<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; cossiga</title>
	<atom:link href="http://www.sanatzione.eu/tag/cossiga/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.sanatzione.eu</link>
	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
	<lastBuildDate>Wed, 01 Sep 2010 16:34:31 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Caro Beppe Pisanu, su Cossiga deve essersi distratto</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/08/caro-beppe-pisanu-su-cossiga-deve-essersi-distratto/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/08/caro-beppe-pisanu-su-cossiga-deve-essersi-distratto/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 16:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[adriano]]></category>
		<category><![CDATA[beppe]]></category>
		<category><![CDATA[bomboi]]></category>
		<category><![CDATA[cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[nazionalisti]]></category>
		<category><![CDATA[nazione]]></category>
		<category><![CDATA[pisanu]]></category>
		<category><![CDATA[regione]]></category>
		<category><![CDATA[sardi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1813</guid>
		<description><![CDATA[Caro Giuseppe,
Come prevedibile, dopo la morte del nostro Francesco Cossiga, nei mass-media appaiono le più disparate dichiarazioni di galoppini, amici, o presunti tali, che si spendono per ricordare qualche aneddoto del nostro illustre concittadino o per interpretarne il pensiero. Niente di strano in tutto ciò, anch&#8217;io ho le mie opinioni.
Ma uno statista può essere un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pisanu-U.R.N.-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1814" title="Pisanu - U.R.N. Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Pisanu-U.R.N.-Sardinnya.jpg" alt="" width="343" height="228" /></a>Caro Giuseppe,</p>
<p>Come prevedibile, dopo la morte del nostro Francesco Cossiga, nei mass-media appaiono le più disparate dichiarazioni di galoppini, amici, o presunti tali, che si spendono per ricordare qualche aneddoto del nostro illustre concittadino o per interpretarne il pensiero. Niente di strano in tutto ciò, anch&#8217;io ho <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/">le mie opinioni</a>.<br />
Ma uno statista può essere un personaggio del quale si può affermare tutto e con completezza in pochi istanti? Politici e storici su questo proseguiranno nel dire la loro.<br />
Mi tornava però alla mente un&#8217;intervista concessa da Cossiga all&#8217;emittente <em>Euronews</em> nel corso del 2008. Proprio l&#8217;anno successivo a quello in cui, segretamente, aveva scritto le famose lettere dedicate alle 4 più alte cariche dello Stato da consegnare all&#8217;atto della sua morte. In un frammento di questa intervista poneva la seguente domanda retorica al giornalista che aveva di fronte: <em>“Caravaggio era un grande pittore o un uomo violento che in una rissa uccise un uomo?<br />
Era entrambe le cose. Una cosa non esclude l&#8217;altra”.</em></p>
<p>Ebbene, non ho potuto fare a meno di notare la sua intervista sul quotidiano <em>La Nuova Sardegna</em> del 21 agosto. Riporto le testuali parole da Lei usate a pagina 5 per interpretare il sentimento identitario di Cossiga: <em>“Era anche un convinto autonomista, ma nella visione di Don Sturzo: la Regione nella Nazione, non contro la Nazione e neppure a prescindere dalla Nazione. Alcune sue simpatie, come quelle per il popolo basco e per l&#8217;esperienza catalana, hanno alimentato dicerie sul suo estremismo regionalista”.</em></p>
<p>Certo, Cossiga era un profondo conoscitore delle tesi di Don Sturzo, come di quelle del Rosmini, ma quando si parla di “Regione nella Nazione”, rischiamo di fare lo stesso errore di lettura di Arturo Parisi a dispetto del Nostro complesso statista.<br />
Cossiga non parlava di “Regione nella Nazione” nei termini di un&#8217;omogeneizzazione del Popolo Italiano. Cossiga parlava di “Nazione nella Nazione”. E credo che Lei sappia benissimo da dove partì la “diceria” sull&#8217;estremismo regionalista: da Cossiga stesso.<br />
Questa “diceria” fu presentata in Senato durante la XV Legislatura e rappresentava un testo organico (di matrice catalanista) di revisione delle istituzioni Sarde. <a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">Il disegno di legge costituzionale n. 352</a>.<br />
Debbo dirle, a molti indipendentisti Sardi non piace la dualizzazione identitaria che accompagnò la vita di Cossiga. E neppure post-mortem gli perdonano gli anni della <em>Guerra Fredda</em>, forse poiché ideologicamente allevati nell&#8217;allora eccitazione marxista, e nel cui fervore, piuttosto che sopportare <em>Gladio</em> (di cui nulla si sapeva), avrebbero magari preferito un&#8217;invasione del regime Sovietico. Eppure, in una forma statuale quale quella del Regno Unito convivono benissimo nazionalismi diversi, talvolta tendenti alla piena indipendenza, talvolta tendenti alla prosecuzione della collaborazione nel quadro di un unico stato.<br />
Nel suo disegno di legge Cossiga affermava: <em>“L’Italia è composta di Regioni, comunità e nazioni senza Stato (quali il Friuli, la Sardegna e la Valle d’Aosta: il problema del Sud Tirolo è un problema di tutt’altra natura) che non hanno comunque tutte eguale senso comune o autocoscienza di specifica individualità”.</em><br />
