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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; europa</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>8 punti per dire SI al metanodotto e SI alla ricerca di petrolio in Sardegna, ma con criterio</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Oct 2011 19:23:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Punto 1. Un dato incontestabile: La Sardegna dipende unilateralmente dal petrolio, la fonte energetica più inquinante attualmente presente sul nostro territorio per il fabbisogno civile e industriale.
Come sosteniamo da anni, dire no al metanodotto non significa spingere per lo sviluppo delle rinnovabili ma significa tenere alto l&#8217;attuale livello di emissioni nocive derivanti dalla raffinazione e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Tubaziones-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3457" title="Tubaziones - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Tubaziones-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a><span style="color: #0000ff;">Punto 1.</span> Un dato incontestabile: La Sardegna dipende unilateralmente dal petrolio, <span style="text-decoration: underline;">la fonte energetica più inquinante attualmente presente sul nostro territorio</span> per il fabbisogno civile e industriale.<br />
Come sosteniamo da anni, dire no al metanodotto non significa spingere per lo sviluppo delle rinnovabili ma significa tenere alto l&#8217;attuale livello di emissioni nocive derivanti dalla raffinazione e trasformazione del petrolio, ben più inquinante del metano.<br />
Dire no al metanodotto significa aiutare il duopolio petrolifero SARAS/ENEL che oggi fattura denaro sonante sulle spalle dei Sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 2.</span> La Sardegna oggi produce più energia di quella necessaria al suo fabbisogno, ed è vero. Ma è altrettanto vero che quando la produzione energetica è accentrata nelle mani di uno o due gruppi, i prezzi al consumatore rimangono alti. Si tratta di un elementare concetto di economia, che potrete facilmente notare nella pratica sulla vostra bolletta ENEL. Un problema che evidentemente non riguarda lo stipendio dei consiglieri regionali, i quali sicuramente non hanno problemi nell&#8217;arrivare a fine mese. Per questa ragione e per l&#8217;alto inquinamento derivato dalla sola presenza petrolifera si deve parlare di <span style="text-decoration: underline;">diversificazione delle fonti di approvvigionamento</span>: una linea oggi seguita da tutto il pianeta, in particolar modo dal mondo occidentale e dai Paesi emergenti.<br />
In Sardegna abbiamo il diritto/dovere di opporci alle posizioni dominanti sul mercato e di rivolgerci anche a nuovi fornitori. Poter scegliere significa poter uscire dalla logica della dipendenza.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 3.</span> La mozione in Consiglio Regionale di Claudia Zuncheddu e la posizione del “Comitato contro il gasdotto” sostengono che l&#8217;eventuale ricezione del metano non godrà di alcun vantaggio fiscale, cioè non pagheremmo meno il gas, in quanto sarebbe una violazione della normativa europea sulla concorrenza. <span style="text-decoration: underline;">Ebbene, questo orientamento non c&#8217;entra assolutamente nulla con il progetto GALSI</span>. Nessuno ha mai affermato che il prezzo del metano sarebbe inferiore al prezzo medio del gas nel mercato unico, ma che i costi della bolletta energetica Sarda sarebbero inferiori: c&#8217;è una bella differenza tra le due cose.<br />
Non è il GALSI infatti che deve abbassare i prezzi, ma è il mercato libero che consentirà di abbassare i costi (attenzione: costi, non prezzi), proprio in ragione della diversificazione delle fonti di approvvigionamento. Cioè non ci sarà più solo il monopolio del petrolio ma ci sarà anche il metano a spezzare quel monopolio. E il gas costa notoriamente meno del petrolio.<br />
Per la prima volta il cittadino Sardo potrà migliorare la sua scelta. Si tratta di concetti elementari di politica economica. Per fare un esempio pratico: con la linea centralizzata, una famiglia Sarda spenderebbe meno in riscaldamento acqua (sanitari/abitazione) rispetto al solo uso dell&#8217;energia elettrica per alimentare stufe, scaldabagni ed altro, e spenderebbe meno rispetto al gas in bombola normalmente utilizzato nell&#8217;angolo cottura. La bolletta ENEL e la spesa mensile per le bombole calerebbero sensibilmente. Consideriamo anche la progressiva scomparsa dei milioni di bombole inquinanti oggi presenti sul nostro territorio.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 4.</span> Quando si amministra e si vive in un territorio, bisogna comprendere che non esistono solo le misure da adottare nel breve o nel lungo termine, ma anche nel medio termine. Allo stato attuale sappiamo che le fonti di energia rinnovabile (sole e vento ad esempio) non sono in grado di mandare avanti il 100% del fabbisogno energetico della Sardegna e non lo saranno ancora per qualche decennio. Ancora meno possiamo pensare di chiudere le grandi aziende energivore dell&#8217;isola nel volgere di poco tempo, arrecando danni serissimi alla situazione occupazionale dei Sardi operanti nell&#8217;industria chimica e metallurgica locale.<br />
La costruzione del GALSI, così come altri metanodotti già terminati, non richiede decenni per il completamento. Inoltre, nell&#8217;arco di tempo che ci separa dallo sviluppare maggiormente le energie rinnovabili, sappiamo che il prezzo del petrolio (e quindi dell&#8217;energia elettrica) <span style="text-decoration: underline;">continuerà a salire</span>. E&#8217; verosimile soprattutto che salirà anche la richiesta energetica dei Sardi, con l&#8217;eventuale potenziamento della nostra economia e i nuovi posti di lavoro.<br />
Il buon amministratore ha quindi il dovere di abbandonare ideologici luoghi comuni e coprire le spalle al Popolo Sardo piuttosto che lasciarlo in balia di monopoli energetici in un mercato sempre più ostile alle esigenze del territorio.<br />
A poche miglia marine dalla Sardegna anche le piccole isole Baleari hanno un gasdotto e non vi è stata alcuna ripercussione ambientale o a danno dell&#8217;industria turistica.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 5.</span> Fermo restando le opportune metrature di sicurezza, il tubo del metano ha un diametro inferiore persino a quello di alcune condotte fognarie. Sostenere l&#8217;eccessivo impatto ambientale da parte dell&#8217;infrastruttura è un&#8217;assurdità. Tanto quanto è assurdo il temere l&#8217;esproprio di chissà quanti metri di terreno a carico dei Sardi. Se si seguisse la logica del “partito del no a tutto”, oggi la Sardegna non avrebbe neppure la strada statale 131, che è notoriamente l&#8217;infrastruttura che ha richiesto i maggiori sacrifici ai proprietari terrieri Sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 6.</span> Diverse amministrazioni comunali hanno già in appalto le reti del gas, altre devono completare i lavori, mentre altre ancora hanno diversi segmenti da convertire e/o già pronti per il passaggio del metano. Chi sostiene il contrario esca dai dogmi della virtualità e vada a parlare con chi di competenza. Sono pertanto false le voci che vedono all&#8217;anno zero lo stato di preparazione per la ricezione dell&#8217;infrastruttura. Inoltre, rendiamoci conto che il GALSI ancora non esiste, ergo il problema non è tecnico ma politico.<br />
Bisogna poi smentire il luogo comune secondo il quale i Comuni non vicini al tracciato non beneficerebbero del metano a causa degli “elevati costi” di allaccio. Se ciò fosse vero oggi non esisterebbero i principali gasdotti mondiali sparsi nei 5 continenti e che servono persino le utenze domestiche posizionate in località geografiche d&#8217;altura (centri montani, etc).<br />
