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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; adriano</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Dalla Convergenza Nazionale alla Responsabilità Nazionale</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La moltitudine che non è spinta ad agire come un&#8217;unità non è altro che caos. Quell&#8217;unità che non ha origine dalla moltitudine non è altro che tirannia”.
Blaise Pascal, 1623 – 1662.
Cari Lettori,
Sono tempi di solidarietà nazionale, sia in Italia che in Sardegna naturalmente.
Ma diciamoci la verità, questo Governo Monti non ci convince. Non ci convince [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/PNS-URN-Sardinnya-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3640" title="PNS-URN Sardinnya - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/PNS-URN-Sardinnya-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="380" height="285" /></a>“La moltitudine che non è spinta ad agire come un&#8217;unità non è altro che caos. Quell&#8217;unità che non ha origine dalla moltitudine non è altro che tirannia”.</em></span><br />
Blaise Pascal, 1623 – 1662.</p>
<p>Cari Lettori,</p>
<p>Sono tempi di solidarietà nazionale, sia in Italia che in Sardegna naturalmente.<br />
Ma diciamoci la verità, questo Governo Monti non ci convince. Non ci convince per una serie di ragioni: non è stato eletto da alcun consesso democratico; si appresta a varare misure potenzialmente inique nonostante la casta politica rimanga immune da provvedimenti di austerity; lo sbandierato “Governo Tecnico” in realtà non è altro che il frutto di un compromesso tra le maggiori forze politiche del bipolarismo italiano (con una pletora di <em>sottopolitici</em> che si spartiranno incarichi di secondo piano) ed infine, ciliegina sulla torta, questo Governo col redivivo “Ministero della Coesione” si appresta a rinfrescare la retorica centralista di uno Stato che invece avrebbe solo bisogno di convertire la sua struttura in un modello federale, riducendo così i costi e migliorando la propria efficienza e la rappresentatività delle diverse sensibilità territoriali che lo compongono (Sardegna inclusa).<br />
D&#8217;altra parte persino un controverso Piero Calamandrei sostenne, non a torto, che lo Stato “siamo noi”. Il problema sorge nel momento in cui in questo Stato non si ha più voce. E forse non si è mai avuta.</p>
<p>Eppure nella nostra isola accade di peggio. E&#8217; in atto la cosiddetta “convergenza nazionale” proposta mesi fa dal movimento A Manca pro s&#8217;Indipendentzia.<br />
Di che si tratta? Si tratta di qualcosa che nel breve e nel medio termine non influirà affatto sulla politica, sulla società e sull&#8217;economia Sarda: vale a dire la collaborazione tra sigle indipendentiste numericamente inconsistenti che solo al tramonto del 2011 (dopo essersi fatte letteralmente la guerra) hanno compreso di doversi unire su specifiche battaglie politiche.<br />
Apparentemente non c&#8217;è nulla di male, da anni auspichiamo questo tipo di convergenza. Ma, come detto in più occasioni, i problemi dei movimenti politici Sardi sono ben più profondi e articolati per poter essere ridotti ad un semplice superamento della litigiosità.<br />
Permangono ritardi culturali ed organizzativi di varia natura, ideologici in primis, che continuano a rallentare lo sviluppo dell&#8217;autonomismo e dell&#8217;indipendentismo Sardo. Ad esempio continua a mancare una piattaforma comune per la riforma dell&#8217;attuale assetto istituzionale. Le poche proposte esistenti di riforma dello Statuto Autonomo Sardo non sono oggetto di dibattiti, né servono da stimolo per nuove proposte concretamente perseguibili in un contesto sociale e politico che vada oltre gli angusti confini di piccoli movimenti sfiancati da anni di lotte intestine. In questo quadro la scarsa credibilità del bipolarismo italiano, con i suoi partiti romani, continua ad amministrare non lo sviluppo ma il bisogno, alimentando una forma di recessione interna all&#8217;isola che sembra non avere fine.<br />
Cosa fa dunque la presunta “convergenza” nazionale? Mentre il Popolo Sardo patisce sempre più il declino economico del territorio, i movimenti Sardi mercanteggiano sui punti che hanno in comune &#8211; spesso di natura statalista &#8211; quando in realtà hanno sempre avuto programmi pressoché identici (ma senza alcuna seria proposta di riforma istituzionale).<br />
Non ci serve dunque una fantomatica “convergenza”, ci serve una Unione per la Responsabilità Nazionale (U.R.N.), bisogna avere il coraggio di dire che tutte le sigle con programmi similari devono fondersi in un solo soggetto politico (pensiamo a quelle indipendentiste) e collaborare con alcune altre (pensiamo a quelle autonomiste, che chiedono maggiore Sovranità Autonomistica ma non parlano nell&#8217;immediato di indipendentismo). <span style="text-decoration: underline;">Non si può confondere la frammentazione con il pluralismo</span> (datosi che quest&#8217;ultimo non esiste). Solo dopo questo passaggio sarà possibile sviluppare credibili alleanze politiche con il bipolarismo italiano per finalità riformistiche.<br />
Diversamente, piccoli movimenti che si presentano divisi alle elezioni e/o che si alleano con partiti italiani senza avere alcun peso contrattuale, finiranno nella stessa identica posizione del sardismo con la sua inefficienza riformistica.<br />
Solo col dialogo reciproco e con un prospetto di riforme potremmo parlare di Primarie all&#8217;interno dei movimenti politici Sardi per l&#8217;elezione di candidati validi; potremmo sviluppare radicamento nel territorio e potremmo porre le basi di un solido Partito Nazionale Sardo.<br />
La Sardegna ha il chiaro bisogno di rottamare la decina di partiti che non vogliono e non possono più curarsi con serietà dei suoi interessi. Costoro la rallentano.</p>
<p>Siamo grati per la passione con la quale negli anni l&#8217;attuale classe dirigente indipendentista ha portato avanti alcune battaglie, ma non è credibile che oggi la stessa leadership di soggetti che sono arrivati a dividersi persino sulle bandiere possa essere la stessa leadership che sproloquia sull&#8217;unità e tace sulle riforme.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La nostra associazione entra nel settimo anno di attività, il primo organismo critico indipendente della politica territoriale Sarda.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Vi auguriamo Buone Feste.</span></p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Verso%20la%20Responsabilit%C3%A0%20Nazionale.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Dal Governo Monti alla Sardegna: Ne parliamo con l&#8217;On. Guido Melis (PD)</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:09:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi.
Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3606" title="Guido Melis-PD - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Guido-Melis-PD-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="423" /></a>Intervista all&#8217;On. Guido Melis, classe 1949, docente di Storia delle Istituzioni Politiche, saggista, eletto Deputato per il Partito Democratico, membro della II° Commissione Giustizia e della Commissione Parlamentare per le Questioni Regionali – Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Mesi difficili attendono la Repubblica Italiana e con essa la Sardegna. In merito al Governo Monti, c&#8217;è chi accusa il PD di aver seguito una linea analoga al PDL: quella di lasciare la conduzione dell&#8217;esecutivo nella mani di ministri tecnici affinché adottino quelle scelte impopolari che i grandi partiti non sarebbero in grado di assumere per ragioni elettorali. Che linea porterete avanti? Un consenso incondizionato a tutte le scelte del nuovo Governo o mani libere su specifiche tematiche da parte del gruppo parlamentare?</span></p>
<p>Noi del Pd siamo molto preoccupati della situazione economica e finanziaria e in genere dello stato di prostrazione nel quale versa l’Italia. C’è un rischio Grecia, e non è affatto un rischio teorico. La crisi impone tempi e scadenze che non possiamo contrattare e rendere flessibili. Dobbiamo rispondere qui ed ora. Paghiamo così la scellerata gestione di questi tre anni da parte del governo Berlusconi e del suo superministro Tremonti, ma anche vengono al pettine alcuni nodi strutturali formatisi in tempi più remoti: il debito, innanzitutto; lo smantellamento sistematico del nostro apparato industriale (vedi da ultima la chimica in Sardegna); la spesa pubblica senza controllo (dopo le politiche virtuose impostate da Ciampi la destra l’ha lasciata tornare su livelli incontrollati); l’invecchiamento del Paese (al quale si doveva rimediare per tempo programmando serie politiche graduali di immigrazione); l’abbandono di intere aree al controllo della criminalità ecc. Siamo sul bordo di un baratro. Noi abbiamo ritenuto che la proposta del presidente Napolitano di un governo di emergenza con ampio sostegno parlamentare fosse la migliore, sia perché urgono misure immediate (non avremmo potuto permetterci come minimo tre mesi di campagna elettorale per avere un nuovo governo), sia perché bisogna portarle a compimento – queste misure – al riparo da eventuali interessi elettorali immediati, con una certa indipendenza e autonomia dalla competizione politica. Potevamo chiedere le elezioni e poi vincerle, come ci dicono tutti i sondaggi. Abbiamo pensato non a noi stessi, al nostro interesse di partito, ma all’Italia, come deve fare sempre una grande forza politica responsabile. E perciò siamo senza riserve a favore della politica di emergenza del governo Monti.<br />
