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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; democratica</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Auguri per a Manca Democràtica: ma quali sono le differenze?</title>
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		<pubDate>Sat, 23 Jul 2011 20:27:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Auguri per a Manca Democràtica, neonato movimento indipendentista Sardo. Correva il XII° secolo. La leggenda narra che Alberto da Giussano, nel tentativo di unire le città dell&#8217;Italia settentrionale che si opponevano al dominio dell&#8217;imperatore tedesco Federico di Hohenstaufen, un giorno si recò da un contadino e gli mise in mano un fuscello chiedendogli di spezzarlo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Manca-Democratica-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3153" title="Manca Democratica - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Manca-Democratica-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="330" /></a>Auguri per a Manca Democràtica, neonato movimento indipendentista Sardo.</p>
<p>Correva il XII° secolo. La leggenda narra che Alberto da Giussano, nel tentativo di unire le città dell&#8217;Italia settentrionale che si opponevano al dominio dell&#8217;imperatore tedesco Federico di Hohenstaufen, un giorno si recò da un contadino e gli mise in mano un fuscello chiedendogli di spezzarlo. Così avvenne. Poi mise in mano al contadino 10 fuscelli, chiedendogli di spezzare il mazzo. Il contadino stavolta non ci riuscì.<br />
Nacque così il mito della nascita della Lega Lombarda che a Legnano si oppose con successo all&#8217;imperialismo del Sacro Romano Impero di stirpe germanica.<br />
La morale da che parte stava? Oggi come ieri, nel fatto che l&#8217;unione garantisce la forza, mentre chi si presenta da solo, non è altro che un povero fuscello destinato a spezzarsi anche nella situazione più banale possibile contro la determinazione dell&#8217;avversario.</p>
<p>Spesso mi domandano come mai l&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya non si sia ancora tramutata in partito. Io rispondo diverse cose:</p>
<p>1) Creare una nuova sigla nell&#8217;ambito indipendentista non significa contribuire al pluralismo (laddove la maggior parte delle sigle esistenti ha programmi politici analoghi) ma significa contribuire al frazionismo ed all&#8217;inconsistenza dell&#8217;ideale sovranitario. Un PNS non potrebbe mai essere un piccolo progetto politico che si accoda alle briciole altrui, ma la sintesi di un articolato e ragionato compromesso politico destinato a rappresentare un campo riformista contro un campo conservatore nel merito dell&#8217;attuale assetto regionale.<br />
2) Perché la Sardegna ha bisogno di uscire da una economia di dipendenza e per farlo servono riforme ma anche una piattaforma liberaldemocratica che faccia comprendere il valore del mercato, delle regole, e quindi dell&#8217;abbandono di un modello para-statalista in tutti i settori della vita civile che per anni è stato alimentato dal centralismo della “Prima Repubblica” (DC-PSI-PCI, ecc) ed eredi, e che viene indirettamente e moralmente sostenuto persino dall&#8217;indipendentismo Sardo di derivazione socialista. A corredo di un assistenzialismo che ha minato dalle fondamenta l&#8217;autostima del Popolo Sardo. Nel mondo contemporaneo sono le regole a dover regolare il mercato e non il pubblico a sostituirsi ad esso generando dei deficit di bilancio a carico della collettività. Questa è la linea della nostra associazione ed oggi rappresenta una delle più avanzate del pianeta indipendentista ma anche autonomista Sardo.<br />
Se un nuovo partito indipendentista non lavora all&#8217;unità per questi programmi, allora la sua esistenza in questo confusionario quadro politico non ha ancora ragione di esistere.<br />
3) Perché la Sardegna ha bisogno di partiti indipendentisti robusti e dalle idee chiare, ovvero formate da un moderno nazionalismo dinamico e solidale, capace di comprendere che la tutela (e non l&#8217;abbandono) delle proprie alterità territoriali (come la lingua e la cultura) garantisce alla nostra comunità lo status giuridico di minoranza linguistica, nonché la possibilità stessa di dare una cornice al nostro essere o meno nazione. Il ché non entra affatto in contrasto con altre lingue ed altre culture esistenti all&#8217;interno (o all&#8217;esterno) del nostro territorio. Lavorare pertanto ad una sigla in questa direzione senza prima dialogare e consultarsi con quelle esistenti su tali propositi, equivarrebbe unicamente a lavorare non per la Sardegna, ma per uno sterile protagonismo fine a se stesso e poco utile in termini generali e strategici di medio e lungo periodo.</p>
