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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; autonomismo</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Onida e il sardismo ai saldi di fine stagione. Il lato oscuro dell&#8217;autonomismo sardo &#8211; Pt.1</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Sep 2011 15:24:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; un dato di fatto: nel mondo tutte le minoranze occidentali stanno lavorando per la conquista della sovranità, pensiamo, tra le più note, al successo elettorale scozzese e catalano. In Sardegna accade ben altro: si getta la spugna e forse anche la maschera.
Pasquale Onida, “reggente” oristanese del movimento Fortza Paris, lo scorso 29 agosto ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Demosardismo-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3365" title="Demosardismo - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Demosardismo-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="182" height="231" /></a>E&#8217; un dato di fatto: nel mondo tutte le minoranze occidentali stanno lavorando per la conquista della sovranità, pensiamo, tra le più note, al successo elettorale scozzese e catalano. In Sardegna accade ben altro: si getta la spugna e forse anche la maschera.<br />
Pasquale Onida, “reggente” oristanese del movimento Fortza Paris, lo scorso 29 agosto ha annunciato la fine dei poli nazionalitari sardi, cioè a suo dire non sarebbe più possibile unire sotto ad uno stesso tetto le varie anime del sardismo al fine di salvaguardare l&#8217;identità e gli interessi territoriali. Un problema che oggi si pongono anche gli indipendentisti.<br />
Quale soluzione propone dunque Onida? La stessa di qualche anno fa: la distruzione di un progetto politico per confluire nel centralismo italiano. La stessa linea che &#8211; quando nacque il PDL di Silvio Berlusconi &#8211; è costata al movimento Fortza Paris la perdita di diverse amministrazioni ed un consenso elettorale attivo nel territorio che in passato ha raggiunto i 40.000 voti (Regionali 2004). Pensiamo infatti nel nuorese al passaggio dell&#8217;On. S. L. da Fortza Paris al PDL con la sua dote di voti e che oggi si candida ad entrare in Senato al posto del dimissionario Piergiorgio Massidda, in quanto avrebbe lasciato i “frondisti” del PDL guidati da Beppe Pisanu per accasarsi con i filo-berlusconiani di Settimo Nizzi, nuovo alfiere territoriale di un Governo Italiano in crisi e che in Parlamento necessita di numeri e uomini su cui contare.<br />
Ma alla Sardegna che gliene importa?<br />
Oggi Onida paventa l&#8217;adesione al sempreverde sogno democristiano di rilanciare il centro, stavolta targato Casini e chiamato “Polo della Nazione” (italiana ovviamente).<br />
Il centro visto non come ambito politico e culturale di intermediazione dello sviluppo, ma come spazio fisico dell&#8217;opportunismo e della conservazione. L&#8217;anticamera dell&#8217;assistenzialismo, niente di nuovo sotto il sole. In Sardegna noi lo chiamiamo “demosardismo”.</p>
<p>Possiamo senz&#8217;altro affermare che se il Partito Sardo d&#8217;Azione ha resistito ma ha comunque subito la nefasta influenza del PCI italiano e la conseguente eredità ideologica della sinistra italiana (a sua volta assimilata da vaste aree indipendentiste), alcune componenti di Fortza Paris hanno assunto in pieno il costume ideologico della vecchia DC con la sua classica intelaiatura clientelare nel territorio determinata da un opportunismo di maniera, destinato a sacrificare gli interessi collettivi in nome di quelli particolaristici. In buona sostanza, la politica a cui guarda Onida non sarebbe poi tanto diversa dalla sua contestazione alle divisioni del sardismo, a loro volta infatti determinate da interessi di questo o quel leader, per i quali la difesa della Sardegna non è altro che un mero esercizio retorico con cui giustificare il proprio tornaconto.<br />
Sul piano pratico, non di rado i procacciatori di voti di questo o quel partito sardista provengono dalla vecchia struttura democristiana capillarizzata nelle coscienze e nelle strette di mano di tanti buoni padri di famiglia. Anche in questo caso il nuorese rimane un punto di eccellenza nell&#8217;analisi di queste dinamiche.<br />
E&#8217; proprio in questo impoverimento culturale tutto italiano che si creano le basi in Sardegna della conservazione e del trasformismo politico, un fenomeno che finisce inevitabilmente per accantonare le necessità territoriali e che formalmente viene presentato come la necessità di salvaguardare i più vasti interessi “nazionali” dell&#8217;Italia. Interessi per la verità piuttosto astratti e virtuali, spesso ostili ai nostri bisogni territoriali. Basti pensare alla costante perdita di denaro della Sardegna ad opera delle manovre finanziarie di questo o quel Governo italiano e l&#8217;assoluta indifferenza verso il debito maturato da Roma nei confronti della Regione per quanto riguarda la vertenza fiscale sulle entrate.<br />
Non a caso, come riporta anche il quotidiano La Nuova del 29 agosto scorso, Pasquale Onida avrebbe affermato che: <span style="color: #0000ff;"><em>“la situazione nazionale e internazionale impone, in questa fase storica, di accantonare gli interessi specifici della Sardegna per guardare a quelli della nazione”.</em></span></p>
<p>Tutto ciò sul lato pratico, al netto dei trasformismi, ha un solo effetto nell&#8217;isola: aziende in crisi; disoccupazione; assenza di razionalizzazione delle spese e sprechi, nonché quella costante piaga dell&#8217;isola determinata dall&#8217;emigrazione giovanile. Per non parlare della mancata valorizzazione del turismo, dell&#8217;ambiente e della cultura dell&#8217;isola.</p>
<p>Come invertire il trend?<br />
Non ha torto Onida quando vede difficoltoso il vecchio progetto di unire sotto ad uno stesso tetto sensibilità (ed opportunismi) differenti. Ha certamente torto nel momento in cui firma il testamento di un progetto politico al quale aveva dato un contributo per disperderlo proprio verso quel centralismo che rappresenta il centro dei nostri problemi, che quindi aiutiamo a tenere vivi.<br />
Si tratta di un masochismo che si pone ormai fuori da ogni logica di buonsenso e che evidenzia i mali del finto autonomismo sardo da 60 anni a questa parte: la mancanza di polso nel costruire e portare avanti una vera Autonomia. Ma soprattutto la povertà culturale di non capire che solo con la contrapposizione politica allo Stato italiano per riformarlo avremmo potuto tutelare i nostri interessi, piuttosto che omologarci a quelli “nazionali italiani”, ormai in competizione con quelli della Sardegna e del suo Popolo.</p>