Quindi? Quindi caro Pisanu dovremo pur ammettere quanto Cossiga avesse maturato una sua chiara visione della Sardegna e del ruolo che <span style="text-decoration: underline;">avrebbe potuto</span> ricoprire nel quadro del più ampio assetto istituzionale italiano: Nazione nella Nazione.<br />
Ed è con i 4 Mori accanto al tricolore che sulla bara ha disdegnato i funerali di Stato.<br />
Anche al funerale le sue volontà non richiedevano l&#8217;omaggio delle personalità politiche, ma a Sassari queste ci sono andate comunque. “In forma privata” si è detto, ma violando di fatto le sue disposizioni in materia.</p>
<p>Negli anni &#8216;80 salvò il Partito Sardo d&#8217;Azione, da poco proclamatosi indipendentista, dal palese tentativo di illegalizzazione ordito da non meglio precisati settori dell&#8217;intelligence e della Magistratura Italiana mediante il controverso “complotto separatista”. A fine anni &#8216;80 salvò anche la “Brigata Sassari” da un disegno dei vertici militari di riorganizzazione delle Forze Armate che tentava di omologare definitivamente anche quella poca specialità di corpo e di uniformità territoriale rimasta.<br />
In Sardegna, l&#8217;astioso indipendentismo che ancora attraversa diversi settori del Nazionalismo Sardo, non aveva capito (e forse non l&#8217;ha capito neppure oggi) che, sebbene alla Sardegna Cossiga poteva interessarsi da tempo, l&#8217;ha fatto comunque nel periodo storico maggiormente propizio. Aspetto di cui era pienamente consapevole.<br />
E&#8217; per questo che si avvicinò a Baschi e Catalani, perché con la fine della <em>Guerra Fredda</em> non intuì solo il terremoto della partitocrazia italiana (a cui tangentopoli diede la più grande scossa), ma intuì che ci sarebbero stati ampi margini di manovra anche per tutte le minoranze internazionali senza stato che si battevano per un riconoscimento formale del loro diritto all&#8217;esistenza.<br />
In quest&#8217;ottica fu dunque lineare e coerente il suo impegno nel corso dell&#8217;ultimo decennio affinché anche la Sardegna superasse i ritardi ideologici della sciocca battaglia tra autonomismo ed indipendentismo al fine di riformare le istituzioni Sarde per gradi. Circostanza che avrebbe permesso anche all&#8217;indipendentismo di crescere: perché senza autocoscienza territoriale non c&#8217;è Nazione. Ma la Sardegna ha avuto ed ha tutti i requisiti per essere riconosciuta come tale. Sono piuttosto i Sardi ad aver volontariamente scelto la patria italiana.<br />
Lo ricordò anche a Sassari, in occasione della sua ultima visita per ricevere all&#8217;Università una laurea honoris causa; come in altra occasione affermò analoghi intenti nel Comune di Chiaramonti.</p>
<p>Dobbiamo a Cossiga la ripresa dei dibattiti e la volontà politica trasversale per la riscrittura dello Statuto Sardo.</p>
<p>Caro Pisanu, comprendo i suoi timori verso le populistiche derive radicali prospettate dalla Lega Nord, ma non abbia timore nell&#8217;affermare che Cossiga è stato sì un liberale, ma non solo conservatore. Fu infatti anche progressista (in termini riformistici).<br />
E questo progressismo lo ha dimostrato affermando senza timori che in uno stato possono anche convivere diverse nazioni (purché formalmente riconosciute e rispettate), come già avviene in altri stati d&#8217;Europa e del mondo.<br />
Per Cossiga dunque i 4 Mori non erano solo il simbolo di un mero regionalismo o di un&#8217;Autonomia tutta da riscrivere che teme l&#8217;elemento identitario, ma, a differenza di quanto vogliono farci credere oggi alcuni indipendentisti che propongono altri rispettabili simboli, erano e sono il simbolo di una Nazione. Quella del Popolo Sardo, che ha scelto di vivere (almeno in questo passaggio storico) con il resto d&#8217;Italia.<br />
Cossiga è stato il Caravaggio della nostra politica. In senso positivo, un figlio del suo tempo.<br />
Ma dal pensiero ancora attuale, e che non ha bisogno di essere mutilato nel suo sentimento di appartenenza alla Sardegna.</p>
<p>Cordiali Saluti,</p>
<p>Bomboi Adriano – Ass.ne U.R.N. Sardinnya</p>
<p><em>Thiniscole (NU), 21-08-2010.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-A%20Pisanu%20su%20Cossiga.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Nazionalisti Sardi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/08/caro-beppe-pisanu-su-cossiga-deve-essersi-distratto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La quinta lettera di Cossiga e la mozione Sardista</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 17:17:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[L'OPINIONE]]></category>
		<category><![CDATA[PRIMO PIANO]]></category>
		<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[antonio]]></category>
		<category><![CDATA[cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[francesco]]></category>
		<category><![CDATA[marongiu]]></category>
		<category><![CDATA[mozione]]></category>
		<category><![CDATA[sarda]]></category>
		<category><![CDATA[sardista]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=1794</guid>
		<description><![CDATA[Nessun mistero. Francesco Cossiga non ha lasciato nessuna “quinta lettera”. Quantomeno non “la quinta” che qualcuno quì in Sardegna si aspettava: nessun voltagabbana sulla “patria italiana”. Piuttosto, un sincero riconoscimento di quanto i Sardi, all&#8217;apogeo del risorgimento, si siano sentiti italiani per volontà e non per conquista.