<p>Come U.R.N. Sardinnya, riteniamo che Manca Democràtica sia allo stato attuale deficitaria nei 3 punti esposti nell&#8217;ottica di contribuire alla nascita ma soprattutto all&#8217;affermazione di un moderno indipendentismo di governo, capace di integrare, se non scalzare, a seconda dei casi, le forze centraliste dal parassitismo sociale in cui si sono radicate.<br />
Aspetto positivo, rispetto (ad esempio) ad AMPI, è il riconoscimento del valore dell&#8217;europeismo come momento di integrazione sociale, morale ed economica del respiro internazionale dell&#8217;isola. Un punto che senza U.R.N. Sardinnya oggi sarebbe rimasto nelle cantine sardiste e totalmente ignorato e ideologizzato dalle vecchie IRS (2002-2007), SNI, ecc. Ma ormai, considerata l&#8217;evoluzione di movimenti come il ProgReS (retaggio di una parte del nostro impianto critico verso l&#8217;elaborazione di IRS), è un aspetto che non rappresenta più una novità. In cosa si differenzia dunque Manca Democràtica dalla maggior parte del progressismo indipendentista?<br />
Bisogna inoltre domandarsi se sia il momento opportuno per questo tipo di progetto politico: è l&#8217;epoca in cui il centralismo italiano, malgrado male e in ritardo, si sta avvicinando alle istanze sovranitarie. Ed è anche l&#8217;epoca in cui diverse forze parlano sempre più apertamente di “Partito dei Sardi” e di razionalizzazione della proposta politica. Ovvero fondere programmi comuni nel quadro di una maggiore collaborazione tra sigle affini, evitando appunto la dispersione.</p>
<p>Risulta quindi impropria anche la visione di una Manca Democràtica capace di collocarsi nel quadro della sinistra indipendentista europea, non sulle etichette, ma sugli intenti pratici. Ad esempio questa è la fase storica in cui lo Scottish National Party vince spostandosi anche su tematiche un tempo esclusivamente liberaldemocratiche (pensiamo agli interventi sulla Pubblica Sicurezza e per le liberalizzazioni), o pensiamo ai nazionalisti di ERC, i quali, per contro, hanno perso le ultime tornate elettorali in favore di nazionalismi centristi in cui al tema economico è stato affiancato il tema identitario, veicolato da contenuti riformistici.</p>
<p>Se vogliamo pertanto evitare che la nuova Manca Democràtica (apparentemente situata in un triangolo concettuale che va da ProgReS, Rossomori ed AMPI) rimanga un fuscello senza contribuire alla costruzione del mazzo, dobbiamo sforzarci di capire che le etichette e i contenitori rappresentano ben poco se non sono accompagnati dai contenuti: gli unici in grado di cambiare l&#8217;assetto sociale ed istituzionale dell&#8217;isola.<br />
Perché di questo abbiamo bisogno: non di ideologia, ma di riforme che ci portino ad una sovranità capace di navigare nel nuovo secolo.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/URN-Sardinnya-Lopinione-Su-Manca-Democratica.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Lettera agli On.li Soru e Cabras su Riforme e Indipendentismo</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Apr 2010 20:07:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gent. mi Presidente Soru ed On. Antonello Cabras, “Rem tene, verba sequentur” dicevano i Latini &#8211; “Bada di possedere i contenuti, le parole verranno”. E&#8217; con vivo interesse che negli ultimi tempi abbiamo seguito la vostra volontà di dibattere attorno alle tematiche del federalismo, dell&#8217;Autonomia e di una maggiore Sovranità che abbia come base la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Manifestu-Sardista-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1366" title="Manifestu Sardista-SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/04/Manifestu-Sardista-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="403" height="305" /></a>Gent. mi Presidente Soru ed On. Antonello Cabras,</p>
<p><em>“Rem tene, verba sequentur”</em> dicevano i Latini &#8211; <em>“Bada di possedere i contenuti, le parole verranno”</em>.</p>
<p>E&#8217; con vivo interesse che negli ultimi tempi abbiamo seguito la vostra volontà di dibattere attorno alle tematiche del federalismo, dell&#8217;Autonomia e di una maggiore Sovranità che abbia come base la riscrittura dello Statuto Sardo.<br />
Pur non condividendo il progetto del Partito Democratico del quale siete autorevoli esponenti, il particolare momento storico di crisi che attraversa la credibilità dell&#8217;Autonomia speciale del 1948, merita i più ampi spazi di convergenza: sia da parte della società civile, sia da parte del mondo economico, sia da parte della politica stessa, chiamata a questo arduo compito di collettivo rilancio della Sardegna.</p>
