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	<title>Commenti a: Commento sovra il dilemma de&#8217; commerci sardi</title>
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	<description>PORTALE di CRITICA, CULTURA, ECONOMIA e COMUNICAZIONE POLITICA RIFORMISTA di SARDEGNA</description>
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		<title>Di: Silvia Lidia Fancello</title>
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		<dc:creator>Silvia Lidia Fancello</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Apr 2015 19:06:12 +0000</pubDate>
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		<description>Sto iniziando ad avere forti dubbi sulla capacità dell’indipendentismo ad avere un’interlocuzione politica diversa da ciò che ha avuto fin’ora. Ho avuto modo di notare che il suo attaccamento a temi e modi fortemente ideologici ha quasi del pernicioso .
C&#039;è alla base una grande fatica al confronto sul piano politico e di conseguenza anche un rifiuto, spesso netto, del confronto sul piano elettorale. Tale rifiuto è mascherato dalla presunzione di una purezza che non si vuole contaminare in compromessi che porterebbero al cosiddetto “collaborazionismo” e nasconde a mio avviso, invece, la paura di affrontare gli avversari politici più radicati sul territorio, quelli più smagati elettoralmente parlando, i più “italiani” nel senso negativo del termine.
Questo rifiuto al confronto, nasconde, credo, la profonda convinzione, anzi autoconvinzione di non essere capaci di vincere contro il più prepotente, il più preparato, il più dotato economicamente e, paradossalmente, nonostante lo smisurato orgoglio sardo, fa emergere la secolare rassegnazione di quei sardi che ritengono che in fondo, mai ce la potranno fare contro chi viene da fuori, contro l&#039;imprenditoria e la politica importati dall&#039;Italia.
Così l&#039;indipendentismo si ritaglia la propria fetta d’intervento politico fatto di testimonianza su temi ideologicamente alti, lasciando volentieri il campo libero a tutti gli altri per ciò che riguarda i problemi di amministrazione quotidiana del territorio. È una sorta di spartizione di piattaforme politiche: a noi l&#039;indipendenza, le servitù militari, le scorie ecc… a voi la banalità dei trasporti, dell&#039;istituzione dei punti franchi, della bonifica e riconversione dei territori inquinati, delle buche nelle strade. Diversamente non si spiegherebbe per esempio, l&#039;avversione manifestata dalle frange indipendentiste più estreme, verso quegli esponenti dei partiti italiani quando hanno presenziato per curiosità - finalmente dico io - o solo a fini elettorali - ecchissenefrega aggiungerei - a manifestazioni come quella tenutasi a Capo Frasca il 13 settembre 2014 .
Povero, ma onesto, direbbe Troisi della Smorfia, povero, rassegnato che abbaia alla luna, è la mia versione. Sul sogno cullato dell’indipendenza nessun dubbio, onestà assoluta, sulla capacità di aprire la propria azione politica verso altri interlocutori finora ideologicamente ignorati, beh…, su questo inizio ad essere scoraggiata anche io, ma non mi arrendo.
La strada dell’unità del mondo indipendentista con il Psd’Az. in testa, ritengo che sia l’unica via percorribile se si vuole andare lontano. Il resto è solo una questione di sopravvivenza, in cui non esiste neanche una programmazione a medio termine sia per il sardismo, sia per indipendentismo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sto iniziando ad avere forti dubbi sulla capacità dell’indipendentismo ad avere un’interlocuzione politica diversa da ciò che ha avuto fin’ora. Ho avuto modo di notare che il suo attaccamento a temi e modi fortemente ideologici ha quasi del pernicioso .<br />
C&#8217;è alla base una grande fatica al confronto sul piano politico e di conseguenza anche un rifiuto, spesso netto, del confronto sul piano elettorale. Tale rifiuto è mascherato dalla presunzione di una purezza che non si vuole contaminare in compromessi che porterebbero al cosiddetto “collaborazionismo” e nasconde a mio avviso, invece, la paura di affrontare gli avversari politici più radicati sul territorio, quelli più smagati elettoralmente parlando, i più “italiani” nel senso negativo del termine.<br />
Questo rifiuto al confronto, nasconde, credo, la profonda convinzione, anzi autoconvinzione di non essere capaci di vincere contro il più prepotente, il più preparato, il più dotato economicamente e, paradossalmente, nonostante lo smisurato orgoglio sardo, fa emergere la secolare rassegnazione di quei sardi che ritengono che in fondo, mai ce la potranno fare contro chi viene da fuori, contro l&#8217;imprenditoria e la politica importati dall&#8217;Italia.<br />
Così l&#8217;indipendentismo si ritaglia la propria fetta d’intervento politico fatto di testimonianza su temi ideologicamente alti, lasciando volentieri il campo libero a tutti gli altri per ciò che riguarda i problemi di amministrazione quotidiana del territorio. È una sorta di spartizione di piattaforme politiche: a noi l&#8217;indipendenza, le servitù militari, le scorie ecc… a voi la banalità dei trasporti, dell&#8217;istituzione dei punti franchi, della bonifica e riconversione dei territori inquinati, delle buche nelle strade. Diversamente non si spiegherebbe per esempio, l&#8217;avversione manifestata dalle frange indipendentiste più estreme, verso quegli esponenti dei partiti italiani quando hanno presenziato per curiosità &#8211; finalmente dico io &#8211; o solo a fini elettorali &#8211; ecchissenefrega aggiungerei &#8211; a manifestazioni come quella tenutasi a Capo Frasca il 13 settembre 2014 .<br />
Povero, ma onesto, direbbe Troisi della Smorfia, povero, rassegnato che abbaia alla luna, è la mia versione. Sul sogno cullato dell’indipendenza nessun dubbio, onestà assoluta, sulla capacità di aprire la propria azione politica verso altri interlocutori finora ideologicamente ignorati, beh…, su questo inizio ad essere scoraggiata anche io, ma non mi arrendo.<br />
La strada dell’unità del mondo indipendentista con il Psd’Az. in testa, ritengo che sia l’unica via percorribile se si vuole andare lontano. Il resto è solo una questione di sopravvivenza, in cui non esiste neanche una programmazione a medio termine sia per il sardismo, sia per indipendentismo.</p>
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