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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; carta</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Ma cos&#8217;è la libertà d&#8217;informazione per la Sardegna?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 21:25:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La libertà che io cerco è quella di apprendere, di parlare e di discutere, liberamente e secondo coscienza: questa, più di tutte le altre libertà”.
John Milton (Londra, 1608 – 1674).
Buone Feste e Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
Quando si pensa alla libertà d&#8217;informazione, la mente corre dritta al bombardamento mediatico italiano che vede contrapposta la destra alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Cultura-e-movimentismo-URN-Sardinnya.gif"><img class="alignright size-full wp-image-2265" title="Cultura e movimentismo - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/12/Cultura-e-movimentismo-URN-Sardinnya.gif" alt="" width="330" height="301" /></a>“La libertà che io cerco è quella di apprendere, di parlare e di discutere, liberamente e secondo coscienza: questa, più di tutte le altre libertà”.</em></p>
<p>John Milton (Londra, 1608 – 1674).</p>
<p>Buone Feste e Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Quando si pensa alla libertà d&#8217;informazione, la mente corre dritta al bombardamento mediatico italiano che vede contrapposta la destra alla sinistra italiana.<br />
Da sinistra si accusa il Governo Berlusconi di controllare una discreta dose dell&#8217;informazione italiana, da destra idem, con le relative accuse di faziosità note a tutti.</p>
<p>Chi ha ragione?<br />
Probabilmente, una TV e della carta stampata che prediligono il gossip ai diversi problemi del “Paese”, tanto quanto si occupano delle vicende Berlusconiane, ci da una misura del torto marcio in cui sono precipitati i media con i quali, volenti o nolenti, noi Sardi siamo quotidianamente a contatto.<br />
C&#8217;è chi, chiaramente, propenderà per una parte o per l&#8217;altra, ma non è questo il punto.<br />
Infatti i problemi in Sardegna non mancano, e siamo sicuri che questi abbiano adeguato spazio nei canali informativi?<br />
E siamo sicuri che i nostri rappresentanti politici non siano a loro volta inseriti in dinamiche completamente avulse dalla reali esigenze del territorio?</p>
<p>I media italiani ci stanno ricordando che la Sardegna ha il 44% di disoccupazione?<br />
I media italiani stanno rappresentando la cultura, la lingua e le necessità che noi, sottoposti a canone radiotelevisivo, meritiamo?<br />
E la carta stampata?</p>
<p>Francamente siamo poco interessati alle avventure erotiche del Presidente del Consiglio, così come siamo poco interessati se a raccontarci le bufale sarà Bersani, Di Pietro, Vendola o l&#8217;ennesimo leader del centro-sinistra. E perché mai la politica Sarda oggi dalla stampa si costerna per l&#8217;arrivo del boss Iovine nel carcere Nuorese di Badu &#8216;e Carros? Nel Consiglio Regionale hanno persino votato contro la <span style="text-decoration: underline;">simbolica ma politicamente rilevante</span> mozione sull&#8217;indipendenza. Siano coerenti: se vogliono la bicicletta italica, pedalino.<br />
Da Saviano vorremmo sentirci dire dell&#8217;enorme patrimonio archeologico Sardo a rischio; vorremmo poter parlare di SARAS, industria petrolchimica che fattura milioni di euro sulle spalle dei Sardi con accise miliardarie tutt&#8217;altro che pagate. Vorremmo poter parlare delle industrie che vengono a rapinare, inquinare per poi lasciare il territorio alla fame. Vorremmo sentire qualcosa sui miliardi di euro con cui lo Stato Italiano è in debito con la Sardegna per l&#8217;inattuazione dell&#8217;articolo 8 dello Statuto Speciale in materia di Entrate. Vorremmo parlare delle mancate infrastrutture della Sardegna con i fondi FAS scippati a favore di altre regioni (politicamente più robuste). Vorremmo parlare della palese assenza della Sardegna dal contesto UE.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Potremmo continuare per ore, ma in sintesi, vorremmo poter parlare del fatto che la Sardegna ha esigenze economiche e culturali spesso difformi da quelle di altri territori della Repubblica Italiana</span>.</p>
