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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; autonomia</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Piove? Autonomismo ladro! &#8211; Rileggere Deffenu nell&#8217;era d&#8217;IRS, dei pastori Sardi e della Tirrenia</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/09/piove-autonomismo-ladro-rileggere-deffenu-nellera-dirs-dei-pastori-sardi-e-della-tirrenia/</link>
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		<pubDate>Tue, 31 Aug 2010 22:07:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“E lei la chiama la stagione dell&#8217;Autonomia?”
Francesco Cossiga ad un giornalista Sardo della RAI – 2004.
Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
Cari Lettori, è stupefacente leggere nel 2010, ben cento anni dopo, ciò che scriveva il celebre intellettuale Sardo Attilio Deffenu nel 1910:
“La questione Sarda. &#8211; Quando un qualsiasi illustre figlio della Sardegna arriva ad indossare la livrea [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/MPS-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-1886" title="MPS - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/08/MPS-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="390" height="300" /></a><span style="color: #000080;">“E lei la chiama la stagione dell&#8217;Autonomia?”</span></em><br />
Francesco Cossiga ad un giornalista Sardo della RAI – 2004.</p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>Cari Lettori, è stupefacente leggere nel 2010, ben cento anni dopo, ciò che scriveva il celebre intellettuale Sardo Attilio Deffenu nel 1910:</p>
<p><em>“La questione Sarda. &#8211; Quando un qualsiasi illustre figlio della Sardegna arriva ad indossare la livrea ministeriale, o entra in qualche modo a far parte di un gabinetto, tutti gli sguardi, tutte le speranze dei buoni isolani si rivolgono a lui come al benefico taumaturgo che ha finalmente scoperto il toccasana delle nostre miserie.<br />
&lt;&lt;Habemus Pontificem!&gt;&gt; si grida da ogni parte, si indicono comizi dove si stempera negli stereotipati ordini del giorno la solita profluvie di lacrimette agrodolci sulle sventure dell&#8217;isola dimenticata ed infelice per la ingratitudine della madre patria, si profondono telegrammi per far sapere all&#8217;illustre uomo che tutte le speranze per l&#8217;avvenire della Sardegna sono ormai riposte nella sua opera illuminata e nel suo provato amore per la terra natale, e le gazzette isolane, facendo voti, augurando, auspicando, presentano per la millesima volta la fosca dipintura delle condizioni tristissime dell&#8217;isola.<br />
Ebbene, per la millesima volta, ministri e sottosegretari, dopo alcune tirate retoriche e sentimentali, dove si degnano di riconoscere, in un impeto magnifico di generosità, che le condizioni dell&#8217;isola non sono quanto di meglio si potrebbe desiderare, e fanno pomposamente sfoggio di belle frasi preconizzando l&#8217;avvenire superbo verso il quale si avvierà a suon di tamburo l&#8217;isola sacrificata, giungono poi, in un conseguente eccesso di magnificenza, sino a promettere formalmente di studiare con amore la tanto dibattuta questione!<br />
E&#8217; tempo di reagire e protestare con tutte le forze contro questa che è la più madornale, la più atroce mistificazione che si conosca.<br />
La Sardegna [...] non ha ritratto alcun giovamento dall&#8217;unificazione politica della penisola. Anzi le sue condizioni, osserva bene il dottor Antonio Lissia, han cominciato a volgere alla peggio proprio dall&#8217;anno 1861.<br />
E la Sardegna s&#8217;è presentata nell&#8217;atteggiamento dell&#8217;eterno pitocco, [...] sempre pronto a stendere la mano per ricevere l&#8217;offa mendicata col fastidioso piagnisteo. [...] E ciò perché le opere di bonifica, mille volte invocate e mille volte promesse dal governo, sono rimaste sempre per i Sardi allo stato di pio desiderio.<br />
[...] Abbiamo il dolore di assistere allo spettacolo di un popolo che attende l&#8217;alba della sua rigenerazione da quell&#8217;accolta di piccoli uomini che, [...] con le arti della più brigantesca mala fede, sono stati mandati ad occupare gli inutili scanni di Montecitorio.<br />
Ma non s&#8217;avvedono costoro che noi, le eterne Cassandre inascoltate, s&#8217;incomincia ormai a diventare, oltreché noiosi, monotoni?<br />