<p>Presidente Soru, il suo debutto politico attraverso <em>Progetto Sardegna</em> (poi, PD) è stato senza ombra di dubbio il perno attraverso il quale le tematiche identitarie e della tutela territoriale hanno conosciuto una nuova primavera. Alcune Sue battaglie rimarranno in quell&#8217;indefinito sentire comune che è il variopinto bacino del nazionalismo Sardo: Sia nel circuito strettamente autonomista che in quello indipendentista. Ma non solo.<br />
Questo non ci ha tuttavia impedito di guardare con occhio critico ad alcuni passaggi della sua Giunta, poi conclusasi con l&#8217;elezione del Presidente Cappellacci: Una maggioranza, quest&#8217;ultima, alquanto discutibile. Ma non per questo priva anch&#8217;essa di alcuni elementi positivi.</p>
<p>Senatore Cabras, Lei ha avuto il merito di spezzare l&#8217;ambiguità del suo partito circa la presentazione di una proposta di revisione statutaria che, tuttavia, risulta priva di quel componente fondamentale che spinse i padri costituzionali al riconoscimento delle Regioni a Statuto Speciale: Il fattore identitario e culturale.<br />
Un fattore che si addentrò nella 3a legge Costituzionale del 1948 (da cui scaturì il corrente Statuto Sardo) e che diede luogo alla dicitura di “Popolo Sardo” al suo interno.<br />
Un Popolo tuttavia subordinato (secondo la concettualità giuridica dell&#8217;esercizio di Sovranità) a quello Italiano, di cui pure è parte integrante.<br />
Che la Costituzione Italiana debba essere riformata, per dare migliori margini di manovra ad una efficace Costituente fondata sulla Sovranità dell&#8217;isola e sul carattere pluriculturale e federale della Repubblica, è pertanto cosa ovvia.<br />
Che non si possa, parimenti, arrivare all&#8217;indipendenza nel quadro di questa riscrittura, è cosa altrettanto ovvia.<br />
Non è infatti l&#8217;istituto dell&#8217;Autonomia in se ad essere fallito, ma la Carta del 1948:</p>
<p>Nel dopoguerra, con riferimento alla Sardegna, essa fu il prodotto di una serie di compromessi che allora si ritenevano imperativi. Tra questi, la necessità di risollevare l&#8217;economia dell&#8217;isola; la necessità di rispettare le diverse sensibilità culturali; ma anche la necessità di salvaguardare l&#8217;unità dello Stato Italiano in un momento di possibili disgregazioni che si affacciavano all&#8217;orizzonte e che l&#8217;Italia scaturita dai patti di Yalta non poteva permettersi. Tantomeno nel cuore del Mediterraneo occidentale.<br />
Il prezzo di questa stabilità ha comportato tuttavia l&#8217;avvento di due matrici identitarie entrambe maturate in seno al Popolo Sardo:<br />
Quella che a pieno titolo si sente italiana (e non a caso infatti, secondo molti storici, è con l&#8217;Italia dei media, dello sport e del boom economico che si completa la vera unificazione nazionale italiana).<br />
E la seconda matrice: Quella che non ha mai smesso di guardare alla Sardegna come Nazione e ne ha propugnato sempre più nel tempo la gestazione di una politica che dall&#8217;Autonomismo filo-italiano si è parzialmente evoluto fino alla democratica pretesa di una totale automazione dell&#8217;isola in qualità di nuovo Stato dell&#8217;Unione Europea.<br />
Oggi l&#8217;Autonomia del 1948 si rivela essere sempre più inadeguata al contesto della moderna globalizzazione e della tutela non solo economica ma anche identitaria della Sardegna.<br />
Bisogna però capire cos&#8217;è l&#8217;indipendentismo in occidente e perché quello nostrano non sia ancora idoneo alle sfide che lo attendono:<br />
L&#8217;indipendentismo infatti non potrà mai essere la proiezione automatica di un territorio da uno stato ad uno nuovo senza il preventivo percorso autonomista. Ovvero, non esiste altro percorso se non quello per cui esso dovrà traslare progressivamente, nel tempo, poteri in campo fiscale ed amministrativo, quindi da stato centrale ad istituzioni periferiche.<br />
Un consenso di massa per l&#8217;area indipendentista non potrà dunque mai esistere fintanto che le istituzioni non riconosceranno una Nazionalità Sarda; una sua rappresentatività internazionale; un efficace bilinguismo; una scuola che insegni la storia del proprio territorio al suo tessuto sociale e dei media &#8211; ma anche un sistema sportivo &#8211; che accompagnino tale processo di difesa e di consolidamento (nelle prossime generazioni) di quanto perduto in 60 anni di “Autonomia”, o meglio, di centralizzazione: Perché è questo il termine più consono al contesto in cui viviamo.<br />
Il tutto, ovviamente, organicamente supportato da una congrua sovranità in materia fiscale e del Credito.<br />
