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	<title>U.R.N. Sardinnya ONLINE: Informazione e critica politica riformista di Sardegna - SANATZIONE.EU &#187; L&#8217;OPINIONE</title>
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	<description>NAZIONALISTI SARDI - PORTALE DI CRITICA, INFORMAZIONE E COMUNICAZIONE POLITICA</description>
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		<title>Perché ha chiuso Sardegna 24? Perché non vendeva &#8211; Di Francesco Giorgioni</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
La fallimentare esperienza di Sardegna24 non è il risultato di congiure, macchinazioni e complotti, come qualcuno vorrebbe far credere. E&#8217;, semplicemente, il realizzarsi di ordinarie regole di mercato: se un giornale nato per vendere 7000 copie non arriva ad avere mille lettori, ben difficilmente può sopravvivere. La mia analisi è banale e forse troppo riduttiva, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Sardegna24-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-3788" title="Sardegna24 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/02/Sardegna24-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="600" height="293" /></a></p>
<p>La fallimentare esperienza di Sardegna24 non è il risultato di congiure, macchinazioni e complotti, come qualcuno vorrebbe far credere. E&#8217;, semplicemente, il realizzarsi di ordinarie regole di mercato: se un giornale nato per vendere 7000 copie non arriva ad avere mille lettori, ben difficilmente può sopravvivere. La mia analisi è banale e forse troppo riduttiva, ma in fin dei conti la sintesi è questa. Perché Sardegna24 abbia trovato una così tiepida accoglienza da parte del pubblico, invece, è tema che merita approfondimenti maggiori. Ma anche in questo caso non è necessario scomodare scienziati dell&#8217;informazione per avere delle risposte più che convincenti, precisato che il naufragio è avvenuto non solo per effetto dei contenuti del quotidiano. Una redazione numericamente inadeguata per reggere l&#8217;impatto di un&#8217;inchiesta al giorno, il dilagare di commenti troppo spesso preferiti alle notizie sono a mio avviso i principali fattori di questa disfatta. E sarebbe forse il caso di porsi una domanda: quanti sardi erano veramente interessati a farsi istruire su cosa sia giusto fare nella vita e cosa non lo sia attraverso la lettura della interminabile predica quotidiana?</p>
<p>Stamattina ho messo piede nella redazione di Sardegna24, e tutto lascia credere che sia stata l&#8217;ultima volta. L&#8217;ho trovata quasi deserta e letteralmente spoglia. Sei mesi fa in quello stesso salone si correva, si sudava e l&#8217;entusiasmo era vivo e palpabile. Ma quello spirito è durato poco.<br />
Sono ancora, a tutti gli effetti, un dipendente del giornale. In forza di ben due contratti firmati a poche settimane di distanza l&#8217;uno dall&#8217;altro: il secondo scade a giugno, il primo a tempo indeterminato. Vi sembrerà strano, ma è proprio così.<br />
Benché coinvolto in prima persona credo tuttavia di potermi concedere qualche riflessione su questa disavventura editoriale che ho vissuto dall&#8217;interno della squadra.</p>
<p>Partiamo da un dato: Il direttore Bellu è certo una vittima (come tutti coloro che hanno lavorato al giornale) di un progetto nato senza una vera base credibile, ma è altrettanto vero che i tre professionisti contattati prima di lui aveva declinato l&#8217;offerta giudicando troppo fragili le fondamenta dell&#8217;iniziativa. Va aggiunta un&#8217;altra verità che rischia di essere offuscata: il direttore aveva in mano il timone della nave perché, poco più di due mesi fa, aveva rilevato il controllo della società. Ora asserisce che l&#8217;accordo firmato a novembre per rilevare l&#8217;ottanta per cento delle quote sia nullo, poiché sarebbero emersi debiti inizialmente non conteggiati. Ma questo lo dice lui, non i vecchi soci per i quali quell&#8217;accordo è pienamente vigente. Tra l&#8217;altro, anche se qualcuno avesse deciso di saldare quelle pendenze l&#8217;agonia non si sarebbe prolungata per più di altri due mesi, considerando i costi di gestione e stampa.</p>
<p>Sto sostenendo che l&#8217;avvicendamento tra editori non ha comportato alcun beneficio e che la sorte dell&#8217;azienda, apparsa segnata già dai primi mesi, si è inesorabilmente compiuta. Sardegna24 ha continuato a perdere copie ed è morto, perché al mondo di uomini della provvidenza non ne sono mai esistiti.<br />
Sul sito “Democrazia oggi” Andrea Pubusa ha ricondotto il fallimento di Sardegna24 al sempre minore seguito riscosso da Renato Soru, nella sua duplice veste di politico e imprenditore. La surreale vicenda di un giornale chiuso in sei mesi conferma quanto siano fondate le riserve che la maggioranza dei sardi nutre nei confronti dell&#8217;editore di Tiscali, un aspetto di cui il direttore-editore avrebbe dovuto tenere conto se avesse davvero voluto imprimere un cambio di rotta. E invece le pagine di Sardegna24 sono rimaste vetrina per i soliti noti. Carlo Mannoni, Massimo Dadea, Maria Antonietta Mongiu, Gianvalerio Sanna e Sandro Broccia sono tecnici ed intellettuali di sicuro valore, ma la loro presenza sistematica ha offerto l&#8217;immagine di un giornale ridotto ad house organ della giunta Soru. E certe posizioni radicali, quando non tirate per i capelli, hanno nuociuto parecchio alla credibilità del prodotto.<br />
Vale sempre, in aggiunta, il vecchio detto secondo cui non si possono fare le nozze con i fichi secchi. Una dozzina di redattori con contratti a tempo – di cui la metà assunti come praticanti – si sono cimentati nei primi due mesi nellì&#8217;impresa folle di confezionare un giornale a 56 pagine, lavorando a ritmi impossibili e senza mai chiudere le pagfine prima delle undici e mezza di notte. La progressiva riduzione della foliazione e la maggiore dimestichezza nell&#8217;uso del sistema editoriale ha poi reso più ragionevoli questi tempi di produzione, ma la stanchezza e l&#8217;impossibilità per i giornalisti di mettere il naso fuori dalla redazione hanno rapidamente inaridito il giornale: i contenuti devono essere la sintesi finale di ciò che il giornalista apprende andando in giro per il mondo, non solo un lavoro nato a tavolino dalla consultazione di agenzie e dalle telefonate alle solite fonti istituzionali. I lettori se ne sono accorti e il giornale è precipitato nelle vendite.</p>
<p>Ecco, le vendite. Gli ultimi dati ufficiosi dicono che Sardegna24 sarebbe sceso sotto quota mille copie, lontanissimo dalla soglia delle 5400 che avrebbe rappresentato la linea di galleggiamento per pareggiare costi e ricavi. Se un giornale non vende, di chi è la colpa? Non credo di quel praticante licenziato durante il periodo di prova e della collaboratrice a progetto liquidata via mail.<br />
Un&#8217;ultima considerazione. Quanto la crisi del quotidiano fosse grave lo si era capito già dai primi mesi, tanto che già a novembre si era arrivati ad un passo dalla chiusura. Eppure, da componente del comitato di redazione di cui ho fatto parte, posso testimoniare della determinazione con cui si è puntualmente impedito al sindacato dei giornalisti di mettere naso dentro la redazione. Il presidente Birocchi non ha mai potuto mettere piede nella sede di via Maddalena e il primo esponente del direttivo dell&#8217;Assostampa ad entrarvi è stato il collega Paolo Paolini, però due ore dopo l&#8217;annuncio sulla cessazione delle pubblicazioni.<br />
La nave stava affondando ma nessuno chiedeva soccorso. L&#8217;unico vero complotto della brevissima storia di Sardegna24 credo sia stato questo.</p>
<p><em>31-01-12, da: <a href="http://francescogiorgioni.blogspot.com/2012/01/perche-ha-chiuso-sardegna24-perche-non.html">http://francescogiorgioni.blogspot.com/2012/01/perche-ha-chiuso-sardegna24-perche-non.html</a></em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Giorgioni%20su%20S24.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Il ProgReS chiede treni pubblici? L&#8217;indipendentismo &#8216;moderno&#8217; esca dall&#8217;ideologia para-statalista</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 23:02:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chissà cosa avrebbe detto un intellettuale del calibro di Antonio Simon Mossa nel vedere una delle ultime proposte del movimento ProgReS, cioè quella di attribuire alla completa gestione dell&#8217;ARST i nuovi treni di Trenitalia.