Lei mi chiede se il nostro consenso è incondizionato. Bersani ha detto che voteremo anche misure che eventualmente non collimassero in tutto e per tutto con la nostra proposta. Saremo leali sino in fondo. Certamente continueremo però a suggerire a Monti quelle che sono le nostre idee per uscire dalla crisi e su queste idee terremo alta la discussione tra i cittadini. Ci auguriamo che Monti ispiri la sua azione anche alle nostre proposte. Ma, ripeto, non ne facciamo affatto la condizione per appoggiare il governo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Tra i vari ritardi che contrassegnano l&#8217;Italia, quelli nella competitività e nella difesa della libera concorrenza sono due delle tematiche cruciali che oggi stanno interessando le politiche di vari Stati e della stessa Unione Europea. Lei è intervenuto recentemente in Parlamento su questo problema. Ritiene che il Governo Monti abbia le carte in regola per affrontare questi problemi o si rischia un esecutivo destinato unicamente a contenere la spesa senza affrontare i nodi dello sviluppo?</span></p>
<p>Monti ha già detto, parlando alle Camere all’atto del suo insediamento, cose importanti. Ha parlato di crescita, non solo di salvataggio. Dunque la pensa come noi. Ha parlato di giovani, di donne, di precari. Sono le nostre preoccupazioni. Ha con chiarezza parlato di riforme che eliminino le storture del sistema a vantaggio dei ceti più deboli. E’ ciò che vogliamo anche noi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Vista e considerata l&#8217;assenza di Sovranità della Sardegna, il Parlamento Italiano rimane il luogo nel quale possono essere affrontate alcune misure per limitare i danni che le fasce sociali più deboli della nostra isola stanno pagando nel corso di questa crisi. Pensiamo al dramma delle riscossioni di Equitalia. Da parte sua il <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3149">sardismo</a> ha proposto la necessità di rivedere i criteri legislativi per limitare l&#8217;espropriabilità della prima abitazione e la modifica delle aste immobiliari. Fatta salva la lotta all&#8217;evasione fiscale, Lei sarebbe favorevole ad un intervento in materia?</span></p>
<p>Sul caso Equitalia condivido la posizione di quanti si oppongono alle riscossioni selvagge senza tenere conto delle circostanze e delle differenze. Ci sono tanti piccoli operatori economici onesti, anche in Sardegna come si sa, che non possono essere fatti passare per evasori fiscali. Si pensi a far pagare quelli degli scudi fiscali, piuttosto. Quanto alla non espropriabilità della prima abitazione, ci si può ragionare.<br />
Certo le misure anticrisi debbono essere severe (lo chiede la crisi drammatica del Paese) ma debbono essere anche giuste. Gli italiani sono meglio di chi li ha sinora governati: capiscono che la casa brucia. Possono anche fare dei sacrifici personali, se gli si garantisce che servono a spegnere l’incendio. Quello che non ammettono, e non lo ammettiamo neanche noi del Pd, è che paghino solo i più deboli mentre qualcuno, in alto, magari si arricchisce sulle spalle dei soliti fessi, passando immune dentro la crisi. Questo non è consentito. Lorsignori diano l’esempio, e che sia un esempio reale, non virtuale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">In Sardegna la Giunta Cappellacci ha palesemente disatteso le aspettative lanciate nel corso della vecchia campagna elettorale, una su tutte, quella sulle grandi riforme istituzionali. Durante la convention del PD del 2010 Lei ha espresso perplessità sull&#8217;ipotesi di indire una “Costituente” per la riforma dello Statuto Autonomo Sardo, ricordando che prima di compiere simili passi sarebbe opportuno avere un consenso popolare sul tema ma soprattutto sarebbe opportuno avere uomini e idee credibili per immaginare il futuro della Sardegna.<br />
Se consideriamo l&#8217;attuale inadeguatezza dell&#8217;indipendentismo Sardo, possiamo dare credito alle parole del suo collega di partito, il Senatore Antonello Cabras, che ha paventato la chiusura dell&#8217;Università di Sassari per contenere i costi? Come possiamo immaginare il futuro di quest&#8217;isola se tagliamo le gambe alle strutture nelle quali dovrebbe avvenire la formazione della futura classe dirigente?</span></p>
<p>Quella di Cabras era una battuta, una boutade come dicono i francesi, forse neanche troppo meditata. Il sistema universitario sardo ha bisogno di sempre maggiore coordinamento, non solo per evitare duplicazioni e sprechi, ma anche per essere più efficiente. Tuttavia i due atenei hanno ognuno la sua storia plurisecolare, la sua rete di collegamenti col continente, le sue ricerche in atto ecc. Esiste inoltre l’autonomia universitaria, che non è meno preziosa di quella delle regioni o degli enti locali. La politica deve rispettarla e dialogare con essa, non sovrapporsi con tagli alla Marchionne. Il Pd ha riaffermato, anche in sedi ufficiali come il Forum università coordinato da Micaela Morelli, qual è la sua linea: due atenei distinti, coordinati tra loro e sempre più “amici”, una politica regionale per tutte e due le università sarde. Se tagli si devono fare, facciamoli, ma con ragionevolezza. Se poi Lei mi chiede come si dovrebbe formare la classe dirigente del futuro, Le rispondo che i due atenei non bastano: dobbiamo fare un grande sforzo collettivo, come società regionale, per valorizzare le energie giovanili che stiamo perdendo, i tantissimi ragazzi che vanno a studiare fuori (in continente o all’estero) e che non tornano più. E’ un’emorragia di cervelli che non possiamo permetterci. E al tempo stesso dobbiamo essere capaci di attrarre, nello scenario dell’Europa mediterranea e dell’Africa, quei ragazzi (algerini, tunisini, marocchini, libici) che potrebbero venire a studiare da noi. Per far questo dobbiamo migliorare molto l’offerta didattica, internazionalizzarla, creare strutture adatte di accoglienza, stabilire di più relazioni con altri Paesi e altri atenei stranieri, mettere meglio in vetrina la nostra offerta didattica, creare un link stabile tra università sarde e sistema delle imprese locali. E creare alcuni punti di eccellenza della ricerca, capaci di fare da calamita rispetto alla domanda estera. Penso alle scienze agrarie e forestali, ma anche ad altri settori nei quali già oggi gli atenei sardi occupano posizioni di rilievo. Insomma ci vuole una politica regionale unitaria dell’istruzione superiore e della ricerca scientifica, che oggi purtroppo manca del tutto.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Intervista%20a%20Guido%20Melis.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Sequestro in Algeria: Una lettera a Rossella Urru, un esempio per la Sardegna</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 21:43:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; alquanto triste accorgersi del valore delle persone solo quando queste balzano agli onori della cronaca per qualche brutto avvenimento che le riguarda. Ma forse è proprio la discrezione del loro operato a darci una misura del loro spessore umano.
Chi opera con sincerità nel campo della solidarietà e della generosità infatti non ha tempo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Rossella-Urru-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3561" title="Rossella Urru - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Rossella-Urru-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="326" height="250" /></a>E&#8217; alquanto triste accorgersi del valore delle persone solo quando queste balzano agli onori della cronaca per qualche brutto avvenimento che le riguarda. Ma forse è proprio la discrezione del loro operato a darci una misura del loro spessore umano.<br />
Chi opera con sincerità nel campo della solidarietà e della generosità infatti non ha tempo per lodarsi ma solo la consapevolezza di fare del bene senza aspettarsi nulla in cambio.</p>
<p>In una società dove i beni materiali hanno completamente sostituito l&#8217;umiltà e l&#8217;aiuto verso il prossimo, persone come Rossella sono un esempio per tutti e uno stimolo a guardare con speranza al nostro futuro.<br />
Non è stata rapita solo una donna, è stata rapita la parte migliore della Sardegna: quella che non si arrende, quella che non si lamenta e che porta avanti con grande dignità quei valori che troppo spesso diamo per scontati nell&#8217;indifferenza generale.<br />
Chi, come il sottoscritto, ha visitato realtà dove la democrazia, il benessere e persino una strada su cui camminare, sono merce rara, è ben consapevole dei rischi a cui si può andare incontro. E questo non fa che aumentare la stima verso una persona che, con grande coraggio, ha messo da parte gli agi dell&#8217;occidente per aiutare un Popolo in difficoltà.</p>
<p>Siamo fiduciosi nell&#8217;operato delle istituzioni algerine, del Ministero degli Esteri italiano e delle Agenzie di Sicurezza interessate dalla vicenda.<br />
Siamo vicini a Rossella e alla sua famiglia in questo difficile momento augurandoci il suo immediato rilascio affinché possa tornare a casa.</p>
<p><em>Adriano Bomboi,<br />
Ass.ne U.R.N. Sardinnya, 16-11-11.</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Una-lettera-a-Rossella-Urru.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong><a href="http://www.rossellaurru.it/">www.rossellaurru.it</a></strong></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong><em><br />
</em></p>
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		<title>Dia de los muertos: Dall&#8217;iniziativa di Deriu (PD) all&#8217;indipendentismo Sardo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 22:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi.
Accadono cose strane in Sardegna, al punto che senza la nostra proverbiale razionalità potremmo addirittura definirle “soprannaturali”. Provocazioni a parte, è lecito domandarsi se un Popolo che si lamenta della propria miseranda posizione sia anche nelle condizioni culturali per uscirne.
Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro in quota PD, ha così pensato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Monumento-a-Satta-di-Ciusa-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3487" title="Monumento a Satta di Ciusa - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Monumento-a-Satta-di-Ciusa-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="513" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p>Accadono cose strane in Sardegna, al punto che senza la nostra proverbiale razionalità potremmo addirittura definirle “soprannaturali”. Provocazioni a parte, è lecito domandarsi se un Popolo che si lamenta della propria miseranda posizione sia anche nelle condizioni culturali per uscirne.</p>
<p>Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro in quota PD, ha così pensato di organizzare una fiaccolata in memoria dei padri costituenti nostrani, una manifestazione di tutela della Costituzione Italiana. Cioè si ricordano i morti nel tentativo di salvare i vivi. Sfortunatamente la Costituzione è la stessa che all&#8217;art. 117 impedisce all&#8217;Autonomia Sarda il controllo delle proprie risorse e dell&#8217;amministrazione di diverse competenze, come fiscalità e Beni Culturali. Il problema pertanto non risiede solo nei governi ma nelle strutture stesse che regolano la vita pubblica: le istituzioni.</p>
<p>Nella sua buona fede, Deriu, come tanti altri politici sardo-italiani, preferisce così accodarsi alla retorica unitarista italiana piuttosto che difendere il proprio territorio contrapponendosi al centralismo. Un esempio pratico? Mentre Deriu si domanda se il PD dovrebbe essere <em>sturziano</em> o meno in un momento in cui l&#8217;economia Sarda cola a picco, in Trentino, gli autonomisti chiedono maggiori tutele e finanziamenti persino sulla toponomastica (cioè per la cartellonistica bilingue) e non partecipano alla serie di iniziative per il 150° dell&#8217;unità d&#8217;Italia. Circostanze che nel tempo hanno portato le autonomie speciali del nord-Italia (con meno risorse e abitanti della Sardegna) ad essere tra le regioni economicamente più floride.<br />
Difendere la Costituzione senza riformarla equivale all&#8217;immaginare il paradosso di un agnello che chiede al suo carnefice di affondare il coltello nella giugulare con decisione.<br />
Ma difendere la Costituzione significa persino affidarsi alle strutture di uno Stato che fin dal 1875 non consegue il pareggio di bilancio. Vogliamo accendere un lumicino anche per Quintino Sella?<br />
In Sardegna dunque il nodo non è solo politico ma culturale.</p>
<p>In sintesi, chi dovrebbe risolvere la situazione? Forse l&#8217;attuale indipendentismo Sardo?<br />
Un Popolo con scarsi elementi culturali molto difficilmente può produrre una classe dirigente riformista che si occupi dei bisogni primari dei cittadini. E così, se Deriu innalza fiammelle ai morti, gli indipendentisti non sono da meno, e innalzano i defunti a portabandiera di un riscatto che nei fatti ancora non si materializza.<br />
Le principali dispute in seno ai convegni indipendentisti oggi non riguardano l&#8217;economia Sarda e neppure la cultura. Non si parla di accise, né di zona franca. Non si parla di occupazione, men che meno si mira a governare per cambiare le cose. Si parla invece di Bellieni, di Emilio Lussu, di Antonio Simon Mossa e compagnia bella. Si parla insomma dei morti piuttosto che dei vivi. E quando un Popolo – sia esso indipendentista o meno – innalza fiaccole e dibattiti a chi meriterebbe solo di riposare in pace significa che è sprofondato nell&#8217;apatia del conservatorismo e nell&#8217;assenza di contenuti.</p>
<p>Auguriamoci di essere in torto. Ma come diceva Giulio Andreotti: <em>“A pensar male spesso ci si azzecca”.</em><br />
Diamoci una mossa, il 2 novembre non può durare tutto l&#8217;anno.</p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Continuità Territoriale e Gasdotto: Ne parliamo con l&#8217;On. Mauro Pili (PDL)</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 10:15:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Intervista all&#8217;On. Mauro Pili, classe 1966, giornalista professionista, eletto deputato tra le fila del PDL ed ex Presidente della Regione Autonoma della Sardegna &#8211; Di Adriano Bomboi.
La continuità territoriale rappresenta un innegabile diritto dei Sardi alla mobilità da e per l&#8217;Unione Europea. Lei si è fatto promotore di una iniziativa inerente la possibilità di adottare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Frattini-e-Pili-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3429" title="Frattini e Pili - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Frattini-e-Pili-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="214" /></a>Intervista all&#8217;On. Mauro Pili, classe 1966, giornalista professionista, eletto deputato tra le fila del PDL ed ex Presidente della Regione Autonoma della Sardegna &#8211; Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">La continuità territoriale rappresenta un innegabile diritto dei Sardi alla mobilità da e per l&#8217;Unione Europea. Lei si è fatto promotore di una iniziativa inerente la possibilità di adottare una tariffa unica sia per i residenti e sia per i non residenti nell&#8217;isola sui voli con la penisola. Può illustrarci i punti essenziali della sua proposta? Sarebbe salvo il coefficiente di guadagno delle compagnie aeree e la salvaguardia del potenziale sviluppo turistico della Sardegna?</span></p>
<p>La tariffa unica è un diritto irrinunciabile della Sardegna, rappresenta la più rilevante conquista autonomistica di una terra che non vuole più essere isolata ma che punta ad integrarsi a pari condizioni con il resto del Paese.<br />
Noi proponiamo una tariffa unica per tutti, 43 euro per Roma e 54 per Milano. Lo facciamo con un calcolo che tiene conto dei parametri internazionali e che punta a salvaguardare prima di tutto l&#8217;interesse della Sardegna. E&#8217; una sfida contro la speculazione sui cieli e sui mari della Sardegna. Da sempre le compagnie aeree considerano la Sardegna un bancomat per finanziare le loro spese folli, sfruttando senza ritegno la nostra condizione insulare. Siamo un&#8217;isola, e senza alternativa di collegamento con il resto del Paese, compagnie aeree e di navigazione fanno il bello e cattivo tempo. Impongono tariffe, speculano sui vari periodi dell&#8217;anno e sono pronte ad opporsi ad una regola sacrosanta di riequilibrio tra cittadini europei. La tariffa unica è l&#8217;unica soluzione percorribile per ridare dignità alla Sardegna. La continuità territoriale non può più distinguere residenti e non, si tratterebbe di un danno prima di tutto per la nostra isola. Limitare ai soli residenti il riequilibrio dei collegamenti significherebbe isolare ancor di più la Sardegna.</p>
<p>La nostra proposta è chiara, senza equivoci, senza regalie alle compagnie aeree, senza commistioni tra i diritti della Sardegna e le logiche speculative delle compagnie aeree. Lo voglio dire con chiarezza estrema: chi non persegue la tariffa unica difende solo gli interessi delle compagnie aeree. La tariffa unica nasce da un calcolo indicato puntualmente dall&#8217;Unione Europea: ai costi di produzione reali di una compagnia che si regge nel mercato va aggiunto un utile d&#8217;impresa dell&#8217;8%. Con la nostra proposta su tutte le rotte da e per la Sardegna dai principali aeroporti italiani le compagnie aeree, se accettassero l&#8217;onere del servizio pubblico, guadagnerebbero l&#8217;8% sull&#8217;intero costo di produzione. Per questa ragione sarebbe ingiustificabile una differenziazione tra cittadini residenti e non. Ancora più grave sarebbe una compensazione finanziaria di qualsiasi entità. La tariffa unica non si può fissare guardando i bilanci delle compagnie aeree, la Sardegna non può e non deve pagare per le gestioni scellerate altrui. Si devono usare parametri internazionali per stabilire il costo effettivo di un&#8217;ora di volo e non si possono guardare i coefficienti di riempimento ottenuti sino ad oggi da chi non ha fatto niente per migliorarli. Le compagnie aeree che hanno operato sulla continuità territoriale hanno attivato solo le casse, mai che abbiano tentato di mettere in campo una strategia di attrazione verso l&#8217;isola in grado non solo di incrementare i propri guadagni ma anche di rendere la Sardegna più fruibile in tutti i periodi dell&#8217;anno. Hanno pensato solo a fare cassa sulla nostra condizione insulare. Tutto questo deve cessare. Sia ben chiaro noi lanciamo l&#8217;ennesimo appello alle istituzioni: fate prevalere le ragioni della Sardegna, pensate a quei 300mila sardi emigrati che verrebbero discriminati in base ad una tariffa differenziata, riconoscete alla Sardegna il diritto di essere messa alla pari delle altre regioni italiane ed europee. Se questo appello non dovesse essere accolto per miopia politica noi non ci fermeremo. Le compagnie aeree dalla tariffa unica guadagnerebbero l&#8217;8% di utili di impresa, consentirgli un ulteriore guadagno facendo pagare il doppio ai non residenti significherebbe riconoscergli un primo indebito aiuto di Stato per non parlare di una eventuale contribuzione economica che sarebbe in totale violazione delle regole comunitarie proprio in materia di aiuti di Stato. Noi proponiamo una tariffa unica frutto di un metodo di calcolo, che rifugge dall&#8217;opacità denunciata dall&#8217;autorità garante per la Concorrenza. Con questo metodo, utilizzando parametri internazionali, si arriva a definire la tariffa unica da e per Roma dal sistema aeroportuale sardo compreso Fenosu e Tortolì pari a 43 euro. Per Milano la tariffa sarebbe di 54 euro. A questo si deve aggiungere una drastica riduzione delle tasse, oltre 18 euro attualmente, che devono essere almeno dimezzate proprio per via dell&#8217;imposizione dell&#8217;onere del servizio pubblico. Per fare questo non bisogna in alcun modo farsi condizionare dagli interessi delle compagnie aeree ed è per questo motivo che della conferenza di servizi per la continuità territoriale devono far parte di diritto i rappresentanti del mondo dell&#8217;emigrazione e dei consumatori. Per realizzare una continuità reale e al servizio della Sardegna.