<p>In altre minoranze internazionali, allorquando ci sono PRIORITA&#8217; a cui dare attenzione rispetto al pattume proveniente dai canali informativi dello Stato centrale, gli organi territoriali dell&#8217;informazione si muovono ed espongono i problemi reali.<br />
In Sardegna ad oggi non esiste alcun gruppo editoriale che faccia questo tipo di lavoro ponendo con costanza &#8211; in primo piano &#8211; le caratteristiche territoriali rispetto a quelle (spesso virtuali e propagandistiche) dello Stato centrale.<br />
La maggiorparte dell&#8217;informazione è attratta dal solito teatrino politico del botta e risposta perpetuo; non ci sono riforme strutturali; le promesse si sprecano; il gossip allieta i nostri pomeriggi ed il calcio dorato le nostre serate.<br />
In Catalogna i cittadini hanno una relativa possibilità di farsi un&#8217;opinione, lo stesso dicasi in Scozia, in Irlanda, a Taiwan, nel Québéc, etc. Ma la nostra isola rimane in balia di forze che determinano la Pubblica Opinione, costruiscono consensi e portano il cittadino a maturare NON un pensiero critico e la possibilità di ragionare sul proprio territorio, ma creano una realtà piatta sugli interessi di terzi, schierandosi (quasi fosse una tifoseria) ora con questo, ora con quel partito romano.<br />
Ci torna vagamente alla memoria il drammatico “divide et impera” britannico durante il colonialismo a danno dell&#8217;India, quando l&#8217;informazione portava gli indiani a tifare per questo o quello schieramento che, da Londra, a migliaia di chilometri di distanza, faceva il bello ed il cattivo tempo sulle loro spalle.</p>
<p>In un Paese normale saremmo anche noi a favore della logica dell&#8217;alternanza bipolare, possibilmente bipartitica, al fine di garantire stabilità di Governo e quindi una maggiore credibilità amministrativa.<br />
In Sardegna questo non è possibile, perché questo bipolarismo è il primo anestetico che, attraverso una pessima comunicazione ed una superficiale informazione, distrae il cittadino dalle reali vertenze che lo riguardano in prima persona.<br />
Non è compito nostro quello di dare un&#8217;interpretazione etica alla libertà d&#8217;informazione, ma possiamo certamente dirvi che cosa è falsa libertà: quella di sedurre, di omettere e di distrarre dalle notizie che riguardano la vita civile di un cittadino.<br />
Ed in coscienza, non possiamo affermare che oggi i Sardi siano consapevoli della necessità di esercitare il loro diritto ad essere informati con serietà: la stessa serietà che in ogni vera democrazia non può mancare.</p>
<p>A ciò dobbiamo aggiungere una classe politica locale inerte e dedita ad alimentare questa fuorviante informazione, gli stessi leader Sardi oggi sono più preoccupati a parlare di Fini, Berlusconi o Vendola che non del buco della sanità Sarda (denunciato da Sardisti e Riformatori) e/o dei sudetti problemi.<br />
Ancora meno sono interessati a dare risalto alla proposta dei Rossomori sulla riduzione degli stipendi agli Onorevoli.<br />
Veramente pochi sono altresì interessati all&#8217;assenza di diritti dei cittadini che parlano in Lingua Sarda, nonostante esista una precisa normativa di riconoscimento in materia e la RAI sia tutt&#8217;altro che interessata a risolvere il problema.<br />
La servitù dei nostri media a quel circo chiamato Italia si manifesta persino in momenti in cui gruppi editoriali come quello di Videolina si battono contro una disposizione centralista che sposterebbe il loro canale oltre i primi 10 tasti del telecomando.<br />
Perché parlare di servitù? Perché non qualificando la Sardegna come entità realmente autonoma, non si sono posti il problema che in altre minoranze internazionali hanno già tentato di affrontare: ovvero quello di spostare i canali territoriali in cima al telecomando, quindi ai primi posti. Ovviamente potenziandone i finanziamenti per il miglioramento dei programmi e della qualità audiovisiva offerta agli ascoltatori. Ma anche liberalizzando seriamente il mercato pubblicitario.<br />
A condizioni attuali, nella nostra terra neppure un Wikileaks potrebbe scuotere le coscienze, servirà una seria politica territoriale. Una politica tutta ancora da discutere e costruire.</p>
<p>Pensate, in Canada, non solo si è alimentata una politica che punta a rappresentare i bisogni economici dei territori, ma si è giunti alla proposta di scindere i sistemi radiotelevisivi, pur nel quadro della stessa confederazione.<br />
