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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; declino</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Come rimediare in un Paese che non affronta realmente i problemi?</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Nov 2025 19:09:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;Italia è costantemente avvitata in sterili dibattiti ideologici in cui si perde di vista la sostanza, per esempio parlando di “patrimoniale” come panacea per tutti i mali in un paese che di patrimoniali ne ha già diverse: si pensi all&#8217;IMU o al bollo auto, solo per citare le più note. Premessa: ricordate cosa scrissi appena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/11/M-S.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-20099" title="m-s" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/11/M-S.jpg" alt="" width="605" height="413" /></a></p>
<p>L&#8217;Italia è costantemente avvitata in sterili dibattiti ideologici in cui si perde di vista la sostanza, per esempio parlando di “patrimoniale” come panacea per tutti i mali in un paese che di patrimoniali ne ha già diverse: si pensi all&#8217;IMU o al bollo auto, solo per citare le più note.</p>
<p>Premessa: ricordate cosa scrissi appena venne eletta Giorgia Meloni?</p>
<p>Nessun “fascismo”, governerà seguendo la logica della classica cultura politica italiana: “alla democristiana”.</p>
<p>Detto fatto.</p>
<p>Oggi Schlein guida una sinistra allo sbando, che ha svenduto il proprio riformismo sull&#8217;altare del landinismo grillino, donando consensi proprio al centrodestra.</p>
<p>Dico “centrodestra” perché in un&#8217;epoca di demagoghi e populisti senza scrupoli, Meloni coi suoi Fratelli d&#8217;Italia ha compreso che poteva far crescere la propria proposta politica accasandosi, non solo verso il duo Salvini-Vannacci, ridotti a macchiette di se stessi, ma soprattutto verso il centro. Un centro che la sola Forza Italia non è in grado di impersonare con più convinzione. Peraltro lasciando pure spazio oltre il bipolarismo ad una serie di partiti liberali che alle prossime elezioni si spera si presentino uniti e alternativi alle destre e alle sinistre.<br />
Parlo del “Partito Liberaldemocratico” di Marattin, di “Azione” di Calenda, e di “Ora!”, promosso da Forchielli e Boldrin. Solo per citare le sigle più in vista, mentre Renzi ha seguito un&#8217;altra strategia.</p>
<p>Pertanto, come si rappresenta tanto a Roma quanto a Cagliari questa variegata galassia centrista?</p>
<p>Con un minimo sindacale di astuzia politica: non certo impelagandosi in battaglie campali tra conservatori e progressisti, men che meno tra laici e cristiani, ma semplicemente assicurando stabilità socio-economica. O quantomeno far sembrare che il timone del governo vada in tale direzione, nonostante l&#8217;evidente declino del paese. Perché sinora è l&#8217;unico sistema per rassicurare una base sociale composita e politicamente meno coesa di quanto si pensi.</p>
<p>Quindi come si traduce questo intento in uno Stato dal debito pubblico record accompagnato da una spesa pensionistica oltre le proprie possibilità?</p>
<p><img class="alignleft" src="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />La risposta è ovvia, la spesa pubblica non verrà purtroppo riqualificata, nessuno ha intenzione di combattere battaglie thatcheriste con la piazza, ma si cercherà semplicemente di evitare la demenziale idea di aumentare le tasse in un paese che possiede già una delle fiscalità più alte del pianeta, a cui corrispondono servizi scadenti.</p>
<p>La CGIA di Mestre ci ha oggi ricordato che le patrimoniali già esistenti pesano per un valore di 51,2 miliardi di euro. “Nel 2024 il prelievo è stato pari a 23 miliardi, il 45% del gettito totale delle patrimoniali. Seguono l&#8217;imposta di bollo su conti correnti, depositi e fatture (8,9 miliardi), il bollo auto (7,5 miliardi) e l&#8217;imposta di registro su compravendite immobiliari e contratti d&#8217;affitto (6,1 miliardi). Quest&#8217;anno la pressione fiscale è prevista al 42,8%, 0,3 punti in più del 2024 e 1,1 punti sopra il 2022”.</p>
<p>Si tratta di una fiscalità che non è mai neppure calata a fronte di fasi di maggior gettito nell&#8217;erario pubblico, e che ha semplicemente offerto la scusa alla nostra politica per poter sperperare più denaro dei contribuenti. Mentre le piccole imprese e soprattutto i piccoli professionisti cercano di galleggiare nell&#8217;elusione e nell&#8217;evasione, non sempre a ragione, come strumento di difesa da uno Stato iniquo e mal amministrato, anche per propri limiti strutturali.</p>