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">In Sardegna fatica ad emergere il concetto di zona franca, cioè la possibilità di operare defiscalizzazioni mirate e deregulation burocratiche volte ad incentivare gli investimenti economici nel territorio. Un modello intrapreso anche dalla compagnia aerea Ryanair con sede in Irlanda e che ha visto crescere con successo la sua presenza presso l&#8217;aeroporto di Alghero, alimentando persino un indotto virtuoso nel settore dei mezzi di trasporto interni. Sarebbe pronto come sua futura battaglia a valutare l&#8217;estensione di questa politica dei trasporti verso gli altri aeroporti isolani? Pensiamo all&#8217;abbattimento delle accise sui carburanti e al suo impegno per la difficile situazione del Fenosu di Oristano.</span></p>
<p>Ryanair è arrivata in Sardegna con un mio provvedimento finanziario nel 1999.<br />
Dopo quell’esperimento nel 2001 non solo è stato trasformato in permanente ma fu sottoscritto un accordo con la Regione che scadrà nel 2013. Tutti gli aeroporti da Cagliari a Olbia sono stati coinvolti in quell’operazione che portò a stanziare gran parte dei fondi della comunicazione istituzionali per garantire un contributo coomarketing in grado di sviluppare il traffico aereo internazionale nelle dimensioni che oggi conosciamo e che ancora possono essere incrementate. Sono convinto che tale azione debba essere estesa a Fenosu ed Arbatax, così come nella proposta di legge a mia firma sul piano attuativo del riequilibrio insulare ho previsto che porti e aeroporti della Sardegna siano zone franche. Ora stiamo lavorando per tradurre quella proposta in un atto legislativo.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">E&#8217; possibile che nel 2011 contro ogni logica di concorrenza si permetta la dismissione di un&#8217;azienda pubblica quale la Tirrenia a favore di un cartello di armatori privati già posti sotto osservazione dall&#8217;Antitrust italiano? E ritiene plausibile un intervento dell&#8217;Unione Europea in materia qualora vada avanti il progetto di “Flotta Sarda” paventato dalla Giunta Cappellacci?</span></p>
<p>Il problema non è chi compra Tirrenia, ma per farne che cosa. Vendere era un obbligo, la gara pure, il vincitore scontato. Il problema sono le regole del servizio pubblico. La convenzione posta alla base della vendita che assegna 72 milioni all’anno per sette anni danneggia la Sardegna e favorisce altre logiche. Quella convenzione è nulla perché non è stata negoziata con la Regione, che a dire il vero è stata totalmente distratta, ma che doveva statutariamente esprimere un parere. Dunque o si riscrive la convenzione o salta tutto.</p>
<p>Sono sempre stato convito che il pubblico detta le regole e il privato fa impresa. E dunque ritengo che la strategia debba essere diversa, sostanzialmente e giuridicamente. Noi dobbiamo imporre regole, così come dovevamo imporre le nostre condizioni sulle convenzioni di servizio pubblico tra Tirrenia e Stato. La Regione è arrivata troppo tardi su tutto, nonostante le mie sollecitazioni e denunce su quanto stava avvenendo risalgono a settembre 2010. Ora bisogna rimettere mano a quelle convenzioni, arrivare a ridefinire il servizio pubblico. Altrimenti occorrerà una serrata azione legale europea e non solo, per rinegoziare il tutto. L’Unione Europea ha imposto la privatizzazione di Tirrenia proprio perché è vietato l’intervento pubblico nel cabotaggio marittimo. E’ evidente che la sorte di qualsiasi iniziativa simile è destinata a capitolare. Occorre agire con lungimiranza e nel pieno rispetto della norma, altrimenti saremmo prima perdenti e poi in balia dei privati.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Veniamo al gasdotto. Durante la sua presidenza della Regione ha avuto la lungimiranza di lavorare ad una politica energetica destinata a diversificare le fonti di approvvigionamento rispetto al petrolio. In ambito indipendentista non si sono compresi i vantaggi di questa infrastruttura strategica e della necessità di abbassare i costi energetici in attesa di un futuro in cui le fonti rinnovabili sapranno sostituire concretamente quelle carbonfossili. Ma permangono forti dubbi circa l&#8217;effettivo arrivo del gas nelle case e nelle aziende Sarde. Ritiene ci siano i margini tecnici e politici per evitare che il GALSI Algeria-Sardegna-Europa si configuri come l&#8217;ennesima servitù imposta senza benefici al territorio?</span></p>
<p>Il metanodotto Algeria–Sardegna–Europa è un’opera strategica che cambierà la storia economica e sociale dell&#8217;isola collegandola per la prima volta alle grandi reti energetiche europee. Perdere questa occasione irripetibile significa isolare per sempre la nostra terra. Per questa ragione nessuno si può assumere la responsabilità di ulteriori ritardi per la più importante opera mai realizzata in Sardegna. Significa porre fine al più grande limite energetico della Sardegna, la dipendenza totale dai combustibili petroliferi. Con l’arrivo del metano in Sardegna si apre uno scenario concorrenziale a forte valenza ambientale considerato la rilevante riduzione delle emissioni in atmosfere rispetto al petrolio. Si tratta di ridurre notevolmente anche il costo dell’approvvigionamento energetico della Sardegna da sempre gravato dal monopolio petrolifero e dalla trasformazione unilaterale sul fronte elettrico. Le istituzioni devono risolvere con urgenza almeno due questioni fondamentali e preliminari per l’avvio delle opere: la definizione degli approdi sia a nord che a sud dell’Isola e il coinvolgimento delle imprese sarde nella realizzazione dell’opera. In tutto questo le istituzioni locali e regionali devono fare il massimo sforzo per contribuire a rendere il più rapido possibile l’iter finale dell’opera.<br />
Per la Sardegna significa diventare baricentro nel Mediterraneo dello snodo energetico con il Maghreb, assumendo un ruolo fondamentale anche alla luce della persistente crisi libica. Ci sono condizioni forse irripetibili per realizzare un’opera strategica che consentirà alla Sardegna di uscire dalla totale dipendenza petrolifera e diversificare in modo rilevante il proprio approvvigionamento energetico. E bisogna dire con estrema chiarezza che oltre alla grande ricaduta economica derivante dalla realizzazione dell’opera, si calcola oltre un miliardo di investimenti solo in Sardegna, si avrebbe un risparmio dei costi energetici del 30-40% a partire dai consumi domestici. Mentre tutta Europa va a metano la Sardegna è l’unica Regione a non avere quell’approvvigionamento energetico. Tutto questo ci mette in posizione di grande disparità economica e sociale. L’anno 2012 deve essere l’anno di inizio dei lavori.<br />
Abbiamo perso fin troppo tempo nella legislatura passata con l’avversità della precedente Giunta regionale ed oggi abbiamo bisogno di recuperare il tempo perso.<br />
Gran parte dei Comuni della Sardegna, posizionati sull’asse principale del metanodotto, hanno già realizzato le reti interne di distribuzione, in alcuni casi da convertire, ma di fatto sono pronti ad utilizzare il metano. Con il piano della metanizzazione di oltre 100 milioni di euro partito nel 2003 anche molte zone industriali sono predisposte all’uso del metano e quindi la ricaduta nell’isola sarebbe immediata per buona parte del territorio regionale.<br />
La domanda potenziale di gas in Sardegna si attesta attorno ai 1-1.5 mld m³/annui. Un apporto energetico che sarà decisivo ai fini della sicurezza delle forniture così come per il costo dell&#8217;energia. Il Galsi consentirà la disponibilità di gas naturale per le utenze domestiche, industriali e di generazione elettrica attraverso ulteriori sviluppi della rete di distribuzione. Altro che servitù, senza il metanodotto sarebbe eterna schiavitù petrolifera.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
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		<title>Fuoco amico da Michela Murgia: dal premio Campiello al &#8216;Martufello prize&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 12:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sarà l&#8217;afa estiva, sarà l&#8217;innata tendenza all&#8217;auto-celebrazione che accompagna l&#8217;esistenza di tanti esseri umani, sta di fatto che persino la scrittrice Michela Murgia è riuscita a trasformare un pacifico scambio di opinioni in un teatrino di superbia e volgarità gratuita.