Pochi potrebbero smentire una simile affermazione, basata più su [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Cossiga-e-sos-italianos-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1801" title="Cossiga e sos italianos - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/Cossiga-e-sos-italianos-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="349" height="217" /></a>Nessun mistero. Francesco Cossiga non ha lasciato nessuna “quinta lettera”. Quantomeno non “la quinta” che qualcuno quì in Sardegna si aspettava: nessun voltagabbana sulla “patria italiana”. Piuttosto, un sincero riconoscimento di quanto i Sardi, all&#8217;apogeo del risorgimento, si siano sentiti italiani per volontà e non per conquista.<br />
Pochi potrebbero smentire una simile affermazione, basata più su un dato oggettivo che non su una scelta di comodo del Presidente emerito della Repubblica.</p>
<p>Attraverso un nostro comune amico (anch&#8217;egli Sardo), che sotto l&#8217;Arma dei Carabinieri ha lavorato nel suo personale servizio di scorta, non possiamo non ricordare il grande orgoglio di questo illustre concittadino. Ma anche la sua diffidenza ed il suo fatalismo, sapientemente condensato da un ampio spirito ironico, nonché la sua visione autonomista di ciò che sarebbe dovuta essere la Sardegna.<br />
Sebbene provato da precise e difficili scelte assunte nel corso della sua carriera, Cossiga non smise mai di guardare con interesse alla lettura storica di Francesco Cesare Casula.<br />
Una lettura secondo la quale l&#8217;istituzione del Regno di Sardegna fu soffocata dalla sbornia ideologico-risorgimentale che mise in soffitta una (seppur minima) indipendenza degli stamenti Sardi (il nostro vecchio Parlamento). Posizione già caldeggiata in passato dal celebre storico-giurista siniscolese Antonio Marongiu nella sua comparazione dei parlamenti Sardi (come in età aragonese).<br />
Eppure, nel scivoloso crinale delle valutazioni storiche, condivisibili o meno, il passo verso la politica è sempre stato breve: col senno di poi si potranno obiettare diverse cose all&#8217;operato in vita di Cossiga. Come la fase degli <em>anni di piombo</em> ed il suo ruolo sulla Sardegna dagli anni &#8216;60 agli anni del “complotto separatista”, un periodo controverso in cui fu necessario difendere il PSD&#8217;AZ. E come il suo impegno (certamente tardivo) sulla situazione politica ed istituzionale dell&#8217;isola. Una critica che lo stesso leader del Partito Sardo d&#8217;Azione Giacomo Sanna non lesinò al Senatore a vita, allorquando, con vivo interesse per le vicende attraversate dalle minoranze territoriali Europee (vedere il nazionalismo Catalano e Scozzese), Cossiga si pose alla testa di una cerchia di politici ed intellettuali con l&#8217;obiettivo di riscrivere lo Statuto Sardo e cercare le più ampie convergenze tra i diversi parlamentari Sardi a Roma allora presenti.<br />
Stiamo parlando del 2001 e seguenti.<br />
Certo, egli non è stato sicuramente il padre della “Nazione Sarda” contemporanea, ma si tratta di anni non troppo lontani che sancirono la ripresa di un lento dibattito (comunque pre-esistente) sullo status politico ed istituzionale della Sardegna che la nostra classe politica (non certo divisa) avrebbe dovuto portare avanti: come il riconoscimento della Nazionalità Sarda. (<a href="http://www.partitosardo.org/index_files/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">Documento in PDF</a>).<br />
L&#8217;idea di “nazione nella nazione” (quella Sarda interna a quella italiana), presentata in Senato ed ormai ignorata dalle stesse personalità che avrebbero dovuto sostenerla, non ebbe seguito, ma aprì tuttavia una stagione di nuovi (e rarefatti) dibattiti che ci hanno condotto ad avere oggi due nuove proposte essenziali di riforma della Sardegna: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/DDL%201244-Noa%20Carta%20de%20Logu.pdf">quella</a> redatta dal Comitato <em>pro sa Noa Carta de Logu</em>, impersonata negli ultimi anni dall&#8217;On. Piergiorgio Massidda (PDL) e condivisa dallo stesso Cossiga; e <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20Cabras%20SS%2010-04-10.pdf">quella</a> dell&#8217;On. Antonello Cabras (PD). Quest&#8217;ultima completamente avulsa dallo spirito identitario e nazionale della Sardegna con cui partì la temeraria impresa di Cossiga. Una impresa però, ricordiamolo, che non mancò mai di offrire la sempreverde idea di un Partito Nazionale Sardo. Perché egli non fu solo un uomo delle istituzioni, ma un abile osservatore: intuì da subito il passaggio storico entro il quale crollava la partitocrazia della <em>Prima Repubblica</em> per poi individuare &#8211; come lo stesso ex DC Cirino Pomicino ha avuto recentemente modo di dichiarare a Rainews 24 &#8211; l&#8217;avvento del bipolarismo ed il suo rapido declino verso una nuova forma partitocratica ad esso contigua. Dinamica che non avrebbe disdegnato un nuovo frazionismo di sigle privo di cultura politica. Perché di questo si tratta: tra il 1989 ed il terremoto di tangentopoli inaspritosi a seguito delle dimissioni dalla Presidenza della Repubblica di Cossiga, venirono meno tutti i blocchi culturali di riferimento. Tanto a destra quanto al centro ed a sinistra.<br />