Il problema Sardo non farà un passo nella via della sua risoluzione, nel torneo delle eterne guerricciole verbali; [...] perché non si ha il coraggio di dire che il nemico vero della Sardegna, che maggiormente ostacola e ritarda il suo movimento ascensionale, sta proprio là donde gli ingenui, i ciechi, i deboli e gli infingardi attendono l&#8217;aiuto provvidenziale. E&#8217; lo Stato. E&#8217; la mala pianta del politicantismo.<br />
Da un lato la superstizione dell&#8217;onnipotenza statale, l&#8217;illusione nel paterno e provvido intervento governativo, dall&#8217;altro la passione politica, la quale talvolta anche i migliori attira nel suo vortice rovinoso, distraendo la mente dalla visione dei più vitali problemi.<br />
Lo Stato non è educatore, come non è buon amministratore: non moralizza, ma corrompe; non educa, non innalza, ma asservisce.<br />
Commissioni d&#8217;inchiesta, disegni di legge, provvedimenti speciali, ecc, ecc. Facciamo una catasta di tutto questo ben di Dio che gli italici governi, sotto forma di carta stampata, ci hanno elargito con tanta generosità, e una bella fiammata disperda fin l&#8217;ultimo ricordo del danno unito alle beffe.<br />
Tra un cinquantennio saremo al punto di partenza.”</em></p>
<p>Ebbene, quale attualità! Avesse detto un secolo sarebbe stato perfetto. Non vi sembra di sentire il movimento IRS che contesta l&#8217;Autonomia e la sua classe dirigente? Non vi sembra di sentire persino le parole di Cossiga a Chiaramonti nel 2001 quando ricordava quanto l&#8217;opera politica di Lussu e Bellieni si fosse ridotta alla solita questua petulante verso lo Stato? Non vi sembra di sentire il Paolo Maninchedda che se la prende (e non a torto) con la piccola borghesia conservatrice Sarda?<br />
Per la cronaca: Deffenu morì durante la Grande Guerra a sostegno dell&#8217;interventismo italiano, mentre Cossiga è scomparso sentendosi (rispettabilmente) anche italiano. Lussu idem, nato Sardista, morì socialista italiano.<br />
Chi sbaglia dunque (o chi ritiene di voler fare bene non riuscendoci nella pratica), è vittima del “sistema”. Alla fine quindi, o si isola, o viene isolato, oppure si conforma, più o meno volontariamente, alla stessa macchina che si dice di voler riformare.<br />
Con un&#8217;età media di 55 anni, i nostri politici più blasonati non riescono ancora a cavare un ragno dal buco. A trent&#8217;anni Alessandro Magno aveva già conquistato tutto il mondo antico, a 33 Gesù di Nazareth era già <em>morto e risorto</em>. E noi? A che dobbiamo tanto immobilismo?<br />
Forse perché non abbiamo avuto Sardi al 100% ma Sardi-Italiani, figli della sbornia risorgimentale che ha clonato quella <em><a href="http://www.sanatzione.eu/2009/10/la-sindrome-di-stoccolma-del-popolo-e-della-politica-sarda/">Sindrome di Stoccolma</a></em> di cui più volte vi abbiamo parlato. L&#8217;omologazione mediatica, culturale, economica e politica italiana del &#8216;900 ha fatto il resto. Eppure, anche Carlo V, stando alla sua presunta critica attribuitaci sul “pocos, locos y mal unidos”, dovrebbe indurci a riflettere su errori che non vogliamo correggere.<br />
Non esistono singoli colpevoli. Siamo tutti colpevoli. Indipendentisti compresi: forse i peggiori.<br />
Proprio perché noi indipendentisti che ci siamo assunti l&#8217;onere di riformare le sorti della Sardegna, siamo i primi a contestare i nostri stessi fratelli beandoci nella rissa e nelle perpetue divisioni. E le divisioni sono una delle più forti concause che impediscono alla politica Sarda di emergere e far valere i suoi diritti.<br />
Se IRS (nata da una costola di Sardigna Natzione) fosse esistita nel 1910, la sua linea politica critica non sarebbe stata rivolta all&#8217;Autonomia (che infatti c&#8217;entra ben poco vista la centenaria attualità di Deffenu), ma forse ai Parlamentari Sardi fedeli alla Monarchia.<br />
Oggi dovremmo dire che si tratta di un problema di sistema: sociale, politico ed istituzionale.<br />
Secondo una discreta parte dell&#8217;indipendentismo odierno infatti è l&#8217;Autonomia il problema, ma non guardano il quadro complessivo. Eppure questa Specialità esiste prevalentemente sulla carta e, storicamente, bisogna ammetterlo, qualche avanzamento in termini di recupero del disastro socio-economico del dopoguerra l&#8217;ha apportato. Ma oggi questo pezzo di carta chiamato Statuto Autonomo Sardo non solo ci evidenzia quanto sia relativamente centralista ma persino insufficiente qualora fosse stato compiutamente ed integralmente applicato.<br />
