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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; PRIMO PIANO</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>In Sardegna la protesta non si lega alla necessità di riforme: ma quali liberalizzazioni?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:09:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non è la prima volta che parliamo di “meridionalizzazione” della politica in Sardegna. Si tratta di quella classica tendenza popolare a protestare senza contenuti, senza fare proposte. Una commedia che da oltre un secolo a questa parte spinge l&#8217;isola verso la solita petulanza assistenzialista. Spinge i Sardi a piangere dal politico centralista di turno nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Pirotto-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3779" title="Pirotto - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Pirotto-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="217" /></a>Non è la prima volta che parliamo di “<a href="http://www.sanatzione.eu/2010/10/economia-contro-classe-dirigente-no-pastori-e-meridionalizzazione-della-politica/">meridionalizzazione</a>” della politica in Sardegna. Si tratta di quella classica tendenza popolare a protestare senza contenuti, senza fare proposte. Una commedia che da oltre un secolo a questa parte spinge l&#8217;isola verso la solita petulanza assistenzialista. Spinge i Sardi a piangere dal politico centralista di turno nella richiesta di denaro pubblico, per poi rimandare i problemi nel tempo al posto di risolverli.<br />
Ma sapete qual è la ciliegina sulla torta? La presenza di svariati partiti territoriali, indipendentisti o autonomisti che siano, i quali, piuttosto che parlare di riforme (e pochi lo fanno), non di rado tacciono oppure si accodano alle proteste di piazza nel vano tentativo di strappare qualche consenso per il loro magro tornaconto elettorale.<br />
Spesso non appaiono neppure nei report giornalistici, dopotutto, come si fa a dare credito a poche bande di persone abituate a ripetere slogan identici e zero contenuti?<br />
La Sardegna ha bisogno di un nuovo Statuto Autonomo. Dobbiamo controllare la fiscalità, dobbiamo occuparci della formazione per creare un capace mercato del lavoro. Dobbiamo defiscalizzare e sburocratizzare questo mercato del lavoro. Dobbiamo insegnare la storia, la lingua e la cultura di questo territorio: perché senza specialità c&#8217;è solo omologazione. E dove c&#8217;è omologazione non c&#8217;è Autonomia ma solo periferia, la stessa in cui si alimenta la petulanza assistenzialista che ben conosciamo.<br />
A cosa serve in Sardegna bloccare delle strade che non incidono neppure nell&#8217;economia della penisola? A cosa serve protestare se poi si votano i soliti partiti centralisti che a Roma hanno interessi contrapposti a quelli specifici dell&#8217;isola? E a cosa serve all&#8217;indipendentismo frammentarsi se poi non si pone come alternativa di peso capace di offrire soluzioni politiche? In Sardegna abbiamo già abbastanza persone sulle piazze e nelle trasmissioni di Santoro.<br />
Bene han fatto quei 23 sindaci del Sulcis a dismettere la fascia tricolore. Ma adesso al vuoto politico si sostituiscano i contenuti di una seria programmazione territoriale.</em><br />
***<br />
La crisi finanziaria, sempre più stringente nell’eurozona, sta provocando, nei vari Stati membri, importanti cambiamenti a livello politico e decisionale. Cambi di governo e manovre correttive, frasari tecnici ed economici, sono ormai sulla bocca di tutti i cittadini europei, e aumenta in tutti la paura inconscia di un imminente peggioramento della qualità della vita, faticosamente conquistata negli ultimi due secoli.<br />