Non si fa in tempo a vedere una buona proposta (come quella del Fiocco Verde sulle Entrate) che puntualmente nell&#8217;indipendentismo torna a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Trenu-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3753" title="Trenu - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Trenu-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="258" /></a>Chissà cosa avrebbe detto un intellettuale del calibro di Antonio Simon Mossa nel vedere <a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/ProgReS%20su%20Trenitalia%20-%20SANATZIONE.EU.pdf">una</a> delle ultime proposte del movimento ProgReS, cioè quella di attribuire alla completa gestione dell&#8217;ARST i nuovi treni di Trenitalia.<br />
Non si fa in tempo a vedere una buona proposta (come quella del <a href="http://www.sanatzione.eu/2012/02/dal-fiocco-verde-alla-sovranita-fiscale-lidea-un-modello-commonwealth-per-la-sardegna/">Fiocco Verde</a> sulle Entrate) che puntualmente nell&#8217;indipendentismo torna a galla il classico para-statalismo della dipendenza, lo stesso che contestò Simon Mossa agli albori di una visione concretamente autonomistica dell&#8217;isola.<br />
La logica di creare “compagnie di bandiera” o “flotte Sarde” nel settore dei Trasporti (ma persino in tanti altri servizi al cittadino), si inserisce in quel lungo filone culturale di vedere il Pubblico come unico detentore della giustizia sociale. Qualcosa che porta inevitabilmente a carrozzoni pubblici, disservizi e assistenzialismo. Stiamo parlando di quella tendenza sorta in Italia dai tempi della <em>Prima Repubblica</em> a statalizzare settori strategici dell&#8217;economia in spregio alle esigenze di efficienza e libero mercato dei cittadini. E&#8217; il background ideologico nel quale la partitocrazia italiana in Sardegna (come nel resto dello Stato Italiano) ha creato una pletora di clientele in enti e sottoenti con cui ha perpetuato il suo potere nel tempo, addentrandosi nei territori e quindi nel tessuto sociale.<br />
L&#8217;abbiamo ripetuto infinite volte: essere riformisti oggi non significa parlare di ulteriori carrozzoni pubblici, ma di libero mercato e di regole. Perché solo con queste ultime si spazzano via le posizioni dominanti e si garantisce la qualità dei servizi.<br />
Noi riteniamo che ridurre le catene della dipendenza (liquidando così anche la malapianta del politicantismo) consista nel separare dalla gestione pubblica dei settori che, senza pregiudizi ideologici di stampo socialista, possono essere condotti dai privati attraverso bandi di gara caratterizzati da regole votate all&#8217;equità sociale. Tra le proposte della nostra associazione abbiamo anche l&#8217;ipotesi di realizzare un serio <a href="http://www.sanatzione.eu/2011/11/la-proposta-nella-nuova-sovranita-un-antitrust-sardo-contro-le-posizioni-dominanti-del-mercato/">Antitrust Sardo</a> capace di vigilare sul mercato interno. Una opzione che potrebbe trovare una sua applicazione nella fase delle grandi riforme istituzionali che la Sardegna attende, come la riscrittura dello Statuto Speciale. Infatti, sempre nel settore dei Trasporti, pensiamo a quanto avvenuto con la cessione della compagnia pubblica Tirrenia al cartello degli armatori nautici che per tutta l&#8217;estate 2011 hanno imbrigliato il nostro turismo e il diritto alla mobilità dei Sardi. Pensiamo al colpevole ritardo dell&#8217;Antitrust italiano, ma soprattutto alla sua inefficienza di fronte alla palese azione lobbistica degli acquirenti di Tirrenia. Una circostanza che solo l&#8217;Unione Europea ha potuto verificare vista l&#8217;impossibilità per lo Stato Italiano di assicurare alla Sardegna i nostri diritti.</p>
<p>Gli interessi della Repubblica Italiana sono spesso e volentieri contrastanti con quelli dell&#8217;isola. Dobbiamo tutelarci, e per farlo, dobbiamo evitare di caricare tutti i servizi sulle spalle dei nostri concittadini e delle loro tasse.</p>
<p><em>Di Bomboi A.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Trasporti%20e%20parastatalismo.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>L&#8217;opinione: Protesta si, ma con stile – Di Luca Angei</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 19:00:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi (25 gennaio) passavo &#8220;per caso&#8221; sulla 130. Poco prima di arrivare ad Iglesias, traffico rallentato e poi bloccato. Pensavo che in Sardegna non fossero ancora (paradossalmente) maturi i tempi della protesta. E invece eccola li, davanti a me, in tutte le loro sfaccettature.