Il Bloc Québécois, a seguito del riconoscimento di Nazione del Québéc nel 2006, ha avviato una proposta di riassetto del sistema complessivo della comunicazione.<br />
Nel Bill C-540 il movimento ha proposto di creare un&#8217;autorità delle radiotelecomunicazioni territoriale in antitesi all&#8217;autorità per le telecomunicazioni di Ottawa. In seguito il tema è stato riproposto mediante il Bill C-444 del 2009 al fine di creare anche un&#8217;emittente pubblica del Québéc (sistema CQRT). Il progetto affianca gli obiettivi della <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/09/lingua-e-statuto-sardo-qualche-esempio-internazionale-per-le-riforme-%e2%80%93-i-comunicato-cls/">normativa linguistica 101</a> di cui vi abbiamo già parlato.<br />
Il sistema CQRT non sarebbe altro che un&#8217;agenzia delle telecomunicazioni indipendente dallo stesso governo del Québéc, che avrebbe regole autonome concernenti l&#8217;esclusiva possibilità di rappresentare gli interessi e le preoccupazioni della Nazione (francofona).<br />
Si tratta di una proposta di legge rivoluzionaria, che accompagna il sistema pubblico/privato nel quadro di una serie di accordi amministrativi tra il governo federale e quello territoriale.<br />
L&#8217;obiettivo ovviamente è tanto quello di informare correttamente i cittadini, quanto quello di non imbrigliare la libertà editoriale, che comunque non viene intaccata neppure sul settore pubblico.<br />
In quest&#8217;ottica si riscontrano analogie con quanto già prospettato in Catalogna dalla federazione politica del CiU (<a href="http://www.sanatzione.eu/2010/11/barcellona-nazionalisti-catalani-vincono-le-elezioni-osserviamo-con-quali-temi/">vincitrice alle ultime elezioni</a>) e che presuppone un&#8217;adattamento della libertà di espressione al rispetto dei diritti (bi)linguistici, culturali ed economici del territorio rispetto a quelli centrali (doppiaggi, sottotitolazione, finanziamento della cultura, etc).</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis R. e B. Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Vera%20informazione.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi </strong></p>
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		<title>Appunti da ripetere sull&#8217;Autonomia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 20:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-676" title="Althusius-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/11/Althusius-URN-Sardinnya-237x300.jpg" alt="Althusius-URN Sardinnya" width="237" height="300" /></p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.<br />
Sono passati secoli da quando il giurista Jean Bodin introdusse la Francia alla moderna concettualità dello stato-nazione, o meglio, alla paralisi dell&#8217;assolutismo. Una formula cui nello stesso secolo si contrappose la filosofia politica di Johannes Althusius, primo vero pensatore federalista nonché avversario della teoria secondo la quale una sola istituzione (all&#8217;epoca, il sovrano) avrebbe dovuto guidare lo Stato senza fornire alcuna delega legislativa al Popolo.<br />
Dal &#8220;Politica methodice digesta&#8221; ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche sotto quelli Sardi, i quali hanno visto l&#8217;isola passare di mano da una monarchia all&#8217;altra finché, nel 1861, non nacque il Regno d&#8217;Italia.<br />
Sarebbe scorretto affermare che l&#8217;Italia unita non abbia portato benefici alla sua popolazione nel momento in cui, o meglio, col passare del tempo, ha conseguito una posizione di relativo sviluppo e media potenza in seno alla Comunità Internazionale.<br />
Sfortunatamente parte del PIL Italiano è il prodotto dei re-investimenti del crimine organizzato, il quale, solo al sud e solo in certi noti quartieri, fattura (pensate) tanto quanto il PIL di alcuni paesi del &#8220;terzo mondo&#8221; messi insieme.<br />
L&#8217;Italia, politicamente e socialmente parlando, nei fatti rimane un Paese a diverse velocità in cui spesso e volentieri dei territori dal grande patrimonio umano ed ambientale (come la Sardegna) vengono esclusi dallo sviluppo. Siamo nella situazione per cui serve addirittura più di un decennio per cantierizzare un&#8217;infrastruttura stradale, ma nel frattempo Roma rapina e non restituisce quel gettito fiscale di miliardi di euro (derivante dalle nostre tasse) previsto dalla finanza regionale (vedere vertenza entrate).<br />