<p>Ovviamente l&#8217;indipendentismo non è dello stesso avviso di Onida e persiste con difficoltà la battaglia politica per la conquista della sovranità. Un processo tutt&#8217;altro che concluso e che giorno dopo giorno sta conquistando sempre più il cuore e le menti di tanti giovani.<br />
Parleremo dei limiti e della frammentazione di questo processo nella seconda parte di questo intervento.</p>
<p>Ci auguriamo che le componenti più avanzate del sardismo, dal Partito Sardo d&#8217;Azione, passando per Fortza Paris, i Rossomori (ancorati ad una linea ideologica italianista delle alleanze programmatiche da compiere), fino ai Riformatori, non scordino mai che non possono esistere due livelli differenti di priorità. La Sardegna ha le sue specifiche esigenze territoriali, culturali ed economiche a prescindere dal sentimento nazionalista dei cittadini che vivono o non vivono nella nostra isola. In sintesi: non serve a molto sentirsi italiani se poi Roma contribuisce a creare le condizioni politiche, culturali ed economiche dei ritardi dell&#8217;isola. Non si può più spalleggiare Roma in nome di astratti e presunti “interessi nazionali”.<br />
Se una Repubblica (non certo federale) destina più attenzioni ad una qualsiasi parte del suo territorio e meno al nostro, significa che c&#8217;è un problema che non è di natura economica ma di natura politica ed istituzionale.<br />
E&#8217; nel quadro di questa consapevolezza che dovrebbe maturare una linea di Responsabilità Natzionale della Sardegna disposta a valutare con attenzione anche le voci che dall&#8217;indipendentismo oggi stanno cercando gli spazi per uscire da una stagione di facili slogan privi di contenuti.</p>
<p>Il futuro è nelle riforme, e le riforme si fanno con la costruzione di una politica in cui ideologie, opportunismi e protagonismi sono il nuovo peso morto della storia che dobbiamo lasciarci alle spalle. I movimenti Sardi possono allearsi ma non devono fondersi nei partiti italiani, perché il bipolarismo italiano si combatte con le riforme. Si combatte con la paziente collaborazione tra forze autonomiste (e indipendentiste) consapevoli di dover alimentare un contrasto politico col centralismo italiano.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/2011/10/da-oristano-a-ghilarza-tramonto-e-alba-dellindipendentismo-sardo-%e2%80%93-pt-2/">Vedi Parte 2</a></p>
<p><em>Di Corda M. e Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Il%20lato%20oscuro%20dell%27autonomismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Opinione sulla convergenza natzionale proposta da A Manca pro s&#8217;Indipendentzia</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 22:04:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Sabino,
U.R.N. Sardinnya: la sigla è l&#8217;acronimo di Unione per la Responsabilità Natzionale:
Nel 2005, per “Unione” si è inteso il senso di unire un gruppo di nazionalisti Sardi senza partito i quali, a loro volta, avevano a cuore l&#8217;idea di unificare tutti i movimenti Sardi, giungendo così ad un fronte, un partito od una costituente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/US-1776-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-2728" title="US 1776 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/03/US-1776-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="236" /></a>Caro Sabino,</p>
<p>U.R.N. Sardinnya: la sigla è l&#8217;acronimo di Unione per la Responsabilità Natzionale:<br />
Nel 2005, per “Unione” si è inteso il senso di unire un gruppo di nazionalisti Sardi senza partito i quali, a loro volta, avevano a cuore l&#8217;idea di unificare tutti i movimenti Sardi, giungendo così ad un fronte, un partito od una costituente che si sarebbe dovuta presentare all&#8217;elettorato in maniera compatta.<br />
Per arrivare a ciò, l&#8217;idea era di dare corpo ad un nuovo piccolo movimento politico chiamato “<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN%20Area%20Progressistas.html">Progressisti</a>”, che fosse “non-nazionalista”, europeista e liberal-progressista (ispirandoci al laburismo anglosassone). Furono gli anni in cui rinnegammo la Lingua Sarda, uno dei peggiori errori che un indipendentista Sardo potesse fare. Ma i “Progressisti” avrebbero dovuto spingere il restante panorama indipendentista a riformarsi, ad uscire dalle secche del marxismo, del folk-ribellismo, dell&#8217;anti-europeismo, dei no-global e della frammentazione, ponendo gli interessi della Nazione Sarda non più sullo sfondo, ma al centro della comune azione politica. Da qui il senso di “Responsabilità Natzionale”. Ovvero persone che si univano in chiave riformista, per criticare ciò che – in parte ancora oggi &#8211; ritenevamo inadeguato. Un work in progress destinato a dare una nuova lettura graduale dell&#8217;indipendentismo Sardo, rivoluzionandone i canoni stilistici e culturali.<br />
6 anni dopo, al di là dei sofismi sulle bandiere, è arrivato il Prog.Re.S. nel realizzare un progetto similare alla vecchia idea di “Progressisti”, densa di errori, che avevamo elaborato, e che non avevamo realizzato per alcuni semplici motivi: sia perché non avevamo i mezzi economici necessari (nonostante Doddore Meloni in tempi recenti abbia dimostrato che, con meno personale del nostro si potesse fare un nuovo partito, prendere almeno un migliaio di voti ed apparire sulla stampa), sia perché, contrariamente al primo motivo, abbiamo ritenuto che aggiungere un&#8217;altra sigla indipendentista al già triste panorama politico del 2005 non solo non avrebbe portato nella direzione del cambiamento, ma avrebbe alimentato ulteriore frazionismo, scoordinamento, tensioni e nuovi danni. E questo lo pensiamo ancora oggi.<br />
Così U.R.N. Sardinnya, in attesa di evolvere ulteriormente i suoi obiettivi riformistici, si è concentrata sulla critica politica, contestualizzando nel presente i maggiori modelli nazionalisti delle minoranze internazionali senza Stato, ed orientandosi nel criticare tutti i singoli punti dei movimenti indipendentisti Sardi che abbiamo ritenuto obsoleti e dannosi, sia per l&#8217;immagine offerta verso la Pubblica Opinione, sia verso il nazionalismo Sardo nel suo complesso. Molto è stato fatto, tanto rimane da fare.</p>
<p>Vedo due elementi nella vostra proposta indirizzata ad alcuni movimenti Sardi, uno positivo ed uno negativo.<br />
Quello positivo è che dopo tutti questi anni, proprio A Manca pro s&#8217;Indipendentzia, è il primo partito indipendentista <em>tout court</em> a riconoscere la necessità delle riforme graduali delle nostre istituzioni regionali. E se devo essere sincero, non mi aspettavo fosse proprio AMPI a riconoscere questa esigenza autonomistica prima di altre sigle politiche come IRS, Prog.Re.S. e SNI, che tentennano sulla materia nel timore di apparire troppo “autonomistiche”. Altrimenti che figura ci farebbero dopo che per anni hanno costruito un impianto politico prevalentemente basato sull&#8217;intransigenza piuttosto che sui contenuti delle riforme istituzionali da compiere?<br />
