L’infiltrazione russa in Sardegna: Eurallumina, petrolio, alberghi e il caso pale eoliche
Mentre a migliaia di sardi e persino a tanti indipendentisti è stata messa in mano una bandierina con cui giocare contro le pale eoliche del mercato energetico locale, da pochi giorni è terminata la protesta dei lavoratori di Eurallumina, una delle maggiori industrie deputate alla produzione di ossido di alluminio e l’unico stabilimento del Mediterraneo specializzato nella lavorazione della bauxite.
L’azienda appartiene alla russa Rusal, di proprietà dell’oligarca Oleg Deripaska, legato al regime di Putin, che acquisì l’impianto nel 2006/07 dietro promessa politica dei sardi di risolvere gli alti costi energetici che gravavano sull’impresa. Problema rimasto irrisolto, per via dell’assenza di un’adeguata diversificazione del mercato energetico sardo che avrebbe potuto abbassarne i costi. Ma non solo, nel 2009 il mercato mondiale dell’alluminio subì un calo della domanda, e l’azienda si trovò obbligata a fermare la produzione, poiché gli alti costi di gestione non la rendevano più competitiva.
Ciò nonostante, lo stabilimento non ha chiuso del tutto, da allora la Rusal è obbligata a tenerne in funzione gli impianti idraulici, il cui scopo è evitare lo sversamento di materiale tossico accumulato nel corso del tempo verso le falde acquifere antistanti.
L’oligarca russo è stato travolto dalle sanzioni europee, e di conseguenza anche i suoi beni sono finiti congelati. L’amministrazione provvisoria ha sinora consentito, a norma di legge, di mandare avanti le attività. La Rusal tuttavia ha esaurito il denaro, e da fine anno intende chiamarsi fuori da un’impresa che non può più gestire, abbandonando gli operai e le sostanze tossiche al loro destino.
Il Ministero del Lavoro è intervenuto per fermare la protesta dei dipendenti e garantire loro che verrà discussa una soluzione a breve scadenza per affrontare la situazione, che secondo alcuni sindacati e secondo i russi, passa anche per la fornitura di gas all’isola.
Ciò che si muove sottotraccia è che una parte dell’attivismo antieolico possa essere stato verosimilmente pilotato da alcuni stakeholders del mercato per contrastare una riconversione energetica dell’isola che mirava a sostituire presto le fonti energetiche tradizionali con quelle rinnovabili.
Tenendo ben presente però, che una diversificazione energetica dell’isola dovrebbe contenere sia gas che rinnovabili, e possibilmente anche nucleare, tutte fonti avversate dalle popolazioni locali, a loro volta irresponsabilmente guidate da alcuni demagoghi. E per precisare, gas e nucleare non dovrebbero essere adottate per tenere in piedi aziende in perdita, ma per consentire nuovi investimenti che rendano competitiva e giustificabile la presenza di industrie energivore nel territorio. Idem le rinnovabili, inclusi i grandi impianti. Ma su queste ultime qualcuno ha fatto persino circolare la voce che un magnate ucraino “legato a Zelensky”, cosa falsa, abbia acquisito i terreni “di mezza Sardegna”.
Il contesto dovrebbe farci intuire che esistono poteri, ben più grossi delle lobby dell’eolico, che mirano a scagliare gli umori popolari contro l’arrivo e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, in parte a ragione, in parte a torto: perché le rinnovabili possono e saranno comunque una risorsa aggiuntiva per lo sviluppo dell’agenda green in un mercato che nel medio-lungo termine vedrà un’ampia elettrificazione dei consumi civili e industriali.
Eurallumina non è l’unica impresa esposta all’influenza russa nell’isola, in campo energetico anche il colosso Saras, sin dai tempi dei Moratti e successivamente tramite la Vitol, ha dovuto destreggiarsi sul mercato per evitare l’apporto di greggio ottenuto dalla Russia sottoposta a sanzioni. Greggio che in parte continua a passare indisturbato nel Mediterraneo tramite la flotta ombra di petroliere russe oggi mappate dall’intelligence ucraina, ma su cui la proprietà della Saras ha garantito di non avere più nulla a che fare.
Oltre al settore metallurgico ed energetico, i russi sono ben presenti anche su quello immobiliare.
Per esempio è stato congelato un complesso immobiliare del valore di 105 milioni di euro a Portisco, legato all’oligarca russo Alexey Mordaschov.
E un altro ancora legato all’oligarca Petr Aven. Sequestrata anche Villa Minerva di Porto Rotondo, del valore di 15 milioni di euro, legata a Roustam Tariko.
Pensate che nella sola Gallura in generale sono stati sequestrati yacht, ville, auto e terreni per un valore di circa un miliardo di euro.
Per non parlare del settore prettamente turistico, in cui i fratelli Bazhaev, oligarchi del petrolio russo, acquisirono il resort Forte Village di Pula, mentre altri oligarchi hanno detenuto altre proprietà alberghiere.
Uno dei casi più noti riguarda l’hotel Don Diego in Gallura, meta estiva di qualche noto conduttore televisivo Mediaset, che secondo indiscrezioni di stampa sarebbe appartenuto tramite prestanome ad Artem Uss.
Chi è Uss?
Figlio di un gerarca putiniano che si trovava ai domiciliari, fuggito in Russia dopo che la Corte di Appello di Milano aveva acconsentito alla sua estradizione verso gli USA, per riciclaggio, commercio illecito di petrolio e di tecnologie militari.
E la lista di interessi e proprietà sardo-russe potrebbe continuare a lungo.
Insomma, se i conterranei avessero maggiore contezza dell’influenza e della penetrazione russa nell’isola, al posto di inseguire un magnate ucraino estraneo a Zelensky solo per aver acquisito alcuni terreni locali, o immaginarie “scie chimiche” che farebbero “ammalare il bestiame”, dovrebbero occuparsi delle opache commistioni russe tra politica, editoria, sindacati ed alcuni grossolani influencer. Come ex politici o giornalisti caduti in disgrazia, ma abilissimi in veste di narratori populisti.
Dobbiamo persino considerare che alcuni di questi possano essere eterodiretti da clan russofili in contrasto tra loro nel mondo dei beni congelati, che tentano e tenteranno di sopravvivere alle sanzioni.
Per alcuni di questi “influencer”, inclusi sedicenti diplomatici sardi pro-Russia, ce ne hanno dato conto dei puntuali articoli di Francesco Nocco, e un esauriente report di Europa Radicale.
Magari la nostra intelligence dovrebbe verificare se tali nomi siano in qualche modo compromessi con i suddetti interessi economici russi della Sardegna.
Evidenzio infine che in questa sede non intendiamo criticare ogni onesto investitore russo non compromesso col regime di Putin e non sottoposto a sanzioni UE, finché saranno attive.
Di Adriano Bomboi.
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U.R.N. Sardinnya ONLINE