<span style="color: #0000ff;">La responsabilità pertanto non è quella di opporsi all&#8217;opera vedendola come una servitù, ma battersi politicamente per migliorarla ottenendone i benefici e renderla un&#8217;opportunità di sviluppo.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 7.</span> <span style="text-decoration: underline;">Non si può confondere la distribuzione con la produzione</span>. Il metanodotto non è una “servitù di produzione”. Non ha le caratteristiche di una centrale nucleare, ma neppure di un campo eolico. Non si può sostenere che i dividendi debbano essere a favore dell&#8217;isola a prescindere dal pacchetto azionario della SFIRS (l&#8217;agenzia finanziaria regionale): il gas è algerino ed è trasportato da un consorzio di aziende che hanno fornito il capitale tecnico ed economico di realizzazione. Il pubblico non può ostacolare gli investimenti costruttivi a vantaggio del territorio. Non è metano dei Sardi, ma i Sardi hanno il diritto di chiedere varianti migliorative del progetto. I vantaggi sono pertanto indiretti (vedere punto 3 di questo articolo). Se fosse stato un campo eolico sarebbe stato nel nostro dovere civico e politico pretendere dividendi superiori (in quanto l&#8217;energia elettrica derivante dalle pale eoliche sarebbe stata prodotta direttamente sul nostro territorio), evitando così di arricchire gruppi esterni senza un giusto ritorno economico verso le nostre comunità. Inoltre la distribuzione ci consentirà potenziali margini politici di manovra in un consesso europeo nel momento in cui le nostre istituzioni avranno una rappresentanza a Bruxelles e sapranno far presente il contributo energetico di passaggio verso l&#8217;Europa. Diversamente, sarà nostra cura occuparci di rivedere in maniera democratica i termini <span style="text-decoration: underline;">politici</span> relativi all&#8217;erogazione del gas. Prerogativa di cui si sono già avvalse altre autorità, tra cui quelle ucraine e georgiane. Perché a quel punto non contano più solo i pacchetti azionari ma l&#8217;autorità territoriale che materialmente ospita l&#8217;infrastruttura.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Punto 8.</span> Il petrolchimico SARAS di Sarroch ha chiesto la possibilità di effettuare ricerche petrolifere/metanifere nell&#8217;oristanese. Essere contro la dipendenza petrolifera non significa tuttavia essere contro il più grande polo energetico che nel nostro territorio fornisce l&#8217;energia quotidiana agli usi civili e industriali dell&#8217;isola. Differenziare l&#8217;offerta energetica infatti non significa sostituire una fonte con un&#8217;altra ma <span style="text-decoration: underline;">integrare</span> – ad esempio col metano &#8211; quella che oggi è la fonte predominante di produzione (il petrolio) finché la scienza nei prossimi decenni non ci consentirà di sviluppare appieno le fonti rinnovabili per sostituirla del tutto.<br />
Dire no alla ricerca del “petrolio/gas Sardo” con l&#8217;attuale tecnologia di controllo del sottosuolo significherebbe sottrarre ai nostri concittadini un formidabile potere politico territoriale (pensiamo all&#8217;indipendentismo scozzese, cresciuto dopo le battaglie civiche per il controllo del petrolio). La ricerca tuttavia dovrebbe essere attentamente seguita da imparziali organismi di monitoraggio ambientale, una circostanza che oggi ci vede indietro nella consapevolezza di far capire ai nostri cittadini che la Sovranità passa prima di tutto per il controllo delle proprie risorse e della sapiente amministrazione fiscale di tale produzione. Un elemento quest&#8217;ultimo che non è ancora realtà in ragione delle mancate riforme istituzionali che la politica Sarda deve necessariamente intraprendere. Ma questo difficile contesto non deve servire da scusante ai partiti politici autonomisti ed indipendentisti Sardi per non lavorare alle grandi riforme istituzionali e per ignorare una potenziale ricchezza territoriale.<br />
Ricordiamo infine che non esiste Stato al mondo energeticamente indipendente, differenziare le fonti di approvvigionamento esterne ed interne è l&#8217;unica pista possibile per avviare le basi di una concreta politica energetica, uno degli <em>asset</em> fondamentali di ogni Sovranità che si rispetti.</p>
<p>Invitiamo dunque partiti, movimenti ed associazioni al senso di responsabilità troppo spesso abbandonato a favore di facili demagogie. La Sardegna non ha bisogno di demagoghi ma di buona amministrazione.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Si%20a%20GALSI%20e%20ricerca%20petrolio.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>- Sul tema SARAS, il problema delle accise: <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/09/on-pisano-lo-stato-cominci-a-restituire-ai-sardi-cio-che-e-stato-tolto/">Vedi articolo</a>.</p>
<p><strong>Ass. ne U.R.N. Sardinnya &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Tra oriente e occidente: La nuova politica estera della Turchia</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2011/10/tra-oriente-e-occidente-la-nuova-politica-estera-della-turchia/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;attuale posizione di instabilità del mondo arabo e la ricerca globale di risorse energetiche nel Mediterraneo orientale, la strategia diplomatica turca di estensione della propria influenza politica ed economica continua la sua ascesa. Una strategia che determina tensioni e dure relazioni diplomatiche con Israele, in un progressivo deterioramento di quella che è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Turchia-2011-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-3406" title="Turchia 2011 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Turchia-2011-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="330" height="248" /></a>Con l&#8217;attuale posizione di instabilità del mondo arabo e la ricerca globale di risorse energetiche nel Mediterraneo orientale, la strategia diplomatica turca di estensione della propria influenza politica ed economica continua la sua ascesa. Una strategia che determina tensioni e dure relazioni diplomatiche con Israele, in un progressivo deterioramento di quella che è stata per lungo tempo una solida alleanza regionalistica di interessi convergenti: da un lato quelli israeliani, tendenti a ricreare costantemente uno spazio di sopravvivenza in un area politica a maggioranza musulmana, variegatamente ostile alla tolleranza verso lo Stato ebraico. Dall&#8217;altro, la Turchia, fin dalla guerra fredda divisa dalla necessaria equidistanza dall&#8217;ex Patto di Varsavia e testa di ponte nella regione nel mitigare con le sue istituzioni laiche la presenza dell&#8217;integralismo islamico. Una condizione che ha portato Ankara a trovare con Tel Aviv una spontanea convergenza di interessi.</p>
<p>La “primavera araba” in corso in diversi Stati mediorientali ha condotto dunque Ankara a scollegarsi progressivamente da una linea filo-occidentale per accreditarsi maggiormente nell&#8217;opinione pubblica musulmana, soprattutto a seguito del crollo di Mubarak in Egitto. Il Cairo infatti rappresentava il primo alleato degli USA nella regione e il primo paese nel formalizzare una dimensione diplomatica regolare con Israele.<br />
Sono diversi i punti di contrasto sorti tra Ankara e Tel Aviv nell&#8217;ultimo anno, a partire dall&#8217;assalto preventivo di Israele alla Freedom Flotilla (che portava aiuti alla popolazione civile) mentre questa tentava di forzare il blocco di Gaza imposto dallo Stato ebraico ai palestinesi di Hamas; fino alla contrarietà turca al partenariato dell&#8217;area greca di Cipro con Israele sul versante della ricerca di gas e petrolio. L&#8217;isola di Cipro risulta essere infatti uno dei nodi principali su cui si giocherà il futuro della Turchia. Se la parte greca aderisce dal 2004 all&#8217;Unione Europea e dal 2007 all&#8217;euro, la parte turca viene riconosciuta solo da Ankara, occupata con uno stato fantoccio proclamato nel 1975.<br />
Il governo della parte greca, a sud dell&#8217;isola, ha dato il via alle operazioni di trivellamento marino, scortate tuttavia da mezzi militari turchi con la giustificazione della difesa dei siti di trivellazione di proprietà turca. Le trivellazioni risultano essere una provocazione per il primo ministro turco Erdogan, che insiste per un accordo internazionale preventivo rimarcando il diritto dei turchi di ricercare le risorse petrolifere nel proprio territorio.<br />
Il governo turco aveva preannunciato all&#8217;Unione Europea di voler congelare i negoziati con Bruxelles e con Cipro, quando quest&#8217;ultima avrà la presidenza di turno. Una linea definita “neo-ottomanista” e che l&#8217;ha portata ad avvicinarsi ulteriormente all&#8217;Iran. Erdogan, mostrando di voler dare un segnale di supporto al cambiamento avvenuto nei paesi arabi rispetto all&#8217;attendismo israeliano, ha sostenuto convintamente la vertenza palestinese per ottenere dall&#8217;ONU il riconoscimento di Stato membro per la Palestina, un processo ancora in corso e nel quale l&#8217;equilibrismo di Ankara dovrà trovare ampi consensi.<br />
Ma le dispute procedono a intervalli regolari: il 2 settembre scorso la Turchia ha espulso l&#8217;ambasciatore israeliano ad Ankara accusandolo di non essersi ancora scusato per l&#8217;uccisione di 9 cittadini turchi durante il raid subito dal traghetto turco Mavi Marmara sul quale vi erano attivisti filo-palestinesi.<br />
