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	<title>Sa Natzione - U.R.N. Sardinnya ONLINE: Think tank d&#039;informazione e critica politica riformista di Sardegna &#187; ankara</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Da Bruxelles all&#8217;ISIS: perché la Turchia si è allontanata dall&#8217;Europa?</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2016 00:11:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Sembra passata un&#8217;eternità da quando Ankara conduceva i negoziati con l&#8217;Unione Europea in vista di una sua eventuale adesione in qualità di nuovo Paese membro. Al contrario, in appena un decennio la politica estera della Turchia ha conosciuto sensibili variazioni riguardanti una serie di mutamenti interni e soprattutto internazionali capaci di modificarne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/EU-Turchia-URN.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-13572" title="EU-Turchia - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/EU-Turchia-URN.jpg" alt="" width="605" height="379" /></a></em></span></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>Di Adriano Bomboi.</em></span></p>
<p>Sembra passata un&#8217;eternità da quando Ankara conduceva i negoziati con l&#8217;Unione Europea in vista di una sua eventuale adesione in qualità di nuovo Paese membro. Al contrario, in appena un decennio la politica estera della Turchia ha conosciuto sensibili variazioni riguardanti una serie di mutamenti interni e soprattutto internazionali capaci di modificarne la sua struttura, al punto che la stessa Europa si trova in seria difficoltà nel soppesarne i potenziali sviluppi.</p>
<p>Bisogna considerare che l&#8217;analisi di questi mutamenti presenta diversi livelli di osservazione. Perché prima di arrivare alle ragioni, è opportuno innanzitutto distinguere il piano politico da quello commerciale con una premessa storica:</p>
<p>La collaborazione economica, seppur non inedita, nasce formalmente nel 1963, con l&#8217;<a href="http://www.ab.gov.tr/index.php?p=117&amp;l=2" target="_blank">Accordo di Ankara</a>, quando l&#8217;allora Comunità Economica Europea firma con l&#8217;ex impero Ottomano un trattato di associazione a finalità commerciale basato in tre fasi, e seguito dal protocollo addizionale del 1970. Tra i punti essenziali vi era quello per la realizzazione di una Unione Doganale ed una libera circolazione dei lavoratori. Benché tale accordo non abbia mai raggiunto tutti gli intenti dichiarati, consentì comunque a posteriori alla Turchia di sviluppare l&#8217;accesso delle sue produzioni nel mercato del vecchio continente. Rapporti tutt&#8217;ora presenti, anche in ragione della comune appartenenza al WTO, e determinati essenzialmente dalla strategica presenza del Bosforo come centro internazionale dei traffici tra oriente e occidente (una rilevanza peraltro acclarata sin dai tempi dell&#8217;Impero Bizantino e della successiva contesa ottomana con la <em>Serenissima</em> Venezia).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/Erdogan-URN-S.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13574" title="Erdogan - URN S" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/Erdogan-URN-S.jpg" alt="" width="330" height="207" /></a>Il piano politico riguarda invece un processo più articolato. Perché con la fine del secondo conflitto mondiale e l&#8217;avvio di un&#8217;epoca bipolare, la Turchia diventa l&#8217;interlocutore privilegiato dell&#8217;occidente, desideroso di tenere un avamposto strategico del vicino oriente come finestra nei confronti dell&#8217;ex Unione Sovietica. Basti pensare all&#8217;OCSE (OECE), nel 1948 battezzata anche dai turchi. Oppure alla presenza turca nel Consiglio d&#8217;Europa (1949); nonché alla partecipazione a quella che sarà la pietra angolare dei rapporti di forza nel corso della <em>guerra fredda</em>, la NATO (nata nel 1949, la Turchia vi aderirà nella fase del primo allargamento, quello del 1952).<br />