In quest&#8217;ottica AMPI è la prima ad ammettere pubblicamente che, ad esempio, lo Statuto Sardo va riscritto e non si limita a fornire un ambiguo annuncio di partecipazione come quello offerto negli ultimi mesi dall&#8217;ex IRS del 2010 in tema di Costituente per superare l&#8217;Autonomia (o presunta tale) del 1948. Anzi, l&#8217;avete ricondotto ad una organica carta dei diritti della Nazione Sarda da redigere, che sia costituita dai vari elementi finora esposti in ordine sparso dalle varie forze politiche territoriali. Pensiamo alle infrastrutture, ad una politica energetica, etc.<br />
Questo è un fatto importante, perché si riconosce che lo slogan “indipendentzia”, urlato per anni ai 4 venti da tutti, non è più sufficiente, ma va abbinato ad un percorso di grandi riforme istituzionali che a loro volta consentiranno alla popolazione, per gradi, di migliorare il loro livello di autocoscienza territoriale. Ovviamente questo dipenderà comunque dall&#8217;apporto che daranno i vari movimenti indipendentisti.<br />
In buona sostanza, AMPI ha lanciato l&#8217;idea di creare un blocco di <span style="text-decoration: underline;">Responsabilità Natzionale</span> che si faccia garante degli interessi della Nazione Sarda (che sono chiaramente da delineare).<br />
Ma siamo pronti oggi ad affrontare un simile impegno con personaggi che da 10 anni si scontrano persino su contenuti analoghi? Io lo spero, ma non ci conto.</p>
<p>L&#8217;elemento negativo che scorgo nella vostra proposta è quello classico, retaggio di una visione dell&#8217;era post-bipolare nel mondo e che porta, non solo AMPI, ma quasi tutte le sigle politiche di quest&#8217;ambito (come SNI, IRS ed alcuni ex Rossomori, inclusi alcuni elementi del Prog.Re.S.) a condensare delle politiche similari. Tra le più note, pensiamo a quelle fortemente inquinate dall&#8217;ideologia, come il rapporto con l&#8217;ambito militare, o come l&#8217;approccio ad una visione “statalista” nella risoluzione dei vari problemi socio-economici dell&#8217;isola. “Abbalibera” e “Flotta Sarda” (vecchia idea sardista) sono alcuni di questi elementi. La vera crisi di struttura è dell&#8217;indipendentismo, poiché frammentato, senza seri fondamenti politici di fronte al bipolarismo italiano, ed ancorato ad una visione sociale di cui è ormai una paradossale vittima, organica alla partitocrazia italiana, in quanto diverse misure stataliste sono le stesse che consentono alle forze politiche italiane di annidarsi sul territorio attraverso le varie strutture clientelari. E solo delle liberalizzazioni (terreno su cui l&#8217;Italia è in volontario ritardo) potrebbero iniziare a scardinare il loro potere. Ma in Sardegna non abbiamo ancora un SNP capace di parlare senza problemi di liberalizzazioni.<br />
La domanda quindi è: siamo sicuri che abbiano ragione di esistere tutte queste sigle politiche?<br />
Dal 2005 ad oggi, con la progressiva introduzione di una visione liberale dell&#8217;indipendentismo, U.R.N. Sardinnya ha visto aumentare non solo alcuni temi positivi, ma inversamente a ciò, ha visto crescere la frammentazione (spesso confusa con il pluralismo) e la reiterazione di alcune classiche misure di derivazione socialista come quelle sopra descritte.</p>
<p>L&#8217;opinione di U.R.N, Sardinnya ovviamente non cambia, per noi erano obsolete le sigle del 2005, a maggior ragione lo sono oggi, specie in anni in cui il nostro vecchio ideale “Progressista” si è evoluto verso quello di un Partito Nazionale Sardo, liberal-democratico e sovranista, inclusi alcuni elementi già dibattuti in passato da vari nazionalisti di matrice sardista negli anni &#8216;70.<br />
Il PNS per noi non è una idea che punta a creare un “partito unico” ma semplicemente mira a ridurre la frammentazione dell&#8217;identitarismo Sardo per riformare la struttura delle nostre istituzioni, anche in coalizione con forze autonomiste. Ma per noi il PNS è una condizione futura, il <em>fronte</em> potrebbe essere quindi una condizione intermedia.<br />
AMPI presenta dunque il solito limite che andiamo segnalando da anni: un malcelato anti-sardismo di base, ed un anti-autonomismo di ritorno (conseguenza del primo), ormai più propagandistico che pratico, datosi che avete riconosciuto la necessità di conquistare maggiore sovranità per l&#8217;isola.<br />
E questo limite vi porta ancora a fare selezioni tra “buoni e cattivi” nazionalisti. Tra partiti Sardi che potrebbero tutelare meglio di altri partiti Sardi gli interessi della Sardegna. Nel vostro invito infatti mancano forze sardiste.<br />
Per noi oggi un serio progetto politico non potrebbe mai passare in questa direzione, non solo perché riteniamo che l&#8217;elemento negativo della vostra proposta ostacola il primo, ma perché riteniamo che, a livello pratico, non esistano i numeri per portare avanti il vostro modello.<br />
Numeri che vanno ricercati anche nelle componenti positive presenti all&#8217;interno delle forze sardiste ed autonomiste dell&#8217;isola, inclusi alcuni elementi dei partiti italiani. Una linea che ha spinto in tempi recenti anche l&#8217;On. Paolo Maninchedda a parlare di “Partito dei Sardi” e di condivisione trasversale tra diverse personalità politiche di un fronte riformista, inclusi alcuni settori dei Riformatori Sardi e la nuova Fortza Paris. Se la discussione quindi non avviene con tutti i protagonisti del nazionalismo Sardo, non si tratta di reale crescita politica e culturale, ma semplicemente di una passerella dove ognuno conferma il proprio ego, persistendo nei classici errori.<br />
Per noi non esiste alcuna crisi di struttura dell&#8217;autonomismo, così come l&#8217;avete definita, per il semplice fatto che noi non riteniamo esista alcun concreto autonomismo istituzionale. Basti pensare alla rigidità dell&#8217;art. 117 della Costituzione Italiana per capirlo, ed osservare l&#8217;assoluta organicità dei partiti italiani in Sardegna al centralismo sociale, culturale, politico ed economico romano. Elementi a voi ben noti.<br />
<span style="color: #ff0000;">Un vero autonomismo non può essere contrapposto all&#8217;indipendentismo, se non sul piano esclusivamente propagandistico. Perché pensare di arrivare all&#8217;indipendenza senza prima costruire le basi della sovranità equivale al voler arrivare al secondo piano di una casa senza salire le scale.</span><br />