Però cosa c&#8217;entra l&#8217;istituto dell&#8217;Autonomia in sé con il clientelismo, con l&#8217;assistenzialismo, con la questua petulante verso lo Stato? Niente infatti.<br />
L&#8217;indipendentismo Sardo è vecchio, non in grado di osservare la totalità dei problemi.<br />
Deve evolversi. E da buoni politicanti, i dirigenti indipendentisti non si distinguono da quelli centralisti. Qualche esempio?<br />
IRS non ci spiega che i problemi che addossa all&#8217;autonomismo (o presunto tale) esistevano da ben prima del &#8216;48. Come non ci spiega che problemi come l&#8217;assistenzialismo esistono in tutto il mondo, in particolar modo in Italia, con punte massime nel mezzogiorno e nel meridione. Ed addirittura secondo modalità più forti rispetto alla Sardegna in alcune regioni ordinarie.<br />
Ma perché dirlo se la priorità è attaccare il primo avversario politico nel pollaio? Infatti il Sardismo ben si presta (con tutta la sua defunta retorica del Bellieni) a tale scopo.<br />
Ma nulla si dice sul fatto che la disunità Sarda e l&#8217;assenza di serie riforme istituzionali per elargire veri poteri alla Sardegna sono tra le cause primarie dello status quo che affligge la <em>Questione Sarda</em> dal 1861 ad oggi.<br />
L&#8217;Autonomia, cari Amici, c&#8217;entra poco e nulla.<br />
Non c&#8217;era bisogno di chiamarla in causa, bastava guardarsi attorno tutti i giorni per capire quanto, dalla scuola ai media, passando per lo sport, la politica e l&#8217;economia, il centralismo sia l&#8217;unico spettro visibile ad occhio nudo nelle nostre vite.<br />
Prendete invece i politici centralisti nei confronti, ad esempio, della recente protesta dei Pastori Sardi guidata (con modalità più o meno condivisibili ma efficaci) da Felice Floris.<br />
Come ci ricorda lo scrittore Gianfranco Pintore, nel 1987, Massimo Dadea (dal PCI), oggi alleato politico di Soru, sui pastori affermava: <em>“E&#8217; una società arretrata caratterizzata da un immobilismo arcaico, rivelatasi impermeabile ai processi di modernizzazione, incapace di aprirsi al nuovo, impregnata di una cultura spesso portatrice di valori deteriori, prigioniera di miti e di codici che si perdono nella notte dei tempi. Una società che teorizza la violenza quale strumento per dirimere le controversie e i conflitti&#8230;”.</em><br />
Oggi Dadea solidarizza con i Pastori.<br />
Ieri era in torto oppure lo è oggi col rischio di apparire uno di quei politicanti che il Deffenu contestava? E&#8217; moralmente corretto infatti che un politico sostenga in toto le proteste di una fascia di produttori Sardi senza però offrire valide alternative al problema portato alla luce dei mass-media? E se ci fossero torti e ragioni su entrambi i fronti?<br />
E&#8217; forse falso che per lungo tempo la cultura pastorale non si sia aperta alla collaborazione ed alla modernizzazione? Ed è forse falso che oggi i politici centralisti continuino a simpatizzare demagogicamente con chi i problemi li vive sulla propria pelle per poi ignorare strumenti come la zona franca? Inoltre, chi ha il coraggio di dire che la leadership di un settore non si tiene in un mercato con un prodotto in eccedenza ed i cui standard qualitativi sono alquanto bassi? E quando si vedrà un programma per il superamento del “Pecorino Romano”?<br />
Ma ancora, quando si capirà che bisogna variare i livelli di salatura e proporre ulteriori prodotti da tavola sostenuti da un capace piano promozionale di marketing?<br />
Quando si capirà che la trasformazione dovrà valutare anche la compresenza sul mercato del latte in polvere che qualifica una consistente fetta della concorrenza di importazione (derivati inclusi)?<br />
Si è mai visto un serio imprenditore al mondo che al gioco punta tutto su una mole di cavalli perdenti?<br />
Quando si capirà che la globalizzazione (e quindi la penetrazione in mercati come quello USA) non si reggerà nei prossimi anni con 18.000 operatori che, senza differenziare il prodotto ed un riassetto della contrattazione UE, sono destinati a diventare un quinto dell&#8217;attuale forza-lavoro del comparto?<br />
Si è mai visto, ad esempio in Francia, fare una programmazione economica in un mercato opaco (e quindi privo di dati certi) come quello italiano?<br />