Dopo 60 anni abbiamo la consapevolezza che la vecchia &#8220;Autonomia&#8221; scaturita (con legge costituzionale) nella forma dello Statuto Autonomo del 1948 è superata. Fin&#8217;ora ogni tentativo di riforma delle istituzioni Sarde si è arenato e/o è caduto nell&#8217;oblio: come la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">proposta di revisione Costituzionale (Vedi PDF)</a> presentata in Senato nel 2006 dal Presidente emerito Cossiga e come la proposta della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Noa%20Carta%20de%20Logu-URN%20Sardinnya.pdf">Noa Carta de Logu (Vedi PDF)</a> di qualche anno fa.<br />
Ma se l&#8217;Italia centralista fu un organismo disegnato militarmente dalla monarchia Piemontese (proiezione di quella accentratrice Francese) al fine di unire popoli culturalmente e linguisticamente diversi, la parola d&#8217;ordine nel presente non è data solo dal riconoscere la necessità di una nuova Autonomia, quanto dal capire che di Autonomia non ne abbiamo mai seriamente esercitata.<br />
E&#8217; tempo di uscire da una certa vecchia retorica indipendentista abituata al vilipendio verso una fantomatica Autonomia Sarda:</p>
<p>Chi mai avrebbe il coraggio di dire oggi che la Sardegna ha capacità fiscali ed erariali completamente autonome?<br />
Chi mai avrebbe il coraggio di dire che la Storia e la Lingua Sarda sono peculiarietà riconosciute e diffuse dalle istituzioni (la scuola in primis) e dai Media?<br />
Attorno a noi solo centralismo italiano: Chiamiamo le cose con il loro nome.<br />
Non esiste alcun nazionalismo Sardo capace di bilanciare quello italiano, ma la colpa non è necessariamente dell&#8217;ignavia politica locale o del centralismo romano. Nell&#8217;isola abbiamo avuto un insieme di fattori strutturali e sociali (come Pubblica Istruzione, Sport e Media) che fin&#8217;ora hanno ritardato l&#8217;evoluzione della politica identitaria Sarda e la sua conseguente diffusione elettorale. Non solo quindi problematiche connesse all&#8217;endemica assenza di fondi rispetto ai grandi partiti italiani (detentori dello status quo) ma evidenti ritardi concettuali della politica territoriale.</p>
<p>Sono finiti i tempi in cui l&#8217;embrionale indipendentismo Sardo (di matrice Marxista) connotava la battaglia per l&#8217;autodeterminazione in misura ideologica.<br />
La conquista della sovranità non avverrà mai attraverso un cambio repentino del sistema-Paese ma esclusivamente attraverso un percorso progressivo di adattamento strutturale del sistema sociale, economico e culturale Sardo, nel tempo. A seguito di riforme.<br />
Bisogna altresì fare alcune distinzioni: I partiti italiani in Sardegna non sono autonomisti ma centralisti.<br />
L&#8217;autonomismo non è l&#8217;Autonomia (in Sardegna, ancora da costruire).<br />
L&#8217;autonomismo è piuttosto un percorso di conseguimento dell&#8217;Autonomia che può muoversi sullo stesso piano dell&#8217;indipendentismo e non è (rispetto ad esso) un concetto antagonista.<br />
Il percorso di sviluppo della sovranità, per gradi, nelle istituzioni Sarde, è autonomismo. Un processo fin&#8217;ora mai attivato da alcuna forza politica.<br />
E&#8217; notorio che un certo vetusto circuito indipendentista ripeta quanto la stagione delle alleanze sia “superata” e non abbia mai portato a nulla (vedasi il passato del Partito Sardo d&#8217;Azione), ma è altrettanto notorio che tale pregiudizio si basi su motivazioni prive di fondamento:<br />
Infatti, solo negli ultimi anni possiamo considerare accresciuto il panorama di sigle identitarie Sarde (nonostante i voti siano in calo rispetto al decennio scorso).<br />
Il punto focale risiede nella necessità di ridurre la frammentazione politica per promuovere maggiore coordinazione programmatica tra sigle territoriali.<br />
E&#8217; necessario passare alla rimozione completa della sciocca ed inesistente guerra tra autonomismo ed indipendentismo.<br />
Bisogna sviluppare un progetto politico capace di pesare ed influenzare l&#8217;operato di una eventuale amministrazione regionale nel suo Consiglio legislativo.<br />
Non si può combattere il bipolarismo in ordine sparso, né fuori da sedi di governo: Una formula deleteria che oggi diviene del tutto organica e funzionale al centralismo che invece dobbiamo avversare.<br />