Come in passato abbiamo avvisato del mutamento del bipolarismo italiano con l&#8217;avvento di PD e PDL, oggi ravvisiamo gli stessi ritardi delle sigle politiche indipendentiste nel pianificare e disegnare il proprio ruolo in questa società. Comprendo che il vostro timore sia l&#8217;avvento di due partiti italiani in salsa neo-autonomista, che parlerebbero di “Nazione Sarda” ma proseguendo nei fatti la solita questua assistenzialista verso lo Stato centrale, perché temete la scomparsa dell&#8217;indipendentismo. Al contrario, mi auguro arrivino, per stimolare proprio le vostre sigle politiche ad un maggior coraggio riformistico ed unitario. Ma oggi non è con le pre-selezioni ideologiche ed anti-sardiste che si costruirà un robusto progetto politico capace di capitalizzare il disagio sociale, valorizzando anche la nostra identità territoriale. Un progetto che risulti quindi competitivo anche sul piano elettorale.<br />
L&#8217;autoreferenzialità di poche sigle che da sole si arrogano il diritto di decidere come e quali sono gli interessi natzionali Sardi è l&#8217;ultimo degli errori su cui possiamo imbarcarci. La base deve quindi essere estesa.<br />
Tutto questo lo dico, si badi bene, non cercando di convincere nessuno ad avanzare da un modello comunista ad uno socialdemocratico e/o liberale, ma perché la Sardegna non ha bisogno di 10 movimenti che replicano le stesse cose, divisi e senza fattualmente interagire sul piano delle grandi riforme quando e se arriverà il loro momento (anche alleandosi con qualche sigla italiana, un tabù da sfatare). Non contano le etichette, ma le persone ed il peso politico con cui si intende scrivere una <em>road map</em> di obiettivi riformistici da perseguire.<br />
L&#8217;indipendentismo deve capire che in queste condizioni non può pensare di cambiare la struttura delle istituzioni regionali, ancora meno sviluppare una coscienza nazionale Sarda.<br />
Servono ancora riforme interne ai vari movimenti indipendentisti, serve maggiore unità, serve maggior coinvolgimento, servono meno veti contro alcune parti della società e della politica Sarda, e soprattutto, serve la volontà di capire che ogni nostro ritardo equivale a due mosse in avanti da parte del nostro invisibile ma onnipresente avversario dall&#8217;altra parte della scacchiera: Il centralismo.</p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Su%20convergenza%20di%20AMPI.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
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<p>- <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/03/la-proposta-primarie-nellindipendentismo-ed-ecco-una-data/">Primarie nell&#8217;indipendentismo?</a><br />
- <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/03/quel-nazionalismo-non-nazionalista-di-chi-avversa-cesare-casula/">Quel nazionalismo “non-nazionalista” che avversa Cesare Casula</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Individualismo e pessimismo dei Sardi – Perché la costanza ci salverà</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/05/individualismo-e-pessimismo-dei-sardi-%e2%80%93-perche-la-costanza-ci-salvera/</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 15:31:46 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cari Amici,
Recentemente, mi è capitato di scambiare 4 chiacchiere con un amico che non vedevo da qualche tempo e, come prevedibile tra coloro che hanno analoga sensibilità per la politica ed il sociale, una discreta parte dell&#8217;incontro è stata impegnata da tali tematiche.
Per inciso: La sua breve esperienza in un noto partito italiano e l&#8217;attivismo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/05/Cannone-de-Alghero-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1457" title="Cannone de Alghero - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/05/Cannone-de-Alghero-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="293" height="390" /></a>Cari Amici,</p>
<p>Recentemente, mi è capitato di scambiare 4 chiacchiere con un amico che non vedevo da qualche tempo e, come prevedibile tra coloro che hanno analoga sensibilità per la politica ed il sociale, una discreta parte dell&#8217;incontro è stata impegnata da tali tematiche.<br />
Per inciso: La sua breve esperienza in un noto partito italiano e l&#8217;attivismo condotto nel quadro della vita del suo paese lo avevano indotto ad abbandonare la politica, o meglio, la volontà di schierarsi. Ma in fin dei conti, come ogni buon arguto osservatore ed appassionato di politica, non aveva mai smesso di interessarsi al “chi, come, quando e perché” ogni singolo individuo andasse a comporre una data lista civica in fase di elezioni.<br />
La cosa triste, ma risaputa, è che buona parte dei nomi contenuti in quella lista che si portava in tasca non avevano coscienza di sé: Nella misura per cui, alcuni, erano all&#8217;evidenza stati candidati sia per via di una giovane faccia da esibire (e quindi “comunicativamente” spendibili), sia per colmare un buco che, piuttosto banalmente e per una somma di voti, andava riempito. Il tutto ovviamente a sostegno dei bellimbusti di turno, smaniosi di orientare come burattinai qualche sottoposto e dare continuità ad un sistema che deve continuamente rigenerarsi. Oggigiorno i “segretari” ed i “portavoce” di questo o quel posto nascono anche così. E per la verità, tra una cena e l&#8217;altra, è sempre stato così.<br />
Il mio amico, stando a quanto affermava, aveva rinunciato alle lusinghe di pochi. Se non lo avessero sottovalutato, non gli avrebbero proposto alcunché: Sia perché esiste ancora una dignità a questo mondo e non ci si candida per sottostare ad un “circolo” di fanfaroni in cambio della gestione di un&#8217;attività; e sia perché, materialmente &#8211; il ginepraio burocratico, in taluni casi le deficienze di bilancio, ma sopratutto gli stessi componenti del “club” &#8211; sarebbero stati tutto, meno che validi elementi per condurre una buona politica nell&#8217;interesse della collettività.<br />
Ed io che, ahimé, ho conosciuto la macchina amministrativa per interposta persona, a causa di intimi che la guidarono (ma anche, purtroppo, che ne abusarono) &#8211; e non faccio che ricevere considerazioni, commiserazioni, minuziose relazioni e spesso beata ingenuità di amministratori pubblici da mezza Sardegna su qualsiasi aspetto della vita burocratica – pur confidando nelle capacità di pochi, ho temporaneamente scelto di non correre per la poltrona di alcuna carica, poiché mi sarei automaticamente trovato nella posizione di dover compiere una scelta etica: O raccontare letteralmente balle e proseguire la “normale” amministrazione con personaggi che di sviluppo ne sanno quanto l&#8217;occhio vitreo di un merluzzo esposto al mercato del pesce&#8230;Oppure, ovviamente, rinunciare al proprio mandato e dedicarsi ad altro: Specie se si ha già un lavoro e non si ha bisogno di fare una dichiarazione dei redditi gonfiata da uno stipendio pagato dalla collettività.<br />