Ragazzi, quasi dispiaciuti per il disagio creato, uomini più maturi, con visi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Angei-130-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3741" title="Angei 130 - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Angei-130-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Oggi (25 gennaio) passavo &#8220;per caso&#8221; sulla 130. Poco prima di arrivare ad Iglesias, traffico rallentato e poi bloccato. Pensavo che in Sardegna non fossero ancora (paradossalmente) maturi i tempi della protesta. E invece eccola li, davanti a me, in tutte le loro sfaccettature.<br />
Ragazzi, quasi dispiaciuti per il disagio creato, uomini più maturi, con visi segnati da anni di sacrifici. E poi gli autisti, molti pendolari, che come me si trovavano &#8220;per caso&#8221; sulla 130, composti e comprensivi nei confronti di chi porta avanti questa protesta, consapevoli che motivi per cui protestare ce n&#8217;è a iosa.<br />
Protesta giusta, ribadisco, senza se e senza ma. Protesta poco spiegata, peccato.<br />
Sarebbe bastato un volantino, una chiacchierata, per rendere partecipi le persone in fila, per far conoscere per quali motivi si protesta. Sarebbe bastato un volantino, una chiacchierata, per rendere quelle persone veicolo di giuste istanze e far capire che loro stessi erano parte integrante della protesta e non semplici &#8220;oggetto&#8221; della stessa.<br />
Un volantino, per spiegare si i motivi della protesta ma anche le alternative, le proposte, cosa non va bene e come si vuole &#8220;disegnare&#8221; il domani.<br />
Non c&#8217;è stato, mi piace pensare solo per una questione organizzativa. E per lo stesso motivo mi auguro che abbiano avuto difficoltà a passare l&#8217;ambulanza (scortata dalla polizia penitenziaria) e la mamma con due bambini in tenera età e la signora che si è sentita male, riuscite a transitare solo dopo che il blocco è stato sciolto dalla polizia (senza manganelli, sia chiaro).</p>
<p>Mi auguro quindi che si tratti solo di una carenza di organizzazione, cosa che dovrebbe venir meno vista la recente costituzione della consulta dei movimenti. Tra gli aderenti leggo qualche <em>anti</em> e <em>contro</em> di troppo (non mi piacciono tanto questi suffissi, preferirei pro e per), perché hanno una connotazione negativa, non propositiva, meramente distruttiva.</p>
<p>Non leggo nemmeno quali sono gli scopi della protesta e soprattutto quali le alternative proposte. Ma forse è troppo presto, forse svariati anni di dominazione subita, non ci hanno ancora indicato la strada. O forse le proposte mancano perché non si è ancora riusciti a metterle per iscritto, visto che la protesta e nata più in fretta di quanto previsto.<br />
Ma confido davvero si tratti solo di una questione di tempo e che presto arrivino spiegazioni e argomentazioni, in modo che tutti, appartenenti o meno a movimenti, possano diventare portatori dei buoni propositi di questa protesta anche nel fare di tutti i giorni, in maniera poco eclatante e poco evidente, ma fortemente pregnante.</p>
<p><em>Da: <a href="http://lucangei.blogspot.com/2012/01/protesta-si-ma-con-stile.html">http://lucangei.blogspot.com/2012/01/protesta-si-ma-con-stile.html</a></em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Angei%20sulla%20protesta.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Alcoa: La crisi sfida la politica – Di Francesco Pigliaru</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:46:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo queste interessanti valutazioni del dott. Pigliaru, con elementi già noti da anni nell&#8217;ambito del nazionalismo Sardo, ma che necessitano di maggiori attenzioni (lo spostamento della grande industria verso oriente; l&#8217;assenza di un valido welfare state in Italia, la deregulation, ecc) a cui sarebbe opportuno affiancare il tema della zona franca.
La pessima notizia che arriva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Logo-Alcoa-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3733" title="Logo Alcoa - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Logo-Alcoa-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="264" /></a>Riportiamo queste interessanti valutazioni del dott. Pigliaru, con elementi già noti da anni nell&#8217;ambito del nazionalismo Sardo, ma che necessitano di maggiori attenzioni (lo spostamento della grande industria verso oriente; l&#8217;assenza di un valido welfare state in Italia, la deregulation, ecc) a cui sarebbe opportuno affiancare il tema della zona franca.</em></span></p>
<p>La pessima notizia che arriva da Portovesme è un dramma per centinaia di lavoratori, per le loro famiglie e per un intero territorio. Ma non è una sorpresa per nessuno perché è un dramma annunciato.</p>
<p><strong>Il peso del passato.</strong><br />
Negli anni &#8216;60 c&#8217;erano enormi quantità di soldi pubblici da spendere per lo sviluppo del Mezzogiorno, c&#8217;era una classe politica in grado di orientare quei soldi verso specifiche destinazioni, e c&#8217;erano imprenditori pubblici e privati pronti a fare impresa rischiando poco o niente dei propri soldi. Il risultato fu la nascita dell&#8217;industria di base nel Sud, la grande illusione di creare sviluppo in poco tempo puntando su un solo numero della complessa roulette dell’economia.<br />
Quella rischiosa scommessa è stata persa. Certo, migliaia di posti di lavoro sono stati creati per un certo numero di anni. Ma la Gallura, che si dichiarò indisponibile a ospitare grandi impianti di una qualche produzione di base, oggi sta molto meglio di chi allora scelse la strategia dell’industrializzazione forzata.</p>
<p><strong>Illusioni pericolose.</strong><br />
Detto questo sul passato, ora il problema è quello dei lavoratori che rischiano la disoccupazione. Su questo, conviene evitare nuove illusioni. Una illusione è sperare che la politica possa bloccare la “deindustrializzazione” della Sardegna, magari inventandosi improbabili ruoli &#8220;strategici&#8221; dell&#8217;alluminio nell&#8217;economia nazionale. La deindustrializzazione è un fenomeno fisiologico che avviene in tutto il mondo occidentale. Oggi negli Stati Uniti solo il 9% degli occupati lavora nel settore manifatturiero, ed era il 20% nel 1980; persino in Germania la quota è scesa dal 31% al 18%, in Svezia dal 24% al 14%, e così via (in Sardegna oggi siamo all&#8217;11,5%, dal 15% del 1990). Capita che oggi molta manifattura migri verso l&#8217;Asia, e che il mondo più sviluppato debba organizzarsi al meglio per competere in altri, più sofisticati campi.<br />
Questo non significa che ci sia poco da fare. Anzi, si potrà fare molto e bene se l&#8217;azione pubblica capirà il proprio ruolo e i propri limiti. Il primo punto da capire è che dove si produce e cosa si produce lo decide il mercato, un organismo globale, complesso, impersonale, non manovrabile. Il secondo punto è che oggi bisogna accettare (e governare) molta più flessibilità che nel passato. I Paesi ricchi devono trasformarsi continuamente, inseguire innovazione, qualità, alto valore aggiunto, devono chiudere attività per aprirne altre, devono imparare a gestire crisi economiche impedendo con cura che diventino crisi sociali e resistenza al cambiamento.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Sicurezza sociale e flessibilità produttiva.</strong><br />
Adottare strumenti che garantiscano una &#8220;flessibilità socialmente rassicurante&#8221; è la sfida principale che la politica deve affrontare. E&#8217; una sfida difficile perché chiama in causa un fattore che da noi è particolarmente scarso: il buon funzionamento delle istituzioni pubbliche.<br />