Altro mito da sfatare è la pregiudiziale secondo la quale l&#8217;Autonomia non è che una forma di subordinazione rispetto allo Stato centrale e quindi &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;:<br />
Se è vero che il federalismo invece si pone come organismo che assegna pari grado di sovranità a centri amministrativi diversi, non è improprio affermare che anche un&#8217;Autonomia eventualmente subordinata allo Stato centrale garantisca quei criteri di potenziamento e consolidamento del Nazionalismo Sardo nel tessuto sociale. Che cosa intendiamo dire?<br />
Che senza una vera Autonomia economica e culturale, il Popolo non maturerà mai una visione distinta ed autonoma di sé dal resto della Repubblica e pertanto senza il fondamentale gradino autonomista non si capaciterà mai di avere peculiarietà e potenzialità di autodeterminarsi verso nuove forme istituzionali. Magari da conseguire, in futuro, attraverso un referendum sull&#8217;indipendenza.<br />
Fermo restando la ovvia permanenza nell&#8217;Unione Europea e nel generale consesso della Comunità Internazionale.</p>
<p>L&#8217;aspetto più grottesco di alcuni indipendentisti è che recriminano ai rappresentanti Sardi dei partiti centralisti di non essere abbastanza &#8220;autonomisti&#8221; (in ragione dell&#8217;etichetta autonomista che gli appiccicano addosso più di quanto tali politici non se la costruiscano da soli per ragioni propagandistiche); ma gli stessi indipendentisti tacciono nel momento in cui le loro discutibili dirigenze si dividono e non riescono a formulare alcuna piattaforma programmatica in fase di elezioni. Le responsabilità generali le imputano sempre &#8220;agli altri&#8221;, ai centralisti che chiamano &#8220;autonomisti&#8221;. Mai a se stessi. Paradossale appare inoltre lo slogan coniato dal movimento IRS: &#8220;Meno Autonomia, più Sovranità&#8221;, come se l&#8217;autonomia non sia una forma di sovranità o come se l&#8217;autonomia sia un qualcosa di immutabile nel tempo che non può essere sottoposto a nuove riforme e quindi a più riscritture statutarie. Se invece ci si riferisce all&#8217;<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Statuto%20Regione%20Autonoma%20della%20Sardegna%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">autonomia speciale del 1948 (Vedi PDF)</a>, evidentemente non si ha l&#8217;esatta percezione di ciò che si afferma: Anche le ex &#8220;Repubbliche&#8221; Sovietiche venivano definite &#8220;Repubbliche&#8221; ma nei fatti non lo erano, perché si trattava di regimi. Alla stessa stregua, la Sardegna non dispone di alcuna reale sovranità/autonomia (applicata) su diverse pertinenze sociali ed amministrative. Si tratta di una realtà fattualmente centralista.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo Sardo deve crescere e capire che il suo sviluppo elettorale è strettamente connesso allo sviluppo di un percorso autonomistico di riforme dell&#8217;assetto socio-territoriale. Non si può altrimenti pretendere di entrare nei grandi numeri della politica emulando modelli politici in cui invece (come ad esempio la Catalogna) esiste un cosciente substrato nazionale distinto da quello centrale.<br />
Per dirla in parole semplici: Se non introdurremo legislativamente verso il Popolo la nostra cultura nella scuola pubblica e nei media, veramente pochi matureranno la comprensione delle istanze indipendentiste.<br />
Piuttosto, come nel presente, tali istanze rischiano di venire diluite ed inquinate verso un fasullo autonomismo prodotto abitualmente dai partiti italiani.</p>
<p>L&#8217;appello è dunque tutto per i dirigenti dei movimenti &#8220;autonomisti&#8221; ed &#8220;indipendentisti&#8221; Sardi:<br />
Basta con le etichette e le divisioni. Riformiamo la carta fondamentale dell&#8217;isola.<br />
Sapete benissimo che la stagione delle utopie e della bassa propaganda da distribuire a piene mani alla propria militanza è finita.<br />
E&#8217; tempo di parlare chiaramente e di assumersi responsabilità di governo.</p>
<p>Grazie per la cortese attenzione.</p>
<p>Di B. Adriano e F. Maurizio.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Sull%27Autonomia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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