La scelta quindi è stata preventiva: Evitando da subito la rogna di trovarsi in quella condizione (laddove non si condivide il tasso culturale dei “convitati al banchetto”).<br />
Alcuni invece saltano il fosso, perché <em>“l&#8217;occasione fa l&#8217;uomo ladro”</em>: individui alla ricerca di una facile quanto effimera “affermazione di se stessi” nella propria comunità, nonché ovviamente per tirarci su qualcosa da intascare. La faccia chiaramente passa in secondo piano. Al contrario, far parte della “torta da spartire” diventa quasi motivo di orgoglio sociale. Poco conta che in certi casi la “torta” sia poco più di un pasticcino.<br />
Dopottutto, meccanica classica della fidelizzazione, è quella di “lanciarne 1” per coltivarne (elettoralmente parlando) 100. Gli esclusi staranno alla porta, magari aspettando e sperando.<br />
Che pena.<br />
Ma insomma, dicevo, questo amico, abbandonata la politica del volto in primo piano, adottò una filosofia di vita per certi versi condivisibile: Sorridere a tutti, preservare una dignità personale prima che sociale, ed ovviamente difendersi dal sistema. Non certo “rubando” a sua volta, ma sviluppando una propria individualità nel quadro del sistema.<br />
Riflettendoci sopra, tutt&#8217;ora, non mi sento di condividere completamente tale impostazione. Sebbene da tempo non mi curi neppure più di guardare nomi e candidati di questa o quella lista, quella notte mi tornarono in mente in ordine sparso le severe parole di Gramsci:</p>
<p><em>“L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E&#8217; la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi.<br />
</em></p>
<p><em>Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma <span style="text-decoration: underline;">nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo</span>?<br />
</em></p>
<p><em>Mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto”.</em></p>
<p>Parole forti in tempi non sospetti, correvano gli anni bui del primo conflitto mondiale e ci si avviava verso gli autoritarismi del secondo.<br />
Gramsci, che di Sardi se ne intendeva, fu uno dei più celebri intellettuali ed osservatori del suo tempo. Ma contestualizzare ai Sardi del presente lo scarso interesse per il protrarsi di una situazione indegna con simili affermazioni sarebbe troppo pesante. Altri dopo di lui si soffermarono non tanto sul Popolo Italiano ma più specificatamente proprio su quello Sardo, elaborandone di volta in volta un perimetro ideologico-identitario e persino una misura di alcuni comportamenti statici (e delle loro deformazioni) che nomi come Michelangelo Pira ed Antonio Pigliaru hanno sapientemente rappresentato in testi come <em>“La rivolta dell&#8217;oggetto”</em> del primo e come il più ampio corpus di riflessione sulla <em>“vendetta barbaricina come ordinamento giuridico-sociale”</em> del secondo.<br />
Del mio amico scorgo la formazione di impronta PCI all&#8217;apogeo del più ampio movimento culturale italiano avvenuto nelle prime crisi industriali dopo il boom economico. Scorgo dunque la forte venatura attivistica tipica di quella stagione politica, come scorgo la successiva grande lezione morale di Berlinguer. Scorgo in essa quella visione di democrazia partecipativa dal basso che allontana il mio amico da qualsiasi tentativo di attribuirgli colpevole indifferenza per l&#8217;andamento degli eventi: ma non ne condivido l&#8217;orizzonte pratico sotto il profilo delle finalità e della visione del sistema. La politica è oggi qualcosa di sociologicamente più esteso. Nel senso che in società ed istituzioni (come le nostre) che hanno portato ad una compressione degli spazi democratici reali e ad una quasi parallela assenza di formazione culturale prima che politica, il prodotto non poteva essere che quello che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno.<br />
Del pensiero di Gramsci dunque, eludendo il risentimento e la condanna sull&#8217;indifferenza generale, possiamo contestualizzarne specifici passaggi, quali ad esempio la riflessione su cosa abbiamo fatto in termini concreti per migliorare il sistema.<br />
Ma a questo punto il discorso si allarga:<br />
Il progressivo affacciarsi della moderna politologia, il superamento di vecchi convincimenti (dovuti al crollo del Muro di Berlino) e la conseguente apertura in tutto l&#8217;occidente allo sviluppo ed all&#8217;analisi delle tendenze attive presso la Pubblica Opinione, ha portato diversi modelli politici nazionalisti ad analizzare (con successo) le ragioni dei comportamenti endemici ai loro territori e ad un&#8217;aperta critica verso il sistema istituzionale che ne <span style="text-decoration: underline;">perpetuava</span> gli aspetti negativi e poco virtuosi.<br />
Tra di questi, l&#8217;imponente attività sociale determinata dai mass-media e dalla proliferazione di messaggi tesi ad uniformare caratteri, vizi e virtù, comuni tanto ai cittadini più qualunquisti quanto ai politici professionisti.<br />
Al termine del secondo conflitto mondiale il sociologo francese Maurice Halbwachs elaborò la teoria della memoria collettiva: Molto semplicemente, in essa, una data popolazione vivente, usa riversare miti ed esperienze correnti, talvolta abbinandole ed integrandole al proprio passato. L&#8217;anello di congiunzione insomma tra la consapevolezza di appartenere ad un territorio (emotività nazionalista) e dei luoghi comuni. I quali sono più o meno veritieri ma non necessariamenti diffusi secondo i pareri soggettivi. Un esempio pratico?<br />
Il pessimismo diffuso che abbiamo noi Sardi sull&#8217;operato dei nostri conterranei.<br />
Il mio amico sosteneva (e sostiene) che persino l&#8217;aprirsi un&#8217;attività commerciale in questo luogo sia un esercizio alquanto rischioso in relazione al comportamento del vicino ma anche del comportamento istituzionale. E non è sbagliato, ma è casomai sbagliato il livello di preoccupazione che egli riversa in tale prudenza ed è inoltre non idonea la prospettiva di risoluzione di quel problema nel medio-lungo termine.<br />
Nell&#8217;ottica per cui, se non si insiste mai per migliorare qualcosa, questa ovviamente rimarrà immutata nel tempo. Eppure, i tassi di crescita economica e culturale dell&#8217;isola sono tutt&#8217;altro che statici (considerando, per interesse cronologico a noi più vicino) gli ultimi 15 anni.<br />
Lo stesso Presidente Cappellacci, incautamente inciampato in questa nefasta branca della memoria collettiva, ultimamemente è balzato alle cronache per una nota intercettazione nella quale si rammaricava della mentalità locale, e non ci siamo sentiti in dovere di biasimarlo troppo. Parole che altrove avrebbero portato a dimissioni immediate per mancanza di fiducia sul proprio Popolo.<br />