Quando si capirà che a Bruxelles ci dobbiamo andare noi e non solo gli industriali ed i politici nord&#8217;italiani che finiscono la filiera in conto terzi?<br />
Ed a che serve la cooperazione senza la valutazione dei costi di produzione e dell&#8217;assenza di una vera politica del Credito (magari accompagnata da una defiscalizzazione da zona franca)?<br />
Anche Sardigna Natzione &#8211; impegnata a ricordare meritevolmente Antoni Simon Mossa mentre si scorda Bastià Pirisi della prima Lega Sarda &#8211; se da un lato si avvicina positivamente al Movimento dei Pastori Sardi, dall&#8217;altro, senza un programma di supporto all&#8217;MPS, rischia di porsi sullo stesso livello della demagogia centralista che solidarizza a priori per mero tornaconto di immagine.<br />
E la Confederazione Sindacale Sarda?<br />
Insomma, tra indipendentisti disuniti e senza strategia, produttori adagiati sull&#8217;assistenzialismo, industriali dalla vista corta e politici centralisti imbonitori, l&#8217;unica camera di “compensazione” a cui dovremmo ambire in Sardegna dovrebbe essere quella per stoccare la politica superflua, per poi rottamarla quanto prima.</p>
<p>Prendete il caso Tirrenia. In questa vicenda ad esempio l&#8217;indipendentismo “non-sardista” degli amici di IRS porta avanti la vecchia idea sardista per realizzare una “flotta Sarda” (vedi <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Flotta%20Sarda%20-%20PSD%27AZ.jpg">JPG</a>).<br />
Ma nel 2010 a che serve presentarsi come “liberali” per poi rimpinguare la classica ed obsoleta cultura nazional-statalista (che solo pochi Paesi al mondo come la Francia oggi portano avanti) anche laddove ha poco senso la sua eventuale applicazione?<br />
Una compagnia di navigazione che tiene “d&#8217;ufficio” anche rotte poco frequentate nei mesi invernali non sarebbe certo competitiva rispetto all&#8217;attuale concorrenza (come quella di Moby Lines), perché il privato non è tenuto a tenere tutte le rotte in questione in tutti i periodi dell&#8217;anno. E perché mai poi un privato, che eventualmente dovrebbe subentrare in una “flotta Sarda” con capitale pubblico di maggioranza, dovrebbe rimetterci soldi in una sfida persa in partenza col resto della concorrenza privata?<br />
Se l&#8217;offerta supera la domanda, quantomeno bisognerebbe investire anche di più nello sviluppo della domanda: quindi potenziando le campagne promozionali sulla Sardegna puntando ad incrementare maggiormente il numero di possibili arrivi.<br />
Inoltre, quale serio imprenditore metterebbe il suo portafoglio nelle mani di un indotto (come Tirrenia) che, alimentato da una certa cultura sindacale, ha le sue radici nel clientelismo e nel crimine organizzato del meridione italiano?<br />
<span style="text-decoration: underline;">Perché i promotori della “flotta Sarda” non devono scordarsi che oggi una ipotetica compagnia di navigazione Sarda dovrebbe, giocoforza, assorbire una discreta dose della forza-lavoro corrente di Tirrenia</span>.<br />
Meglio liberalizzare e basta (pur considerando che i costi dei deficit prima della vendita saranno comunque sulle nostre spalle), perché oggi sono molto basse le condizioni che in un simile contesto ci permetterebbero di ragionare su una efficiente politica dei trasporti. Politici e imprenditori Sardi stiano alla larga dall&#8217;indotto criminale di Tirrenia!<br />
Anche se gli utili fossero destinati alla Sardegna e non alla Campania o alla Sicilia, ben difficilmente coprirebbero i costi di gestione. La “flotta Sarda”, per quanto idea suggestiva ed intrigante, se aveva dei rischi di realizzazione nel 1989, figuratevi oggi, anche alla luce di una politica UE sulla libera concorrenza che non consente iniezioni di finanziamento da parte del pubblico.</p>
<p>Fosse solo quello. Pensate, attorno al 1912, in base ad un rapporto dell&#8217;allora “Società Operaia”, Attilio Deffenu contestava l&#8217;eccessiva rigidità del prelievo fiscale e la solerzia con cui questo veniva condotto a spese delle aziende e dei cittadini in difficoltà. Alla stessa maniera, oggi IRS irrompe negli uffici di Equitalia per motivi analoghi, così come i Sardisti denunciano la stessa problematica. In un secolo cambiano gli attori, ma il film è sempre quello. Si tratta di un remake.<br />