L&#8217;occasione, manco a dirlo, si è presentata in un articolo della Murgia inerente la violenza verbale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Diritto-di-replica-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3286" title="Diritto di replica - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Diritto-di-replica-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="249" /></a>Sarà l&#8217;afa estiva, sarà l&#8217;innata tendenza all&#8217;auto-celebrazione che accompagna l&#8217;esistenza di tanti esseri umani, sta di fatto che persino la scrittrice Michela Murgia è riuscita a trasformare un pacifico scambio di opinioni in un teatrino di superbia e volgarità gratuita.<br />
L&#8217;occasione, manco a dirlo, si è presentata in un articolo della Murgia inerente la violenza verbale che accompagnerebbe diversi indipendentisti sul web, un tema da noi più volte trattato nel corso degli anni e stavolta portato agli onori della stampa dallo scrittore Marcello Fois. <a href="http://www.michelamurgia.com/di-cose-sarde/indipendenza/lhate-speech-non-e-una-modalita-politica">Qui il testo</a>.<br />
La Murgia replicava allo scrittore ricordando la modalità dell&#8217;hate speech, cioè quella bieca tendenza nel corso di un dibattito volta ad interrompere le opinioni altrui, coprendole con schiamazzi o attacchi gratuiti. In seguito la scrittrice proseguiva affermando: <span style="color: #0000ff;"><em>“Tra chi pratica l&#8217;hate speech c&#8217;è gente di ogni tipo, comprese persone dai sentimenti politici più confusi che indipendentisti. È gente arrabbiata e priva di strumenti critici che cerca bersagli verso cui indirizzare la frustrazione della propria impotenza. Non si può confondere questo agire con la prassi di un qualsivoglia partito politico. L&#8217;indipendentismo che pratico e in cui mi riconosco è democratico, non violento e progettuale, lontano dall&#8217;hate speech come la testa lo è dal ventre, e le sue forze migliori in questo momento non sono sui blog a spalare fango, ma elaborano proposte sui temi urgenti per l&#8217;isola.”</em></span></p>
<p>Oltre a condividere tale orientamento della Murgia, il sottoscritto si è trovato d&#8217;accordo per metà con Fois. E&#8217; vero infatti che una discreta dose di indipendentisti utilizza male lo strumento del web contribuendo a dare una pessima immagine di contenuti e proposte politiche che passano inevitabilmente in secondo piano. Ma è altresì vero che Fois ha generalizzato il panorama indipendentista, dando quasi l&#8217;impressione che l&#8217;intero indipendentismo sia etichettabile in termini negativi. Circostanza che non ho mancato di far presente a Marcello Fois.<br />
Dal canto suo la Murgia, in una incomprensibile esplosione di volgarità, ha accusato il sottoscritto di molestie sul web e di millantare il prodotto degli anni di lavoro che voi lettori conoscete. Un lavoro fatto di passione e di impegno assieme a tanti collaboratori, con interventi che spesso hanno anticipato le principali tendenze dell&#8217;indipendentismo moderno, tutto registrato e verificabile.</p>
<p>A quel punto, sempre in tema di hate speech, è stato inevitabile ricordare alla Murgia le parole del principale intellettuale del suo movimento, Franciscu Sedda, che nel 2009 <a href="http://franciscusedda.splinder.com/post/20197344/cambia-la-bandiera-ma-non-la-sostanza">affermava</a>:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“E&#8217; l&#8217;autonomismo che genera costantemente divisioni o sono i quattro mori che portano male all&#8217;unità dei sardi?<br />
La risposta è, ovviamente&#8230;entrambe le cose. Del resto autonomismo, quattro mori e disunità sono la stessa cosa, una stessa ed unica storia. Certo, si dirà che c&#8217;è autonomismo e autonomismo. Infatti, c&#8217;è nell&#8217;autonomismo un&#8217;infinita gradazione di subalternità che va dall&#8217;ingenuo al patetico passando per il ridicolo.”</em></span></p>
<p>Queste affermazioni sono le stesse portate avanti per anni prima nel vecchio movimento IRS ed oggi, si spera, non nel ProgReS: il movimento nel quale si è spostato sia Sedda che la Murgia.<br />
Che significa? Significa che per anni è stata portata avanti una sottile ma evidente campagna d&#8217;odio verso il sardismo e persino verso i 4 Mori. Si è trattato di un antiautonomismo che rispetto al &#8216;900 ha subito un salto di qualità, in quanto al vecchio odio antisardista si è sommato persino il nazionalismo ottocentesco di attaccare la bandiera in cui si riconosce tutto il Popolo Sardo. Una preoccupante condotta politica accompagnata da un preteso alone di accademicità.<br />
Le parole di Fois sono state dunque indirettamente confermate dal comportamento della Murgia e definitivamente confermate dal recente passato in cui il Sedda aveva portato avanti un deliberato attacco al sardismo contribuendo ad inasprire le divisioni tra partiti Sardi che i nostri concittadini faticano a comprendere, essendo impegnati in problemi più importanti, come ad esempio quello di far fronte da soli alla crisi economica.<br />
Dopo aver chiesto conto alla Murgia di questo sottile hate speech perpetrato dal suo indipendentismo di riferimento, ha evitato di trattare l&#8217;argomento denigrando U.R.N. Sardinnya e dichiarando “sprovveduti” tutti coloro i quali seguono il sottoscritto ed il lavoro del nostro gruppo. Lavoro che, ricordiamolo, da 6 anni si occupa proprio di far emergere le contraddizioni in seno all&#8217;indipendentismo che creano gli stati di tensione di cui la Murgia ha dato vergognosa testimonianza. Lavoro che probabilmente ha aiutato la stessa Murgia a scoprire un indipendentismo garbato sul piano delle argomentazioni e della comunicazione.<br />
Tra gli “sprovveduti” questo mese abbiamo come ospiti il Generale in ausiliaria della “Brigata Sassari” Gianfranco Scalas, nonché presidente del movimento politico Fortza Paris. Abbiamo una musicista Sarda (Claudia Aru); una amministrazione comunale che ha promosso un convegno di archeologia; la Confederazione Sindacale Sarda che informa i lettori delle proprie iniziative, ed uno scrittore della scuderia Condaghes (Antonio Areddu) in un articolo di presentazione su un testo che colma una lacuna storiografica del nostro territorio. Ma abbiamo persino un simpatizzante del ProgReS che ci ha inviato un comunicato dello stesso movimento della Murgia e che condividiamo appieno.<br />
Ci stiamo dunque domandando se &#8211; come affermava Michela Murgia nella sua replica a Fois &#8211; lei possa annoverarsi tra <span style="color: #0000ff;"><em>“persone dai sentimenti politici più confusi che indipendentisti. È gente arrabbiata e priva di strumenti critici che cerca bersagli verso cui indirizzare la frustrazione della propria impotenza.”</em></span></p>
<p>Dopotutto si sa: raramente il moralismo va a braccetto con i fatti. La stessa “accabadora di idee altrui” infatti ha chiesto conto al sottoscritto del perché non mi sia candidato in politica a fronte delle circostanziate critiche effettuate dal nostro gruppo al suo movimento di fiducia.<span style="text-decoration: underline;"> Sarebbe opportuno ricordare che neppure la Murgia è stata mai candidata in una lista indipendentista, in secondo luogo la sua recente notorietà non la autorizza a dare patenti di credibilità a nessuno</span>. E soprattutto: per quale motivo avrei dovuto candidarmi? Forse per spargere odio sulla bandiera dei 4 Mori piuttosto che aiutare i cittadini in difficoltà?</p>
<p>Non ci aspettiamo le scuse della scrittrice, consideriamo “fuoco amico” la scomposta reazione della Murgia senza rancore alcuno. Sperando che la sua scarsa credibilità nell&#8217;indipendentismo venga usata per contestare l&#8217;operato dei partiti italiani e non noi, che dovremmo lavorare nella stessa squadra.<br />
Siamo abituati alle critiche, essendo le nostre delle voci scomode che contestano nel merito le divisioni indipendentiste di chi confonde il pluralismo con la frammentazione. Ma vorremmo ricordare alla Murgia che la notorietà è un&#8217;arma a doppio taglio: quando la si conquista bisogna anche saperla usare costruttivamente. Ci auguriamo che oltre al Campiello vinca tanti altri premi elevando lo spessore culturale della nostra isola, ma per oggi si è solamente candidata a ritirare il “Martufello prize”: il premio dei simpatici sempliciotti che giunti sopra un palco si sentono in dovere di pontificare sulla vita e sulla morte, e che tutto sommato ascoltiamo, perché ci ricordano di vivere in una democrazia, dove anche il più umile dei contadini potrebbe aver ragione ed ha il diritto di dire la propria senza essere schernito. La Murgia da che parte sta?</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
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		<title>Il punto della situazione: Dialogo con il Generale Gianfranco Scalas (Fortza Paris)</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 22:09:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[U.R.N. Sardinnya incontra il Generale in ausiliaria della “Brigata Sassari” Gianfranco Scalas, presidente del movimento politico “Fortza Paris” &#8211; A cura di Adriano Bomboi.