Sempre nei giorni scorsi, il governo Erdogan ha firmato al Cairo una storica alleanza militare ed economica con l’Egitto, contestando inoltre la politica israeliana in merito alla costruzione di nuovi insediamenti nei territori palestinesi.</p>
<p>Nonostante tutto questo, l&#8217;equilibrismo di Ankara non è mai venuto meno ed è dimostrato anche dalle rigide posizioni espresse verso la situazione politica siriana, che hanno indotto il governo Erdogan a criticare Damasco per l&#8217;uso eccessivo della forza verso i manifestanti scesi in piazza a favore della democrazia. La mossa turca è stata a sua volta criticata da Teheran che guarda con sospetto al doppiopesismo di Ankara.<br />
Secondo alcuni osservatori il governo turco rischierebbe frizioni con le potenti gerarchie militari del suo stesso Paese, tradizionalmente vicine al blocco occidentale piuttosto che a quello dei Paesi arabi. Una circostanza evidentemente sfruttata anche nel tentativo di scongelare la tensione tra turchi ed israeliani da parte del presidente USA Obama, che lo scorso 21 settembre a New York ha incontrato il premier Erdogan a margine dei lavori delle Nazioni Unite.</p>
<p>Noi ci auguriamo che un&#8217;Europa divisa possa trovare una voce unitaria per sollecitare maggiormente il cammino verso l’Unione Europea che la Turchia ha intrapreso nel 2005. E&#8217; l&#8217;unica strada possibile per sottrarre Ankara da contrapposizioni che rischiano di alimentare nuove pericolose tensioni nel mondo arabo e che non sono necessariamente utili al difficile consolidamento della democrazia in Medio Oriente.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-La%20nuova%20politica%20estera%20turca.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>La Sardegna e la crisi nell&#8217;estate che non dimenticheremo</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jun 2011 22:31:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Lettori,
Come di consueto ci fermiamo per la pausa estiva, continuate a seguirci.
Facciamo i nostri auguri alle nuove sfide editoriali della redazione di Sardegna Quotidiano e Sardegna 24. Aprire il ventaglio dell&#8217;informazione regionale oggi significa ampliare le possibilità di raggiungere i cittadini in un territorio attraversato da una pesante crisi sociale, economica e identitaria che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-3093" title="Ilaria 2 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/06/Ilaria-2-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="350" height="384" />Cari Lettori,</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Come di consueto ci fermiamo per la pausa estiva, continuate a seguirci.</span></p>
<p>Facciamo i nostri auguri alle nuove sfide editoriali della redazione di Sardegna Quotidiano e Sardegna 24. Aprire il ventaglio dell&#8217;informazione regionale oggi significa ampliare le possibilità di raggiungere i cittadini in un territorio attraversato da una pesante crisi sociale, economica e identitaria che attraversa tutti i principali settori della vita pubblica, dal settore primario a quello terziario. Sono infatti numerose le vertenze sul piano dell&#8217;occupazione che nel corso di questa stagione estiva risentono tutto il peso del ritardo con il quale, sia lo Stato, sia i partiti italiani in Sardegna, non hanno saputo gestire con serietà ed efficienza.</p>
<p>Per cosa ricorderemo l&#8217;estate 2011? Il flop del turismo sembra far dimenticare le parole del Presidente Cappellacci quando si insediò al governo della Regione nel 2009 affermando di voler incrementare i circa 12 milioni di turisti l&#8217;anno per raggiungere, nel corso della legislatura, il traguardo dei 20 milioni. Suona ironica nel 2011 un&#8217;aspettativa del genere a fronte della mancata attuazione di una seria politica dei Trasporti che, alla vigilia della privatizzazione di Tirrenia, ha cementato un cartello tra armatori del settore marittimo capace di influenzare pesantemente l&#8217;intera isola.<br />
La palese debolezza della vecchia Autonomia Sarda ha così prodotto due variabili, entrambe penose nell&#8217;ottica della ricerca di soluzioni strutturali: da una parte abbiamo avuto conferma del lassismo imperante presso il Consiglio e la Giunta Regionale, incuranti della preventiva pianificazione che avrebbero dovuto apportare in uno degli <em>asset</em> strategici della Sardegna (i Trasporti), circostanza che ha prodotto la classica demagogia dell&#8217;utilizzare poche navi come strumento di scarsa persuasione verso il cartello degli armatori privati e come facile vetrina mediatica con cui presentarsi agli elettori. Dall&#8217;altra abbiamo il prodotto reale di questa superficialità: migliaia di arrivi in meno. Un indotto turistico in flessione su numerose attività (ristorazione, ecc.) e persino sulle locazioni ai privati, problemi particolarmente sentiti nel nord-est Sardegna. Un fenomeno sospinto anche dall&#8217;assenza di una programmazione turistica rivolta maggiormente al resto d&#8217;Europa piuttosto che alla sola Italia. Invitiamo pertanto la Giunta regionale a potenziare gli stanziamenti promozionali per l&#8217;estero.</p>
<p>La Regione infatti non può fare da armatore, ma semplicemente vigilare ed occuparsi del mercato. Evitando così una linea che vorremmo non si ripercuotesse nell&#8217;ipotesi di partecipazioni pubbliche anche nel settore aereo con Meridiana Fly, soprattutto in assenza di un valido confronto su un&#8217;altra tematica, da sempre dimenticata, che riguarda le zone franche e la possibilità di operare defiscalizzazioni mirate su dati settori (ad es. sui carburanti).</p>
<p>Eppure, di fronte ad una classe politica incapace di prospettare ricchezza piuttosto che consumarla, al fine di investire sul futuro, attorno a noi continuano a proliferare modelli in cui identità, economia e promozione riescono a fare sistema con anni di consolidata esperienza. Pensiamo alla più seria Autonomia altoatesina della Val Venosta, che con le sue promozioni, derivanti dalla produzione di mele, riesce a combinare dei soggiorni sul proprio territorio (vedi <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Alto%20Adige%20e%20Turismo.jpg">JPG</a>).<br />
Negli USA esistono cittadine che riescono a “piazzare” edifici vecchi di 50 anni come musei, da noi non si riesce a promuovere strutture nuragiche di migliaia di anni, abbandonate all&#8217;incuria ed all&#8217;ignoranza collettiva (vedi <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Santa%20Sabina%20-%20URN%20Sardinnya.jpg">JPG</a>). Il tutto mentre i nostri giovani continuano ad emigrare, perché qui, stando ai luoghi comuni, “non ci sarebbe nulla”.</p>
<p>La Sardegna è divenuta la brutta copia della contestazione politico-sindacale italiana di matrice assistenzialista, dove si protesta ma non si propongono soluzioni. Dove gli operai entrano in cassa integrazione e dove la “cultura” dell&#8217;assistenzialismo finisce per irrobustire nel nostro territorio il qualunquismo e la ricerca del “favore” dallo scalcinato politico di turno, il quale a sua volta ha probabilmente più incultura del soggetto che gli ha richiesto un trattamento di cortesia per le sue difficoltà. Non a caso la maggior parte della sua grossolana attività politica viene impiegata nella disputa delle segreterie romane.<br />
Si tratta di un classico caso di <em>aberratio ictus</em>: il politico locale, nel tentativo di aiutare il consenso verso se stesso e contemporaneamente di portare avanti la linea del proprio partito contro il suo avversario romano, lascia in realtà una terza “vittima” sul terreno (la Sardegna). Dice bene Franciscu Sedda su <a href="http://www.sardegnaquotidiano.it/">SQ</a> del 30-06-11 ricordando che il fisco italiano pretende 3 miliardi di euro dalle aziende Sarde ma lo Stato non ci restituisce i 10 della vertenza entrate. Vogliamo mettere le ganasce a queste istituzioni?<br />
Ripetere aiuta.</p>
<p>Buone ferie a chi potrà permettersele.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-L%27estate%20della%20crisi.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Economia: L&#8217;European Stability Mechanism e il controverso profilo finanziario dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Jan 2011 01:11:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dopo aver affrontato il debito della Grecia, l&#8217;Eurogruppo dei 16 ministri economici e finanziari riunito lo scorso 28 novembre ha approvato un piano di aiuti di 85 miliardi di Euro con un tasso di interesse del 6% a favore dell&#8217;Irlanda, finanziato dal Fondo Monetario Internazionale e dall&#8217;Unione Europea.