Fossimo in un Paese scandinavo, i lavoratori dell&#8217;Alcoa sarebbero ragionevolmente sereni. Saprebbero di avere un reddito decente garantito e una intera macchina pubblica e privata capace di accompagnarli rapidamente verso una nuova occupazione. Però non viviamo in Danimarca: qualità e credibilità non sono la caratteristica né della nostra formazione professionale né dei servizi di orientamento, e così via. Ma alternative a questo percorso &#8220;danese&#8221; non ne esistono, e mettere in fila le nostre attuali inadeguatezze ha almeno il merito di chiarire i punti essenziali di una &#8220;politica di sviluppo&#8221; su cui concentrare energie e risorse.</p>
<p><strong>Tre cose da fare con urgenza.</strong><br />
Delle cento riunioni che si faranno in questi giorni, se ne dedichi almeno una a questo stringato ordine del giorno: primo, trovare le risorse per sostenere il reddito dei lavoratori che rischiano la disoccupazione; secondo, trovare il modo di fornirgli i servizi di orientamento e di formazione di alta qualità di cui hanno bisogno e che oggi non sono presenti nel nostro territorio; terzo, favorire la nascita di nuove attività produttive, per creare la domanda di lavoro necessaria ad assorbire i lavoratori disoccupati.<br />
Su quest&#8217;ultimo punto c&#8217;è ancora una cosa da dire. Favorire la nascita di nuove attività non significa compensare gli svantaggi di un territorio con trasferimenti di soldi alle imprese: è un metodo che non funziona. Funziona molto meglio rendere semplice l&#8217;apertura di una nuova attività economica: soprattutto, bisogna garantire tempi rapidi e certi. Per questo serve con urgenza individuare e sperimentare tutte le procedure di semplificazione amministrativa consentite dalla normativa regionale per favorire l&#8217;iniziativa privata.<br />
In questo quadro, anche l&#8217;Alcoa può essere chiamata a fare la sua parte, contribuendo a sostenere il reddito dei lavoratori disoccupati e aiutando lo sviluppo di attività che, diversamente dall&#8217;alluminio, possano trarre vantaggio dall&#8217;essere localizzate in Sardegna.<br />
Se non altro, il caso Alcoa dà alla Sardegna l&#8217;occasione di recuperare il tempo perduto, di adottare un vero e proprio piano straordinario per dotarsi di regole, organismi, risorse capaci di rendere sopportabile l&#8217;impatto sociale delle continue trasformazioni richieste dallo sviluppo economico. Anche di questa capacità è fatto il successo economico dei territori, in questi tempi di sconvolgimenti globali.</p>
<p><em>Da: <a href="http://francescopigliaru.blogspot.com/2012/01/alcoa-la-crisi-sfida-la-politca.html">http://francescopigliaru.blogspot.com/2012/01/alcoa-la-crisi-sfida-la-politca.html</a></em></p>
<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/URN-Sardinnya-Sa-Natzione-Pigliaru-su-Alcoa.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Credibilità? Ma perché i vari Sale, Cumpostu, Acampora, Meloni e Sabino non parlano di riforme?</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 23:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ripetere aiuta.
Se un qualsiasi cittadino stilasse la classifica dei vari partiti Sardi non saprebbe che pesci prendere.
Perché e cosa dovrebbe scegliere?
Un partito che, ad esempio, parla di ambiente? Lo fanno tutti.
Un partito che parla di sovranità? Lo fanno tutti.
Un partito che, per conseguenza, parla di riforme? Non lo fa nessuno.
Ebbene sì, è proprio questo il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Solone-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3691" title="Solone - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2012/01/Solone-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="440" /></a>Ripetere aiuta.</p>
<p>Se un qualsiasi cittadino stilasse la classifica dei vari partiti Sardi non saprebbe che pesci prendere.<br />
Perché e cosa dovrebbe scegliere?<br />
Un partito che, ad esempio, parla di ambiente? Lo fanno tutti.<br />
Un partito che parla di sovranità? Lo fanno tutti.<br />
Un partito che, per conseguenza, parla di riforme? Non lo fa nessuno.<br />
Ebbene sì, è proprio questo il problema. A cosa serve un blocco di partiti (o peggio, una frammentazione di partiti simili) i quali dicono tutti le stesse cose ma non interagiscono sotto il profilo delle riforme?<br />
A che ci servono movimenti che non fanno pressioni per modificare lo status istituzionale della vecchia Autonomia regionale lasciandola in balia di forze centraliste?<br />
L&#8217;enorme paradosso è che oggi il percorso per le riforme (che dovrebbero dare più poteri alla Sardegna per svincolarsi meglio da una crisi che ha origini non solo internazionali ma anche interne) viene portato avanti dallo stesso autonomismo che invece i vari leader indipendentisti contestano.<br />
Si tratta di un vecchio modo di concepire la politica. Abbiamo tra le mani l&#8217;obsoleta intransigenza di una galassia indipendentista ridottasi agli slogan nella speranza che terzi facciano il lavoro che non sono in grado di portare avanti.<br />
Da parte sua “A Manca pro s&#8217;Indipendentzia” ha quantomeno riconosciuto l&#8217;esigenza di riformare le strutture della Regione Sarda, peccato che da circa un anno abbia promosso il deprimente spettacolo di un dialogo tra movimenti indipendentisti incapaci di realizzare una piattaforma politica: infatti continuano a mercanteggiare su quali punti possano trovarli uniti quando nella realtà li hanno tutti simili se non identici.<br />
Ma prima ancora che si parli di riforme istituzionali, quanti e quali leader indipendentisti avete sentito parlare di strumenti economici attuabili e perseguibili già presenti nello Statuto Autonomo Regionale? Quali pressioni politiche hanno effettuato per portarli avanti?<br />
Parliamo ad esempio dell&#8217;art. 12, la zona franca. In tutto il pianeta esistono forme di defiscalizzazione e deregulation mirate a far crescere l&#8217;economia sviluppando gli investimenti su vari settori, ma qui non se ne parla. Un tema troppo “sardista” forse?<br />
A che ci servono indipendentisti che non fanno gli indipendentisti? Domanda lecita datosi che da qualche tempo a questa parte si sente parlare di “indipendentismo moderno”.<br />
Talvolta si mettono di traverso persino all&#8217;infrastrutturazione dell&#8217;isola.<br />
In cosa consiste dunque questa modernità? Pur non riuscendoci, come oggi, in passato il sardismo tentava di governare per modificare le sorti della sovranità Sarda, oggi i “modernisti” dell&#8217;indipendentismo non tentano neppure di modificarla. Si limitano a sperare che lo facciano altri per loro e si sentono con la coscienza a posto.<br />
Siamo sicuri che i responsabili con nome e cognome di questo “progresso” non abbiano rallentato il processo politico di emancipazione della Sardegna?</p>
<p>La storia dirà la sua, ma nel frattempo forse sarebbe ora di rottamare l&#8217;attuale indipendentismo e la sua “classe dirigente”.</p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Mancate%20riforme.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Dalla Convergenza Nazionale alla Responsabilità Nazionale</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 23:16:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“La moltitudine che non è spinta ad agire come un&#8217;unità non è altro che caos. Quell&#8217;unità che non ha origine dalla moltitudine non è altro che tirannia”.