<p>L&#8217;unico sistema per uscire dal pantano non è quello di auspicare nuove patrimoniali, per redistribuire il poco, ma di offrire più fiducia al mercato, e di investire in formazione e produttività: unici strumenti per poter ambire ad una crescita, a salari più dignitosi e a più occupazione senza la droga dei sussidi. Ma per arrivarci servirebbero anche altre riforme, penso ad un modello federale, dove la responsabilità nell&#8217;uso della spesa pubblica sostituisca il buco nero del regionalismo italiano. Penso ad una riforma della Giustizia per rendere più rapidi i processi. Penso ad una burocrazia meno opprimente, perché se in questo paese ad un qualsiasi giovane non è permesso neppure salire su un auto per affiliarsi ad Uber, allora abbiamo solamente costruito un Leviatano capace di far emigrare i ragazzi verso paesi più svegli e più dinamici del nostro.</p>
<p>In conclusione, per tornare alla nostra premessa, chi può imbarcarsi in una battaglia simile?</p>
<p>Non certo partiti pigliatutto presenti nell&#8217;attuale bipolarismo, e che governano “alla democristiana”. Non possiamo più accontentarci del “meno peggio”, limitando danni che il bipolarismo italiano non intende affrontare con più coraggio.</p>
<p>La strada venne già indicata dalle poche esperienze liberali e sardiste del passato, più recentemente penso alle battaglie di Piergiorgio Pira contro l&#8217;oppressione fiscale. Ed oggi anche con le piccole forze liberali che guardano ad obbiettivi comuni.</p>
<p>Sul tema, consiglio pure una riflessione di Giuseppe Melis (Università di Cagliari): <a href="https://giuseppemelisca.wixsite.com/website/post/che-sardegna-vogliamo-diventare" target="_blank"><em>giuseppemelisca.wixsite.com/website/post/che-sardegna-vogliamo-diventare</em></a></p>
<p>Pensiamoci.</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Adriano Bomboi. </em></span></p>
<p><a href="https://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2025/11/URN-Sardinnya-Lopinione-Come-rimediare.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>La festa della consunzione</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Jun 2021 14:57:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Passata la festa di una Repubblica in declino, si palesa tutta la stanchezza dell&#8217;indipendentismo sardo, ormai avvitato nei soliti rituali: c&#8217;è la gita fuori porta contro le basi militari, le bandiere rosse e di partito che coprono quella nazionale, l&#8217;imprecazione verso i Savoia, la trita citazione di Gramsci, l&#8217;ennesima piattaforma di dialogo tra movimenti praticamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Passata la festa di una Repubblica in declino, si palesa tutta la stanchezza dell&#8217;indipendentismo sardo, ormai avvitato nei soliti rituali: c&#8217;è la gita fuori porta contro le basi militari, le bandiere rosse e di partito che coprono quella nazionale, l&#8217;imprecazione verso i Savoia, la trita citazione di Gramsci, l&#8217;ennesima piattaforma di dialogo tra movimenti praticamente identici, e le t-shirt nere come il lutto, sintomo delle loro prospettive politiche. Quasi non ci si bada più.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Nel frattempo il paese è incapace di produrre nuova ricchezza, e il trasversale populismo politico alimenta l&#8217;invidia sociale. Come?</em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em> Puntando sulla retorica della redistribuzione.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Non potendo tassare di più i redditi e il lavoro, ci si orienta sul patrimonio, cercando di cannibalizzare la ricchezza dei cittadini accumulata in tempi migliori. Ultimo stadio di un ceto politico specializzato nell&#8217;estrazione di risorse altrui.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Cosa abbiamo da dire al riguardo?</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/06/Mattarellas.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-18694" title="mattarellas" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/06/Mattarellas.jpg" alt="" width="605" height="449" /></a></p>
<p>Di recente i non molti commentatori politici seri d&#8217;Italia hanno trovato un punto in comune su cui anche questo umile spazio concorda: la politica italiana non intende fare i conti coi vincoli imposti dalla realtà.</p>