Orientando il focus sull’Italia, non si può non notare come in quest’ultimo decennio il benessere della popolazione sia andato via via scemando, specialmente nel sud della penisola, prevalentemente a causa di una forte redistribuzione del reddito a favore delle classi agiate (nel 2010 il 49% della ricchezza era concentrato nel 10% della popolazione, e il restante 51% rimaneva al 90% degli italiani).<br />
In questi ultimi decenni varie lobby hanno preso il sopravvento, creando degli status quo che hanno notevolmente strozzato il mercato.<br />
Le liberalizzazioni sono rimaste sugli intenti di vari governi che si sono succeduti da 20 anni a questa parte, ma nessuno è riuscito ad avere la meglio su questi influenti gruppi di potere, spesso anche a causa di grossi interessi personali diretti.<br />
Sarà forse questo uno dei motivi della scarsa incisività del Governo Monti nelle liberalizzazioni a carico del sistema bancario e assicurativo?<br />
Le aperture al mercato annunciate dovrebbero essere rivolte a 360°, quindi trasporti, telecomunicazioni, commercio, rete distributiva, carburanti ecc., per portare un aumento di PIL (stimato) di circa l&#8217;1.5%, e una ricaduta immediata sulle famiglie di circa 900 euro all&#8217;anno.</p>
<p>Nella realtà in Sardegna, sommando la pressoché scarna incidenza dei provvedimenti nel sistema creditizio a quelli nel commercio, la situazione appare alquanto stabile e ingessata.<br />
Liberalizzare gli orari di apertura potrebbe favorire unicamente i grandi esercizi commerciali e penalizzare i minori. Da un lato, non sarebbero in grado di reggere la concorrenza coprendo turni nell&#8217;arco delle 24 ore (spesso si tratta di punti vendita a gestione familiare e/o con pochi addetti), dall&#8217;altro, si rischierebbe una flessione dei diritti degli impiegati.<br />
La situazione per questa classe di lavoratori è già abbastanza precaria, sia per via dei contratti, mediamente a termine, sia a causa delle retribuzioni molto basse (si arriva anche a pagare la miseria somma di 400-500 € per 8h ufficiali di lavoro), sia poi per l’effettivo carico di lavoro svolto, infatti è prassi comune dichiarare le 8 ore e poi farne fare al dipendente anche 9, 10, e anche 12, il tutto senza riconoscerne gli straordinari. Per non parlare dei rischi sulla sicurezza in cui incorrono i piccoli esercenti in determinate fasce orarie e che, a differenza dei maggiori centri commerciali, non possono permettersi un valido supporto di vigilanza a pagamento.</p>
<p>Ci stupiscono piuttosto le proteste di Federfarma alla notizia che in Sardegna le farmacie possano salire a 700 punti vendita, poco più di un centinaio rispetto alle attuali. Non c&#8217;è stata alcuna seria liberalizzazione in materia. E ci stupiscono le proteste degli avvocati. In Sardegna c&#8217;è un avvocato ogni 300 abitanti: che mai potrebbe cambiare in termini di opportunità per i giovani laureati in giurisprudenza se i tirocini iniziano nelle università? Probabilmente solo il fatto che sarà il nepotismo ad avvantaggiarsi in quanto i figli d&#8217;arte avranno già una porta pronta in cui addentrarsi.<br />
Che volete che cambi invece per tutti quegli operai in cassa integrazione e per i disoccupati?<br />
Dice bene lo spazio del prof. Andrea Pubusa quando <em>gattopardisticamente</em> afferma che tutto cambia affinché nulla cambi <em>(<a href="http://www.democraziaoggi.it/?p=2321">Democrazia Oggi</a>, 23-01-12)</em>.<br />