Blaise Pascal, 1623 – 1662.
Cari Lettori,
Sono tempi di solidarietà nazionale, sia in Italia che in Sardegna naturalmente.
Ma diciamoci la verità, questo Governo Monti non ci convince. Non ci convince [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/PNS-URN-Sardinnya-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3640" title="PNS-URN Sardinnya - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/PNS-URN-Sardinnya-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="380" height="285" /></a>“La moltitudine che non è spinta ad agire come un&#8217;unità non è altro che caos. Quell&#8217;unità che non ha origine dalla moltitudine non è altro che tirannia”.</em></span><br />
Blaise Pascal, 1623 – 1662.</p>
<p>Cari Lettori,</p>
<p>Sono tempi di solidarietà nazionale, sia in Italia che in Sardegna naturalmente.<br />
Ma diciamoci la verità, questo Governo Monti non ci convince. Non ci convince per una serie di ragioni: non è stato eletto da alcun consesso democratico; si appresta a varare misure potenzialmente inique nonostante la casta politica rimanga immune da provvedimenti di austerity; lo sbandierato “Governo Tecnico” in realtà non è altro che il frutto di un compromesso tra le maggiori forze politiche del bipolarismo italiano (con una pletora di <em>sottopolitici</em> che si spartiranno incarichi di secondo piano) ed infine, ciliegina sulla torta, questo Governo col redivivo “Ministero della Coesione” si appresta a rinfrescare la retorica centralista di uno Stato che invece avrebbe solo bisogno di convertire la sua struttura in un modello federale, riducendo così i costi e migliorando la propria efficienza e la rappresentatività delle diverse sensibilità territoriali che lo compongono (Sardegna inclusa).<br />
D&#8217;altra parte persino un controverso Piero Calamandrei sostenne, non a torto, che lo Stato “siamo noi”. Il problema sorge nel momento in cui in questo Stato non si ha più voce. E forse non si è mai avuta.</p>
<p>Eppure nella nostra isola accade di peggio. E&#8217; in atto la cosiddetta “convergenza nazionale” proposta mesi fa dal movimento A Manca pro s&#8217;Indipendentzia.<br />
Di che si tratta? Si tratta di qualcosa che nel breve e nel medio termine non influirà affatto sulla politica, sulla società e sull&#8217;economia Sarda: vale a dire la collaborazione tra sigle indipendentiste numericamente inconsistenti che solo al tramonto del 2011 (dopo essersi fatte letteralmente la guerra) hanno compreso di doversi unire su specifiche battaglie politiche.<br />
Apparentemente non c&#8217;è nulla di male, da anni auspichiamo questo tipo di convergenza. Ma, come detto in più occasioni, i problemi dei movimenti politici Sardi sono ben più profondi e articolati per poter essere ridotti ad un semplice superamento della litigiosità.<br />
Permangono ritardi culturali ed organizzativi di varia natura, ideologici in primis, che continuano a rallentare lo sviluppo dell&#8217;autonomismo e dell&#8217;indipendentismo Sardo. Ad esempio continua a mancare una piattaforma comune per la riforma dell&#8217;attuale assetto istituzionale. Le poche proposte esistenti di riforma dello Statuto Autonomo Sardo non sono oggetto di dibattiti, né servono da stimolo per nuove proposte concretamente perseguibili in un contesto sociale e politico che vada oltre gli angusti confini di piccoli movimenti sfiancati da anni di lotte intestine. In questo quadro la scarsa credibilità del bipolarismo italiano, con i suoi partiti romani, continua ad amministrare non lo sviluppo ma il bisogno, alimentando una forma di recessione interna all&#8217;isola che sembra non avere fine.<br />
Cosa fa dunque la presunta “convergenza” nazionale? Mentre il Popolo Sardo patisce sempre più il declino economico del territorio, i movimenti Sardi mercanteggiano sui punti che hanno in comune &#8211; spesso di natura statalista &#8211; quando in realtà hanno sempre avuto programmi pressoché identici (ma senza alcuna seria proposta di riforma istituzionale).<br />
Non ci serve dunque una fantomatica “convergenza”, ci serve una Unione per la Responsabilità Nazionale (U.R.N.), bisogna avere il coraggio di dire che tutte le sigle con programmi similari devono fondersi in un solo soggetto politico (pensiamo a quelle indipendentiste) e collaborare con alcune altre (pensiamo a quelle autonomiste, che chiedono maggiore Sovranità Autonomistica ma non parlano nell&#8217;immediato di indipendentismo). <span style="text-decoration: underline;">Non si può confondere la frammentazione con il pluralismo</span> (datosi che quest&#8217;ultimo non esiste). Solo dopo questo passaggio sarà possibile sviluppare credibili alleanze politiche con il bipolarismo italiano per finalità riformistiche.<br />
Diversamente, piccoli movimenti che si presentano divisi alle elezioni e/o che si alleano con partiti italiani senza avere alcun peso contrattuale, finiranno nella stessa identica posizione del sardismo con la sua inefficienza riformistica.<br />
Solo col dialogo reciproco e con un prospetto di riforme potremmo parlare di Primarie all&#8217;interno dei movimenti politici Sardi per l&#8217;elezione di candidati validi; potremmo sviluppare radicamento nel territorio e potremmo porre le basi di un solido Partito Nazionale Sardo.<br />
La Sardegna ha il chiaro bisogno di rottamare la decina di partiti che non vogliono e non possono più curarsi con serietà dei suoi interessi. Costoro la rallentano.</p>
<p>Siamo grati per la passione con la quale negli anni l&#8217;attuale classe dirigente indipendentista ha portato avanti alcune battaglie, ma non è credibile che oggi la stessa leadership di soggetti che sono arrivati a dividersi persino sulle bandiere possa essere la stessa leadership che sproloquia sull&#8217;unità e tace sulle riforme.</p>
<p><span style="color: #0000ff;">La nostra associazione entra nel settimo anno di attività, il primo organismo critico indipendente della politica territoriale Sarda.</span></p>
<p><span style="color: #0000ff;">Vi auguriamo Buone Feste.</span></p>
<p><em>Di Bomboi Adriano.</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20Sa%20Natzione-Verso%20la%20Responsabilit%C3%A0%20Nazionale.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Indipendentismo in guerra mentre la Sardegna affonda. Cercasi Partito Nazionale Sardo</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:02:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Andrea Nonne.