<p>Il paese ha smesso di crescere?</p>
<p>Pazienza, qualcuno se ne occuperà. Nel frattempo bisogna ingrassare la propria saccoccia, e mettere al riparo congiunti e galoppini vari.</p>
<p>Questa mentalità aristocratica si rileva anche in Sardegna, in cui purtroppo gli amici del PSD&#8217;AZ hanno un ruolo attivo. Pensate alla nuova moltiplicazione delle ASL e a quella delle Province, nonostante un referendum consultivo si sia già opposto a questa proliferazione di poltrone.</p>
<p>Sfortunatamente, anche l&#8217;indipendentismo extra-sardista preferisce la fuga dalla realtà: al posto di affrontare i problemi del proprio territorio, magari organizzando iniziative contro l&#8217;espansione della macchina pubblica, o a favore del plurilinguismo (come sostiene Giuseppe Corongiu), si preferisce sposare le cause altrui, come quella palestinese. Oppure quelle secondarie, come quella contro le basi militari, che sono il prodotto e non la causa del sottosviluppo economico locale.</p>
<p>Inevitabilmente, i sardi finiscono abbandonati al proprio destino. Preda di un futuro in cui ci sarà solamente debito pubblico, un ulteriore crollo dell&#8217;efficienza dei servizi ed emigrazione.</p>
<p>A nessuno interessa creare una piattaforma programmatica che orienti l&#8217;agenda politica verso pochi ma importanti obiettivi.</p>
<p>Tra questi, quello di investire sulla formazione e sulla qualità della formazione. La Sardegna ha bisogno di far crescere il proprio capitale umano. Pochi i laureati, e mai abbastanza i laureati nelle discipline scientifiche.<br />
Senza competenze non c&#8217;è crescita, individuale e collettiva.<br />
<img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />E senza crescita non ci sarà neppure l&#8217;opportunità di far fronte alla montagna di debito pubblico accumulata, perché ci sarà una progressiva contrazione delle entrate, a fronte di una spesa che non viene mai seriamente tagliata o riqualificata per ragioni di consenso elettorale.</p>
<p>Del resto l&#8217;isola rispecchia gli stessi mali del mezzogiorno italiano, e di tutto il paese.<br />
Anche i laureati vedono svilire il proprio impegno sul mercato del lavoro. Mediamente, un italiano fresco di laurea guadagna meno di un suo omologo inglese, tedesco e svizzero. Ogni anno, qualche rapporto, dal “<a href="https://www.wtwdataservices.com/twds/public/welcome/home" target="_blank">Remuneration Planning</a>” di Willis Towers Watson, a <a href="https://www.mercer.it/" target="_blank">Mercer</a>, ci illustra valori che partono dai 28mila euro lordi circa l&#8217;anno di un giovane professionista locale rispetto ai circa 50mila euro di un tedesco. Non buona la situazione italiana neppure se si paragona il potere di acquisto del nostro stipendio al costo della vita e delle imposte.</p>
<p>Ma non aspettatevi amministratori che parlino di una riduzione di queste ultime, la nostra classe politica non ha affatto in mente una riforma complessiva del fisco, come caldeggiata da Mario Draghi, ma una deliberata aggressione ai patrimoni.  Perché lo scopo di una politica clientelare e assistenziale non è quello di garantire le basi di una crescita duratura, lasciando ossigeno a cittadini e imprese, ma quello di accumulare nuove entrate con cui elargire bonus e mancette a precise porzioni di elettorato ed ai propri fiduciari. La tattica ha una sua logica: non potendo tassare ancor più i redditi e il lavoro, i populisti fanno ciò che sanno fare meglio, cioè promuovere una retorica in cui si individuano dei nemici interni (“i ricchi/i benestanti”), facendoli passare come maramaldi che avrebbero approfittato delle sfortune collettive.<br />
Nulla di nuovo nella storia.</p>
<p>In tal modo si creano le basi per l&#8217;assalto ai patrimoni, non dei “grandi benestanti” (formula generica che indica tutti e nessuno), ma l&#8217;intero corpo dei contribuenti. I segnali ci arrivano interamente dalla stampa italiana. Pensate a quegli articoli che rilanciano slogan del tipo: “<em>le successioni in Italia si pagano meno che in altri paesi</em>”.<br />
Ovviamente senza spiegare che gli “altri paesi” hanno un fisco complessivamente meno pesante dell&#8217;Italia, o che addirittura non grava sulle successioni come terzi paesi OCSE (vedere Austria). E senza spiegare che l&#8217;Italia infrastrutturata ai tempi d&#8217;oro del boom economico sta iniziando a crollare, pezzo dopo pezzo, per assenza di adeguate risorse nelle manutenzioni.</p>
