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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; common</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Ideal Europe and ideal world</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 20:15:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un ideale ordine europeo ed internazionale? Un sistema federale di matrice jeffersoniana e cattaneana, incentrato sulla cultura giuridica del common law, ovviamente aperto al libero mercato e alla competizione fiscale. Un mondo policentrico, completamente diverso dal nostro. L&#8217;intervento di Francesco Introzzi, ex esponente del Movimento Federalista Europeo. La mia raccomandazione ai candidati al Parlamento europeo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Un ideale ordine europeo ed internazionale? Un sistema federale di matrice jeffersoniana e cattaneana, incentrato sulla cultura giuridica del common law, ovviamente aperto al libero mercato e alla competizione fiscale. </em></span><br />
<span style="color: #0000ff;"><em>Un mondo policentrico, completamente diverso dal nostro.</em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>L&#8217;intervento di Francesco Introzzi, ex esponente del Movimento Federalista Europeo.</em></span></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/06/European-system-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-17349" title="european-system-urn" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/06/European-system-URN.jpg" alt="" width="605" height="463" /></a></p>
<p>La mia raccomandazione ai candidati al Parlamento europeo, da sempre, è quella di trasformare il prossimo Parlamento europeo in una “Costituente Federale”.<br />
Ma dobbiamo esporre all’opinione pubblica europea un radicale approccio riformista.</p>
<p>Formatomi sulla base del lavoro del <em>gruppo di Ventotene</em>. Dopo le esperienze negative del “Congresso del Popolo europeo” del 1958 e la serie negativa dei vari referendum popolari contro il progetto di “Costituzione europea”, è dal 1967 che, con mio stesso rammarico, ma anche dell’esponente torinese Sergio Pistone, mi sono dissociato dalle posizione del Movimento Federalista Europeo. Questo per sostenere la netta contrapposizione tra “il federalismo super-nazionalista”, ispirato alla linea statunitense di Alexander Hamilton, e il mancato “federalismo civile”, ispirato alla linea italiana di Carlo Cattaneo (avvicinabile al federalismo americano &#8211; anti-Hamilton e tutt’altro che “anti-federalista”- di Thomas Jefferson). Simile al modello storico consolidato della Confederazione elvetica.<br />
Questa posizione mi è stata rafforzata, era il 1971, dalla lettura del libro di Norberto Bobbio su Carlo Cattaneo (La “filosofa militante”).</p>
<p>I problemi politici di base ormai sono di livello planetario ma, per risolverli, non possiamo più basarci sull’equilibrio – oltretutto precario – delle forze armate (per di più ancora armate con terribili ordigni nucleari, di cui l’Italia (sovranista?) mantiene diverse basi U. S. A.</p>
<p>Uscire dal “federalismo hamiltoniano” – fondato su strutture federali nazionaliste (armate ed endo-colonialiste) – per passare a strutture federali “civili” – di ispirazione cattaneana – è diventato improcrastinabile e di massima urgenza.</p>
<p>Per quanto riguarda l’integrazione federale europea ritengo semi-risolutiva un’altra questione: precisamente in campo culturale, giuridico (e giudiziario). Si tratta di convertire i sistemi giuridici euro-continentali da “civil law” a “common law”, non solo per superare un divario teorico-operativo ma anche per la ragione – eminentemente socio-operativa e socio-economica &#8211; del maggiore pragmatismo e della maggiore “efficienza” della “common” rispetto alla “civil” law.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/05/SaNatzione.eu-URN-Sardinnya-Logo.jpg" alt="" width="196" height="200" />Se la reciproca incomprensione infra-europea tra “civil law” e “common law” offre un’idea della presunzione di “non dover deflettere” dalle reciproche tradizioni socio-culturali del diritto romano continentale contro il pragmatismo giuridico della tradizione anglo-americana, si arriva facilmente a capire la caparbietà dell’arroccamento anti-federalista, sia della Lega salviniana, che dei drastici negatori del federalismo nazionale italiano (salvo, in piena auto-contraddizione, dichiararsi invece fermamente federalisti a livello europeo, vedi i radicali di Emma Bonino e i “federo-supernazionalisti” di Liberi e uguali).</p>
<p>Siamo precipitati, senza minimamente capire i termini dell’auto-imbroglio, dentro un labirinto ideologico dal quale sembriamo impossibilitati a uscire.</p>
<p>L’aspetto assurdo della questione federalista risiede nel fatto che &#8211; se si vuole salvare il federalismo come strumento di salvaguardia della libertà politica – si deve poter credere nella capacità della generalità delle persone fisiche di gestire in modo “consapevole e civile” l’autogoverno locale, e questo all’interno di un sistema federale allargato ai vari livelli geografici sempre più ampi. Fino ad arrivare al livello geografico più esteso, quello planetario (integrando, sarebbe necessario, l’inadeguatezza ONU).</p>