Ovviamente agli inizi del secolo scorso non c&#8217;era alcuna Autonomia. Ma quì a breve la “corrente dei Tulipani” di IRS ci dirà che essa è persino la causa della fame e dei conflitti nel mondo!</p>
<p>Nel 2010 insomma non c&#8217;è un settore economico, come non c&#8217;è un serio strumento politico, per far fronte all&#8217;ondata di problemi della Sardegna. Ieri come oggi, si galleggia su una crisi perpetua, sempre col fondato rischio di colare a picco.<br />
Oggi non abbiamo bisogno di sparuti convegni nei quali si discute solo se sia meglio il federalismo integrativo o competitivo, ma di convegni nei quali si parla di “interessi nazionali”, perché è questa la grande differenza tra i convegni Sardi e quelli delle altre minoranze senza stato. Se non si parla di Specialità, allora non ha alcun senso fare dei convegni per ragionare su un potenziamento di sovranità.<br />
Ed anche il movimento IRS deve capire quindi che i concetti di autonomia e federalismo non sono antitetici all&#8217;indipendenza ma sono strumenti per raggiungerla (sebbene si parta nel quadro dello Stato Italiano). Sono il “percorso graduale” di cui tanti si riempiono la bocca fermandosi agli slogan. Perché in effetti, in termini di risultati e di riforme, anche l&#8217;indipendentismo non ha prodotto <span style="text-decoration: underline;">nulla</span>.<br />
Solo chiacchiere e divisioni. Sono come un ciclo della storia Sarda che si ripete, e ad ogni ciclo, pensiamo di aver scoperto <em>l&#8217;acqua calda</em>. Di fatto replicando l&#8217;endemico male della lotta intestina.<br />
Con i cittadini non si parla per sviluppare “coscienza territoriale”, perché è una fesseria bella e buona quella di ritenere che dopo un semplice dialogo una persona possa passare dal sentirsi italiana a Sarda (intesa come appartenenza nazionale). Con i cittadini si parla per radicare elettoralmente un dato movimento nel territorio, ma per forgiare una coscienza territoriale servono RIFORME. Nel tessuto sociale infatti si entra dall&#8217;economia, dalla scuola (con storia e lingua Sarda nella Pubblica Istruzione), dai media, dalla politica, dallo sport, etc. E le riforme si fanno a maggioranza, quindi non disdegnando le alleanze e/o le collaborazioni politiche. Ma voi capirete che con ben 9 movimenti Sardi divisi (ma che sostengono più o meno programmi simili, o confusi) non si otterrà niente.<br />
<span style="text-decoration: underline;">Bisogna ridurre la frammentazione, non fare un partito unico ma un grande partito</span>. Proponiamo simbolicamente che la segreteria di un eventuale <a href="http://www.sanatzione.eu/2010/07/se-2-piu-2-non-fa-4-chi-come-e-perche-dovrebbe-fondare-il-partito-dei-sardi/">PNS</a> sia affidata ad un indipendentista, mentre la presidenza del Partito ad un autonomista. A suggello del superamento di una stagione di inutili diatribe interne.<br />
Ecco perché l&#8217;indipendentismo deve uscire dalla stagione dei dogmi e deve integrare l&#8217;autonomismo (non quello centralista che si attribuisce l&#8217;etichetta “autonomista”).<br />
Abbiamo bisogno di uomini e donne come quelli di Fortza Paris che hanno il coraggio, senza indugio, di proporre un Partito Nazionale Sardo; come abbiamo bisogno di uomini come quei settori del PSD&#8217;AZ che sostengono analoga idea. Lo stesso dicasi di Sardigna Natzione, del PAR.I.S e dei Riformatori Sardi. Ma anche di quanti, nei partiti italiani ed in altre sigle territoriali, vedono l&#8217;unità non più un mito ma una piattaforma realmente perseguibile.<br />
Solo così quell&#8217;ineluttabile “destino” descritto da Attilio Deffenu subirà una rapida inversione di rotta. Non ci stancheremo mai di ripetere il concetto.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Melis Roberto e Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Rileggere%20Deffenu%20nell%27Autonomia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Lettera al Presidente della Plastwood (OT)</title>
		<link>http://www.sanatzione.eu/2010/03/lettera-al-presidente-della-plastwood-ot/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 13:22:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gent. Dott. Tusacciu,
Per chi, come noi, crede in una Sardegna migliore, l&#8217;aver letto le sue dichiarazioni tenute sul quotidiano l&#8217;Unione Sarda del 27-03-10 (vedi PDF) è stato un duro colpo.