Le relazioni bilaterali subiscono una battuta d&#8217;arresto tra gli anni 1980-83, a causa di un colpo di Stato militare, poi superato. Risale però al 1987 la prima formale richiesta della Turchia di adesione all&#8217;Europa unita, su spinta di Spagna e Portogallo. Stoppata in appena due anni dalla Commissione Europea, soprattutto a causa del contenzioso che vedeva coinvolta la Turchia contro la Grecia per il controllo dell&#8217;isola di Cipro. Ciò nonostante, nel 1995 si formalizzò il vecchio progetto di unione doganale, mentre nel 1997 il Consiglio d&#8217;Europa in Lussemburgo continuò a tenere distinto il profilo commerciale da quello politico in materia di adesione, negando nuovamente ad Ankara la possibilità di entrare come membro politico paritario dell&#8217;Europa. E&#8217; solo col Consiglio riunito ad Helsinki nel 1999 che si riconosce alla Turchia il diritto di aderire alle istituzioni del vecchio continente, subordinando il suo eventuale accesso all&#8217;adozione dei cosiddetti “Copenaghen criteria”, cioè ai requisiti minimi stabiliti per tutti  gli altri candidati ammessi al processo di integrazione ed allargamento (sulla base di standard democratici ed economici comuni). Questo riconoscimento portò ad una nuova fase dei rapporti politici tra le cancellerie turche ed europee, consentendo ad Ankara di realizzare importanti riforme di modernizzazione del Paese in un arco di tempo alquanto contenuto (2001-2005). E&#8217; proprio tra il 2004 e il 2005 tuttavia che il Consiglio d&#8217;Europa pose un nuovo freno alla corsa che pareva ormai spianata verso l&#8217;adesione, adducendo, tra le varie, problematiche ancora irrisolte. Tra queste il mancato riconoscimento turco del genocidio armeno e la difficile questione cipriota (in particolare con la presidenza austriaca dell&#8217;UE del 2006).</p>
<p><img class="alignleft" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/09/SN.EU-logo-URN-Sardinnya-ONLINE.jpg" alt="" width="152" height="199" />Ma cos&#8217;è accaduto nell&#8217;ultimo decennio?</p>
<p>Non poco.</p>
<p>Mentre il “club cristiano” chiudeva la porta del “sogno europeo” ai turchi, questi ultimi si trovarono alle prese con epocali sconvolgimenti regionalistici di cui tenere conto. Il principale fu naturalmente quello della “terza” guerra del Golfo, che portò all&#8217;occupazione dell&#8217;Iraq ed alla caduta di Saddam Hussein (2003).</p>
<p>Come già argomentato in vari <a href="http://www.sanatzione.eu/2015/11/la-nato-non-segue-erdogan-e-spiazza-quelli-che-gli-usa-hanno-inventato-lisis/" target="_blank">articoli precedenti su <em>Sa Natzione</em></a>, il clima di instabilità seguito al ritiro militare statunitense dall&#8217;Iraq, aprì le porte ad una lotta di potere prevalentemente incentrata tra le potenze sciite e sunnite dell&#8217;area (Iran e suoi alleati contro sauditi, qatarioti e parte degli Emirati). Dal 2011 ad oggi, la Turchia, in condivisione con la strategia qataro-saudita, persegue una politica di contenimento, di destabilizzazione ma anche di vera e propria repressione nelle aree di confine che cingono Iraq e Siria in ragione delle componenti curde che vi sono stanziate. E&#8217; verosimile ritenere che la condivisione di questa linea di politica estera sia dovuta ad alcuni fattori essenziali:</p>
<p>Il primo, di prevenzione, ha visto Ankara preoccuparsi per la nascita di uno Stato curdo a ridosso dei suoi confini, la cui eventuale presenza avrebbe innescato nuove tensioni interne alle minoranze curde assorbite nel proprio territorio nazionale.<br />
Il secondo, di circonvenzione, ha visto Ankara allinearsi alla linea di destabilizzazione portata avanti a carico di Iraq e Siria dalle potenze sunnite contro l&#8217;Iran, nonché contro il suo primo alleato mediorientale, Damasco appunto, oggi indebolito ma tenuto in sella dall&#8217;intervento russo.</p>
<p>Il contesto spiegherebbe pertanto il doppiopesismo turco nella tenuta dei rapporti con l&#8217;occidente e allo stesso tempo del rafforzamento dei rapporti con alcune monarchie del Golfo interessate a contrastare l&#8217;Iran dopo un evento fondamentale quale gli accordi sul nucleare siglati grazie alla Casa Bianca.<br />
Dobbiamo infatti considerare che storicamente, ogni qual volta un “impero” abbandona una diretta partecipazione militare da un teatro regionale, altre forze locali non mancano di introdursi in quel vuoto di potere per occuparlo. Ed è esattamente ciò che è sempre accaduto, dall&#8217;epoca della fine di Alessandro Magno sino al presente (con la variazione di politica estera USA, sino a poco tempo fa storicamente alleata con le monarchie del Golfo, ed oggi aperta anche all&#8217;Iran sciita).</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/Turkish-and-EUs-flags-URN.