Dalla <em>Seconda Repubblica</em> in poi alcui mali si sono replicati, ed il personalismo ha sostituito tali culture politiche affermatesi nel &#8216;900 (anche per via della fine della <em>Guerra Fredda</em>).<br />
L&#8217;Italia è così divenuta però un&#8217;anomalia Europea del tutto singolare: non c&#8217;è più un vero partito cattolico-liberale o conservatore, come non c&#8217;è più un vero partito socialista o ambientalista. Ci sono solo partiti ad personam, partiti sospinti da un minestrone ideologico i quali hanno trovato nel teatrino della rissa quotidiana le ragioni della loro esistenza. Trasformando così gli avversari politici in nemici, ed inasprendo così anche l&#8217;imbarbarimento della vita politica del Paese, una spirale che non poteva che avere inevitabili ripercussioni anche nella politica Sarda.<br />
Ammirava l&#8217;indipendentismo territoriale europeo, ritenuto in diversi casi più maturo poiché “sovranista”, in quanto propenso a riconoscere la necessità di una gradualità delle conquiste progressive in campo politico-amministrativo verso una legittima indipendenza (previo consenso popolare ovviamente).<br />
E&#8217; in questo clima dunque che riteneva servisse (e serve) un Partito Nazionale Sardo, non con l&#8217;obiettivo di “monopolizzare” l&#8217;ambiente identitario Sardo, quanto piuttosto con l&#8217;obiettivo di ridurne l&#8217;eccessiva frammentazione, al fine di renderlo più efficace nei confronti di una partitocrazia centralista ed estranea ai bisogni territoriali dalla quale ormai lo stesso Cossiga aveva preso le distanze e che lo guardava con diffidenza.<br />
Con Cossiga, oltre ai più vari interessi – tra cui l&#8217;affascinante pianeta delle forze armate &#8211; ed al buonsenso per tale lettura politica, abbiamo avuto la stessa passione per la tecnologia. Credeva in un potente mezzo di comunicazione (e di persuasione) come internet, per il quale spendeva diverso tempo in letture e considerazioni, e coltivava una sua personale fan-page su quel noto social network che è Facebook.<br />
Perché in prima persona ormai l&#8217;impegno verso la Sardegna era tacciato di silenzio. Amava anche presentarsi con alcuni pseudonimi, uno dei più noti fu quello sul campo cartaceo, per il quotidiano <em>Libero</em> scrisse infatti sotto il nome di “Franco Mauri”. Ultima occasione pubblica in cui ricordò che la nostra terra avrebbe dovuto cercare una nuova pista politica per il riconoscimento della Nazionalità fu in occasione della consegna di una delle tante lauree honoris causa ricevute. Nell&#8217;ateneo Sassarese infatti ricordò quanto l&#8217;impegno politico fosse fondamentale per il diritto di battersi per la nostra nazionalità.<br />
Ci spiace che il Nostro Francesco esca di scena proprio adesso, ad un punto cruciale per la svolta delle istituzioni dell&#8217;isola che (come qualcuno da lassù ci suggerisce, con la sua proverbiale irriverenza) sembra essere solo il frutto di una blanda manovra politica tesa a smarcare via l&#8217;attenzione da una Giunta grigia e poco fruttuosa in termini riformistici.<br />
Inoltre, se guardiamo persino ai nostri giuristi attuali, noteremo con dispiacere che non riescono ad andare idealmente oltre il seminato che è stato loro conferito dall&#8217;alto. E non sono quindi in grado di prospettare alcuna seria innovazione del sistema vigente. Al solo proferire parole come “sovranità/nazione/indipendenza” sorridono con sufficienza: si tratta del tipico comportamento di quella lunga linea grigia di notabili che non ha mai fatto la differenza sulle sorti del tempo vissuto e che non lascerà ricordo alcuno nella polvere della storia.<br />
Talvolta questa vulgata accademica (o presunta tale) si scorda persino di osservare l&#8217;evoluzione della politologia &#8211; ma sopratutto dei fatti concreti &#8211; in termini di sviluppo di tutte le istanze territoriali presenti oggi nel mondo ed in particolar modo nel continente Europeo.<br />
In Italia ed in Sardegna, quando si parla di maggiore sovranità, spesso si guarda solo al caso della Lega Nord, mentre si bolla con superficiale giudizio quel percorso di evoluzione del Nazionalismo Sardo (ormai inclusivo, capace di evolversi e liberale) attribuendogli sedicenti caratteristiche proprie del romanticismo ottocentesco. Con le sue rigide e marcate spirali conservatrici ed etnocentriche. Sostituendo poi il tutto con le sole attribuzioni economicistiche (indispensabili ma non uniche) basate solo sul presente e senza capire quant&#8217;anche la diversità culturale produca ricchezza. Immaginate se l&#8217;industria turistica egiziana non si fosse concentrata sull&#8217;era faraonica dedicandosi solo a quella alessandrina/tolemaica o romana. Valutazioni, quelle della “vulgata sapientis”, evidentemente prive di qualsivoglia serietà nel momento in cui si osservano i (seppur ancora frazionati) movimenti politici Sardi.<br />