Lo stesso 28 novembre a Bruxelles si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Ecofin-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2336" title="Ecofin - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Ecofin-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="324" height="230" /></a>Dopo aver affrontato il debito della Grecia, l&#8217;Eurogruppo dei 16 ministri economici e finanziari riunito lo scorso 28 novembre ha approvato un piano di aiuti di 85 miliardi di Euro con un tasso di interesse del 6% a favore dell&#8217;Irlanda, finanziato dal Fondo Monetario Internazionale e dall&#8217;Unione Europea.<br />
Lo stesso 28 novembre a Bruxelles si è discussa la proposta di alcuni ministri dell&#8217;Ecofin di istituire un organismo che opererebbe come un fondo monetario<br />
europeo, che intervenga secondo i parametri dell&#8217;FMI, al fine di sanare i problemi di liquidità degli Stati a rischio default e interrompendo di conseguenza il contagio della crisi del debito.<br />
Si tratta dell&#8217;European Stability Mechanism (ESM), che dovrebbe subentrare al fondo di stabilità in calendario per il 2013, esso prevederebbe il coinvolgimento del settore privato (banche, possessori di titolo di stato e hedge funds). Scopo dell&#8217;ESM sarà quello di intervenire per offrire supporto alla soluzione delle varie crisi.<br />
L&#8217;attuale fondo di stabilità è l’European Financial Stability Fund, creato per salvare la situazione della Grecia e dotato attualmente di 440 miliardi di euro, a cui si vanno ad aggiungere 60 miliardi dell&#8217;UE e 250 miliardi del Fondo Monetario Internazionale.<br />
Il cancelliere tedesco Angela Merkel, a garantire la difesa dei contribuenti dalla speculazione, avrebbe fortemente voluto fin dal principio che l&#8217;ESM fosse visto come un organismo la cui attivazione non debba essere automatica e indistinta, ma settoriale ed organica, ovvero solo se indispensabile per la salvaguardia dell&#8217;area Euro nel suo insieme.<br />
In definitiva, la Germania è contraria all&#8217;idea di rafforzare il metodo utilizzato per Paesi come Grecia e Irlanda e quindi contraria &#8211; con la Francia &#8211; anche alla proposta dei ministri italiano Tremonti e lussemburghese Juncker, circa l&#8217;eventualità dell&#8217;emissione di titoli E-bond garantiti da Bruxelles (da non confondere con i classici Eurobond), il cui eventuale ricavato si sarebbe dovuto utilizzare per salvare gli stati più indebitati.<br />
La Germania infatti, oltre a non ritenere particolarmente utile la proposta, preferirebbe un sistema di aiuti che l&#8217;ESM valuterebbe caso per caso, evitando metodiche assistenzialistiche verso Stati poco virtuosi sul piano della stabilizzazione economica interna.<br />
In questo panorama, in seguito agli accordi commerciali sull&#8217;asse Pechino-Bruxelles, si è inserita proprio la Cina che ha aperto al sostegno finanziario all&#8217;area euro piegata dalla crisi.<br />
Dopo l&#8217;acquisto di titoli di stato portoghesi, il vice premier Qishan avrebbe annunciato la disponibilità di Pechino a contribuire alle misure di stabilizzazione prese dall&#8217;Europa, anche con l&#8217;acquisto dei bond degli stati Europei in crisi.<br />
Questo interesse cinese nell&#8217;aiuto offerto agli stati europei è dovuto alla preoccupazione degli interessi economici di grandi proporzioni che legano le varie<br />
economie mondiali. Il tutto in base a quanto ribadito nel vertice bilaterale con la UE svoltosi a Pechino in materia di investimenti, con l&#8217;opzione di un coordinamento rafforzato Cina-UE in sede di G20.<br />
Tra il 16 e il 17 dicembre, il Consiglio Europeo, con la partecipazione dei capi di Stato e di governo dell&#8217;UE ed il presidente della Commissione José Manuel Barroso, sotto la presidenza di Herman Van Rompuy, ha raggiunto l&#8217;accordo per modificare il Trattato di Lisbona inserendo il testo per poter creare il fondo di intervento ESM.<br />
L&#8217;accordo doveva avere un riferimento alla “indispensabilità”, aspetto che non era presente nell&#8217;ultima bozza presentata, ma insistentemente voluto dalla Germania (per i motivi sopra citati) affinché apparisse in qualche forma nel testo da inserire nel Trattato.</p>
<p>Si partirà dunque questo gennaio con la definizione del testo definitivo, in sinergia con il Parlamento Europeo, con la Commissione e la BCE .<br />
Il debito pubblico diverrà il fattore chiave per determinare la procedura per disavanzo eccessivo nei confronti di un Paese membro.<br />
Il cancelliere tedesco tende quindi a ribadire la linea della responsabilità dei singoli stati nel controllo dei conti pubblici. Aspetto sul quale lo Stato Italiano continua a peggiorare gravemente, con una economia destinata ad una lenta agonia ed una pressione fiscale sempre più alta (tra le maggiori dell&#8217;area Schengen).<br />
Nonostante l&#8217;accordo preventivo raggiunto tra i capi di stato e di governo sull&#8217;ESM, i mercati non trovano entusiasmo e la moneta unica si mostra ancora debole.</p>
<p>Le cause di questa diffidenza globale dei mercati possiamo attribuirla in parte anche al fatto che l&#8217;ESM diventerà operativo solo dal 2013, con il forte dubbio che durante i tempi di avvio potrebbero svilupparsi altri allarmi. Come quelli che rapidamente hanno colpito già diversi Stati.<br />
Altre perplessità riguardano proprio la moneta unica, messa a dura prova di fronte ai problemi di risanamento della liquidità degli Stati, ma soprattutto, c&#8217;è un nuovo dubbio all&#8217;orizzonte: per quanti di essi si potrà azionare l&#8217;ESM contemporaneamente?<br />
Viste le affermazioni del presidente dell&#8217;Eurogruppo Jean-Claude Juncker, sul rilancio dell&#8217;idea E-bond e sulla probabilità di aumentare il fondo salva stati all&#8217;inizio del 2011, ci sono i timori di nuovi attacchi speculativi sul debito, nello stesso periodo in cui gli stati europei dovranno rifinanziare 560 miliardi di titoli di Stato, che potrebbero non bastare se questi dovessero colpire la Spagna.</p>
<p>Nonostante tutto, si sta verificando quanto previsto dal Governo Europeo circa un anno fa, e cioè l&#8217;assunzione di un livello (seppure basso) dell&#8217;attività economica capace di riprendersi lentamente, beneficiando della ripresa della domanda estera e dei consumi dei privati.</p>
<p>Ma la Sardegna? Più che in Europa, a causa dell&#8217;iniqua intermediazione italiana, ne siamo alla sua più estrema periferia. Non solo la Sardegna non ha alcuna voce in capitolo &#8211; anche rispetto a Stati, come Malta, che hanno meno abitanti di noi – sul campo della macroeconomia, ma non abbiamo voce neppure sugli elementi dell&#8217;ordinaria economia. Si pensi, ad esempio, agli abissali ritardi del settore primario.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-ESM%20e%20profilo%20economico%20UE.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Grecia e dintorni &#8211; Grave crisi economica nell&#8217;Eurozona</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Mar 2010 23:31:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
E&#8217; datata dicembre 2009 la partenza “ufficiale” della grave crisi economica in Grecia, adagiata su quella in corso negli ultimi anni a livello globale, quando vengono alla luce statistiche incoerenti inviate da Atene a Bruxelles sull&#8217;andamento dell&#8217;economia.