Ritardi sul turismo, problema dei trasporti, aziende in crisi e stato di indigenza di parecchie famiglie ci inducono a pretendere dalla classe politica un radicale cambio di rotta. Con un miliardo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Scalas-e-la-Sassari-SANATZIONE.EU_.gif"><img class="alignright size-full wp-image-3252" title="Scalas e la Sassari - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Scalas-e-la-Sassari-SANATZIONE.EU_.gif" alt="" width="306" height="284" /></a>U.R.N. Sardinnya incontra il Generale in ausiliaria della “Brigata Sassari” Gianfranco Scalas, presidente del movimento politico “Fortza Paris” &#8211; A cura di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Ritardi sul turismo, problema dei trasporti, aziende in crisi e stato di indigenza di parecchie famiglie ci inducono a pretendere dalla classe politica un radicale cambio di rotta. Con un miliardo di euro in meno nella prossima finanziaria la riduzione delle spese correnti sarà inevitabile. Che ne pensa Fortza Paris di uno Stato che aveva posto in agenda la chiusura di tanti piccoli comuni che in Sardegna rappresentano l&#8217;ultimo baluardo contro lo spopolamento interno?</span></p>
<p>L’esigenza per una classe politica seria è di saper guardare avanti e saper vedere oltre e quindi prevenire con gli strumenti che si hanno le negatività. Fino ad ora invece si è continuato a mettere la testa sotto la sabbia e improvvisamente si lanciano appelli alla coesione per unire le forze. Tutto bene se gli atti fossero consequenziali. Non si può dire ora che c’è la crisi dopo averla nascosta sotto il tappeto.</p>
<p>Dopo tre anni di governo regionale ora finalmente c’è un atteggiamento di severa critica al governo centrale, ma doveva essere fatta già tre anni fa. Uno Stato che nega le dovute risorse meritava ben altro che acquiescenza. Nulla è perduto si direbbe, ma cosi non è perché la nostra situazione economica è grave, la nostra gente ha perso fiducia nei confronti della classe politica e non sarà facile riconquistarla. La recente manovra del governo italiota è uno schiaffo alla nostra intelligenza. In Sardegna i piccoli comuni sono una delle poche realtà in cui i cittadini possono trovare ancora qualche risposta perché sono il presidio non solo democratico ma della tutela del territorio, della cultura locale e dei valori. In un tempo in cui tutto è effimero, aggredire i valori è l&#8217;equivalente della pena di morte. Fortza Paris da tempo sostiene la necessità di partire dai nostri paesi con una politica dal basso per portarla a conquistare la Regione. Dai nostri paesi può venire ancora una possibilità di crescita, di futuro e di speranza. Ci sono strumenti di razionalizzazione dei servizi che possono far vivere bene le nostre comunità ed esempi ne abbiamo da decenni in tanti comuni piccoli che hanno, per esempio, un solo ufficio tecnico che sovraintende alla struttura dei lavori pubblici ed all&#8217;urbanistica, cosi come nelle polizie locali, nel servizio d’igiene, della cultura, biblioteche, etc. Non mi pare fosse necessario un diktat da Roma per tagliare a prescindere. Abbiamo già visto cosa è successo per la scuola pubblica. Inoltre la sovranità dei Sardi nelle scelte locali deve essere concreta, cioè meris in domu nostra. Decidiamo noi come organizzare il territorio. La specialità Sarda non è un optional di facciata ma reale.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Dal PSD&#8217;AZ, Paolo Maninchedda ha richiamato l&#8217;attenzione delle forze politiche su alcuni temi essenziali: evitare di confondere l&#8217;abolizione dei privilegi della casta come panacea per le finanze pubbliche e fare sistema (al di là delle singole bandierine di appartenenza) per salvaguardare i ceti più deboli della popolazione. Il tutto in previsione di un progressivo tramonto della Giunta Cappellacci. Fortza Paris condivide l&#8217;intento di raggruppare le aree riformiste della politica Sarda o si tratta di un desiderio ancora irrealizzabile?</span></p>
<p>Leggo quanto scrive Maninchedda e vedo che oggi ha aggiunto alla parola indipendenza anche “sovranità”. Il manifesto di Fortza Paris è del 2004 e forse se venisse letto e non scopiazzato un po sarebbe molto utile per un percorso politico. Nel 2006 da Fortza Paris partì un invito a tutti i partiti Sardi per un incontro che vedesse la possibilità di una federazione degli stessi per un Partito Nazionale Sardo: non abbiamo mai avuto una risposta da nessuno. Oggi leggiamo cose simili e ci fa piacere ma non vorremmo che fosse l’ennesimo tentativo di salire in sella e portare il proprio cavallo a vincere il palio dopo aver mangiato il fieno degli altri.. E’ altresì facile come fa il Bossi in Italia ad essere forza di governo e opposizione: sarebbe meglio invece decidere conseguentemente a ciò che si dice e si pensa concretamente. Fortza Paris non ha poltrone, né poltroncine o strapuntini a livello regionale, eppure ha appoggiato inizialmente Cappellacci, valutando da subito che le decisioni erano romane e romane in questi anni sono rimaste. Non le abbiamo condivise ed i percorsi politici futuri non si fanno dopo ma prima. Se c’è una reale volontà di tentare l&#8217;unità che si faccia subito, senza primogeniture ma paris. Fortza paris.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Meno di 8 mesi fa pareva che la classe politica regionale stesse prendendo coscienza della necessità di revisionare l&#8217;attuale Statuto Autonomo all&#8217;insegna di una concreta sovranità che fornisca all&#8217;isola maggiori competenze in termini di fiscalità, di trasporti e di tante altre pertinenze, tra cui la tutela della cultura e della lingua Sarda. A cosa dobbiamo il silenzio di questi mesi? Forse il tema delle grandi riforme istituzionali è diventato un semplice slogan demagogico di cui tanti non ne comprendono l&#8217;effettiva utilità?</span></p>
<p>Una domanda che si commenta da sola e che si ricollega a quella precedente: sono passati tre anni della giunta Cappellacci e sulla necessità della riscrittura dello Statuto che è e resta la madre di ogni battaglia, ma dove sono le forze Sarde che compongono la giunta in questo vitale impegno? O pensiamo al silenzio più totale nel far decollare i sette punti franchi mai attuati in Sardegna pur essendo gli stessi già gentilmente concessi dalla seconda metà degli anni &#8216;90. Due punti in cui la sbandierata sardità si è arenata, eppure avrebbe dato risposte di non poco conto. Se vogliamo essere chiari, queste due battaglie sono perse perché non mi pare ci sia il tempo per redigere un nuovo Statuto che in seguito dovrebbe passare al vaglio del parlamento italico. Una legislatura persa ancora una volta, e chi ha perso veramente è la Sardegna con i suoi cittadini. Questi sono i fatti, il resto sono solo ottimi proclami per tenere la base tranquilla, ma nulla di più per i Sardi.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Dopo anni di divisioni e di slogan, l&#8217;universo indipendentista sembra aprirsi ad una visione “sovranistica” del suo agire politico: cioè si sta diffondendo la consapevolezza di doversi unire per poter spingere nella direzione di ottenere maggiori quote di sovranità per la Sardegna. Quanto continua a pesare in questo processo l&#8217;antiautonomismo (combattuto con lento successo dalla nostra associazione) e la diffidenza di una parte dell&#8217;indipendentismo verso le forze sardiste?</span></p>
<p>Certamente in tanti Sardi l’idea di una forza Sarda è in crescita ma non altrettanto mi pare nei vari movimenti e partiti. La consapevolezza c’è ma non c’è la volontà di fare un passettino tutti indietro. Non c’è la voglia di mettere al centro l’unità perché in ognuno è presente ancora la convinzione di essere i veri portatori dell’interesse dei Sardi. La diffidenza indipendentista verso gli altri ha sempre prevalso e lo dico con profondo dispiacere perché personalmente ho cercato più volte di trovare un dialogo ma è sempre stato eluso. Fortza Paris non è indipendentista ma non è neppure autonomista, è oltre l’autonomismo e poco prima dell’indipendentismo, ma sono considerazioni poco importanti, diciamo finezze, che ci distinguono e non ci fanno benvolere. Privilegiamo le cose concrete da ottenere presto per una sovranità dei Sardi e quindi per una Sardegna diversa da come è e da come loro la vogliono ancora. Sarà un sogno ma riteniamo sia un sogno realizzabile subito senza altre condizioni. Talvolta Fortza Paris ha definito il nostro concetto di sovranità come “indipendentismo garbato” e tale forma è ben chiara nel nostro manifesto programmatico che prevede anche autonomia nel settore della Giustizia. Speriamo che i tempi siano più prodighi di sardità intesa come obiettivi raggiungibili subito, senza eccessive difficoltà e senza perdere tempo alla ricerca della perfezione che ognuno ha nei suoi desideri ma che tali rimangono.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Da Colonnello a Generale di brigata in ausiliara per la pensione. Cosa suggerisce la sua esperienza sul caso della caserma militare che la Difesa intende avviare nel nuorese? Si tratta veramente dell&#8217;ennesima servitù militare sul nostro territorio? Oppure, in questo caso, la necessità di dare una struttura ai tanti professionisti Sardi non si scontra necessariamente con il potenziale economico del territorio?</span></p>
<p>La problematica della caserma di Nuoro a Pratosardo la conosco fin dal 1989 quando si avviò un protocollo d’intesa per cedere la struttura di viale Sardegna e costruire proprio a Pratosardo la struttura. Sono stati persi oltre venti anni e oggi c’è chi non la vuole presentandola come una servitù. Una caserma per poco meno di 300 militari non può essere una servitù. Ben altre sono le servitù che incidono in Sardegna. Al di là dei ritorni economici che possono essere anche di poco conto, penso ai 300 professionisti Sardi dell’Esercito che potrebbero fare il loro mestiere vicino a casa e non più nel nord Italia tra gli alpini. Già questo, per quanto si possa pensare, sarebbe una bella risposta che il nuorese potrebbe dare a tanti suoi figli militari oggi emigrati in continente. Il resto sono valutazioni politiche di parte. Preferisco i risultati concreti per i miei corregionali: stare a casa propria con uno stipendio dignitoso ma non eccezionale, senza spenderlo a favore di altre regioni già ricche come Piemonte, Friuli, Trentino, etc. E&#8217; un&#8217;alternativa a vivere in semi-povertà in tali regioni dove la vita è molto più cara e dispendiosa. E non trascuro la presenza nei nostri paesi di persone che hanno capacità e che possono contribuire comunque alla vita sociale dei nostri territori. Se amiamo i nostri emigrati non capisco perché non dobbiamo dare rispetto anche a chi ha scelto una professione diversa con la divisa: sono Sardi come tutti.<br />
“L’abito non fa il monaco”&#8230;cosi si dice.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">Grazie.</span></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Il%20punto%20con%20Scalas.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Sedda e il ProgReS: Dal non-sardismo al quasi-sovranismo. Con un consiglio ai neo-opinionisti</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 22:07:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 7 agosto rimarrà una data alquanto triste per tutti quegli indipendentisti che negli ultimi anni sono stati convinti che il “nemico” interno era il sardismo e che l&#8217;unica alternativa possibile per realizzare una ipotetica Repubblica Sarda sarebbe stata quella di raggiungere per gradi il 50% + 1 di voti.