Rispettabile &#8211; tra coloro i quali non condividono tali istanze del nuovo Nazionalismo Sardo &#8211; è la posizione di Guido Melis (studioso e parlamentare del Partito Democratico) che in un recente articolo ha purtroppo giudicato erroneamente e secondo i suddetti luoghi comuni la vastità di pensiero dell&#8217;identitarismo Sardo, ormai diluito secondo varie sfumature ed interpretazioni.<br />
Secondo la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Guido%20Melis%20sull%27indipendentismo.pdf">lettura del Melis</a>, con l&#8217;adesione allo Statuto Albertino, la Sardegna avrebbe definitivamente superato la fase medievale rappresentata dalla plurisecolare adozione della Carta de Logu emanata a suo tempo da Eleonora d&#8217;Arborea. Interpretazione non erronea ma che esclude tuttavia anche la possibilità di osservare costi e benefici dell&#8217;adesione ad un nascente Stato Italiano al quale, nei suoi 150 anni di esistenza (a partire dall&#8217;avvio del Regno d&#8217;Italia nel 1861), probabilmente non è stato adeguatamente corrisposto quel criterio di sviluppo che i fautori Sardi del risorgimento italiano di allora si attendevano nei confronti della nostra isola. E non a caso da allora la “Questione Sarda” è sempre stata uno spettro che non ha mai smesso di aleggiare negli ambienti delle istituzioni e della politica Sarda (“questione” che del resto pose anche l&#8217;articolato momento dei moti rivoluzionari di fine &#8216;700 secondo crismi ben diversi).</p>
<p>C&#8217;è un grande dilemma: Come Popolo Sardo, abbiamo quindi la facoltà morale prima che giuridica di legittimarci come soggetto politico e reclamare dei diritti? La Comunità Internazionale di recente ha risposto positivamente a questo interrogativo, con riferimento al caso Kosovaro. Senza scordare le chiare differenze sociali, politiche, giuridiche e geostrategiche che hanno determinato tale precedente di autodeterminazione.<br />
Secondo il diritto internazionale dunque, a prescindere da reali o presunte motivazioni storiche, una qualsivoglia popolazione, sita in un qualsivoglia stato, ha il diritto di omogeneizzarsi ed organizzarsi secondo forme di sovranità che lo stato-nazione non potrebbe costituzionalmente ammettere (a meno di sostanziali modifiche della sua struttura). Intenti, per la verità, già manifestati a suo tempo da un distinto signore chiamato George Washington, che in quanto a contrastare istituzioni sorde e rigide se ne intendeva. Le nazioni dunque nascono sia per finalità economiche che culturali, o per entrambi i profili (basti guardare la Repubblica d&#8217;Irlanda). Ma non è il momento per divagare, si tratta di un tema interessante su cui come U.R.N. Sardinnya non mancheremo di tornare per svilupparlo adeguatamente.<br />
Oggi incombe la grande sfida delle riforme istituzionali.<br />
Finita l&#8217;era Cossiga si entra nell&#8217;era del “rilancio” Sardista, il ché può essere comunque considerata una prosecuzione degli stessi ideali.<br />
Lo ammetto: io stesso inizialmente ho trovato inutile la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Mozione%20Indipendenza%20del%20PSD%27AZ.pdf">mozione</a> presentata dal Partito Sardo d&#8217;Azione durante l&#8217;attuale legislatura regionale. &#8211; Si tratta, pensai, della solita boutade occasionale lanciata verso il crescente elettorato indipendentista. -<br />
Ma ho cambiato idea.<br />
Mi sono domandato a cosa potesse mai servire una “mozione indipendentista” rispetto, ad esempio, alla proposta avanzata dal PD di una ricontrattazione dei termini statutari con il resto dello Stato. Sopratutto alla luce del fatto che, al Popolo Sardo attuale, l&#8217;indipendenza interessa in maniera relativamente scarsa e pressoché nulla sul piano della preferenza elettorale (anche se in leggera crescita).<br />
Non basta infatti parlare di un qualcosa o lanciare uno slogan se poi ad esso non si associano atti concreti per realizzarlo ed ottenere il consenso popolare che lo accompagni.<br />
Come non sta a noi indipendentisti dire se i Sardi siano in torto o meno quando non si riconoscono nella politica indipendentista. Semplicemente prendiamo atto di quella dualizzazione di coscienza (Sarda ed Italiana, avvenuta dopo decenni di omologazione culturale ed economica italiana) che attraversa parecchi nostri concittadini e che Cossiga si guardò bene dal mettere in discussione (anche perché ormai il processo di assimilazione era partito da tempo e con quella discreta dose di volontà popolare sopra menzionata).<br />
Ciò che possiamo mettere in discussione invece (e come lo stesso Cossiga non mancò di fare) è l&#8217;inerzia del Popolo Sardo di fronte al centralismo politico, mediatico, sociale ed istituzionale italiano. <span style="text-decoration: underline;">Ecco perché il Popolo Sardo può e deve interrogarsi sul passato del suo territorio, sul suo presente e sul suo futuro. Deve recuperare e tenere salda una sua autonomia di pensiero, che giustifica quindi la sua stessa esistenza</span>.<br />
