Guerra in Ucraina: I generali Serino e Chiapperini e il dibattito con la società civile
Per comprendere l’impatto della guerra russo-ucraina sull’Europa e sul nostro futuro, denso di implicazioni politiche, economiche e di pubblica sicurezza, dobbiamo richiamare l’importante evento avvenuto a Chieti la scorsa estate, quando esperti e società civile si sono riuniti – occasione più unica che rara che in Italia – per discutere del problema.
L’evento, promosso dalla lungimiranza di Alessandro Sforza, Students for Liberty e PLD, raccoglieva i diffusi timori e le incognite su un conflitto ancora in corso su cui abbiamo il dovere di tenere alta l’attenzione.
In quell’occasione, un passaggio del mio intervento ricordava anche che, al problema di un’eccessiva presenza di servitù militari in Sardegna da riqualificare, avvertito dalla popolazione locale, corrispondeva pure un fondamentale contributo in termini di sicurezza all’Italia e soprattutto all’Europa. Si pensi, tra le varie, all’esercitazione militare Joint Stars 2025, che ha consentito di fare il punto sullo stato della nostra Difesa. Per esempio, emerse con chiarezza l’ampia vulnerabilità di Cagliari nelle capacità di intercettazione rispetto a potenziali lanci “terroristici” nel quadrante meridionale del Mediterraneo. E il nostro dovere oggi è pure quello di far comprendere che la sicurezza non deve essere interpretata unicamente come “un peso” o qualcosa di “meno utile” di sanità o istruzione, temi con cui la propaganda russa e i suoi demagoghi locali macinano consensi.
Il generale Pietro Serino illustrò le direttrici su cui orientare il dibattito sulla guerra, secondo un’ottica liberaldemocratica, perché il conflitto ha rappresentato per noi una drammatica sveglia nell’opportunità di sviluppare i seguenti aspetti:
1) La guerra ha inequivocabilmente mostrato che non si combatte solamente per Kyiv, ma anche per il futuro dell’Europa. Un’eventuale vittoria di Putin, oggi sempre più improbabile, costituirebbe un incremento delle pratiche di destabilizzazione ai nostri Paesi, pratiche peraltro già in atto.
2) Il conflitto ha poi evidenziato la stringente necessità di ripensare alla coesione europea, anche e soprattutto in termini di Difesa, in cui, attenzione, la prevenzione da un conflitto futuro più ampio passa anche per il miglioramento delle nostre capacità in termini di guerra convenzionale.
Essere militarmente competitivi e più forti rispetto all’avversario significa sviluppare una maggiore deterrenza anche sul piano politico.
3) Ma la guerra, visti i mutamenti politici in atto negli USA, ha costituito pure una riflessione per reinventare il nostro rapporto atlantico con gli Stati Uniti, al fine di riequilibrare la collaborazione tra Washington e l’Europa.
4) Infine, ma non meno importante, il rafforzamento della coesione politica e militare dell’Europa appare altresì fondamentale per far comprendere agli avversari, e soprattutto a Mosca, che nessuno può più arrogarsi il diritto di decidere per conto di un paese vicino, e che il diritto di autodeterminazione deve prevalere rispetto alla volontà di considerarlo un mero vassallo dei propri interessi.
L’intervento del generale Chiapperini ha poi fatto il punto sull’evoluzione del contesto storico-politico che orbita attorno alla guerra russo-ucraina.
Pensiamo che l’Ucraina ai tempi dell’URSS ebbe anche un proprio seggio all’ONU autonomo, seppur dipendente, da Mosca. Ed anche in ragione della sua strenua lotta al nazismo.
Chiapperini ci ha ricordato che la sconfitta del Cremlino si è palesata sin dai primi giorni del conflitto, ben prima di quella effettiva militare, poiché Putin non è riuscito a piegare immediatamente l’Ucraina com’era invece nei suoi piani, costringendolo così ad un logorante impegno che prosegue ancora oggi, con possibilità di vittoria sempre più incerte.
Ma ciò in cui la Russia continua ad eccellere è l’incredibile grado di pervasività della sua propaganda, dove diversi suoi temi sono riusciti a penetrare l’opinione pubblica. E ciò è avvenuto per una commistione di fattori: sia per la palese ignoranza del nostro tessuto sociale sul tema; sia per la saldatura del collaborazionismo politico di numerosi italiani con gli ambienti del pacifismo italiano. Un pacifismo ignavo ed egoista, dall’empatia selettiva sulle grandi crisi internazionali. Il tutto accompagnato da un esercito di bot che sui social hanno amplificato e corroso ulteriormente il dibattito, assieme ad un evidente tracollo della qualità media del giornalismo del nostro Paese.
Come Serino, anche Chiapperini ha posto l’accento sulla necessità di contrastare le minacce della guerra ibrida russa aumentando i nostri investimenti in dissuasione, soprattutto militare, ma anche nelle capacità di contrastare la guerra cibernetica russa, i sabotaggi ed altri azioni orientate ad indebolirci.
E dunque, come combattere queste minacce alla nostra sicurezza?
Non solo attraverso un attivo volontariato, come ci ha ricordato Carlo Ferrari col suo impegno sul campo, ma anche tramite la necessità di non abdicare ai nostri valori di libertà e democrazia, da rinsaldare assieme ai nostri partner internazionali.
Adriano Bomboi.
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