Se <em>Sardegna Democratica</em>, e quindi il PD, intenderanno dare un forte contributo allo sviluppo della Sovranità Sarda, questa non potrà mai recedere nella sua formulazione di “Popolo Sardo” dallo Statuto del &#8217;48. Alla stessa stregua &#8211; in linea con quanto suddetto &#8211; questa dovrà evolversi verso il riconoscimento della Nazionalità Sarda: Così come già espresso dalla formulazione del <a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">testo depositato in Senato nel 2006</a> del Presidente emerito Francesco Cossiga (spintosi fino all&#8217;ipotesi di una doppia cittadinanza); e come già espresso dal testo scritto dal Comitato per la nuova “Carta de Logu”, sostenuto dal Senatore Piergiorgio Massidda attraverso il <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/DDL%201244-Noa%20Carta%20de%20Logu.pdf">DDL 1244</a>.<br />
IRS e Sardigna Natzione? Pionieri e lodevoli movimenti che hanno contribuito allo sviluppo della politica che oggi preme in quella direzione. Movimenti tuttavia – neanche troppo velatamente – attraversati da un certo anti-autonomismo: Una dottrina ideologica sorta in epoca di guerra fredda e giunta fino al presente secondo varie interpretazioni; tutte votate alla frantumazione politica nonché, qualcuna, fino al settarismo. Una dottrina nata in epoca di “rivoluzioni” sociali repentine nelle quali si riteneva lecita e possibile la piena indipendenza da un momento all&#8217;altro. Qualcosa oggi di evidentemente fantasioso, ma che nel presente non si è tradotto in una collaborazione con quelle forze, anche non indipendentiste, interessate ad una riforma dello Statuto Sardo.</p>
<p>E&#8217; per queste ragioni che come cittadini, comuni elettori e spettatori della politica, senza particolari mezzi, nel 2005 abbiamo riunito una modesta associazione (U.R.N. Sardinnya), formata anche da militari Sardi, al fine di contribuire a riformare la politica indipendentista e trainarla fuori dagli storici ritardi culturali che ne impediscono lo sviluppo politico. Piccoli elementi come l&#8217;apertura al liberalismo, all&#8217;Europeismo, al miglioramento dell&#8217;immagine e della comunicazione, al superamento di obsolete ideologie del secolo scorso ed alla riduzione della conflittualità, sono concettualità in parte entrate o che vanno entrando nel variegato circuito del Nazionalismo Sardo su vari livelli. In linea con i più avanzati modelli internazionali di matrice territoriale (Scottish National Party, PNV, Parti Québécois, DPP of Taiwan, ecc).<br />
Elementi di IRS, della nuova Fortza Paris (orientata ad un Partito Nazionale Sardo), del PSD&#8217;AZ e di Sardigna Natzione, credono in un futuro progetto politico territoriale teso alla riduzione della frammentazione identitaria, ben lungi dal vecchio “folk-ribellismo” purtroppo tutt&#8217;altro che estirpato.</p>
<p>Sono ormai diversi gli imprenditori, i cittadini ma anche i piccoli amministratori che ci scrivono chiedendoci di fare pressioni in campo politico sul versante delle riforme. Ma noi non abbiamo alcun potere in tal senso.<br />
I Sardi sono storicamente afflitti da una qualche <em>“<a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/">Sindrome di Stoccolma</a>”</em> che ne impedisce le capacità strutturali di sviluppo. Eppure, gli stessi Sardi all&#8217;Italia hanno fornito migliaia di soldati; centinaia di ufficiali, scienziati; giornalisti; politici di ogni levatura; artisti; banchieri; letterati; architetti e persino musicisti: Se questo è un Popolo che non ha qualità da valorizzare, allora forse oggi l&#8217;Italia non sarebbe migliore di quello per cui la contestiamo e che non ci impedirà comunque di vederla come Nazione amica. Ma questo lo decideranno solo le prossime generazioni.<br />
A noi spetta solo il compito di capire se si vuole fare una campagna elettorale sui temi della Sovranità per sedurre l&#8217;area indipendentista, oppure per lasciare un segno indelebile nella storia dell&#8217;isola. L&#8217;esercizio retorico non convince, e niente ci vieterà di continuare a pensare che un voto in meno al bipolarismo italiano equivalga ad un voto in più per la Sardegna.<br />
Ma certamente anche il PDL Sardo nella fase che porterà alla Costituente non rimarrà impassibile, come siamo certi che in sede dibattimentale, Presidente Soru ed On. Cabras, le divergenze verranno appianate e non farete mancare il vostro costruttivo supporto per evitare che la Sardegna in cui vivranno i nostri figli sia relegata ad uno stadio culturale antecedente a quello che, attraverso l&#8217;insufficiente Specialità identitaria, i padri della Costituzione Italiana ci hanno lasciato.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Lettera%20a%20Soru%20e%20Cabras.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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