Siamo in Italia. Ma per la Sardegna il problema non è solo il ritrovarsi parte di uno Stato che finge di liberalizzare (e se lo fa riguarda le fasce più esposte alla crisi), il problema è anche quello di subire dei provvedimenti che non liberano seriamente il nostro mercato e in diversi casi lo penalizzano ulteriormente. Pensiamo alla pressione fiscale e al costo dell&#8217;energia che il Governo Monti non solo non ha rallentato ma ha esteso.</p>
<p>Proprio a seguito di questa pesante ingerenza romana nella nostra economia, la classe politica regionale si ritrova costretta a “giocare in difesa”. Ad esempio inventandosi baracconi pubblici nel settore dei Trasporti per ovviare ad uno Stato (sotto inchiesta UE) che vende una compagnia pubblica come Tirrenia ad un oligopolio di privati nella più totale inconsistenza della sua legislazione Antitrust.<br />
Forse lo Stato Italiano ha defiscalizzato le nostre accise sui carburanti nel settore dell&#8217;energia? Forse lo Stato ha evitato la mazzata finale del fisco a carico delle nostre aziende in difficoltà? E cosa pensate che cambi in Sardegna il provvedimento governativo sulle licenze dei taxi quando non ci sono neppure strade, costo del carburante e numero di turisti adatti da traghettare?<br />
Come si può rilanciare il territorio dopo la crisi in un contesto del genere?<br />
L&#8217;associazione U.R.N. Sardinnya ha presentato alcune <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-saras-contro-il-galsi-afferma-lesistenza-di-metano-ad-arborea-i-movimenti-sardi-escano-dal-sonno-con-4-proposte/">proposte</a> che non ci stanchiamo di ripetere:</p>
<p>1) La richiesta per la revisione della Legge Regionale n. 20/59 concernente le royalty sui diritti di produzione energetica in favore del territorio (pensiamo ai campi eolici e fotovoltaici).<br />
2) L’attivazione della zona franca (art. 12 R.A.S.). Non si può più rimandare il tema della defiscalizzazione relativa alle accise sugli idrocarburi.<br />
3) L’avvio di una campagna politica che per la prossima Costituente dovrà adoperarsi nella riscrittura dello Statuto Sardo e nella quale venga contemplata l’ipotesi di realizzare un <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-proposta-nella-nuova-sovranita-un-antitrust-sardo-contro-le-posizioni-dominanti-del-mercato/">Antitrust Sardo</a> capace di monitorare e sanzionare le posizioni dominanti sul mercato isolano.<br />
4) L’avvio di una campagna politica per la differenziazione delle fonti di approvvigionamento energetico onde stimolare la concorrenza, tra cui il sostegno alle rinnovabili e, nel medio termine, il sostegno alla metanizzazione dell’isola (gassificatori e/o metanodotti), onde uscire totalmente da politiche demagogiche e inadeguate rispetto alla crisi di competitività che colpisce il nostro tessuto civile e industriale.</p>
<p>Ci auguriamo inoltre che il Partito Sardo d&#8217;Azione nel merito di queste liberalizzazioni non si limiti a contestare eventuali trivelle in cerca di petrolio nell&#8217;isola (come è successo per bocca del segretario Colli) ma si sforzi di lavorare collegialmente alla conquista delle riforme.</p>
<p><em>Di Maurizio Floris; introduzione di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Liberalizzazioni.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Dal Fiocco Verde alla sovranità fiscale. L&#8217;idea: Un modello Commonwealth per la Sardegna?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:07:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I cittadini sono chiamati a firmare per un appuntamento importante con la democrazia: l&#8217;iniziativa lanciata dal comitato del Fiocco Verde per istituire una Agenzia Sarda delle Entrate si inserisce a pieno titolo in quella visione riformistica della politica tesa a conquistare per gradi la sovranità.