Fantasticherie e slogan si sono sommati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/ProgReS-Logo-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3239" title="ProgReS Logo - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/ProgReS-Logo-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="329" /></a>Il 7 agosto rimarrà una data alquanto triste per tutti quegli indipendentisti che negli ultimi anni sono stati convinti che il “nemico” interno era il sardismo e che l&#8217;unica alternativa possibile per realizzare una ipotetica Repubblica Sarda sarebbe stata quella di raggiungere per gradi il 50% + 1 di voti.<br />
Fantasticherie e slogan si sono sommati a questa approssimata e superficiale visione del percorso storico da compiere al punto da negare per anni alla Sardegna una politica capace di fare pressioni e di proporre contenuti riformistici al fine di migliorare le istituzioni dell&#8217;isola, la sua economia e la sua cultura. Fattori imprescindibili dal consenso del Popolo Sardo.<br />
Eppure Bobore Bussa, lasciando la guida del nuovo movimento ProgReS ai nuovi dirigenti, ha parlato di momento favorevole per un dialogo con altre forze politiche su un percorso indipendentista e sovranista che sia alternativo all&#8217;autonomismo. Come se il sovranismo (cioè la conquista per gradi di fette di sovranità attraverso delle riforme istituzionali) non sia una forma di autonomismo. Ma non basta. La doccia fredda per la base indipendentista che per anni ha attinto il convincimento antiautonomista da Franciscu Sedda e soci (intellettuale prima di IRS, poi ProgReS) è arrivata nello stesso giorno dal sardista Paolo Maninchedda, il quale, dalle righe di Sardegna &amp; Libertà, ha affermato: <em>“Parlo con Franziscu Sedda (faremo qualcosa insieme)”</em>.<br />
Parole lapidarie e senza commento, per noi positive, molto meno invece per chi da anni si è appassionato alle teorie di Franciscu Sedda con poco spirito critico.<br />
Col 7 agosto si sono consumate due fucilate ad un antico antiautonomismo antisardista che, malgrado continui a sopravvivere, inizia a fare i conti con la sua inefficacia e la povertà di contenuti che l&#8217;ha accompagnato, sia prima che dopo l&#8217;avvento di IRS.<br />
Ecco così che una classe dirigente che per anni ha deliberatamente attaccato un percorso sovranista e di collaborazione tra le varie forze politiche del nazionalismo Sardo (siano esse autonomiste o indipendentiste), rivaluta i suoi stessi convincimenti riconoscendo la strumentalità politica delle sterili etichette diffuse negli ultimi anni e che hanno rallentato l&#8217;insieme del nazionalismo Sardo rispetto al bipolarismo italiano.</p>
<p>Noi abbiamo fiducia nelle capacità di Franciscu Sedda e riteniamo che meriti una cattedra universitaria presso il sistema regionale dell&#8217;Istruzione.<br />
Bene dunque le aperture di Sedda e soprattutto del ProgReS (pensiamo anche all&#8217;avvio di una posizione in materia linguistica): cambiare opinione è lecito, anche se lo si fa continuando a rimanere contrapposti strumentalmente all&#8217;autonomismo per non riconoscere gli errori commessi negli ultimi anni. Ma quanto tempo perso in sterili dibattiti e futili antagonismi&#8230;.<br />
Ne valeva la pena?</p>
<p>Infine un consiglio all&#8217;ormai variegato opinionismo nazionalista presente sul web:<br />
U.R.N. Sardinnya è nata 6 anni fa nell&#8217;era di internet come il primo strumento critico di integrazione costruttiva dell&#8217;indipendentismo Sardo. Le nostre non sono critiche estemporanee dettate da situazioni di circostanza, ma la prosecuzione di una precisa linea politica portata avanti dalla nostra associazione. Possiamo affermare di aver inaugurato un nuovo processo riformista in seno ad un indipendentismo Sardo incapace di comunicare con se stesso e di osservare i propri limiti prima ancora di rivolgersi verso l&#8217;esterno.<br />
Ad esempio, noi siamo contrari all&#8217;antisardismo ed all&#8217;antiautonomismo, siamo europeisti e liberali. Siamo per diminuire le distanze tra sigle e non per accrescerle, ma siamo anche per far emergere le contraddizioni che oggi impediscono alle sigle politiche Sarde un dialogo reciproco. Perché senza dialogo non c&#8217;è collaborazione e senza collaborazione non ci sono proposte valide e tantomeno STRUMENTI con cui attuarle. Di conseguenza non c&#8217;è alcun contenuto di cui invece la Sardegna ha bisogno.<br />
Ci auguriamo che i nuovi opinionisti ragionino sull&#8217;importanza del loro operato, dando un senso costruttivo alla loro passione ed orientandola verso una linea che non può assolutamente passare per la continuazione di dogmi e luoghi comuni su cui la stessa classe dirigente indipendentista ha sommessamente maturato forti dubbi.<br />
Grazie.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Sedda,%20ProgReS%20e%20sovranismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Sardegna Quotidiano: Partiti Sardi? Più che altro &#8216;contenitori&#8217;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2011 17:53:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi. Pubblicato per Sardegna Quotidiano del 9 agosto 2011.
Si profila un duro lavoro per Massimo Fantola. La neonata associazione per il “Partito dei Sardi”, promossa dai Riformatori, dovrà fare i conti con due visioni diametralmente opposte dell&#8217;orizzonte politico isolano: da un lato, quella che per oltre mezzo secolo è riuscita a trasformare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3177" title="Sardegna Quotidiano - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="350" height="102" /></a>Di Adriano Bomboi. Pubblicato per <a href="http://www.sardegnaquotidiano.it/">Sardegna Quotidiano</a> del 9 agosto 2011.</em></p>
<p>Si profila un duro lavoro per Massimo Fantola. La neonata associazione per il “Partito dei Sardi”, promossa dai Riformatori, dovrà fare i conti con due visioni diametralmente opposte dell&#8217;orizzonte politico isolano: da un lato, quella che per oltre mezzo secolo è riuscita a trasformare una Autonomia regionale nell&#8217;estrema periferia di uno Stato centralista fino al midollo. Un ritardo più unico che raro in tutto l&#8217;occidente e portato avanti da una visione che non solo non ha fatto tesoro del disastroso esito dell&#8217;epoca della Rinascita, ma che oggi &#8211; attraverso il bipolarismo italiano &#8211; persiste diabolicamente nel vedere Roma e non Cagliari come l&#8217;epicentro degli interessi del Popolo Sardo. Dall&#8217;altro lato abbiamo invece la visione culturalmente più avanzata della Sardegna, quella dell&#8217;indipendentismo moderno. Si tratta di una posizione non rivoluzionaria ma riformista, cioè la forza di una politica che non teme di alimentare il contrasto con lo Stato nel merito di singole ma importanti vertenze (come sulla fiscalità e sui trasporti) e che intende lavorare anche per un progetto politico capace di proporre le grandi riforme istituzionali che la Sardegna da troppo tempo attende: la riscrittura dello Statuto Autonomo ma anche una concreta presenza in Europa e la parallela tutela della specificità sarda (lingua, cultura, storia dell&#8217;isola). Perché senza il valore aggiunto della specificità non c&#8217;è Autonomia, men che meno sovranità e (per logica conseguenza) neppure uno sviluppo economico libero dall&#8217;intermediazione dello Stato. Se l&#8217;ipotetico “Partito dei Sardi” &#8211; peraltro già proposto da anni da Fortza Paris, dall&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya e da varie personalità sardiste ed indipendentiste, tra cui Paolo Maninchedda &#8211; si proporrà come l&#8217;ennesima sigla territoriale incapace di coagulare i settori riformisti dell&#8217;autonomismo e del frammentato indipendentismo sardo, si tratterebbe di un progetto politico obsoleto ancora prima di nascere e banale cartina di tornasole di un centrodestra regionale in crisi. Non ci serve quindi solo un contenitore politico ma dei contenuti, capaci di configurare una road map per lo sviluppo dell&#8217;isola. Con personalità meno smaniose di indossare la fascia tricolore di fronte alla manifesta iniquità statale. Il contenitore avrebbe i contenuti. Si chiamerebbe “Partito Nazionale Sardo”.</p>
<p><em>Ass.ne U.R.N. Sardinnya, www.sanatzione.eu</em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/08/Sardegna-Quotidiano-Adriano-Bomboi-sul-Partito-dei-Sardi.pdf">Download PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Il Partito dei Sardi? Il situazionismo da evitare per un Partito Nazionale Sardo</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jul 2011 14:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi si ricorda quel movimento politico-culturale sessantottino chiamato “situazionismo”? Ben pochi. Come ben pochi nel loro lodevole tentativo di ragionare su un ipotetico “Partito dei Sardi” si saranno resi conto che oggi non è l&#8217;estetismo della proposta politica a pagare ma i contenuti che un dato progetto politico dovrebbe incanalare a livello prettamente istituzionale.
