Incredibile! Ecco come a Biella si festeggia ‘Sa Die de sa Sardigna’ – Le foto con commento

28 aprile 1794, die de sa Sardigna: I Sardi cacciano i piemontesi nel tentativo di modernizzare lo stato socio-economico dell’isola, i successivi moti antifeudali falliscono e la Sardegna torna nel pieno controllo della monarchia Sabauda, che attua una feroce repressione contro gli insorti. Giovanni Maria Angioy, protagonista degli eventi, morirà esule a Parigi.

28 aprile 2012: Gli emigrati Sardi di Biella ricordano quegli eventi….bardando di tricolore un finto nuraghe coi piemontesi?

Va bene, il passato è storia, oggi tutti i popoli sono fratelli, ma la storia, o si ricorda per ciò che è stata, oppure non si spendano soldi pubblici per organizzare fesserie folcloristiche che con la realtà storica non hanno nulla a che vedere, spacciandole per “culturali”.

Il problema non è dei Sardi emigrati di Biella, a causa del collettivo disastro economico: la scuola italiana non ha insegnato loro la storia e non sanno neppure che sa Die de sa Sardigna, oltre ad un momento di riscatto del Popolo Sardo, ricorda anche i massacri compiuti dai Savoia a danno dei Sardi, o probabilmente troverebbero stucchevole tale manifestazione. Pensiamo alla Germania, quando ricorda i morti causati ad altri Paesi durante la seconda guerra mondiale, nella figura dei suoi rappresentanti istituzionali, non usa la svastica ma si limita ad esporre una corona di alloro a memoria degli sbagli passati. Al contrario, nel nostro contesto, sia i Sardi che i piemontesi non conoscono i fatti che celebrano, trasformando l’evento solo in una festosa goliardata. Una manifestazione che si pone dunque a cavallo fra il ridicolo e l’indecenza. D’altra parte, vedere un nuraghe in tricolore è come vedere una piramide a stelle e strisce.
La responsabilità del problema è della mediocre classe politica regionale, la quale, non solo non ha capito che far studiare la storia al proprio popolo significa anche creare le condizioni per valorizzare il nostro turismo ed il nostro patrimonio archeologico, ma non ha capito neppure che destinare soldi pubblici a fesserie dal dubbio gusto e dalla fantasia storica, come nel caso biellese, è un ottimo modo per sperperare risorse che potrebbero essere destinate in modo più proficuo, magari in Sardegna e non in Piemonte.
A tale riguardo proponiamo un Osservatorio Sardo per l’Emigrazione, nei cui compiti, oltre ad offrire assistenza alle comunque valide iniziative che ci sono (anche a Biella, come l’attenzione per la Lingua Sarda), vi sia la possibilità di monitorare la natura di tali iniziative e l’effettivo utilizzo culturale delle risorse destinate ai vari circoli.

Il sito del circolo di Biella (Link).

Di Adriano Bomboi.

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U.R.N. Sardinnya ONLINE – Nazionalisti Sardi

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    8 Commenti

    • Gente di me***!

    • [...] antifeudali falliscono e la Sardegna torna nel pieno controllo della monarchia Sabauda, che … permalink Condividi la [...]

    • NON CONOSCONO LA STORIA DELLA SARDEGNA !!!!! NON SONO SARDI !!!!
      8D2F

    • Oddio, questa proprio no!!! Ma se l’italia NON esisteva, ai tempi, che senso ha??
      A parte che Sa Die de sa Sardigna non c’entra nulla con la storia e col nazionalismo violento italiani (ho messo “italiani” perché sto comprendendo sia la storia che il nazionalismo), creati proprio da quei Savoia che hanno represso ferocemente anche la nostra Gente tra tutte le loro vittime.
      Questo è un oltraggio alla nostra Storia e alla nostra Cultura!
      Adriano, non puoi far arrivare qualcosa di scritto al circolo di Sardi a Biella, o a quello che c’è lì, che quest’iniziativa è un’offesa alla Sardegna, alla sua Gente, alla sua Storia e alla sua Cultura?
      Poi… quello lo chiamano “nuraghe”??? Sembra fatto con le stesse tecniche con cui sono fatte certe ville che si vedono fuori Aggius, che hanno la facciata in pietra, così, ma c’è cemento dietro… Sembra il muro di un vaccile delle stalle di casa mia, fatto dai muratori 10 anni fa, anch’esso col cemento dentro e con i cantoni squadrati sistemati così.. Ed è più bello di questo pseudo-nuraghe!
      Fasciarlo di tricolore nazionalista, poi, è stato veramente il colmo. Quei Sardi della foto, se avessero conosciuto la nostra Storia, avrebbero chiesto se qualcuno li stesse prendendo in giro. Perché di presa in giro si tratta.
      Per quanto riguarda la piramide a stelle e strisce, beh, sono d’accordo… almeno che non sia quella di Las Vegas…

    • Oddeu ite frigongia!! Ite frigongia! Est hando vìo hustas hosas hi mi frigongio de esses Sardu!! Ma, naro ego, a parte su’e honnoshes s’istoria, uve k’est andau a finire s’orgogliu e sa dignidade Sarda? Sa hi nos’ana imparau babbos e mannois nostros? Ma pro ite semus goi volontariamente sudditos e subdolos de s’italia? Hin gente goi, non de tennes s’Indipendenza, no amus a resessire mancu a nos buscare su tantu de una “piccola fiscalità di vantaggio”. Pahu bene nostru! Jae semus ahoncios, ja! Sos Sardos de Biella non sunu de reputare “gente nostra” e pescio hi ‘ahan bene a s’imbrossinare e a festeggiare s’unidade de s’italia ha ahen prus bella figura! Frigongia!! Abarraiobos in cue e ghettaike a terra hussu ischivu de Nurahe hi ais pesau!!

    • Quelli che si dichiarano sardi e italiani, giusto per dimostrare la loro apertura, in realtà troppo spesso sono solo italiani nati casualmente e forse anche con dispiacere in Sardegna. Ma è poi l’ignoranza la madre di tutte le tragedie ed è il vero nemico da battere e il nostro impegno deve costante e determinato “perchè l’ignoranza fa più male della cattiveria” e questa (festa?) lo dimostra.

    • L’idea di inviargli uno scritto mi trova d’accordo.

    • Sono abbastanza d’accordo, anche io da Sardo residente a Biella ho provato un pò di orrore nel vedere i blocchi lapidei del nuraghe collegati con il cemento, in più il nuraghe non è accessibile, (sic!) e, cosa più importante, mi indispone la retorica del ricordo dei VALOROSI SARDI DELLA BRIGATA SASSARI CADUTI NELLA 1° GUERRA MONDIALE… detto questo bisogna precisare che il nuraghe biellese è stato realizzato non con fondi pubblici ma con dei finanziamenti che il circolo sardo di Biella è riuscito a convogliare nell’opera, nata sicuramente con interessanti valori di fondo e di rispetto nei confronti della nostra isola.

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