Il controllo di una fiscalità fatta su misura per il tessuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Irde-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3747" title="Irde - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Irde-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="264" /></a>I cittadini sono chiamati a firmare per un appuntamento importante con la democrazia: l&#8217;iniziativa lanciata dal comitato del <a href="http://fioccoverde.net/">Fiocco Verde</a> per istituire una Agenzia Sarda delle Entrate si inserisce a pieno titolo in quella visione riformistica della politica tesa a conquistare per gradi la sovranità.<br />
Il controllo di una fiscalità fatta su misura per il tessuto socio-economico della nostra isola è il primo passo per la buona amministrazione delle risorse e per far capire al Popolo Sardo il valore dell&#8217;autogoverno e della responsabilità. Perché senza autogoverno e responsabilità, la nostra isola rimarrà in balia dell&#8217;assistenzialismo e della lamentela fine a se stessa, quella che alimenta il più classico gattopardismo politico dei maggiori partiti italiani in Sardegna.<br />
Ciò di cui abbiamo bisogno, al di là dell&#8217;applicazione dell&#8217;art. 9 dello Statuto Autonomo Sardo (in materia di riscossione delle Entrate), è la creazione di una legislazione ad hoc distinta ma non concorrente rispetto a quella dello Stato Italiano. Per intenderci, ciò che si è già realizzato da anni nel modello Commonwealth, ovvero la creazione di un sistema in cui economie diverse coesistono nel quadro di una sola figura istituzionale eretta al rango di guida simbolica della confederazione. Ad esempio, la Regina Elisabetta II del Regno Unito è anche Capo di Stato dell&#8217;Australia e di altri Stati e nazioni ormai indipendenti dal vecchio dominio britannico. Senza che ciò influisca in termini economici nelle libere scelte di questi ultimi. Possiamo dunque immaginare una soluzione federativa simile come tappa intermedia della Sardegna tra l&#8217;Autonomia regionale del 1948 (insufficiente e neppure pienamente utilizzata), e la piena autodeterminazione dallo Stato Italiano.<br />
L&#8217;avvio di una formula fiscale realmente autonoma consentirebbe di esaltare la subordinazione dell&#8217;attuale Statuto Speciale (e la classe dirigente centralista regionale) agli interessi della penisola italiana, ben diversi e spesso concorrenti a quelli Sardi. La vertenza entrate su cui lavorò insufficientemente anche la vecchia Giunta Soru infatti non solo non ottenne il rispetto dell&#8217;art. 8 dello Statuto Speciale (che prevede la restituzione di una parte del gettito fiscale maturato nell&#8217;isola, pari a circa 10 miliardi di euro), ma ha visto arenarsi un tema che invece avrebbe meritato e merita ogni possibile attenzione da parte dell&#8217;Opinione Pubblica e naturalmente di quella classe politica corresponsabile di tali mancanze, tanto a destra quanto a sinistra (come ben illustrata dal prof. Alessandro Mongili in un recente <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Mongili%20a%20S24%20su%20caso%20Sardegna%20-%20URN%20Sardinnya.pdf">intervento</a> su <em>Sardegna 24</em>).</p>
<p>La differenza essenziale della nostra realtà rispetto ad altre soluzioni istituzionali consiste, purtroppo, nella rigidità costituzionale italiana che non riconosce altre entità fuorché se stessa e i propri dettami. Contrariamente, ad esempio, il Regno Unito non ha neppure una vera e propria Costituzione.<br />
In attesa dunque di portare su un piano prettamente politico i termini dello scontro complessivo con l&#8217;attuale formula costituzionale, è opportuno muovere i primi passi anche con un primo tentativo di riforma dello Statuto Speciale (con una Costituente sollecitata da vari fronti, inclusa la <a href="http://www.fondazionesardinia.eu/ita/?p=2073">Fondazione Sardinia</a>), ma anche attraverso l&#8217;immediato ricorso alla volontà popolare.<br />
Bisogna tuttavia considerare che l&#8217;iniziativa del Fiocco Verde per un ente di riscossione Sardo delle Entrate promossa da Franciscu Sedda (ProgReS) può muoversi in parallelo alla richiesta di applicazione di altre parti dello Statuto Regionale fin&#8217;ora disattese.<br />
Pensiamo all&#8217;art. 12 in materia di punti franchi. Occorre ricordare a tale proposito che il concetto di Zona Franca non è antitetico a quello della sovranità fiscale. Esistono forme di defiscalizzazione di varia natura, incluse deregulation burocratiche (come nelle accise sui carburanti e sul lavoro) che vengono attuate sia da Stati che da Autonomie locali soggette ad altre giurisdizioni. Elementi di cui tenere conto nei <a href="http://www.sardegnaeliberta.it/?p=3222">dibattiti</a> che interessano politici ed economisti.<br />
La Sardegna ha il disperato bisogno di attirare investimenti, capitali e risorse da impiegare per la formazione, lo sviluppo e l&#8217;impiego in tutti i principali settori dell&#8217;economia: dal primario al terziario, senza ignorare il manifatturiero.</p>
<p>La politica nazionalista Sarda saprà raccogliere questa sfida designando un processo riformistico globale o si limiterà alla retorica e alle soluzioni estemporanee?</p>
<p><em>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Fiocco%20verde%20e%20Fisco.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Referendum: La Scozia sceglierà ancora la devolution o l&#8217;indipendenza?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:02:52 +0000</pubDate>
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Sean Connery dalle righe del Sunday Scottish Express:
“Sono orgoglioso di constatare che la Scozia, come nazione, venga ora presa sul serio in tutto il mondo.
