#8217;evoluzione di movimenti come il ProgReS (retaggio di una parte del nostro impianto critico verso l&#8217;elaborazione di IRS), è un aspetto che non rappresenta più una novità. In cosa si differenzia dunque Manca Democràtica dalla maggior parte del progressismo indipendentista?<br />
Bisogna inoltre domandarsi se sia il momento opportuno per questo tipo di progetto politico: è l&#8217;epoca in cui il centralismo italiano, malgrado male e in ritardo, si sta avvicinando alle istanze sovranitarie. Ed è anche l&#8217;epoca in cui diverse forze parlano sempre più apertamente di “Partito dei Sardi” e di razionalizzazione della proposta politica. Ovvero fondere programmi comuni nel quadro di una maggiore collaborazione tra sigle affini, evitando appunto la dispersione.</p>
<p>Risulta quindi impropria anche la visione di una Manca Democràtica capace di collocarsi nel quadro della sinistra indipendentista europea, non sulle etichette, ma sugli intenti pratici. Ad esempio questa è la fase storica in cui lo Scottish National Party vince spostandosi anche su tematiche un tempo esclusivamente liberaldemocratiche (pensiamo agli interventi sulla Pubblica Sicurezza e per le liberalizzazioni), o pensiamo ai nazionalisti di ERC, i quali, per contro, hanno perso le ultime tornate elettorali in favore di nazionalismi centristi in cui al tema economico è stato affiancato il tema identitario, veicolato da contenuti riformistici.</p>
<p>Se vogliamo pertanto evitare che la nuova Manca Democràtica (apparentemente situata in un triangolo concettuale che va da ProgReS, Rossomori ed AMPI) rimanga un fuscello senza contribuire alla costruzione del mazzo, dobbiamo sforzarci di capire che le etichette e i contenitori rappresentano ben poco se non sono accompagnati dai contenuti: gli unici in grado di cambiare l&#8217;assetto sociale ed istituzionale dell&#8217;isola.<br />
Perché di questo abbiamo bisogno: non di ideologia, ma di riforme che ci portino ad una sovranità capace di navigare nel nuovo secolo.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/URN-Sardinnya-Lopinione-Su-Manca-Democratica.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>NS: Solidarietà a Massimo Fantola per gli attacchi subiti dal PCL</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 15:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come Nazionalisti Sardi esprimiamo la nostra solidarietà all&#8217;On. Massimo Fantola per i volgari e preoccupanti attacchi verbali subiti da un&#8217;area radicale della politica italiana a Cagliari il 6 maggio scorso.
In una democrazia la critica è sempre la punta di diamante della dialettica politica. Il Partito Comunista dei Lavoratori è invece sprofondato nel più classico e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Fantola-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2905" title="Fantola - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/05/Fantola-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Come Nazionalisti Sardi esprimiamo la nostra solidarietà all&#8217;On. Massimo Fantola per i volgari e preoccupanti attacchi verbali subiti da un&#8217;area radicale della politica italiana a Cagliari il 6 maggio scorso.</p>
<p>In una democrazia la critica è sempre la punta di diamante della dialettica politica. Il Partito Comunista dei Lavoratori è invece sprofondato nel più classico e deprimente teatrino importato dal centralismo italiano: un clima di scontro e delegittimazione della controparte che affonda le sue radici in una intolleranza non degna di un Paese civile e che ricorda vagamente la retorica di un mondo anacronistico e superato.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo Sardo, nonostante sia un avversario del bipolarismo italiano e delle sue articolazioni nel nostro territorio che impediscono alla Sardegna di emergere in Europa (oltre la periferia italiana in cui siamo stati relegati), non può che esprimere vicinanza al candidato di un&#8217;area che rappresenta le istanze politiche di una parte del Popolo Sardo, le cui scelte devono essere rispettate e legittimate, per quanto alcune possano essere non condivisibili.</p>
<p>In un periodo di crisi, non è con lo scontro di piazza e con la cultura dell&#8217;odio che si risolvono le vertenze alla vigilia di una tornata elettorale, ma con il dialogo, l&#8217;unità e la programmazione politica.<br />
Chi ha argomenti parli dei propri contenuti, diversamente gli urlatori non potranno mai conquistare il cuore e la fiducia degli elettori. Un pensiero che rivolgiamo ad ogni parte politica.</p>
<p>Cordiali Saluti,</p>
<p>Bomboi Adriano,</p>