<p>In caso contrario rimarremmo in eterno inchiodati alla logica del permanente confronto militare per l’equilibrio del terrore usato ai fini interni per conservare la struttura di un sostanziale “endo-colonialismo”. Un endo-colonialismo utile ai governi centralistici, sia occidentali che orientali (vedere Cina).</p>
<p>Ma alla base della costruzione politica federale, in teoria (sulla base della “Psicologia delle menti associate” di Carlo Cattaneo) avremmo bisogno (grosso modo, almeno tendenzialmente) di poter contare su “un sistema di auto-governo anti-autarchico”, fondato cioè sulla comune, generale, volontà degli associati di convergere verso un “equilibrio dinamico permanente”. Dobbiamo riconoscere che di questa certezza ci mancano i presupposti. Siamo in grado di crearli?</p>
<p>Ricordiamoci l’<a href="http://www.thefederalist.eu/site/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=1455:mario-albertini-e-la-storia-del-pensiero-federalista&amp;catid=2:saggi&amp;lang=it" target="_blank">autogol</a> di Alexander Hamilton contro il “federalismo civile” di Thomas Jefferson:</p>
<p><em>«Sperare in una permanenza di armonia tra molti Stati indipendenti e slegati sarebbe trascurare il corso uniforme degli avvenimenti umani e andar contro l&#8217;esperienza accumulata dal tempo».</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2019/06/URN-Sardinnya-Lopinione-Ideal-world.pdf" target="_blank">Scarica questo articolo in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Diritto e indipendenza: Il caso dell&#8217;Inghilterra, della Birmania e della Catalogna</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 16:22:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. C&#8217;è stato un tempo in cui il Diritto veniva riformato grazie al sangue, al ferro e al fuoco. E ben prima che la rivoluzione francese facesse rotolare la testa di un sovrano, l&#8217;Inghilterra aveva già sperimentato una pratica con cui anelare alla libertà, ma che non portò ai frutti sperati. Correva il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Mas-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-12828" title="Mas - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Mas-URN.jpg" alt="" width="605" height="416" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>C&#8217;è stato un tempo in cui il Diritto veniva riformato grazie al sangue, al ferro e al fuoco. E ben prima che la rivoluzione francese facesse rotolare la testa di un sovrano, l&#8217;Inghilterra aveva già sperimentato una pratica con cui anelare alla libertà, ma che non portò ai frutti sperati.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Fairfax-by-Walker-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12831" title="General Thomas Fairfax (1612-1671)" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/Fairfax-by-Walker-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="363" /></a>Correva il 1649 e le forze rivoluzionarie fedeli ad Oliver Cromwell decapitarono il re Carlo I° d&#8217;Inghilterra, inaugurando l&#8217;era di una Repubblica che in realtà si trasformò in una dittatura non migliore della monarchia che l&#8217;aveva preceduta (più tardi, Napoleone e Lenin, come ricordò Popper, inciamparono nello stesso errore).<br />
Non si può affermare tuttavia che il ricorso alla violenza sia sempre stato un percorso privilegiato rispetto al riformismo affinché il popolo si liberasse da questo o quel tiranno. Gli stessi rivoluzionari inglesi avevano diverse interpretazioni sulla natura delle istituzioni che intendevano promuovere. Nel caso inglese, la più grande spaccatura politica riguardò proprio la posizione di Cromwell rispetto al Generale che aveva condotto la rivoluzione di cui lui raccolse i frutti, Lord Thomas Fairfax.</p>
<p>Fairfax riteneva possibile riformare e salvare l&#8217;istituto monarchico estendendo le prerogative del parlamento e allo stesso tempo salvaguardando gli interessi del ceto mercantile e, in linea generale, del popolo.  Re Carlo però si dimostrò irremovibile e non accettò mai di firmare alcun accordo con Fairfax e Cromwell, in quanto riteneva che il suo ruolo, in stretta continuità coi sovrani precedenti, derivasse da Dio, senza ulteriori autorità terrene che avrebbero potuto metterlo in discussione. L&#8217;intransigenza della monarchia e la sua capacità di influenzare le forze parlamentari alimentò il radicalismo di Cromwell, che propendeva per l&#8217;eliminazione della Corona, e isolò la posizione moderata di Fairfax, il quale, pur godendo di vasto credito nell&#8217;esercito, scelse di non opporsi alla linea di Cromwell. Tutto ciò portò al colpo di Stato che decretò la condanna del sovrano, da cui il Generale si chiamò fuori.<br />