Saremo forse una nazione piccola, ma camminiamo a testa alta. Se sostengo l&#8217;indipendenza della Scozia è soprattutto per un motivo semplice e convincente: perché credo nell&#8217;eguaglianza. La Scozia dovrebbe avere lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Connery-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3760" title="Connery - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Connery-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="605" height="435" /></a></p>
<p>Sean Connery dalle righe del <a href="http://www.scottishsundayexpress.co.uk">Sunday Scottish Express</a>:</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“Sono orgoglioso di constatare che la Scozia, come nazione, venga ora presa sul serio in tutto il mondo.<br />
Saremo forse una nazione piccola, ma camminiamo a testa alta. Se sostengo l&#8217;indipendenza della Scozia è soprattutto per un motivo semplice e convincente: perché credo nell&#8217;eguaglianza. La Scozia dovrebbe avere lo stesso status dell&#8217;Inghilterra e di qualsiasi altra nazione, in modo da avere anche le medesime possibilità di successo &#8211; proprio come ciascun individuo dovrebbe avere il massimo delle opportunità.<br />
La Scozia uscirà allora dall&#8217;ombra dei nostri amici e vicini inglesi e formerà con loro una nuova alleanza basata sulla parità.<br />
Quando nacquero le Nazioni Unite, nel 1945, esistevano solo una quarantina di Paesi indipendenti. Oggi ve ne sono quasi duecento, e non c&#8217;è motivo per cui la Scozia non possa unirsi a loro”.</em></span></p>
<p>Ecco invece il primo articolo della <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/Proposta%20Cabras%20SS%2010-04-10.pdf">proposta</a> di revisione statutaria della Regione Sardegna dell&#8217;On. Antonello Cabras (PD):</p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em>“La Sardegna con le sue isole è costituita in Regione autonoma, entro l’unità politica della Repubblica italiana, una e indivisibile, sulla base dei principi fondamentali della Costituzione e secondo il presente Statuto”.</em></span></p>
<p>Che dire? Altrove aumentano il proprio potere contrapponendosi al centralismo, qui in Sardegna lo perdiamo inchinandoci alla rigidità costituzionale. Non solo: al posto di riformarla, ripetiamo quanto già scritto nella Costituzione Italiana all&#8217;interno di un presunto Statuto “Autonomo”.<br />
A riprova di quanto la Sardegna sia distante, nelle sue forze politiche, dal contesto autonomistico anglosassone, basta osservare il braccio di ferro politico che oppone il premier indipendentista scozzese Salmond al premier britannico Cameron. La posta in gioco? Il futuro del Regno Unito. Il mezzo? Un referendum. Ma di che tipo? Per quanti ancora non lo sapessero, illustriamo in breve la situazione:</p>
<p>Attraverso una devolution di poteri e competenze, la Scozia nel 1997 ha conquistato un proprio Parlamento e dal 1999 un proprio Governo semi-autonomo. Attualmente presenta competenze legislative limitate esclusivamente alle materie di interesse locale ed è la quarta nazione soggetta al potere del Regno Unito. Lo Scottish National Party, rappresentato dal primo ministro Alex Salmond, nelle scorse settimane ha espresso la richiesta di indire un referendum sull&#8217;indipendenza della nazione scozzese dall&#8217;unione con l&#8217;Inghilterra, l&#8217;Irlanda del Nord e il Galles.<br />