La situazione che Lei ha descritto rientra nell&#8217;ordine di una constatazione che da tempo abbiamo ben presente: La materiale impossibilità di creare sviluppo, cultura ed occupazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/03/Plastwood-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-1229" title="Plastwood - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2010/03/Plastwood-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="350" height="265" /></a>Gent. Dott. Tusacciu,</p>
<p>Per chi, come noi, crede in una Sardegna migliore, l&#8217;aver letto le sue dichiarazioni tenute sul quotidiano l&#8217;<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Tusacciu%20per%20l%27Unione%20Sarda%20-%2027-3-10..pdf">Unione Sarda del 27-03-10</a> (<em><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Tusacciu%20per%20l%27Unione%20Sarda%20-%2027-3-10..pdf">vedi PDF</a></em>) è stato un duro colpo.<br />
La situazione che Lei ha descritto rientra nell&#8217;ordine di una constatazione che da tempo abbiamo ben presente: La materiale impossibilità di creare sviluppo, cultura ed occupazione in un luogo vessato da istituzioni, non solo sorde, ma strutturalmente incapaci di accompagnare l&#8217;impresa fuori da un periodo di<br />
difficoltà.<br />
L&#8217;inevitabile conseguenza di questo sistema porta all&#8217;estinzione di tutti i buoni propositi che l&#8217;hanno spinta in un avventura imprenditoriale (Geomag/Supermag) che comunque ha saputo dare lustro alla Sardegna. E di questo prestigio gliene siamo grati.<br />
Ma le parole non producono utili:<br />
In una vera Autonomia, con una reale Sovranità, una situazione simile non sarebbe stata possibile. Pur considerando la normativa UE sui criteri del libero mercato, lo Stato non avrebbe dovuto calcare la mano sul piano del debito maturato nel corso del tempo.<br />
Tantomeno avrebbe trovato porte chiuse da parte di un serio partito territoriale nel momento del massimo bisogno.<br />
Il dramma della realtà purtroppo supera la fantasia e Lei non è il primo, né sarà l&#8217;ultimo a lamentare questo stato di cose.</p>
<p>Da tempo e senza protagonismi ci battiamo per una riforma della politica identitaria Sarda, perché riteniamo che il superamento dei ritardi culturali, sociali e politici, passano prima di tutto per una riforma degli strumenti che dovrebbero consentire quelle riforme istituzionali idonee a creare una vera Sovranità:<br />
Ben diversa da quella fantomatica Autonomia che bussa alla porta dello “scambio di clientele” e svanisce come nebbia al sole quando si tratta di salvare dei posti di lavoro.<br />
Gli strumenti di cui facevamo menzione possono essere solo dei partiti Sardi, soggetti politici in grado di pesare nei numeri di un&#8217;amministrazione regionale orientandone l&#8217;agenda delle riforme.<br />
Ed è solo con una Sardegna munita di reale Autonomia che potremmo ridurre il centralismo politico romano (di destra o sinistra che sia); riqualificare la Pubblica Istruzione regionale (disponendo, ad esempio, la formazione di una cultura di management); e tale Sovranità potrebbe intervenire sul Fisco; il Credito dovrebbe saper creare investimento in loco; ed inoltre ci sarebbe un canale di comunicazione ben più serio di quello attuale nei confronti dell&#8217;Unione Europea.<br />
Il sistema corrente invece non crea ricchezza, la consuma. E con essa svanisce il progresso e la capacità di camminare sulle proprie gambe, che alimenta il classico parassitismo politico. I partiti italiani con le loro logiche di posizionamento sono inadeguati, così come spesso e volentieri anche i nostri movimenti Sardi, ideologizzati e talvolta folklorizzati rispetto alle sfide che ci attendono.</p>
<p>Noi crediamo in una Sardegna diversa. Continui a crederci anche Lei, perché perdere la volontà del cambiamento (come capita troppo spesso a noi Sardi), è indice di resa:<br />
E la resa equivale al consegnare un triste futuro ai nostri figli.</p>
<p>Cordiali Saluti,</p>
<p><em>Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Lettera%20al%20dott.%20Tusacciu.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Gruppo U.R.N. Sardinnya &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Appunti da ripetere sull&#8217;Autonomia</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 20:52:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,
&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright size-medium wp-image-676" title="Althusius-URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2009/11/Althusius-URN-Sardinnya-237x300.jpg" alt="Althusius-URN Sardinnya" width="237" height="300" /></p>
<p>Benvenuti su U.R.N. Sardinnya,</p>
<p>&#8220;Costruire l&#8217;autonomia per costruire l&#8217;indipendenza&#8221;. Una bella frase. Peccato che la Sardegna non navighi in buone acque sulla valutazione di percorsi e possibili approcci allo sviluppo della sua sovranità.<br />