Ma buonsenso vuole che simili considerazioni sullo stato sociale del Popolo vengano fatte non sulla base di percezioni soggettive ma con dati alla mano, e i dati non sono necessariamente concordanti con quanto è lecito luogo comune pensare:<br />
Gli ultimi bollettini della Magistratura ad esempio parlano di un tasso di criminalità (relativo al settore economico) più o meno in linea, se non inferiore, a quello di altre regioni della Repubblica.<br />
Il crimine organizzato nell&#8217;isola rimane una realtà circoscritta o inesistente, eccetto comunque le nuove penetrazioni (da parte di associazioni criminose non Sarde) nel nord&#8217;est dell&#8217;isola e nel Cagliaritano, più che altro attive nel reinvestimento immobiliare di denaro sporco, nel classico mercato delle sostanze stupefacenti e della prostituzione (oltre che delle armi).<br />
Non si riscontrano considerevoli “taglieggiamenti” o intimidazioni a carico delle singole attività.<br />
Fino a qualche anno fa noi stessi ritenevamo l&#8217;opposto. Fenomeni comunque comprimibili da un efficace sistema di prevenzione di Pubblica Sicurezza nel territorio.<br />
La spiccata percezione soggettiva e collettiva del fenomeno è spiegabile con la bassa incidenza demografica delle comunità in cui si consuma lo specifico reato: Se ad esempio in una <em>X</em> popolazione di soli 5000 abitanti due (sole) attività vengono colpite, automaticamente, la poca popolazione riterrà che esiste una considerevole percentuale <em>Y</em> di possibilità di venire ostacolati a propria volta se si intraprenderà un&#8217;attività commerciale dalle comuni chances di riuscita sul mercato locale.<br />
Ma a parte il caso limite della criminalità e della malelingua votata alla distruzione sociale ed economica del malcapitato (per gelosie ed endemiche avversità dovute alla storica condizione insulare dei Sardi); vi è alla base il problema burocratico-istituzionale.<br />
Quello da cui ne consegue la pressione fiscale, nel nostro caso, non calibrata come un effettivo sistema federale potrebbe o dovrebbe suggerire: Con aziende non solo esposte al più globale effetto della recessione internazionale, ma inibite dalle fondamenta sulla possibilità di assumere e pagare in misura soddisfacente un dipendente, in ragione dell&#8217;eccessivo carico contributivo e dell&#8217;imposizione fiscale complessiva gravante sulle imprese e le persone fisiche.<br />
L&#8217;Associazione per la Piccola e Media Impresa Sarda (API) e la Confindustria Sardegna ci presentano un conto salato e condito dai soliti elementi sopra descritti: Eccesso di burocrazia, di pressione fiscale; difficoltà di accesso al Credito ed anche scarsa &#8211; se non inesistente &#8211; formazione manageriale.<br />
L&#8217;insieme di questi elementi, unitariamente alla deriva della disoccupazione, spingeranno (come è sempre successo) la domanda di lavoro ad una maggiore flessibilità in termini di emigrazione:<br />
Senza un&#8217;architettura istituzionale idonea (che determini una formazione scolastica professionale; una coordinazione tra i vari settori economici; ed un intervento delle istituzioni) siamo destinati a perpetuare quel deleterio pessimismo per qualche tempo ancora. Pensate, si stima che fuori dalla Sardegna vi sia un&#8217;altrettanto milione e mezzo di Sardi.<br />
Costoro (se si osservano i casi più illustri), non solo hanno consolidato una propria posizione sociale ma sono addirittura emersi in uno Stato (come quello italiano) di oltre 60 milioni di abitanti.<br />
All&#8217;Italia abbiamo fornito migliaia di ingegneri, soldati, artisti, letterati, politici, ecc; una sterminata classe dirigente che al posto di investire in Sardegna è stata condotta da un sistema istituzionale centralista alla costrizione di dover lasciare il nostro territorio per sopravvivere. Mentre chi è rimasto, o si è dovuto “difendere” dal sistema come il mio amico, o si è piegato, come terzi, a meno che non si sia direttamente spezzato.<br />
In Sardegna oggi, lentamente, e grazie &#8211; non all&#8217;indifferenza &#8211; ma sopratutto alla costanza di una minoranza, temi un tempo periferici e marginali (ma fondamentali) sono divenuti oggetto di dibattito generale: Non tutto è perduto.<br />
La più grande minoranza linguistica dello Stato Italiano, quale noi siamo, dovrà pur ricordarsi che in rapporto al nostro numero di abitanti abbiamo uno dei più alti tassi di produzione letteraria esistenti. E non solo rispetto ad altre regioni italiane ma anche rispetto ad altre comunità minoritarie d&#8217;Europa. Se pensiamo che questo sia un Popolo privo di spina dorsale sullo spirito di andare avanti, allora non abbiamo capito proprio nulla del Popolo Sardo.<br />
Tutte le restanti paure saranno spazzate via da una maggiore apertura dell&#8217;isola ai mercati, mercati che solo potenziando il nostro livello di Sovranità potremo conquistare.</p>
<p>Un dibattito, che per quanto scarno, attorno al tema delle riforme, esiste. Se vogliamo evitare che la montagna partorisca il topolino, non possiamo fermarci proprio adesso.<br />
Non possiamo usare il nostro tempo solo per “difenderci” unendoci <em>de facto</em> alla grigia e silenziosa linea di quel fato ineluttabile che ci lega ad un pessimo costume di vita.<br />
Il tempo dell&#8217;attivismo dal basso nella Sardegna contemporanea è finito: è finito nel momento in cui non abbiamo capito che tutto il nostro attivismo era rivolto verso modelli culturali ed economici difformi dalle specifiche esigenze della Sardegna.<br />
Una battaglia contro i mulini a vento, in un sistema iniquo. L&#8217;Italia centralista aveva invece sempre teso ad omologare tutto e tutti: Politiche e comportamenti.<br />
E&#8217; solo nel 2010 che abbiamo capito di avere esigenze occupazionali, economiche e fiscali, oltre che identitarie ed ambientali, diverse dal resto della Repubblica: Pur considerando la stessa fonte Costituzionale che genera analoghi problemi (ma spalmati su un tessuto sociale ed economico diverso) nella Penisola Italiana. Queste esigenze oggi passano e stanno passando per la necessità di riscrivere lo Statuto Autonomo Sardo. La competenza va formata, e quando viene formata, non deve abbandonare la propria terra.<br />
Estraniarci dal dibattito non servirà a ridurre i margini di quel pessimismo che ci trasciniamo dietro. Al contrario: Lo alimenterà anche nei nostri figli. Lo stesso, forse, che intimamente spinse un personaggio come Emilio Lussu ad abbandonare il Sardismo per concludere la sua rispettabile carriera politica nella disordinata famiglia del socialismo italiano. I Sardi si trascinano dietro un costrutto storico denso di sconfitte ma di grande orgoglio, un passato condiviso con la meno (ma pur sempre) individualista famiglia italiana: anch&#8217;essa riunita sotto uno stemma Sabaudo che ha dovuto coprire con coercizione la realtà di un&#8217;Italia culturalmente divisa in microstati da secoli.<br />