L&#8217;assenza di riscontri sulle tendenze in atto ha provocato il declassamento dei bond ellenici &#8211; da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Atene-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1270" title="Atene-SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Atene-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="435" height="247" /></a>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>E&#8217; datata dicembre 2009 la partenza “ufficiale” della grave crisi economica in Grecia, adagiata su quella in corso negli ultimi anni a livello globale, quando vengono alla luce statistiche incoerenti inviate da Atene a Bruxelles sull&#8217;andamento dell&#8217;economia.<br />
L&#8217;assenza di riscontri sulle tendenze in atto ha provocato il declassamento dei bond ellenici &#8211; da parte dell&#8217;agenzia Fitch &#8211; che tagliò a livello BBB+ il rating sul debito di lungo termine, paventando quindi fondati rischi di insolvenza.<br />
Il debito pubblico greco è volato a 300 miliardi di euro, ossia al 113% del PIL e potrebbe salire stabilmente al 120% entro il 2010 <em>(Fonti: ANSA; Borsa Italiana; Thomson-Reuters).</em><br />
In Grecia si prevede una dura crisi politica, motivata anche dall&#8217;incapacità del governo di prendere dei provvedimenti atti a porre un freno alla spesa pubblica.<br />
Il trattato di Maastricht vieta esplicitamente un salvataggio degli stati membri in crisi, è altrettanto certo però che la crisi greca rischia di contagiare anche le altre economie deboli d&#8217;Europa con effetti imprevedibili sui cambi e su tutta la comunità monetaria.<br />
Eppure, mentre diversi economisti ed osservatori hanno ipotizzato un default della Grecia ed una sua uscita dall’Eurozona, il cancelliere tedesco Angela Merkel ha recentemente affermato:<br />
<em>“Se accade qualcosa a un Paese dell’euro, tutti gli altri ne sono coinvolti. Visto che abbiamo una moneta comune abbiamo anche responsabilità comuni”.</em><br />
Nei fatti, la Germania non sembra tuttavia disposta ad aprire i “rubinetti” del salvataggio verso Atene (in funzione economica interna), ma con la Francia propone la possibilità di accordi per aiuti bilaterali maggioritari (nel quadro UE) ai paesi membri in difficoltà e con un contributo (minoritario) di aiuti da parte del Fondo Monetario Internazionale. Misura quest&#8217;ultima che non soddisfa gli europeisti più convinti e la stessa BCE di Francoforte, in quanto l&#8217;unità e la credibilità politica dell&#8217;Europa dovrebbe essere fondata non solo sul criterio della rigidità sull&#8217;osservanza di Maastricht ma anche sulla possibilità di aiutare i partner in difficoltà senza ricorrere al FMI.<br />
Solo il 28 gennaio 2010, al World Economic Forum, il premier Greco George Papandreou, difendeva un piano anti-crisi costituito da proposte che prevedono<br />
privatizzazioni miliardarie, un congelamento degli stipendi pubblici sopra i 2.000 euro, una forte lotta all’evasione e riforme strutturali come quella delle pensioni. Non meno sentita dalla popolazione, la recente misura sull&#8217;IVA che ha causato diverse proteste pubbliche, riversatesi persino con strascichi polemici nella stampa dell&#8217;Eurogruppo, tra cui proprio quella Berlinese.<br />
Il piano anticrisi del premier greco, che promette un deficit all’8,7% entro il 2010 ed al 3% entro il 2012, dovrà passare al vaglio costante dell’Unione Europea, ma nel frattempo si elevano a dismisura i credit defaul swap sul suo debito (ovvero le assicurazioni contro il fallimento di Atene) e, contemporaneamente, giunge ai massimi il differenziale tra il debito greco e quello tedesco (in riferimento all’Eurozona) confermando una certa sfiducia sui mercati.<br />
Ne risente anche la divisa Europea nel cambio con il Dollaro, ma la situazione più allarmante è rappresentata dal rischio di contagio della Grecia sulle deboli economie degli stati Europei più a rischio.<br />
Il 25 Marzo il presidente della BCE avverte che la crisi non è finita e ribadisce l&#8217;importanza e la necessità di &#8220;un&#8217;azione determinata ed efficace per garantire la<br />
stabilità della zona euro”.<br />
Dello stesso avviso la commissione Europea, che evidenzia la necessità di rafforzare gli strumenti con cui prevenire simili difficoltà, ed eventualmente sanzionare i Paesi che gestiranno i conti pubblici fuori dai limiti fissati dall&#8217;UE.<br />
In realtà oltre il 90% del PIL Europeo è in deficit eccessivo, ma tra i deficit più alti dell&#8217;Eurozona bisogna distinguere quelli che possono essere prontamente ridotti dal ciclo economico.<br />
Ad esempio, la crisi finanziaria in Spagna ha travolto un&#8217;economia caratterizzata dalla bolla immobiliare, una modesta industria manifatturiera ed una elevata<br />
disoccupazione.<br />
La Spagna può vantare tuttavia un debito contenuto, appena il 55% del PIL rispetto al 113,4% della Grecia, garanzia di spazi di manova consistenti per politiche di rientro.<br />
Per contro, una nazione con un grande deficit, ma che non si trova sicuramente in uno stato di crisi irreversibile, è l&#8217;Islanda (un Paese comunque esterno alla moneta comunitaria).<br />
Il crollo economico Islandese è stato peggiorato sicuramente dalla crisi globale esplosa nello stesso periodo negli Stati Uniti, e questo ha avuto ripercussioni in una crisi politica e finanziaria che ha determinato un conseguente crollo delle banche, a sua volta generatore di controversie tra l&#8217;Islanda, l&#8217;Olanda ed il Regno Unito: Una delle banche in questione infatti aveva tra i titolari 350.000 cittadini Britannici ed Olandesi.<br />