<p>Di fronte al degrado di questa politica e persino alla svalutazione dello studio, che in Italia non viene adeguatamente premiato dal mercato, abbiamo almeno la consapevolezza di dover insistere sulla crescita della nostra cultura come base per affrontare il sottosviluppo. L&#8217;<a href="https://www.corteconti.it/HOME/StampaMedia/ComunicatiStampa/DettaglioComunicati?Id=ee67f74c-0bec-4dff-8575-13e1b77a3548" target="_blank">ultima relazione</a> della Corte dei Conti ci offre qualche speranza, dei numeri a cui aggrapparci.<br />
Ad esempio, sappiamo che i laureati con un lavoro a tempo pieno guadagnano mediamente il 37% in più di un lavoratore a tempo pieno munito del solo diploma, mentre questa forbice negli altri paesi si allarga al 54%.</p>
<p>Se non invertiremo la rotta, occupandoci di questi argomenti, saremo corresponsabili del peggioramento delle condizioni socio-economiche dell&#8217;isola, e saremo indirettamente complici di una politica ignorante, che farà pagare ai nostri figli il prezzo del suo potere.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2021/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Il-giorno-della-consunzione.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>L&#8217;economista Boldrin: &#8216;Italia candidata al declino&#8217;</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Feb 2018 19:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;economista Michele Boldrin giunge ad un&#8217;amara constatazione: in Italia predicare riforme alternative appare un&#8217;inutile perdita di tempo. Il deficit culturale parte dal risorgimento e si consolida dagli anni &#8217;60 ad oggi. Si perde competitività mentre tutto il panorama politico, da Grasso a Meloni, pensa che il miracolo industriale possa ripetersi se abbandoniamo la globalizzazione, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;economista Michele Boldrin giunge ad un&#8217;amara constatazione: in Italia predicare riforme alternative appare un&#8217;inutile perdita di tempo. Il deficit culturale parte dal risorgimento e si consolida dagli anni &#8217;60 ad oggi. Si perde competitività mentre tutto il panorama politico, da Grasso a Meloni, pensa che il miracolo industriale possa ripetersi se abbandoniamo la globalizzazione, se cacciamo i cinesi, se smettiamo di lasciar entrare immigrati e se ritorniamo ai fasti dell&#8217;IRI, del deficit costante e dei negozietti familiari in centro, chiusi alla domenica ch&#8217;è dedicata alla parrocchia, allo struscio ed alla partita. […] L&#8217;Italia si è candidata ad essere un produttore di beni e servizi di bassa qualità ed a crescita lenta. Perde il suo capitale umano di maggior talento ed attrae lavoratori con basse qualificazioni, mentre esporta merci/servizi a basso contenuto di capitale umano importando quelle/i ad alto contenuto tecnologico.</em> </span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/02/Michele-Boldrin-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-16094" title="michele-boldrin-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/02/Michele-Boldrin-URN.jpg" alt="" width="605" height="432" /></a></p>
<p>L&#8217;economista Michele Boldrin giunge ad un&#8217;amara constatazione: predicare riforme alternative appare un&#8217;inutile perdita di tempo.<br />
L&#8217;Italia è il Paese con maggiori difficoltà nell&#8217;approcciarsi alla ripresa globale. La sua cultura politica appare quasi interamente dominata da una scarsa alfabetizzazione economica. Accompagnata da un retaggio nazionalista che trae origine dall&#8217;ideologia risorgimentale, passando per il fascismo, sino alla vigilia di un progressivo tramonto avviato nei tardi anni &#8217;60 del Novecento.</p>
<p><em><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />L&#8217;Italia perde competitività mentre tutto il panorama politico, da Grasso a Meloni, pensa che il miracolo industriale possa ripetersi se abbandoniamo la globalizzazione, se cacciamo i cinesi, se smettiamo di lasciar entrare immigrati e se ritorniamo ai fasti dell&#8217;IRI, del deficit costante e dei negozietti familiari in centro, chiusi alla domenica ch&#8217;è dedicata alla parrocchia, allo struscio ed alla partita. […] L&#8217;Italia si è candidata ad essere un produttore di beni e servizi di bassa qualità ed a crescita lenta. Rimane (per ora) legata alle aree dinamiche del mondo grazie a vincoli politico-commerciali (UE, WTO, BCE) ed alla presenza di alcune zone ancora avanzate e dinamiche &#8211; praticamente tutte in un raggio di 100 km dal fiume Po. In conseguenza di questo processo di riallocazione dei fattori di produzione, delle tecnologie e delle persone l&#8217;Italia perde il suo capitale umano di maggior talento ed attrae lavoratori con basse qualificazioni, mentre esporta merci/servizi a basso contenuto di capitale umano importando quelle/i ad alto contenuto tecnologico.</em></p>