Ma anche le minoranze sono democrazia, come anche in esse germoglia il seme del bene pubblico. Minoranze che se non frammentate, in un ottica bipolare, condizionano le maggioranze.</p>
<p>All&#8217;attivismo dal basso va dunque coniugata una efficace stagione di riforme dall&#8217;alto, pena l&#8217;inutilità del primo. Sarà l&#8217;organicità della struttura stessa del federalismo su cui dovremmo dibattere ad eliminare le zone d&#8217;ombra dell&#8217;attuale sistema che consentono al parassitismo di moltiplicarsi e rigenerarsi in un circolo tanto vizioso quanto letale per la nostra tenuta sul territorio. Non arriveremo comunque all&#8217;<em>Eden</em>, ma è nostro dovere insistere.</p>
<p>Perché tutto questo non è una battaglia persa? Non si tratta solo di tecniche da <em>viral marketing</em>. Non è vero che va tutto male.</p>
<p>Le proposte istituzionali si sono fatte. Altre si faranno.<br />
La politica, sia essa per interesse o per propaganda di varia natura, si è mossa e si sta muovendo.<br />
A noi spetta il compito di non abbandonare il percorso, perché diversi popoli &#8211; e situazioni più chiuse ed autoreferenziali della nostra &#8211; sul versante delle riforme e grazie alla costanza ce l&#8217;hanno fatta.</p>
<p>Del mio amico spero non passi la vita a “difendersi”, non solo perché ha idee ed energia da valorizzare, ma perché, come tanti di voi che ci seguite, sapete benissimo che dedicare un po di tempo alla collettività, anche col dibattito culturale, non ci toglierà nulla.<br />
Non solo preserveremo quella dignità a rischio, ed a differenza di ciò che ci recriminerebbe oggi Gramsci, non avremo il rimpianto di non averci provato.<br />
E per “provare” non intendiamo solo il (comunque) decoroso impegno politico dal basso, in un sistema cristallizzato, ma il più ampio respiro della dimensione politico-culturale che oggi da nord a sud, da est ad ovest, sta attraversando l&#8217;isola.<br />
In 5 anni abbiamo assistito ad un&#8217;evoluzione del circuito autonomista ed indipendentista che stimavamo cambiasse in non meno di un decennio, quello stesso circuito che sta infuenzando il bipolarismo italiano in Sardegna. Non fermatevi per nessun motivo.</p>
<p>Fortza Paris!</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione;%20Pessimismo%20e%20costanza.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Appunti da ripetere sull&#8217;Autonomia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 20:52:31 +0000</pubDate>
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Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-676" title="Althusius-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/11/Althusius-URN-Sardinnya-237x300.jpg" alt="Althusius-URN Sardinnya" width="237" height="300" /></p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.<br />
Sono passati secoli da quando il giurista Jean Bodin introdusse la Francia alla moderna concettualità dello stato-nazione, o meglio, alla paralisi dell&#8217;assolutismo. Una formula cui nello stesso secolo si contrappose la filosofia politica di Johannes Althusius, primo vero pensatore federalista nonché avversario della teoria secondo la quale una sola istituzione (all&#8217;epoca, il sovrano) avrebbe dovuto guidare lo Stato senza fornire alcuna delega legislativa al Popolo.<br />
Dal &#8220;Politica methodice digesta&#8221; ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche sotto quelli Sardi, i quali hanno visto l&#8217;isola passare di mano da una monarchia all&#8217;altra finché, nel 1861, non nacque il Regno d&#8217;Italia.<br />
Sarebbe scorretto affermare che l&#8217;Italia unita non abbia portato benefici alla sua popolazione nel momento in cui, o meglio, col passare del tempo, ha conseguito una posizione di relativo sviluppo e media potenza in seno alla Comunità Internazionale.<br />
Sfortunatamente parte del PIL Italiano è il prodotto dei re-investimenti del crimine organizzato, il quale, solo al sud e solo in certi noti quartieri, fattura (pensate) tanto quanto il PIL di alcuni paesi del &#8220;terzo mondo&#8221; messi insieme.<br />
L&#8217;Italia, politicamente e socialmente parlando, nei fatti rimane un Paese a diverse velocità in cui spesso e volentieri dei territori dal grande patrimonio umano ed ambientale (come la Sardegna) vengono esclusi dallo sviluppo. Siamo nella situazione per cui serve addirittura più di un decennio per cantierizzare un&#8217;infrastruttura stradale, ma nel frattempo Roma rapina e non restituisce quel gettito fiscale di miliardi di euro (derivante dalle nostre tasse) previsto dalla finanza regionale (vedere vertenza entrate).<br />
Dopo 60 anni abbiamo la consapevolezza che la vecchia &#8220;Autonomia&#8221; scaturita (con legge costituzionale) nella forma dello Statuto Autonomo del 1948 è superata. Fin&#8217;ora ogni tentativo di riforma delle istituzioni Sarde si è arenato e/o è caduto nell&#8217;oblio: come la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">proposta di revisione Costituzionale (Vedi PDF)</a> presentata in Senato nel 2006 dal Presidente emerito Cossiga e come la proposta della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Noa%20Carta%20de%20Logu-URN%20Sardinnya.pdf">Noa Carta de Logu (Vedi PDF)</a> di qualche anno fa.<br />
Ma se l&#8217;Italia centralista fu un organismo disegnato militarmente dalla monarchia Piemontese (proiezione di quella accentratrice Francese) al fine di unire popoli culturalmente e linguisticamente diversi, la parola d&#8217;ordine nel presente non è data solo dal riconoscere la necessità di una nuova Autonomia, quanto dal capire che di Autonomia non ne abbiamo mai seriamente esercitata.<br />
E&#8217; tempo di uscire da una certa vecchia retorica indipendentista abituata al vilipendio verso una fantomatica Autonomia Sarda:</p>
<p>Chi mai avrebbe il coraggio di dire oggi che la Sardegna ha capacità fiscali ed erariali completamente autonome?<br />
Chi mai avrebbe il coraggio di dire che la Storia e la Lingua Sarda sono peculiarietà riconosciute e diffuse dalle istituzioni (la scuola in primis) e dai Media?<br />
Attorno a noi solo centralismo italiano: Chiamiamo le cose con il loro nome.<br />