Dieci facce, tre o quattro proposte, pochi voti, nessuna incidenza sulla vita politica ma soprattutto un continuo snervante, ridicolo e dannoso battibeccare. Le proteste di Cagliari stanno mostrando in maniera chiara, se ancora qualcuno avesse dubbi, che la frammentazione dell’indipendentismo in tanti micro-partitini ha raggiunto livelli paradossali. Gli uni “dimenticano” a casa un’importante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Via-Roma-Sa-Natzione.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3571" title="Via Roma - Sa Natzione" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/11/Via-Roma-Sa-Natzione.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Di Andrea Nonne.</em></p>
<p>Dieci facce, tre o quattro proposte, pochi voti, nessuna incidenza sulla vita politica ma soprattutto un continuo snervante, ridicolo e dannoso battibeccare. Le proteste di Cagliari stanno mostrando in maniera chiara, se ancora qualcuno avesse dubbi, che la frammentazione dell’indipendentismo in tanti micro-partitini ha raggiunto livelli paradossali. Gli uni “dimenticano” a casa un’importante proposta sull’istituzione di un’agenzia delle entrate sarda perché non importa il fatto che possa essere fondamentale per la soluzione della vertenza entrate, quel che importa è che la paternità è degli altri e quindi la proposta va boicottata per non regalare agli altri riconoscimenti, visibilità, voti. Chi se ne frega dell’interesse generale della Sardegna, qui c’è da pensare all’orticello. Gli altri, da parte loro, appena vedono le foto degli uni su due quotidiani di fila entrano nel panico e in pieno delirio da invisibilità, invece di dedicarsi alle pesanti lacune di certe recenti analisi economiche, con una certezza da principi della corte costituzionale italiana decretano la totale inutilità di un’applicazione dell’art 51. Non paghi di questo, esprimono pure la loro contrarietà all’istituzione di una zona franca in quanto la stessa provocherebbe addirittura ghettizzazione e divisioni. Ora giova ricordare che quando alcuni degli uni e alcuni degli altri erano un tutt’uno proponevano all’unisono l’istituzione dell’agenzia dell’entrate e la defiscalizzazione delle attività produttive come panacea di tutti i mali dell’economia sarda.<br />
Ma la storia non finisce qui perché agli uni non piace essere uni e allora decidono di litigare fino a giungere alla “scissione degli uni”. Sul merito di quest’ultima vicenda non posso esprimermi in quanto non ho ancora elementi chiari e imparziali ma la cosa più importante è un’altra: gli uni litigano, gli indipendentisti bisticciano. Ancora. Sempre. Sempre di più. Sempre più giù. E mentre gli uni litigano gli altri esultano con la bava alla bocca perché il litigio degli uni dimostra la ragione degli altri, mentre a guardar bene in questo caso sembrerebbe dimostrare il torto. Ma non importa perché l’indipendentismo sardo ormai è così: gli uni sono felici se gli altri affondano, gli altri son felici se affondano gli uni e in questa loro decadente giostra non si accorgono di confermare meglio di chiunque altro quei tristi luoghi comuni sui sardi che si propongono di smentire. Ma soprattutto entrambi non si accorgono che ad affondare è l’indipendentismo, travolto da un’immagine di se giustamente impresentabile, oltre ovviamente ad una Sardegna che meriterebbe ben altri atteggiamenti, ben altre priorità. Non si offendano gli uni e gli altri per queste mie parole, il problema non sono le persone ma i troppi movimenti, i troppi simboli, i troppi leader, che nel momento in cui si separano si ritrovano inevitabilmente a competere della competizione più feroce, quella basata sulla conquista della piccola fetta prima comune. Cannibalismo.<br />
Lunedì, in pieno cazzeggio, ho scritto sul mio profilo Facebook che in giornata aspettavo le dimissioni di Ficcadenti e di Berlusconi (ai “più indipendentisti di tutti” ricordo che non essendo né un santo né un matto mi preoccupo dello Stato Italiano nella misura in cui gestisce i miei contributi previdenziali e i prelievi fiscali sul mio sudato stipendio). Un po a sorpresa è caduto non solo Berlusconi ma anche Ficcadenti; se solo avessi saputo che era la giornata dei miei desideri avrei chiesto qualcosa di più importante tipo la sparizione di tutti questi partiti in scala 1:40 e la nascita di un Partito Nazionale Sardo degno di questo nome.</p>
<p>Ora per fortuna il mondo non finisce a Cagliari e così, lontano dalle luci della ribalta mediatica, nella città di Aristanis gli indipendentisti non solo non litigano ma si siedono ad un tavolo comune per cercare soluzioni efficaci a problemi urgenti e il partito degli indipendentisti senza casacca, di coloro i quali hanno restituito la tessera e si sono sottratti a questo assurdo massacro, cresce di giorno in giorno rischiando di diventare il primo partito indipendentista della città. <em>“Karale è stata dell’impero. Non Arbaré”.</em> Forse chi l’ha scritto (Sergio Atzeni) non l’ha fatto a caso.</p>
<p>13-11-11, <a href="http://grandeovest.com/">http://grandeovest.com</a></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Cercasi%20PNS.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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		<title>Dia de los muertos: Dall&#8217;iniziativa di Deriu (PD) all&#8217;indipendentismo Sardo</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Oct 2011 22:03:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di Adriano Bomboi.
Accadono cose strane in Sardegna, al punto che senza la nostra proverbiale razionalità potremmo addirittura definirle “soprannaturali”. Provocazioni a parte, è lecito domandarsi se un Popolo che si lamenta della propria miseranda posizione sia anche nelle condizioni culturali per uscirne.
Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro in quota PD, ha così pensato di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Monumento-a-Satta-di-Ciusa-URN-Sardinnya.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3487" title="Monumento a Satta di Ciusa - URN Sardinnya" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/10/Monumento-a-Satta-di-Ciusa-URN-Sardinnya.jpg" alt="" width="330" height="513" /></a>Di Adriano Bomboi.</em></p>
<p>Accadono cose strane in Sardegna, al punto che senza la nostra proverbiale razionalità potremmo addirittura definirle “soprannaturali”. Provocazioni a parte, è lecito domandarsi se un Popolo che si lamenta della propria miseranda posizione sia anche nelle condizioni culturali per uscirne.</p>
<p>Roberto Deriu, presidente della provincia di Nuoro in quota PD, ha così pensato di organizzare una fiaccolata in memoria dei padri costituenti nostrani, una manifestazione di tutela della Costituzione Italiana. Cioè si ricordano i morti nel tentativo di salvare i vivi. Sfortunatamente la Costituzione è la stessa che all&#8217;art. 117 impedisce all&#8217;Autonomia Sarda il controllo delle proprie risorse e dell&#8217;amministrazione di diverse competenze, come fiscalità e Beni Culturali. Il problema pertanto non risiede solo nei governi ma nelle strutture stesse che regolano la vita pubblica: le istituzioni.</p>
<p>Nella sua buona fede, Deriu, come tanti altri politici sardo-italiani, preferisce così accodarsi alla retorica unitarista italiana piuttosto che difendere il proprio territorio contrapponendosi al centralismo. Un esempio pratico? Mentre Deriu si domanda se il PD dovrebbe essere <em>sturziano</em> o meno in un momento in cui l&#8217;economia Sarda cola a picco, in Trentino, gli autonomisti chiedono maggiori tutele e finanziamenti persino sulla toponomastica (cioè per la cartellonistica bilingue) e non partecipano alla serie di iniziative per il 150° dell&#8217;unità d&#8217;Italia. Circostanze che nel tempo hanno portato le autonomie speciali del nord-Italia (con meno risorse e abitanti della Sardegna) ad essere tra le regioni economicamente più floride.<br />
Difendere la Costituzione senza riformarla equivale all&#8217;immaginare il paradosso di un agnello che chiede al suo carnefice di affondare il coltello nella giugulare con decisione.<br />
Ma difendere la Costituzione significa persino affidarsi alle strutture di uno Stato che fin dal 1875 non consegue il pareggio di bilancio. Vogliamo accendere un lumicino anche per Quintino Sella?<br />
In Sardegna dunque il nodo non è solo politico ma culturale.</p>
<p>In sintesi, chi dovrebbe risolvere la situazione? Forse l&#8217;attuale indipendentismo Sardo?<br />
Un Popolo con scarsi elementi culturali molto difficilmente può produrre una classe dirigente riformista che si occupi dei bisogni primari dei cittadini. E così, se Deriu innalza fiammelle ai morti, gli indipendentisti non sono da meno, e innalzano i defunti a portabandiera di un riscatto che nei fatti ancora non si materializza.<br />
Le principali dispute in seno ai convegni indipendentisti oggi non riguardano l&#8217;economia Sarda e neppure la cultura. Non si parla di accise, né di zona franca. Non si parla di occupazione, men che meno si mira a governare per cambiare le cose. Si parla invece di Bellieni, di Emilio Lussu, di Antonio Simon Mossa e compagnia bella. Si parla insomma dei morti piuttosto che dei vivi. E quando un Popolo – sia esso indipendentista o meno – innalza fiaccole e dibattiti a chi meriterebbe solo di riposare in pace significa che è sprofondato nell&#8217;apatia del conservatorismo e nell&#8217;assenza di contenuti.</p>
<p>Auguriamoci di essere in torto. Ma come diceva Giulio Andreotti: <em>“A pensar male spesso ci si azzecca”.</em><br />
Diamoci una mossa, il 2 novembre non può durare tutto l&#8217;anno.</p>
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<p><strong>U.R.N. Sardinnya ONLINE &#8211; Nazionalisti Sardi</strong></p>
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		<title>Per il futuro del turismo la principale risorsa siamo noi stessi – Di Davide Romolo Nurra</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Sep 2011 22:05:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lavorando mi è capitato di rovesciare un bicchiere o essermi sbagliato nel prendere un ordine, ma non c&#8217;è mai stato nulla che non sia riuscito a risolvere con un sorriso e un “mi scusi, rimedio subito”.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Davide-Romolo-Nurra-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3347" title="Davide Romolo Nurra - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Davide-Romolo-Nurra-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="287" height="372" /></a>Lavorando mi è capitato di rovesciare un bicchiere o essermi sbagliato nel prendere un ordine, ma non c&#8217;è mai stato nulla che non sia riuscito a risolvere con un sorriso e un “mi scusi, rimedio subito”.<br />
Qualche anno fa avrei certamente affidato questa nota a un quotidiano, sotto forma di lettera; con buone probabilità me l&#8217;avrebbero pubblicata nella rubrica dei lettori, in mezzo alle puntuali critiche di fine estate dei turisti in visita in Sardegna. Ho deciso invece di rivolgermi ad internet, certo che le note si diffondano con dinamiche diverse rispetto a quelle della carta stampata e che certamente arrivano agli occhi di chi le deve leggere.<br />
Per chi non lo sapesse lavoro nel &#8220;Celler de Can Roca&#8221; di Girona in Catalogna: tre stelle nella guida Michelin, reputato uno dei migliori ristoranti del mondo, il secondo, a detta del prestigioso Ranking degli Awards San Pellegrino nel 2011. Porto queste referenze non certo per vantare meriti non miei, ma per supportare le mie osservazioni in base alle mie conoscenze professionali, alla mia esperienza nel campo della ristorazione e della ricezione turistica; un addetto ai lavori che parla con cognizione di causa di un argomento che conosce, un sardo che ha a cuore lo sviluppo sostenibile dell&#8217;industria turistica nella propria terra.</p>
<p>Noi sardi in genere abbiamo una propensione passiva e vittimistica nei confronti di tutto ciò che viene d&#8217;oltremare, dal cosiddetto continente, reazione giustificata dalla ormai risaputa diffidenza verso i popoli conquistatori e colonizzatori che nei secoli si sono succeduti e che ancora, con modalità e dinamiche differenti, continuano a penetrare nel tessuto sociale e culturale della nostra isola non necessariamente per arrecargli danno ma spesso per arricchirlo.<br />
Lascio che siano però gli storici, gli antropologi, i sociologi e i politici, per la parte che gli compete, medicare le ferite ancora aperte di un passato che ritorna puntualmente a tormentarci come un alibi causa-effetto, come il fantasma di un malvagio parente che abbiamo odiato in vita ma di cui amiamo conservare memoria perché venga puntualmente a ricordarci quanto siamo stati sfortunati e a giustificare le nostre inettitudini e i nostri insuccessi.<br />
Bisogna capire la propria gente per poterla amare, bisogna amare la propria gente per poterla capire. Confesso che a volte ho avuto difficoltà sia a capire che ad amare la mia gente, forse perché non amo quella parte di me che mi accomuna alla mia gente, che mi ricorda quando vivevo in Sardegna e avevo difficoltà ad inserirmi nel mondo del lavoro e aspettavo che la fortuna piovesse dal cielo, finché mi decisi a prendere un aereo e a lasciarmi alle spalle la mia terra e la mia gente, con la prospettiva di ritornare, quando magari fossi stato in grado di fare qualcosa di utile per me e per la mia stessa gente.<br />