<p>Vedi l&#8217;intervento completo su <em>Noise from Amerika</em>: “<a href="http://noisefromamerika.org/articolo/declino-populismo-votare-meno-peggio-danneggia" target="_blank">Perché credo che votare il meno peggio favorisca, nel 2018, il declino</a>”.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Boldrin-sul-declino-italiano.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Politica, società e declino</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Feb 2018 20:09:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In linea con i contenuti della scadente campagna elettorale italiana, anche in Sardegna non mancano proposte al limite della credibilità, con programmi elettorali avulsi dalla realtà e incapaci di affrontare un contesto in rapido declino. C&#8217;è da domandarsi se il presente abbia gli uomini adatti a gestire un cambiamento – Di Luca Tolu. &#8220;Che cosa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>In linea con i contenuti della scadente campagna elettorale italiana, anche in Sardegna non mancano proposte al limite della credibilità, con programmi elettorali avulsi dalla realtà e incapaci di affrontare un contesto in rapido declino. C&#8217;è da domandarsi se il presente abbia gli uomini adatti a gestire un cambiamento – Di Luca Tolu.</em></span></p>
<p><img class="aligncenter" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2017/03/Sa-Natzione-Online.jpg" alt="" width="605" height="403" /></p>
<p><em>&#8220;Che cosa abbiamo fatto per meritarci tutto questo?&#8221;</em> É con questa semplice domanda che inizia l&#8217;editoriale di Ernesto Galli della Loggia sull&#8217;attuale situazione politica italiana, a ridosso delle elezioni, <a href="http://www.corriere.it/opinioni/18_gennaio_31/politica-colpe-un-paese-diverso-voto-partiti-fbf71f96-05ee-11e8-b2bd-b642cbae90d8.shtml?refresh_ce-cp" target="_blank">pubblicato</a> qualche giorno fa sulla prima pagina del Corriere della Sera.  La domanda può sembrare banale, forse retorica, ma introduce in realtà una riflessione che chiama alle proprie responsabilità l’Italia intera.</p>
<p>Secondo la firma del quotidiano di via Solferino nelle liste elettorali sono stati reclutati per lo più <em>&#8220;parlamentari–camerieri, sconosciuti e insignificanti, comunque tutti infallibilmente destinati, se mai saranno eletti, a contare meno di niente. Candidature in perfetta sintonia, del resto, con i programmi utopico-demenziali nei quali è stato offerto di tutto a tutti&#8221;.</em></p>
<p>Nella parte finale dell&#8217;articolo, alla domanda iniziale ne segue una seconda ben più scomoda, sebbene doverosa: quali sono le colpe del paese? Quali sono le nostre responsabilità di cittadini?<br />
La risposta che viene data è impietosa. Secondo lo storico e giornalista del Corriere <em>“negli ultimi due decenni la società italiana è andata incontro a un declino che non è stato solo economico  […] un deterioramento del tessuto civile del Paese, l’abbassarsi del livello della sua cultura e dei suoi costumi, una crescente sregolatezza dei comportamenti diffusi al limite dell’illegalità. […] siamo una società che non va abbastanza a scuola perché ha tassi altissimi di abbandono scolastico, e che a scuola consegue in genere pessimi risultati; che ha pochi studenti universitari; che non ha dimestichezza con le biblioteche, con i concerti, con le sale cinematografiche; che non legge né libri né giornali”.</em></p>
<p>Il quadro dipinto da Ernesto Galli della Loggia, che prova ad analizzare il rapporto tra la classe politica italiana e il suo elettorato, ovvero la relazione tra “rappresentanti e rappresentati”, è senza dubbio implacabile, e non lascia spazio a fraintendimenti. La politica diventa così lo specchio della società, in cui sono riflessi tutti i suoi limiti, siano essi culturali o strettamente di costume. Un analisi severa che dovrebbe avere la funzione di una sorta di ceffone in faccia per svegliare un paese da un letargo dei sensi, in cui da decenni funziona il <em>leitmotiv</em> del “paese vittima della politica” anziché di un paese, molto più probabilmente, vittima di se stesso e di conseguenza di una classe dirigente di sua diretta emanazione.</p>