Non esiste alcun nazionalismo Sardo capace di bilanciare quello italiano, ma la colpa non è necessariamente dell&#8217;ignavia politica locale o del centralismo romano. Nell&#8217;isola abbiamo avuto un insieme di fattori strutturali e sociali (come Pubblica Istruzione, Sport e Media) che fin&#8217;ora hanno ritardato l&#8217;evoluzione della politica identitaria Sarda e la sua conseguente diffusione elettorale. Non solo quindi problematiche connesse all&#8217;endemica assenza di fondi rispetto ai grandi partiti italiani (detentori dello status quo) ma evidenti ritardi concettuali della politica territoriale.</p>
<p>Sono finiti i tempi in cui l&#8217;embrionale indipendentismo Sardo (di matrice Marxista) connotava la battaglia per l&#8217;autodeterminazione in misura ideologica.<br />
La conquista della sovranità non avverrà mai attraverso un cambio repentino del sistema-Paese ma esclusivamente attraverso un percorso progressivo di adattamento strutturale del sistema sociale, economico e culturale Sardo, nel tempo. A seguito di riforme.<br />
Bisogna altresì fare alcune distinzioni: I partiti italiani in Sardegna non sono autonomisti ma centralisti.<br />
L&#8217;autonomismo non è l&#8217;Autonomia (in Sardegna, ancora da costruire).<br />
L&#8217;autonomismo è piuttosto un percorso di conseguimento dell&#8217;Autonomia che può muoversi sullo stesso piano dell&#8217;indipendentismo e non è (rispetto ad esso) un concetto antagonista.<br />
Il percorso di sviluppo della sovranità, per gradi, nelle istituzioni Sarde, è autonomismo. Un processo fin&#8217;ora mai attivato da alcuna forza politica.<br />
E&#8217; notorio che un certo vetusto circuito indipendentista ripeta quanto la stagione delle alleanze sia “superata” e non abbia mai portato a nulla (vedasi il passato del Partito Sardo d&#8217;Azione), ma è altrettanto notorio che tale pregiudizio si basi su motivazioni prive di fondamento:<br />
Infatti, solo negli ultimi anni possiamo considerare accresciuto il panorama di sigle identitarie Sarde (nonostante i voti siano in calo rispetto al decennio scorso).<br />
Il punto focale risiede nella necessità di ridurre la frammentazione politica per promuovere maggiore coordinazione programmatica tra sigle territoriali.<br />
E&#8217; necessario passare alla rimozione completa della sciocca ed inesistente guerra tra autonomismo ed indipendentismo.<br />
Bisogna sviluppare un progetto politico capace di pesare ed influenzare l&#8217;operato di una eventuale amministrazione regionale nel suo Consiglio legislativo.<br />
Non si può combattere il bipolarismo in ordine sparso, né fuori da sedi di governo: Una formula deleteria che oggi diviene del tutto organica e funzionale al centralismo che invece dobbiamo avversare.<br />
Altro mito da sfatare è la pregiudiziale secondo la quale l&#8217;Autonomia non è che una forma di subordinazione rispetto allo Stato centrale e quindi &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;:<br />
Se è vero che il federalismo invece si pone come organismo che assegna pari grado di sovranità a centri amministrativi diversi, non è improprio affermare che anche un&#8217;Autonomia eventualmente subordinata allo Stato centrale garantisca quei criteri di potenziamento e consolidamento del Nazionalismo Sardo nel tessuto sociale. Che cosa intendiamo dire?<br />
Che senza una vera Autonomia economica e culturale, il Popolo non maturerà mai una visione distinta ed autonoma di sé dal resto della Repubblica e pertanto senza il fondamentale gradino autonomista non si capaciterà mai di avere peculiarietà e potenzialità di autodeterminarsi verso nuove forme istituzionali. Magari da conseguire, in futuro, attraverso un referendum sull&#8217;indipendenza.<br />
Fermo restando la ovvia permanenza nell&#8217;Unione Europea e nel generale consesso della Comunità Internazionale.</p>
<p>L&#8217;aspetto più grottesco di alcuni indipendentisti è che recriminano ai rappresentanti Sardi dei partiti centralisti di non essere abbastanza &#8220;autonomisti&#8221; (in ragione dell&#8217;etichetta autonomista che gli appiccicano addosso più di quanto tali politici non se la costruiscano da soli per ragioni propagandistiche); ma gli stessi indipendentisti tacciono nel momento in cui le loro discutibili dirigenze si dividono e non riescono a formulare alcuna piattaforma programmatica in fase di elezioni. Le responsabilità generali le imputano sempre &#8220;agli altri&#8221;, ai centralisti che chiamano &#8220;autonomisti&#8221;. Mai a se stessi. Paradossale appare inoltre lo slogan coniato dal movimento IRS: &#8220;Meno Autonomia, più Sovranità&#8221;, come se l&#8217;autonomia non sia una forma di sovranità o come se l&#8217;autonomia sia un qualcosa di immutabile nel tempo che non può essere sottoposto a nuove riforme e quindi a più riscritture statutarie. Se invece ci si riferisce all&#8217;<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Statuto%20Regione%20Autonoma%20della%20Sardegna%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">autonomia speciale del 1948 (Vedi PDF)</a>, evidentemente non si ha l&#8217;esatta percezione di ciò che si afferma: Anche le ex &#8220;Repubbliche&#8221; Sovietiche venivano definite &#8220;Repubbliche&#8221; ma nei fatti non lo erano, perché si trattava di regimi. Alla stessa stregua, la Sardegna non dispone di alcuna reale sovranità/autonomia (applicata) su diverse pertinenze sociali ed amministrative. Si tratta di una realtà fattualmente centralista.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo Sardo deve crescere e capire che il suo sviluppo elettorale è strettamente connesso allo sviluppo di un percorso autonomistico di riforme dell&#8217;assetto socio-territoriale. Non si può altrimenti pretendere di entrare nei grandi numeri della politica emulando modelli politici in cui invece (come ad esempio la Catalogna) esiste un cosciente substrato nazionale distinto da quello centrale.<br />
Per dirla in parole semplici: Se non introdurremo legislativamente verso il Popolo la nostra cultura nella scuola pubblica e nei media, veramente pochi matureranno la comprensione delle istanze indipendentiste.<br />
Piuttosto, come nel presente, tali istanze rischiano di venire diluite ed inquinate verso un fasullo autonomismo prodotto abitualmente dai partiti italiani.</p>
<p>L&#8217;appello è dunque tutto per i dirigenti dei movimenti &#8220;autonomisti&#8221; ed &#8220;indipendentisti&#8221; Sardi:<br />
Basta con le etichette e le divisioni. Riformiamo la carta fondamentale dell&#8217;isola.<br />
Sapete benissimo che la stagione delle utopie e della bassa propaganda da distribuire a piene mani alla propria militanza è finita.<br />
E&#8217; tempo di parlare chiaramente e di assumersi responsabilità di governo.</p>
<p>Grazie per la cortese attenzione.</p>
<p>Di B. Adriano e F. Maurizio.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Sull%27Autonomia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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