<p>Ass.ne U.R.N. Sardinnya, 08-05-11.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Solidariet%C3%A0%20a%20Fantola.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Patacche d&#8217;importazione: L&#8217;indipendentismo Sardo di Giulietto Chiesa</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Apr 2011 00:48:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi è Giulietto Chiesa? Un distinto signore proveniente dalla cultura della sinistra italiana, quella altermondista e spesso appassionata a vario titolo al sensazionalismo ed al complottismo: una dinamica sociale abbastanza diffusa negli USA fin dagli anni &#8216;40 ed ormai presente in pianta stabile nel sottobosco culturale di tutto l&#8217;occidente, anche grazie all&#8217;espansione di internet avvenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Scias-chimicas-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2801" title="Scias chimicas - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/04/Scias-chimicas-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="217" /></a>Chi è Giulietto Chiesa? Un distinto signore proveniente dalla cultura della sinistra italiana, quella altermondista e spesso appassionata a vario titolo al sensazionalismo ed al complottismo: una dinamica sociale abbastanza diffusa negli USA fin dagli anni &#8216;40 ed ormai presente in pianta stabile nel sottobosco culturale di tutto l&#8217;occidente, anche grazie all&#8217;espansione di internet avvenuta nell&#8217;ultimo decennio.<br />
Per intenderci, Chiesa è lo stesso individuo che parlò di scie chimiche: le famose ma normali piste di condensazione sull&#8217;aria lasciate dai velivoli che sarebbero prodotte da una indefinita quantità di “complottisti” a livello internazionale operanti nell&#8217;aviazione civile e militare: un impegno di milioni di persone in tutto il pianeta ed in tutti gli aeroporti del mondo che sarebbe riuscito a tenere un alto livello di segretezza al fine di spargere nell&#8217;aria presunte sostanze in grado di far ammalare la popolazione (e quindi anche le innumerevoli persone che avrebbero compartecipato al presunto complotto e che non tutte avrebbero potuto disporre di un antidoto).</p>
<p>Oltre a questa patacca, Chiesa si è distinto anche per aver parlato della possibilità di una terza guerra mondiale causata dall&#8217;espansione cinese (quando nella realtà la Cina non avrebbe alcun interesse a danneggiare i mercati grazie ai quali esporta i suoi prodotti). Ma Chiesa è anche quello che ha parlato del presunto <em>signoraggio</em> bancario, una sedicente truffa la cui argomentazione può fare presa in chi non ha le più banali conoscenze della funzione del Credito&#8230;</p>
<p>Per farla breve, tale distinto signore è lo stesso che ha fondato un movimento politico e culturale il quale si pone come obiettivo la lotta allo “sviluppismo” infinito della Comunità Internazionale ed a sostegno di una politica sostenibile in rapporto all&#8217;equilibrio umano ed ambientale (una cosa quindi apparentemente lodevole).<br />
Chiesa ha appoggiato la candidatura a sindaco di Cagliari di Claudia Zuncheddu, la consigliere regionale che rappresenterà una lista di indipendentisti formati da IRS, Sardigna Natzione, PAR.I.S., e con l&#8217;iniziale appoggio esterno di A Manca pro s&#8217;Indipendentzia.<br />
Avrà fatto un affare la Zuncheddu?<br />
Ci permettiamo di dubitarne. Essere a favore di una politica sostenibile ed alternativa ai tradizionali schieramenti ideologici (ma contigui per interessi) del centrodestra o centrosinistra italiano non significa doversi allineare anche alla serie di patacche che per anni abbiamo combattuto in numerosi articoli nell&#8217;intento di far maturare l&#8217;elaborazione culturale del nazionalismo Sardo e, nella fattispecie, dell&#8217;area indipendentista prima che di quella autonomista.<br />
L&#8217;IRS della prima ora fu inquinata da una patacca come quella delle scie chimiche (giusto per citare un tema), e l&#8217;area “Sardegna &amp; Libertà” di Paolo Maninchedda non mancò di dare spazio ad un articolo sul tema ma, fortunatamente, resasi conto della superficialità di usare tali mezzucci, non reiterò la patacca. Mentre ancora oggi SNI miscela nella sua dialettica politica la più becera cultura statalista nel quadro dell&#8217;amministrazione dei beni pubblici. Ne è un esempio l&#8217;ultimo comunicato in materia di referendum nucleare del 15 maggio in cui, se da un lato giustamente si sostiene l&#8217;inutilità del nucleare per la Sardegna, dall&#8217;altro si fortifica tale orientamento con la patacca proveniente dalla peggior sinistra clientelare italiana: quella che prospetta una sedicente privatizzazione dell&#8217;acqua pubblica, mentre in realtà vi è all&#8217;orizzonte solo un concreto tentativo di sviluppare una maggiore gestione integrata delle reti di distribuzione dell&#8217;acqua rispetto ad enti che in Italia sono storicamente oggetto del parassitismo clientelare dei partiti italiani, ed in Sardegna, in misura particolare, di parecchie forze del centrosinistra italiano, il cui voto strutturato del territorio (ostile al nazionalismo Sardo) ha una sua componente anche negli enti di gestione dei servizi idrici.<br />