Un serio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Partito-dei-Sardi-PNS-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3135" title="Partito dei Sardi - PNS - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/07/Partito-dei-Sardi-PNS-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="380" height="285" /></a>Chi si ricorda quel movimento politico-culturale sessantottino chiamato “situazionismo”? Ben pochi. Come ben pochi nel loro lodevole tentativo di ragionare su un ipotetico “Partito dei Sardi” si saranno resi conto che oggi non è l&#8217;estetismo della proposta politica a pagare ma i contenuti che un dato progetto politico dovrebbe incanalare a livello prettamente istituzionale.<br />
Un serio partito territoriale dovrebbe basare la sua natura su due pilastri essenziali: l&#8217;identità e lo sviluppo socio-economico.</p>
<p>L&#8217;intellettuale Eduardo Galeano sostenne che <span style="color: #0000ff;">“l&#8217;identità non è un pezzo da museo, calmo e tranquillo nella teca di vetro, ma la stupenda sintesi che ogni giorno si compie delle nostre contraddizioni”</span>. Rivolgendosi direttamente al lettore, ricordò la tormentata situazione psicologica di un cittadino sottoposto alla colonizzazione, sia quella diretta, sia quella indiretta e spontanea, che così argomentò: <span style="color: #0000ff;">“Il colonialismo invisibile ti convince che la servitù è il tuo destino e che l&#8217;impotenza è nella tua natura. Ti convince che <em>non si può</em> dire, <em>non si può</em> fare, <em>non si può</em> essere”.</span></p>
<p>In un epoca di crisi dell&#8217;Autonomia Regionale Sarda istituita nel 1948, la classe politica regionale si domanda quale sia lo strumento più idoneo per la rappresentazione degli interessi territoriali e lo trova nel più semplice strumento di cui da oltre un secolo si paventa: un presunto “Partito dei Sardi”, panacea di tutti i mali. Si tratta di una visione evidentemente riduttiva ed esemplificativa del ritardo politico e culturale a cui giunge la classe politica centralista in Sardegna, pesantemente abituata nello svalutare l&#8217;insufficiente Autonomia del secolo scorso e abitualmente dedita a fungere da braccio motore per quella innata colonizzazione invisibile che contraddistingue una generazione di Sardi allevata nel mito della costruzione della patria italiana.<br />
Oggi questa classe politica centralista rilancia un progetto unitario e territoriale che in passato fu il cavallo di battaglia del sardismo. Pensiamo al “Partito dei Sardi” fondato dal siniscolese Luigi Oggiano, Lussu e Bellieni sotto la cui spinta nel secondo dopoguerra si formò una visione etno-nazionalista (come nella Lega Sarda di Bastià Pirisi e dell&#8217;ideologia di Simon Mossa) destinata a portare alla ribalta dei temi come la lingua e la cultura dell&#8217;isola. Il nazionalismo Sardo dunque arrivò a giustificare la richiesta di maggiore sovranità proprio in ragione del valore aggiunto che contraddistingueva la nostra specialità: l&#8217;identità. Ma, come andiamo ripetendo da anni, una identità che oggi deve essere intesa in termini liberali, dinamici e solidaristici, volti ad integrare la necessità delle riforme in campo istituzionale e quindi anche economico. Sono questi gli attributi che ci consentono di parlare non di un populistico “Partito dei Sardi”, ma dell&#8217;utilità di un vero e proprio “Partito Nazionale Sardo”.</p>
<p>Bisognerebbe pertanto chiedere ai vari segretari centralisti del PD, del PDL, dell&#8217;IDV e di altre formazioni politiche italiane in Sardegna, quale tipo di “Partito dei Sardi” intendano promuovere. Il ritardo da essi accumulato nella comprensione di dover e poter fondere la tutela dell&#8217;identità assieme alla necessità dello sviluppo economico ha radici nell&#8217;epoca della Rinascita, quando la ricerca di un economicismo imperante (e d&#8217;importazione, poi rivelatosi fallimentare) tendeva a spingere nell&#8217;oblio il diritto al rispetto della cultura Sarda, eliminando così proprio quel valore aggiunto su cui si basa – ancora oggi nel mondo – il perno giuridico per la tutela della specialità e la rivendicazione della sovranità nel quadro (e oltre) di uno Stato-nazione. Senza andare troppo lontano, basti osservare infatti le differenze pratiche tra l&#8217;autonomia di Bolzano e del Trentino Alto Adige con quella Sarda. Sebbene si tratti di prassi politiche sorte da percorsi storici diversi. Ma a Bolzano l&#8217;autonomia viene sorretta anche grazie al peso del contrasto identitario col resto dello Stato-nazione italiano.<br />
E qui? Addirittura all&#8217;interno del sardismo si ritiene che l&#8217;economia venga prima della tutela identitaria, ignorando quanto entrambi i profili debbano muoversi su un piano paritario. Lo stato di perenne indigenza economica dell&#8217;isola (coadiuvato dal centralismo) ha indotto diversi sardisti a costruirsi la fossa da soli per quanto riguarda proprio quell&#8217;unico elemento capace di far sopravvivere la nostra specialità, essendosi omologati alla obsoleta visione diffusa in ambito democristiano e socialista secondo la quale per essere in sintonia con la modernità bisognava parlare solo di economia e meno di “nostalgie folk-territoriali”.<br />
Se quindi un “Partito dei Sardi” non diventerà un “Partito Nazionale Sardo”, si perderà in partenza lo scopo della tutela della nostra specificità territoriale, è il rischio a cui si incorre con il “Partito” immaginato da chi è indietro nel dibattito culturale al riguardo, come i vari Segni, Parisi, Soddu, Silvio Lai, ed altri protagonisti della politica italiana in Sardegna e a Roma. Ed è il rischio che ci condurrebbe all&#8217;ennesima e ciclica questua petulante verso lo Stato centrale, il sintomo del più becero assistenzialismo che ha prodotto la crisi dell&#8217;attuale sistema politico, incapace di fare il salto di qualità della fusione tra identità e diritto allo sviluppo e limitandosi a proporre sterili riverniciature ai partiti esistenti come strumento per “contare di più” all&#8217;interno di uno Stato che non li considera adeguatamente. Anche in ragione dello scarso peso demografico (e quindi elettorale) della nostra isola rispetto ad altre regioni d&#8217;Italia.<br />
Se questa classe politica non capirà che deve parlare di federalismo politico (e quindi multi-culturale, multi-linguistico e multi-nazionale) senza fermarsi alla diatriba del federalismo cooperativistico/antagonistico, non si svilupperà mai la consapevolezza che per “contare” seriamente in Europa e nel mondo serve un solo tipo di sovranità (che un partito territoriale attraverso delle riforme deve promuovere) e questa sovranità deve avere il solo e preciso scopo di aggirare l&#8217;intermediazione culturale ed economica dello Stato centrale di derivazione ottocentesca sui specifici interessi del nostro territorio, spesso difformi se non antagonisti a quelli di altre regioni italiane.<br />
Su quali basi dovrebbe parlare di sovranità un partito locale privo di identità che rinnega in partenza lo start-up della sua specificità territoriale? Il fatto che solo una minoranza dell&#8217;ormai ambiguo “Popolo Sardo” si senta parte di una Nazione Sarda non implica il fatto che si debba rimuovere dalla radice quei preesistenti elementi identitari. Né implica che si debba forzare o romanzare la storia dell&#8217;isola per tutelarli.<br />
Per queste ragioni, come U.R.N. Sardinnya, ci attendiamo maggior chiarezza dal progetto che – ad esempio – immaginano i Riformatori Sardi, basandosi sull&#8217;idea di un vago “Partito dei Sardi” <em>demosardista</em> e quindi privo di identità territoriale. Come ci attendiamo maggiori lumi dall&#8217;idea di “Partito dei Sardi” vista dal sardista Paolo Maninchedda, che si limita a paventare l&#8217;avvento di uno Stato sovrano ma senza circostanziare un&#8217;azione politica incentrata anche sul fattore identitario (che di per se non implicherebbe il ritorno ad un vecchio ed anacronistico etno-nazionalismo visto ad esempio presso Sardigna Natzione e nella prima fase della IRS di Sedda che contestammo). E come liberali saremmo anche diffidenti verso la visione di uno <em>statualismo giuridico</em> così come emerso dal romanticismo francese e col consolidamento dei classici Stati-nazione. Noi riteniamo che non sia la formazione di uno Stato in se a garantire un modello efficiente di sovranità, nella misura in cui non conta la quantità delle istituzioni ma la qualità dei poteri effettivamente esercitabili da nuove eventuali istituzioni.<br />
I Sardi insomma nel loro ipotetico e complesso progetto politico unitario non dovranno solamente occuparsi di ridurre l&#8217;inutile frammentazione di sigle politiche locali, ma, come suddetto, dovranno tutelare tanto l&#8217;identità quanto l&#8217;economia, attualizzandone la veicolazione nella quotidianità (pensiamo ad esempio ad una riforma del sistema della Pubblica Istruzione nell&#8217;isola) ed occupandosi di sviluppare il massimo della sovranità per ogni settore in cui le istituzioni dell&#8217;isola dovranno avere voce in capitolo (fisco incluso). Circostanza compresa anche dalla nuova Fortza Paris e da anni dai fautori del “Comitadu pro sa noa Carta de Logu”, le cui proposte sono certamente perfettibili ed in linea con quanto ormai anche nel confusionario e leaderistico circuito politico indipendentista di derivazione marxista risulta relativamente evidente.<br />
Senza queste caratteristiche, fare dei nuovi “Partiti Sardi” senza parlare di identità e riforme in senso sovranistico equivarrebbe al volere nuove biciclette senza sforzarsi di pedalare. Il ché rende assolutamente inutile e mediocre la diatriba innescata da alcune forze centraliste secondo le quali la Sardegna oggi non riuscirebbe a reggersi economicamente da sola in una globalizzazione di interdipendenza. Se ci riescono con successo repubbliche minori come Malta, evidentemente non si tratta di un problema esclusivamente economico, ma di un problema strutturale nella visione quadro della nostra organizzazione politica ed istituzionale.</p>
<p>Infine una nota verso l&#8217;area più intransigente dell&#8217;indipendentismo, come A Manca pro s&#8217;Indipendentzia: il compromesso con terze forze politiche (anche se non convintamente indipendentiste) non è necessariamente una minaccia alla stabilità dell&#8217;indipendentismo Sardo. C&#8217;è caso e caso, situazione e situazione. Ad esempio in Scozia e in Catalogna le forze centraliste pensavano che dosando maggiore autonomia avrebbero disinnescato ogni pulsione indipendentista. E&#8217; successo l&#8217;opposto.<br />
Se c&#8217;è qualcosa su cui dobbiamo orientarci come nazionalisti Sardi, questo non è l&#8217;apporre veti ad eventuali alleanze con qualsiasi schieramento politico, ma il vigilare affinché i programmi politici tengano conto degli elementi sopra menzionati nell&#8217;ottica di aprire un percorso riformista nell&#8217;interesse della nostra terra.</p>
<p>Grazie per l&#8217;attenzione.</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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