In questi termini dunque diventa legittima l&#8217;aspirazione (anch&#8217;essa presente nella mozione Sardista) nell&#8217;identificare i cittadini del nostro territorio come un Popolo che chiede conto allo Stato dei suoi atti. Giusti o sbagliati che siano stati. A prescindere da quali saranno i parametri, più o meno politici e simbolici prima che statistici e documentabili, per capire quali e quanti siano i danni specifici occorsi al nostro territorio.<br />
Senza dubitare dunque della buona fede del Partito Sardo d&#8217;Azione, non si può altresì dubitare che i contenuti della mozione saranno un ottimo incipit di dibattito, non solo verso i consueti circoli accademici e della politica, ma anche verso la Pubblica Opinione. I contenuti infatti meritano ampio risalto anche rispetto al titolo stesso della mozione, che per quanto suggestivo, appare dall&#8217;esito scontato.<br />
Ciò che conta per adesso è identificare il Popolo Sardo come strumento di affermazione dei propri diritti all&#8217;interno del luogo deputato dalla democrazia a farlo: il Consiglio Regionale. Una formula che nel breve termine potrà muoversi solo sul piano simbolico, ma che non mancherà di innescare a ruota nuove valutazioni e considerazioni sul rapporto delle nostre istituzioni isolane con il resto dello Stato.<br />
Il tutto dovrebbe inoltre farsi garante di una osservazione di ordine pratico che lo stesso Cossiga non volle mai aggirare o ignorare, ovvero che <span style="text-decoration: underline;">senza autonomia culturale non ci può essere autonomia economica, e viceversa</span>.<br />
E&#8217; questa la lezione che l&#8217;attuale classe politica (e sindacale) Sarda non può tralasciare.<br />
Anche la lingua e la storia della Sardegna (benché quest&#8217;ultima sia spesso lontana dall&#8217;attribuzione, politica, dell&#8217;aggettivo di “nazionale”), sono il valore aggiunto della nostra specialità e della nostra economia, che dobbiamo introdurre sul piano della vita civile ed amministrativa dell&#8217;isola.<br />
Ma questa non è solo una considerazione personale, della nostra associazione o dei pochi circoli intellettuali che oggi la sostengono. Fu uno dei presupposti con cui i padri della Costituzione Italiana giustificavano l&#8217;istituto delle Autonomie speciali, che quindi non sorgevano solo in base a presupposti meramente economicistici e/o per risollevare le difficili condizioni economiche insulari e meridionali del secondo dopoguerra.<br />
Ecco perché la Pubblica Istruzione regionale dovrà essere uno dei capitoli di discussione nel quadro del più ampio dibattito sul ruolo e sulla forma che il prossimo statuto avrà nei suoi rapporti con la Repubblica. In attesa, ovviamente, che il Nazionalismo Sardo prosegua compatto (ed accompagnato da quel nuovo statuto che dovrebbe sviluppare nuova autocoscienza territoriale) la sua democratica battaglia per andare oltre il potenziamento dell&#8217;attuale sovranità regionale. Poiché non è apocrifo discutere su quella netta forma di sovranità popolare che attualmente la Costituzione Italiana e la sua Corte Costituzionale non ci riconoscono.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Cossiga%20e%20mozione%20Sardista.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p>Vi segnaliamo un comunicato del movimento PAR.I.S. su Cossiga che con irriverenza espone precise considerazioni: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/RME-Cala%20del%20pastore%20Cossiga.pdf">PDF</a>.</p>
<p>Bozza del Sardista Efisio Planetta di riforma statutaria presentata nella XIV Legislatura del Consiglio Regionale: <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/PL%20Planetta-PSDAZ%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">PDF</a>.</p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2010/08/la-quinta-lettera-di-cossiga-e-la-mozione-sardista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Appunti da ripetere sull&#8217;Autonomia</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2009/11/appunti-da-ripetere-sullautonomia/</link>
		<comments>http://www.sanatzione.eu/2009/11/appunti-da-ripetere-sullautonomia/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 20:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[SA NATZIONE]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
		<category><![CDATA[autonomismo]]></category>
		<category><![CDATA[carta]]></category>
		<category><![CDATA[cossiga]]></category>
		<category><![CDATA[indipendentismo]]></category>
		<category><![CDATA[logu]]></category>
		<category><![CDATA[popolo]]></category>
		<category><![CDATA[speciale]]></category>
		<category><![CDATA[statuto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sanatzione.eu/?p=674</guid>
		<description><![CDATA[
Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.