Al fine di ripagare totalmente tali risparmiatori, hanno avuto luogo degli accordi bilaterali tra i paesi in questione, culminati con un disegno di legge dal governo islandese, in piena crisi politica, secondo il quale, Londra e l’Aia sarebbero state ripagate in maniera compatibile alla crescita del PIL Islandese.<br />
La normativa UE non prevedeva però l’eventualità di un crollo bancario di tipo sistemico e le regole comunitarie non prevedono neppure che, in caso di fallimento, lo schema di assicurazione dei depositi di una banca privata debba divenire di responsabilità del governo di quello specifico paese dove la banca stessa aveva od ha la sede legale.<br />
Fu in quest&#8217;ottica che partì una richiesta internazionale di rimborso ai correntisti: tuttavia, nonostante il parlamento votò a favore per l&#8217;approvazione di un secondo disegno di legge al riguardo, il Presidente della “Repubblica dei ghiacci” Ólafur Ragnar Grímsson rifiutò di firmare il testo della legge chiedendo di convocare un referendum.<br />
Nel referendum del 6 marzo 2010, il popolo Islandese, mostrando una responsabilità ed una formidabile unità, ha deciso di non confermare il voto del parlamento e quindi non ci sarà un secondo disegno di legge in materia, bloccando un rimborso di 3,4 miliardi di euro.<br />
Un caso a parte è rappresentato dall&#8217;Italia, dove i dati sul deficit sono già allarmanti e secondo gli analisti sono destinati a peggiorare.<br />
Accendendo la TV, guardando i TG e leggendo i giornali, sembra paradossalmente di vivere nello stato più virtuoso del mondo, ma basta guardarsi attorno per accorgersi che la realtà supera la fantasia mediatica.<br />
Non ci sarebbe nemmeno da sorprendersi con la consapevolezza che quella italiana è una Repubblica che si regge su tutto ciò che viene nascosto ai cittadini.<br />
Mentre falliscono le grandi imprese e si espande l&#8217;istituto della cassa integrazione per migliaia di lavoratori, si attuano politiche che riescono (con larga approssimazione) a tamponare il problema a breve termine, destinandolo a replicarsi nel medio-termine.<br />
La macchina burocratica si auto-alimenta dallo sperpero che produce. Si tratta di un economia destinata ad una lenta agonia, con una pressione fiscale sempre più alta; dei salari che sono fermi sotto la media Europea e dei servizi che non funzionano.<br />
Gli esponenti dei partiti politici del governo e dell&#8217;opposizione, da parte loro, si ostinano a difendere il centralismo ed il blocco di qualsiasi riforma volta a modificare la rigidità istituzione ed economica dello Stato. Propongono addirittura norme per abbassare il costo della politica, ma sono fattualmente impegnati in una arida propaganda elettorale a tempo pieno per 12 mesi l&#8217;anno.<br />
Il tasso di disoccupazione e di povertà continua a salire ma nessuno ha il coraggio di allarmarsi.<br />
Di fronte alle misure ed ai piani da adottare, i governi che si susseguono declinano ogni responsabilità e si scaricano a vicenda la patata bollente in un ciclo vizioso (più che virtuoso) che porterà la barca alla deriva: con tutti coloro i quali hanno la sfortuna di aver fatto parte di questo drammatico “viaggio”.<br />
L&#8217;ISTAT ha recentemente comunicato che per l&#8217;Italia a febbraio c.a. il saldo commerciale con i Paesi extra-UE ha registrato un deficit di 1.622 milioni di euro, rispetto al deficit di 733 milioni del febbraio 2009.<br />
Intanto la Commissione Europea, con un messaggio al Parlamento Europeo, afferma che per l&#8217;Italia -come per altri stati coinvolti- è indispensabile un rapido risanamento dei conti pubblici, poiché una volta che nel trend globale la ripresa avrà preso piede, si dovrebbe poter assicurare una decisa riduzione dell&#8217;altissimo livello del debito pubblico.<br />
Per Roma, la Commissione ha tracciato un quadro particolare:<br />
La crisi italiana non viene giudicata temporanea perché, secondo i dati pubblicati da Eurostat, nel 2º trimestre 2009, in Eurolandia il calo del PIL si è arrestato a -0,2% (-0,3% nella UE), mentre in Italia si è attestato a -0,5% ed a questo dato si aggiunge anche l&#8217;aumento spropositato del debito pubblico, guidato dal peso crescente dei tassi di interesse; mentre l’iniezione di capitali nel settore bancario è stata e resterà marginale.<br />
A politiche invariate, il “governo” Europeo prevede che nel 2010 “l’attività economica si stabilizzerà ad un livello basso, beneficiando della ripresa della domanda estera e dei consumi dei privati”.<br />
Secondo Bruxelles, le debolezze strutturali dell&#8217;Italia continueranno ad essere il macigno di arretramento verso la fase di uscita da questo ciclo di recessione.<br />
Qualcuno ne dubitava?</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri;%20Crisi%20Greca%20ed%20Eurolandia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>UE: Dal massacro di Katyn al Trattato di Lisbona</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 00:42:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Verso la costruzione dell&#8217;UE. Contro i totalitarismi di destra e sinistra.
Ad una donna, capitò una mattina di salutare il proprio marito che si recava al lavoro nell&#8217;università in cui era docente. In agenda quella giornata c&#8217;era la pacifica protesta contro la censura imposta dalle autorità naziste ai centri di cultura della Polonia occupata.