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-13578" title="Turkish and EU's flags - URN" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/Turkish-and-EUs-flags-URN.jpg" alt="" width="330" height="165" /></a>Difficile pertanto immaginare pacificazioni a breve in un così articolato scenario. Pensiamo alla sola posizione francese: se fino al decennio scorso si opponeva alla Turchia nell&#8217;UE poiché vista come una concorrente in grado di usare le istituzioni europee per sottrargli influenza nei rapporti con precisi Paesi arabi (vedere Libano), nell&#8217;ultimo triennio ha allentato l&#8217;opposizione alla Turchia aprendo nuovi spiragli di partenariato con l&#8217;Europa (capitoli 17 e 22 dei negoziati per l&#8217;adesione). Inoltre oggi sia Ankara che Parigi continuano a vedere il dittatore Assad come un ostacolo da rimuovere (magari anche grazie al supporto dell&#8217;ISIS). Ostacolo però difeso dal protagonismo di Putin e del suo autoritario governo in funzione di “paciere” dello scacchiere siriano; mentre gli USA, come dimostrano anche gli <a href="http://www.rand.org/topics/the-islamic-state-terrorist-organization.html" target="_blank">ultimi studi</a> della RAND Corporation (think tank finanziato dal Pentagono), perseguono una politica di equilibrio con tutti gli attori coinvolti nell&#8217;area, pur riconoscendo un formale impegno di contrasto all&#8217;ISIS. La tenuta della tregua pattuita tra Kerry e Lavrov ci darà una misura dei prossimi effetti sui negoziati di pace e sulle scelte che la Turchia dovrà affrontare.<br />
Nel frattempo Ankara scarica sulla Grecia e sull&#8217;Europa il problema dei migranti ancora in fuga dal conflitto.</p>
<p>Inutile ricordare che le uniche vere vittime di un simile contesto non vivono nelle cancellerie turche od europee, ma nelle case di popolazioni soggette ad una guerra fomentata da contrapposti governi autoritari.<br />
Quanto accaduto dimostra inoltre che la politica estera UE rimane caratterizzata più da azioni simboliche che pratiche (si pensi, su questa vicenda, all&#8217;inconsistenza del ruolo tenuto dall&#8217;Alto rappresentante dell&#8217;Unione su affari esteri e sicurezza), dove in realtà la legittima politica estera dei singoli Stati continuerà a sovrapporsi alla velleità di voler uniformare Paesi dotati di esigenze scarsamente convergenti.</p>
<p>Scenari possibili? Salvo imprevedibili avvicendamenti di potere, nel medio termine si potrebbe proporre alla Turchia un&#8217;effettiva adesione europea per disinnescare il suo nuovo protagonismo mediorientale. Oppure si potrebbe sviluppare una nuova forma di partenariato multilaterale.</p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2016/03/URN-Sardinnya-Esteri-Le-variazioni-di-politica-estera-della-Turchia.pdf" target="_blank">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE</strong></p>
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		<title>Tra oriente e occidente: La nuova politica estera della Turchia</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:40:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l&#8217;attuale posizione di instabilità del mondo arabo e la ricerca globale di risorse energetiche nel Mediterraneo orientale, la strategia diplomatica turca di estensione della propria influenza politica ed economica continua la sua ascesa. Una strategia che determina tensioni e dure relazioni diplomatiche con Israele, in un progressivo deterioramento di quella che è stata per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Turchia-2011-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-3406" title="Turchia 2011 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Turchia-2011-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="330" height="248" /></a>Con l&#8217;attuale posizione di instabilità del mondo arabo e la ricerca globale di risorse energetiche nel Mediterraneo orientale, la strategia diplomatica turca di estensione della propria influenza politica ed economica continua la sua ascesa. Una strategia che determina tensioni e dure relazioni diplomatiche con Israele, in un progressivo deterioramento di quella che è stata per lungo tempo una solida alleanza regionalistica di interessi convergenti: da un lato quelli israeliani, tendenti a ricreare costantemente uno spazio di sopravvivenza in un area politica a maggioranza musulmana, variegatamente ostile alla tolleranza verso lo Stato ebraico. Dall&#8217;altro, la Turchia, fin dalla guerra fredda divisa dalla necessaria equidistanza dall&#8217;ex Patto di Varsavia e testa di ponte nella regione nel mitigare con le sue istituzioni laiche la presenza dell&#8217;integralismo islamico. Una condizione che ha portato Ankara a trovare con Tel Aviv una spontanea convergenza di interessi.</p>