Sono passati secoli da quando il giurista Jean Bodin introdusse la Francia alla moderna concettualità dello stato-nazione, o meglio, alla paralisi dell&#8217;assolutismo. Una formula [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-676" title="Althusius-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/11/Althusius-URN-Sardinnya-237x300.jpg" alt="Althusius-URN Sardinnya" width="237" height="300" /></p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.<br />
Sono passati secoli da quando il giurista Jean Bodin introdusse la Francia alla moderna concettualità dello stato-nazione, o meglio, alla paralisi dell&#8217;assolutismo. Una formula cui nello stesso secolo si contrappose la filosofia politica di Johannes Althusius, primo vero pensatore federalista nonché avversario della teoria secondo la quale una sola istituzione (all&#8217;epoca, il sovrano) avrebbe dovuto guidare lo Stato senza fornire alcuna delega legislativa al Popolo.<br />
Dal &#8220;Politica methodice digesta&#8221; ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche sotto quelli Sardi, i quali hanno visto l&#8217;isola passare di mano da una monarchia all&#8217;altra finché, nel 1861, non nacque il Regno d&#8217;Italia.<br />
Sarebbe scorretto affermare che l&#8217;Italia unita non abbia portato benefici alla sua popolazione nel momento in cui, o meglio, col passare del tempo, ha conseguito una posizione di relativo sviluppo e media potenza in seno alla Comunità Internazionale.<br />
Sfortunatamente parte del PIL Italiano è il prodotto dei re-investimenti del crimine organizzato, il quale, solo al sud e solo in certi noti quartieri, fattura (pensate) tanto quanto il PIL di alcuni paesi del &#8220;terzo mondo&#8221; messi insieme.<br />
L&#8217;Italia, politicamente e socialmente parlando, nei fatti rimane un Paese a diverse velocità in cui spesso e volentieri dei territori dal grande patrimonio umano ed ambientale (come la Sardegna) vengono esclusi dallo sviluppo. Siamo nella situazione per cui serve addirittura più di un decennio per cantierizzare un&#8217;infrastruttura stradale, ma nel frattempo Roma rapina e non restituisce quel gettito fiscale di miliardi di euro (derivante dalle nostre tasse) previsto dalla finanza regionale (vedere vertenza entrate).<br />
Dopo 60 anni abbiamo la consapevolezza che la vecchia &#8220;Autonomia&#8221; scaturita (con legge costituzionale) nella forma dello Statuto Autonomo del 1948 è superata. Fin&#8217;ora ogni tentativo di riforma delle istituzioni Sarde si è arenato e/o è caduto nell&#8217;oblio: come la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">proposta di revisione Costituzionale (Vedi PDF)</a> presentata in Senato nel 2006 dal Presidente emerito Cossiga e come la proposta della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Noa%20Carta%20de%20Logu-URN%20Sardinnya.pdf">Noa Carta de Logu (Vedi PDF)</a> di qualche anno fa.<br />
Ma se l&#8217;Italia centralista fu un organismo disegnato militarmente dalla monarchia Piemontese (proiezione di quella accentratrice Francese) al fine di unire popoli culturalmente e linguisticamente diversi, la parola d&#8217;ordine nel presente non è data solo dal riconoscere la necessità di una nuova Autonomia, quanto dal capire che di Autonomia non ne abbiamo mai seriamente esercitata.<br />
E&#8217; tempo di uscire da una certa vecchia retorica indipendentista abituata al vilipendio verso una fantomatica Autonomia Sarda:</p>
<p>Chi mai avrebbe il coraggio di dire oggi che la Sardegna ha capacità fiscali ed erariali completamente autonome?<br />
Chi mai avrebbe il coraggio di dire che la Storia e la Lingua Sarda sono peculiarietà riconosciute e diffuse dalle istituzioni (la scuola in primis) e dai Media?<br />
Attorno a noi solo centralismo italiano: Chiamiamo le cose con il loro nome.<br />
Non esiste alcun nazionalismo Sardo capace di bilanciare quello italiano, ma la colpa non è necessariamente dell&#8217;ignavia politica locale o del centralismo romano. Nell&#8217;isola abbiamo avuto un insieme di fattori strutturali e sociali (come Pubblica Istruzione, Sport e Media) che fin&#8217;ora hanno ritardato l&#8217;evoluzione della politica identitaria Sarda e la sua conseguente diffusione elettorale. Non solo quindi problematiche connesse all&#8217;endemica assenza di fondi rispetto ai grandi partiti italiani (detentori dello status quo) ma evidenti ritardi concettuali della politica territoriale.</p>
<p>Sono finiti i tempi in cui l&#8217;embrionale indipendentismo Sardo (di matrice Marxista) connotava la battaglia per l&#8217;autodeterminazione in misura ideologica.<br />
La conquista della sovranità non avverrà mai attraverso un cambio repentino del sistema-Paese ma esclusivamente attraverso un percorso progressivo di adattamento strutturale del sistema sociale, economico e culturale Sardo, nel tempo. A seguito di riforme.<br />
Bisogna altresì fare alcune distinzioni: I partiti italiani in Sardegna non sono autonomisti ma centralisti.<br />
L&#8217;autonomismo non è l&#8217;Autonomia (in Sardegna, ancora da costruire).<br />
L&#8217;autonomismo è piuttosto un percorso di conseguimento dell&#8217;Autonomia che può muoversi sullo stesso piano dell&#8217;indipendentismo e non è (rispetto ad esso) un concetto antagonista.<br />
Il percorso di sviluppo della sovranità, per gradi, nelle istituzioni Sarde, è autonomismo. Un processo fin&#8217;ora mai attivato da alcuna forza politica.<br />