Nel suo ultimo comunicato per il comitato “sì.nonucle”, Bustianu Cumpostu, leader di SNI, ha infatti parlato del rischio di una svendita dell&#8217;acqua pubblica ai francesi di Veolia: notizia circolante da giorni su internet e che all&#8217;evidenza ignora il fatto che in realtà la multinazionale Veolia è già impegnata da anni in Italia con alcuni investimenti nel settore idrico ed in mezzo mondo (così come altre aziende) in qualità di concessionaria dei servizi di distribuzione dell&#8217;acqua, senza particolari problemi a carico degli utenti. Problemi che in realtà si manifestano in maniera alquanto virulenta in Italia non tanto nel settore privato, ma su quello pubblico, circostanza che crea costi di gestione elevati a carico dei cittadini, servizi inefficienti ed un imponente apparato di potere ai partiti politici italiani che così dispongono di enti e para-enti in cui distribuire poltrone e benefici a questo o quel fiduciario di turno. Talvolta in commistione con i privati, un aspetto generato dall&#8217;assenza di un serio Antitrust, evidentemente piegato ai grandi poteri politici che amministrano il potere nelle sue articolazioni territoriali e che l&#8217;indipendentismo potrà combattere solo uscendo da un maldestro ed acritico retaggio marxista per entrare seriamente in Europa e parlare di liberalizzazioni. Su questo punto negli ultimi mesi ad esempio siamo intervenuti più volte, come sul <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/04/flop-trasporti-costo-traghetti-flotta-sarda-antitrust-e-crisi-meridiana-ma-lindipendentismo/">tema dei Trasporti</a>, contro l&#8217;oligopolio (ignorato dalla politica) dell&#8217;armatore Onorato, azionista di Moby Lines.<br />
Alcuni, come Meloni (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Lettera%20di%20Meloni%20su%20indipendentismo%20Sardo.pdf">PDF</a>), hanno giustamente identificato nell&#8217;eccesso di leaderismo una delle concause dei ritardi politici con cui l&#8217;indipendentismo si presenta nella richiesta di delega del voto. Un aspetto da noi sollevato più volte, sebbene non riteniamo utile rimarcare la completa estraneità dell&#8217;indipendentismo a coalizioni politiche e/o percorsi politici di movimenti italiani, purché tali movimenti non si esibiscano in patacche come quelle sopra ricordate e/o non trasformino l&#8217;indipendentismo in una mera appendice ideologica a corredo elettorale di terzi interessi politici.</p>
<p>Ci auguriamo pertanto che si prosegua nel dialogo tra le diverse componenti del nazionalismo Sardo, non solo indipendentiste. Come ci auguriamo che proseguano importanti battaglie politiche (come l&#8217;ultima verso Equitalia che ha portato in piazza un migliaio di Sardi), purché l&#8217;indipendentismo non torni indietro alla stagione del <em>folk-ribellismo</em> e del sensazionalismo fine a se stesso, privo di programmi, autoreferenziale e con una tipica petulanza ideologica che oggi rischia di tornare a coalizzarsi, marginalizzando le voci che nel bene e nel male stavano intuendo l&#8217;utilità di un percorso riformista (nonostante il loro settarismo). Ci riferiamo ai membri del ProgReS, ma anche a quelle componenti del sardismo interessate alle grandi riforme istituzionali.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo insomma si guardi bene da una nuova deriva verso gli ambienti della sinistra italiana, esibisca <span style="text-decoration: underline;">propri programmi</span> e si allei pure laddove opportuno, ma solo in base a questi piuttosto che alle patacche che gli elettori in passato hanno ampiamente e negativamente già giudicato.</p>
<p><em>Di Corda M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Patacche%20indipendentiste.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>La proposta: Primarie nell&#8217;indipendentismo. Ed ecco una data</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 15:50:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ve l&#8217;immaginate una coalizione elettorale indipendentista che fa delle primarie per avere qualche leader da candidare?