Non so se quel momento sia venuto; la Svizzera, Milano e ora la Catalogna, mi hanno aperto le loro porte, mi hanno accolto, mi hanno dato formazione professionale e autostima in cambio del mio entusiasmo e della mia passione nel servire la gente.<br />
Cosa mi ha data la Sardegna? Mi ha dato tanto ma di questo gran tesoro mi sono reso conto solo lavorando fuori dalla Sardegna, quando le caratteristiche positive tipiche del carattere del Popolo Sardo mi venivano di volta in volta riconosciute e apprezzate.<br />
Ora il mio patrimonio è stato ed è l&#8217;educazione che ho ricevuto in famiglia, la moralità senza moralismi, l&#8217;umiltà senza servilismo, la voglia di lavorare, la correttezza umana che predispone a quella professionale, la pazienza con se stessi e con gli altri, l&#8217;amore per i dettagli e per le cose fatte bene.<br />
Vengo al dunque!</p>
<p>La mia critica non riguarda il fatto che una pizza bruciata mi sia stata servita un&#8217;ora dopo senza che avessi ricevuto le posate, né che la birra fosse calda, e non riguarda neppure la scadente qualità della carne e del pesce, la preparazione penosa, l&#8217;approssimata presentazione nel piatto. No, non cado in questo circolo vizioso, anche se avrei pieno diritto di farlo come cliente che paga il conto spesso salato (e poi dicono che sono i ristoranti stellati ad essere cari ma vi assicuro che la proporzione qualità/servizio/prezzo risulta sempre di gran lunga a favore di questi).<br />
Di che mi lamento? Della assoluta mancanza di educazione, del pressapochismo, della sufficienza con la quale il personale di molti, troppi locali sardi tratta la clientela.<br />
Assoluta assenza di professionalità, risposte inappropriate, confidenza inopportuna e non richiesta, disorganizzazione in cucina e in sala, camerieri che vanno avanti e indietro con le mani vuote o parlano tra di loro di faccende personali, mentre un terzo non di rado strilla in mezzo alla sala inscenando uno spettacolino isterico. Il cliente non addetto ai lavori spesso non si accorge di queste cose ma semplicemente valuta negativamente il complesso del locale visitato.<br />
Le scuse possono essere tante ma al cliente che paga non interessano. C&#8217;è molto lavoro? Assumi più personale. Il personale costa troppo? Assumi quattro buoni camerieri professionisti a 1000 euro al mese invece che otto in nero a 400 euro al mese.<br />
E poi tu, imprenditore turistico, ti sei mai chiesto se quello è veramente il tuo lavoro o se lo fai per ripiego?<br />
Il nostro non è un lavoro qualunque e non lo può fare chiunque, contrariamente a quanto si possa presumere.<br />
La clientela va curata, educata, coccolata perché ritorni ancora; se al cliente gli tiri il collo una volta non tornerà mai più e ti farà una pubblicità con i fiocchi che ci meritiamo. Ed è giusto che sia così.</p>
<p><em>Di Davide Romolo Nurra.</em></p>
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		<title>Dal parco Dessì agli Arborea. Senza storia, senza futuro – Di Luca Angei</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 12:56:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il territorio del Medio Campidano è ricco di storia. Nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas, menhir. Ma anche toponimi che richiamano fatti storici o la presenza di centri abitati.
Una cosa che mi ha sempre stupito è il numero di chiesette di campagna e non presenti nelle nostre comunità.
A San Gavino Monreale ce n&#8217;è una, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Lionora-SANATZIONE.EU_.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-3337" title="Lionora - SANATZIONE.EU" src="http://www.sanatzione.eu/wp-content/archivio_media/uploads/2011/09/Lionora-SANATZIONE.EU_.jpg" alt="" width="330" height="248" /></a>Il territorio del Medio Campidano è ricco di storia. Nuraghi, tombe dei giganti, domus de janas, menhir. Ma anche toponimi che richiamano fatti storici o la presenza di centri abitati.</p>
<p>Una cosa che mi ha sempre stupito è il numero di chiesette di campagna e non presenti nelle nostre comunità.<br />
A San Gavino Monreale ce n&#8217;è una, molto importante per la storia di Sardegna. E&#8217; intitolata a San Gavino martire, edificata tra il 1347 e il 1387, al suo interno si trovano scolpiti i busti degli Arborea.</p>
<p>Questo è quello che si può leggere sull&#8217;enciclopedia libera Wikipedia: <span style="color: #0000ff;">&#8220;all’interno, la volta a crociera è quadripartita da costoloni impostati su quattro peducci pensili nei quali si vedono scolpite in altorilievo le effigi dei sovrani: Mariano IV con corona, scettro e stemma statale, Ugone III, con la figlia Benedetta, Eleonora e suo marito Brancaleone Doria, i quali fanno del monumento un vero e proprio pantheon degli Arborèa. All’esterno della bifora dell’abside si rivede, deteriorato dalle intemperie, il busto di Eleonora affiancato dai resti dalle testine dei figlioletti Federico e Mariano.&#8221;</span></p>
<p>Questo invece è tratto dal sito del Parco Cultura <em>Giuseppe Dessì</em>: <span style="color: #0000ff;">&#8220;Ed è l’abside che conserva la più importante testimonianza del periodo giudicale: nei peducci dell’abside sono infatti scolpite quattro figure che rappresentano i sovrani della casata arborense e più precisamente: Mariano IV, Ugone III con la figlia Benedetta, Eleonora d’Arborea e suo marito Brancaleone Doria. Sulla lesena dell’abside un’altra effige: Eleonora e i due figli Federico e Mariano.&#8221;</span></p>
<p>Sulla rete si trovano altre informazioni e le immagini delle raffigurazioni degli Arborea.<br />
Basta cercare un po&#8217; con i motori di ricerca. Ma già queste informazioni ci fanno capire quanto sia importante il sito per la storia sarda.<br />
Ma quanto è conosciuto questo luogo? Ben poco. Basti pensare che la &#8220;scoperta&#8221; delle raffigurazioni risale al 1984. Cioè meno di 30 anni fa, ma oltre 600 anni dopo la costruzione. E già questo ci da la misura di quanto la nostra storia ci sia sconosciuta.<br />
Mi chiedo quante persone abbiano potuto visitare questo luogo e quante scolaresche vi siano potute andare in gita di istruzione, considerando che un massiccio cancello impedisce l&#8217;ingresso e l&#8217;assenza di orari di apertura o numeri di telefono a cui chiedere informazioni per un&#8217;eventuale visita non costituiscono di certo un fatto incoraggiante.<br />
Provo a scrivere all&#8217;indirizzo e-mail del parco Dessì&#8217;, per avere dettagli sulle modalità di visita di questo importante luogo. Niente, l&#8217;e-mail non sembra più attiva e ricevo una fredda risposta automatica in tal senso.<br />
Come detto in altre occasioni, tali siti dovrebbero essere resi fruibili a tutti e le amministrazioni locali dovrebbero incentivarne la conoscenza, inserendoli in percorsi realmente visitabili o in eventi quali i monumenti aperti.</p>
<p>La speranza è che ognuno di noi possa fruire di questi luoghi, possa farsi pervadere dalla storia che emanano, diventare consapevole di quanto sia importante conoscere.<br />
Perché solo la consapevolezza del nostro passato, ci può dare la spinta verso un futuro migliore.</p>
<p><em>09-06-11, lucangei.blogspot.com</em></p>
<p><a href="http://www.urn-indipendentzia.com/URN/URN%20Sardinnya%20-%20L%27opinione-Senza%20storia%20e%20senza%20futuro.pdf">Iscarica custu articulu in PDF</a></p>
<p><strong>Redazione SANATZIONE.EU</strong></p>
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