Anche gli indipendentisti catalani dicono si al riarmo europeo

Come gli scozzesi dell’SNP, pure i catalani di Junts assumono una posizione realista, pragmatica e strategica sulle fabbriche di armi nel proprio territorio nazionale e sulla NATO.

Secondo il partito indipendentista guidato dal leader Carles Puigdemont (JxCat):

«Le politiche di difesa devono anche essere parte del modello nazionale di pubblica sicurezza, con la creazione dell’Istituto di studi strategici, che avrà l’obiettivo di monitorare e sostenere il governo in quelle questioni relative alla sicurezza e alla difesa, soprattutto nel campo della ricerca e della tecnologia dual use, nelle relazioni internazionali di natura strategica (specialmente con la NATO e l’Agenzia europea per la difesa), nell’analisi dei rischi, delle minacce e delle opportunità per il cittadino.

Siamo impegnati per un’Europa e una Catalogna sicure. E ci impegniamo affinché l’Europa diventi un attore chiave al riguardo

Seguendo tale linea, la portavoce al Congresso di Junts, Miriam Nogueras, sin dalla scorsa primavera, ha incontrato a Madrid il premier spagnolo Sanchez, per esprimere una posizione chiara a netta: l’aumento della spesa per la sicurezza e la difesa nei piani dell’UE deve comportare investimenti per l’industria europea e per la Catalogna.

L’intento degli indipendentisti si sostanzia dunque su tre direttrici:

1) gli investimenti in difesa devono essere orientati anche nel territorio catalano, onde accrescere le industrie belliche nel e per il territorio;

2) tali investimenti hanno l’obiettivo di promuovere una crescita del know-how tecnologico del territorio e della sua occupazione. Il tutto per finalità “dual use”, per cui si intendono sistemi la cui tecnologia può essere utilizzata sia in campo civile che militare. Gettando dunque anche le basi per una futura e autonoma industria della difesa catalana da quella spagnola, ma pur sempre integrata alle esigenze europee;

3) la NATO e l’AED vengono identificate come le strutture di riferimento con cui collaborare al fine di coordinare e supervisionare la sicurezza dei propri cittadini.

Se ci badiamo bene è una posizione analoga espressa da Sa Natzione lo scorso 6 marzo, quando invitai la governatrice Todde a guardare gli investimenti in difesa non come un problema, ma come un’opportunità da cogliere per sviluppare il nostro magro tessuto industriale, e le nostre competenze. Precedendo così, tanto la posizione catalana, quanto il restante panorama indipendentista sardo, che al pari della maggior parte di ERC, risulta ancora assorbito da velleitarie posizioni ideologiche di sinistra radicale incompatibili con le contingenze internazionali correnti in materia di sicurezza e di sviluppo economico della cittadinanza.

Un appello, quello del sottoscritto, che ovviamente in loco cadde nel vuoto. Basti pensare alle recenti polemiche sorte attorno all’ampliamento dello stabilimento della Rheinmetall/RWM a Domusnovas.

Tanto più che la Sardegna si trova in condizioni ben più critiche di quelle catalane, a fronte della nostra mancata diversificazione energetica, del conseguente tracollo del settore metallurgico, e dell’assenza di una valida rete accademica in grado di integrare la ricerca pure in tale ambito.

Riferimenti:

- “Riarmo UE: Todde si svegli, miliardi in arrivo per la Difesa” (Sa Natzione, 06-03-2025).

- “Indipendentisti scozzesi tolgono veto a fabbriche di armi, e i sardi?” (Sa Natzione, 19-10-2025).

- “El ardor guerrero prende en ERC y Junts: abrazan el militarismo y el gasto en Defensa” (El Confidencial, 29-03-2025).

- “Junts recalca a Sánchez que el aumento del gasto en defensa debe implicar inversiones en Cataluña” (Europa Press, 13-03-2025).

- “Rheinmetall: Come la Giunta 5 Stelle sta sabotando la difesa dei sardi, d’Italia e d’Europa” (Sa Natzione, 20-12-2025).

Adriano Bomboi.

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U.R.N. Sardinnya ONLINE

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