Sono passati secoli da quando il giurista Jean Bodin introdusse la Francia alla moderna concettualità dello stato-nazione, o meglio, alla paralisi dell&#8217;assolutismo. Una formula cui nello stesso secolo si contrappose la filosofia politica di Johannes Althusius, primo vero pensatore federalista nonché avversario della teoria secondo la quale una sola istituzione (all&#8217;epoca, il sovrano) avrebbe dovuto guidare lo Stato senza fornire alcuna delega legislativa al Popolo.<br />
Dal &#8220;Politica methodice digesta&#8221; ne è passata di acqua sotto i ponti. Anche sotto quelli Sardi, i quali hanno visto l&#8217;isola passare di mano da una monarchia all&#8217;altra finché, nel 1861, non nacque il Regno d&#8217;Italia.<br />
Sarebbe scorretto affermare che l&#8217;Italia unita non abbia portato benefici alla sua popolazione nel momento in cui, o meglio, col passare del tempo, ha conseguito una posizione di relativo sviluppo e media potenza in seno alla Comunità Internazionale.<br />
Sfortunatamente parte del PIL Italiano è il prodotto dei re-investimenti del crimine organizzato, il quale, solo al sud e solo in certi noti quartieri, fattura (pensate) tanto quanto il PIL di alcuni paesi del &#8220;terzo mondo&#8221; messi insieme.<br />
L&#8217;Italia, politicamente e socialmente parlando, nei fatti rimane un Paese a diverse velocità in cui spesso e volentieri dei territori dal grande patrimonio umano ed ambientale (come la Sardegna) vengono esclusi dallo sviluppo. Siamo nella situazione per cui serve addirittura più di un decennio per cantierizzare un&#8217;infrastruttura stradale, ma nel frattempo Roma rapina e non restituisce quel gettito fiscale di miliardi di euro (derivante dalle nostre tasse) previsto dalla finanza regionale (vedere vertenza entrate).<br />
Dopo 60 anni abbiamo la consapevolezza che la vecchia &#8220;Autonomia&#8221; scaturita (con legge costituzionale) nella forma dello Statuto Autonomo del 1948 è superata. Fin&#8217;ora ogni tentativo di riforma delle istituzioni Sarde si è arenato e/o è caduto nell&#8217;oblio: come la <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20de%20Cossiga-URN%20Sardinnya.pdf">proposta di revisione Costituzionale (Vedi PDF)</a> presentata in Senato nel 2006 dal Presidente emerito Cossiga e come la proposta della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Noa%20Carta%20de%20Logu-URN%20Sardinnya.pdf">Noa Carta de Logu (Vedi PDF)</a> di qualche anno fa.<br />
Ma se l&#8217;Italia centralista fu un organismo disegnato militarmente dalla monarchia Piemontese (proiezione di quella accentratrice Francese) al fine di unire popoli culturalmente e linguisticamente diversi, la parola d&#8217;ordine nel presente non è data solo dal riconoscere la necessità di una nuova Autonomia, quanto dal capire che di Autonomia non ne abbiamo mai seriamente esercitata.<br />
E&#8217; tempo di uscire da una certa vecchia retorica indipendentista abituata al vilipendio verso una fantomatica Autonomia Sarda:</p>
<p>Chi mai avrebbe il coraggio di dire oggi che la Sardegna ha capacità fiscali ed erariali completamente autonome?<br />
Chi mai avrebbe il coraggio di dire che la Storia e la Lingua Sarda sono peculiarietà riconosciute e diffuse dalle istituzioni (la scuola in primis) e dai Media?<br />
Attorno a noi solo centralismo italiano: Chiamiamo le cose con il loro nome.<br />
Non esiste alcun nazionalismo Sardo capace di bilanciare quello italiano, ma la colpa non è necessariamente dell&#8217;ignavia politica locale o del centralismo romano. Nell&#8217;isola abbiamo avuto un insieme di fattori strutturali e sociali (come Pubblica Istruzione, Sport e Media) che fin&#8217;ora hanno ritardato l&#8217;evoluzione della politica identitaria Sarda e la sua conseguente diffusione elettorale. Non solo quindi problematiche connesse all&#8217;endemica assenza di fondi rispetto ai grandi partiti italiani (detentori dello status quo) ma evidenti ritardi concettuali della politica territoriale.</p>
<p>Sono finiti i tempi in cui l&#8217;embrionale indipendentismo Sardo (di matrice Marxista) connotava la battaglia per l&#8217;autodeterminazione in misura ideologica.<br />
La conquista della sovranità non avverrà mai attraverso un cambio repentino del sistema-Paese ma esclusivamente attraverso un percorso progressivo di adattamento strutturale del sistema sociale, economico e culturale Sardo, nel tempo. A seguito di riforme.<br />
Bisogna altresì fare alcune distinzioni: I partiti italiani in Sardegna non sono autonomisti ma centralisti.<br />
L&#8217;autonomismo non è l&#8217;Autonomia (in Sardegna, ancora da costruire).<br />
L&#8217;autonomismo è piuttosto un percorso di conseguimento dell&#8217;Autonomia che può muoversi sullo stesso piano dell&#8217;indipendentismo e non è (rispetto ad esso) un concetto antagonista.<br />
Il percorso di sviluppo della sovranità, per gradi, nelle istituzioni Sarde, è autonomismo. Un processo fin&#8217;ora mai attivato da alcuna forza politica.<br />
E&#8217; notorio che un certo vetusto circuito indipendentista ripeta quanto la stagione delle alleanze sia “superata” e non abbia mai portato a nulla (vedasi il passato del Partito Sardo d&#8217;Azione), ma è altrettanto notorio che tale pregiudizio si basi su motivazioni prive di fondamento:<br />