Coi secoli,  largo tempo dopo la morte di Cromwell, la monarchia britannica assunse il ruolo sperato da Fairfax.</p>
<p>Eppure c&#8217;è un aspetto interessante che riguardò i protagonisti di questi storici eventi, perché sia il monarca, sia Fairfax (di rango nobiliare) e sia Cromwell (membro della <em>gentry</em>, la piccola nobiltà terriera), avevano come punto di riferimento l&#8217;antica “Magna Carta” del 1215. Malgrado ogni fazione tirasse dalla sua parte la coperta delle ragioni a supporto delle proprie scelte, tutti guardavano invano a tale “costituzione” come ad uno strumento per rappresentare chi il parlamento in nome del popolo, e chi la monarchia in nome del popolo.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Sotto un profilo giuridico è stato così rafforzato un modello di <em>common law</em>, cioè un modello in cui le istituzioni basano le proprie scelte sulla tradizione giuridica dell&#8217;esperienza, in netto contrasto ad un modello di <em>civil law</em> (che avrà invece fortuna nell&#8217;Europa continentale), dove, sul modello degli Stati contemporanei, degli organi politici scrivono ex novo i codici di un patto costituzionale che vincola popoli e fazioni politiche alla sua osservanza.</p>
<p>Alla prova dei fatti, il sistema legale del <em>common law</em> si è rivelato più efficace e democratico poiché ad esempio ha consentito agli scozzesi di tenere un referendum sulla propria indipendenza dal Regno Unito, seppur non vinto. Viceversa, la Catalogna, inserita in un modello giuridico di <em>civil law</em>, come quello italiano, porta Barcellona ad entrare in conflitto con Madrid nella necessità di superare un rigido patto costituzionale che non rappresenta più una porzione del popolo che l&#8217;aveva sottoscritto.</p>
<p>Che la fiducia nella democraticità di una Costituzione sia mal riposta lo dimostra persino l&#8217;esperienza della Birmania: la recente vittoria elettorale di Aung San Suu Kyi per la guida del Myanmar, nonostante i 291 seggi conquistati dalla sua “Lega Nazionale per la Democrazia”, rimane vincolata al benestare di una Costituzione che assegna alle forze armate il ruolo di arbitro della vita politica del Paese e a queste la capacità di effettuare nomine nei dicasteri di vertice della pubblica amministrazione.</p>
<p>Come l&#8217;esperienza ci insegna, la transizione verso la democrazia non dipenderà quindi dalla stretta osservanza di una carta ma dalla mediazione politica che i rappresentanti del vecchio regime, in eventuale accordo coi nuovi, sapranno sostenere.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/San-S.-Kyi-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-12833" title="Aung San Suu Kyi delivers her speech during the Nobel peace prize ceremony in Oslo" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/San-S.-Kyi-URN.jpg" alt="" width="330" height="198" /></a>Se in Myanmar tale processo non richiederà il ricorso alla violenza potremmo guardare alle conquiste umane con rinnovata fiducia. Ma la realtà in cui un processo di transizione ci appare più affascinante è indubbiamente quello catalano, sia perché si gioca interamente in ambito democratico, nel cuore dell&#8217;Unione Europea,  e sia perché il parlamento catalano ha recentemente introdotto una storica risoluzione di disobbedienza verso la corte costituzionale spagnola: in termini giuridici, si tratta di una sfida al <em>civil law</em> continentale mai vista prima in uno Stato dell&#8217;Europa meridionale.</p>
<p>Dobbiamo infatti considerare che il Diritto pubblico e costituzionale europeo ha già fatto enormi passi avanti grazie al piccolo Principato del Liechtenstein, la cui Costituzione riconosce il diritto di secessione, mentre i maggiori Stati del vecchio continente continuano a basarsi su obsolete costruzioni istituzionali che non rispondono più alle mutate condizioni politiche, culturali ed economiche dei popoli che sovrastano.</p>
<p>La disobbedienza catalana, alimentata dal sentimento indipendentista, porta a identificare gli atti del proprio parlamento con la sovranità popolare di cui è espressione, rendendo quindi illegittimi gli atti del governo, del parlamento e degli organi di garanzia spagnoli. Immaginate se il Consiglio Regionale della Sardegna decidesse di tramutarsi in Parlamento, dichiarando nulli gli atti delle istituzioni italiane. Si tratta di una disobbedienza democratica che per certi versi presenta caratteri di analogia con gli antichi rivoluzionari inglesi, i quali vedevano nel parlamento l&#8217;unico spazio di legittimazione del popolo rispetto ad una istituzione centrale considerata non più organica ma avversaria.</p>
<p>La sfida di Barcellona apre quindi scenari inediti, tanto sul piano giuridico che su quello politico, e lascia a noi sardi un quesito fondamentale: sapremo fare altrettanto?</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2015/11/URN-Sardinnya-Esteri-Diritto-e-indipendenza.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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