Si avrebbe la cosa che forse teme di più la vecchia guardia indipendentista: dei soggetti con dei programmi politici (e per lo sviluppo dei singoli movimenti) che vengono scelti proprio per i contenuti piuttosto che per il loro passato (più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Flore-da-SNI-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2670" title="Flore da SNI - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/Flore-da-SNI-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Ve l&#8217;immaginate una coalizione elettorale indipendentista che fa delle primarie per avere qualche leader da candidare?<br />
Si avrebbe la cosa che forse teme di più la vecchia guardia indipendentista: dei soggetti con dei programmi politici (e per lo sviluppo dei singoli movimenti) che vengono scelti proprio per i contenuti piuttosto che per il loro passato (più o meno “glorioso”).<br />
A quel punto si arriverebbe ad una vera democrazia partecipativa, ma soprattutto costruttiva. Qualche esempio pratico?<br />
Ci sarebbe maggior pluralismo, quindi meno nuclei politici di indipendentisti al seguito di questo o quel leader che utilizzano sempre la stessa linea anche quando sbagliano (fornendo ai media la classica impressione di minorità dell&#8217;indipendentismo, come in Sardigna Natzione). Si eviterebbe così di avere eccessivo frazionamento politico delle sigle nei momenti in cui una collaborazione nel territorio sarebbe auspicabile.<br />
Il 17 marzo, festa dell&#8217;unità d&#8217;Italia, ha mostrato tutti i limiti di questa classe dirigente: non si trovavano due partiti indipendentisti nello stesso posto neppure a pagarli a peso d&#8217;oro. Eppure proprio IRS, SNI ed il PAR.IS. (con l&#8217;ex <em>Rossomora</em> Claudia Zuncheddu), hanno dato l&#8217;assenso alla candidatura di quest&#8217;ultima per il comune di Cagliari. A Manca pro s&#8217;Indipendentzia si è detta anch&#8217;essa pronta alla collaborazione.<br />
Non si sa chi abbia deciso la candidatura di Cagliari. Alcuni maldicenti parlano di Renato Soru in chiave di indebolimento del quadro politico locale e regionale al fine di tornare presto alla ribalta; altri parlano di una trovata mediatica di Gavino Sale. Altri, e lo stesso Sale, conterebbero sulla non improbabile elezione della Zuncheddu. Ma tra fantapolitica o serio calcolo che sia, solo 10 anni dopo Gavino Sale e Bustianu Cumpostu sono tornati a collaborare politicamente (come sul versante ambientale). I “non-IRS” del ProgReS dal canto loro hanno fatto di tutto per considerare un corpo estraneo al proprio l&#8217;area “movimentista” dell&#8217;IRS di Sale.<br />
La verità è che siamo alle battute finali di una classe dirigente indipendentista che nel suo complesso non ha più argomenti, che per emergere si è sempre divisa, che ha innovato solo a metà e con diversi mal di pancia la proposta e l&#8217;immagine politica da offrire agli elettori, e che non può più contare unicamente sul proprio impegno passato come apologia per difendere il suo protagonismo nel futuro. Serve un cambio di rotta.</p>
<p>Sia chiaro: queste opinioni non sono un tentativo di archiviare l&#8217;attuale classe dirigente indipendentista dei vari Cumpostu, Sale, Zuncheddu, Sedda, Sabino, etc. Tutte persone di valore che non devono e non possono far mancare il loro contributo al nazionalismo Sardo. Ma proprio queste persone dovrebbero interrogarsi se le ragioni dei ritardi culturali ed elettorali dell&#8217;indipendentismo Sardo siano da ricercarsi fuori o dentro il proprio ambito politico. Noi da anni riteniamo che una parte di queste ragioni sia dentro le autoreferenziali frontiere dell&#8217;indipendentismo Sardo, e per questo proponiamo che, se non oggi, nel medio termine, si arrivi allo strumento delle primarie non solo per la scelta dei candidati alle elezioni (nelle amministrazioni in cui lo scarso radicamento politico nel territorio Sardo lo consente) ma anche per la guida dei movimenti indipendentisti.<br />
Altre esperienze politiche sono all&#8217;avanguardia su diversi ambiti nel rapporto con la popolazione, ad esempio ogni anno il Bloc Québécois presenta il suo programma di azione nei temi in cui sarà impegnato (<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Plan%20Action%202011-BQ.pdf">vedi PDF</a>). E francamente, ci pare un abisso di elaborazione politico-culturale rispetto all&#8217;attuale situazione in cui gli stessi dirigenti indipendentisti Sardi, spesso organizzano eventi senza neppure consultarsi preventivamente al telefono tra loro, oppure esponendo metodiche politiche che finiscono per allontanare le persone, dando così modo al proprio ego di fare i martiri con la scusa che <em>“non sono venuti, se non ci muoviamo noi non si muove nessuno”</em>. Probabilmente se la partecipazione scarseggia, i motivi non sono da ricercarsi lontano dalla solita cerchia di persone.</p>
<p>Bene l&#8217;unità dunque, ma urge più partecipazione, più innovazione, meno chiusura alle critiche interne. Augurandoci che le primarie tra indipendentisti in futuro non si facciano nel giorno più ricorrente in un calendario: il 31 febbraio.</p>
<p><em>Di B. Adriano e C. Marco.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Primarias.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Natzionalistas Sardos</strong></p>
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