Mentre accompagnava alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-full wp-image-813" title="Poland-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/12/Poland-URN-Sardinnya1.gif" alt="Poland-URN Sardinnya" width="440" height="296" /></p>
<p>Verso la costruzione dell&#8217;UE. Contro i totalitarismi di destra e sinistra.</p>
<p>Ad una donna, capitò una mattina di salutare il proprio marito che si recava al lavoro nell&#8217;università in cui era docente. In agenda quella giornata c&#8217;era la pacifica protesta contro la censura imposta dalle autorità naziste ai centri di cultura della Polonia occupata.<br />
Mentre accompagnava alla porta suo marito, scambiarono qualche fugace parola su che cosa si dovesse mangiare a pranzo e sul figlio al fronte, un valoroso ufficiale dell&#8217;Esercito Polacco. Da poco padre di una bambina. Correva infatti il secondo conflitto mondiale e la Polonia veniva militarmente spartita dagli effetti del Patto Molotov-Ribbentropp, un&#8217;alleanza tra il regime sovietico e quello nazista per la spartizione di Varsavia e dei Paesi Baltici. I nazisti andarono subito al dunque con i metodi che in Europa avrebbero tristemente collaudato (da ricordare anche il famigerato Ghetto di Varsavia), i Sovietici pure, con la differenza che l&#8217;occupazione comunista veniva presentata come &#8220;un baluardo di difesa contro&#8221; la tirannide nazista.<br />
Ma anche i nazisti sul piano della propaganda non rimasero indifferenti e ben presto presero, a parti inverse, le &#8220;difese&#8221; del Popolo Polacco &#8220;contro&#8221; la tirannide bolscevica.</p>
<p>Di quella donna sappiamo che da quel giorno non vide mai più né il marito e né il figlio.<br />
Il primo finì in un campo di concentramento nazista in cui perì, il secondo svanì nel nulla e per molti anni non si seppe se fosse vivo o morto. Quella donna non fu l&#8217;unica a perdere dei familiari in quella maniera. A migliaia di famiglie polacche toccò la stessa sorte.</p>
<p>E&#8217; solo con la caduta dell&#8217;URSS che l&#8217;ultimo presidente Sovietico conferma il massacro di Katyn:<br />
Quasi 50 anni prima il dittatore Stalin ordinò alla sua polizia segreta (NKVD) una &#8220;pulizia di classe&#8221; dei dirigenti polacchi finiti sotto la sua sfera di influenza, seguita all&#8217;occupazione della Polonia (prima) e della sconfitta dei nazisti (dopo). Tutti gli ufficiali, assieme a parecchie migliaia di militari comuni e cittadini vari, furono gradualmente incarcerati e deportati verso diverse località al limite con il confine russo. Da quei luoghi, con la promessa di una rapida liberazione, a gruppi vennero invece caricati su treni e bus per poi essere portati in una foresta (Katyn): Al loro arrivo, con fare ordinato e scientifico (sulla falsariga degli eccidi nazisti di massa), vennero privati degli effetti personali, legati con le mani sulla schiena ed inviati all&#8217;interno di una prigione dove vennero sistematicamente uccisi con un colpo alla nuca (sparato da un noto marchio di pistole tedesche) per poi essere caricati in un camion che li avrebbe portati (con un macabro quanto interminabile via-vai) in fosse comuni. Per sveltire la procedura, spesso si giustiziava i malcapitati direttamente a ridosso della fossa in maniera tale che la ruspa potesse coprire immediatamente di terra la catasta di cadaveri. Si decapitava così la classe dirigente che avrebbe potuto guidare la resistenza polacca contro il nascente regime sovietico nei paesi dell&#8217;est europeo. Le ultime stime del genocidio parlano di un totale di circa mezzo milione di morti.<br />
Attorno ai 22.000 i soli morti tra l&#8217;aprile ed il maggio 1940 a Katyn, mentre sono solo 390 circa i sopravvissuti per varie ragioni.<br />
Ben presto tuttavia il massacro venne a galla e con esso pure la verità, peccato che la verità &#8220;ufficiale&#8221; degli occupanti russi sancisse in capo ai tedeschi la responsabilità di questo crimine:<br />
Chi si opponeva a questa versione (cui veniva anche obbligato ad una sottoscrizione formale), poteva rischiare il carcere, la tortura o ancora peggio.<br />
Ai defunti di Katyn invece nei cimiteri si rimuoveva la lapide per cancellare ogni traccia e memoria dell&#8217;accaduto.<br />
In precedenza, al processo di Norimberga, l&#8217;URSS non venne accusata di alcunché in quanto aministiata dal ruolo occupato di potenza vincitrice. Gli alleati occidentali non proferirono parola al riguardo.<br />
Mai il detto <em>“la storia la scrivono i vincitori”</em> fu più azzeccato.<br />
La Commissione d&#8217;inchiesta di Varsavia sui fatti di questo crimine contro l&#8217;umanità si è chiusa nel 2005.</p>
<p>Polonia oggi: Il Presidente Kaczynski firma l&#8217;emendamento contro i totalitarismi ed i loro simboli, anche la falce col martello vengono equiparati alla svastica per la sofferenza, le privazioni, il terrore ed i soprusi compiuti in nome del socialismo reale nella seconda metà del &#8216;900 contro il Popolo Polacco. Una decisione ratificata dal Parlamento di Varsavia e condivisa dalla Pubblica Opinione.<br />
Ovviamente il provvedimento non avrà effetto sulle pertinenze artistiche e culturali.<br />
Si tratta di un ulteriore tassello aggiunto per la costruzione della nuova Europa, anche negli ex Paesi del Patto di Varsavia, dove il progressivo emergere della crudele verità storica (accompagnata da note produzioni cinematografiche) rimuove le decennali indifferenze, le omissioni, la vergogna ed i romanticismi socialisti per anni costruiti ipocritamente ad arte per nascondere il sanguinario volto di una realtà politica che non ha prodotto in Polonia la democrazia ma ne ha rallentato l&#8217;avvento portando solo morte e miseria.<br />
La Polonia del resto fu proprio il Paese da cui partì, con l&#8217;azione del sindacato Solidarnosc, quell&#8217;effetto domino che portò alla rapida dissoluzione dell&#8217;URSS, simbolicamente rappresentata dalla <a href="http://www.sanatzione.eu/2009/11/09/berliner-mauer-1989-2009/">riunificazione tedesca</a>.</p>
<p>Ed è questa nuova Europa (con la Polonia rimasta nella partita del processo politico grazie ad un compromesso) che dal primo dicembre 2009 adotta formalmente il nuovo Trattato di Lisbona, la carta sostitutiva della Costituzione bocciata negli ultimi tempi dai referendum popolari di alcuni Paesi. Tra cui la Francia.<br />
Con il nuovo trattato in vigore, non si può tuttavia affermare che esso sia un completo successo per la democrazia. Nei fatti per il cittadino comune cambierà poco e non si avvertirà quel senso di integrazione e partecipazione alla costruzione delle istituzioni Europee che fin&#8217;ora è sempre mancato.<br />
Aumenterà certamente il potere dell&#8217;Europarlamento, il Trattato costituirà l&#8217;insieme dei vari documenti fin&#8217;ora prodotti per la costituzione formale dell&#8217;Unione Europea (come il TUE, modificato, ed il TCE, oggi TFUE).<br />
Aumenteranno le competenze sulle materie inerenti la Pubblica Sicurezza, che quasi sicuramente comporteranno una serie di direttive comunitarie per le legislazioni nazionali dei Paesi membri.<br />
Verrà parzialmente integrata la convenzione sui diritti civili Europea che quindi servirà ad accomunare in un unico testo tutte le discipline statuali sui diritti da conferire alle minoranze per limitare le più varie discriminazioni. Si aprono dunque nuove possibilità giuridiche per i cittadini Europei con l&#8217;assimilazione della Corte di Giustizia Europea verso le leggi primarie, nonostante da più parti si legga ancora come controversa la costruzione di un apparato normativo realmente efficace.<br />
Non ultimi i dubbi sulla possibilità di avere una effettiva politica estera UE, ridimensionata dalle solite esigenze dei vari stati membri (i quali all&#8217;estero portano spesso avanti interessi contrastanti tra loro) e concretizzata in tale direzione dalla nomina della baronessa britannica Ashton (di estrazione laburista). La quale ha letteralmente &#8220;soffiato&#8221; via il posto al candidato italiano Massimo D&#8217;Alema, malvisto proprio dal gruppo Polacco a causa del suo passato tra le fila del PCI.</p>
<p>Come Sardi, non ci sono dubbi che il nostro ruolo sia proteso verso la necessità di guardare ad un&#8217;Europa più democratica, rispettosa delle minoranze, attenta alle esigenze territoriali dei mercati, nonché più rappresentativa proprio per quell&#8217;assenza di democraticità che oggi ci vede tagliati fuori: Anche a causa della legislazione italiana sul metodo di elezione di eventuali Europarlamentari Sardi a Strasburgo e Bruxelles.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p>Testi consigliati sui fatti di Katyn:</p>
<p>- Pulizia di classe. Il massacro di Katyn. &#8211; Di Zaslavsky Victor (Il Mulino, 2006);<br />
- Katyn e l&#8217;eccidio sovietico del 1940. Verità, giustizia e memoria. &#8211; Di Sanford George (UTET, 2007).</p>
<p>Di Bomboi Adriano.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri;%20Dal%20massacro%20di%20Katyn%20al%20Trattato%20di%20Lisbona.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Berliner Mauer 1989 &#8211; 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Nov 2009 17:56:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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28 anni di terrore, delusioni, privazioni ed una politica che non ha diviso solo una città ma il mondo intero.