E&#8217; notorio che un certo vetusto circuito indipendentista ripeta quanto la stagione delle alleanze sia “superata” e non abbia mai portato a nulla (vedasi il passato del Partito Sardo d&#8217;Azione), ma è altrettanto notorio che tale pregiudizio si basi su motivazioni prive di fondamento:<br />
Infatti, solo negli ultimi anni possiamo considerare accresciuto il panorama di sigle identitarie Sarde (nonostante i voti siano in calo rispetto al decennio scorso).<br />
Il punto focale risiede nella necessità di ridurre la frammentazione politica per promuovere maggiore coordinazione programmatica tra sigle territoriali.<br />
E&#8217; necessario passare alla rimozione completa della sciocca ed inesistente guerra tra autonomismo ed indipendentismo.<br />
Bisogna sviluppare un progetto politico capace di pesare ed influenzare l&#8217;operato di una eventuale amministrazione regionale nel suo Consiglio legislativo.<br />
Non si può combattere il bipolarismo in ordine sparso, né fuori da sedi di governo: Una formula deleteria che oggi diviene del tutto organica e funzionale al centralismo che invece dobbiamo avversare.<br />
Altro mito da sfatare è la pregiudiziale secondo la quale l&#8217;Autonomia non è che una forma di subordinazione rispetto allo Stato centrale e quindi &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;:<br />
Se è vero che il federalismo invece si pone come organismo che assegna pari grado di sovranità a centri amministrativi diversi, non è improprio affermare che anche un&#8217;Autonomia eventualmente subordinata allo Stato centrale garantisca quei criteri di potenziamento e consolidamento del Nazionalismo Sardo nel tessuto sociale. Che cosa intendiamo dire?<br />
Che senza una vera Autonomia economica e culturale, il Popolo non maturerà mai una visione distinta ed autonoma di sé dal resto della Repubblica e pertanto senza il fondamentale gradino autonomista non si capaciterà mai di avere peculiarietà e potenzialità di autodeterminarsi verso nuove forme istituzionali. Magari da conseguire, in futuro, attraverso un referendum sull&#8217;indipendenza.<br />
Fermo restando la ovvia permanenza nell&#8217;Unione Europea e nel generale consesso della Comunità Internazionale.</p>
<p>L&#8217;aspetto più grottesco di alcuni indipendentisti è che recriminano ai rappresentanti Sardi dei partiti centralisti di non essere abbastanza &#8220;autonomisti&#8221; (in ragione dell&#8217;etichetta autonomista che gli appiccicano addosso più di quanto tali politici non se la costruiscano da soli per ragioni propagandistiche); ma gli stessi indipendentisti tacciono nel momento in cui le loro discutibili dirigenze si dividono e non riescono a formulare alcuna piattaforma programmatica in fase di elezioni. Le responsabilità generali le imputano sempre &#8220;agli altri&#8221;, ai centralisti che chiamano &#8220;autonomisti&#8221;. Mai a se stessi. Paradossale appare inoltre lo slogan coniato dal movimento IRS: &#8220;Meno Autonomia, più Sovranità&#8221;, come se l&#8217;autonomia non sia una forma di sovranità o come se l&#8217;autonomia sia un qualcosa di immutabile nel tempo che non può essere sottoposto a nuove riforme e quindi a più riscritture statutarie. Se invece ci si riferisce all&#8217;<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Statuto%20Regione%20Autonoma%20della%20Sardegna%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">autonomia speciale del 1948 (Vedi PDF)</a>, evidentemente non si ha l&#8217;esatta percezione di ciò che si afferma: Anche le ex &#8220;Repubbliche&#8221; Sovietiche venivano definite &#8220;Repubbliche&#8221; ma nei fatti non lo erano, perché si trattava di regimi. Alla stessa stregua, la Sardegna non dispone di alcuna reale sovranità/autonomia (applicata) su diverse pertinenze sociali ed amministrative. Si tratta di una realtà fattualmente centralista.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo Sardo deve crescere e capire che il suo sviluppo elettorale è strettamente connesso allo sviluppo di un percorso autonomistico di riforme dell&#8217;assetto socio-territoriale. Non si può altrimenti pretendere di entrare nei grandi numeri della politica emulando modelli politici in cui invece (come ad esempio la Catalogna) esiste un cosciente substrato nazionale distinto da quello centrale.<br />
Per dirla in parole semplici: Se non introdurremo legislativamente verso il Popolo la nostra cultura nella scuola pubblica e nei media, veramente pochi matureranno la comprensione delle istanze indipendentiste.<br />
Piuttosto, come nel presente, tali istanze rischiano di venire diluite ed inquinate verso un fasullo autonomismo prodotto abitualmente dai partiti italiani.</p>
<p>L&#8217;appello è dunque tutto per i dirigenti dei movimenti &#8220;autonomisti&#8221; ed &#8220;indipendentisti&#8221; Sardi:<br />
Basta con le etichette e le divisioni. Riformiamo la carta fondamentale dell&#8217;isola.<br />
Sapete benissimo che la stagione delle utopie e della bassa propaganda da distribuire a piene mani alla propria militanza è finita.<br />
E&#8217; tempo di parlare chiaramente e di assumersi responsabilità di governo.</p>
<p>Grazie per la cortese attenzione.</p>
<p>Di B. Adriano e F. Maurizio.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Sull%27Autonomia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sanatzione.eu/2009/11/appunti-da-ripetere-sullautonomia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