Salmond ritiene necessario che questo referendum si tenga entro il 2016 e possibilmente nel 2014, un lasso di tempo accettabile affinché gli Scozzesi prendano coscienza e meditino nel modo opportuno sul futuro del loro Paese. Ma non a caso nel 2014 vi è la celebrazione del 700° anniversario della battaglia di Bannockburn, evento che portò il popolo scozzese all&#8217;indipendenza per alcuni secoli. Un avvenimento mediatico quest&#8217;ultimo in grado di attirare altri consensi popolari, recuperando i termini storici sulla propria identità nazionale. Attenzione, non è la storia a costruire una nazione, ma la conoscenza dei fatti accaduti in un determinato territorio a carico di un popolo può certamente contribuire a stabilire un collante sociale (di tipo nazionalistico) nella popolazione che in essa si rispecchia. In Sardegna invece la storia Sarda è pressoché ignota al circuito della Pubblica Istruzione italiana.<br />
Ma qual è il punto focale della battaglia politica giocata da Salmond? Il <em>sovranismo</em>. Cioè una formula autonomistica graduale. I nazionalisti scozzesi vorrebbero imporre un terzo quesito nel referendum, in cui il popolo possa decidere &#8211; non solo &#8211; sul “SI” o sul “NO” all&#8217;indipendenza da Londra, ma possa anche optare sulla richiesta di maggior conferimento di poteri al parlamento scozzese per l&#8217;acquisizione di un&#8217;autonomia totale, per quanto concerne la politica fiscale e per tutte le materie ad eccezione della politica Estera e della Difesa.<br />
Cameron, aggiornato sugli ultimi sondaggi sfavorevoli agli indipendentisti, vorrebbe avviare rapidamente le procedure del referendum, con il pretesto dei danni per i mercati finanziari, causati dall&#8217;allungamento dei tempi per volontà del governo della regione/nazione semi-autonoma scozzese.<br />
Un referendum che secondo il primo ministro britannico dovrebbe essere espresso unicamente scegliendo tra il “SI” e il “NO”, senza altri quesiti. Altri sondaggi invece darebbero al 51% la volontà indipendentista degli scozzesi.</p>
<p>Con l&#8217;eventuale perdita della nazione scozzese, il Regno Unito perderebbe tutti gli introiti abitualmente guadagnati grazie al gas e al petrolio prodotti in Scozia.<br />
Non è poca cosa se consideriamo che solo nell&#8217;anno 2011 sono state estratte 65 milioni di tonnellate di greggio e che per l’anno fiscale 2011/2012 si parla di oltre 11 miliardi di sterline di introiti.<br />
Superata la controversia sull&#8217;adozione della moneta dell&#8217;Euro, per la quale Salmond dichiara che sarebbe propenso a tenere la sterlina (e che auspica una scelta responsabile degli scozzesi a tal riguardo), un altro conto in sospeso è rappresentato dal ruolo del sistema bancario.<br />
La Royal Bank of Scotland si trova infatti al centro di una disputa politica accresciuta a seguito della più vasta crisi europea. A tale proposito si è aperto un clima di tensione tra l&#8217;ex ministro dell&#8217;economia inglese Alistair Darling, che ha incolpato il premier Salmond di incoraggiare le politiche della Royal Bank of Scotland, e lo stesso Salmond, che attribuisce a Londra le responsabilità di una nefasta politica finanziaria in grado di influenzare la voglia di indipendenza di Edimburgo.</p>
<p>Qualunque sia la forma e l&#8217;esito di questo referendum, la Scozia oggi è un esempio per tutti quei popoli che oggi hanno necessità di amministrare direttamente la loro economia e la loro cultura senza subire le imposizioni centralistiche di istituzioni sorde ai singoli interessi territoriali. Dopo 3 secoli di unione con l&#8217;Inghilterra, proprio dalla vecchia Caledonia potrebbe partire un processo riformistico capace di influenzare democraticamente tutto il continente europeo.</p>
<p><em>Di Melis Roberto.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Esteri-Referendum%20scozzese.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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