Infatti, solo negli ultimi anni possiamo considerare accresciuto il panorama di sigle identitarie Sarde (nonostante i voti siano in calo rispetto al decennio scorso).<br />
Il punto focale risiede nella necessità di ridurre la frammentazione politica per promuovere maggiore coordinazione programmatica tra sigle territoriali.<br />
E&#8217; necessario passare alla rimozione completa della sciocca ed inesistente guerra tra autonomismo ed indipendentismo.<br />
Bisogna sviluppare un progetto politico capace di pesare ed influenzare l&#8217;operato di una eventuale amministrazione regionale nel suo Consiglio legislativo.<br />
Non si può combattere il bipolarismo in ordine sparso, né fuori da sedi di governo: Una formula deleteria che oggi diviene del tutto organica e funzionale al centralismo che invece dobbiamo avversare.<br />
Altro mito da sfatare è la pregiudiziale secondo la quale l&#8217;Autonomia non è che una forma di subordinazione rispetto allo Stato centrale e quindi &#8220;non s&#8217;ha da fare&#8221;:<br />
Se è vero che il federalismo invece si pone come organismo che assegna pari grado di sovranità a centri amministrativi diversi, non è improprio affermare che anche un&#8217;Autonomia eventualmente subordinata allo Stato centrale garantisca quei criteri di potenziamento e consolidamento del Nazionalismo Sardo nel tessuto sociale. Che cosa intendiamo dire?<br />
Che senza una vera Autonomia economica e culturale, il Popolo non maturerà mai una visione distinta ed autonoma di sé dal resto della Repubblica e pertanto senza il fondamentale gradino autonomista non si capaciterà mai di avere peculiarietà e potenzialità di autodeterminarsi verso nuove forme istituzionali. Magari da conseguire, in futuro, attraverso un referendum sull&#8217;indipendenza.<br />
Fermo restando la ovvia permanenza nell&#8217;Unione Europea e nel generale consesso della Comunità Internazionale.</p>
<p>L&#8217;aspetto più grottesco di alcuni indipendentisti è che recriminano ai rappresentanti Sardi dei partiti centralisti di non essere abbastanza &#8220;autonomisti&#8221; (in ragione dell&#8217;etichetta autonomista che gli appiccicano addosso più di quanto tali politici non se la costruiscano da soli per ragioni propagandistiche); ma gli stessi indipendentisti tacciono nel momento in cui le loro discutibili dirigenze si dividono e non riescono a formulare alcuna piattaforma programmatica in fase di elezioni. Le responsabilità generali le imputano sempre &#8220;agli altri&#8221;, ai centralisti che chiamano &#8220;autonomisti&#8221;. Mai a se stessi. Paradossale appare inoltre lo slogan coniato dal movimento IRS: &#8220;Meno Autonomia, più Sovranità&#8221;, come se l&#8217;autonomia non sia una forma di sovranità o come se l&#8217;autonomia sia un qualcosa di immutabile nel tempo che non può essere sottoposto a nuove riforme e quindi a più riscritture statutarie. Se invece ci si riferisce all&#8217;<a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Statuto%20Regione%20Autonoma%20della%20Sardegna%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">autonomia speciale del 1948 (Vedi PDF)</a>, evidentemente non si ha l&#8217;esatta percezione di ciò che si afferma: Anche le ex &#8220;Repubbliche&#8221; Sovietiche venivano definite &#8220;Repubbliche&#8221; ma nei fatti non lo erano, perché si trattava di regimi. Alla stessa stregua, la Sardegna non dispone di alcuna reale sovranità/autonomia (applicata) su diverse pertinenze sociali ed amministrative. Si tratta di una realtà fattualmente centralista.</p>
<p>L&#8217;indipendentismo Sardo deve crescere e capire che il suo sviluppo elettorale è strettamente connesso allo sviluppo di un percorso autonomistico di riforme dell&#8217;assetto socio-territoriale. Non si può altrimenti pretendere di entrare nei grandi numeri della politica emulando modelli politici in cui invece (come ad esempio la Catalogna) esiste un cosciente substrato nazionale distinto da quello centrale.<br />
Per dirla in parole semplici: Se non introdurremo legislativamente verso il Popolo la nostra cultura nella scuola pubblica e nei media, veramente pochi matureranno la comprensione delle istanze indipendentiste.<br />
Piuttosto, come nel presente, tali istanze rischiano di venire diluite ed inquinate verso un fasullo autonomismo prodotto abitualmente dai partiti italiani.</p>
<p>L&#8217;appello è dunque tutto per i dirigenti dei movimenti &#8220;autonomisti&#8221; ed &#8220;indipendentisti&#8221; Sardi:<br />
Basta con le etichette e le divisioni. Riformiamo la carta fondamentale dell&#8217;isola.<br />
Sapete benissimo che la stagione delle utopie e della bassa propaganda da distribuire a piene mani alla propria militanza è finita.<br />
E&#8217; tempo di parlare chiaramente e di assumersi responsabilità di governo.</p>
<p>Grazie per la cortese attenzione.</p>
<p>Di B. Adriano e F. Maurizio.</p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione;%20Sull%27Autonomia.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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