<p>Il populismo, la demagogia, la retorica delle promesse irrealizzabili, la discussione surreale sul tema dei vaccini, l’orgoglio dell’impreparazione contrapposto alla presunta disonesta dei competenti: sono tutte risposte a domande che vengono dalla pancia del paese. Ed è proprio questo il problema di fondo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />E  la Sardegna? Quanto è possibile affermare che questo discorso valga anche per la nostra isola?</p>
<p>Dando uno sguardo alle candidature possiamo tranquillamente affermare, in linea di massima, che il medesimo ragionamento sia valido anche per la politica sarda. I partiti tradizionali si sono rivolti ai soliti nomi, con tutti i pregi (pochi) e difetti (tanti) che tale scelta può comportare, mentre i nuovi partiti, i cosiddetti “movimenti”, si sono rivolti a un mix di personaggi famosi dello sport e anonimi signori privi di competenze che difficilmente potranno dare una svolta alla rappresentanza politica.</p>
<p>La Sardegna necessita di parlamentari che siano in grado di portare in parlamento le battaglie fondamentali per lo sviluppo dell’isola. E proprio attorno all’identificazione di questi temi si potrebbe capire quanto grave sia il gap che allontana la politica sarda, e quindi la società sarda, dalla realtà.</p>
<p>Le sfide che dovrà raccogliere la classe politica isolana nei prossimi anni sono di una gravità tale da poterli tranquillamente definire “esistenziali”. E’ a rischio l’esistenza stessa della Sardegna come la conosciamo oggi, e le cause sono note: denatalità, estinzione della lingua sarda, disoccupazione giovanile sopra il 50%, fuga dei giovani e insussistenza del tessuto economico. La Sardegna, sempre più dipendente dai trasferimenti statali, non riesce a dare un futuro ai propri giovani e di conseguenza diventa un’isola “vecchia” e debole di fronte ad un’ondata migratoria incontrollata che nel prossimo futuro rischierà di cambiarne radicalmente l’integrità culturale.</p>
<p>La classe politica sarda dovrebbe cercare il consenso degli elettori proponendo soluzioni ai sopracitati problemi, invece, oltre a ripetere con moto inerziale lo <em>storytelling</em>, gli slogan e i concetti precotti forniti dagli uffici di comunicazione dei partiti nazionali, spesso arriva a teorizzare proposte che, se applicate, arriverebbero perfino a peggiorare il già triste scenario. Un esempio? La folle proposta dell’Assessore alla Sanità Luigi Arru che teorizzava la colonizzazione delle aree interne dell’isola con i migranti, oppure l’ideologia anti-industriale di certi indipendentisti e neo-marxisti che comporterebbe solo ed esclusivamente ulteriore disoccupazione.</p>
<p>Verrebbe da domandarsi se, come ampiamente ricordato su questo spazio in un precedente <a href="http://www.sanatzione.eu/2018/01/progetto-autoderminatzione-un-commento-economico-al-programma/" target="_blank">articolo</a> a proposito del progetto “AutodetermiNatzione” guidato da Anthony Muroni, questi signori sappiano che l’industria, oltre al settore terziario dei servizi, sia l’unico settore economico in grado di garantire un&#8217;alta incidenza del fattore produttivo lavoro nelle varie fasi del processo produttivo. Ma del resto, oggi più che mai, la politica vive di simboli e non di realtà e la degenerazione dell&#8217;<em>homo politicus</em> diventa in questo modo un fenomeno ormai fuori controllo. Abbiamo così il candidato simbolo del terremoto, il simbolo dei migranti, il simbolo della violenza contro le donne, il simbolo della nave da crociera affondata, e tanto altro ancora, per tutti i gusti.</p>
<p>Tornando alla domanda iniziale su “cosa abbiamo fatto per meritare tutto questo”, ci sarebbe da chiedersi cosa si potrebbe fare per invertire la rotta, restituire centralità ai veri temi e serietà e competenza alla politica. Una domanda alla quale Galli della Loggia non ha dato risposta, e che probabilmente troverà soluzione in un futuro lontano quando alle spalle di una classe politica preparata ci sarà una società più sensibile ai problemi e più attenta nel valutarne cause e soluzioni.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2018/02/URN-Sardinnya-Lopinione-Politica-e-declino.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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