<p>La “primavera araba” in corso in diversi Stati mediorientali ha condotto dunque Ankara a scollegarsi progressivamente da una linea filo-occidentale per accreditarsi maggiormente nell&#8217;opinione pubblica musulmana, soprattutto a seguito del crollo di Mubarak in Egitto. Il Cairo infatti rappresentava il primo alleato degli USA nella regione e il primo paese nel formalizzare una dimensione diplomatica regolare con Israele.<br />
Sono diversi i punti di contrasto sorti tra Ankara e Tel Aviv nell&#8217;ultimo anno, a partire dall&#8217;assalto preventivo di Israele alla Freedom Flotilla (che portava aiuti alla popolazione civile) mentre questa tentava di forzare il blocco di Gaza imposto dallo Stato ebraico ai palestinesi di Hamas; fino alla contrarietà turca al partenariato dell&#8217;area greca di Cipro con Israele sul versante della ricerca di gas e petrolio. L&#8217;isola di Cipro risulta essere infatti uno dei nodi principali su cui si giocherà il futuro della Turchia. Se la parte greca aderisce dal 2004 all&#8217;Unione Europea e dal 2007 all&#8217;euro, la parte turca viene riconosciuta solo da Ankara, occupata con uno stato fantoccio proclamato nel 1975.<br />
Il governo della parte greca, a sud dell&#8217;isola, ha dato il via alle operazioni di trivellamento marino, scortate tuttavia da mezzi militari turchi con la giustificazione della difesa dei siti di trivellazione di proprietà turca. Le trivellazioni risultano essere una provocazione per il primo ministro turco Erdogan, che insiste per un accordo internazionale preventivo rimarcando il diritto dei turchi di ricercare le risorse petrolifere nel proprio territorio.<br />
Il governo turco aveva preannunciato all&#8217;Unione Europea di voler congelare i negoziati con Bruxelles e con Cipro, quando quest&#8217;ultima avrà la presidenza di turno. Una linea definita “neo-ottomanista” e che l&#8217;ha portata ad avvicinarsi ulteriormente all&#8217;Iran. Erdogan, mostrando di voler dare un segnale di supporto al cambiamento avvenuto nei paesi arabi rispetto all&#8217;attendismo israeliano, ha sostenuto convintamente la vertenza palestinese per ottenere dall&#8217;ONU il riconoscimento di Stato membro per la Palestina, un processo ancora in corso e nel quale l&#8217;equilibrismo di Ankara dovrà trovare ampi consensi.<br />
Ma le dispute procedono a intervalli regolari: il 2 settembre scorso la Turchia ha espulso l&#8217;ambasciatore israeliano ad Ankara accusandolo di non essersi ancora scusato per l&#8217;uccisione di 9 cittadini turchi durante il raid subito dal traghetto turco Mavi Marmara sul quale vi erano attivisti filo-palestinesi.<br />
Sempre nei giorni scorsi, il governo Erdogan ha firmato al Cairo una storica alleanza militare ed economica con l’Egitto, contestando inoltre la politica israeliana in merito alla costruzione di nuovi insediamenti nei territori palestinesi.</p>
<p>Nonostante tutto questo, l&#8217;equilibrismo di Ankara non è mai venuto meno ed è dimostrato anche dalle rigide posizioni espresse verso la situazione politica siriana, che hanno indotto il governo Erdogan a criticare Damasco per l&#8217;uso eccessivo della forza verso i manifestanti scesi in piazza a favore della democrazia. La mossa turca è stata a sua volta criticata da Teheran che guarda con sospetto al doppiopesismo di Ankara.<br />
Secondo alcuni osservatori il governo turco rischierebbe frizioni con le potenti gerarchie militari del suo stesso Paese, tradizionalmente vicine al blocco occidentale piuttosto che a quello dei Paesi arabi. Una circostanza evidentemente sfruttata anche nel tentativo di scongelare la tensione tra turchi ed israeliani da parte del presidente USA Obama, che lo scorso 21 settembre a New York ha incontrato il premier Erdogan a margine dei lavori delle Nazioni Unite.</p>
<p>Noi ci auguriamo che un&#8217;Europa divisa possa trovare una voce unitaria per sollecitare maggiormente il cammino verso l’Unione Europea che la Turchia ha intrapreso nel 2005. E&#8217; l&#8217;unica strada possibile per sottrarre Ankara da contrapposizioni che rischiano di alimentare nuove pericolose tensioni nel mondo arabo e che non sono necessariamente utili al difficile consolidamento della democrazia in Medio Oriente.</p>
<p><em>Di Roberto Melis.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-La%20nuova%20politica%20estera%20turca.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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