Sono passati 20 anni esatti dal primo colpo contro il Muro di Berlino per il suo abbattimento. Oggi il muro non c&#8217;è più, come non ci sono più Sardi come Pietro Porcu di Modolo (OR), che [...]]]></description>
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<p>28 anni di terrore, delusioni, privazioni ed una politica che non ha diviso solo una città ma il mondo intero.</p>
<p>Sono passati 20 anni esatti dal primo colpo contro il Muro di Berlino per il suo abbattimento. Oggi il muro non c&#8217;è più, come non ci sono più Sardi come Pietro Porcu di Modolo (OR), che morì a causa delle percosse subite dalla STASI (la famigerata polizia segreta della DDR). La sua &#8220;colpa&#8221;? Nel 1971 venne scoperto ed arrestato nel tentativo di far scappare la sua compagna tedesca dalla zona est del Muro. E forse Pietro aveva un destino analogo a quello di molti Sardi: Costretti all&#8217;emigrazione verso la Germania federale, in fuga da un&#8217;Italia dall&#8217;economia fallimentare. Dal 1961 (anno di costruzione della barriera tra i due volti della Germania) al 1989 sono morte circa 133 persone nel tentativo di oltrepassare il confine, spesso nei modi più bizzarri. Ma pare che le vittime siano più di 200.<br />
E&#8217; passata alla storia la visita del presidente USA Kennedy nel 1963 quando, contestando la costruzione del muro che avrebbe diviso la Germania e l&#8217;Europa, pronunciò la frase: &#8220;Ich bin ein Berliner&#8221;, (&#8220;Io sono un Berlinese&#8221;).</p>
<p>Secondo molti osservatori il Muro, o meglio, l&#8217;epoca bipolare della guerra fredda avrebbe rappresentato un&#8217;era &#8220;dorata&#8221; nella quale la stabilità è stata il perno della politica internazionale.<br />
Fino a prova contraria, i conflitti sono esistiti sia sotto l&#8217;ombrello delle superpotenze che oggi, senza l&#8217;incubo dell&#8217;imperialismo sovietico alle porte.<br />
Paesi come l&#8217;Afghanistan furono invasi ieri da Mosca come sono oggetto di intervento militare oggi da parte della NATO: nel tentativo di eradicare via (per <a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/13/165/">ragioni geostrategiche</a>) una minaccia Talebana finanziata in passato sempre da noi occidentali.<br />
Nel 2009 abbiamo la sfida del terrorismo globale che permea le politiche di sicurezza tra gli stati, ma nella seconda metà del &#8216;900 abbiamo avuto la minaccia nucleare ed il terrore di regime in singoli Paesi che hanno operato come strumenti di pubblica stabilizzazione.<br />
Il vincolo della paura può essere considerato una forma di progresso civile o comunque di stabilità?<br />
Probabilmente nò.</p>
<p>La moderna globalizzazione economica seguita al crollo dello statalismo non è che la naturale evoluzione dei commerci del passato, non solo economici, ma persino quelli dati dall&#8217;interscambio culturale, le cui correnti animavano le corti aristocratiche e le convenzioni religiose della vecchia Europa (Cattolicesimo, protestantesimo, calvinismo, anglicanesimo, ecc). La grande sfida del presente non è quella di adagiarsi verso l&#8217;omologazione ma quella di divulgare le diversità come patrimonio universale.</p>
<p>La caduta del muro è stato un atto umano prima che storico, ha consentito ad un Popolo diviso di riabbracciarsi (con l&#8217;unificazione tedesca seguita il 3 ottobre del 1990) ed ha consentito la dissoluzione di un regime totalitario come l&#8217;URSS nell&#8217;atto finale di un processo avviato anni prima grazie a Solidarnosc, il sindacato dei lavoratori polacchi di Lech Walesa.<br />
La fine dell&#8217;economia pianificata ha consentito un lento ma progressivo miglioramento delle condizioni economiche di alcuni Paesi dell&#8217;ex Patto di Varsavia.<br />
Rimangono altri muri in Europa e vicino a noi, come quello della contestata isola di Cipro tra Grecia e Turchia e quello a ridosso della Cisgiordania in Medio Oriente.<br />
Il mondo è ancora un luogo insicuro e la nascita delle Nazioni Unite nel secondo dopoguerra non ha impedito le nuove disparità sociali presenti nei 5 continenti.<br />
Ma la grande lezione che abbiamo appreso con la caduta del Muro di Berlino è la consapevolezza di sapere che la libertà dei Popoli non potrà mai avvenire sotto l&#8217;incubo di un regime (vedasi in passato il caso Jugoslavo o l&#8217;attuale Iran) perché solo la democrazia può e potrà fornire quegli strumenti di tutela alle minoranze che ancora non godono dei più elementari diritti.</p>
<p>Grazie.</p>
<p>Di Corda M. &amp; B. Adriano.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri;%20Berliner%20Mauer.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Niente Lingua Sarda? Denuncia per discriminazione</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Nov 2009 01:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari Amici, che dire?
Viviamo in tempi in cui (a torto o a ragione) si può puntare il dito contro lo Stato ed esigere da esso la rimozione di un crocefisso dalla scuola pubblica.
Ebbene, c&#8217;è qualcuno tra di voi che si sente oltraggiato e discriminato per l&#8217;assenza della storia e della lingua Sarda dalla Pubblica Istruzione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-664" title="Orotelli-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/11/Orotelli-URN-Sardinnya2-200x300.jpg" alt="Orotelli-URN Sardinnya" width="200" height="300" />Cari Amici, che dire?</p>
<p>Viviamo in tempi in cui (a torto o a ragione) si può puntare il dito contro lo Stato ed esigere da esso la rimozione di un crocefisso dalla scuola pubblica.</p>
<p>Ebbene, c&#8217;è qualcuno tra di voi che si sente oltraggiato e discriminato per l&#8217;assenza della storia e della lingua Sarda dalla Pubblica Istruzione e dai media?<br />
E&#8217; il momento di farsi avanti.</p>
<p>Vostro figlio non si sente parlare a scuola con la lingua con cui l&#8217;avete allevato?<br />
Benissimo: si tratta di discriminazione!</p>
<p>La sera volete godervi un pò di sana informazione in Limba negli spazi del TG3 Regione della RAI? Sappiate che non potete, la redazione di questo TG (pagata<br />
dalle vostre tasse) se ne infischia della vostra identità locale.<br />
Si tratta di discriminazione!</p>
<p>Bisogna anche considerare un&#8217;altra opzione: Vostro figlio, quel poveraccio, ha dovuto chiedere a voi cos&#8217;è un Nuraghe&#8230;la scuola infatti non gliel&#8217;ha spiegato:<br />
Si tratta di una evidente discriminazione il cui oltraggioso atto non tiene conto dell&#8217;origine e della località natia degli studenti e degli abitanti.</p>
<p>C&#8217;è anche la seria ipotesi che in presenza di una denuncia allo Stato, alla Regione ed alla RAI, nessun tribunale vi dia corda sostenendo che le leggi di tutela ci sono&#8230;beh, ma abbiate pazienza&#8230;non è mica un problema vostro se le istituzioni sono in ritardo nell&#8217;applicarle. Rivolgetevi alla Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo e fatevi risarcire dall&#8217;Italia per questa immonda vergogna! Può darsi che l&#8217;Europa tuteli seriamente le minoranze.<br />
E bisognerà ammettere che ogni anno perduto in più (nell&#8217;affermazione di un diritto) non fa altro che accrescere la nostra indignazione ed il nostro senso di emarginazione in una società le cui istituzioni tagliano fuori la nostra identità.</p>
<p>Meditate gente. Ma non troppo, altrimenti il tempo continua a passare&#8230;</p>
<p>Di Bomboi Adriano.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L'Opinione;%20Denuncia%20per%20discriminazione.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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